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Dimagrire |
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A- NUTRIENTI
Aa -MacroNutrienti
In ogni alimento possono essere presenti, in proporzioni variabili,
alcune decine di nutrienti indispensabili all'organismo
per il mantenimento della vita, la sua crescita
ed il rinnovamento delle sue strutture. I macronutrienti
sono disponibili negli alimenti in maggior quantità.
Aa1- Carboidrati
I carboidrati sono la fonte energetica principale soprattutto
durante l'attività fisica intensa. Intervengono
nella formazione di acidi nucleici e strutture nervose.
Trasformati in glucosio i carboidrati possono andare
incontro a tre diversi processi metabolici:
-possono essere utilizzati dalle cellule per
produrre energia
-possono essere immagazzinati nelle riserve
epatiche e muscolari sotto forma di glicogeno
-possono essere trasformati in grasso e depositati
come tale, qualora le scorte di glicogeno siano
sature
Sottoforma di glicogeno, tuttavia, le riserve sono abbastanza
limitate, quantificabili nell'ordine di 380-500
grammi. Se tali scorte glucidiche vengono ossidate
liberano circa 2000 Kcal, sufficienti a mala pena
per sostenere il fabbisogno energetico a digiuno
e a riposo per 24-48 ore. Nell'individuo fisicamente
attivo tali riserve si esauriscono con maggiore
rapidità, indicativamente nel giro di 16-20 ore.
I depositi lipidici dell'organismo sono invece molto più abbondanti.
Un individuo in buona forma fisica possiede infatti
circa 12 Kg di massa grassa, che al momento del
bisogno possono liberare fino a circa 100.000 Kcal.
L'organismo "preferisce" accumulare riserve energetiche sottoforma
di lipidi anziché di carboidrati per due motivi:
innanzitutto perché i lipidi sono più energetici
(9 Kcal/g contro le 4 Kcal/g dei glucidi); inoltre
nei depositi adiposi è presente pochissima acqua.
I carboidrati o glucidi li troviamo soprattutto negli amidi,
nei cereali, nel pane, nei legumi, nei frutti, nelle
patate, nel miele, nella farina, nella frutta secca
e nelle marmellate. Essi si dividono in due principali
categorie:
- gli zuccheri o carboidrati semplici (monosaccaridi
e disaccaridi)
- gli amidi o carboidrati complessi (oligosaccaridi
e polisaccaridi)
I carboidrati semplici sono composti da una molecola di zucchero
elementare, da cui il termine monosaccaridi, o dal
legame di due monosaccaridi, che conferisce loro
il termine disaccaridi. Sono carboidrati semplici,
ad esempio: il fruttosio, il glucosio ed il galattosio
(monosaccaridi), ma anche il saccarosio, il lattosio
ed il maltosio (disaccaridi).
I carboidrati, composti da un'unione di 3 - 10 unità di zuccheri
semplici, sono denominati oligosaccaridi.
I carboidrati più complessi, quelli composti da un elevato
numero di unità di monosaccaridi, che possono essere
diverse migliaia, sono denominati polisaccaridi.
Sono carboidrati complessi, appartenenti al gruppo degli
oligosaccaridi:
- le maltodestrine, che sono costituite da
brevi catene di molecole di glucosio, il che
le rende facilmente digeribili ma non così rapidamente
come gli zuccheri semplici; grazie a tale caratteristica,
le maltodestrine assicurano un rilascio di energia
lento e duraturo nel tempo, e sono per questo
molto indicate come integratore da assumere
durante gli allenamenti;
- i frutto-oligosaccaridi (FOS) ed i galatto
oligosaccaridi (GOS), che sono composti da molecole
di fruttosio e galattosio; non essendo completamente
digeribili, questi nutrienti giungono intatti
nella parte finale dell'intestino (colon), dove
sono utili per la selezione dei batteri benefici,
utili all'organismo.
Troviamo invece i polisaccaridi negli alimenti ricchi di
amidi (cereali, patate e molti altri tipi di vegetali).
Gli Zuccheri semplici tendono a creare fluttuazioni improvvise
del livello di glucosio nel sangue (glicemia) -
con l'effetto di far innalzare notevolmente i livelli
di energia per un lasso di tempo limitato, salvo
poi farli abbassare drasticamente.
I carboidrati complessi, (molecole composte da sequenze
concatenate di zuccheri semplici), durante i processi
digestivi vengono demoliti a unità semplici per
poter essere assorbiti. Proprio grazie a questo
meccanismo, i carboidrati complessi forniscono energia
più lentamente, ma per periodi più prolungati, evitando
le sopra indicate fluttuazioni di zuccheri nel sangue.
I carboidrati rappresentano in genere la quota più consistente
della razione alimentare, variando mediamente dal
50% all'80% del totale giornaliero, in base al fabbisogno
e alle esigenze individuali.
Il ruolo primario dei carboidrati, o idrati di carbonio,
è quello di fornire energia all'organismo. Tali
nutrienti rappresentano un substrato energetico
ideale per più ragioni.
1) Innanzitutto perché dal loro metabolismo non
si formano prodotti intermedi o sottoprodotti potenzialmente
dannosi, al contrario di quanto avviene durante
il catabolismo degli altri nutrienti. Da quello
dei lipidi si formano infatti i corpi chetonici
(acidosi), da quello delle proteine l'ammoniaca
(tossica) e da quello dell'alcol l'acetaldeide (anch'essa
nociva per l'organismo).
2) Alcuni tessuti (in primis quello nervoso) utilizzano
il glucosio come fonte elettiva di energia. Solo
in condizioni di digiuno prolungato il cervello
ricorre ai corpi chetonici per soddisfare le proprie
esigenze energetiche.
3) La disponibilità di carboidrati come substrato
energetico consente di risparmiare le proteine corporee.
L'organismo, infatti, è privo di riserve proteiche
da utilizzare a scopo energetico.
Nonostante tutte queste preziose funzioni, i carboidrati
non sono nutrienti essenziali, almeno in senso stretto.
L'organismo, infatti, è in grado di sintetizzare
glucosio da diversi aminoacidi, dall'acido lattico
e dal glicerolo, secondo una via metabolica detta
gluconeogenesi. Tuttavia, una dieta troppo povera
di carboidrati provoca un eccessivo catabolismo
dei grassi e delle proteine tessutali.
La conseguenza di una eccessiva ossidazione lipidica è
l'accumulo in circolo di corpi chetonici. Queste
sostanze sono sintetizzate dagli epatociti a partire
dall'acetil-CoA prodotto dall'ossidazione degli
acidi grassi. In condizioni normali la sintesi di
corpi chetonici è minima ed i piccoli quantitativi
prodotti sono utilizzati a scopo energetico da vari
tessuti, come i muscoli ed il cuore. Quando invece
è in atto un forte catabolismo dei grassi, per esempio
in caso di dieta ipoglucidica o di digiuno prolungato,
i corpi chetonici, prodotti in eccesso, si accumulano
nel sangue (chetonemia) causando acidosi. Tale eccesso
viene eliminato con le urine (chetonuria); tuttavia,
passando nell'urina, i corpi chetonici attirano
molta acqua per osmosi, con conseguente disidratazione
dell'organismo.
Un eccessivo catabolismo delle proteine porta a conseguenze
diverse ma altrettanto gravi: deficit strutturale
e funzionale; formazione di ammoniaca (che dev'essere
convertita in urea dal fegato ed eliminata con le
urine, con conseguente superlavoro epatico e renale);
disidratazione dell'organismo.
ASPARTAME
Il gusto dell'aspartame, descritto come "pulito e dolce"
rivela che il sapore è simile a quello degli zuccheri
naturali; inoltre, alcuni aromi presenti nei cibi
e nelle bevande sono potenziati o prolungati in
presenza di aspartame, soprattutto quelli dei frutti
acidi (come arancia e limone). Questa proprietà
viene sfruttata nei chewing gum, dove gli aromi
possono essere prolungati per un tempo 4 volte superiore.
Il potere edulcorante dell'aspartame è 160-220 volte maggiore
rispetto al saccarosio, mentre l'apporto calorico
è più o meno equivalente (4 Kcal/grammo, come qualunque
proteina). Di conseguenza, bastano pochissime quantità
di aspartame per dolcificare cibi e bevande, con
un notevole risparmio calorico, utile per chi vuole
tenere sotto controllo l'introito energetico della
dieta (bisogna comunque sorridere dinanzi alle tante
persone che al bar ingurgitano in fretta e furia
un paio di paste, dolcificando poi il caffè con
aspartame per risparmiare qualche caloria).
L'aspartame presenta il grosso vantaggio di non alterare
in maniera significativa la glicemia ed è per questo
ben tollerato anche dalle persone diabetiche, che
devono necessariamente ridurre il consumo dello
zucchero tradizionale. Si tratta inoltre di una
sostanza acariogena che, diversamente dal saccorosio,
non provoca carie. Tuttavia, la possibilità di idrolizzare
o ciclizzare a dichetopiperazina se esposto a lungo
ad alte temperature, ne limita alcune applicazioni
(sui dolcificanti a base di aspartame viene riportata
l'avvertenza "non sottoporre a cottura") e lo rende
controindicato in gravidanza ed allattamento (la
dichetopiperazina è tossica per il feto).
Scienziati di tutto il mondo ne hanno accertato la sicurezza
mediante esperimenti su animali ed uomini. Una volta
ingerito, l'aspartame è rapidamente metabolizzato
nei suoi tre componenti: Acido aspartico, Fenilanina
e Metanolo. Questi prodotti del metabolismo sono
stati spesso oggetto di discussione riguardo la
potenziale tossicità. Tuttavia, stiamo parlando
di sostanze normalmente presenti nella dieta, e
solo in casi rari:
Gli individui affetti da fenilchetonuria (malattia genetica
rara in cui non si metabolizza la fenilalanina)
l'uso di aspartame dev'essere limitato. Per tale
motivo i dolcificanti e gli altri prodotti alimentari
o dietetici contenenti aspartame devono riportare
l'avvertenza "contiene una fonte di fenilalanina".
L'aspartame produce circa il 10% di metanolo (una sostanza tossica)
in peso rispetto alla dose ingerita, un valore,
questo, ben al di sotto di quello assunto mediante
il consumo di frutta, verdura e succhi. Tuttavia,
molte delle controversie sulla presunta neurotossicità
dell'aspartame (turbe dell'equilibrio, disturbi
dell'umore, nausea, cefalea, visione indistinta)
riguardano proprio la liberazione di metanolo; i
più a rischio sarebbero i bambini. Sulla base dei
risultati delle ricerche condotte, la dose giornaliera
accettabile (DGA) dall'agenzia JECFA (Joint FAO/WHO
Expert Committee on Food Additives) è di 40mg/kg
di peso corporeo (FAO= Food and Agricolture Organization;
WHO = World Health Organization). Essendo 200 volte
circa più dolce dello zucchero, per una persona
di 60 kg una ADI di 40mg/kg equivale a 480g di saccarosio
giornaliero (il che comporterebbe la precoce comparsa
di svariate malattie metabiliche legate all'obesità
, come iperlipidemia, insulino resistenza, problemi
cardiocircolatori e maggiore suscettibilità ad alcune
forme tumorali). Nei prodotti alimentari, l'aspartame
è spesso indicato con la sigla E951. Negli ultimi
anni, sulla scia delle insistenti ricerche scientifiche
inerenti la presunta tossicità (che a dire il vero
si ripetono, tra conferme e smentite, ormai da moltissimi
anni), l'aspartame è stato sempre più spesso sostituito
da altri dolcificanti artificiali, come il sucralosio.
SUCRALOSIO
Dolcificante non calorico, noto anche come Splenda®
E' circa 600 volte più dolce dello zucchero, quindi ne sono necessarie
quantità minime per dolcificare alimenti e bevande.
Anche se è a base di zucchero, non è riconosciuto dal corpo come
un carboidrato e quindi ha zero calorie. Il sucralosio
non causa problemi ai denti. Il sucralosio non è
utilizzato come sorgente di cibo dai batteri orali
che causano la carie dentaria.
Può essere utilizzato con sicurezza da tutta la famiglia compresi
bambini, donne in gravidanza o in allattamento e
anche persone affette da diabete.
Alimenti e bevande a basso contenuto calorico e dall'ottimo gusto
sono dolcificati con Sucralosio. L'esclusiva combinazione
del suo sapore simile allo zucchero, e il fatto
che il Sucralosio mantenga la sua dolcezza (cioè
non si decomponga), ha consentito una gamma molto
vasta di prodotti a basso contenuto calorico.
Aa2- Proteine
Dal greco "PROTEIOS" (primario).
Le proteine sono alla base della vita stessa: essenziali
per la pelle, per i capelli, per le ossa, producono
ormoni, permettono un ottimale funzionamento del
sistema immunitario e, nel caso degli sportivi,
sono essenziali per la crescita muscolare.
Una carenza della quota proteica, quindi, indurrà uno squilibrio
di tutti gli eventi sopra citati, fondamentali per
la vita e per la crescita. Qualora, infatti, l'apporto
nutrizionale non sia dei migliori, le proteine vengono
sacrificate a scopo energetico e questo avviene
tramite il catabolismo muscolare, che impedirà qualsiasi
aumento di massa muscolare.
Sono sostanze organiche costituite da quattro elementi
principali: Carbonio, azoto, ossigeno ed idrogeno.
Apportano, come per i carboidrati, circa 4 kcal
per grammo e ricoprono un grande numero di funzioni
vitali per l'organismo, come:
- processi plastici: ovvero costruire tutti
i tessuti che sono soggetti a continue demolizioni
e sintesi, primi tra tutti i muscoli;
- processi regolatori: essendo le proteine
precursori di ormoni, neurotrasmettitori, enzimi
ed altre molecole di importanza biologica, ne
regolano la produzione ed il funzionamento nell'organismo;
- processi energetici: l'organismo può trasformare
le proteine in energia attraverso la loro scissione
in aminoacidi e la rimozione della parte azotata,
dando luogo alla loro conversione in glucosio.
Ma in una alimentazione bilanciata questo ruolo
è marginale. Questo processo è invece attivo
durante il digiuno prolungato quando gli aminoacidi
a catena ramificata (leucina, isoleucina, valina)
vengono degradati a scopi energetici o durante
un'attività fisica prolungata e/o molto intensa.
Bruciando un grammo di proteine si sviluppa
un calore medio di 5,65 Kcal. Tuttavia, poiché
il nostro organismo non è in grado di utilizzare
l'azoto in esse contenuto il loro potere energetico
si riduce, e poiché viene assorbito il 92% delle
proteine introdotte con la dieta (il 97% di
quelle animali ed il 78% di quelle vegetali),
ne consegue che le proteine forniscono al nostro
corpo in media 4 Kcal per grammo.
Pur esistendo numerosissimi aminoacidi presenti negli organismi
viventi, soltanto alcuni di essi (circa 20) sono
preposti alla formazione delle proteine. Possiamo
distinguere detti aminoacidi in due gruppi principali:
essenziali e non essenziali, anche se a quest'ultima
categoria si aggiunge un sottogruppo minore, denominato
semi essenziali.
Gli aminoacidi essenziali: fenilalanina, isoleucina, lisina,
leucina, metionina, treonina, triptofano e valina;
sono così denominati perché non possono essere sintetizzati
dall'organismo, pertanto devono comparire in quantità
sufficienti nella razione dietetica quotidiana.
I non-essenziali: arginina, istidina, alanina, acido L-aspartico,
acido L-glutammico, glicina, prolina, serina, asparagina,
glutammina; se non sono presenti, possono essere
sintetizzati attraverso la trasformazione di altri
aminoacidi.
I semi-essenziali: taurina, tirosina e cisteina; tali nutrienti
possono essere sintetizzati dall'organismo a partite
da fenilalanina e metionina, a condizione che questi
aminoacidi precursori vengano forniti in modo appropriato.
Il termine essenziali sta ad indicare l'incapacità dell'organismo
di sintetizzare questi aminoacidi a partire da altri
aminoacidi tramite trasformazioni biochimiche. Questi
aminoacidi devono essere pertanto introdotti con
la dieta. Gli alimenti di origine animale hanno
il profilo aminoacidico migliore perché generalmente
presentano tutti gli aminoacidi essenziali in buone
quantità. A differenza di questi, gli alimenti di
origine vegetali presentano solitamente carenze
di uno o più aminoacidi essenziali. Tuttavia queste
mancanze possono essere superate attraverso giuste
associazioni alimentari ad esempio PASTA e FAGIOLI.
Si parla in questo caso di mutua integrazione perché
gli aminoacidi di cui è carente la pasta vengono
forniti dai fagioli e viceversa.
Le proteine sono soggette ad un continuo processo di demolizione
e sintesi, il turnover proteico, attraverso il quale
l'organismo è in grado di rinnovare continuamente
le proteine logorate sostituendole con nuovo materiale
proteico. Inoltre questo processo permette all'organismo
di rimpiazzare gli aminoacidi utilizzati a scopo
energetico e di depositarne eventualmente di nuovi
per rinforzare determinati tessuti (ad esempio in
seguito ad esercizio fisico). La quota di aminoacidi
che quotidianamente vengono degradati si attesta
mediamente intorno ai 30-40 g/die.
Questa quota viene chiamata quota proteica di logorio e
deve essere introdotta quotidianamente con la dieta
perché il nostro organismo non dispone di riserve
proteiche. Dovrebbero derivare per i 2/3 da prodotti
di origine animale e per 1/3 da prodotti di origine
vegetale.
VALORE BIOLOGICO (VB o BV): rappresenta la quantità di
azoto effettivamente assorbito ed utilizzato al
netto delle perdite urinarie, fecali, cutanee ecc.
Una proteina che possiede un perfetto equilibrio
tra aminoacidi assorbiti e tra amminoacidi ritenuti
ha un valore biologico di 100. La proteina di riferimento
è quella dell'uovo che presenta un VB pari al 100%.
| Fonte proteica |
Valore Biologico |
| UOVA |
100 |
| LATTE |
91 |
| CARNE BOVINA |
80 |
| PESCE |
78 |
| PROTEINE DELLA SOIA |
74 |
| RISO |
59 |
| GRANO |
54 |
| ARACHIDI |
43 |
| FAGIOLI SECCHI |
34 |
| PATATA |
34 |
N.B. la cottura dei cibi diminuisce notevolmente il valore
biologico delle proteine (per esempio dopo la cottura
la carne di pollo ha un VB di 76 e la carne di manzo
addirittura di 50).
Alimenti con maggior contenuto
di proteine
| ALIMENTO |
g proteine/100g |
| SOIA SECCA |
36,9 |
| GRANA |
33,9 |
| BRESAOLA |
32 |
| PINOLI |
31,9 |
| ARACHIDI TOSTATE |
29 |
| PROSCIUTTO CRUDO |
28 |
| SALAME |
27 |
| . . . . |
|
| FAGIOLI SECCHI |
23,6 |
| PETTO DI POLLO |
21,5 |
| BOVINO ADULTO FILETTO |
20,5 |
| MERLUZZO O NASELLO |
17,0 |
Per quanto concerne, invece, un'assunzione proteica alta,
vi è un po' di confusione dovuta alla solita eredità
dataci dai grandi bodybuilder. Questi, grazie all'elevata
sintesi proteica fornita dall'uso sproporzionato
di farmaci, assumono 5 o 6 g di proteine per Kg
corporeo, senza avere gravi conseguenze (anche se
ci sono stati casi di insufficienza renale).
Il semplice sportivo "NATURAL" non può certo arrivare a
tale quantitativo o ridursi ad assumere 0.6 / 0.9g
di proteine senza avere conseguenze negative.
Quindi, una periodizzazione proteica che tenga presente
della disciplina praticata, dello stato di salute,
della quantità di massa muscolare, dell'età, del
lavoro svolto (sforzo fisico o mentale) è la scelta
migliore e senza arrivare ai classici eccessi, sicuramente
deleteri per lo sportivo, si possono assumere 1.4g
di proteine che possono arrivare anche a 3g per
il bodybuilder (in determinati periodi dell'anno)
senza avere problemi. A tal proposito è meglio sfatare
alcuni miti:
- LE DIETE RICCHE DI PROTEINE FANNO MALE
AI RENI.
Gli studi dimostrano che una dieta ricca
di proteine ha dato peggioramenti in persone
che già avevano patologie renali. Non esistono
al momento studi che dimostrano la nocività
di una dieta "iperproteica" su persone sane.
- GLI ATLETI DEVONO ASSUMERE LO STESSO
QUANTITATIVO DI PROTEINE DEI SEDENTARI.
Gli atleti non solo hanno bisogno di più
proteine, ma devono anche aumentare la quota
degli altri macro e micro alimenti. Un atleta,
infatti, oltre a bruciare le calorie per
le normali funzioni fisiologiche del corpo
(metabolismo basale) deve anche allenarsi
e sostenere una massa muscolare maggiore.
è impensabile che un atleta o un sedentario
assumano le stesse percentuali di alimenti
e in particolare di proteine.
- SI POSSONO ASSIMILARE SOLO 30g DI PROTEINE
PER PASTO.
Anche escludendo gli studi contrari, tale
affermazione è troppo generalizzata, ovvero
non tiene conto dell'età, dello sport, del
sesso, della percentuale di massa magra
ecc.
Infatti una persona sedentaria che non pratica
sport e quindi con un metabolismo basale
estremamente lento, potrebbe non assimilare
più di 30g di proteine per pasto, ma una
persona con le caratteristiche opposte alla
precedente, molto probabilmente potrà assumere
30g e più di proteine.
Quindi, è molto superficiale dire che le
persone non assimilano più di 30g di proteine
per pasto!
