●  Introduzione
●  Principi fonetici
●  Alfabeto
●  Fonemi autoctoni
●  Quadro delle consonanti variabili
●  Parole rinforzanti
●  Lista delle parole rinforzanti
●  Il rafforzamento delle consonanti
●  Le consonanti cambiano
●  Commento al quadro delle consonanti variabili
●  Le consonanti doppie: B, D, G. - Le sillabe brevi
●  Inno alla Sicilia
●  L' albero dell'ulivo
●  Il fucile di canna

 

 

INDICE  GENERALE

Fonetica
Testo italiano
Ortografia
Vocabolario
Storie di Sicilia
Poeti siciliani
Indivinelli - Abbisi I siciliani impariamo a pronunziare i Fonemi Autoctoni da piccoli, ma scriverli è una cosa che si deve imparare.

Scriviamo il siciliano come viene parlato in famiglia e si vede la differenza:
i pensieri, invece che dal cervello, escono dal cuore.
Le favole di Esopo
Giufà
Ne banni mei
Proverbi
La Sciarra

 

 

Un Saluto
Scrivi messaggio
Un Commento

 

 

 


Introduzione

   I Siculi e i Sicani, dopo aver subito per millenni occupazioni, colonizzazioni, sopraffazioni, sono arrivati fino a noi attraverso il loro linguaggio. Nella lingua siciliana permangono alcune delle loro consonanti: Le consonanti autoctone.

  Greci, fenici, Latini, Barbari, Bizantini, Arabi, Normanni, Svevi, Angioini, Spagnoli e Italiani hanno aggiunto parole che i siciliani hanno incorporato nel loro linguaggio e parlato con le consonanti ataviche: le Consonanti autoctone.

  Nonostante la lingua siciliana alla fine della dominazione araba si fosse consolidata e rinforzata nel parlare popolare, verso l' Anno 1000, i Normanni, nello scrivere i documenti dell'epoca, per valorizzare il loro regno nell'ambito religioso e culturale, rivalutarono le lingue classiche greco e latino. Questo fu un duro colpo per la lingua siciliana.

  Quando alla corte dei Normanni si acquattarono notabili e scrittori, questi ignorarono del tutto il parlare siciliano. Mancò un genio che desse alla lingua siciliana l'occasione di farsi ascoltare e farsi leggere.

  Ancora oggi esiste questa diversità tra scrivere e parlare, e le consonanti autoctone, che sono il nerbo portante della lingua siciliana, con questo studio vengono rivalutate.

  Questo studio vuole essere d' aiuto a leggere e scrivere la lingua siciliana parlata dai siciliani.

 

 

 


Principi fonetishi



Nelle parole non si debbono prendere in considerazione le vocali,
perché è una specificità che non ha una valenza generale,
perché le vocali sono governate dall'usanza e preferenza
d'ogni paese e contrada della Sicilia.

  • nmernu/nmiernu.
  • accabbau / accabbà / accabbò.
Invece . . .
  • Le consonanti variabili, Forti o Deboli;
  • Le sillabe brevi "pă" o lunghe "pā";
hannu una usanza generalizzata e uguale in tutta la Sicilia.



   Anche altre lingue hanno il rafforzamento delle consonanti e allora vengono raddoppiate, e non hanno alcuna difficoltà a scrivere, perché in principio di parola la forma forte della consonante viene raddoppiata, ma non si scrive:



        DEBOLE

  • Atene
  • se ne va.
  • tremendo

        FORTE

  • a (t)tempo
  • se (n)nevica
  • tre (m)mesi


   In siciliano, invece, le consonanti variabili non possono essere raddoppiate
perché hanno la forma forte differente dalla forma debole,
e questa differenza si deve scrivere.




   Tre considerazioni ci aiuteranno ad accostarci alla Lingua Siciliana
ed a scoprirne l' incanto fonetico:

  1. Le consonanti variabili hanno una forma debole ed una forte.

  2. La sillaba in siciliano può essere breve o lunga, ed ha un effetto fonetico e ortografico immediato sulla consonante che segue.

    • Una consonante variabile:
      • dopo una sillaba breve "ă" . . . diventa forte.
      • dopo una sillaba lunga "ā" . . . diventa debole.
    • Una consonante stabile:
      • dopo una sillaba breve . . . viene raddoppiata.
      • dopo una sillaba lunga . . . resta semplice.
    • Le consonanti B, 'D amorfa stabile' e 'G dolce stabile',
      sono sempre doppie.

  3. Alcune consonanti precedute dalla "N" vengono da questa stravolte e mutate in un altro suono.



Ultima sillaba ... lunga  


Prima consonante appresso  Debole


Con le consonanti variabili:
  1. Assira manciai shicoria.
  2. Ne toi ci jemu rumani.
  3. E finemu di jucari!
  4. U cani abbaia e atti.
  5. Nun hai ushi pi cantari.
Con le consonanti stabili:
  1. Chiamati u cani
  2. Satai u fossu a peri nghuitti.
  3. Nun zi camina no lauratu.
  4. Ci sunnu nushi a tri spicchi.
  5. Pi levitari u pani ci voli tempu.
Ultima sillaba ... breve  


Prima consonante appresso Forte


Con le consonanti variabili:
  1. Assira manciai pasta e (c)cicoria.
  2. Ni ramu appuntamentu pi (d)dumani.
  3. Jitivinni a ghiucari fora!
  4. Cani e gatti nun mannu raccordu.
  5. U tinuri canta a (v)vushi china.
Con le consonanti stabili:
  1. M'abbintaru tri (c)cani
  2. Nun è (f)fossu chi ssi pò satari.
  3. Stu tirrenu fu (l)lauratu cu tratturi.
  4. Manciati tri (n)nushi dopu pranzu.
  5. Fishi culazioni cu (p)pani e tumazzu.
      Da un paese all' altro della Sicilia cambia molto il modo di parlare, ma è una diversità linguistica, non una diversità fonetica. E questo studio ha un valore basilare per tutti i dialetti della Sicilia.

Anche se ogni città, ogni paese ha il proprio modo di intercalare, ed usa un proprio idioma, noi questo principio fonetico non lo possiamo abbandonare,
perché dentro ha nascosto il tesoro linguistico siciliano:
Le consonanti autoctone.

   Sono alcune consonanti che vengono pronunziate solo in Sicilia,
e ce ne dobbiamo curare.


