●  Introduzione
●  Principi fonetici
●  Alfabeto
●  Fonemi autoctoni
●  Quadro delle consonanti variabili
●  Parole rinforzanti
●  Lista delle parole rinforzanti
●  Il rafforzamento delle consonanti
●  Le consonanti cambiano
●  Commento al quadro delle consonanti variabili
●  Le consonanti doppie: B, D, G. - Le sillabe brevi
●  Inno alla Sicilia
●  L' albero dell'ulivo
●  Il fucile di canna

 

 

INDICE  GENERALE

Fonetica    in siciliano I siciliani
impariamo a pronunziare i Fonemi Autoctoni
da piccoli,
ma scriverli
Ŕ una cosa che si deve imparare.

Scriviamo il siciliano
come viene parlato in famiglia
e si vede la differenza:
i pensieri, invece che dal cervello,
escono dal cuore.
Ortografia
Vocabolario
Storie di Sicilia
Poeti siciliani
Indivinelli - Abbisi
Le favole di Esopo
GiufÓ
Ne banni mei
Proverbi

 

 

Un Saluto
Scrivi messaggio
Un Commento

 

 

 


Introduzione

   I Siculi e i Sicani, dopo aver subito per millenni occupazioni, colonizzazioni, sopraffazioni, sono arrivati fino a noi attraverso il loro linguaggio. Nella lingua siciliana permangono alcune delle loro consonanti: Le consonanti autoctone.

  Greci, fenici, Latini, Barbari, Bizantini, Arabi, Normanni, Svevi, Angioini, Spagnoli e Italiani hanno aggiunto parole che i siciliani hanno incorporato nel loro linguaggio e parlato con le consonanti ataviche: le Consonanti autoctone.

  Nonostante la lingua siciliana alla fine della dominazione araba si fosse consolidata e rinforzata nel parlare popolare, verso l' Anno 1000, i Normanni, nello scrivere i documenti dell'epoca, per valorizzare il loro regno nell'ambito religioso e culturale, rivalutarono e imposero nella stesura dei documenti lantica lingua latina. Questo fu un duro colpo per la lingua siciliana.

  Quando alla corte dei Normanni si acquattarono notabili e scrittori, questi ignorarono del tutto il parlare siciliano. Manc˛ un genio che desse alla lingua siciliana l'occasione di farsi leggere e ascoltare.

  Ancora oggi esiste questa diversitÓ tra lo scrivere e il parlare. Ma le consonanti autoctone, che sono il nerbo portante della lingua siciliana, con questo studio vengono rivalutate.

  Questo studio vuole essere d' aiuto a leggere e scrivere la lingua siciliana parlata dai siciliani.

 

 

 


Principi fonetici



Nelle parole non si debbono prendere in considerazione le vocali,
perchÚ Ŕ una specificitÓ che non ha una valenza generale,
perchÚ le vocali sono governate dall'usanza e preferenza
d'ogni paese e contrada della Sicilia.

  • nmernu/nmiernu.
  • accabbau / accabbÓ / accabb˛.
Invece . . .
  • Le consonanti variabili, Forti o Deboli;
  • Le sillabe brevi "pă" o lunĝe "pā";
hanno una usanza generalizzata e uguale in tutta la Sicilia.



Il rafforzamento delle consonanti c'Ŕ anche in altre lingue, e allora vengono raddoppiate, e non hanno alcuna difficoltÓ a scrivere, perchÚ in principio di parola la forma forte della consonante viene raddoppiata, ma non si scrive:

        DEBOLE

  • Atene
  • se ne va.
  • tremendo

        FORTE

  • a (t)tempo
  • se (n)nevica
  • tre (m)mesi


   In siciliano, invece, le consonanti variabili non possono essere raddoppiate
perchÚ hanno la forma forte differente dalla forma debole,
e questa differenza si deve scrivere.




   Tre considerazioni ci aiuteranno ad accostarci alla Lingua Siciliana
ed a scoprirne l' incanto fonetico:

  1. Le consonanti variabili hanno una forma debole ed una forte.

  2. La sillaba in siciliano pu˛ essere breve o lunga, ed ha un effetto fonetico e ortografico immediato sulla consonante che segue.

    • Una consonante variabile:
      • dopo una sillaba breve "ă" . . . diventa forte.
      • dopo una sillaba lunga "ā" . . . diventa debole.
    • Una consonante stabile:
      • dopo una sillaba breve . . . viene raddoppiata.
      • dopo una sillaba lunga . . . resta semplice.
    • Le consonanti B, 'D amorfa stabile' e 'G dolce stabile',
      sono sempre doppie.

  3. Alcune consonanti precedute dalla "N" vengono da questa stravolte e mutate in un altro suono.



Ultima sillaba ... lunga  


Prima consonante appresso  Debole


Con le consonanti variabili:
  1. Assira manciai šicoria.
  2. Ne toi ci jemu rumani.
  3. E finemu di jucari!
  4. U cani abbaia e atti.
  5. Nun hai uši pi cantari.
Con le consonanti stabili:
  1. Chiamati u cani
  2. Satai u fossu a peri nĝuitti.
  3. Nun zi camina no lauratu.
  4. Ci sunnu nuši a tři spicchi.
  5. Pi levitari u pani ci voli tempu.
Ultima sillaba ... breve  


Prima consonante appresso Forte


Con le consonanti variabili:
  1. Assira manciai pasta e (c)cicoria.
  2. Ni ramu appuntamentu pi (d)dumani.
  3. Jitivinni a ghiucari fora!
  4. Cani e gatti nun mannu raccordu.
  5. U tinuri canta a (v)vuši china.
Con le consonanti stabili:
  1. M'abbintaru tři (c)cani
  2. Nun Ŕ (f)fossu chi ssi p˛ satari.
  3. Stu tirrenu fu (l)lauratu cu tratturi.
  4. Manciati tři (n)nuši dopu pranzu.
  5. Fiši culazioni cu (p)pani e tumazzu.
      Da un paese all' altro della Sicilia cambia molto il modo di parlare, ma Ŕ una diversitÓ linguistica, non una diversitÓ fonetica. E questo studio ha un valore basilare per tutti i dialetti della Sicilia.

Anche se ogni cittÓ, ogni paese ha il proprio modo di intercalare, ed usa un proprio idioma, noi questo principio fonetico non lo possiamo abbandonare,
perchÚ dentro ha nascosto il tesoro linguistico siciliano:
Le consonanti autoctone.

   Sono alcune consonanti che vengono pronunziate solo in Sicilia,
e dobbiamo averne cura.