Inoltre, ricordatevi che una buona quota
proteica abbinata ad un buon programma di
allenamento innescherà una grande risposta
ipertrofica (crescita muscolare).
- TUTTE LE PROTEINE SONO UGUALI.
Troppe volte le proteine vegetali sono paragonate
a quelle animali trascurando le notevoli
differenze che distinguono le une dalle
altre.
Tutti i prodotti lattiero–caseari, la carne,
il pesce (proteine animali), sono detti
cibi completi, poiché contengono tutti gli
aminoacidi essenziali (quelli che il nostro
organismo è incapace di produrre da solo).
Tutti gli amidi (eccetto i semi di soia),
le verdure, la frutta (proteine vegetali)
sono incomplete, in quanto non posseggono
tutti gli aminoacidi essenziali.
Aa3- Grassi
I grassi (lipidi) sono formati da carbonio, idrogeno, ossigeno.
Dal punto di vista nutrizionale si dividono in:
- LIPIDI DI DEPOSITO (98%), con funzione energetica
(trigliceridi)
- LIPIDI CELLULARI (2%), con funzione strutturale
(fosfolipidi, glicolipidi, colesterolo).
Gli acidi grassi, componenti fondamentali dei lipidi, sono molecole
costituite da una catena di atomi di carbonio. La
lunghezza di questa catena è estremamente importante,
in quanto influenza le caratteristiche fisico-chimiche
dell'acido grasso. Mano a mano che si allunga, la
solubilità in acqua diminuisce, ed aumenta, di riflesso,
il punto di fusione (maggiore consistenza).
I trigliceridi derivano dall'unione di una molecola di glicerolo
con tre acidi grassi a loro volta formati da catene
idrocarboniose che vanno da un minimo di 4 ad un
massimo di 20 atomi di carbonio, e rappresentano
la forma di immagazzinamento degli acidi grassi.
Durante i processi energetici il nostro corpo provvede
a scinderne il legame tra glicerolo ed acidi grassi
convogliandoli in due vie metaboliche completamente
differenti. Mentre il glicerolo viene utilizzato
per produrre glucosio, gli acidi grassi liberi vengono
trasportati nel circolo sanguigno in associazione
all'albumina, una proteina plasmatica che li trasporta
fino ai muscoli dove costituiscono il substrato
energetico per i processi ossidativi.
Dal momento che ogni acido grasso è formato da una catena carboniosa
idrofoba che termina con un gruppo carbossilico
(idrofilo), quando vengono posti in acqua tendono
a formare delle micelle, strutture sferiche con
un guscio idrofilo, costituito dalle teste carbossiliche,
e con un cuore lipofilo, che si assemblano per "proteggersi"
dall'acqua. Questa caratteristica condiziona pesantemente
l'intero processo digestivo dei lipidi.
Gli acidi grassi saturi sono presenti prevalentemente nei grassi
di origine animale (burro, lardo, strutto ecc.).
Gli insaturi e polinsaturi sono contenuti soprattutto
in Oli vegetali (olio di oliva, di soia, di girasole
eccetera). Una dieta con prevalenza di grassi insaturi
e polinsaturi è più leggera e più digeribile. In
generale i grassi alimentari vengono scissi nell'intestino
e vengono poi assorbiti dall'epitelio intestinale.
Sotto forma di minuscole gocce passano in seguito
nei vasi linfatici e nel sangue, quindi vanno a
fissarsi nei depositi di adipe dell'organismo o
nel fegato, dove vengono deidrogenati (ovvero viene
tolto l'idrogeno) per essere meglio utilizzabili.
La combustione dei grassi consiste in una serie
di ossidazioni che spezzano la molecola dell'acido
grasso fino a ridurla ad anidride carbonica e acqua.
CLASSIFICAZIONE DEGLI ACIDI GRASSI
ACIDI GRASSI
SATURI |
sono privi di doppi legami
ed hanno quindi il massimo numero di atomi
di idrogeno. Si trovano principalmente nei
prodotti di origine animale (uova, latte
e derivati) ma anche in alimenti di origine
vegetale (olio di cocco e di palma).
L'apporto giornaliero consigliato di acidi grassi saturi deve
essere inferiore al 10% (7-10%) delle calorie
totali. I cibi a più alto contenuto in acidi
grassi saturi sono:
- Oli tropicali (palma e cocco)
- Burro di cacao
- Strutto
- Burro e formaggi grassi
- Oli idrogenati
Nel nostro organismo hanno una funzione soprattutto energetica,
e se consumati in eccesso tendono ad aumentare
i livelli di colesterolo. Sono solidi a
temperatura ambiente e sono consigliati
per cuocere i cibi ad alte temperature (come
la frittura), al posto degli usatissimi
oli di semi "sconsigliatissimi", tranne
l'olio d'oliva.
La regola generale è ormai nota a molti: un eccesso di grassi
saturi nella dieta corrisponde ad un maggior
rischio di sviluppare tutta una serie di
patologie tra cui spiccano patologie cardiovascolari
e alcuni tipi di tumore. Al contrario una
dieta ricca di acidi grassi insaturi come
quella mediterranea ha una lunga serie di
effetti benefici per tutto l'organismo.
GLI MCT, GRASSI SATURI MA BUONI!
I trigliceridi a catena media (MCT, Medium Chain Triglicerides)
sono trigliceridi formati da acidi grassi
a catena media. Sono quindi grassi saturi,
ma presentano molte differenze rispetto
a quelli a catena lunga, infatti:
- non innalzano il livello di colesterolo
LDL nel sangue;
- non necessitano di scissione tramite
idrolisi per essere assimilati, ma possono
essere assorbiti direttamente dalla
mucosa intestinale
- possono essere utilizzati dai mitocondri
per produrre energia senza che sia necessaria
la carnitina, con un processo più efficiente.
In pratica, gli MCT vengono digeriti e utilizzati dall'organismo
in modo simile ai carboidrati, ma apportano
una energia più che doppia. Questa caratteristica
li rende utili per alimentare quei pazienti
con gravi disturbi digestivi, come il mancato
assorbimento dei grassi a livello intestinale.
I trigliceridi a catena media sono presenti
nell'olio di guscio di palma e nell'olio
di cocco, nelle mandorle e nel burro.
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ACIDI GRASSI
INSATURI |
contengono uno (mono)
o più (poli) doppi legami tra gli atomi
di carbonio e quelli di idrogeno.
I nutrizionisti spesso si battono contro
i "fast food" ed hanno ragione! Diversi
studi dimostrano come gli oli insaturi portati
ad alte temperature producono sostanze tossiche
addirittura peggiori dei grassi saturi.
Inoltre bollire più volte l'olio, come succede nei fast food,
comporta un ulteriore aumento delle tossine
totali, insomma crediamo di mangiare del
cibo ed in realtà mangiamo del veleno!
Le tossine determinano un aumento del grasso corporeo perché
interagiscono con l'attività degli ormoni
coinvolti nell'ossidazione dei grassi e
non solo.
Un gruppo di topi è stato messo a contatto con un pesticida;
sebbene l'apporto energetico sia stato dimezzato
durante tutto il periodo di contatto con
il pesticida, al termine dell'esperimento
i topi presentavano una percentuale di grasso
corporeo maggiore.
Un ulteriore motivo per convincersi di stare alla larga il più
possibile da fast food e prodotti alimentari
di importazione, specie se provenienti da
Paesi in via di sviluppo.
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ACIDI GRASSI
MONOINSATURI |
Sono presenti soprattutto
nell'olio di oliva e nella frutta secca.
un olio ricco di grassi monoinsaturi è liquido a temperatura
ambiente, è più fluido di quelli in cui
prevalgono i grassi saturi, ma presenta
un punto di fusione superiore rispetto ai
cibi ricchi di polinsaturi (che solidificano
a temperature più basse).
In natura, i grassi monoinsaturi più comuni sono:
- l'acido oleico è senza dubbio
il più importante e conosciuto acido
grasso monoinsaturo. L'elevata stabilità
si traduce in un'alta resistenza al
calore e all'ossidazione. Migliora la
conservabilità degli alimenti, li preserva
dall'irrancidimento e li rende particolarmente
adatti alla frittura. Il costante miglioramento
genetico delle coltivazioni di piante
oleaginose mira ad aumentare il loro
contenuto in acido oleico. Un alimento
particolarmente ricco di questo prezioso
nutriente è l'olio di oliva, che lo
contiene in percentuali variabili dal
59 all'80%. Ottime concentrazioni di
acido oleico si registrano anche nelle
mandorle, nelle nocciole, nelle arachidi,
nei pistacchi e nei rispettivi oli.
Un'alimentazione ricca di acido oleico favorisce il mantenimento
della normale fluidità del sangue e
riduce la quota di colesterolo associata
alle lipoproteine a bassa densità (LDL
o colesterolo cattivo), mentre non ha
effetto importante sul livello di trigliceridi
e sul colesterolo associato a lipoproteine
ad alta densità (che tende eventualmente
ad aumentare). Questo non significa
che tanto più olio di oliva si consuma
e tanto più si guadagna in salute, ma
semplicemente che occorre preferirlo
ai lipidi animali, contenuti nel burro,
nello strutto e nel lardo, e a quelli
idrogenati delle margarine.
- l'acido erucico , al contrario
dell'oleico, fa parte degli acidi grassi
monoinsaturi "indesiderabili" (almeno
nel settore alimentare e salutistico).
Se consumato in elevate quantità (la
legge impone che gli oli alimentari
e le margarine lo contengano in misura
inferiore al 5%) ha ripercussioni negative
sulla crescita, sul fegato e sul cuore.
Oggi abbiamo a disposizione oli di colza
("canola") a bassissimo contenuto di
acido erucico, prima usato come lubrificante.
- l'acido palmitoleico non
è amico della salute umana, in quanto
si comporta esattamente come un acido
grasso saturo. Se comparata ad una dieta
ricca di acido oleico, un'alimentazione
ricca di acido palmitoleico tende ad
aumentare il colesterolo cattivo LDL
e a diminuire quello buono HDL. L'acido
palmitoleico si trova in diversi alimenti
ed abbonda in particolare nell'olio
di Macadamia (Macadamia integrifolia)
e in quello di olivello spinoso (Hippophae
rhamnoides).
|
ACIDI GRASSI
POLINSATURI |
contengono più di due legami fra gli atomi
di carbonio.
Due acidi grassi insaturi, l'acido linoleico (un acido
6 omega) e l'acido linolenico (un
acido 3 omega) sono indispensabili per la
produzione di energia, per la formazione
delle membrane cellulari, per il trasferimento
dell'ossigeno dall'aria al sangue; per la
sintesi di emoglobina, per la funzione delle
prostaglandine, per il corretto equilibrio
ormonale, per la produzione ormonale (ad
esempio del testosterone), per la protezione
da infarto trombotico.
Il loro fabbisogno è di 9 a 18 gr al giorno per l'acido linoleico
(omega 6), per l'acido linolenico (omega
3) è da 2 a 9 grammi al giorno.
La carenza di questi acidi produce astenia, pelle secca, deficit
immunitario, ritardo della crescita, sterilità.
Gli acidi omega-3 aiutano persino a difendere
il cervello dai disturbi da deficit di attenzione
: assumere 2,5 grammi di Omega-3 al giorno
(ad es. un etto di acciughe) migliora il
funzionamento dei neurotrasmettitori, la
comunicazione tra le cellule del cervello
e soprattutto aumenta la concentrazione.
I grassi omega-3 si trovano nei pesci grassi, come il salmone,
lo sgombro, le sarde, le acciughe, olio
di fegato di merluzzo.
Quelli omega-6 in oli quali: l'olio di lino spremuto a freddo,
l'olio di mais, di soia e di girasole, di
colza "canola" (il migliore per un buon
equilibrio di omega 3 e omega 6). E pure
nei germi di grano, nei semi, nel latte
materno e nella Borragine (Borrago officinalis).
Queste preziosissime sostanze rappresentano quindi un presidio
terapeutico di massima importanza, in quanto
carenze di acidi grassi polinsaturi portano
profonde alterazioni biologiche in diversi
organi e tessuti: come ad esempio l'alterazione
della cute con desquamazione, turbe dell'accrescimento
e della riproduzione.
Sono difficili da conservare perché si ossidano facilmente e
si degradano nella lavorazione a caldo dei
cibi. Sono distrutti quando i grassi vengono
idrogenati (produzione di margarine).
In particolare:
- Evitano l'accumulo dei grassi più
pericolosi, trigliceridi e colesterolo,
sulle pareti arteriose, bloccando l'indurimento
dei vasi.
- Proteggono il sistema cardiovascolare:
il sangue, reso più fluido dall'assenza
dei grassi cattivi, circola meglio,
facendo funzionare bene il cuore e allontanando
il rischio di malattie coronariche,
ipertensione, arterosclerosi e trombosi.
Spicchi d'aglio (600-900 mg) possono
aiutare ad abbassare la pressione di
8,4 punti la pressione sistolica (la
massima) e di 7,3 punti la diastolica
(la minima).
- Attenuano le reazioni infiammatorie
quali, asma ed artrite reumatoide.
- Favoriscono la vitalità delle cellule
del sistema nervoso centrale, con funzioni
antidepressive. Un apporto abbondante
aumenta i livelli di serotonina e dopamina,
i cosiddetti ormoni del buonumore.
- Aumentano le difese immunitarie
e rafforzano le difese della pelle
- Utili nella terapia dell'artrite
e di altri disturbi infiammatori.
- Coadiuvanti nella cura della psoriasi
e di altre patologie cutanee.
- Anticancerogeni.
- Agiscono sul microcircolo (utile
per cellulite ed edemi).
- Produzione di ormoni.
- Facilitazione nella risposta immunitaria
e antinfiammatoria in caso di ferite
e infezioni.
- tutela dell'attività articolare
e dai problemi attinenti agli apparati
ossei.
- L'acido arachidonico (omega-6),
L'EPA ed il DHA (omega-3) sono operanti
nella membrana fosfolipidica dei linfociti,
nuclei che danno la risposta immunitaria
del corpo umano, e sono responsabili
della messa in funzione delle diverse
fasi della risposta immunitaria.
|
ACIDI GRASSI
ESSENZIALI (AGE) |
Conosciuti
anche come vitamina F o AGE, gli Acidi Grassi
Essenziali, in senso stretto, sono due e
vengono chiamati acido linoleico (capostipite
degli ω6) e acido α-linolenico (capostipite
degli ω3). Dal momento che il nostro corpo
non è in grado di sintetizzarli autonomamente,
occorre introdurli con la dieta nelle giuste
quantità. A partire da queste due molecole
lipidiche l'organismo è invece in grado
di produrre altri acidi grassi, appartenenti
alla serie omega-6 o omega-3.
Generalmente gli acidi grassi essenziali sono maggiormente presenti
nei pesci pescati rispetto a quelli di allevamento.
Mentre questi ultimi sono spesso "forzati"
a crescere con mangimi ricchi di grassi
saturi, i pesci selvatici si nutrono di
fitoplancton (alghe ricche di EPA e DHA,
i due più importanti derivati dell'acido
alfa-linolenico), accumulando più omega-3
nelle loro carni.
Gli acidi grassi essenziali giocano un ruolo fondamentale in
diversi tessuti ed entrano nella costituzione
di tutte le membrane cellulari. Inoltre
possono dar luogo alla formazione di un
gruppo di sostanze, dette eicosanoidi, capaci
di modulare numerose reazioni cellulari
(per questo sono conosciuti anche come bioregolatori
o "superormoni").
Funzioni principali degli acidi grassi della serie omega-6
- riducono la concentrazione di colesterolo
nel sangue, abbassando sia la frazione
"cattiva" (LDL) che quella buona (HDL);
- possiedono una bassa efficacia nel
ridurre i livelli plasmatici di trigliceridi
(modesta azione ipotrigliceridemizzante).
- Se presenti in eccesso rispetto
agli omega-3 sono tuttavia responsabili
di una serie di effetti negativi (aumentano
le reazioni allergiche e infiammatorie,
la pressione sanguigna, l'aggregazione
piastrinica e, di conseguenza, il rischio
cardiovascolare), in quanto precursori
di eicosanoidi buoni ma anche di eicosanoidi
cattivi.
Funzioni principali degli acidi grassi della serie omega-3
- abbassano i livelli plasmatici di
trigliceridi, interferendo con la loro
incorporazione nelle VLDL a livello
epatico;
- possiedono una bassa efficacia nel
ridurre i livelli di colesterolo totale
nel sangue (modesta azione ipocolesterolemizzante);
- aumentano leggermente la concentrazione
di colesterolo HDL (buono);
- sono precursori di eicosanoidi "buoni"
che diminuiscono l'aggregabilità delle
piastrine, aumentando la fluidità ematica
e riducendo significativamente il rischio
di malattie coronariche.
- Gli omega-3 hanno quindi un'azione
antiaterogena, antinfiammatoria e antitrombotica.
Mode a parte, gli acidi grassi essenziali sono dunque fondamentali
per la dieta umana e per la lotta alle patologie
cardiovascolari. Alcune attività, come lo
stimolo positivo sullo sviluppo embrionale
e sull'accrescimento del bambino, sono sinergiche
ma per molti versi omega-3 ed omega-6 esplicano
attività differenti. Tali effetti sono mediati
dagli eicosanoidi di cui sono precursori.
Un acido grasso ω-3 non può essere trasformato in un acido grasso
ω-6 e viceversa. Tuttavia acido linoleico
ed alfa-linolenico utilizzano lo stesso
sistema enzimatico per dare origine ai derivati
delle rispettive famiglie (ω-6 e ω-3). A
causa di questa competizione, un'eccessiva
assunzione di omega-6 interferisce con la
formazione degli omega-3 e viceversa. Anche
per questo motivo è molto importante assumere
gli acidi grassi essenziali nelle giuste
proporzioni. Negli ultimi anni questo rapporto
si è notevolmente sbilanciato a favore degli
ω-6, a fronte di una dieta sempre più povera
di pesce e ricca di oli vegetali. Tutto
ciò a discapito della nostra salute, poiché
l'eccesso di omega-6 e la carenza di omega-3
aumenta gli eicosanoidi "cattivi". Di per
sé, quindi, gli omega-6 non sono dannosi
per la salute umana ma, pur esercitando
numerose funzioni essenziali, possono diventarlo
quando vengono consumati in eccesso rispetto
agli omega-tre.
Il rapporto omega-3/omega-6, che nella dieta dei nostri antichi
predecessori era di 1:1, attualmente si
colloca intorno a 1:10, quando dovrebbe
essere ricondotto, secondo le vedute più
moderne, tra 1:2 e 1:4.
Da questa premessa nasce la raccomandazione di consumare almeno
due o tre porzioni settimanali di pesce.
|
ALIMENTO (100 g) |
ω-3
totali (g) |
ω-6
totali (g) |
| Olio di salmone |
35,311 |
1,543 |
Olio di fegato
di merluzzo |
19,736 |
0,935 |
| Olio di sardine |
24,093 |
2,014 |
| Caviale |
6,789 |
0,081 |
| Sgombro |
2,670 |
0,219 |
Salmone coho
(selvatico) |
1,474 |
0,206 |
Salmone> coho
(allevamento) |
1,281 |
0,349 |
| Acciuga o alice |
1,478 |
0,097 |
| Tonno |
1,298 |
0,053 |
| Aringa |
1,729 |
0,130 |
| Semi di lino
|
22,813 |
5,911 |
| Olio di semi di
lino |
53,304 |
12,701 |
| Olio di noce |
10,040 |
52,890 |
| Noci secche |
2,006 |
33,070 |
| Mandorle secche |
0 |
12,648 |
| Arachidi |
0,170 |
10,535 |
| Pistacchi secchi
salati |
0,263 |
13,636 |
| Lecitina di soia |
5,135 |
40,178 |
| Olio di oliva
|
0,761 |
9,763 |
|
ACIDI GRASSI
IDROGENATI |
Gli
acidi grassi idrogenati contenuti nella
margarina, aumenta il rischio di sviluppare
patologie cardiovascolari ed alcune forme
tumorali.
- normalmente gli acidi grassi di
origine vegetale sono liquidi a temperatura
ambiente. La margarina è infatti un
grasso che non esiste in natura ma deriva
da un mix di oli vegetali (di qualità
scadente e con valore alimentare molto
basso) e grassi animali lavorati tramite
processi industriali.
- il processo di idrogenazione inattiva
alcune sostanze positive per l'organismo.
Queste modificazioni biochimiche vengono
riconosciute come estranee dal nostro
organismo che tende ad accumulare questi
grassi sottoforma di lipoproteine a
bassa densità, il famoso LDL o colesterolo
cattivo.
- Recenti studi hanno dimostrato che
la margarina, a differenza del burro,
non solo aumenta il cosiddetto colesterolo
cattivo, ma diminuisce al contempo quello
buono, con effetti altamente deleteri
sulla nostra salute.
- preferire il burro, facendo attenzione
alla sua qualità e provenienza e, naturalmente,
senza esagerare con le quantità. Dal
punto di vista energetico entrambi gli
alimenti hanno lo stesso potere calorico.
La margarina 100% origine vegetale è
priva di colesterolo e spesso questa
caratteristica viene ben pubblicizzata
sulla confezione, quasi come si trattasse
di un alimento salutare.
- la margarina si trova in un sacco
di alimenti preconfezionati quali pastine,
biscotti e simili, si consiglia pertanto
di limitare anche l'assunzione di questi
cibi e di leggere attentamente le etichette
nutrizionali al momento dell'acquisto.
|
Aa4- La Fibra
La fibra alimentare è data da residui di cellule vegetali resistenti
all'idrolisi degli enzimi digestivi e all'assorbimento.