 

 

 

Alfabeto



A a . . .Vocale  ā ă
B b . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .               variabile
C c . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .                variabile
D d . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .               variabile
E e . . .Vocale  ē ĕ
F f . . . . . . . . . . . . .        Stabile
G g . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .               variabile
H h    muta (*)
I i . . . .Vocale  ī ĭ
J j . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .                 variabile
L l . . . . . . . . . . . . . .       Stabile
M m . . . . . . . . . . . .        Stabile
N n . . . . . . . . . . . . .       Stabile
o o . . .Vocale  ō ŏ
P p . . . . . . . . . . . . .       Stabile
R r . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . variabile (* * )
S s . . . . . . . . . . . . .       Stabile.           Ma  nS = nZ (Zeta dolce).
T t . . . . . . . . . . . . .        Stabile
U u . . .Vocale  ū ŭ
V v . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .                variabile
Z z . . . . . . . . . . . . .        Stabile.



(*) La 'H' non è un segno 'con-suono' (consonante), ma un segno 'senza suono'.
é un segno che indica una pronuncia particolare nella consonante cui è abbinata.

(**) Tutte le consonanti dentali abbinati alla lettera R
in siciliano hanno pronuncia autoctona: Trhenu, NDrhia, Strhata;
ma non le altre consonanti: Vrazza, Crita.

 

 

 

 

 


Fonemi autoctoni



Digrammi
Dh D palatali
Sh 'C rushi' debbuli
Dr __ |   I cunznanti dintali
Tr __ |   hannu a prununzia autoctona
Sr __ |   picchì a R è prununziata debbuli: Rh (*)
   
Trigrammi  
Chi  +  e, a, o, u Palatali
Ghi  +  e, a, o, u Palatali
nGh +  i, e, a, o, u 'G gutturali' cu N mprignanti
Str Comu l'autri cunzunanti dentali:  Strh (*)





(*)   Qui la pronuncia autoctona delle dentali con la R

 

 

 

 

 

 


  Quadro delle consonanti variabili

Sonu


Cunzunanti

debbuli forti * Palatali Mprignatu
di
noti
C-Rushi Sh-i, u, o, a, e C-i, e
Ci-a, o, u
 _ N C- _
D R- (mezza R) D- Dh- N N- _
J- G Rushi J- palatali Ghi+eaou Ghi-e, a, o, u N Gn- _
G-Rura ' aspir. Gh-i, e
G-a, o, u
Ghi-e, a, o, u N Gh- N Gh:
Fonema autoctona
R (Rh) - _ - D, S, T, St,+ Rh
fonemi autoctoni
S _ _ _ N Z- Z rushi
V ' aspir. V- _ N M-
F-P  /  VV-B
_

 * Le consoanti in principio di parola
che seguono una parola rinforzante...
A, Chiù, Chi, Cu, Quarche, E, Né, Ogni, Pi, Si, Tri,   -   è, Sì, sù, Fu, Pò, Sta, Va
non sono solo forti, ma anche doppie.

 

 

 

 

 


Parole rinforzanti

    Ci sono una ventina di parole, e se ne vanno trovando altre, che terminano con una sillaba breve, quindi la consonante iniziale della parola che segue appresso viene rafforzata, e, se è una consonante variabile si scrive forte, se è una consonante stabile si pronunzia doppia, ma si scrive semplice; rare volte viene scritta anche doppia.

Tra le 20, ci sono 6 parole che possono essere rinforzanti o normali a secondo della parte grammaticale che hanno nel discorso.

 
ā, ē, Chī, Cū, Pī, Sī  senza accento scritto, si confondono con
 
ă, ĕ, Chĭ, Cŭ, Pĭ, Sĭ  e la frase prende un significato diverso.

     Se dopo una di queste sei parole il significato si può confondere, quando questa parola è rinforzante, la consonante stabile all'inizio della parola che segue si scrive doppia.

*    *   *

  • ā   é articolo determinativo contratto di 'la'
            E' pure preposizione articolata: ă la  = ă+ā  = ā
  • ă   è preposizione, e viene dalla preposizione latina 'ad'

  • ē   è preposizione articolata: ă + ī = ē
  • ĕ   è congiunzione, e viene dalla congiunzione latina 'et'

  • chī   è preposizione articolata:  cŭ + ī = chī
  • chĭ   Aggettivo interrogativo o esclamativo.
                Viene dal latino quis.


  •    è preposizione articolata:  cŭ + ū = cū
               ma anche pronome dal latino qui
  •    è congiunzione e viene dal latino 'cum'

  •    è preposizione articolata:  Pĭ + ī = Pī
  •    è la forma usata contratta della preposizione siciliana pir,
              che invece è usata poco.

  •    è pronomi.
  •    è congiunzione.

    *    *   *
       Questo in base al significato grammaticale.
       Ma perché cambiano da lungo a breve? Vediamo:

    ad-ă; et-ĕ; quis-chĭ; cum-cŭ; per-pĭ.

    Se alla parola latina levo l'ultima consonante,
     avviene il fenomeno che chiamiamo rafforzamento:

    - ad meliora cotidie:
    - a(d)  me
    liora ...  - a(m)   meliora ...; - ă   (m)meliora ...

    In pratica, alla preposizione 'ad' mancando la 'd' prende la 'm' della parola appresso.  Questo fenomeno del raddoppiamento fa diventare breve la preposizione 'ă'.

    *    *   *
    Gli Avverbi Locativi ccà, cci hannu la consonante sempre doppia, pure dopo la sillabba lunga. 'Cci' può essere anche enclitica:

  • Ccà fa cauru
  • Veni Ccà

  • Cci vaiu iu.
  • CCi acchiani tu
  • CCi rormi iddhu
  • Cci semu nuautri


  • Vacci tu
  • Jettacci 'na ushi
  •  

    Dopo i pronomi persunali mi, ti, si, ni, vi, si, il pronome rafforzativo 'Ni', ha la cunsonante raddoppiata:
  • Iu mi nni vaiu.
  • Tu ti nni scappasti.
  • Iddhu si nni jiu prima.
  • nuautri ni nni manciamu na pignata.
  • Vuautri vi nni pigghiastuvu chiossai.
  • Iddhi si nni pigghiaru p' accurzu.
  •  

    Se questi pronomi personali, mi, ti, si, ni, vi, si, sono enclitici raddoppiano la consonante appresso di ni, la, lu, li.
  • Puliziaminni napocu.
  • Manciatinni chiddhi chi poi.
  • SSi sordi jocatilli tutti.
  • U baullu portanillu rintra.
  • Fashitivilla ntra vuautri.
  • Pinzaru di caricarisilla 'n coddhu.