 

 

 

Alfabeto



A a . . .Vocale  ā ă
B b . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .               variabile
C c . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .                variabile
D d . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .               variabile
E e . . .Vocale  ē ĕ
F f . . . . . . . . . . . . .        Stabile
G g . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .               variabile
H h    muta (*)
I i . . . .Vocale  ī ĭ
J j . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .                 variabile
L l . . . . . . . . . . . . . .       Stabile
M m . . . . . . . . . . . .        Stabile
N n . . . . . . . . . . . . .       Stabile
O o . . .Vocale  ō ŏ
P p . . . . . . . . . . . . .       Stabile
R r . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . variabile (* * )
S s . . . . . . . . . . . . .       Stabile.           Ma  nS = nZ (Zeta dolce).
T t . . . . . . . . . . . . .        Stabile
U u . . .Vocale  ū ŭ
V v . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .                variabile
Z z . . . . . . . . . . . . .        Stabile.



(*) La 'H' non Ŕ un segno 'con-suono' (consonante), ma un segno 'senza suono'.
╚ un segno che indica una pronuncia particolare nella consonante cui Ŕ abbinata.

(**) Tutte le consonanti dentali abbinati alla lettera R debole
in siciliano hanno pronuncia autoctona: Třenu, NDřia, Střata;
ma non le altre consonanti: Vrazza, Crita.

 

 

 

 

 


Fonemi autoctoni



Đ D palatali
ă 'C ruši' debbuli
Ř R debbuli
   
Dř __ |   I cunznanti dintali
Tř __ |   hannu a prununzia autoctona
Sř __ |   picchý a R
Stř__  Ŕ prununziata debbuli: Ř (*)
   
+  i, e, a, o, u 'G gutturali' cu N mprignanti
   
Chi  +  e, a, o, u Palatali
Ghi  +  e, a, o, u Palatali





(*)   Qui la pronuncia autoctona delle dentali con la Ř

 

 

 

 

 

 


  Quadro delle consonanti variabili

Sonu


Cunzunanti

debbuli forti * Palatali Mprignatu
di
noti
C-Duši  ă-i, u, o, a, e  C-i, e
 Ci-a, o, u
 _   _
D  R-  D-  đ- N N- _
J- G Duši  J-  Ghi+e, a, o, u  Ghi-e, a, o, u N Gn-i, e, a, o, u _
G-Dura  ' aspir.  Gh-i, e
 G-a, o, u
 Ghi-e, a, o, u N Ĝ-i, e, a, o, u N Ĝ:
Fonema autocton
u
R  Ř  R _   D, S, T, St,+ Ř
Fonemi autoctoni
S _ _ _ N Z- Z ruši
V  ' aspir.  V- _ N M-
F-P  /  VV-B
_

 * Le consoanti in principio di parola
che seguono una parola rinforzante...
A, Chi¨, Chi, Cu, Quarche, E, NÚ, Ogni, Pi, Si, Tři,   -   Ŕ, Sý, s¨, Fu, P˛, Sta, Va
non sono solo forti, ma anche doppie.

 

 

 

 

 


Parole rinforzanti

    Ci sono una ventina di parole, e se ne vanno trovando altre, che terminano con una sillaba breve, quindi la consonante iniziale della parola che segue appresso viene rafforzata, e, se Ŕ una consonante variabile si scrive forte, se Ŕ una consonante stabile si pronunzia doppia, ma si scrive semplice; rare volte viene scritta anche doppia.

Tra le 20, ci sono 6 parole che possono essere rinforzanti o normali a secondo della parte grammaticale che hanno nel discorso.

 
ā, ē, Chī, Cū, Pī, Sī  senza accento scritto, si confondono con
 
ă, ĕ, Chĭ, Cŭ, Pĭ, Sĭ  e la frase prende un significato diverso.

     Se dopo una di queste sei parole il significato si pu˛ confondere, quando questa parola Ŕ rinforzante, la consonante stabile all'inizio della parola che segue si scrive doppia.

*    *   *

  • ā   Ú articolo determinativo contratto di 'la'
            E' pure preposizione articolata: ă la  = ă+ā  = ā
  • ă   Ŕ preposizione, e viene dalla preposizione latina 'ad'

  • ē   Ŕ preposizione articolata: ă + ī = ē
  • ĕ   Ŕ congiunzione, e viene dalla congiunzione latina 'et'

  • chī   Ŕ preposizione articolata:  cŭ + ī = chī
  • chĭ   Aggettivo interrogativo o esclamativo.
                Viene dal latino quis.


  •    Ŕ preposizione articolata:  cŭ + ū = cū
               ma anche pronome dal latino qui
  •    Ŕ congiunzione e viene dal latino 'cum'

  •    Ŕ preposizione articolata:  Pĭ + ī = Pī
  •    Ŕ la forma usata contratta della preposizione siciliana pir,
              che invece Ŕ usata poco.

  •    Ŕ pronomi.
  •    Ŕ congiunzione.

    *    *   *
       Questo in base al significato grammaticale.
       Ma perchÚ cambiano da lungo a breve? Vediamo:

    ad-ă; et-ĕ; quis-chĭ; cum-cŭ; per-pĭ.

    Se alla parola latina levo l'ultima consonante,
     avviene il fenomeno che chiamiamo rafforzamento:

    - ad meliora cotidie:
    - a(d)  me
    liora ...  - a(m)   meliora ...; - ă   (m)meliora ...

    In pratica, alla preposizione 'ad' mancando la 'd' prende la 'm' della parola appresso.  Questo fenomeno del raddoppiamento fa diventare breve la preposizione 'ă'.

    *    *   *
    Gli Avverbi Locativi ccÓ, cci hannu la consonante sempre doppia, pure dopo la sillabba lunga. 'Cci' pu˛ essere anche enclitica:

  • CcÓ fa cauru
  • Veni CcÓ

  • Cci vaiu iu.
  • CCi acchiani tu
  • CCi rormi iđđu
  • Cci semu nuautri


  • Vacci tu
  • Jettacci 'na uši
  •  

    Dopo i pronomi persunali mi, ti, si, ni, vi, si, il pronome rafforzativo 'Ni', ha la cunsonante raddoppiata:
  • Iu mi nni vaiu.
  • Tu ti nni scappasti.
  • Iđđu si nni jiu prima.
  • nuautri ni nni manciamu na pignata.
  • Vuautri vi nni pigghiastuvu chiossai.
  • Iđđi si nni pigghiaru p' accurzu.
  •  

    Se questi pronomi personali, mi, ti, si, ni, vi, si, sono enclitici raddoppiano la consonante appresso di ni, la, lu, li.
  • Puliziaminni napocu.
  • Manciatinni chiřři chi poi.
  • SSi sordi jocatilli tutti.
  • U baullu portanillu rintřa.
  • Fašitivilla ntřa vuautři.
  • Pinzaru di caricarisilla 'n cođđu.