Queste sostanze possono essere fermentate dalla
flora batterica del colon, con produzione di metano,
anidride carbonica, acqua e acidi grassi volatili
(acido acetico, propionico e butirrico).
La fibra alimentare si divide i due grandi classi: la fibra solubile
e la fibra insolubile.
LA FIBRA SOLUBILE, fermentabile, ha proprietà chelanti, ovvero
tende a formare un composto gelatinoso all'interno
del lume intestinale; questo gel che si viene a
formare aumenta la viscosità del contenuto con conseguente
rallentamento dello svuotamento intestinale. Tuttavia
le sue proprietà chelanti fanno sì che essa interferisca
con l'assorbimento di alcuni macronutrienti (glucidi
e lipidi) riducendo i livelli di colesterolo nel
sangue e diminuendo il rischio di malattie cardiovascolari.
FIBRE SOLUBILI: pectine, gomme, mucillaggini, galattomannani
ALIMENTI: legumi e frutta
FUNZIONI: (formazione di gel)
Rallentano i tempi di svuotamento gastrico (> senso
di sazietà);
Rallentano/riducono l'assorbimento di glucidi e
colesterolo.
LA FIBRA INSOLUBILE, non fermentabile, assorbe rilevanti quantità
acqua aumentando il volume delle feci, che si fanno
abbondanti, poltacee e più morbide. Questo permette
di stimolare la velocità di transito nel lume intestinale
e, di conseguenza, diminuire l'assorbimento dei
nutrienti. Questo spiega perché la fibra solubile
abbia, al contrario di quella insolubile, più azione
costipante che lassativa.
FIBRE INSOLUBILI: cellulosa, emicellulosa, lignina
(non è un carboidrato)
ALIMENTI: cereali integrali, verdura
FUNZIONI: (trattengono acqua)
aumentano la massa fecale;
accelerano il transito intestinale;
Riducono i tempi di contatto con sostanze nocive
o tossiche.
Alimenti con un contenuto maggiore
di fibra totale
(per 100 g. di parte edibile)
|
Alimenti |
Contenuto
di fibra totale
(g/100 g) |
| Crusca di frumento |
42,40 |
| Fave, secche |
21,10 |
| Fagioli cannellini, secchi, crudi |
17,60 |
| Fagioli, secchi, crudi |
17,50 |
| Fagioli borlotti, secchi, crudi |
17,30 |
| Piselli, secchi |
15,70 |
| Pop corn |
15,10 |
| Farina, segale |
14,30 |
| Passiflora |
13,90 |
| Lenticchie, secche, crude |
13,80 |
| Ceci, secchi, crudi |
13,60 |
| Fagioli dall'occhio, secchi |
12,70 |
| Mandorle, solci, secche |
12,70 |
| Soia, secca |
11,90 |
| Farina, soia |
11,20 |
| Arachidi, tostate |
10,90 |
| Pistacchi |
10,60 |
| Frumento, duro |
9,80 |
| Frumento, tenero |
9,70 |
| Noci pecan |
9,40 |
| Orzo perlato |
9,20 |
| Datteri, secchi |
8,70 |
| Farina, frumento integrale |
8,40 |
| Tartufo, nero |
8,40 |
| Prugne, secche |
8,40 |
| Fiocchi d'avena |
8,30 |
| Lenticchie, secche, bollite |
8,30 |
| Nocciole, secche |
8,10 |
| Cioccolato, fondente |
8,00 |
| Carciofi, bolliti |
7,90 |
| Fagioli, secchi, bolliti |
7,80 |
| Fagioli cannellini, secchi, bolliti |
7,80 |
| Farina, avena |
7,60 |
| Lamponi |
7,40 |
| Fave, secche, sgusciate |
7,00 |
| Fagioli borlotti, secchi, bolliti |
6,90 |
| Lievito di birra, compresso |
6,90 |
| Farro |
6,80 |
| Pane, tipo integrale |
6,50 |
| Muesli |
6,40 |
| Piselli, freschi, saltati in padella |
6,40 |
| Piselli, freschi, crudi |
6,30 |
| Noci, secche |
6,20 |
| Biscotti, integrali |
6,00 |
| Grano saraceno |
6,00 |
| Fave, fresche, saltate in padella |
5,90 |
| Mele cotogne |
5,90 |
| Ceci, secchi, bolliti |
5,80 |
| Ceci, in scatola, scolati |
5,70 |
| Fagioli borlotti, in scatola, scolati |
5,50 |
Benefici del
regolare consumo di alimenti ricchi di fibre
1. trascinamento durante il transito intestinale
dei cibi, con riduzione di fermentazioni indesiderate.
2. rallentamento del tempo di transito gastrico,
con riduzione della velocità di assorbimento
degli zuccheri assunti insieme alla fibra indice
glicemico ridotto).
3. aumento della massa fecale, che facilita
le funzioni di eliminazione (cellulosa).
4. aumento dell'indice di sazietà degli alimenti.
5. riduzione dei livelli di colesterolo (in
particolare per la pectina e le fibre solubili).
6. riduzione delle sostanze cancerogene e mutagene
(e dei metalli pesanti) all'interno del tratto
intestinale.
7. arricchimento della flora intestinale con
microrganismi utili.
8. irrobustimento della parete dell'intero tratto
digerente, con prevenzione della diverticolosi
(degenerazione della parete intestinale).
9. prevenzione del cancro del colon e dell'ulcera
gastrica.
10. riduzione dell'assimilazione delle calorie
ingerite (a parità di assunzione) a causa "dell'intrappolamento"
delle calorie stesse nelle strutture fibrose.
Razione giornaliera raccomandata: circa 20-35 g al giorno (con un rapporto
3/1 tra fibre insolubili e solubili in acqua); per
il bambino 5 g al giorno più 1 g moltiplicato per
l'età.
Troppa fibra apporta un eccesso di acido fitico, una sostanza che ostacola
l'assorbimento di alcuni minerali tra cui il calcio,
il selenio, il ferro e lo zinco.
La parte esterna del chicco, che viene normalmente asportata durante
la raffinazione, è la più esposta alle sostanze
chimiche utilizzate in agricoltura. Per questo motivo
è bene accertarsi della provenienza dell'alimento
integrale acquistato, onde evitare l'introduzione
di sostanze dannose per il nostro organismo.
Aa5- L' Acqua
Perché è importante bere il Nutriente Acqua.
Bere in maniera adeguata:
- favorisce l'eliminazione delle sostanze
di rifiuto dall'organismo in quanto aumenta
l'escrezione di urina e sudore.
- Favorisce lo sviluppo muscolare in soggetti
che pratichino attività fisica in quanto: a)
il 75% della massa muscolare è costituita da
acqua; b) l'acqua antagonizza gli effetti catabolici
del cortisolo. Se l'attività fisica è prolungata
le ghiandole surrenali aumentano la produzione
di cortisolo. Il cortisolo è un ormone che ha
un effetto catabolico sul tessuto muscolare,
cioè tende a "disgregarlo" per produrre energia.
L'acqua contrasta tale attività catabolica.
- Ha un effetto "estetico" in quanto l'acqua
conferisce forma e rigidità ai tessuti.
- Consente di mantenere adeguatamente umide
le superfici di: naso, occhi, orecchie.
- Favorisce una adeguata lubrificazione delle
articolazioni tramite la produzione di liquido
sinoviale
Che cosa bere.
- Le bibite zuccherate vanno limitate o evitate.
Innalzano bruscamente la glicemia, determinano
una riduzione del senso di fame (solo momentanea),
ciò, soprattutto nei bambini, favorisce una
cattiva alimentazione. Il bimbo consuma bibite
zuccherate durante il pasto (o immediatamente
prima), ciò determina un rapido innalzamento
della glicemia che causa sensazione di sazietà.
Il bambino smette di mangiare ma la sensazione
di fame ritorna entro poche ore (prima di tre
ore dalla fine del pasto). Il bimbo, generalmente,
reagisce alla recidiva sensazione di fame consumando
"cibi spazzatura" (es. merendine, biscotti)
che favoriscono sovrappeso ed obesità. Studi
scientifici hanno rilevato che il consumo di
bevande zuccherate è associato ad un incremento
del peso corporeo.
- Il consumo di un bicchiere di acqua tiepida
al mattino favorisce la peristalsi intestinale
e quindi l'evacuazione (contrastando la stitichezza).
- Il consumo di acqua fredda durante i pasti
può causare problemi digestivi durante i pasti,
dolori e crampi allo stomaco lontano dai pasti.
è buona norma, pertanto, consumare acqua a temperatura
ambiente anche d'estate.
Quanta acqua bere al giorno.
- La quantità di acqua da consumare al giorno
è compresa tra 1200 ml (6 bicchieri da acqua)
e 2000 ml (10 bicchieri da acqua). Il consumo
medio di 1500 - 1600 ml può essere ottenuto
consumando: un bicchiere di acqua a colazione,
due bicchieri di acqua a pranzo, due bicchieri
di acqua a cena e mezzo litro di acqua lontano
dai pasti.
- Il consumo di acqua, indicato al punto precedente,
aumenta:
- se si svolge attività fisica. L'attività
fisica genera calore, per prevenire un innalzamento
eccessivo della temperatura corporea l'organismo
incrementa l'escrezione di sudore. Il sudore,
evaporando, sottrae calore al corpo surriscaldato
(l'evaporazione di un grammo di sudore dalla
superficie della cute sottrae al corpo 0,6
calorie).
- In alta quota. Ad altitudini superiori
a 2500 metri aumentano l'escrezione di urina
e la frequenza respiratoria con conseguente
incremento delle perdite di acqua da parte
dell'organismo (nell'acqua espirata è contenuto
vapor acqueo, normalmente, ogni giorno,
tra 250 ml e 350 ml di acqua sono eliminati
attraverso questa via).
- In tutte le occasioni in cui si ha un
incremento della sudorazione, oltre all'attività
fisica: stati febbrili e climi particolarmente
caldi.
- Nel caso di perdite idriche dovute a
diarrea o vomito.
- Durante la gravidanza e l'allattamento.
Per le donne gravide è indicato un consumo
giornaliero di acqua di 2100 ml al giorno,
per quelle che allattano un consumo di 3100
ml al giorno.
Si sottolinea con enfasi l'importanza dell'acqua in una sana
alimentazione.
Bere molto (4- 5 Litri in assenza di attività fisica o particolari
condizioni climatiche) è utile per "stare bene"
o "dimagrire"?
- No, un bicchiere d'acqua non apporta energia,
ma nemmeno brucia calorie aumentando il metabolismo
corporeo, come fanno invece alimenti nervini
quali tè e caffè.
- Sforzarsi a bere di più durante i pasti,
"spegne il fuoco con cui bruciano gli alimenti":
rallenta e compromette la digestione, diluendo
eccessivamente i succhi digestivi e può addirittura
rivelarsi pratica pericolosa per la salute.
- L'acqua assorbita a livello intestinale,
finisce nel sangue, regolandone il volume; se
beviamo troppo, quindi, aumenta il volume del
plasma e con esso la pressione arteriosa.
- L'eccessiva diluizione degli elettroliti,
in particolare del sodio (lo tenga ben presente
chi ama le acque che ne sono povere), può essere
assai pericolosa ed addirittura letale nei casi
estremi.
Bere acqua aiuta a dimagrire?
- Se l'acqua viene bevuta al posto di alcolici,
succhi di frutta, bevande dolcificate ecc.,
il minor introito calorico non può che giovare
al dimagrimento.
- Nelle persone che bevono poco, e sono davvero
molte, può capitare che un bisogno di acqua
venga confuso con un bisogno di cibo, dal momento
che gli alimenti contengono una certa percentuale
di acqua (prossima all'80-90% nella maggior
parte della verdura e della frutta fresca).
- Bere acqua gelida, in teoria può aiutare
a perdere qualche caloria in più, ma si tratta
ovviamente di una pratica assai pericolosa e
sconsigliata.
- Bere uno o due bicchieri di acqua prima
dei pasti contribuisce a stimolare il senso
di sazietà , diminuendo la quota di cibo ingerita.
Bere poco fa ingrassare?
- In verità il tessuto adiposo è assai povero
di acqua, che abbonda invece in quello muscolare;
non a caso, i soggetti obesi hanno una percentuale
di acqua corporea inferiore a quelli magri.
Anche la sintesi di glicogeno, al contrario
della lipogenesi, richiede notevoli quantità
di acqua, dal momento che ogni grammo di questo
polisaccaride ne lega a sé quasi 3 grammi.
- Negli sportivi impegnati in sport di resistenza,
la carenza di acqua favorisce il catabolismo
muscolare, con inevitabile diminuzione del metabolismo
(il cortisolo, ormone dello stress, ha attività
antidiuretica e la sua secrezione aumenta in
carenza d'acqua; nel contempo la disidratazione
riduce la secrezione di testosterone).
- Una corretta assunzione di acqua, inoltre,
favorisce l'eliminazione delle tossine dall'organismo,
che in virtù della loro lipofilia tendono ad
accumularsi nel tessuto adiposo. Un eccesso
di tossine in circolo per ridotta assunzione
di acqua, potrebbe quindi avere un effetto ingrassante,
oltre che decisamente poco salutare.
- Anche se il nostro organismo possiede meccanismi
estremamente efficaci per regolare le perdite
idriche in funzione delle entrare, bere nelle
giuste quantità è molto importante. Più che
farlo nella speranza di dimagrire, quindi, ha
più senso bere per star bene ed evitare tutte
le spiacevoli conseguenze della disidratazione.
Acqua minerale o potabile?
La caratteristica più importante dell'acqua minerale è la totale
assenza di trattamenti di disinfezione. Un'acqua
minerale può essere considerata di qualità migliore
dell'acqua potabile, anche se, in entrambi i casi,
le acque devono risultare batteriologicamente pure.
L'acqua di rubinetto può essere addirittura migliore
dell'acqua in bottiglia, visti i controlli più rigorosi
e frequenti previsti dalla legislatura italiana.
Il cloro viene aggiunto all'acqua potabile per impedire lo sviluppo
batterico mentre fluisce attraverso le tubature.
Tuttavia, proprio a causa del passaggio nei condotti,
non si può escludere la dissoluzione di piccole
particelle di piombo e di altri metalli in quantità
tutto sommato irrisorie; tale aspetto non crea grossi
problemi all'organismo, nonostante la notevole tossicità
di questi elementi. E' comunque importante proteggere
i bambini più piccoli, limitando l'impiego di acque
potabili durante i primi anni di vita. Cloro e metalli
pesanti conferiscono all'acqua potabile un sapore
sgradevole o comunque peggiore rispetto alle acque
minerali. Ed è questo un ulteriore motivo che spinge
il consumatore a preferire le acqua in bottiglia.
E' difficile dare un giudizio equo per i due tipi di acqua. I
fattori che entrano in gioco sono infatti numerosi.
Anche l'acqua di rubinetto può sgorgare da falde acquifere
sotterranee, così come l'acqua in bottiglia può
essere di falda; ne consegue che la qualità all'origine
non è sempre migliore per le acque minerali. La
variabilità territoriale, a tal proposito, è davvero
notevole; immaginate ad esempio una città delle
alpi e confrontatela con una città che attinge acqua
da un Po che si è caricato di rifiuti dal Mon Viso
sino a lì, passando per grandi città come Piacenza
e Torino e aggregandosi ad acque di affluenti come
il Lambro (che riceve gli scarichi di Milano).
Non tutte le acque potabili sono disinfettate con il cloro
ed in ogni caso, seppur più "inquinate" all'origine,
subiscono una serie di trattamenti che le rendono
assolutamente sicure e prive di batteri o sostanze
tossiche. Il contenuto minerale
è molto variabile per entrambi i tipi di acqua anche
se, in generale, le acque minerali presenti in commercio
hanno in genere un residuo fisso inferiore.
Se da un lato le tubature possono rilasciare metalli pesanti
nell'acqua di rubinetto, dall'altro le bottiglie
in plastica possono rilasciare alcune sostanze chimiche
cancerogene presenti nei polimeri plastici. Ricordate
la scritta riportata sulle confezioni di acqua minerale,
"tenere al riparo dalla luce solare e dalle fonti
di calore"?. Serve, per l'appunto, ad impedire alterazioni
delle materie plastiche e a scongiurare ogni pericolo
di contaminazione.
Da non sottovalutare, infine, l'aspetto economico, che
gioca nettamente a favore del consumo di acqua potabile.
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Ab- Micronutruenti
Mentre il fabbisogno di macronutrienti si misura in grammi,
quello di micronutrienti (vitamine e minerali) si
esprime in milligrammi ed in alcuni casi in microgrammi.
Ab1- Vitamine
Vitamina = ammina della vita. Composto organico essenziale alla
vita dell'uomo, scoperto nel 1912. In seguito identificate
nuove vitamine, fino ad arrivare alle 13 tuttora
conosciute.
A partire dagli anni '30 l'uomo iniziò a riprodurre in laboratorio
vitamine di origine sintetica, del tutto simili
a quelle presenti in natura.
Sebbene alcune di esse siano prodotte autonomamente dal nostro
corpo (ad esempio la vitamina D), la maggior parte
delle vitamine deve essere introdotta attraverso
l'alimentazione. Le quantità prodotte sono generalmente
insufficienti per coprire i reali fabbisogni dell'organismo;
le piante, invece, riescono a produrle autonomamente
ed è per questo motivo che gli alimenti di origine
vegetale rappresentano la risorsa vitaminica più
importante per l'uomo.
Le vitamine non hanno potere calorico. Sono tuttavia indispensabili
per regolare buona parte delle reazioni chimiche
che avviene nel nostro organismo, comprese quelle
energetiche. Sono dei veri e propri catalizzatori
organici con funzioni bio-regolatrici. Agiscono
quindi da coenzimi, cioè in appoggio all'azione
degli enzimi per catalizzare le reazioni chimiche
necessarie alla vita.
Alcune vitamine hanno anche funzione antiossidante e sono in
grado di proteggere l'organismo da fattori nocivi
per le strutture cellulari come i radicali liberi.
Altri tipi di vitamine intervengono nella regolazione ormonale,
nella crescita di ossa, capelli e denti mentre altre
sono essenziali per il corretto funzionamento degli
occhi e del sistema nervoso.
CLASSIFICAZIONE
Le vitamine hanno funzioni e strutture chimiche molto diverse
tra loro per cui è stata operata un'unica grande
classificazione che le divide in due gruppi principali:
vitamine idrosolubili (vitamina C e del gruppo B)
e vitamine liposolubili (vitamine A, E, D, K).
Questa distinzione deriva dal loro diverso grado di solubilità
nei grassi (vitamine liposolubili) e nell'acqua
(vitamine idrosolubili). Questa classe di vitamine
viene assorbita con facilità dall'organismo che
non è però in grado di accumularle. Pertanto nel
caso delle vitamine idrosolubili non esistono vere
e proprie riserve e la loro assunzione con gli alimenti
deve essere pressoché costante.
Ab11- Idrosolubili
Questa classe di vitamine viene assorbita con facilità dall'organismo
che non è però in grado di accumularle. Pertanto
nel caso delle vitamine idrosolubili non esistono
vere e proprie riserve e la loro assunzione con
gli alimenti deve essere pressoché costante.
Vitamina B1 - Tiamina
La vitamina B1 o aneurina è stata isolata e cristallizzata nel 1926 e solo
più tardi è stata denominata tiamina.
La tiamina è assorbita nella parte prossimale dell'intestino tenue.
L'eccessivo uso di bevande alcoliche fa sì che aumenti
il tasso di alcol intestinale che ne inibisce l'assorbimento.
Nell'adulto sono mediamente presenti circa 30 mg di tiamina contenuti
nel cuore, reni, fegato, cervello e muscoli scheletrici.
La tiamina in eccesso rispetto ai bisogni viene
rapidamente eliminata con le urine.
La carenza di tiamina interessa prevalentemente gli apparati digerente,
cardio-circolatorio e nervoso.
Questa malattia prima di assumere una precisa fisionomia si manifesta
con inappetenza, astenia, disturbi gastrointestinali,
edemi (a volte), disturbi della sensibilità, incertezza
nei movimenti, dolori e spasmi muscolari.
I sintomi variano in funzione della dieta ma in genere sono sempre
tutti presenti.
La carenza conclamata di tiamina determina il beri-beri che può manifestarsi
in tre diverse forme:
o beri-beri secco o neuritico;
o beri-beri umido edematoso;
o beri-beri cerebrale.
Il beri-beri secco è caratterizzato da polineurite, che esordisce con
problemi di deambulazione ed evolve verso una paralisi
flaccida, simmetrica, soprattutto agli arti inferiori,
con complicazioni di atrofia muscolare e scomparsa
dei riflessi tendinei; le alterazioni cardiovascolari
sono abbastanza frequenti ma di scarsa entità.
Nel beri-beri umido prendono il sopravvento i sintomi cardiovascolari
e respiratori con tachicardia, dispnea da sforzo,
palpitazioni, seguita da cardiomegalia omogenea
(indagine radiologica) e possono presentarsi segni
specifici di insufficienza cardiaca sotto forma
di edemi; la compromissione cardiaca può essere
causa di morte improvvisa.
Il beri-beri cerebrale è la forma più frequente nei paesi industrializzati
associata ad abuso di bevande alcoliche (sindrome
di Wernicke-Korsakoff o encefalopatia di Wernicke).
è caratterizzato da segni psichici (disorientamento
spazio temporale, apatia, confusione, torpore),
manifestazioni neurologiche (oftalmoplegia, atassia,
nistagmo) e si associa spesso a polineuropatia.
