L'arcipelago delle isole Egadi,
con il monte Erice, il monte Cofano, e la costa dello Zingaro
a Nord,
è uno dei territori più belli della Sicilia.
Il tempio di Venere sul monte Erice fu per molti secoli
un faro di civiltÃ
per tutti i popoli del mediterraneo.
Scala 1: 67.500 . . . cm 110 x 40
Il modello è utile per programmare battute di pesca in
barca, o escursioni nel vario territorio dell'Agro Ericino.
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50x50x50 Pesa 1.5 Kg
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Caratteristiche:
Diorami in scala di isole e territori caratteristici
della nostra Italia. Sono costruiti in vetroresina e
incollati su compensato di 8mm impermebilizzato e rinforzato,
colorati con colori acrilici. Sui bordi sono segnati
gli indici delle coordinate ortogonali per rintracciare
le località .
Ogni modello è unico e costruito a mano con passione
e precisione.
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del modello.
La spedizione può avvenire preferibilmente per
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In caso di ripensamento, avvisare prima della spedizione.
Periodo preistorico
I fatti che avvennero in tempi assai remoti non si conoscono.
Nell’Odissea (libro IX), Omero fa approdare Ulisse nell'isola delle capre
(Aegades) e descrive i caratteri naturali dell'isola con tale chiarezza
che la somiglianza all'isola attuale riesce perfetta.
Si ritiene che i primi abitatori della Sicilia furono i Feaci (marinai)
e i Lestrìgoni (agricoltori) venuti dall'Epiro via mare. Essi abitarono
a Favignana probabilmente in caverne delle quali si ha traccia in prossimitÃ
di S. Nicola.
La disfatta dei Cartaginesi nella prima guerra punica (264-241 a.C.) lasciò
un ricordo storico a Favignana.
L'anno 250 a.C. il Senato cartaginese all'avviso dell'assedio del Lilibeo
da parte dei Consoli C.A.Regolo e L.M.Vulso e gli sforzi del capitano Imileone
per impedire ai romani l'ingresso in città , spedì soccorso di uomini e
di frumento a mezzo di cinquanta navi al comando di Annibale. Questi diresse
la flotta a Favignana e da questa isola a vele spiegate forzò il blocco
del nemico che assediava il Lilibeo.
Nel 246 a.C. la flotta cartaginese comandata da Annone era appostata presso
l'isola di Hiera (Marettimo) per approfittare del vento e correre su Trapani
per liberare l'esercito di Amilcare Barca bloccato sul monte Erice.
In prossimità di Favignana la flotta cartaginese fu intercettata da quella
romana e distrutta: la prima guerra punica ebbe fine con la pace conclusa
nel 241 a.C. .
Anche nella seconda guerra punica (219-201 a.C.) le acque di Favignana furono
teatro di diverse battaglie e restò celebre il seno di Cala Rossa in Favignana
per il ricovero offerto alle navi romane.
Annibale
Periodo romano
Distrutta Cartagine, la Sicilia divenne Provincia romana e venne oppressa
e sfruttata dai pretori che si succedettero, in special modo da C.Licinio
Verre contro cui M.T.Cicerone, allora questore in Sicilia, fece diverse
orazioni in Senato.
Durante l'impero romano e sotto la dominazione di imperatori tiranni, Favignana
vide le sue prime carceri, le quali erano costituite da un sistema di caverne.
A quell’epoca nessun fabbricato esisteva nell’isola (e non ne esistettero
fino al secolo XVII): i pochi abitanti vivevano nelle grotte come trogloditi.
Periodo saraceno
La caduta dell'impero romano, la venuta dei Vandali (l‘anno 440), dei
Goti e di tutti gli altri barbari, furono seguite dalla venuta dei Saraceni
in Sicilia. Essi erano arabi di origine africana che, venuti nell'isola
ai primi del IX secolo, si resero padroni della Sicilia nell' 878 con la
presa e l'incendio di Siracusa.
Il governo dispotico dei Saraceni condusse presto la Sicilia in miseria
grandissima per la cupidigia degli emiri che la governarono.
A Favignana, in relazione ai ruderi che ancora avanzano, si ritiene che
nella zona della Torretta doveva esservi una torre fabbricata dai Saraceni
per garantire l'isola da invasioni e che alla stessa epoca risalgono le
torri trasformate in seguito a castelli di S.Caterina e di S.Leonardo. Queste
dovevano costituire le difese dei Saraceni e da esse dovette aver origine
lo stemma del Comune di Favignana: tre torri sulla quale poggia un uccello
rapace (il nemico).