  •  

     

     


    Elenco
    di Parole rinforzanti

    Parola
    rinforzante
    Note e esempi
    ă

    'ad'

    Quando una parola Ŕ in combinazione con la preposizione "ă", questa parola Ŕ rinforzante e la parola che viene appressu incomincia con consonante forte:
      • M'hă dari i sordi chi ti pristai! = Mi hai ă dari. . .
      • Ti nn'hă ghiri ri cÓ! = Ti nni hai ă ghiri.
      • U vă cercu jo = u vaiu ă cercu . . .
      • Travagghiari ă ghiurnata.
      • Chiovi ă celu apertu
      • I vă pigghiu e ti rugnu
      • = i vaiu ă pigghiu . . .
      • ă ttia e ă mmia ssi cosi 'un n' interessanu!
      • Ci u rissi ă mme frati.
      • Nun zi sta ă testa nugghia no nmernu
      • ă ttesta nugghia cu stu friddu cari malatu
      • ă ghiornu fattu jemu o paisi.
       - ā    Articulu -   nun Ŕ rinfurzanti.
    • Mā  runi a pignata? = Mi ā  runi . . .
    • Pā  jucata ci l' hai i sordi?= pĭ ā  jucata ...
    • E cu chissu mi fiši a jurnata!
    • Cā  šaccatina u cuararu perdi= cŭ ā  ...
    • ā  jurnata Ŕ bona . . . U tempu l' avemu ...
    • ā  testa Ŕ c''un zenti!
    ___ ______________
    Accussý

    'adcum sic'

    • Accussi' ciošu 'un ti fašia!
    • U rumpisti tuttu. Accussý rruttu chi nn'ha fari chi¨?!
    • R' accussi' vvasciu nun ci arrivu a pigghiallu.
    • S' ammutti accussý forti u fai cariri.
    • Accussi' ppicca mi nni metti? Jinchimi ssu piattu!
    ___ ______________
    Chi¨

    'plus'

    • šošu: Chi¨ ciošu ri tia 'un ci nn'Ŕ.
    • Chinu: U piattu fammillu chi¨ (c)chinu
    • Rura: Hai a testa chi¨ dura di 'na balata
    • Jochu: Chi¨ ghiochi, chi¨ ghietti sordi.
    • Řina: ... C'Ŕ chi¨ (r)rina chi cimentu
    ___ ______________
    ĕ

    'et'

    • šauru e ciuri. šuri e ciauru
    • E ghietta ssi fissarý!
    • Manciai pani e ceusi
    • V' accatta pani e (p)pasta
    • E ppasta nenti?
    ă + ī = ē    priposizioni articulata.
    Nun Ŕ rinfurzanti
    • E reši am' a ghiri o šinima.
    • Socc' arristau raccillu e atti.
    • E šeusi niuri 'un ti cci avvišinari chi t'allordi.
    ___ ______________
    Chĭ

    'quis'

    • U šauru ri šuri: Ma chi ciauru e ciuri!
    • I cosa ruši... chi duši chi sunnu!
    • Chi tteni 'n manu sti cosi lordi!
    • Rimmi chi boi.
    • Chi ddiši?
    • A ttia chi tti rissiru di fari?
    • Chiđđi chi vvennu tardu arrestanu fora.
    • I cosi chi Cicciu ti purtau ti li mannai jo.
  • A  priposizioni articulata  Cŭ + ī = Chī
    nun rinforza a cunzunanti appressu.
    • Ammuttalu chi řinocchia.
    • Chi šeusi t' allordi.
    • Rumpilu chi renti
  • ___ ______________
    Cŭ

    'cum'

    • A šesta: cu cesti e panara . . .
    • I šimiši: cu cimiši e pirocchi . . .
    • U riscursu: cu discursa fracchi 'un zi nni vinci partita.
    • Cu (t)timpurala e trona si prisintau ruminica!
    • Cu ttetti šaccati si p˛ abbitari 'n casa?
    • Ti fazzu arraggiunari jo, cu timpulati e boffi.
    • Nun zi ni tocca giurnali cu manu vagnati
    Cu priposizioni articulata:
  •   cŭ + ū= cū
  •   cŭ + ā = cā
  •  cŭ + ī= chī
  • nun zunnu rinfurzanti:
      • Cu cuteđđu. cu šascu. cu řinocchiu.
        Cu immu. cu jornu
      • Ca šaramira, ca jimenta, chi uita,
        Chi atti.
    -Cu Prunomi 'un Ŕ rinfurzanti:
      • a cu' šerchi?
      • Rimmi cu joca
      • Cu runa i carti?
    ___ ______________
    Quarchĕ

    'qualisquid'

      • Quarche denti va carennu!.
      • Quarche vota picchi' 'un avvišini?
      • Quarche ghiornu avvišinu.
      • Porta quarche ciascu ri vinu
      • Rammi quarche sordu.
      • Quarche tettu s' hav' a riparari.
    ___ ______________


    'nec'

    • NÚ ciauru nÚ ciuri.
    • NŔ testa nÚ cura.
    • NÚ ghi˛ nÚ tu.
    • NÚ rina nÚ cimentu.
    ___ ______________
    Ognĭ

    'omnis'

    • Ogni denti chi cari.
    • Ogni ciusciata 'i ventu.
    • Ogni ghiocu havi i so reuli.
    • Ogni ritata un munzeđđu ri pisci
    • ogni ghiornu chi passa.
    ___ ______________


    'pir'
    'per'