Il beri-beri si può manifestare anche nei lattanti (2÷6 mesi di vita),
soprattutto se allattati al seno da madri carenti
di tiamina, con anoressia, vomito, diarrea, turbe
del sonno, cianosi, tachicardia, convulsioni. Ha
un decorso fulminante, per insufficienza cardiaca,
se non si interviene rapidamente con un trattamento
adeguato.
La tossicità della tiamina è molto bassa, dosi orali fino a 500 mg/die
per un mese sono ben tollerate, così come 100 mg
per via parenterale, dosi superiori possono provocare
mal di testa, convulsioni, debolezza, aritmia cardiaca
e reazioni allergiche.
Alimenti apportatori e razione consigliata
La tiamina è largamente distribuita negli alimenti, ma la maggior parte
ne contengono solo piccole quantità.
Buoni apportatori sono: le carni, in particolare
quella suina; le frattaglie; le uova; i cereali
e le leguminose secche.
I cereali integrali sono più ricchi di tiamina in quanto si concentra
prevalentemente nel pericarpo e nel perisperma della
cariosside che vengono eliminati durante la macinazione
e l'abburattamento.
Vitamina B2 - Riboflavina
La sintesi della riboflavina è stata realizzata da Kuhn e Karrer
nel 1935.
L'alcol ne inibisce l'assorbimento; caffeina, teofillina, saccarina,
triptofano, vitamina C, urea ne diminuiscono la
biodisponibilità.
Gli organi che ne contengono di più sono: fegato, cuore, intestino.
Il cervello contiene poca riboflavina, tuttavia
il suo turnover è elevato e la sua concentrazione
abbastanza costante indipendentemente dall'apporto,
il che fa pensare ad un meccanismo omeostatico di
regolazione.
La principale via di eliminazione della riboflavina è rappresentata
dalle urine dove la si ritrova sotto forma libera
(60÷70%) o degradata (30÷40%).In considerazione
dei ridotti depositi l'escrezione urinaria riflette
il grado di assunzione con la dieta.
Carenza e tossicità
L'ariboflavinosi umana, che compare dopo 3÷4 mesi di deprivazione,
esordisce con una sintomatologia generale costituita
da segni aspecifici, quali astenia, disturbi digestivi,
anemia, ritardo della crescita nei bambini.
Seguita da segni più specifici quali dermatite seborroica (ipertrofia
delle ghiandole sebacee), con pelle finemente granulosa
e unta, localizzata specialmente a livello dei solchi
naso labiali delle palpebre e dei lobi dei padiglioni
auricolari.
Le labbra appaiono lisce, brillanti e secche con ragadi che si
irradiano a ventaglio a partire dalle commissure
labiali (cheilosi); stomatite angolare.
La lingua appare ingrossata (glossite) con punta e margini arrossati
e centralmente biancastra, in fase iniziale, successivamente
si manifesta ipertrofia soprattutto a carico delle
papille fungiformi (lingua granulosa); a volte la
lingua presenta il calco dell'arcata dentaria superiore
e presenza di fessurazioni prima leggere e successivamente
marcate (lingua a carta geografica o scrotale),
segue poi una fase atrofica (lingua pelata e scarlatta)
e infine lingua color rosso violaceo magenta.
A livello oculare si manifesta blefarite angolare (palpebrite),
alterazioni oculari (fotofobia o lacrimazione, bruciore
agli occhi, stanchezza visiva, diminuzione della
vista) e ipervascolarizzazione della congiuntiva
che invade la cornea formando anastomosi a rete
concentrica; questo si verifica per carenza dell'enzima
FAD dipendente che permette la nutrizione e l'irrorazione
della cornea per imbibizione.
Si possono evidenziare anche dermatosi vulvare e
scrotale.
La somministrazione di riboflavina a dosi elevate anche per periodi
prolungati non provoca effetti tossici, in quanto
l'assorbimento intestinale non supera i 25 mg e
perché, come dimostrato sull'animale, esiste un
limite massimo all'accumulo tessutale mediato da
meccanismi protettivi.
La scarsa solubilità in acqua della riboflavina previene l'accumulo
anche nella somministrazione per via parenterale.
Alimenti apportatori e razione consigliata
La riboflavina è ampiamente distribuita negli alimenti sia di
origine animale che vegetale.
Gli alimenti ricchi di riboflavina sono, tuttavia, relativamente
pochi e precisamente: latte, formaggi, latticini,
frattaglie e uova.
Per gli stessi motivi visti per la tiamina, anche
per la riboflavina la razione consigliata è espressa
in funzione dell'energia assunta con la dieta.
Vitamina B3 - Niacina o Vitamina PP
La niacina è stata identificata come acido nicotinico nel 1937,
durante degli studi sulla fermentazione alcolica.
Tutti i tessuti sono in grado di sintetizzare le forme coenzimatiche
NAD e NADP a partire dalla niacina trasportata dal
sangue e trasferita alle cellule per diffusione
facilitata.
Il 90% della niacina assunta con gli alimenti viene metilata
nel fegato ed eliminata dai reni; la determinazione
dei metaboliti metilati nelle urine viene utilizzata
per valutare lo stato di nutrizione (nelle urine
dell'adulto in condizioni normali se ne trovano
4÷6 mg/die).
Carenza e tossicità
La carenza di niacina provoca la pellagra (pelle agra), descritta
per la prima volta nel 1735 da Casal che la denominò
mal de la rosa. Tale malattia era comune in popolazioni
la cui alimentazione si basava quasi esclusivamente
sul granturco (polenta): la proteina del mais è
infatti povera di triptofano e la niacina contenuta
nei semi è in una forma poco assorbibile.
La fase preclinica è caratterizzata da sintomi aspecifici quali
astenia, inappetenza, perdita di peso, vertigini,
cefalea e difficoltà digestive. La carenza conclamata
si manifesta con alterazioni cutanee (dermatite),
intestinali (diarrea) e nervose (demenza), ma la
sintomatologia è estremamente variabile da individuo
ad individuo.
La dermatite, in genere, è simmetrica e interessa le parti del
corpo esposte al sole con comparsa di aree cutanee
eritematose ed edematose (faccia, collo, polsi,
dorso delle mani, piedi) che evolvono in ipercheratosi,
iperpigmentazione, screpolature e desquamazione.
A livello dell'apparato digerente si riscontrano lesioni a carico
della mucosa orale e della lingua (glossite) che
appare secca, arrossata all'apice e ai margini e
talvolta disepitalizzata diventando rosso scarlatta.
I sintomi neurologici precoci comprendono ansietà,
depressione e affaticamento che possono evolvere
in depressione grave, apatia, cefalee, vertigini,
irritabilità e tremori; se non trattati danno origine
ad una vera e propria demenza con allucinazioni,
delirio e stato confusionale.
Si conoscono anche due malattie congenite con inadeguata utilizzazione
della niacina: la malattia di Hartnup e la schizofrenia.
L'utilizzo di niacina a dosi elevate per tempi lunghi può provocare
effetti collaterali quali arrossamento, orticaria,
nausea, vomito e talvolta danni epatici (2÷6 g/die).
Dosi di 1 g/die possono provocare danni intestinali, renali,
epatici.
Si è visto (1955) che la somministrazione di niacina in dosi
elevate riduce nell'organismo i livelli di colesterolo
e di trigliceridi plasmatici: 1,5÷3 g/die di acido
nicotinico riducono i livelli di colesterolo e di
LDL e aumentano le concentrazioni di HDL.
Alimenti apportatori e razione
consigliata
La niacina si trova in numerosi alimenti, tuttavia buoni apportatori
sono: i cereali, soprattutto poco raffinati, le
leguminose secche, le carni, le uova, i prodotti
della pesca e le frattaglie.
In diversi alimenti la niacina è presente in una forma non disponibile:
-in alcuni alimenti come il caffè è presente come derivato metilato
(trigonellina) indisponibile per gli animali, ma
termolabile e quindi trasformabile in acido nicotinico
durante la tostatura;
-nei cereali può essere legata a polisaccaridi, peptidi o glicopeptidi,
a loro volta legati a cellulosa o emicellulose che
rendono difficile la liberazione;
-nel mais è legata covalentemente a piccoli peptidi (niacinogeni) e
a glucidi (niacitina), per cui diventa disponibile
solo in seguito a trattamento in ambiente basico
(la niacina contenuta nelle tortillas, al contrario
di quella presente nella polenta, è assorbibile
dall'organismo.
In considerazione della capacità dell'organismo umano di trasformare
il triptofano (un aminoacido) in acido nicotinico
è conveniente esprimere la razione consigliata in
niacina equivalenti. In particolare 60 mg di triptofano
equivalgono ad 1 mg di niacina.
Questo amminoacido è presente soprattutto negli alimenti proteici
come uova, formaggi, pesce e carne, nei quali varia
in genere dai 150 ai 250 mg per 100 grammi di alimento.
Vitamina B5 - Pantotenico
L'acido pantotenico si trova nei cibi sia in forma libera che
legata, ed è largamente distribuito negli alimenti
vegetali ed animali.
Non ci sono sufficienti informazioni per stabilire i fabbisogni
in acido pantotenico, né studi specifici sui livelli
assunti con la dieta in Italia. Livelli medi per
gli adulti di 4-7 mg/die sono consigliati dalla
Commission of the European Community (1993), con
apporti individuali che variano dai 3 ai 12 mg/die.
Questi livelli di apporto sembrano adeguati, in
quanto sono in grado di prevenire stati di deficienza.
L'intervallo 3-12 mg costituisce quindi l'intervallo
di sicurezza ed adeguatezza, come suggerito dal
Comitato Scientifico Europeo.
Vitamina B6
La vitamina B6 è largamente diffusa negli alimenti di origine
sia animale che vegetale. Parte della vitamina B6
presente negli alimenti vegetali è sotto una forma
non idrolizzabile dagli enzimi intestinali e quindi
non biologicamente disponibile.
Per la stretta dipendenza con il metabolismo aminoacidico, il fabbisogno
di questa vitamina viene calcolato in funzione del
contenuto proteico della dieta. Sulla base di studi
si è visto che un livello di 13 mg/g di proteine
alimentari era in grado di mantenere un buono stato
di nutrizione vitaminica. Pertanto il Comitato Scientifico
Europeo ha fissato una raccomandazione per l'adulto
pari a 1,5 mg per 100 g di proteine alimentari (
Commission of the European Communities, 1993, considerando
un apporto proteico pari a circa il 15% dell'energia
della dieta, nell'adulto e nel bambino. Durante
la gravidanza e l'allattamento viene raccomandato
un incremento del 20% e del 30% rispettivamente.
Vitamina B8 - Biotina o H
La vitamina B8 è una delle sostanze biologiche attive più conosciute.
La vitamina B8 si trova in numerosi alimenti ed
inoltre è sintetizzata dai batteri intestinali e
per questo mancanze di tale vitamina sono rare.
La biotina è presente nel formaggio, fegato, cavolfiore,
uova, funghi, petti di pollo, salmoni, spinaci,
lievito brewer, dadi e se accade un piccolo deficit
può essere introdotta nel corpo. Questa vitamina
inoltre è prodotta normalmente negli intestini se
è presente una quantità sana sufficiente di flora
intestinale. Tuttavia, il frequente uso degli antibiotici
può interferire con la sintesi di questa vitamina.
La vitamina B8 o la biotina è vitale per un sistema
immunitario sano. è coinvolto nel metabolismo dei
carboidrati, delle proteine e dei grassi. è essenziale
per lo sviluppo e la salute dei capelli. Impedisce
l'ingrigiamento prematuro dei capelli così come
la perdita dei capelli. Questa vitamina contribuisce
ad mantenere la pelle ed il sistema nervoso in uno
stato sano. Controlla la distribuzione adeguata
del pigmento di colore.
La mancanza si nota generalmente solo dopo lunghe
terapie con antibiotici che esauriscono la fauna
intestinale o dopo consumo eccessivo di uova crude.
Può condurre ad esaurimento estremo, a dolore dei
muscoli, a perdita di appetito, alla depressione,
all'ingrigiamento della pelle, alle anomalie del
sistema nervoso centrale quali la depressione, la
letargia, allucinationi e paralisi.
Vitamina B9 - Acido folico
Con il termine folati si designa un gruppo di sostanze chimicamente
e nutrizionalmente riferibili all'acido folico (acido
pteroil glutannico). L'acido folico è utilissimo
agli sportivi perché contribuisce a scindere le
proteine in aminoacidi; favorisce inoltre la sintesi
degli acidi nucleici e la produzione di globuli
rossi.
Sintomi di carenza
- Anemia;
- Alterazioni delle mucose;
- Disturbi della digestione.
Il fabbisogno di acido folico per gli adulti, maschi e femmine,
è pari a 200 mcg. In gravidanza tale fabbisogno
sale a 400 mcg ed è consigliabile una integrazione.
In caso di sovradosaggio estremi può verificarsi una carenza di zinco.
L'acido folico si trova nelle carni (soprattutto frattaglie)
e nei vegetali (soprattutto fagioli, pomodori, arance),
in forma più o meno legata e disponibile. Esistono
infatti negli alimenti degli inibitori della folato-idrolasi
o altri fattori non noti che ne diminuiscono l'assorbimento
(del 20% nei legumi e dell'80% nel succo di arancia).
Stati di carenza marginale di acido folico si verificano
in Italia così come in altri Paesi.
Il fabbisogno giornaliero si copre con 5 g di lievito di birra
oppure 80 g di carne di maiale, 300 g di pane integrale,
200 g di spinaci, 250 g di cavolo riccio, 40 g di
germe di grano, 400 g di pomodori.
Vitamina B12 - Cobalamina
La cobalamina venne isolata e caratterizzata a seguito di una
serie di ricerche in merito all'anemia perniciosa.
Nel 1926 si scoprì che nel fegato vi è un fattore
capace di curare tale patologia ed esso venne isolato
e cristallizzato nel 1948. La struttura della vitamina
B12 venne chiarita nel 1956.
La vitamina B12 è una sostanza di colore rosso, cristallina,
igroscopica, fotosensibile ed altamente solubile
in acqua.
L'elevata solubilità in acqua della vitamina B12 le rende pressoché
impossibile il passaggio attraverso la membrana
cellulare. Per permettere l'assorbimento, quindi,
si utilizza un processo in ambiente acido o alcalino
dello stomaco. Quindi viene immagazzinata nel fegato
dopo essere stata assorbita nell'intestino ileo
grazie a recettori sensibili a un complesso B12
che si forma nello stomaco.
è interessante notare che in questo processo è una delle poche
volte che avviene il contatto tra la vitamina B12
e l'acido folico, reazione importantissima per la
sintesi dell'emoglobina. Senza tale reazione avviene
il blocco degli enzimi che necessitano di questi
due composti. Ciò comporta una disfunzione delle
vie metaboliche.
Poiché le reazioni interessate intervengono nel metabolismo degli
acidi grassi si ritiene che un loro blocco possa
interessare soprattutto le membrane neuronali e
questo spiegherebbe il coinvolgimento neurologico
molto frequente in caso di carenza di vitamina B12.
La vitamina B12 viene sintetizzata, in natura, solo da alcune
specie di batteri ed in alcune alghe. Nell'intestino
umano esistono batteri sintetizzanti cobalamina
ma sono situati in zone dove il fattore intrinseco
non arriva per cui l'assorbimento di quest'ultima
è piuttosto scarso. Le fonti di vitamina B12 sono
quelle soprattutto di origine animale, in particolare
a livello del fegato. Gli alimenti di origine vegetale
non contengono cobalamina. Le alghe sono spesso
contaminate da microbi per cui la loro assunzione
può essere fonte di cobalamina anche se è da tenere
presente che la specie spirulina, alga unicellulare
molto comune, produce una forma di cobalamina non
utilizzabile dall'uomo.
Carenza
Stati di carenza di vitamina B12 si verificano per lo più a seguito
di processi patologici che interessano le cellule
parietali dello stomaco. Le cellule dello stomaco
producono una sostanza, che si chiama Fattore Intrinseco,
che si combina - dopo che il cibo nello stomaco
è stato predigerito dall'acido - con la vitamina
B12 rilasciata dal cibo. Il complesso "Fattore Intrinseco-vitamina
B12" prosegue il viaggio fino alla fine del piccolo
intestino (l'ileo) dove viene attivamente assorbito.
A rischio di stati carenziali sono anche le diete
strettamente vegetariane per cui si consiglia di
utilizzare opportuni integratori. Poiché le riserve
dell'organismo di vitamina B12 sono ampie e circa
l'80% di quella che viene escreta giornalmente con
la bile viene riassorbita dal circolo enteroepatico,
ne consegue che passa molto tempo, più di 20 anni
(non 2!) prima che si generi uno stato patologico
e compaiano le alterazioni dovute alla carenza di
cobalamina.
Il deficit di cobalamina provoca la comparsa di anemia perniciosa,
malattia caratterizzata da: anemia megaloblastica
e disturbi del sistema nervoso. è sempre importante,
in questi casi, valutare la concentrazione di cobalamina
ed acido folico in quanto anche la carenza di quest'ultimo
provoca un quadro di anemia megaloblastica senza,
però, interessamento nervoso. L'aggiunta di acido
folico in una situazione di anemia perniciosa migliora
il quadro anemico ma non ha nessun effetto sui disturbi
del sistema nervoso che, anzi, continuano a peggiorare.
è stato visto che l'assunzione di alte quantità di vitamina C
(>1 g) possono, col tempo, generare stati carenziali
di cobalamina. Ciò avviene in quanto, in alte dosi,
la vitamina C, in presenza di ferro, si può comportare
da ossidante e formare radicali liberi che danneggiano
la cobalamina ed il fattore intrinseco.
Livelli di assunzione e tossicità
Attualmente si consiglia di assumere 2 μg/die di cobalamina.
Poiché durante la gravidanza e l'allattamento il
fabbisogno individuale di vitamina B12 aumenta,
rispettivamente, del 20% e del 50%, in genere ben
soddisfatti dai 2 μg al giorno, si consiglia a tutte
le donne vegetariane che si trovano in queste situazioni
di implementare la dose assunta tramite supplementi.
Si ritiene che vi possa essere qualche rischio di tossicità a
seguito dell'assunzione di quantità di cobalamina
superiori ai 200 μg.
Vitamina C - Acido L-ascorbico
L'acido L-ascorbico è una vitamina idrosolubile antiossidante
che svolge nell'organismo molteplici funzioni.
L'acido ascorbico è un composto molto idrosolubile, spiccatamente
acido, che si presenta sotto forma di cristalli
inodori ed insapori con pH circa 2,5 . La vitamina
C assunta con la dieta viene assorbita a partire
dalla bocca, nello stomaco e soprattutto a livello
dell'intestino tenue grazie ad un processo di diffusione
passiva dipendente dal sodio. Questo sistema è molto
efficiente soprattutto per basse dosi della vitamina.
Via via che la concentrazione di acido ascorbico
cresce, il sistema di assorbimento si riduce di
efficienza. La vitamina C viene immagazzinata nei
tessuti dell'organismo, in particolare, nel surrene
e nel fegato. La quota plasmatica che non viene
immagazzinata viene eliminata con le urine.
La vitamina C possiede una forte azione riducente a seguito della
presenza di un gruppo enediolico. In presenza di
ossigeno e metalli l'acido ascorbico tende ad ossidarsi
ed a formare acido deidroascorbico ed acqua ossigenata.
Grazie alla forte azione riducente, la vitamina C è utilizzata
in molte reazioni di ossidoriduzione. La spiccata
azione antiossidante della vitamina C e la sua capacità
di mantenere stabili le vitamine A, E, l'acido folico
e la tiamina, viene utilizzata dalle industrie che
la usano (come tale o sotto forma di sale sodico,
potassico e calcico) come additivo nei cibi.
Effetti sull'organismo
La vitamina C è importante per il corretto funzionamento del
sistema immunitario e la sintesi di collagene nell'organismo.
Il collagene rinforza i vasi sanguigni, la pelle,
i muscoli e le ossa. L'uomo non può creare collagene
senza la vitamina C.
Sembra che la vitamina C abbia un ruolo importante, soprattutto
in reazioni di ossidoriduzione catalizzate da ossigenasi,
e svolga un'azione antistaminica. Tra i processi
più noti in cui la vitamina dovrebbe intervenire
si ricordano:
- idrossilazione della lisina e della prolina
ad opera della prolina idrossilasi e della lisina
idrossilasi, reazioni importanti per la maturazione
del collagene,
- idrossilazione della dopamina per formare
la noradrenalina,
- sintesi della carnitina,
- catabolismo della tirosina,
- amidazione di alcuni peptidi con azione
ormonale,
- sintesi degli acidi biliari,
- sintesi degli ormoni steroidei per intervento
durante le reazioni di idrossilazione,
- riduzione dell'acido folico per formare
la forma coenzimatica,
- aumento dell'assorbimento di ferro per riduzione
del Fe (III) a Fe (II)
- azione di rigenerazione della vitamina E
per cessione di un elettrone al radicale α-tocoferossilico.
Sembra, inoltre, che la vitamina C possa diminuire
la formazione di nitrosamine intestinali e ridurre
vari composti ossidanti (il radicale superossido,
l'acido ipocloroso e i radicali idrossilici).