  •  

     

     


    Elenco
    di Parole rinforzanti

    Parola
    rinforzante
    Note e esempi
    ă

    'ad'

    Quando una parola è in combinazione con la preposizione "ă", questa parola è rinforzante e la parola che viene appressu incomincia con consonante forte:
      • M'hă dari i sordi chi ti pristai! = Mi hai ă dari. . .
      • Ti nn'hă ghiri ri cà! = Ti nni hai ă ghiri.
      • U vă cercu jo = u vaiu ă cercu . . .
      • Travagghiari ă ghiurnata.
      • Chiovi ă celu apertu
      • I vă pigghiu e ti rugnu
      • = i vaiu ă pigghiu . . .
      • ă ttia e ă mmia ssi cosi 'un n' interessanu!
      • Ci u rissi ă mme frati.
      • Nun zi sta ă testa nugghia no nmernu
      • ă ttesta nugghia cu stu friddu cari malatu
      • ă ghiornu fattu jemu o paisi.
       - ā    Articulu -   nun è rinfurzanti.
    • Mā  runi a pignata? = Mi ā  runi . . .
    • Pā  jucata ci l' hai i sordi?= pĭ ā  jucata ...
    • E cu chissu mi fishi a jurnata!
    • Cā  shaccatina u cuararu perdi= cŭ ā  ...
    • ā  jurnata è bona . . . U tempu l' avemu ...
    • ā  testa è c''un zenti!
    ___ ______________
    Accussì

    'adcum sic'

    • Accussi' cioshu 'un ti fashia!
    • U rumpisti tuttu. Accussì rruttu chi nn'ha fari chiù?!
    • R' accussi' vvasciu nun ci arrivu a pigghiallu.
    • S' ammutti accussì forti u fai cariri.
    • Accussi' ppicca mi nni metti? Jinchimi ssu piattu!
    ___ ______________
    Chiù

    'plus'

    • shoshu: Chiù cioshu ri tia 'un ci nn'è.
    • Chinu: U piattu fammillu chiù chinu
    • Rura: Hai a testa chiù dura di 'na balata
    • Jochu: Chiù ghiochi, chiù ghietti sordi.
    • Rina: ... C'è chiù (r)rina chi cimentu
    ___ ______________
    ĕ

    'et'

    • shauru e ciuri. shuri e ciauru
    • E ghietta ssi fissarì!
    • Manciai pani e ceusi
    • V' accatta pani e (p)pasta
    • E ppasta nenti?
    ă + ī = ē    priposizioni articulata.
    Nun è rinfurzanti
    • E reshi am' a ghiri o shinima.
    • Socc' arristau raccillu e atti.
    • E sheusi niuri 'un ti cci avvishinari chi t'allordi.
    ___ ______________
    Chĭ

    'quis'

    • U shauru ri shuri: Ma chi ciauru e ciuri!
    • I cosa rushi... chi dushi chi sunnu!
    • Chi tteni 'n manu sti cosi lordi!
    • Rimmi chi boi.
    • Chi ddishi?
    • A ttia chi tti rissiru di fari?
    • Chiddhi chi vvennu tardu arrestanu fora.
    • I cosi chi Cicciu ti purtau ti li mannai jo.
  • A  priposizioni articulata  Cŭ + ī = Chī
    nun rinforza a cunzunanti appressu.
    • Ammuttalu chi rinocchia.
    • Chi sheusi t' allordi.
    • Rumpilu chi renti
  • ___ ______________
    Cŭ

    'cum'

    • A shesta: cu cesti e panara . . .
    • I shimishi: cu cimishi e pirocchi . . .
    • U riscursu: cu discursa fracchi 'un zi nni vinci partita.
    • Cu (t)timpurala e trona si prisintau ruminica!
    • Cu ttetti shaccati si pò abbitari 'n casa?
    • Ti fazzu arraggiunari jo, cu timpulati e boffi.
    • Nun zi ni tocca giurnali cu manu vagnati
    Cu priposizioni articulata:
  •   cŭ + ū= cū
  •   cŭ + ā = cā
  •  cŭ + ī= chī
  • nun zunnu rinfurzanti:
      • Cu cuteddhu. cu shascu. cu rinocchiu.
        Cu immu. cu jornu
      • Ca sharamira, ca jimenta, ca rattalora, chi uita,
        Chi atti.
    -Cu Prunomi 'un è rinfurzanti:
      • a cu' sherchi?
      • Rimmi cu joca
      • Cu runa i carti?
    ___ ______________
    Quarchĕ

    'qualisquid'

      • Quarche denti va carennu!.
      • Quarche vota picchi' 'un avvishini?
      • Quarche ghiornu avvishinu.
      • Porta quarche ciascu ri vinu
      • Rammi quarche sordu.
      • Quarche tettu s' hav' a riparari.
    ___ ______________


    'nec'

    • Né ciauru né ciuri.
    • Nè testa né cura.
    • Né ghiò né tu.
    • Né rina né cimentu.
    ___ ______________
    Ognĭ

    'omnis'

    • Ogni denti chi cari.
    • Ogni ciusciata 'i ventu.
    • Ogni ghiocu havi i so reuli.
    • Ogni ritata un munzeddhu ri pisci
    • ogni ghiornu chi passa.
    ___ ______________


    'pir'
    'per'