I Saraceni furono completamente cacciati dalla Sicilia nel 1090 ad opera
dei Normanni.
Periodo normanno
I Normanni (uomini del Nord) assoggettarono la Sicilia diffondendovi il
feudalesimo.
A Favignana di tale dominazione non si ha alcuna traccia.
Ruggero, re dei Normanni, fece trasformare due delle tre torri in fortezze
(S.Caterina e S.Leonardo). Fece costruire pure la fortezza di S.Giacomo
e non ebbe cura della Torretta divisando l’isola ben difesa.
I Normanni regnarono in Sicilia per 134 anni.
Ruggero I
Gli Svevi
Gli Svevi regnarono in Sicilia dal 1195 fino al 1268, anno in cui l'ultimo
rampollo (Corradino di Svevia) fu decapitato in Piazza del Mercato (oggi
Carmine) a Napoli.
Corradino di Svevia
Gli Angioini
Spenti gli Svevi, il regno fu conquistato dagli Angioini. Il regno di Carlo
d’Angiò non fu che una continua espoliazione per parte dei ferocissimi
soldati provenzali, mandati in Sicilia al comando di baroni francesi. L’isola
era abbandonata all’arbitrio dei suoi governanti che l’oppressero con
tasse e balzelli.
In uno scoglio di Trapani, detto volgarmente "del mal consiglio", si riunirono,
dopo segreti accordi, il trapanese Palmerio Abate, signore di Favignana
e di Carini, Giovanni da Procida, Alaimo da Lentini, signore di Ficarra,
Gualtiero da Caltagirone ed altri pochi magnati dell'isola, per trattare
di abbattere il governo angioino.
Essi intendevano offrire la corona a Pietro III, re di Aragona e marito
di Costanza, figlia di Manfredi, e cioè a quelli che Corradino di Svevia
prima della sua morte aveva indicato come legittimi successori della corona
del Regno di Sicilia.
Il 31 marzo 1282 avvennero i Vespri.
Carlo D'Angiò
Costanza d'Altavilla
Manfredi
Gli Aragonesi
Passato il regno nelle mani di Pietro d'Aragona, Palmerio Abate ebbe confermata
la Signoria di Favignana. Gli succedettero i fratelli Nicolò e Riccardo
Abate. Questi, con privilegio di Pietro d'Aragona dato a Messina il 29 novembre
1341, ebbero concessa, unitamente al dominio di Favignana, la facoltà di
fornire detta isola di due tonnare, chiamando l'una di S.Leonardo e l'altra
di S.Nicolò.
Nel 1590 Favignana veniva assegnata da Filippo II ai baroni Filingeri.
Verso la metà del XVII secolo l'isola apparteneva a Giacomo Brignoni genovese,
e infine la Regia Corte sotto il governo di Filippo III la vendette, l'11
aprile 1640, insieme a Marettimo e Levanzo con le tonnare e la Signoria
del Mare dei Porci per il prezzo di 500 mila scudi a Camillo Pallavicino.
Le isole Egadi per privilegio del re Filippo III in data 22 marzo 1651 furono
erette a Contea sotto il titolo di Favignana.
I Borboni
Nel 1735 l'infante Carlo di Borbone, per l'astuzia della genitrice Elisabetta
Farnese, moglie di Filippo V, si assise sul trono del Regno delle due Sicilie.
Ci è nota la condotta dei regnanti borbonici e le carceri di Favignana
e Marettimo ne sono valide testimonianze.
Nel 1858 furono rinchiusi nel castello di S.Caterina Giovanni Nicotera con
altri componenti della sfortunata spedizione di Sapri capitanata da Carlo
Pisacane.
Guglielmo Pepe, generale dei moti del 1820, fu imprigionato nella fossa
di Marettimo.
Nel 1874 Vincenzo Florio prendeva possesso delle isole Egadi e dei loro
mari acquistandole dal marchese Pallavicino Rusconi. Con tale acquisto non
ebbe che la nuda proprietà di esse e delle tonnare, con esclusione dei castelli
e dei terreni demaniali, essendo stati aboliti i diritti di feudo e le investiture
prima consentite.
I fabbricati a Favignana cominciarono a sorgere con le concessioni enfiteutiche
dei Pallavicino prima e dai Florio dopo, ed essi si svilupparono da principio
nel rione di S.Anna.
Regno delle Due Sicilie