La vitamina C è presente in alcuni alimenti, insieme
a bioflavonoidi, soprattutto nei vegetali a foglia
verde, peperoni, pomodori, kiwi e negli agrumi,
particolarmente concentrata nel frutto di ciliegia
amazzonica, l'Acerola, e nella rosa canina. La vitamina
può perdersi nel caso in cui questi alimenti vengano
tenuti all'aria per molto tempo o dentro contenitori
di metallo (es: rame). La cottura può comportare
perdita di vitamina (in taluni casi fino al 75%);
tale fenomeno può essere ridotto adottando una cottura
che sia il più possibile rapida ed in poca acqua.
| Alimenti |
mg/100 g
Vit. C |
| Acerola |
1300-1700 |
| Rosa Canina |
1250 |
| Peperoncini piccanti |
229 |
| Fave fresche crude |
33 |
| Piselli freschi crudi |
32 |
| Piselli surgelati |
30 |
| Peperoncini rossi e gialli |
166 |
| Peperoni crudi |
151 |
| Peperoni verdi |
127 |
| Rughetta o rucola |
110 |
| Broccoli |
110 |
| Cavoletti di Bruxelles |
81 |
| Lattuga |
59 |
| Pomodori maturi |
25 |
| Pomodori San Marzano |
24 |
| Pomodori da insalata |
21 |
| Finocchi crudi |
12 |
| Kiwi |
85 |
| ragole/Clementine |
54 |
| Limoni/Arance |
50 |
| Succo di arance |
44 |
| Succo di limoni |
43 |
| Pompelmo |
40 |
| Ananas |
17 |
| Cocomero |
8 |
| Fegato/Rene |
10-40 |
| Kaki |
23 |
CARENZA
La carenza di vitamina C determina la comparsa dello
scorbuto, patologia che riguarda particolarmente
l'insufficiente produzione di collagene e di sostanza
cementante intercellulare. Ciò determina alterazioni
a livello dei vasi sanguigni con comparsa di emorragie,
rallentamento della cicatrizzazione delle ferite,
gengiviti con alterazioni della dentina, gengivorragie
ed osteoporosi delle ossa. Nei bambini si ha anche
un arresto della crescita. Le varie emorragie sviluppantesi
possono portare anche ad un quadro di anemia sideropenica.
Bassi livelli di acido ascorbico, sufficienti alla
sopravvivenza, ma al di sotto di quelli necessari,
sembrano favorire l'aterosclerosi, sia per l'ipotesi
ossidativa sia per l'ipotesi risposta alla lesione.
Per la scarsità di vitamina C nell'organismo, si
instaurano situazioni come la progressiva crescita
dell'azione devastante dello stress ossidativo e
dei radicali liberi sulle pareti cellulari vascolari
e/o il progressivo impoverimento e cedimento di
collagene nelle pareti cellulari vascolari che venendo
tamponato da derivati di alfa lipoproteine produce,
col progressivo accumulo, l'aterosclerosi e, di
conseguenza, tutte le altre pericolosissime sue
patologie derivate a cascata.
DOSAGGIO
Per dose minima giornaliera s'intende la quantità
minima complessiva da assumere durante il corso
dell'intera giornata, suddividendo la dose giornaliera
in più piccole dosi frazionate (dividendo la dose
giornaliera in parti uguali) assunte a intervalli
di 3-4 ore.
Si calcola che la quantità minima giornaliera di
vitamina C necessaria per prevenire lo scorbuto
sia di circa 10 mg/die. Le quantità consigliate
(raccomandate dai sistemi sanitari nazionali) sono,
tuttavia, di poco superiori. Anzi, nella comunità
scientifica vi è ancora acceso dibattito sul dosaggio
efficace effettivo, su limite soglia e sovradosaggio:
40 - 60 mg/die.
Vitamine Liposolubili
Questo gruppo di vitamine (A,D,E,K) è definito liposolubile in
quanto sono solubili esclusivamente nei grassi.
Infatti, è grazie a questi che vengono introdotte
nel nostro corpo e assorbite a livello dell'intestino.
Sono digeriti solo dalla bile perché sono insolubili
in acqua. Motivo per cui è importante consumare
pasti che contengono sia lipidi che vitamine. Si
possono accumulare nel fegato e nei lipidi di deposito
(cioè nel nostro grasso) per poter essere utilizzate
nel momento del bisogno; però, proprio perché possono
essere accumulate sono le uniche vitamine che possono
dare ipervitaminosi (un loro eccesso, insomma può
far male quanto non assumerle!).
Le vitamine liposolibili vengono, di regola, accumulate nel tessuto
adiposo e nel fegato, proprio perché non riescono
a essere eliminate tramite l'urina. La formazione
di tali depositi funge da riserva per i momenti
in cui nell'organismo sono presenti in misura ridotta
questo tipo di vitamine: a differenza delle vitamine
idrosolubili, quindi, da un lato, possono essere
anche non introdotte quotidinamente e, dall'altro
lato, non è opportuno esagerare con integratori
ricchi di vitamine liposolibili (specialmente di
vitamina A), al fine di evitare affaticamento e
perfino intossicazione del fegato. Le osservazioni
appena compiute non devono certo indurre a ritenere
di secondaria importanza la regolare introduzione,
tramite il cibo, delle vitamine liposolibili.
Vitamina A - Retinolo e BetaCarotene
In natura si trova in due forme principali : il retinolo (di
origine animale) e i carotenoidi (di origine vegetali)
che sono provitamine, cioè precursori della vitamina
A.
Retinolo è il termine usato per indicare la quantità di vitamina
A utilizzabile che è stata scomposta ed è al suo
posto nel sangue, pronta per fare il suo lavoro.
Impedisce l'ossidazione della vit. C ed ha altre azioni antiossidanti.
Assunta in eccesso è dannosa e può provocare caduta dei capelli,
assumere 50-100.000 U.I. di vit. A al giorno può
rovinare capelli e salute.
Il retinolo si trova nel tuorlo d'uovo, nel fegato di merluzzo.
I carotenoidi si trovano negli organismi vegetali, frutta, verdura
di colore arancione e negli ortaggi di colore verde
scuro (melone, pesche, albicocche, zucca, cachi,
carote, spinaci, bieta, lattuga, etc.).
Il fabbisogno giornaliero nell'adulto è di circa 5.000 U.I. (unità
internazionali), uno sportivo richiede circa 50.000
U.I. al giorno.
Il betacarotene, è un precursore della vitamina A e si trova
in natura in molti prodotti tra cui la carota.
Esistono 500 carotenoidi e sappiamo che 50 tra questi partecipano
al processo di trasformazione. Tra gli alimenti
che contengono carotenoidi, il più famoso è la carota,
che dà il nome al gruppo. Il beta-carotene è molto
abbondante nelle carote, ma è presente in concentrazione
anche superiore, in certe verdure dal fogliame verde,
come la bietola, gli spinaci e la verza. La luteina,
un altro carotene, è maggiormente presente nei broccoli,
nei cavolini di Bruxelles e nel cavolo.
I diabetici non riescono a trasformare il beta-carotene in vitamina
A.
Il beta-carotene, diversamente dalla vitamina A, è un antiossidante
che combatte le sostanze cangerogene intrappolando
le molecole pericolose che contribuiscono allo sviluppo
di un processo maligno. Sembra che la famiglia dei
carotenoidi lavori insieme, ciascuno a modo suo,
per assicurare che tutte le cellule siano in salute.
I risultati di molti studi suggeriscono che i tumori
della vescica, della laringe, dell'esofago, dello
stomaco, del colon/retto e della prostata traggano
beneficio dall'assunzione di beta-carotene.
Una molecola di betacarotene è composta da due molecole di Vit.
A. E' utile assumere 10-20 mg di betacarotene quando
ci espone al Sole.
Neutralizza anche molti dei danni del fumo di sigaretta.
E' una sostanza simile agli ormoni femminili. Il Beta Carotene
è necessario per la corretta crescita e riparazione
dei tessuti corporei; aiuta a mantenere pelle liscia
e morbida e sana; aiuta a proteggere le mucose della
bocca, del naso, della gola e dei polmoni, riducendo
così la suscettibilità alle infezioni; protegge
contro gli agenti inquinanti (azione antiossidante
contro gli effetti nocivi dei radicali liberi);
contrasta la cecità notturna e la vista debole,
ed è quindi fondamentale per una buona vista; e
aiuta nella formazione di ossa e denti.
L'attuale ricerca medica dimostra che i cibi ricchi di Beta Carotene
aiutano a ridurre i rischi di tumore ai polmoni
(soprattuto nei fumatori che 'bruciano' letteralmente
molta vitamina A) e certi cancri della cavità orale.
A differenza della Vitamina A estratta dall'olio
di fegato di pesce, il Beta Carotene non è tossico.
E' diffuso in natura nelle piante, blocca l'anione superossido
O2.
Il suo uso riduce l'incidenza dei tumori e delle malattie cardiovascolari.
Un'assunzione di 1200 mg è necessaria se si vuole raggiungere
un livello plasmatico di 30 mg.
Il betacarotene è una sostanza di origine vegetale, che nell'intestino
si trasforma in due molecole di vitamina A.
La produzione di RNA viene fortemente incrementata dalla vitamina
A. L'RNA (acido ribonucleico) è un acido nucleico
che trasmette ad ogni cellula dell'organismo istruzioni
sul loro comportamento, così che la vita, la salute
e le giuste funzioni vengano mantenute. Il corpo
deve essere in grado di sintetizzare nuovo RNA oppure
incomincerà la degenerazione delle cellule. Studi
hanno rilevato che nuovo RNA può essere prodotto
anche in caso di carenze di vitamina A, comunque
il livello di produzione di nuovo RNA è molto inferiore
a quello che si avrebbe con una disponibilità sufficiente
di questo elemento. Una delle fonti più ricche di
RNA è il lievito di birra.
Circa il 90% della vitamina A contenuta nell'organismo è immagazzinata
nel fegato, con piccole quantità depositate nei
tessuti grassi, nei polmoni, nei reni e nella retina
degli occhi. In condizioni di stress, l'organismo
utilizzerà questa riserva se non riceverà abbastanza
vitamina A dalla dieta. E' necessaria una adeguata
assunzione di zinco per permettere l'utilizzo della
vitamina A immagazzinata nel fegato.
La vitamina A può essere tossica perché il corpo la accumula.
L'overdose di vitamina A danneggia le stesse parti
del corpo che soffrono in caso di carenza della
vitamina. La tolleranza varia da individuo a individuo.
La probabilità di intossicazione da vitamina A è
alta solo quando la vitamina è di origine animale
o proviene da derivati di vitamina A disponibili
solo nei farmaci. Le verdure contengono la vitamina
solo sotto forma di precursore o provitamina (beta-carotene)
e questa sostanza non può trasformarsi abbastanza
rapidamente da creare un'intossicazione. Tuttavia,
se vengono consumate grandi quantità di alimenti
ricchi di carotene, come i pomodori o il succo di
carote insieme a integratori alimentari, può esserci
accumulo nelle cellule grasse sotto la pelle, che
possono diventare gialle.
Quantità eccessive di vitamina A possono aumentare la pressione
all'interno della scatola cranica, con sintomi simili
a quelli del tumore al cervello. Un colore giallastro
sotto la pelle indica un consumo eccessivo; tuttavia
se anche diminuendo le dosi la colorazione rimane
può essere un sintomo di ipotiroidismo (ridotta
attività della tiroide) o di diabete. Se l'intossicazione
viene scoperta, i sintomi, con l'abbassamento della
quantità di vitamina A assunta, scompariranno in
pochi giorni. L'assunzione di vitamina C può aiutare
a prevenire i dannosi effetti di intossicazione
da vitamina A.
Contenuto di vitamina A di alcuni alimenti :
- Olio di fegato di merluzzo 100 gr = 85000
unità
- Carote 100 gr = 11000 unità
- Fegato 100 gr = 10729 unità
- Patate dolci 100 gr = 8800 unità
- Prezzemolo 100 gr = 8500 unità
- Spinaci 100 gr = 8100 unità
- Mango 100 gr = 4800 unità
- Melone 100 gr = 3400 unità
- Burro 100 gr = 3300 unità
- Albicocca 100 gr = 2700 unità
- Zucche 100g r = 1600 unità
- Pomodoro 100 gr = 900 unità
- Uovo 1 = 84 unità
- Latte 100 gr = 75 unità
Assumere beta-carotene garantisce all'organismo quantità adeguate
di vitamina A. La co-somministrazione di beta-carotene
e vitamina A è inutile anzi deve essere evitata
per prevenire l'insorgenza di ipervitaminosi A.
E' indispensabile alla produzione dello sperma e alla sintesi
del testosterone.
Con la cottura se ne perde il 20%.
Vitamina D
La vitamina D si può chiamare pure
-Ergocalciferolo(D2): E' usata per aggiungere la
vitamina agli alimenti.
-colecalciferolo (D3): si trava in forma naturale
nell'olio di fegato di pesce.
Sostiene la salute e la crescita delle ossa. La sua funzione
è di sintetizzare gli enzimi nelle mucose, preposti
al trasporto del calcio. Senza di essa le ossa e
i denti non calcificano.
L'organismo usa il calcio ed il fosforo per normalizzare il sistema
nervoso, l'azione cardiaca e la coagulazione sanguigna,
e aiuta pure a dimagrire.
In dosi eccessive la vitamina D è tossica. Aumenta l'assorbimento
del calcio dall'organismo, cioè dalle ossa, ed a
un accumulo nei tessuti molli, con la formazione
di calcoli, come nei reni. Quantità eccessive possono
determinare alti livelli di calcio e di fosforo
nel sangue e ciò provoca la calcificazione dei tessuti
soffici, delle pareti dei vasi sanguigni e dei tubuli
renali: tali disturbi si riassumono nella ipercalcemia
e una notevole escrezione di calcio nelle urine.
L'indurimento dei vasi sanguigni nel cuore e nei
polmoni può portare alla morte. Un'aumentata attività
cardiaca richiede più calcio, il quale viene fornito
solo se vi è nel sistema sufficiente vitamina D.
Assunta con l'esposizione ai raggi del sole non è tossica. Basta
un quarto d'ora tre volte alla settimana per garantire
la vitamina D necessaria all'organismo.
La pelle scura raggiunge in 3 ore la sintesi di vitamina che
la pelle chiara raggiunge in 30 minuti, quindi adattare
il tempo di esposizione alla pigmentazione della
pelle.
Il fumo, i vetri e i vestiti ostacolano l'azione del sole sulla
pelle. Chi non può esporsi al sole mangi tuorlo
d'uovo, pesci grassi e fegato, e latte vitaminizzato,
oppure integratori: Il fabbisogno giornaliero è
di 10 mg (400 ui). Le donne in gravidanza di più.
L'olio di fegato di pesce è la maggior fonte naturale di vitamina
A e D.
La vitamina D previene le carie dei denti e l'infiammazione degli
alveoli dentali. Protegge le persone in menopausa
dall'osteoporosi causata dal cortisone. Assieme
al calcio mantiene le ossa sane e forti durante
la menopausa. Previene la frattura dell'anca negli
anziani.
Sintomi di sovraddosaggio sono: frequente urinazione,
perdita di appetito, nausea, vomito, diarrea,stitichezza,
debolezza muscolare, vertigini, stanchezza e calcificazione
dei tessuti soffici del cuore, dei vasi sanguigni
e dei polmoni e nei casi più gravi confusione, ipertensione,
insufficienza renale e coma.
La carenza di calcio e di vitamina D hanno gli stessi sintomi.
La carenza di vitamina D apporta un mancato assorbimento
del calcio da parte dell'intestino, una ritenzione
di fosforo nei reni e una difettosa mineralizzazione
della struttura ossea, cioè il rachitismo: l'indebolimento
del cranio e delle ossa nei bambini, inarcamento
delle gambe e della colonna vertebrale, ingrossamento
dell'articolazione del polso, del ginocchio e dell'anca,
muscoli scarsamente sviluppati e irritabilità nervosa.
Sotto il peso del corpo si manifestano deformazioni
scheletriche.
10 mg di Vitamina D al giorno riducono del 7% la mortalità. A
livelli troppo bassi il sistema immunitario è meno
efficiente nell'uccidere i virus. Questa vitamina
antiossidante, protegge i lipidi delle membrane
celulari dai radicali liberi derivanti dall'ossigeno.
Stimola il funzionamento dell'acido linoleico, un acido grasso
insaturo e impedisce l'ossidazione dell'ormone pituitario
e surrenale e poiché l'ossidazione provoca l'invecchiamento
delle cellule, la vitamina E ne ritarda il processo.
Stimola la secrezione urinaria, aiutando i pazienti cardiopatici i
cui tessuti corporei contengono una quantità eccessiva
di liquidi (edema). In qualità di diuretico la vitamina
E è efficace per riequilibrare l'ipertensione.
Utile nella prevenzione dell'arteriosclerosi, efficace nelle
malattie cardiovascolari, fondamentale nella prevenzione
del cancro, indispensabile per il corretto funzionamento
dei muscoli, migliora il sistema immunitario, necessaria
per una adeguata funzionalità dell'apparato riproduttivo,
Migliora la messa a fuoco della vista nelle persone
di mezza età.
E' un'antitrombina efficace nella corrente sanguigna, poiché
inibisce la coagulazione del sangue e così previene
la formazione di trombi.
La vitamina E combinata con la vitamina C protegge
le componenti idrofile e lipofile della cute, riducendo
i danni indotti da UVA, UVB e rallentail fotoinvecchiamento.
Assorbita dalla pelle, ha azione idratante, antinfiammatoria
e lenitiva.
Un alto livello di vitamina E nel sangue dona ottimi livelli
di funzionalità immunitaria. Come i globuli rossi,
si pensa che anche i globuli bianchi siano coperti.
Dato che la concentrazione della vitamina E diminuisce
con l'invecchiamento, l'integrazione può essere
di aiuto nei casi di cambiamento dell'epitelio pigmentato
della retina accompagnato da diminuzione della vista.
Le persone anziane traggono beneficio dalle proprietà
immunitarie della vitamina E.
Negli studi sugli animali la somministrazione di vitamina E ha
effetti sorprendenti sull'apparato riproduttivo:
aumenta la fertilità maschile e femminile e aiuta
recuperare la potenza sessuale maschile. Nel periodo
precedente al concepimento si consiglia l'assunzione
di un preparato di vitamine e minerali a bassa intensità
insieme a concentrati di vitamine del complesso
B e di vitamina E (tocoferoli misti).
Con un alto livello di vitamina E nel sangue si ha due volte
e mezzo meno probabilità di ammalarsi di tumore
al polmone. Vitamina E integrata, spazza via i radicali
liberi, protegge dal tumore. Il suo effetto antiossidante
nei polmoni protegge dalle sostanze inquinanti,
è essenziale per i fumatori (il monossido di carbonio
del fumo di sigaretta distrugge la capacità dell'emoglobina
di trasportare l'ossigeno nel sangue), protegge
dalle tossine dell'ozono e dal diossido di azoto
(componenti dello smog), benefica per chi vive in
città.
Fonte di vitamina E è l'olio di germe di grano, gli olii vegetali
spremuti a freddo (soia, arachidi, mais, olive,
etc.), il tuorlo d'uovo, i semi interi e noci, etc.
Si deposita nel fegato, nel tessuto adiposo dell'ipofisi, ghiandole
surrenali, utero e testicoli. Non sono dimostrati
disturbi da eccessi di assunzione.
Alimenti che contengono vitamina C possono favorire l'assorbimento
della vitamina E (i broccoli e il cavolfiore contengono
anche la vitamina E).
Il fabbisogno giornaliero per gli adulti di 10 mg va aumentato quando
si vuole utilizzarla le sue proprietà antiossidanti,
per rafforzare le difese, prevenire il cancro, le
malattie cardiovascolari, etc.
Eccessivi quantitativi di grassi polinsaturi o oli nella dieta
aumentano il tasso di ossidazione della vitamina
E; più grassi insaturi si consumano, più aumenta
il fabbisogno di vitamina E.
Non eccedere nell'assunzione della vitamina, prima che si manifestino
gli effeti benefici a volte passano mesi. Il dosaggio
di 600 UI al giorno non è tossico. Il Selenio aumenta
l'efficacia della vitamina E.
| Alimento
|
Q.tà |
| Olio di germe di grano |
133,00 |
| Olio di girasole |
68,00 |
| Olio di mandorle dolci |
45,80 |
| Olio di mais |
34,50 |
| Olio di palma |
33,10 |
| Mandorle dolci, secche |
26,00 |
| Olio di oliva extra vergine |
22,40 |
| Olio di colza |
22,20 |
| Olio di fegato di merluzzo |
19,80 |
| Olio di arachide |
19,10 |
| Olio di vinacciolo |
18,90 |
Olio di soia
Olio di oliva |
18,50 |
Germe di frumento
[Media fra germe di frumento duro e tenero]
|
16,00 |
| Nocciole, secche |
15,00 |
| Margarina -100% vegetale |
12,40 |
| Avocado |
6,40 |
Pistacchi
Noci pecan |
4,00 |
| Noci, secche |
3,00 |
| Burro |
2,40 |
| Crusca di frumento |
1,6 |
| Pecorino romano |
1,01 |
Anacardi
Macadamia |
1,00 |
| Pecorino siciliano |
0,97 |
| Olio di cocco |
0,90 |
| Anguilla d'allevamento, filetti |
0,82 |
Pecorino
Riso integrale crudo |
0,70 |
| Parmigiano |
0,68 |
Fontina
Taleggio |
0,62 |
Provolone
Gorgonzola |
0,52 |
| Mais dolce, in scatola, sgocciolato
|
0,5 |
| Caciotta toscana |
0,49 |
| Scamorza |
0,48 |
| Crescenza |
0,45 |
| Caciocavallo |
0,43 |
| Farina di frumento integrale |
0,4 |
| Mozzarella di vacca |
0,39 |
| Caciottina vaccina |
0,34 |
| Mozzarella di bufala |
0,24 |
| Caciottina fresca |
0,22 |
Ricotta di vacca
Grana |
0,21 |
| Yogurt da latte, intero |
0,08 |
Latte di vacca UHT, intero
Latte di vacca pastorizzato, intero |
0,07 |
| Yogurt da latte, parzialmente scremato
|
0,06 |
Latte di vacca UHT, parzialmente scremato
Latte di vacca pastorizzato, parzialmente
scremato |
0,04 |
Vitamina K
Il ruolo fondamentale della vitamina K è la coagulazione del
sangue e nel funzionamento normale del fegato. E'
un fattore importante di vitalità e longevità.