    • Pi certu.
    • Pi ddhocu.
    • Pi ghiucari ci vonnu sordi.
    • Pi rimari ci voli forza ri pusa.
    • Pi teniri u ferru cauru t' ha mettiri i nghuanti.
    • Pi ssordi ha veniri ni mia.
    • Pi ssei euru fai tutti sti stori?
    • Pi tto frati ci penzu jò.
    • Pi ttesta 'un u passa nuddhu.
    • Pi ppicca nun gnivi a sbattiri no muru
    - Pi preposizioni articulata:
  • pĭ + ī = pī
  • pĭ + ā  = pā 
  • pĭ + ū = pū
  • nun zunnu rinfurzanti:
    • lassu a pasta pu cuscusu
    • Pi jorna appressu fashemu accussì
    • .
    • 'Un ci a fazzu chiù pu shatu curtu.
    • U nmernu 'un mi piashi pi rosuli.
    • Sti riali sunnu pī to frati, chistu  nmeshi pĭ tto soru.
    • Pi rimari ci voli forza ri pusa.
    • A fari visita e toi sarvamunillu pa jurnat' 'i ruminica.
    ___ ______________
    S ĭ
    • Si shena e setti ri sira e si cceni cu nuautri ha veniri 'n tempu.
    • Si ghiochi ha binciri, masinò levaci manu.
    • Si remi accussi' arashu 'un arrivamu mai.
    • Si ppunti assai addiventi o scarsu o riccu
    • Si dishi di veniri vegnu.
    • Si ssapi 'un' am' a ghiri jemuci appressu.
    • Si manci assai addiventi un porcu.
    Si riflessivu nun è rinfurzanti.
    Si affermativu nun è rinfurzanti.
    • Si shena e setti.
    • Si joca a scupa.
    • Si rima p' a ghiri narré.
    • Si', joca tu!.
    ___ ______________
    Trĭ

    'tres'

    • Tri ghirita.
    • Tri ciuri.
    • Tri denti.
    • Tri ghiorna.
    • Tri cani
    • .
    • Tri rami.
    • a Tri ttubba. (Quannu 'na cosa è fatta a zanfasò, o funziona mali)
    ___ _______ V E R B I _______
    é - 'est'
    verbu Indicativu / prisenti / 3° pirsuna singhulari.

    verbu Indicativu / prisenti / 2° pirsuna singhulari.

     verbu Indicativu / prisenti / 3° pirsuna plurale. Truncu ri sunnu

    verbu Indicativu / prisenti / 3° pirsuna singhulari.
    fa'
    verbu Ind./ pres. / 3° pirsuna singhulari. Di Fari (e puru mpirativu)
       
    verbu Indicativu / prisenti / 3° pirsuna singhulari.
    stă
    verbu Indicativu / prisenti / 3° pirsuna singhulari. Di Stari

    verbu Indicativu / prisenti / 3° pirsuna singhulari. Di Jiri

     

    Se ne scoprono ancora parole rinforzanti:

     'Re', dal latino 'Rex':

  • U Re (f)Federicu.
  •  

     

     

     



    Dopo una parola rinforzante

    I siciliani la pronunzia delle consonanti deboli e forti l'impariamo
       da piccoli. Ma a scriverle è una cosa che dobbiamo imparare.


    Dopo una sillabba lunga si scrive una consonante debole:

    Dopo una parola rinforzante
    la parola appresso comincia con una consonante forte.

    • ā  shena;
    • Rumpilu chī renti
    • Nī tia
    • Nā  ota
    • Nō shascu c'è vinu
    • ă (c)cena
    • Chĭ (d)denti bianchi!
    • Pĭ ttia
    • Ognĭ (v)vota
    • Chistu è (c)ciascu ri vinu.

     

    Le consonanti variabili si pronunziano e si scrivono deboli o forti a secondo della sillaba che c'è prima:

    Se davanti c'è una sillaba con l'accento lungo, questa consonante è debole: Dopo una parola rinforzante a cunzunanti variabbili è forti:
    • ā  shena;
    • acqua ē sheusi.
    • pī reshi vegnu.
    • Ū jornu.
    • Nā utti.
    • Nō shascu c'è vinu
    • Rumpilu chī renti
  • ă (c)cena
  • Pani ĕ (c)ceusi.
  • Vali pĭ (d)deshi.
  • è ghiornu.
  • Trĭ (v)vutti.
  • Chistu è (c)ciascu ri vinu.
  • Chĭ (d)denti bianchi chi hai!
  •  

    Le consonanti stabili, dopo una sillaba breve, si pronunziano e si scrivono doppie:

    Se sono dentro la parola si scrivono sempre doppie In principio di parola si scrivono doppie quando il significato si può confondere
  • Pĕnnula
  • ăttushu
  • Pĭnnata
  • Cŏffa
  • ămmatula.
  • Chĭ (d)duluri!
  • ă mmia
  • cŭ ttia
  • L' accattai pī to frati. (per i tuoi...)
  • L' accattai pĭ tto frati. ( per tuo...)
  •  

     

     


    Le consonanti cambiano

    - Quando la sillaba finale con l' accento breve si trova in una proposizione precedente, e la consonante iniziale appartiene alla proposizione seguente, non viene rinforzata.

      • - Socch' è..  |  ..chi voi?
        - é (c)chìstu chi vogghiu.


      • - 'Un ni vogghiu chiù..  |  ..ushi e nfernu.
        - chiù (v)vushi e nfernu fai, chiossai abbuschi.


      • - 'Un hai chiù.. | ..ana ri travagghiari.
        - Chiù (g)gana hai, megghiu travagghi.


      • - Accussì..  |  ..rittu ccà pari fashili.
        - accussì (d)dittu é n' uffisa!


      • -A partita 'un fù..  |  ..jucata mali.
        - fù ghiucata pi perdiri!

        (In queste frasi dal valore enfatico,
        lo sbalzo da forte a debole dà un senso di tragico.
        In queste appresso, invece, dove il rafforzamento è rispettato, il valore resta discorsivo:


        - 'Un mogghiu chiù (v)vushi e nfernu!

        - A partita 'un fu ghiucata mali!
    - Talvolta non si capisce se una sillaba è rinforzante o meno, perché é la combinazione di più sillabe, dove all' ultimo ci può essere l' accentu brevi o l'accentu lungo. In questi casi, in base alla grammatica, se ne può conoscere la combinazione.

      • ha ghiri = jò haiu ă ghiri;
      • Tu l'hă canusciri = tu la hai ă canusciri;
      • Ti nn'hă dari = ti nni haiu dari.
      • U va cercu jò = u vaiu ă cercu jo.


    - In principio di frase ortografica (dopo un punto) o retorica (quando si vuole dare a una frase o una parola un significato nuovo o più forte), la consonante variabile si scrive forte o debole secondo l' intenzione.
      In linea ri massima le consonanti forti e deboli esprimono lo stato d' animo di chi parla o scrive.