    • Pi certu.
    • Pi đocu.
    • Pi ghiucari ci vonnu sordi.
    • Pi rimari ci voli forza ri pusa.
    • Pi teniri u ferru cauru t' ha mettiri i nĝuanti.
    • Pi ssordi ha veniri ni mia.
    • Pi ssei euru fai tutti sti stori?
    • Pi tto frati ci penzu j˛.
    • Pi ttesta 'un u passa nuđđu.
    • Pi ppicca nun gnivi a sbattiri no muru
    - Pi preposizioni articulata:
  • pĭ + ī = pī
  • pĭ + ā  = pā 
  • pĭ + ū = pū
  • nun zunnu rinfurzanti:
    • Pi jorna appressu fašemu accussý
    • .
    • 'Un ci a fazzu chi¨ pu šatu curtu.
    • U nmernu 'un mi piaši pi řosuli.
    • Sti riali sunnu pī to frati, chistu  nmeši pĭ tto soru.
    • A fari visita e toi sarvamunillu pa jurnat' 'i ruminica.
    ___ ______________
    S ĭ
    • Si šena e setti ri sira e si cceni cu nuautri ha veniri 'n tempu.
    • Si ghiochi ha binciri, masin˛ levaci manu.
    • Si remi accussi' arašu 'un arrivamu mai.
    • Si ppunti assai addiventi o scarsu o riccu
    • Si diši di veniri vegnu.
    • Si ssapi 'un' am' a ghiri jemuci appressu.
    • Si manci assai addiventi un porcu.
    Si riflessivu nun Ŕ rinfurzanti.
    Si affermativu nun Ŕ rinfurzanti.
    • Si šena e setti.
    • Si joca a scupa.
    • Si řima p' a ghiri narrÚ.
    • Si', joca tu!.
    ___ ______________
    Trĭ

    'tres'

    • Tri ghirita.
    • Tri ciuri.
    • Tri denti.
    • Tri ghiorna.
    • Tri cani
    • .
    • Tri rami.
    • a Tri ttubba. (Quannu 'na cosa Ŕ fatta a zanfas˛, o funziona mali)
    ___ _______ V E R B I _______
    Ú - 'est'
    verbu Indicativu / prisenti / 3░ pirsuna sinĝulari.

    verbu Indicativu / prisenti / 2░ pirsuna sinĝulari.

     verbu Indicativu / prisenti / 3░ pirsuna plurale. Truncu ri sunnu

    verbu Indicativu / prisenti / 3░ pirsuna sinĝulari.
    fa'
    verbu Ind./ pres. / 3░ pirsuna sinĝulari. Di Fari (e puru mpirativu)
       
    verbu Indicativu / prisenti / 3░ pirsuna sinĝulari.
    stă
    verbu Indicativu / prisenti / 3░ pirsuna sinĝulari. Di Stari

    verbu Indicativu / prisenti / 3░ pirsuna sinĝulari. Di Jiri

     

    Se ne scoprono ancora parole rinforzanti:

     'Re', dal latino 'Rex':

  • U Re (f)Federicu.
  •  

     

     

     



    Dopo una parola rinforzante

    I siciliani la pronunzia delle consonanti deboli e forti l'impariamo
       da piccoli. Ma a scriverle Ŕ una cosa che dobbiamo imparare.


    Dopo una sillabba lunga si scrive una consonante debole:

    Dopo una parola rinforzante
    la parola appresso comincia con una consonante forte.

    • ā  šena;
    • Rumpilu chī renti
    • Nī tia
    • Nā  ota
    • Nō šascu c'Ŕ vinu
    • ă (c)cena
    • Chĭ (d)denti bianchi!
    • Pĭ ttia
    • Ognĭ (v)vota
    • Chistu Ŕ (c)ciascu ri vinu.

     

    Le consonanti variabili si pronunziano e si scrivono deboli o forti a secondo della sillaba che c'Ŕ prima:

    Se davanti c'Ŕ una sillaba con l'accento lungo, questa consonante Ŕ debole: Dopo una parola rinforzante la cunsonante variabbile Ŕ forte:
    • ā  šena;
    • acqua ē šeusi.
    • pī reši vegnu.
    • Ū jornu.
    • Nā utti.
    • Nō šascu c'Ŕ vinu
    • Rumpilu chī renti
  • ă (c)cena
  • Pani ĕ (c)ceusi.
  • Vali pĭ (d)deši.
  • Ŕ ghiornu.
  • Trĭ (v)vutti.
  • Chistu Ŕ (c)ciascu ri vinu.
  • Chĭ (d)denti bianchi chi hai!
  •  

    Le consonanti stabili, dopo una sillaba breve, si pronunziano e si scrivono doppie:

    Se sono dentro la parola si scrivono sempre doppie In principio di parola si scrivono doppie quando il significato si pu˛ confondere
  • Pĕnnula
  • ăttušu
  • Pĭnnata
  • Cŏffa
  • ămmatula.
  • Chĭ (d)duluri!
  • ă mmia
  • cŭ ttia
  • L' accattai pī to frati. (per i tuoi...)
  • L' accattai pĭ tto frati. ( per tuo...)
  •  

     

     


    Le consonanti cambiano

    - Quando la sillaba finale con l' accento breve si trova in una proposizione precedente, e la consonante iniziale appartiene alla proposizione seguente, non viene rinforzata.

      • - Socch' Ŕ..  |  ..chi voi?
        - Ú (c)chýstu chi vogghiu.


      • - 'Un ni vogghiu chi¨..  |  ..uši e nfernu.
        - chi¨ (v)vuši e nfernu fai, chiossai abbuschi.


      • - 'Un hai chi¨.. | ..ana ri travagghiari.
        - Chi¨ (g)gana hai, megghiu travagghi.


      • - Accussý..  |  ..rittu ccÓ pari fašili.
        - accussý (d)dittu Ú n' uffisa!


      • -A partita 'un f¨..  |  ..jucata mali.
        - f¨ ghiucata pi perdiri!

        (In queste frasi dal valore enfatico,
        lo sbalzo da forte a debole dÓ un senso di tragico.
        In queste appresso, invece, dove il rafforzamento Ŕ rispettato, il valore resta discorsivo:


        - 'Un mogghiu chi¨ (v)vuši e nfernu!

        - A partita 'un fu ghiucata mali!
    - Talvolta non si capisce se una sillaba Ŕ rinforzante o meno, perchÚ Ú la combinazione di pi¨ sillabe, dove all' ultimo ci pu˛ essere l' accentu brevi o l'accentu lungo. In questi casi, in base alla grammatica, se ne pu˛ conoscere la combinazione.

      • ha ghiri = j˛ haiu ă ghiri;
      • Tu l'hă canusciri = tu la hai ă canusciri;
      • Ti nn'hă dari = ti nni haiu dari.
      • U va cercu j˛ = u vaiu ă cercu jo.


    - In principio di frase ortografica (dopo un punto) o retorica (quando si vuole dare a una frase o una parola un significato nuovo o pi¨ forte), la consonante variabile si scrive forte o debole secondo l' intenzione.
      In linea ri massima le consonanti forti e deboli esprimono lo stato d' animo di chi parla o scrive.