I grassi rancidi, le radiazioni di raggi X, l'aspirina e l'inquinamento
dell'aria distruggono la vitamina K.
Il kelp (alga di colore bruno, nell'oceano Pacifico e nel Atlantico),
l'alfalfa (dall'arabo al-fal-fa "padre di tutti
i cibi": Erba medica: Medicago sativa L.), le piante
verdi e le verdure a foglie verdi sono fonti naturali
di vitamina K. Il latte di vacca, lo yogurt, il
tuorlo dell'uovo, le melasse scure, l'olio di semi
di cartamo, l'olio di fegato di pesce e altri oli
polinsaturi sono altre buone fonti. Il lavoro dei
batteri intestinali e l'apporto dell'alimentazione
è sufficiente per approvvigionarsi di vitamina K.
In chi fa uso di anticoagulanti e di forti dosi di vitamina K
può verificarsi un'anormale formazione di trombi,
intossicazione e collasso di globuli rossi, poiché
i residui si possono ammassare nel sangue.
La deficienza di vitamina K è comune in malattie come il morbo
celiaco (cattivo assorbimento intestinale), la sprue
(cattivo assorbimento nell'età adulta), e la colite
della mucosa intestinale. In questi casi si somministra
la vitamina K per via endovenosa.
La vitamina K aiuta ridurre il flusso di mestruazioni prolungate,
fa diminuire o elimina i crampi mestruali. L'uso
della vitamina può prevenire osteoporosi e fratture.
In alcuni casi la vitamina ha le stesse proprietà
di alcune sostanze chemioterapiche altamente tossiche.
E' stato scoperto che il menadione o vitamina K3
inibisce alcuni tumori come quello al seno, alle
ovaie, al colon, allo stomaco, ai reni e ai polmoni.
La vitamina K è spesso associata con la vitamina C per la prevenzione
e la risoluzione di emorragie in diverse parti dell'occhio.
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Ab2 - Minerali
In merito al fabbisogno umano in sostanze essenziali ci sono
pochissimi studi scientifici. Per questo motivo,
gruppi di esperti degli stati industrializzati,
elaborano raccomandazioni che riguardano il fabbisogno
di dette sostanze. Questa procedura di consenso
di esperti è utile, ma ben distante da conoscenze
scientifiche.
L'organismo umano si ristruttura continuamente e necessita di energia
per le sue varie funzioni (battito cardiaco, respirazione,
digestione, movimenti degli arti). Per svolgere
questi compiti sono necessari innumerevoli processi
biochimici, che a loro volta necessitano di sostanze
che consumano o producono energia.
I minerali alimentari come calcio Ca e fosforo P, hanno moltissime
funzioni metaboliche e formano la struttura ossea
e dentaria.
Il gruppo sodio Na, cloro Cl, potassio K, calcio Ca, magnesio
Mg, zolfo S e fosforo, è coinvolto in tutti i processi
idroelettrolitici, osmotici e di regolazione acida
– basica.
Un altro gruppo, come il ferro Fe nell'emoglobina o lo iodio
J nell'ormone tiroidale è coinvolto in processi
biochimici primordiali: trasporto di ossigeno e
regolazione del catabolismo energetico.
Gli altri minerali fanno maggiormente parte di specifici enzimi
per le più di svariate funzioni metaboliche e immunitarie.
Vi è differenza tra i sali minerali che provengono
direttamente dalla terra (esempio quelli contenuti
nell'acqua) e quelli presenti nei regni vegetale
ed animale. Questi ultimi hanno subito un'elaborazione
che li ha, in un certo senso, "vitalizzati", invece
i sali provenienti dalla terra non hanno alcun dinamismo
energetico e dopo esser stati introdotti nell'organismo
ne possono uscire solo con il sudore o l'urina.
Per questa ragione non si dovrebbe usare molto sale
da tavola e quel poco dovrebbe essere di tipo marino.
Questo per evitare che una eventuale disfunzione
renale causi un accumulo dei sali che provocherebbe
un progressivo irrigidimento del corpo.
Una dieta mista che comprenda frutta, verdura, semi
(noci, nocciole, mandorle, ecc.), cereali e qualche
prodotto di provenienza animale è in grado di fornire
i sali necessari per il benessere dell'organismo.
Il fabbisogno giornaliero
di minerali varia molto a seconda dell'elemento
considerato: si esprime da un ordine di grammi per
sodio Na, cloro Cl, calcio Ca, sino ad un ordine
di microgrammi (millionesimi di grammi) per iodio
J, cromo Cr, selenio Se.
I minerali Alimentari sono ripartiti in diversi alimenti sia
animali che vegetali. La frutta non contiene dosi
rilevanti di minerali; verdura e ortaggi ne contengono
pochi tipi; leguminacee e graminacee circa la metà
dei vari tipi e i prodotti animali circa l'altra
metà. Due, il sodio Na e il cloro Cl, sono facilmente
reperibili tramite il sale (marino) da cucina.
Inoltre, l'organismo in "tempi buoni" elabora delle scorte che
consuma in "tempi meno buoni". Anche questo richiede
trasformazioni biochimiche con le relative sostanze.
Certe sostanze come p. es. il manganese (Mn) possono
essere immagazzinate solo in piccolissime dosi,
mentre altre, come p. es. il ferro (Fe), calcio
(Ca) possono essere immagazzinate in notevoli quantità.
I residui dei processi in parte servono per processi metabolici
(strutturali, funzionali o di scorta) susseguenti.
Il resto, se contiene ancora energia sfruttabile
viene prima chimicamente "bruciato" (metabolismo
energetico) e lascia poi l'organismo attraverso
feci, urina e sudore.
Calcio
Equilibra il sistema nervoso, ed evita le carie dentarie, i crampi
alle gambe, le unghie fragili, l'irritabilità e
alcune forme di mal di testa.
Il Calcio è necessario per la propagazione degli
impulsi nervosi, la salute delle ossa e dei denti,
e per la regolazione del battito cardiaco.
E' diffusa la credenza che sia necessario utilizzare
latte e formaggio per essere sicuri di averne sempre
a disposizione.
Questa idea è falsa, infatti se è vero che tutti
i mammiferi ricevono il calcio dal latte materno
durante la loro infanzia, è altrettanto vero che
una volta cresciuti i carnivori lo ricevono esclusivamente
dalle loro prede e gli erbivori unicamente dal regno
vegetale. Nessuno di loro lo prende dal latte!
L'idea che bisogna usare molti latticini per non
restare senza calcio, non è pertanto fondata su
verità. Diremo, anzi, che è pericolosa, visto che
recenti ricerche hanno dimostrato come l'osteoporosi
e il cancro al seno siano più diffuse nei paesi
dove vi un maggior consumo di latte e formaggio.
Pertanto è preferibile ottenere il Calcio necessario
mangiando cibi che provengono dal regno vegetale,
e ce ne danno conferma le mucche e molti altri mammiferi
che mangiano solo erba ed hanno una struttura ossea
molto sviluppata.
Secondo la teoria della trasmutazione di Kervran-Ohsa-wa,
Sodio, Calcio, Potassio e Magnesio si possono trasmutare
l'uno nell'altro. In particolare la trasmutazione
del Silicio in Calcio molto diffusa in natura anche
nelle piante.
Su queste basi, diventa comprensibile l'effetto
rimineralizzante e ricalcificante osseo di alimenti
ricchi di Silicio come il miglio e il frumento (65/68%)
oppure ricchi di Magnesio come il grano saraceno.
Non a caso da sempre in medicina popolare si usa
come ricalcificante nelle fratture ossee e cartilagine,
nell'osteoporosi, per le unghie soggette a facili
fratture, nelle carie, ecc. una pianta ricchissima
di silicio, l'equiseto (Equisetum arvensis - detto
anche coda cavallina) sotto forma di decotto, carbone
vegetale o altre preparazioni.
Non meno ricalcificante è il Magnesio: infatti è
proprio la sua trasmutazione (Magnesio + Ossigeno
= Calcio) che spiega il meccanismo di formazione
della corazza di granchi e aragoste oppure la costituzione
del corallo.
L'assimilazione di questo prezioso elemento è controllato
dalle ghiandole endocrine ed il corpo è capace di
ricavare tutto il Calcio che gli è necessario da
una dieta sana e naturale. Per garantirsi l'apporto
giornaliero di Calcio è perciò sufficiente utilizzare:
cereali, frutta fresca, noci, frutta secca in genere
e verdura fresca o semicruda. In caso di necessità
si potrà usufruire del decotto di equiseto. L'equiseto
si trova in tutte le erboristerie e in moltissime
farmacie: per prepararlo basta aggiungerne 2 cucchiai
da minestra in un litro d'acqua bollente, e lasciar
bollire lentamente almeno 12 minuti. Poi si filtra
e si zucchera a piacere con del miele.
L'aceto, e i cibi che lo contengono, sono nemici
del calcio e vanno usati con cautela.
|
Alimento |
Quantità |
Contenuto in mg |
| Agar agar |
100 gr |
400 |
| Dulse |
100 gr |
567 |
| Hiziki |
100 gr |
1.400 |
| Kelp |
2 cucchiai |
1.093 |
| Kombu |
100 gr |
800 |
| Wakame |
100 gr |
1300 |
|
Alimento |
Quantità |
Contenuto in mg |
| Birra |
33 cl |
14 |
| Caffè |
17 cl |
13 |
| Vino bianco |
10 cl |
7 |
| Vino rosso |
10 cl |
7 |
|
Alimento |
Quantità |
Contenuto in mg |
| Ciambelle
lievitate |
una |
13 |
| Crackers |
1 |
1 |
| Crepes di
saraceno |
10 cm |
59 |
| Crepes integrali |
10 cm |
50 |
| Crepes normali |
10 cm |
27 |
| Farina d'avena |
1 tazza |
20 |
| Farina di
frumento |
1 tazza |
56 |
| Focaccia
integrale |
1 |
42 |
| Frumento
integrale |
1 tazza |
49 |
| Frumento
soffiato |
1 tazza |
3 |
| Germe di
grano |
1 tazza |
50 |
| Grano saraceno |
1 tazza |
33 |
| Granola |
1 tazza |
71 |
| Mais |
1 tazza |
7 |
| Miglio |
1 tazza |
45 |
| Pane di mais |
5 cm |
54 |
| Pasta integrale |
110 gr |
20 |
| Pizza margherita |
35 cm |
14 |
| Riso integrale |
1 tazza |
64 |
| Riso brillato |
1 tazza |
11 |
| Rosette integrali |
una |
37 |
| Semolino |
1 tazza |
51 |
| Torta di
zucca |
1/6 |
76 |
|
Alimento |
Quantità |
Contenuto in mg |
| Albicocca |
cinque |
16 |
| Fichi |
dieci |
269 |
| Mela |
10 anelli |
9 |
| Uvetta |
1 tazza |
46 |
|
Alimento |
Quantità |
Contenuto in mg |
| Ceci |
1 tazza |
300 |
| Fagioli bianchi |
1 tazza |
95 |
| Fagioli borlotti
cotti |
1 tazza |
257 |
| Fagioli lima
cotti |
1 tazza |
54 |
| Fagioli neri
secchi |
1 tazza |
131 |
| Fagioli rossi |
1 tazza |
70 |
| Lenticchie
cotte |
1 tazza |
50 |
| Piselli secchi
cotti |
1 tazza |
22 |
| Tofu (formaggio
di soia) |
100 gr
|
100 |
| Fagioli di
soia |
1 tazza |
131 |
|
Alimento |
Quantità |
Contenuto in mg |
| Arachidi |
1 tazza |
104 |
| Burro di
arachidi |
1 cucchiaio |
11 |
| Castagne
arrostite |
100 gr |
83 |
| Castagne
fresche |
1 tazza |
43 |
| Mandorle |
1 tazza |
332 |
| Nocciole |
1 tazza |
282 |
| Noci |
1 tazza |
99 |
| Semi di girasole |
1 tazza |
174 |
| Semi di sesamo |
1 tazza |
165 |
| Semi di zucca |
1 tazza |
71 |
| Tahino |
1 cucchiaio |
64 |
|
Alimento |
Quantità |
Contenuto in mg |
| Broccoli |
1 tazza |
42 |
| Broccoli
al vapore |
1 tazza |
136 |
| Carciofo
romano |
1 |
61 |
| Carota |
1 tazza |
30 |
| Cavolfiore |
1 tazza |
28 |
| Cavolini
di Bruxelles |
1 tazza |
36 |
| Cavolo |
1 tazza |
32 |
| Cavolo cinese |
1 tazza |
74 |
| Cavolo di
rapa |
1 tazza |
90 |
| Cetrioli |
1 tazza |
14 |
| Cipolle verdi |
1 tazza |
53 |
| Crauti |
1 tazza |
85 |
| Crescione |
100 gr |
151 |
| Fagiolini |
1 tazza |
41 |
| Foglie di
cavolo |
1 tazza |
105 |
| Foglie di
rapa |
1 tazza |
157 |
| Foglie di
rapa al vapore |
1 tazza |
267 |
| Germogli
di alfa |
1 tazza |
10 |
| Piselli |
1 tazza |
36 |
| Porro |
1 tazza |
73 |
| Prezzemolo |
1 tazza |
122 |
| Rape |
1 tazza |
51 |
| Sedano |
1 tazza |
44 |
| Zucca |
1 tazza |
57 |
| Zucchine |
1 tazza |
36 |
Magnesio
CARATTERISTICHE
Nel nostro corpo, il magnesio è un minerale essenziale. Circa
il 70% di esso si trova nelle ossa insieme al calcio
e al fosforo, mentre il rimanente 30% è situato
nei tessuti molli e nei fluidi dell'organismo.
Del magnesio ingerito ne viene assorbita una quantità che va
dal 30 al 40%, mentre il resto viene eliminato con
le feci.
L'impiego delle concimazioni chimiche, induce tra le altre carenze
anche quella del Magnesio e questo comporta negli
animali la TETANIA. Se l'HUMUS del suolo viene alterato,
ne risentono le piante, gli animali e di conseguenza
anche l'uomo, ed è per questo che si ha bisogno
anche di supplementi di Magnesio nell'alimentazione.
La quantità maggiore di magnesio si trova nell'interno delle
cellule, dove attiva gli enzimi necessari al metabolismo
dei carboidrati e degli amminoacidi: produzione
di energia del glucosio, sintesi delle proteine,
dell'acido nucleico, formazione dell'urea, il tono
vascolare, la trasmissione degli impulsi muscolari,
stabilità elettrica delle cellule, trasmissione
nervosa e l'attività.
Contrastando l'effetto stimolante del calcio, il magnesio svolge
un ruolo importante per le contrazioni neuromuscolari.
Aiuta anche a regolare l'equilibrio acido-alcalino
dell'organismo.
FUNZIONI
Il CATIONE intracellulare del magnesio, un atomo o un gruppo
di atomi che perde elettroni e perciò possiede una
carica elettrica positiva, dunque una sostanza che
disciolta nel mezzo intracellulare partecipa alla
attività elettrolitica della cellula, partecipa
all'equilibrio acido-basico e ai fenomeni di ossidoriduzione
all'interno della cellula. Da qui il suo ruolo importante
nella RESPIRAZIONE CELLULARE, negli scambi cellulari
e nel metabolismo di assimilazione e dismissione
delle proteine, dei glucidi, dei lipidi. Con questa
permeabilità o respirazione cellulare, la cellula
si procura ciò di cui ha bisogno e si libera dei
rifiuti. Con questo processo alza le DIFESE IMMUNITARIE
e protegge dagli stati infettivi. Se non avviene
ne risente la salute dell'organismo intero.
Il ruolo fondamentale del magnesio, nel metabolismo del corpo
umano, è quello della vitalità, della giovinezza
e dell'armonia.
Il corretto e costante apporto di Magnesio favorisce
il benessere generale, l'equilibrio ed il recupero
di carenze Fisiologiche. Infatti, esso presiede
ad oltre trecento reazioni metaboliche di primaria
importanza:
Il ripristino della sfera emotiva favorendo la distensione del
sistema nervoso, i processi digestivi gastro-intestinali,
l'attività delle cellule, la produzione di energia,
la sintesi di proteine, la regolarizzazione dei
ritmi cardiaci, la pulizia coronarica soprattutto
dai depositi di Calcio, la conduzione nervosa, la
regolazione del tono vascolare, l'equilibrio acido-base,
il metabolismo glicemico, la decontrazione muscolare,
la conduzione cardiaca, la conduzione nervosa, di
aiuto + nella colite, diarrea, morbo celiaco, artrite,
depressione, disturbi neuromuscolari, epilessia,
scoppi d'ira, sensibilità al rumore, tremori alle
mani, malattia mentale, morbo di Parkinson, nervosismo,
nefrite, sclerosi multipla, arteriosclerosi, aterosclerosi,
cardiopatia ischemica, ipertensione, trombosi coronarica,
carie, crampi, debolezza muscolare, disturbi neuromuscolari,
fratture, osteoporosi, rachitismo, psoriasi, calcoli
di ossalato, calcoli renali, colesterolo alto, diabete,
ipertensione, vomito, alcolismo, convulsioni, delirium
tremens, epilessia, mal di schiena, poliomelite,
sindrome pre-mestruale, sovrappeso, obesità.
Inoltre aiuta l'organismo femminile contro le sindromi premestruali
e può risultare fondamentale nella prevenzione dell'osteoporosi
, può regolarizzare i valori pressori, favorisce
la regolazione del tasso glicemico ed è un valido
supporto contro le reazioni allergiche, sia a livello
dermico, sia a livello respiratorio.
Stimola l'assorbimento e il metabolismo di altri minerali, quali
il calcio, il fosforo, il sodio e il potassio e
migliora l'utilizzo delle vitamine del complesso
B e le vitamine C ed E.
Il Magnesio permette la produzione di energia sotto forma di
ATP (acido adenosintrifosforico), a partire dagli
zuccheri e dai grassi, e' indispensabile per l'utilizzo
dell'energia a livello delle cellule nervose e muscolari,
favorisce il riequilibrio del comportamento, aiuta
la combustione dei grassi.
Svolge un ruolo fondamentale nella regolazione della eccitabilita'
neuro-muscolare, nella produzione e nel trasporto
di energia. Riduce la secrezione della adrenalina
e le conseguenze che provoca a livello del cervello,
del cuore, e dell'apparato digerente. Si oppone
alla penetrazione delle sostanze tossiche nelle
cellule in particolare dei metalli pesanti.
Assieme al calcio regola la attivita' dei tessuti eccitabili
come i MUSCOLI e NERVI, compreso quello cardiaco.
Coopera alla crescita ossea e rinforza lo smalto
dentale.
Ha un effetto positivo sul CUORE, sul FEGATO, sui RENI, sul POLMONE,
ha un ruolo preventivo nei confronti dell'ADENOMA
della PROSTATA.
Viene distrutto dalla cottura e dalla raffinazione dei cibi.
DOSAGGIO
Il fabbisogno giornaliero è di 350 milligrammi per gli adulti
di sesso maschile, di 280 milligrammi per le donne,
ma 450 milligrammi durante la gravidanza e allattamento.
Si calcola che un'alimentazione media ne fornisca
120 milligrammi per 1000 chilocalorie, un livello
che copre a malapena la dose di assunzione giornaliera
consigliata.
La vitamina D è essenziale per l'assorbimento del magnesio. L'assorbimento
può essere inibito dai fitati, da eccesso di grasso,
da grandi quantità di acido ossalico.
L'uso di diuretici ed alcool diminuiscono le riserve di magnesio.
Alcuni studi hanno mostrato l'importanza dell'equilibrio tra
il calcio e il magnesio. Se il consumo di calcio
è alto, anche l'assunzione di magnesio deve essere
alta altrimenti si creerà una carenza. Il fabbisogno
di magnesio è influenzato anche dalla quantità di
proteine, fosforo e vitamina D presenti nella dieta.
La tossicità è minima, grazie all'abilità dei reni di eliminare
il magnesio in eccesso (sino a 60 g al giorno).
L'intossicazione da magnesio (ipermagnesiemia) è rara, ma può
manifestarsi in diverse circostanze: quando la funzione
urinaria è anormalmente diminuita, quando sono state
assunte alte quantità del minerale o qualche volta
dopo iniezioni.
Del magnesio assunto giornalmente, dall'intestino tenue ne viene
assorbito dal 30 al 40% . Il grado di assorbimento
è influenzato dagli ormoni paratiroidei, dal tasso
di assorbimento dell'acqua e dalla quantità di calcio,
fosfati e lattosio presenti nell'organismo. Il magnesio
e il calcio vengono assorbiti negli stessi siti.
Quando l'assunzione di magnesio è bassa, il tasso di assorbimento
può arrivare al 75%; quando è alta, il tasso di
assorbimento può arrivare a punte minime del 25%.