    • Vā sherca!     - Espressione enfatica: Va sherca comu stannu i cosi!
    • Vă cerca!       - Qui è invece imperativo
    • Vā sherca!     - Con un tono basso di minaccia
    • Iddhu vă cerca soccu ni servi, e nuatri aspittamu ccà!   - Discorsivo

    - In casi particolari si mette la consonante forte invece della debole.
    Allora si interrompe la frase, e si riattacca con la consonante forte che dà più valore al significato.
  • Ci sunnu cosi chi t' ha diri a sulu.

  • Ci sunnu cosi..  |  ..(c)chi t' ha diri!

  • - Quando due o tre consonanti deboli, sono una vicino all' altra, quella che dà più fastidio si cambia in "forte". Questo fastidio si chiama cacofonia:

      • "A cunzunanti si cancia ripenni ru riscursu" -cacofonia
      • oppure "A cunzunanti si cancia dipenni ru riscursu" - ancora no
      • oppure "A cunzunanti si cancia ripenni du riscursu" -Si
      • ma già "A cunzunanti si cancia dipenni du riscursu" è troppo.


    - Frasi dinamiche

    - Solo scrivendo con questo dinamismo le parole (consonanti forte e deboli) si può riprodurre in isritto la lingua parlata dai siciliani, perché è una lingua viva e dinamica che non si può governare con un sistema aulico tradizionale, altrimenti viene snaturata l' anima stessa di chi la parla.
    Anche l'apostrofo aiuta a questo dinamismo

       _ chi nn'ha fari    _ Happ' a ghittar'u broru    _ S' hav' a far'accussì
       _ A form' 'i shircu    _ Ti nn'aviss' a dari    _ pagghiri dhà
       _ Ni nn'am' a ghiri    _ Supr'on arvulu    _ Ch' hav' a dir'a genti?
       _ Vishin'a mmia    _ com' ogni vota    _ Ch' hann'a dir''i tia?
       - Manc' apposta    _ Com' aeri    _ Fin'a tannu
       _ Dorannavanti    _ Ven'a diri    _ Com' e ghiè

     

     

     

     

    Commento al quadro
    delle consonanti variabili


    C: dolce debole: sh

    sh e Sc sono due consonanti differenti:
    - sh è la forma debole della consonante C. è variabile e perciò a secondo della sillaba che ha davanti, da sh può cambiare in c.

    • Ā shena cambia ă cena.

    -La Sc è una consonante stabile che pur avendo davanti una sillaba rinforzante non cambia. Il suo suono sibilante, viene pronunciato a denti stretti.

    • Ā scena resta ă scena.

    -Quando si pronuncia "SC" gli incisivi, sopra e sotto, sono in linea. La punta della lingua è abbassata dietro ai denti per far passare l' aria che però è strozzata dalla lingua nel palato per darle il particolare suono strisciato della consonante.

    - Per pronunciare sh si tira indietro il mento di mezzo centimetro. Con una leggera tensione si allarga un po' la cavità orale. ora, al centro, la lingua è posata bassa; la punta è in sospeso dietro i denti, e un po' rivolta indietro, per far turbinare l' aria e dare alla consonante quel suono arioso:

    • shhhh... shauru, shuri, shoshu, shusciari, shusciuliari, shushuliari, cashara.

    C: dolce forte: Ci

    Quando si prununcia C gli incisivi sono stretti e in linia sopra e sotto. La punta della lingua, fino a un paio di centimetri più indietro, è pressata nella parte davanti del palato fino all' attaccatura dei denti. Quando viene dato il colpo d' aria si stacca e fa il suono caratteristico della consonante.

    • Si cioshu. 'un ciusciari chiù. pi ciusciuliari ci voli u muscaloru. A ciushuliari vi mittistuvu? Ma chi ciauru e ciuri!

     


    D Stabile: D

    Alcune parole in D sono stabili:

    • Dati, Dijunu, Dammiggiana, Debbitu, Duluri, dutturi . . .

     

    D: Forte: D

    La punta della lingua si appoggia contro denti di sopra verso le gengive e si fa staccare con un colpo secco e poca aria, altrimenti diventa "t" .

    • Renti: Chi denti chi hai!
    • reshi: vali pi deshi
    • riri: e diri chi ...
    • rari: m'ha dar' i documenti
    • rumani: fin' a dumani.

     

    D: Debole: R

    la forma debole della D è una R leggera leggera, quasi manco pronunciata.

    • -Renti, reshi, riri, roti, rari, rumani, . . .

     

     

    D: Palatale: Dh

     

    Questa è una consonante tutta nostra, e ne siamo orgogliosi.
    Chi non è siciliano, per pronunciarla, la deve imparare:

    Si  capovolge  la lingua all' indietro, e col lato di sotto della punta della lingua, che ora però si trova sopra, si da un colpo al palato come a dire  D.

    • 'Un ha ghiri dhochu, ha ghiri addhabbanna.
    • Sti dhattuli su dushi. Dhi dhattuli si stannu pirdennu.
    • Ha ghiri na dhu dutturi.
    • Adduma dhu lumi.

    C' è però da dire che in certe parti della Sicilia la lingua non viene capovolta fino in fondo, così che la punta non può arrivare fino al centro del palato, ma arriva solo fin dietro ai denti, e fa un suono  un po' liquido di "R".

     

    D: Impregnata di N diventa N

    La nasale N cambia tutta la natura della D: Ndria=Nniria

    • I riscursa (debole)
    • Essir'a discursu (forte).
    • Fari un niscursu (impregnata).


    • Riri cosi fausi (debole).
    • Pi diritill'a tia ... (forte):
    • 'Un niri nenti (impregnata)

     


    G: Stabile: G- i e; G- a o u

    Alcune parole hanno la G stabile.

    • Giacchetta, gira, giuggiulena, giugnu, giummarra, gonna, gabbella . . .

     

    G: dolce debole: J-

    La J non è I, ma è una consonante, e per pronunciarla si deve appressare la lingua contro il palato:

    • Jocu, Jornu, Jardinu, Jimenta, Jettatura, Jacu, . . .

     

    G: dolce forte: Palatale
         Guardare nel quadro della G Palatale.


    G dolce impregnata di N si scrive N J +   si legge N Gn +

    • un jardinu = un gnardinu
    • Un jornu = un gnornu
    • nun jucari = nun gnucari
    • un jimmu = Un gnimmu
    • 'Un jittari nenti = 'un gnittari nenti


    G: Dura debole: ' (aspirata)

    La G aspirata non si sente.

    • 'Attu, 'Addhu, 'Arzuni, 'Amma, 'Ana, 'Immu, 'Umma, 'Uvitu, . . .