    • Vā šerca!     - Espressione enfatica: Va šerca comu stannu i cosi!
    • Vă cerca!       - Qui Ŕ invece imperativo
    • Vā šerca!     - Con un tono basso di minaccia
    • Iđđu vă cerca soccu ni servi, e nuatri aspittamu ccÓ!   - Discorsivo

    - In casi particolari si mette la consonante forte invece della debole.
    Allora si interrompe la frase, e si riattacca con la consonante forte che dÓ pi¨ valore al significato.
  • Ci sunnu cosi chi t' ha diri a sulu.

  • Ci sunnu cosi..  |  ..(c)chi t' ha diri!

  • - Quando due o tre consonanti deboli, sono una vicino all' altra, quella che dÓ pi¨ fastidio si cambia in "forte". Questo fastidio si chiama cacofonia:

      • "A cunzunanti si cancia ripenni ru riscursu" -cacofonia
      • oppure "A cunzunanti si cancia dipenni ru riscursu" - ancora no
      • oppure "A cunzunanti si cancia ripenni du riscursu" -Si
      • ma giÓ "A cunzunanti si cancia dipenni du riscursu" Ŕ troppo.


    - Frasi dinamiche

    - Solo scrivendo con questo dinamismo le parole (consonanti forte e deboli) si pu˛ riprodurre in isritto la lingua parlata dai siciliani, perchÚ Ŕ una lingua viva e dinamica che non si pu˛ governare con un sistema aulico tradizionale, altrimenti viene snaturata l' anima stessa di chi la parla.
    Anche l'apostrofo aiuta a questo dinamismo

       _ chi nn'ha fari    _ Happ' a ghittar'u broru    _ S' hav' a far'accussý
       _ A form' 'i šircu    _ Ti nn'aviss' a dari    _ pagghiri dhÓ
       _ Ni nn'am' a ghiri    _ Supr'on arvulu    _ Ch' hav' a dir'a genti?
       _ Višin'a mmia    _ com' ogni vota    _ Ch' hann'a dir''i tia?
       - Manc' apposta    _ Com' aeri    _ Fin'a tannu
       _ Dorannavanti    _ Ven'a diri    _ Com' e ghiŔ

     

     

     

     

    Commento al quadro
    delle consonanti variabili


    C: dolce debole: ă

    š e Sc sono due consonanti differenti:
    - š Ŕ la forma debole della consonante C. Ŕ variabile e perci˛ a secondo della sillaba che ha davanti, da š pu˛ cambiare in c.

    • Ā šena cambia ă cena.

    -La Sc Ŕ una consonante stabile che pur avendo davanti una sillaba rinforzante non cambia. Il suo suono sibilante, viene pronunciato a denti stretti.

    • Ā scena resta ă scena.

    -Quando si pronuncia "SC" gli incisivi, sopra e sotto, sono in linea. La punta della lingua Ŕ abbassata dietro ai denti per far passare l' aria che per˛ Ŕ strozzata dalla lingua nel palato per darle il particolare suono strisciato della consonante.

    - Per pronunciare š si tira indietro il mento di mezzo centimetro. Con una leggera tensione si allarga un po' la cavitÓ orale. ora, al centro, la lingua Ŕ posata bassa; la punta Ŕ in sospeso dietro i denti, e un po' rivolta indietro, per far turbinare l' aria e dare alla consonante quel suono arioso:

    • šhhh... šauru, šuri, šošu, šusciari, šusciuliari, šušuliari, cašara.

    C: dolce forte: Ci

    Quando si prununcia C gli incisivi sono stretti e in linia sopra e sotto. La punta della lingua, fino a un paio di centimetri pi¨ indietro, Ŕ pressata nella parte davanti del palato fino all' attaccatura dei denti. Quando viene dato il colpo d' aria si stacca e fa il suono caratteristico della consonante.

    • Si ciošu. 'un ciusciari chi¨. pi ciusciuliari ci voli u muscaloru. A ciušuliari vi mittistuvu? Ma chi ciauru e ciuri!

     


    D Stabile: D

    Alcune parole in D sono stabili:

    • Dati, Dijunu, Dammiggiana, Debbitu, Duluri, dutturi . . .

     

    D: Forte: D

    La punta della lingua si appoggia contro denti di sopra verso le gengive e si fa staccare con un colpo secco e poca aria, altrimenti diventa "t" .

    • Renti: Chi denti chi hai!
    • reši: vali pi deši
    • riri: e diri chi ...
    • rari: m'ha dar' i documenti
    • rumani: fin' a dumani.

     

    D: Debole: R

    la forma debole della D Ŕ una R leggera leggera, quasi manco pronunciata.

    • -Renti, reši, riri, roti, rari, rumani, . . .

     

     

    D: Palatale: Dh

     

    Questa Ŕ una consonante tutta nostra, e ne siamo orgogliosi.
    Chi non Ŕ siciliano, per pronunciarla, la deve imparare:

    Si  capovolge  la lingua all' indietro, e col lato di sotto della punta della lingua, che ora per˛ si trova sopra, si da un colpo al palato come a dire  D.

    • 'Un ha ghiri dhochu, ha ghiri ađđabbanna.
    • Sti dhattuli su duši. Dhi dhattuli si stannu pirdennu.
    • Ha ghiri na dhu dutturi.
    • Adduma dhu lumi.

    C' Ŕ per˛ da dire che in certe parti della Sicilia la lingua non viene capovolta fino in fondo, cosý che la punta non pu˛ arrivare fino al centro del palato, ma arriva solo fin dietro ai denti, e fa un suono  un po' liquido di "R".

     

    D: Impregnata di N diventa N

    La nasale N cambia tutta la natura della D: Ndria=Nniria

    • I riscursa (debole)
    • Essir'a discursu (forte).
    • Fari un niscursu (impregnata).


    • Riri cosi fausi (debole).
    • Pi diritill'a tia ... (forte):
    • 'Un niri nenti (impregnata)

     


    G: Stabile: G- i e; G- a o u

    Alcune parole hanno la G stabile.

    • Giacchetta, gira, giuggiulena, giugnu, giummarra, gonna, gabbella . . .

     

    G: dolce debole: J-

    La J non Ŕ I, ma Ŕ una consonante, e per pronunciarla si deve appressare la lingua contro il palato:

    • Jocu, Jornu, Jardinu, Jimenta, Jettatura, Jacu, . . .

     

    G: dolce forte: Palatale
         Guardare nel quadro della G Palatale.


    G dolce impregnata di N si scrive N J +   si legge N Gn +

    • un jardinu = un gnardinu
    • Un jornu = un gnornu
    • nun jucari = nun gnucari
    • un jimmu = Un gnimmu
    • 'Un jittari nenti = 'un gnittari nenti


    G: Dura debole: ' (aspirata)

    La G aspirata non si sente.