La ghiandola surrenale secerne un ormone chiamato aldosterone,
che aiuta a regolare il tasso di eliminazione del
magnesio attraverso i reni e ne garantisce così
una presenza costante nel corpo, indipendentemente
dalle variazioni dell'assunzione alimentare. Le
perdite tendono ad aumentare con l'uso di diuretici
e con il consumo di alcool.
UTILITà
Il Magnesio in oligoelementi è utile nell'AFFATICAMENTO PSICO-FISICO
ed INTELLETTUALE, nelle FIBROMIALGIE, nelle CONVULSIONI,
nella SPASMOFILIA, nella TETANIA, nei disturbi del
sistema nervoso, insonnia, depressione, disturbi
della concentrazione, affaticamento, stati infettivi,
cardiopatie, tachicardie, aritmie, spasmi vascolari,
extrasistole, ipertensione, angina pectoris, iper-eccitazione
motoria. CRAMPI MUSCOLARI, SPASMI, INSOFFERENZA
DEGLI ARTI INFERIORI, disfunzioni paratiroidee,
NEVRITI, nevralgie, insufficienza digestiva, disturbi
intestinali cronici, coliti, enterocoliti, stipsi
cronica, senescenza, PROSTATA, demineralizzazione,
rachitismo, disturbi mestruali, nei disturbi neuromuscolari,
nel nervosismo, negli scoppi di ira, nella sensibilità
al rumore, nella depressione, nel tremore alle mani.
Il magnesio insieme alla vitamina B6 riduce i calcoli
di ossalato e di calcio. Si può usare come antiacido
per chi ha questo tipo di problemi.
Esplica una azione protettiva su cuore, fegato, reni, polmoni.
Un buon equilibrio del Magnesio aiuta ad affrontare meglio lo
STRESS, è utile in presenza di traumi, freddo, interventi
chirurgici, emozioni. Il Magnesio interviene nel
sistema OSTEOARTICOLARE, DENTARIO, NERVOSO, MUSCOLARE,
CARDIO CIRCOLATORIO, agisce sulla PELLE, sul SANGUE
sul sistema ENDOCRINO, GENITALE e per gli uomini
sulla PROSTATA, di aiuto anche per l'apparato RESPIRATORIO,
e per gli OCCHI.
Il magnesio è fondamentale nella prevenzione degli attacchi di
cuore e delle trombosi coronariche. Gli integratori
di magnesio possono proteggere dalle ischemie cardiache
(mancanza di ossigeno del muscolo cardiaco causata
da spasmi o restringimenti e intasamenti delle arterie
coronarie). Le persone che hanno assunto integratori
di magnesio dopo un attacco di cuore hanno avuto
un tasso di sopravvivenza più alto e una minore
incidenza di pericolose aritmie.
A pazienti con calcoli di ossalato sono stati somministrati 200
mg al giorno di magnesio insieme a 10 mg di vitamina
B6; si possono somministrare anche 300 mg di solo
magnesio, ma la presenza della vitamina B6 tende
a ridurre ulteriormente i calcoli. Il magnesio aiuta
a prevenire l'accumulo di depositi di calcio nel
tratto urinario. Rende solubili nelle urine il calcio
e il fosforo impedendone la trasformazione in calcoli
duri.
Negli alcolizzati i livelli di magnesio nel sangue e nei muscoli
sono bassi. I trattamenti a base di magnesio aiutano
l'organismo a controllare vertigini, debolezza e
spasmi muscolari, cardiopatie e ipertensione e instaura
un giusto equilibrio del pH. Giuste dosi di magnesio
possono aiutare a ridurre il tasso di colesterolo
nel sangue e a mantenere le arterie in buona salute.
E' il magnesio, e non il calcio, il responsabile della formazione
di quello smalto dei denti che resiste alle carie.
Indipendentemente dalla quantità di calcio che si
ingerisce, in mancanza di magnesio non si avrà la
formazione di uno smalto resistente.
La terapia a base di magnesio si è rivelata efficace nel trattamento
della diarrea (gluconato di magnesio), vomito e
nervosismo e kwashiorkor (ventre dilatato dei bambini
malnutriti).
Poiché il magnesio contribuisce a mantenere la salute del sistema
nervoso, esso è stato usato con successo nel controllo
delle convulsioni delle donne incinte, del travaglio
prematuro e in pazienti epilettici.
Essendo il magnesio molto alcalino, agisce come antiacido e può
essere usato in sostituzione di prodotti antiacidi
comuni.
CARENZA
La carenza di magnesio è un fenomeno molto comune. La lavorazione
e la cottura dei cibi ne provoca molto spesso l'eliminazione.
Lo STRESS, provoca la fuoriuscita di magnesio dalle cellule e
la sua perdita con le urine. Questo accade indipendentemente
dal tipo di stress, che può essere uno sforzo fisico
abnorme, rumore intenso, tensione interiore, variazione
di temperatura, trauma, intervento chirurgico. In
condizione di stress, alla fuoriuscita di magnesio
si associa aumento della contrazione a livello della
muscolatura liscia, tra alcuni sintomi dolore addominale
e mestruo doloroso.
Un deficit comporta disturbi NEUROMUSCLARI che si traducono nella
SPASMOFILIA, un disturbo caratterizzato da grande
ECCITABILITA' NEUROMUSCOLARE elettrica e meccanica
che sfocia in crisi di TETANIA ( la IPOCALCIEMIA,
insufficienza di calcio nel sangue, è un segno di
tetania latente, ma ci sono anche tetanie da insufficienza
di Magnesio o di potassio). Spesso, specie nella
terza età, la PERDITA delle FORZE, la FATICA CRONICA,
il TREMORE sono dovuti proprio a questa carenza,
nei BAMBINI si manifesta con INSTABILITA' CARATTERIALE,
RITARDO NELL'ACCRESCIMENTO, AGITAZIONE eccessiva,
TURBOLENZA, INSUCCESSI SCOLASTICI, nonostante una
intelligenza normale. Ricordarsi che specie nella
pubertà e nell'adolescenza c'è necessità di un maggior
apporto di Magnesio.
Si ha anche carenza, nei problemi ai DENTI, che
diventano più fragili e più esposti alla CARIE,
problemi alle UNGHIE, ai CAPELLI, con rischio di
CALVIZIE, PALPITAZIONI CARDIACHE, DOLORI PRECORDIALI,
spasmi delle ARTERIE, DISPEPSIA, cattivo funzionamento
della VESCICA BILIARE, FORMICOLII, BOLO IN GOLA,
sensazione di freddo che causa brividi, INTORPIDIMENTO
delle estrermità, DISTURBI RESPIRATORI senza una
causa bronchiale o polmonare, MAL DI TESTA, senza
cause organiche o ipertensione, dolori muscolari,
dolori rachidiani, VERTIGINI, fatica VISIVA, SPASMI
delle PALPEBRE, CATARATTA, OPACITA' del CRISTALLINO,
PRURITI, ECZEMI, ASMA, infiammazione della FARINGE,
ANGINA, POLIOMELITE.
Psicologicamente una carenza comporta IPEREMOTIVITA', ANSIA,
INSONNIA. Nella carenza grave troviamo allucinazione
e delirio.
La carenza di magnesio si può avere in pazienti affetti da diabete,
in chi assume diuretici , in chi soffre di pancreatite,
di alcolismo cronico e disfunzioni renali di cirrosi
epatica, in chi soffre di arteriosclerosi, nelle
gestanti, in chi segue una dieta ipocalorica in
chi soffre di diarrea cronica e di vomito. Alti
lvelli di zinco e di vitamina D inibiscono l'assorbimento
di magnesio.
ECCESSO
La sola controindicazione nell'uso del magnesio è quando si è
in presenza di INSUFFICIENZA RENALE
ALIMENTI
Il Magnesio è fondamentale per la vita sul nostro pianeta in
quanto costituente della CLOROFILLA. E' quindi presente
in grandi quantità nelle verdure fresche a foglie
verdi scure.
Tra gli altri alimenti ricchi di magnesio ricordiamo il pane
e i cereali integrali, il germe di grano non macinato,
la soia, i fichi, il mais, le mele, i semi di girasole,
le noci e in particolare le mandorle. Il magnesio
è presente anche nel pesce, nell'aglio, nelle pesche,
nelle albicocche, e nei fagioli bianchi di Spagna
o cannellini.
Fosforo
Dal greco phosphoros,che vuol dire 'apportatore di luce', perché
a contatto dell'ossigeno nell'aria, la fosfina (fosfuro
di idrogeno) emette luminescenza.
| [ |
Il fosforo
puro è di colore bianco, ed è la forma più
pericolosa per la nostra salute. Può causare
ustioni cutanee. E' estremamente tossico
e l'esposizione ad esso e' mortale, generalmente
per ingestione accidentale di veleno per
topi. Prima della morte i sitomi sono nausea,
spasmi e imbarazzamento dello stomaco. Mentre
brucia danneggia fegato, cuore e reni.
Le industrie lo usano per fare prodotti
chimici, e munizioni per l'esercito. Lo
scarto del fosforo bianco finisce nelle
acque degli scarichi vicino alle fabbriche
che lo usano. Non tende a spargersi, dal
momento che reagisce rapidamente con l'ossigeno,
Tuttavia, le particelle di fosforo che sono
nell'aria possono avere un rivestimento
protettivo che impedisce le reazioni chimiche.
In acqua non reagisce con altre particelle
cosi' rapidamente, perciò si accumula nei
corpi degli organismi acquatici. Rimane
nel terreno per giorni prima di essere convertito
in sostanze meno nocive. Ma in terreni profondi
e nel fondo dei fiumi e dei laghi il fosforo
può rimanere per circa mille anni.
Nell'ambiente, nelle acque superficiali
e nelle piante, si può trovare comunemente
in forma di FOSFATI, che favoriscono lo
sviluppo di organismi dipendendi dal fosfato,
quali alghe e lemma. Questi organismi usano
quantità elevate di ossigeno ed impediscono
alla luce solare di entrare nell'acqua.
Ciò rende l'acqua piuttosto invivibile per
altri organismi. Tale fenomeno è comunemente
noto come eutrofizzazione. |
] |
L' 85% del fosforo si trova nelle ossa insieme al calcio, mentre
il rimanente 15% si trova nei tessuti molli e nei
liquidi extracellulari, nel rivestimento delle cellule,
nel ruolo strutturale (fosfolipidi presenti in tutte
le cellule specialmente nel tessuto nervoso), in
un ruolo funzionale (fosfati), nel metabolismo intermedio,
e in una serie di composti adibiti al deposito e
al trasporto di energia (ATP) e alla trasmissione
intracellulare di messaggi ormonali all'interno
della cellula (fosfoproteine). è inoltre un componente
del materiale genetico, poiché è un costituente
delle nucleo-proteine (RNA). Ha un ruolo importante
nel metabolismo dei grassi e delle proteine, nella
fosforilazione dei protidi e degli zuccheri nei
muscoli. Favorisce il rapido sviluppo dei tessuti
dell'organismo e contribuisce alla assimilazione
delle vitamine B2, B3.
La carenza di vitamina D limita l'assimilazione di fosforo, processo
che avviene nell'intestino tenue. Ad un aumento
dell'apporto alimentare di fosforo fa seguito un
rapido aumento dell'escrezione urinaria. Circa il
60% del fosforo alimentare è assorbito dall'intestino:
l'assorbimento è influenzato favorevolmente dalla
Vitamina D indipendentemente dal suo effetto sull'assorbimento
del calcio. I composti del fosforo sono coinvolti
nelle funzioni vitali di tutte le forme di vita
conosciute.
Carenza:
l'ampia diffusione del fosforo nei vari alimenti
unitamente alla capacità renale di trattenere i
fosfati rende eccezionale l'evenienza di ipofosfatemia
da insufficiente apporto alimentare. L'ipofosfatemia
(basso livello di fosforo) può essere riscontrata
in determinate situazioni cliniche (malassorbimento,
rialimentazione di pazienti malnutriti) ed in seguito
all'uso prolungato ed incontrollato di antiacidi
in grado di legarsi al fosforo. La sintomatologia
dell'ipofosfatemia consiste in anoressia, turbe
mentali, alterazioni della conduzione nervosa e
del sistema muscolo - scheletrico.
Eccessi e tossicità:
in casi di apporto eccessivo di fosforo dalla dieta,
l'efficienza dell'escrezione renale permette di
evitare che nei fluidi corporei si instauri un aumento
del rapporto fosforo / Calcio, che potrebbe determinare
un ipertiroidismo. Questo fenomeno è quindi raro.
Alcune situazioni cliniche comportano iperfosfatemie
croniche (insufficienza renale cronica, sindromi
emolitiche, acromegalia ed ipertirodismo grave),
con conseguenti fenomeni di calcificazioni a carico
dei tessuti molli.
L'iperfosfatemia (alti livelli di fosforo sanguigno)
può invece scatenare una crisi tetanica da ipocalcemia.
Livelli di assunzione raccomandati:
una dieta copre generalmente le necessità di fosforo
delle varie fasce di popolazione, e la principale
raccomandazione è perciò quella di evitare livelli
di assunzione di fosforo troppo elevati rispetto
a quelli di calcio, soprattutto nella fase di accrescimento
osseo, poiché l'assorbimento e l'escrezione del
fosforo sono strettamente legati a quelli del calcio.
Il rapporto molare calcio/ fosforo deve essere mantenuto
nei limiti di 0,9 - 1,7 nell'alimentazione dei bambini,
mentre gli adulti possono tollerare variazioni più
ampie senza danno.
La biodisponibilità del fosforo è minore negli alimenti
vegetali, nei quali in gran parte è contenuto sotto
forma di acido fitico. Anche alcuni minerali (calcio
in quote elevate, alluminio contenuto negli antiacidi)
interferiscono negativamente con l'assorbimento
intestinale del fosforo.
Contenuto in FOSFORO degli alimenti
|
Alimento
|
Fosforo [mg/100g]
|
| |
|
|
Crusca di frumento
|
1200
|
|
Spigola, d'allevamento, filetti
|
1150
|
|
Germe di frumento
|
1100
|
|
Orata, d'allevamento, fresca, filetti
|
1050
|
|
Latte, vacca, in polvere, scremato
|
1030
|
|
Gelato confezionato, caffè
|
1026
|
|
Latte, vacca, in polvere, parzialmente
scremato
|
879
|
|
Latte, vacca, in polvere, intero
|
728
|
|
Emmenthal
|
700
|
|
Grana
|
692
|
|
Groviera
|
685
|
|
Cacao, amaro in polvere
|
685
|
|
Parmigiano
|
678
|
|
Formaggino
|
650
|
|
Tè, in foglie
|
630
|
|
Farina, soia
|
600
|
|
Soia, secca
|
591
|
|
Caciocavallo
|
590
|
|
Pecorino
|
590
|
|
Uova, gallina, tuorlo
|
586
|
|
Merluzzo, baccalà, ammollato
|
562
|
|
Fontina
|
561
|
|
Mandorle, dolci, secche
|
550
|
|
Provolone
|
521
|
|
Pistacchi
|
500
|
|
Anacardi
|
490
|
|
Anguilla, d'allevamento, filetti
|
480
|
|
Formaggio molle da tavola
|
480
|
|
Pinoli
|
466
|
|
Fagioli borlotti, secchi, crudi
|
464
|
|
Fagioli cannellini, secchi, crudi
|
460
|
|
Fagioli, secchi, crudi
|
450
|
|
Fagioli dall'occhio, secchi
|
430
|
|
Rana
|
430
|
|
Farro
|
420
|
|
Fave, secche, sgusciate
|
420
|
|
Ceci, secchi, crudi
|
415
|
|
Lievito di birra, compresso
|
394
|
|
Farina, orzo
|
393
|
|
Brie
|
390
|
|
Noci pecan
|
380
|
|
Ricotta, bufala
|
380
|
|
Lenticchie, secche, crude
|
376
|
|
Stracchino
|
374
|
|
Fiocchi d'avena
|
365
|
|
Fegato, ovino
|
364
|
|
Fegato, suino
|
362
|
|
Fegato, equino
|
358
|
|
Salame, Milano
|
356
|
|
Storione, uova (caviale)
|
355
|
Sodio
CARATTERISTICHE
Quando si dice Sodio, la prevalenza del sale sugli
altri cibi è talmente netta che praticamente è l'unica
sostanza che deve essere considerata quando si parla
di consumo giornaliero di Sodio.
Il Sodio è un elemento chimico (simbolo Na), scoperto
da H. Davy nel 1807 per elettrolisi dell'idrossido
di Sodio fuso. è un solido molle e malleabile, di
colore bianco e argenteo se appena tagliato; diventa,
però, opaco per esposizione all'aria, in seguito
all'ossidazione, di conseguenza viene conservato
sotto olio di vaselina o petrolio.
è presente sotto forma di sali nelle acque del mare,
in sorgenti termali e in giacimenti minerari.
Il Sodio viene assunto principalmente sotto forma
di Cloruro (il sale da cucina).
Il Sodio è un componente essenziale, presente nei
liquidi extracellulari del corpo umano, e in quantità
minore nei liquidi intracellulari e nelle ossa.
FUNZIONI
Svolge importanti funzioni come il mantenimento
della pressione osmotica, la protezione del corpo
dall'eccessiva perdita di liquidi, per il mantenimento
del volume dei liquidi extracellulari e dell'equilibrio
acido-base; regola l'eccitabilità muscolare e la
permeabilità delle membrane cellulari. Interviene
nella trasmissione dell' impulso nervoso, nel mantenimento
del potenziale di membrana e dei gradienti elettrochimici
transmembrana.
Svolge un'azione di regolazione dell'equilibrio
acido-base e del bilancio idrosalino ed è fondamentale
per il funzionamento del sistema nervoso. Il Sodio
degli alimenti è totalmente assorbito nell'intestino
tenue e nel colon. La regolazione del contenuto
corporeo di Sodio avviene per opera dell'aldosterone
(un ormone).
Se l'apporto di Sodio è scarso, l'aldosterone stimola
a livello renale il riassorbimento dalle urine di
Sodio; se invece l'apporto è elevato, l'aldosterone
è disattivato e il Sodio viene espulso con le urine.
Ciò significa che per individui fisiologicamente
normali non ci può essere nessun danno da Sodio
(ciò spiega perché molte persone che mangiano salato
non hanno problemi di ritenzione idrica o di ipertensione).
Purtroppo in molti soggetti il meccanismo non funziona
perfettamente: in 1/3 circa degli ipertesi esiste
la tendenza a trattenere il Sodio.
Si consiglia pertanto di non superare le dosi raccomandate
(da 0,5 a 2 g al giorno); nelle diete occidentali
tale valore è spesso superato, avendosi una media
di 4,5 g di Sodio al giorno (12 g circa di sale
da cucina, ma oltre al sale si devono considerare
i dadi per brodo, le salse, gli alimenti conservati
ecc.).
Poiché la dose consigliata è normalmente coperta
dal sale contenuto negli alimenti, la strategia
migliore consiste nel non aggiungere sale a tavola.
Per molti sarà difficile (utilizzare al suo posto
sali iposodici, oppure usare erbe come rucola o
cipolle od usare spezie; rosmarino, basilico, origano,
ecc.); contrariamente a quanto si dice, il salare
gli alimenti non deriva da una stimolazione dovuta
a carenza di Sodio, ma semplicemente da una scelta
di gusto.
DOSAGGIO
Nei soggetti adulti sani il livello raccomandato
di assunzione è compreso fra 500 e 2000 mg/giorno
corrispondenti a 1,5 e 8,8 g di sale al giorno e
si mantiene tale anche durante la gravidanza e l'allattamento
nonostante l'aumentato fabbisogno che è comunque
soddisfatto dalla normale dieta.
Gli atleti e le donne gravide hanno un maggior fabbisogno
di Sodio.
E' consigliabile non superare 2 g di Sodio al giorno
e non scendere sotto i 500 mg.
Una dieta senza aggiunta di sale è sufficiente al
fabbisogno di Sodio.
Nell'alimentazione occidentale tale valore è spesso
superato, avendosi una media di 4,5 g di Sodio al
giorno (12 g circa di
sale da cucina, ma oltre al sale si devono considerare
i dadi per brodo, le salse, gli alimenti conservati,
salumi, carni
salate, ecc.).
CARENZA
Una deficienza di Sodio può essere provocata da
una diarrea prolungata, da intensa sudorazione,
da intossicazione di acqua provocata da una grande
introduzione di acqua, ma non di sale, dopo una
forte sudorazione, traumi, diarrea cronica o patologie
renali.
L'assunzione elevata determina un aumento del volume
dei liquidi extrcellulari con conseguente edema
e ipertensione. Una < riduzione del consumo di Sodio
porterebbe a una diminuzione della mortalità per
patologie cardio e cerebro-vascolari.
ECCESSO
L'eccesso di Sodio nell'alimentazione attuale occidentale
è da 10 a 35 volte il reale fabbisogno.
Un eccesso di Sodio è una concausa nella litiasi
renale e nella osteoporosi, ed è legato (non ne
e' la causa) all'insorgenza di ipertensione e porta
ad eliminazione di calcio, provocando ridotta densità
ossea e aumentando il rischio di osteoporosi (esiste
in tutte le cellule normalmente uno scambio Sodio-Calcio).
ALIMENTI
Il Sodio è presente nella nostra alimentazione sia
come sale aggiunto nella cucina casalinga (cloruro
di Sodio) sia come contenuto naturale e aggiunto
nelle trasformazioni artigianali e industriali degli
alimenti.
Fonti alimentari naturalmente ricche di Sodio sono:
i cereali e derivati (pane, pizza, pasta), carne,
uova, pesce, latte e derivati come il formaggio;
il pesce e la carne conservati sono ricchi di Sodio
aggiunto, presente soprattutto sotto forma di cloruro
di Sodio e minimamente come Glutammato di Sodio
e Bicarbonato di Sodio.