     

    G: Dura forte: resta aspirata : ' (1)

    • ogni 'attu, quarche 'addhu, chiù 'arzuni, 'un é 'ana, chist'é 'immu, pi 'umma, è 'uvitu

     

    G: Dura forte: diventa Palatale (2)

    Guardare nel quadro della G Palatale.


    G Palatale: Ghi- e, a, o, u.

    Mentre la lingua, appena passa il fiotto d' aria, si scolla da  palato, nella Chi-  tende in avanti e si sente un colpo di polmoni per far uscire l'aria; nella Ghi-  tende a tirarsi indietro e i polmoni sono immobili: il suono si forma con l' aria che c'é in bocca.

    • Quarche ghimenta figghia muli.
    • Va fazzu a spisa, jornu pi ghiornu.
    • Quannu ci ha ghiri a far' a spisa?(...ci hai ă ghiri...)
    • Ssi cosi un si fannu pi ghiochu
    • Na sta cuntrata abbunnanu puzzura e ghiardina.
    • Ma chist' é ghimmu!

     


    G dura impregnata di N adiventa: N Gh-

    Il palato molle è una membrana posta in fondo alla bocca. Quando ci si appoggia la lingua, blocca l' aria dei polmoni. Appena la lingua si scolla, fa  un suono gutturale morbido caratteristico, che viene rafforzato dalla nasale 'N'.

    • Un ghattu, un ghaddhu, un gharzuni, n ghana, n ghamma

     



    In siciliano abbiamo due tipi di R :
    • R BASE
    • R DERIVATA


    La consonante "R Base", è una consonante variabile:

    Quando è interna alla parola si pronuncia semplice, normale: Aratu, Niuru, Mari, oru.

    Cuando la "R Base" è in principio di parola ( Russu, Ririri, Rota ), invece...:
    • Se questa parola ha davanti una sillaba rinforzante ( a, e, è, chiù, . . .),
      la "R Base" si pronuncia doppia:

      • é (r)russu, Pi (r)ririri, Cuarche (r)rota, ...


    • Se questa parola non ha davanti una sillaba rinforzante,
      la "R Base" viene pronunciata . . . DEBOLE:

      • Rhaçina, Rhota, Rhimari, ...


      1. Quando si pronuncia la R semplice, normale, il sopra della punta della lingua (2 cm circa), appoggia sulle gengive superiori. Quando passa l'aria, vibra contro le gengive e fa il suono R.


      2. Per fare il suono doppio, si pronuncia più forte.


      3. Quando si pronuncia la R debole (Rh), la punta delle lingua va dritta contro l'attacco tra i denti e le gengive superiori.
        Quando passa l'aria, la lingua non vibra, ma la lascia passare strisciata, sibilante, sonora contro i denti quasi chiusi.
        La modulazione caratteristica all'aria strisciata, la da il tremolo e le vibrazioni delle corde vocali.


        Qui alcune parole che iniziano con la consonante R Base:

      Rabbia, Raccamu, Rashina, Rashoppu, Raddhu, Rarica, Rarisha, Rariri, Ragghiu, Raggia, Raggiuni, Rama, Rampa, Ramu, Rapashi, Rappa, Raru, Raspa, Rata, Razza, Re, Reshita, Reggistru, Reula, Resca, restu, Riccu, Ricotta, Ririri, Rifiutu, Riga, Rialu, Rima, Rimorsu, Rimu, Rina, Ripa, Riposu, Risata, Risettu, Risina, Rispiru, Risposta, Ristagnu, Ristuccia, Risu, Ritegnu, Riti, Rizza, Robba, Rosa, Rota, Ruccheddhu, Rugnuni, Ruina, Rumpiri, Runfuliari, Rusicu, Russu, Ruvulu.


    • 'D, S, ST, T', e appresso viene la R debole (Rh), formano Fonemi Autoctoni:


    • Pronuncia

      • Drhappu
      • Srharicari
      • Strhata
      • Trhenu

      Scrittura

      • Drappu
      • Sraricari
      • Strata
      • Trenu
      Sono Fonemi autoctoni particolari, che debbono essere imparati prima di poterli pronunciare.






      La consonante "R Derivata" Si pronuncia e si scrive R semplice, normale. E può dipendere da due casi:

      • o dalla "D debole" che viene pronunciata "R semplice", normale:

        • Veni rumani e nni parramu.
        • ( D debole )
          • A festa è pi dumani.   ( D forte )
        • Accatta reshi ova ca fineru.
        •   ( D debole )
          • Cu deshi ova ti fazzu 'na ran frittata. ( D forte )



      • o dalla "R" che resta, quando nel gruppo "GR" la "G dura debole" è aspirata:  'R .
        La pronuncia è R normale.
        • Prinota un tavulu ranni ca semu assai.
        •     ( G aspirata )
          • Stu tavulu è granni ca semu picca. (G forte)
        • Chiuri a rara du jardinu!
        •      ( G aspirata )
          • Chissa fu grara ca nun  si potti chiuriri. (G forte )


          Ci sono alcune parole, che iniziano col gruppo "GR", in cui la G è, e resta, dura. Si chiamano parole amorfe, perché la forma della consonante non cambia:
             - Gri
          ggiu, Gravi, Grillu (Rashina), Gruppu(Cuantità), . . .
     


    S: Impregnata di N diventa N Z-

          La Z si pronuncia dolce.

    • Si o nun zi stancu. Picchì s' 'un si stancu m' ha aiutari.
    • Rittu n senzu bonu soccu rishi havi un senzu.
    • n zishilianu nun zi rish' accussì.
    • Ci ha ghiri n sutta n sutta.
    • N soccu cunzisti stu mpignanti to chiffari?

     

     

    V: Stabile: V.

    • Vai,Vina, Vinu, Veru, Vasciu, Voscu, Vetta . . .

    In linia di massima si può dire che la V variabbile è aspirata solo in V + U ='U, e V con le altri vocali:
    Varca: I rimi n marca; 'Ucca: Ficu carimi n mucca.

    V:Debole: '

    • A 'utti. A 'ucca.U 'ugghiu. A 'ushi. (l' apostrofo no).
      Ca  ucca è fashili far' i cosi. una  utti di lignu si fa u vinu bonu. U ugghiu nisciu.