    • 'Attu, 'Ađđu, 'Arzuni, 'Amma, 'Ana, 'Immu, 'Umma, 'Uvitu, . . .

     

    G: Dura forte: resta aspirata : ' (1)

    • ogni 'attu, quarche 'ađđu, chi¨ 'arzuni, 'un Ú 'ana, chist'Ú 'immu, pi 'umma, Ŕ 'uvitu

     

    G: Dura forte: diventa Palatale (2)

    Guardare nel quadro della G Palatale.


    G Palatale: Ghi- e, a, o, u.

    Mentre la lingua, appena passa il fiotto d' aria, si scolla da  palato, nella Chi-  tende in avanti e si sente un colpo di polmoni per far uscire l'aria; nella Ghi-  tende a tirarsi indietro e i polmoni sono immobili: il suono si forma con l' aria che c'Ú in bocca.

    • Quarche ghimenta figghia muli.
    • Va fazzu a spisa, jornu pi ghiornu.
    • Quannu ci ha ghiri a far' a spisa?(...ci hai ă ghiri...)
    • Ssi cosi un si fannu pi ghiochu
    • Na sta cuntrata abbunnanu puzzura e ghiardina.
    • Ma chist' Ú ghimmu!

     


    G dura impregnata di N adiventa: nĜ-

    Il palato molle Ŕ una membrana posta in fondo alla bocca. Quando ci si appoggia la lingua, blocca l' aria dei polmoni. Appena la lingua si scolla, fa  un suono gutturale morbido caratteristico, che viene rafforzato dalla nasale 'N'.

    • Un ĝattu, un ĝađđu, un ĝarzuni, n ĝana, n ĝamma

     



    In siciliano abbiamo due tipi di R :
    • R BASE
    • R DERIVATA


    La consonante "R Base", Ŕ una consonante variabile:

    Quando Ŕ interna alla parola si pronuncia semplice, normale: Aratu, Niuru, Mari, oru.

    Cuando la "R Base" Ŕ in principio di parola ( Russu, Ririri, Rota ), invece...:
    • Se questa parola ha davanti una sillaba rinforzante ( a, e, Ŕ, chi¨, . . .),
      la "R Base" si pronuncia doppia:

      • Ú (r)russu, Pi (r)ririri, Cuarche (r)rota, ...


    • Se questa parola non ha davanti una sillaba rinforzante,
      la "R Base" viene pronunciata . . . DEBOLE:

      • Rhašina, Rhota, Rhimari, ...


      1. Quando si pronuncia la R semplice, normale, il sopra della punta della lingua (2 cm circa), appoggia sulle gengive superiori. Quando passa l'aria, vibra contro le gengive e fa il suono R.


      2. Per fare il suono doppio, si pronuncia pi¨ forte.


      3. Quando si pronuncia la R debole (Rh), la punta delle lingua va dritta contro l'attacco tra i denti e le gengive superiori.
        Quando passa l'aria, la lingua non vibra, ma la lascia passare strisciata, sibilante, sonora contro i denti quasi chiusi.
        La modulazione caratteristica all'aria strisciata, la da il tremolo e le vibrazioni delle corde vocali.


        Qui alcune parole che iniziano con la consonante R Base:

      Rabbia, Raccamu, Rašina, Rašoppu, Rađđu, Rarica, Rariša, Rariri, Ragghiu, Raggia, Raggiuni, Rama, Rampa, Ramu, Rapaši, Rappa, Raru, Raspa, Rata, Razza, Re, Rešita, Reggistru, Reula, Resca, restu, Riccu, Ricotta, Ririri, Rifiutu, Riga, Rialu, Rima, Rimorsu, Rimu, Rina, Ripa, Riposu, Risata, Risettu, Risina, Rispiru, Risposta, Ristagnu, Ristuccia, Risu, Ritegnu, Riti, Rizza, Robba, Rosa, Rota, Ruccheđđu, Rugnuni, Ruina, Rumpiri, Runfuliari, Rusicu, Russu, Ruvulu.


    • 'D, S, ST, T', e appresso viene la R debole (Rh), formano Fonemi Autoctoni:


    • Pronuncia

      • Drhappu
      • Srharicari
      • Strhata
      • Trhenu

      Scrittura

      • Drappu
      • Sraricari
      • Strata
      • Trenu
      Sono Fonemi autoctoni particolari, che debbono essere imparati prima di poterli pronunciare.






      La consonante "R Derivata" Si pronuncia e si scrive R semplice, normale. E pu˛ dipendere da due casi:

      • o dalla "D debole" che viene pronunciata "R semplice", normale:

        • Veni rumani e nni parramu.
        • ( D debole )
          • A festa Ŕ pi dumani.   ( D forte )
        • Accatta reši ova ca fineru.
        •   ( D debole )
          • Cu deši ova ti fazzu 'na ran frittata. ( D forte )



      • o dalla "R" che resta, quando nel gruppo "GR" la "G dura debole" Ŕ aspirata:  'R .
        La pronuncia Ŕ R normale.
        • Prinota un tavulu ranni ca semu assai.
        •     ( G aspirata )
          • Stu tavulu Ŕ granni ca semu picca. (G forte)
        • Chiuri a rara du jardinu!
        •      ( G aspirata )
          • Chissa fu grara ca nun  si potti chiuriri. (G forte )


          Ci sono alcune parole, che iniziano col gruppo "GR", in cui la G Ŕ, e resta, dura. Si chiamano parole amorfe, perchÚ la forma della consonante non cambia:
             - Gri
          ggiu, Gravi, Grillu (Rašina), Gruppu(CuantitÓ), . . .
     


    S: Impregnata di N diventa N Z-

          La Z si pronuncia dolce.

    • Si o nun zi stancu. Picchý s' 'un si stancu m' ha aiutari.
    • Rittu n senzu bonu soccu riši havi un senzu.
    • n zišilianu nun zi riš' accussý.
    • Ci ha ghiri n sutta n sutta.
    • N soccu cunzisti stu mpignanti to chiffari?

     

     

    V: Stabile: V.

    • Vai,Vina, Vinu, Veru, Vasciu, Voscu, Vetta . . .

    In linia di massima si pu˛ dire che la V variabbile Ŕ aspirata solo in V + U ='U, e V con le altri vocali:
    Varca: I rimi n marca; 'Ucca: Ficu carimi n mucca.

    V:Debole: '

    • A 'utti. A 'ucca.U 'ugghiu. A 'uši. (l' apostrofo no).
      Ca  ucca Ŕ fašili far' i cosi. una  utti di lignu si fa u vinu bonu. U ugghiu nisciu.