     

    V: Forte: V

    • chiamalu a vushi. ogni vutti fa u so vinu. C' è vugghiu chi nesci. per vushi non u passa nuddhu.
      Chiù vugghiu nesci chiossai asciuca u broru. Chi vucca hai? tutta lorda!

     

    V: Impregnata di N diventa M.

    • ['Ucca] Ficu carimi n mucca; [Vushi] Un mushiari; U nmernu; Nmeshi [nveshi].Un miulatu [viulatu di Violu].[Veniri] Ch'ha fari, ha veniri? nun meniri chiù, ch' accabbai.

     

    V: Impregnata di P adiventa B. [ma pure  "V"].

    • Assazza ssa pasta pi biriri s' è vugghiuta; pi bugghir' a pasta ci vol' u sali. pi bushiari ...= pi vushiari ci voli shatu.

     

    V: Impregnata di F diventa V. [ma puru "B" ].

    • Fa bugghiri ssa pasta; Fa vushiari a to frati accussì abbuschi.

     

     

     

     

     



    Le consonanti doppie: B, D e G.



         Facendo prove pratiche, secondo la pronuncia, dovremmo scoprire il perché di questa anomalia fonetica: la pronuncia doppia delle B, D e G, dopo una sillaba lunga.

    1. ā pasta              ă pperi
    2. ā bbacchetta        ă bbacchetta
    1. ē  tempi             ĕ tteni!
    2. ē ddebiti            ĕ ddebiti
    1. chī shira               chĭ ccira?
    2. cū ggira?             cŭ ggira!  (con Gira: una verdura)

     

        Chiunqua abbia studiato latino conosce gli accenti brevi o lunghi della 'metrica' (ma anche la 'prosodia') latina: āăă|āā|āăă|āā|āăă|āă
    Composta da gruppi di sillabe con un nome specifico:
  • Spondeo:   āā
  • Trocheo:    āă
  • Coliambo:  ăā
  • Dattilo:     āăă
  • Anapesto: ăăā
  • Tribraco:   ăăă
  • é quindi normale che la lingua siciliana abbia ereditato dal latino (o anche dal greco) il loro uso nella pronuncia.

     

    La consonante doppia

    1.     Pronunciamo a lungo una sillaba:

      piiiiiiii, puuuuu, pooooo, paaaaa, peeeee.


    2.     ora, mentre la pronunciamo, diamo un colpo di diaframma, a spingere polmoni e gola fino a bloccare il palato molle. L' effetto sulla sillaba dovrebbe essere questo:

      - piiiiiìk, puuuuuuùk, poooooòk, paaaaaaaaàk, peeeeeeeeeèk.

          (Questo effetto ci aiuterà nella formazione delle vocali brevi e delle consonanti doppie.)


    3.     Accoppiamo due sillabe lunghe: Chiiiii peeeeri.


    4.     ora inseriamo tra le due sillabe il colpo di polmoni che abbiamo già provato. Lo segniamo con i trattini e l' interruzione: -------- |

          - chiiiiiĭp ppeeeeena.
            ------- |

          è successo che appena sbloccata la gola, il colpo d' aria ha fatto pronunciare doppia la p.

          Questo è il meccanismo che crea la consonante doppia.

     

     

    La sillaba breve

       Questo maccanismo crea anche la sillaba breve:

    • aaaaaa poooosta
    •   (sillabe lunghe)

    • aaaaaăp ppoosta  (consonante doppia)
      ---------|

    • ăp pposta   (sillaba breve)
      --|




    • che viene proprio sopraffatta dal soffio d'aria, e appena appena pronunciata.

    • chĭf ffai
      ---|
    • U rishi pĭv vveru?
                ---|
    • ĕt ttannu?
      --|
    • chĭb bboi
       ---|

    * * *

        ora che ho imparato il meccanismo della doppia consonante dopo una sillaba breve, debbo vedere perché B, D e G vengono raddoppiate anche dopo una sillaba lunga.
        In realtà il fenomeno lo abbiamo già visto. è quello di dare alla sillaba lunga una accelerazione, fino a farla sembrare breve.

  • Ā bacchetta                    āāāāāāāăb bbacchetta
  • Ū dutturi                         ūūūūūūŭd ddutturi
  • Jucamu ē dati                ēēēēēēĕd ddati
  • coshi ā gira                    āāāāāāāăg ggira



  •     Il colpo di polmoni è dato sulla sillaba allungata, questa, rubando la consonante alla sillaba appresso durante il blocco della gola, ne rafforza la pronuncia.

        Ma perché?

        In Francia dicono ... le genou.
        In Italia dicono ... la giara.

        Perché in Sicilia dobbiamo dire ...

    • ū ggiummu
    • ū ggessu
    • ā ggiarra
    • ā bbeddha matri!
    • ī ddati

    • ?


        Non l' ho capito!


     

     

     




    SIshILIA BEDDHA

    Li furasteri ca 'n sishilia sunnu
    la vardanu cu granni maravigghia
    rishinu ca nun c'é nta tuttu u munnu
    n'isula ca la nostra s'assumigghia.

    La conca d'oru è chiddha ca stralishi
    supra la nivi Muncibbeddhu riri
    spanni lu faru la so bianca lushi
    l'Anapu scurri 'n mezzu a li papiri.

    Sishilia Sishilia, canta la pastureddha.
    Sishilia Sishilia, joca la funtaneddha.
    L'aria e lu suli jinchinu l'arma di puisia.
    Sishilia Sishilia, tu si la terra mia.


    L'asheddhi pipitianua matinata
    la zagara d'aranci e minnuliddhi
    cu la vuccuzza rushi e nzuccarata
    cantanu comu cantanu li stiddhi.

    Lu suli spunta supra la muntagna
    d'oru zicchinu pari raccamata
    li picuriddhi 'n mezzu a la campagna
    si mancianu l'irvuzza abbarsamata.

    Sishilia Sishilia, canta la pastureddha.
    Sishilia Sishilia, joca la funtaneddha.
    L'aria e lu suli jinchinu l'arma di puisia.
    Sishilia Sishilia, tu si la terra mia.


    L'amuri è un focu ca nun fa faiddhi
    picchì ntall'arma cuva e nun si viri
    Chiù capricciusu di li picciriddhi
    ti fa ghittari lacrimi e suspiri

    Na picciutteddha ca ti voli beni
    sulu 'n sishilia tu la poi truvari
    lu cori chinu d'amurusi peni
    sulu iddha lu sapi cunzulari

    Sishilia Sishilia, canta la pastureddha.
    Sishilia Sishilia, joca la funtaneddha.
    L'aria e lu suli jinchinu l'arma di puisia.
    Sishilia Sishilia, tu si la terra mia.

    INNo alla     S I S H I L I A

    Jardinu ri biddhizza e di splinnuri
    Isula jittata 'n mezzu di lu mari,
    Terra filishi chi so tanti shuri,
    Nun abbastanu l'occhi pi taliari.

    Cà li tri Cuntinenti s'incuntraru
    pi dàrisi la manu o pi luttari,
    Adi e Pirsefuni si maritaru;
    amuri e sanghu sempri a cuntrastari.

    Sishilia, Sishilia, tutti shercanu a iddha,
    Sishilia, Sishilia, di shivirtati stiddha,
    china di lushi e vita, amuri e fantasìa,
    Sishilia, Sishilia, tu si la Patria mia.


    Ccà vìnniru li Greshi e Sarashini
    chi s'immiscaru poi cu li Nurmanni;
    un Populu chi senza li catini
    avia un Regnu riccu, forti e granni.

    A cui la mala signurìa ni retti
    dèttimu cu lu Vespru 'na lizioni;
    arrispunemu juncennuni tutti
    e tannu addivintamu 'na Nazioni.

    Sishilia, Sishilia, tutti shercanu a iddha,
    Sishilia, Sishilia, di shivirtati stiddha,
    china di lushi e vita, amuri e fantasìa,
    Sishilia, Sishilia, tu si la Patria mia.


    Cu Garibaldi la Sishilia critti
    d'avìrinni ricchizza e libirtati;
    n'arrispuneru cu li bajunitti,
    emigrazioni, mafia e puvirtati.

    Mentri parìa ca jìamu tutti o funnu
    si senti un gridu di l'antichi tempi;
    dici a Sishilia 'n facci a tutt' u munnu:
    "Nuàutri semu un Populu pi sempri!".







    L' Alivi
      Cuannu nascinu l'alivi, finu a 'na rishina r'anni, sunnu comu st' arvulu chi si viri.
       Na stu tempu nun hannu fattu tantu fruttu picchì a chiantima è ancora nica.


       Pi chissu 'n mezzu all'alivi, cuannu sunnu nichi, si cci siminanu vigni, e puru carcocciuli e pumaroru.
       I vigni hannu 'na produzioni chi dura 'na vintina r'anni e poi morinu. Giustu u tempu pi fari addivintari ranni e forti l'arvuli r'alivi chi poi continuanu a so produzioni ricca e abbunnanti.


       Si l'arvuli r'alivi nun mennu curati, addiventanu 'na macchia nfuta c''un si cci pò chiù mancu avvishinari.
       Accussì addivintaru i campagni nall'anni '60 e '70, cuannu tutti i viddhani si nni scappavanu 'n città a travagghiari ne fabbrichi e ne putì.
       A campagna abbannunata fashia pena a talialla.
       Finarmenti i campagnoli caperu u valuri chi havi a terra, e ora cuminciaru arré a scaddhuzzari, a rimunnari, a putari vigni e alivi. E comu havi valuri lu beddhu ogghiu e lu beddhu vinu!


       Havi milli e milli anni ca l'alivi vennu travagghiati sempri a stessa manera: Dopu l'estati si cogghinu e ssi schipentanu pi faricci nesciri l'ogghiu, no misi di ottoviru. Poi no nmernu si rimunnanu pi livari i rami morti e falli rinfurzari.
       'na vota ci vulianu scali p'acchianari fin'a 'n cima all'arvuli, ma ora ne tempi moderni li rimunnanu vasci e larghi, accussì si ponnu cogghiri ri 'n terra senza arrampicarisi.


       Pi centu e centu anni un arvulu r'aliva veni travaggiatu di generazioni e generazioni ri viddhani.
       Nun moli terra speshiali, e mancu accua assai. Sulu chiddha chi cari ri 'n celu.
       St'arvulu chi si viri havi chiossai di shincushent'anni e ancora havi ramisheddhi virdi e forti chi fannu alivi.
      


       Si spacca pezza pezza, ma 'un s'arrenni mai: Comu si fa a nun amari un arvulu accussì?
       Virissuvu comu 'n Campagna si parla cu rispettu di l'alivi. Sunnu a shivirtà di la terra.


       Cuannu poi, dopu chiossai di milli anni, mori, i so rarichi sunnu sempri dhà, a daricci vita e so figghi.
       'N campagna si virinu spissu gruppi di rui, tri o cuattru arvuli unu vishin'all'autru. Sunnu i figghi di n'arvulu chi fishi u so shiclu millenariu, e ora n'accuminciau nautru pi autri milli e milli anni.


     

    *       *       *

    A caccia
    cu fushili ri canna




    o tempu ri nostri avi, ne campagni, no vucceri si cci jia 'na para di voti l' annu, ne festi ranni.
    Masino, pa carni, s' accummirava cu addhuzzu, cu ll' ova, e cuannu si vulia fari sprazzu,
    si jia ne vurghi a cacciari cuarche cunigghiu o leppiru. Nun era sport, ma 'na nishissità.









    I picciriddhi già ri nichi jianu a caccia chi frecci: elasticu e manicu r' aliva. Ma già u patri
    ci fashia u primu fushili ri canna p' abbituallu a ghiri appressu all' armali sarvaggi
    cu ntentu ri pigghialli ri mira. Ma i picciriddhi, cu dhu fushili pi ghiucari ... ci jucavanu.
    Jurnati ammucciati 'n mezz' e pal' 'i ficurinnia, o ne casi vecchi strigati, a fari scattari i fushili
    e a vushiarisi un cu ll' autru ' Mani in alto!'.













         U fushili era un pezzu ri canna tagghiata a 'na sherta manera, chi cuannu si tirava u grillettu fashia un scattu surdu e forti di canna vacanti.
         I picciriddhi si cci addivirtianu, puru picchì nun avianu tant' autri cosi pi ghiucari:
         Carretti fatti chi pali ri ficurinnia, u piripicchiu fattu ca scorcia da nushi, i spati fatti chi rami di l'arvuli, e autri cosi accussi.
         Viri ora!?!?

     

     




    Il quadro 'Luce nella Baia' di Antonino Cammarata




    25.12.2016