     

    V: Forte: V

    • chiamalu a vuši. ogni vutti fa u so vinu. C' Ŕ vugghiu chi nesci. per vuši non u passa nuđđu.
      Chi¨ vugghiu nesci chiossai asciuca u broru. Chi vucca hai? tutta lorda!

     

    V: Impregnata di N diventa M.

    • ['Ucca] Ficu carimi n mucca; [Vuši] Un mušiari; U nmernu; Nmeši [nveši].Un miulatu [viulatu di Violu].[Veniri] Ch'ha fari, ha veniri? nun meniri chi¨, ch' accabbai.

     

    V: Impregnata di P adiventa B. [ma pure  "V"].

    • Assazza ssa pasta pi biriri s' Ŕ vugghiuta; pi bugghir' a pasta ci vol' u sali. pi bušiari ...= pi vušiari ci voli šatu.

     

    V: Impregnata di F diventa V. [ma puru "B" ].

    • Fa bugghiri ssa pasta; Fa vušiari a to frati accussý abbuschi.

     

     

     

     

     



    Le consonanti doppie: B, D e G.



         Facendo prove pratiche, secondo la pronuncia, dovremmo scoprire il perchÚ di questa anomalia fonetica: la pronuncia doppia delle B, D e G, dopo una sillaba lunga.

    1. ā pasta              ă pperi
    2. ā bbacchetta        ă bbacchetta
    1. ē  tempi             ĕ tteni!
    2. ē ddebiti            ĕ ddebiti
    1. chī šira               chĭ ccira?
    2. cū ggira?             cŭ ggira!  (con Gira: una verdura)

     

        Chiunqua abbia studiato latino conosce gli accenti brevi o lunĝi della 'metrica' (ma anche la 'prosodia') latina: āăă|āā|āăă|āā|āăă|āă
    Composta da gruppi di sillabe con un nome specifico:
  • Spondeo:   āā
  • Trocheo:    āă
  • Coliambo:  ăā
  • Dattilo:     āăă
  • Anapesto: ăăā
  • Tribraco:   ăăă
  • Ú quindi normale che la lingua siciliana abbia ereditato dal latino (o anche dal greco) il loro uso nella pronuncia.

     

    La consonante doppia

    1.     Pronunciamo a lungo una sillaba:

      piiiiiiii, puuuuu, pooooo, paaaaa, peeeee.


    2.     ora, mentre la pronunciamo, diamo un colpo di diaframma, a spingere polmoni e gola fino a bloccare il palato molle. L' effetto sulla sillaba dovrebbe essere questo:

      - piiiiiýk, puuuuuu¨k, pooooo˛k, paaaaaaaaÓk, peeeeeeeeeŔk.

          (Questo effetto ci aiuterÓ nella formazione delle vocali brevi e delle consonanti doppie.)


    3.     Accoppiamo due sillabe lunĝe: Chiiiii peeeeri.


    4.     ora inseriamo tra le due sillabe il colpo di polmoni che abbiamo giÓ provato. Lo segniamo con i trattini e l' interruzione: -------- |

          - chiiiiiĭp ppeeeeena.
            ------- |

          Ŕ successo che, appena sbloccata la gola, il colpo d' aria ha fatto pronunciare doppia la p.

          Questo Ŕ il meccanismo che crea la consonante doppia.

     

     

    La sillaba breve

       Questo maccanismo crea anche la sillaba breve:

    • aaaaaa poooosta
    •   (sillabe lunĝe)

    • aaaaaăp ppoosta  (consonante doppia)
      ---------|

    • ăp pposta   (sillaba breve)
      --|




    • che viene proprio sopraffatta dal soffio d'aria, e appena appena pronunciata.

    • chĭf ffai
      ---|
    • U riši pĭv vveru?
                ---|
    • ĕt ttannu?
      --|
    • chĭb bboi
       ---|

    * * *

        ora che ho imparato il meccanismo della doppia consonante dopo una sillaba breve, debbo vedere perchÚ B, D e G vengono raddoppiate anche dopo una sillaba lunga.
        In realtÓ il fenomeno lo abbiamo giÓ visto. Ŕ quello di dare alla sillaba lunga una accelerazione, fino a farla sembrare breve.

  • Ā bacchetta                    āāāāāāāăb bbacchetta
  • Ū dutturi                         ūūūūūūŭd ddutturi
  • Jucamu ē dati                ēēēēēēĕd ddati
  • coši ā gira                      āāāāāāāăg ggira



  •     Il colpo di polmoni Ŕ dato sulla sillaba allungata, questa, rubando la consonante alla sillaba appresso durante il blocco della gola, ne rafforza la pronuncia.

        Ma perchÚ?

        In Francia dicono ... le genou.
        In Italia dicono ... la giara.

        PerchÚ in Sicilia dobbiamo dire ...

    • ū ggiummu
    • ū ggessu
    • ā ggiarra
    • ā bbeđđa matři!
    • ī ddati

    • ?


        Non l' ho capito!


     

     

     




    SIšiLIA BEĐĐA

    Li furasteri ca 'n sišilia sunnu
    la vardanu cu granni maravigghia
    rišinu ca nun c'Ú nta tuttu u munnu
    n'isula ca la nostra s'assumigghia.

    La conca d'oru Ŕ chiđđa ca strališi
    supra la nivi Muncibbeđđu riri
    spanni lu faru la so bianca luši
    l'Anapu scurri 'n mezzu a li papiri.

    Sišilia Sišilia, canta la pastuređđa.
    Sišilia Sišilia, joca la funtaneđđa.
    L'aria e lu suli jinchinu l'arma di puisia.
    Sišilia Sišilia, tu si la terra mia.


    L'ašeđđi pipitianua matinata
    la zagara d'aranci e minnuliđđi
    cu la vuccuzza ruši e nzuccarata
    cantanu comu cantanu li stiđđi.

    Lu suli spunta supra la muntagna
    d'oru zicchinu pari raccamata
    li picuriđđi 'n mezzu a la campagna
    si mancianu l'irvuzza abbarsamata.

    Sišilia Sišilia, canta la pastuređđa.
    Sišilia Sišilia, joca la funtaneđđa.
    L'aria e lu suli jinchinu l'arma di puisia.
    Sišilia Sišilia, tu si la terra mia.


    L'amuri Ŕ un focu ca nun fa faiđđi
    picchý ntall'arma cuva e nun si viri
    Chi¨ capricciusu di li picciriđđi
    ti fa ghittari lacrimi e suspiri

    Na picciutteđđa ca ti voli beni
    sulu 'n sišilia tu la poi truvari
    lu cori chinu d'amurusi peni
    sulu iđđa lu sapi cunzulari

    Sišilia Sišilia, canta la pastuređđa.
    Sišilia Sišilia, joca la funtaneđđa.
    L'aria e lu suli jinchinu l'arma di puisia.
    Sišilia Sišilia, tu si la terra mia.

    INNo alla     S I S H I L I A

    Jardinu ri biđđizza e di splinnuri
    Isula jittata 'n mezzu di lu mari,
    Terra filiši chi so tanti šuri,
    Nun abbastanu l'occhi pi taliari.

    CÓ li tri Cuntinenti s'incuntraru
    pi dÓrisi la manu o pi luttari,
    Adi e Pirsefuni si maritaru;
    amuri e sanĝu sempri a cuntrastari.

    Sišilia, Sišilia, tutti šercanu a iđđa,
    Sišilia, Sišilia, di šivirtati stiđđa,
    china di luši e vita, amuri e fantasýa,
    Sišilia, Sišilia, tu si la Patria mia.


    CcÓ výnniru li Greši e Sarašini
    chi s'immiscaru poi cu li Nurmanni;
    un Populu chi senza li catini
    avia un Regnu riccu, forti e granni.

    A cui la mala signurýa ni retti
    dŔttimu cu lu Vespru 'na lizioni;
    arrispunemu juncennuni tutti
    e tannu addivintamu 'na Nazioni.

    Sišilia, Sišilia, tutti šercanu a iđđa,
    Sišilia, Sišilia, di šivirtati stiđđa,
    china di luši e vita, amuri e fantasýa,
    Sišilia, Sišilia, tu si la Patria mia.


    Cu Garibaldi la Sišilia critti
    d'avýrinni ricchizza e libirtati;
    n'arrispuneru cu li bajunitti,
    emigrazioni, mafia e puvirtati.

    Mentri parýa ca jýamu tutti o funnu
    si senti un gridu di l'antichi tempi;
    dici a Sišilia 'n facci a tutt' u munnu:
    "NuÓutri semu un Populu pi sempri!".







    L' Alivi
      Cuannu nascinu l'alivi, finu a 'na rišina r'anni, sunnu comu st' arvulu chi si viri.
       Na stu tempu nun hannu fattu tantu fruttu picchý a chiantima Ŕ ancora nica.


       Pi chissu 'n mezzu all'alivi, cuannu sunnu nichi, si cci siminanu vigni, e puru carcocciuli e pumaroru.
       I vigni hannu 'na produzioni chi dura 'na vintina r'anni e poi morinu. Giustu u tempu pi fari addivintari ranni e forti l'arvuli r'alivi chi poi continuanu a so produzioni ricca e abbunnanti.


       Si l'arvuli r'alivi nun mennu curati, addiventanu 'na macchia nfuta c''un si cci p˛ chi¨ mancu avvišinari.
       Accussý addivintaru i campagni nall'anni '60 e '70, cuannu tutti i viđđani si nni scappavanu 'n cittÓ a travagghiari ne fabbrichi e ne putý.
       A campagna abbannunata fašia pena a talialla.
       Finarmenti i campagnoli caperu u valuri chi havi a terra, e ora cuminciaru arrÚ a scađđuzzari, a rimunnari, a putari vigni e alivi. E comu havi valuri lu beđđu ogghiu e lu beđđu vinu!


       Havi milli e milli anni ca l'alivi vennu travagghiati sempri a stessa manera: Dopu l'estati si cogghinu e ssi schipentanu pi faricci nesciri l'ogghiu, no misi di ottoviru. Poi no nmernu si rimunnanu pi livari i rami morti e falli rinfurzari.
       'na vota ci vulianu scali p'acchianari fin'a 'n cima all'arvuli, ma ora ne tempi moderni li rimunnanu vasci e larghi, accussý si ponnu cogghiri ri 'n terra senza arrampicarisi.


       Pi centu e centu anni un arvulu r'aliva veni travaggiatu di generazioni e generazioni ri viđđani.
       Nun moli terra spešiali, e mancu accua assai. Sulu chiđđa chi cari ri 'n celu.
       St'arvulu chi si viri havi chiossai di šincušent'anni e ancora havi ramišeđđi virdi e forti chi fannu alivi.
      


       Si spacca pezza pezza, ma 'un s'arrenni mai: Comu si fa a nun amari un arvulu accussý?
       Virissuvu comu 'n Campagna si parla cu rispettu di l'alivi. Sunnu a šivirtÓ di la terra.


       Cuannu poi, dopu chiossai di milli anni, mori, i so rarichi sunnu sempri dhÓ, a daricci vita e so figghi.
       'N campagna si virinu spissu gruppi di rui, tri o cuattru arvuli unu višin'all'autru. Sunnu i figghi di n'arvulu chi fiši u so šiclu millenariu, e ora n'accuminciau nautru pi autri milli e milli anni.


     

    *       *       *

    A caccia
    cu fušili ri canna




    o tempu ri nostri avi, ne campagni, no vucceri si cci jia 'na para di voti l' annu, ne festi ranni.
    Masino, pa carni, s' accummirava cu ađđuzzu, cu ll' ova, e cuannu si vulia fari sprazzu,
    si jia ne vurghi a cacciari cuarche cunigghiu o leppiru. Nun era sport, ma 'na nišissitÓ.









    I picciriđđi giÓ ri nichi jianu a caccia chi frecci: elasticu e manicu r' aliva. Ma giÓ u patri
    ci fašia u primu fušili ri canna p' abbituallu a ghiri appressu all' armali sarvaggi
    cu ntentu ri pigghialli ri mira. Ma i picciriđđi, cu dhu fušili pi ghiucari ... ci jucavanu.
    Jurnati ammucciati 'n mezz' e pal' 'i ficurinnia, o ne casi vecchi strigati, a fari scattari i fušili
    e a vušiarisi un cu ll' autru ' Mani in alto!'.













         U fušili era un pezzu ri canna tagghiata a 'na šerta manera, chi cuannu si tirava u grillettu fašia un scattu surdu e forti di canna vacanti.
         I picciriđđi si cci addivirtianu, puru picchý nun avianu tant' autri cosi pi ghiucari:
         Carretti fatti chi pali ri ficurinnia, u piripicchiu fattu ca scorcia da nuši, i spati fatti chi rami di l'arvuli, e autri cosi accussi.
         Viri ora!?!?

     

     




    Il quadro 'Luce nella Baia' di Antonino Cammarata




    25.12.2016