Esempio del contenuto di Sodio nei principali alimenti:
- Pizza con formaggio una fetta = 336 mg
- Olive 100gr = 872 mg
- Salsiccia cotta 100 gr = 1294 mg
- Salame 100grammi = 2260 mg
Potassio
CARATTERISTICHE
Il potassio è il principale catione intracellulare essenziale.
Il 95% del potassio contenuto in un individuo è
reperibile in ambiente intracelullare. La restante
quota è reperibile a livello extracellulare. Il
fabbisogno giornaliero è di circa 2-3 grammi al
giorno.
Esercita le stesse funzioni svolte dal sodio all'esterno della
cellula: regola cioè l'eccitabilità neuromuscolare,
la ritmicità del cuore, la pressione osmotica, l'equilibrio
acido-base e la ritenzione idrica.
FUNZIONE
Il potassio svolge un ruolo essenziale per l'organismo e interviene
nella maggior parte delle funzioni vitali. Regola
il contenuto di acqua delle cellule e ne regola
la pressione osmotica. Insieme al sodio e al cloro
regola gli equilibri acido-base cellulari: nell'acidosi
metabolica il potassio esce dalla cellula mentre
nell'alcalosi avviene il contrario. In equilibrio
con il calcio e il magnesio, contribuisce alla regolarità
delle principali funzioni cellulari e soprattutto
all'eccitabilità dei muscoli, della contrazione
cardiaca e del sistema nervoso.
Interviene anche nella trasformazione dello zucchero in glicogeno,
che viene poi immagazzinato nel fegato e nei muscoli,
è quindi indispensabile per la produzione di energia.
Fondamentale nel regolare insieme al sodio il contenuto
di acqua e sali in tutte le cellule, nel sangue
e nelle urine, mantiene la pressione osmotica adeguata,
responsabile assieme al sodio ed al calcio della
corretta eccitabilita' del tessuto nervoso, permette
la trasmissione degli impulsi, dei muscoli scheletrici
e del cuore, permette la contrazione del battito,
dei muscoli lisci dei vieceri, dell'intestino, della
vescica, dell'utero e dei vasi sanguigni, aiuta
a smaltire il sodio in eccesso è essenziale nella
IPERTENSIONE, nella pelle secca, nella diminuzione
del tono muscolare, nei crampi, nella stitichezza,
nella confusione mentale, nella irritabilità, nei
disturbi cardiaci, nelle persone anziane, nei diabetici,
nelle persone con vomito e diarrea, nella ipertensione,
in alcuni casi di allergia.
Una grande assunzione di potassio, in presenza di compromessa
funzionalità renale, può determinare aritmie e perfino
l'arresto cardiaco.
UTILIZZO
Non è tanto un eccesso di sale alimentare (cloruro di sodio)
a favorire l'ipertensione, quanto uno squilibrio
del rapporto potassio/sodio nella dieta. La dieta
dei paesi industrializzati contiene cioè troppo
sodio e troppo poco potassio.
Soggetti sani con scarso apporto di potassio (10 mEq/die)
sono meno capaci di eliminare un carico di sodio
di quando assumono 90 mEq/die (3,5 g.) di potassio.
Un aumento dell'apporto di potassio a 65-100 mEq
riduce la pressione arteriosa in soggetti normotesi
ed ipertesi ed aumenta l'escrezione urinaria di
sodio.
La medicina utilizza CLORURO DI POTASSIO in dosi di 3-5 g per
giorno in forma di compresse per parecchie settimane,
ma il cloruro di potassio che è un SALE, espone
a DISPEPSIE, BRUCIORI GASTRICI, PIROSI, ULCERA GASTRO
DUODENALE, ULCERE dell'INTESTINO TENUE e PERFORAZIONI,
non sono adatti nemmeno i SALI ALCALINI DI POTASSIO
a base di PROPINATO, CITRATO, BICARBONATO , molto
pericolose le iniezioni a base di potassio, in quanto
può causare una crisi cardio-vascolare irreparabile,
una crisi di tetania, fuga di sodio ed edemi. Meglio
fare una flebo a profusione lenta.
DOSAGGIO
Come per altri elementi, i soggetti sportivi perdono una quota
maggiore di potassio mediante la sudorazione e l'emolisi.
Pertanto anche il loro fabbisogno risulta essere
maggiore.
Il cloruro di potassio viene utilizzato per prevenire o trattare
le carenze di questo prezioso minerale, importantissimo
per la contrazione muscolare e per il controllo
della pressione sanguigna. In ogni grammo di cloruro
di potassio ritroviamo all'incirca 0,524 g di potassio
elementare; ricordiamo a tal proposito che il fabbisogno
di un adulto, dato dal contributo dietetico più
eventuale integrazione, ammonta a 3-5 grammi di
potassio elementare al giorno.
L'integrazione con cloruro di potassio trova indicazione in caso
di: vomito e diarrea prolungati, ridotto apporto
alimentare, disidratazione indotta da un'intensa
attività fisica e/o da eccessiva sudorazione, uso
di farmaci diuretici che NON "risparmiano" il potassio
(come i potassiuretici), abuso di lassativi o liquirizia.
Tutte queste condizioni possono infatti associarsi ad una carenza
di potassio nel sangue (ipokaliemia); tra i più
comuni sintomi di tale deficit ricordiamo: crampi
muscolari, astenia, stitichezza e scarso appetito;
talvolta possono comparire segni di ipereccitabilità
neuromuscolare, che si manifestano con guizzi improvvisi
e fascicolazioni spontanee.
Le carenze alimentari andrebbero preferibilmente colmate aumentando
il consumo di alimenti ricchi di potassio; gli integratori
non devono infatti considerarsi sostituti di una
dieta varia ed equilibrata. considerati i pericoli
riconducibili all'iperkaliemia, l'utilizzo di cloruro
di potassio andrebbe preventivamente discusso con
il proprio medico.
CARENZA
L'assorbimento avviene passivamente nel duodeno e nell'intestino,
mentre l'eliminazione avviene mediante le urine.
Attraverso i reni possono essere eliminate grandi
quantità di potassio senza rischiare l'intossicazione,
come avviene nei vegetariani. Al contrario in caso
di apporto carente, non esiste un meccanismo di
blocco per la sua eliminazione, perciò se ne elimina
sempre la stessa quantità (eliminazione obbligatoria).
Una carenza di potassio si può instaurare in particolari stati
patologici:
- in seguito ad una prolungata somministrazione
di soluzioni prive di potassio per via parenterale.
- nel caso di iperfunzione dei surreni o di
eccessiva assunzione di diuretici.
- disturbi e malattie dell'apparato digerente
che provocano vomito o diarrea protratti (ad
es. colite ulcerosa, adenoma villoso del
colon, clisteri ripetuti, lavande gastriche,
abuso di lassativi).
- esercizio fisico intenso, sudorazione profusa
e perdite di liquidi in genere (come nelle ustioni
estese);
- eccesso di sodio nella dieta ed insufficiente
apporto di potassio.
- sindromi da malassorbimento;
- abuso di liquirizia;
- abuso di determinati diuretici (quelli potassiurici
come la furosemide o i derivati tiazidici).
I sintomi sono: debolezza muscolare, crampi muscolari, astenia,
stitichezza e scarso appetito, ipoventilazione fino
alla paralisi respiratoria; talvolta possono comparire
segni di ipereccitabilità neuromuscolare, che si
manifestano con guizzi improvvisi e fascicolazioni
spontanee; ipereccitabilità, aritmie ed alterazioni
elettrocardiografiche fino a giungere al blocco
cardiaco ed alla morte.
L'esercizio fisico prevalentemente anaerobico si accompagna ad
una fuoriuscita di potassio dal tessuto muscolare;
questo fenomeno insieme all'emoconcentrazione ed
al possibile rilascio di potassio da parte degli
eritrociti determina un aumento della concentrazione
e del contenuto plasmatico totale di potassio, anche
se di breve durata, la cui intensità è correlabile
con l'intensità del lavoro muscolare.
Ipopotassemia, si può osservare a seguito di esercizi prolungati
e/o ripetuti soprattutto in seguito alle perdite
sudorali ma anche per mancanza di meccanismi efficaci
di risparmio; se non adeguatamente trattata può
condurre a condizioni più o meno gravi fino all'insufficienza
renale. La ipopotassiemia diventa manifesta quando
la concentrazione del minerale nel sangue è inferiore
a 3,5 mEq/l.
In caso di una lieve carenza di potassio, la correzione può avvenire
aumentando il consumo di alimenti vegetali e riducendo
l'apporto di sodio.
La dieta può essere eventualmente coadiuvata da integratori specifici
da assumersi per via orale.
L'ALCOOL ed il CAFFE' aumentano la eliminazione del potassio.
ECCESSO
Un eccesso di potassio dovuto ad insufficienza renale, disidratazione,
insufficiente secrezione surrenalica, provoca astenia,
crampi muscolari, ipotensione, bradicardia e arresto
cardiaco.
ALIMENTI
LISTA di ALIMENTI CHE CONTENGONO POTASSIO PER 100 gr in mg:
CACAO ( 3200 ), ALBICOCCA SECCA ( 1600), FAGIOLO
SECCO ( 1350)LATTE IN POLVERE ( 1150), vino (1040),
PISELLO SECCO ( 930 )
CASTAGNA SECCA ( 900 ), dattero ( 790), GERME DI
GRANO (780)
fico secco ( 780), germe di mais ( 770 ), LENTICCHIA
( 750 )
arachide (740), PRUGNA SECCA ( 690), MANDORLA SECCA
(690)
NOCCIOLA SECCA (560), fungo d'allevamento (520),
orzo ( 500)
FRUMENTO ( 450), SEGALE (450), cavolo di bruxelles
(450)
Patata (410), Carota (410), BANANA ( 400)
RIBES NERO ( 372), cioccolata ( 327), verdura fresca
(200-400)
frutta fresca (100-200).
frutta secca (evitare quella salata)
Cloro
CARATTERISTICHE
Il cloro è il principale anione (ione caricato negativamente)
intra ed extracellulare; per due terzi (70% circa)
si trova all'esterno delle cellule, per il rimanente
al loro interno, nell'osso e nel tessuto connettivo.
Il cloro è particolarmente abbondante nei succhi gastrici, in
particolare nell'acido cloridrico, che gioca un
ruolo essenziale nella digestione delle proteine
e degli alimenti fibrosi non raffinati, e nella
difesa dai germi introdotti con gli alimenti. Stimola
il fegato ed aiuta ad eliminare le sostanze tossiche,
aiuta a tenere in forma tendini ed articolazioni
e a distribuire gli ormoni.
Nell'organismo, così come nei cibi, il cloro è presente soprattutto
come cloruro di sodio (il normale sale da cucina)
e di potassio.
L'assorbimento avviene nel primo tratto dell'intestino tenue,
attraverso uno scambio con i bicarbonati; l'eliminazione
avviene prevalentemente per via urinaria , ma anche
attraverso il sudore. Una volta assorbito, interviene
nella regolazione dell'equilibrio acido-base, della
pressione osmotica e del bilancio idrico (regola
la distribuzione dei liquidi all'interno e all'esterno
delle cellule e con essa il volume di sangue presente
nell'organismo; facilita inoltre il trasporto dell'anidride
carbonica da parte dei globuli rossi. Non è bene
che il cloro sia presente nell'acqua potabile in
quanto si combina con altri metalli pesanti e distrugge
la vitamina E e parte della flora intestinale..
Ad ogni modo il cloro aggiunto all'acqua aiuta contro
le epatiti ed il tifo.
Il fabbisogno giornaliero oscilla tra gli 0.9 e i 5.3 grammi,
che vengono assunti con il normale uso di sale da
cucina. Generalmente si assume una quantità di cloro
superiore, che in persone sane viene eliminata per
via renale senza causare problemi.
E' molto difficile che si verifichino carenze di cloro, comunque
possibili, e si manifesta con vomito (per la massiccia
eliminazione di succhi gastrici), diarrea (per inadeguato
scambio intestinale con i bicarbonati), sudorazione
eccessiva, squilibrio acido-base dell'organismo.
Tra i sintomi da carenza di cloro, si può avere
perdita dei capelli e dei denti, tono muscolare
debole, digestione difficile, insufficienza renale,
acidosi, ritardi nella crescita, i bambini possono
avere alcalosi metabolica, perdita di potassio nelle
urine, difetti psicomotori, perdita della memoria,
anoressia, se il cloro viene inserito nella dieta
in genere questi sintomi scompaiono (è sempre essenziale
consultare il proprio medico curante).
Un sovradosaggio cronico di cloro, dal momento che si accompagna
ad un eccessivo introito di sodio, favorisce l'insorgenza
dell'ipertensione.
ALIMENTI
La fonte principale di cloro alimentare è rappresentata dal sale
da cucina; la presenza di cloro negli alimenti riflette
pertanto la loro concentrazione in cloruro di sodio.
Ne sono particolarmente ricchi i cibi stagionati, i formaggi,
i salumi, l'acqua ed i prodotti da forno salati,
Kelp, farina di segale, olive mature, datteri, frumento
integrale, fagiolini, mandorle, noci, ciliegie,
pere, arance, castagne, pesche, albicocche e alimenti
di origine animale.
Zolfo
CARATTERISTICHE
Lo ZOLFO è un METALLOIDE, insapore, di colore giallo
limone appartenente alla famiglia dell'ossigeno.
Nell'uomo si trova sotto forma di solfati
organici o sali, è presente nelle proteine e quindi
in tutte le cellule specie in due AMINOACIDI SOLFORATI
come la CISTEINA e la METIONINA, la
CISTEINA ha un ruolo essenziale nei processi di
ossidoriduzione che intervengono nei processi di
respirazione cellulare. La Metionina è
indispensabile per l'equilibrio organico e per l'accrescimento.
Questo aminoacido si trova nell'eparina e quindi
in tutti i tessuti ed
essenzialmente nel FEGATO. Lo zolfo organico è presente
anche nel GLUTATIONE in combinazione con l'INSULINA,
ed è contenuto anche nella
VITAMINA B12
Allo stato naturale si trova nelle regioni VULCANICHE
, ad esempio in Sicilia dove forma degli ammassi
chiamati SOLFATARE, più spesso si trova
in combinazione nei solfati e nei solfuri e nei
gas naturali nei combustibili fossili, nel carbon
fossile, nel petrolio.
E' molto diffuso in natura, nel mondo animale e
vegetale, ha alte concentrazioni nella pelle, nei
capelli, nelle unghie, nelle articolazioni,
partecipa alla sintesi del collageno, principale
costituente della pelle, dei tendini, delle ossa,
è presente anche nell'insulina che regola il
metabolismo degli zuccheri.
FUNZIONI
Lo ZOLFO edifica la molecola dei protidi, ed è indispensabile
alla SINTESI PROTEICA degli AMINOACIDI SOLFORATI,
come la CISTEINA, la CISTINA,
la TAURINA, la METIONINA, che sono gli elementi
base nella costruzione degli ORMONI, dei CO-ENZIMI,
e della CHEATINA. Lo Zolfo permette che il
metabolismo dei carboidrati, delle proteine, dei
grassi, venga effettuato senza residui organici.
il fegato disintossica grazie al ruolo
antitossico dei corpi solforati. Contribuisce ad
accrescere il numero dei globuli rossi. E' un ottimo
desensibilizzante in presenza di
ALLERGIE, ASMA, DERMATOSI, ECZEMI, ORTICARIA, PRURITO,
CEFALEA, DISFUNZIONI EPATOBILIARI, ARTRITI, ARTROSI,
REUMATISMI.
Si trova come elemento costituente di alcuni amminoacidi,
cistina, cisteina, metionina, glutatione, ormoni
come insulina, ossitocina,
vasopressina, vitamine come la tiamina, la biotina
e la vitamina B1 (TIAMINA). Ha un ruolo importante
nella disintossicazione dei metalli
pesanti, radicali liberi, ed altri composti tossici.
Lo zolfo rappresenta lo 0.25% del peso del corpo
umano, è il minerale della bellezza,
rende i capelli lucidi e soffici, la carnagione
chiara e giovane, rende i capelli ondulati. Disinfetta
il sangue e combatte i batteri. E'
presente nelle unghie e nella pelle. Lavora insieme
al fegato per la secrezione della bile.
Il corpo ha bisogno dello Zolfo per la costruzione
di quasi tutte le biomolecole importanti, (enzimi,
ormoni, amminoacidi, anticorpi,
antiossidanti). è per il corpo uno dei quattro minerali
di base ed è praticamente presente in molte delle
sue principali funzioni ed in ogni
cellula.
Quello presente in natura nella forma MSM (o metil
sulfenil metano), è lo zolfo organico biologicamente
attivo più adatto per l'integrazione
alimentare del minerale, senza provocare effetti
allergici collaterali.
UTILizzo
Ha un ruolo fondamentale nella formazione del tessuto
cartilagineo. Questa sostanza forma una specie di
gel protettivo che funziona da matrice
per i tendini, la cartilagine, la pelle, le ossa
e il tessuto connettivo.
Non combatte la calvizie androgenetica, ma viene
usato per accelerare la crescita naturale dei capelli.
Con l'uso costante, i capelli che
crescerebbero naturalmente, crescono con maggiore
velocità e consistenza. un aiuto quindi non da poco
per chi perde i capelli, per chi sta
tentando di favorirne la crescita con prodotti anticalvizie
o per chi ha effettuato un autotrapianto di capelli.
E' importante nella cura dell'artrite, come unguento
è utile nella cura della PSORIASI, eczema e DERMATITE,
può essere efficace nell'apparato
intestinale per la cura dei VERMI, nelle articolazioni
per la ARTRITE. Disinfetta il TUBO DIGERENTE il
COLON, indicato nell'arteriosclerosi,
per combattere i disturbi NUTRIZIONALI dei tessuti
TENDINEO e CARTILAGINEO, DITROFIA, REUMATISMO CRONICO,
si impiega nelle affezioni della
LARINGE, della FARINGE, nella BRONCHITE CRONICA,
nel RAFFREDDORE, nella VAGINITE, nelle malattie
della PELLE, nell'ACNE, nella BRONCHITE
CRONICA PURULENTA,, nell'INDURIMENTO DELLE ARTERIE
dovuto all'età, nella PELLE AVVIZZITA degli anziani,
per i PELI, le UNGHIE, i DENTI, lo
zolfo frena il decadimento e conserva l'elasticità
dei tessuti, e ne migliora la nutrizione.
Le ACQUE SULFUREE, si utilizzano per le malattie
da carenza di zolfo,nelle DERMATOSI, REUMATISMI,
NEVRALGIE, DISTURBI CARDIOVASCOLARI
DOSAGGIO
in medicina si usa lo zolfo sublimato da 1 a 3 g
al giorno, mescolato con miele o formaggio bianco
per 10-15 giorni al mese, due o 3 volte
l'anno.
DOSI GIONALIERE di ZOLFO ( ponderale) , 850 mg,
lo zolfo in eccesso viene eliminato attraverso le
urine e le feci, attenzione perché dosi
eccessive possono causare intossicazione.
L'MSM è un composto che si trova in natura, esso
fa infatti parte del ciclo terrestre dello zolfo.
Negli oceani, le alghe e varie forme di
plancton assorbono grandi quantità di zolfo dall'acqua
e le trasformano in una forma elementare, con legami
organici. Quando queste alghe e
organismi planctonici muoiono, le loro molecole
organiche vengono decomposte in gas volatile e scarsamente
idrosolubile che raggiunge la
stratosfera, dove, per l'azione dei raggi ultravioletti,
viene ossidato e trasformato prima in DMSO (dimetilsolfossido),
poi in MSM
(metil-sulfonil-metano).
Il sistema circolatorio di un uomo adulto presenta
naturalmente livelli di MSM pari a circa 0,2 mg/kg.
Adulti normali espellono da 4 a 11 mg di
MSM al giorno attraverso le urine. Diversi studi
suggeriscono che la concentrazione sistemica di
MSM nei mammiferi diminuisce negli anni, forse
in seguito a mutamenti metabolici o cambiamenti
nelle abitudini alimentari.
Esperimenti sull'MSM contenente zolfo, con traccianti
radioattivi (35S), hanno dimostrato che, dopo essere
stato ingerito, l'MSM rilascia lo
zolfo che contiene, per formare non solo collageno
e cheratina, elementi fondamentali per la costituzione
delle unghie e dei capelli, ma anche
aminoacidi essenziali: la metionina e la cisteina,
e sieroproteine.
Come qualsiasi cosa che si assume, prima di assumere
questo prodotto è opportuno consultare il proprio
medico. Le donne in gravidanza e con
allattamento in corso possono assumere il prodotto
dopo la consultazione con il proprio medico.
CARENZA
La carenza di amminoacidi solforati, cisteina, cistina,
metionina, glutatione, taurina e' dovuta ad un diminuito
introito di zolfo con
l'alimentazione o per difettoso assorbimento per
esempio a causa del fumo.
I vegetariani che non mangiano uova, possono essere
soggetti alla carenza di zolfo: fragilità di unghie
e capelli, disturbi della pelle,
artrite. Una carenza dello Zolfo a livello del fegato
rallenta il metabolismo degli ACIDI URICI, e se
c'è anche un disturbo della funzionalità
renale, sono possibili crisi di URICEMIA, si può
avere ACNE, seborrea, foruncoli, ipercheratosi,
unghie e capelli fragili, alopecia,
intossicazione da metalli pesanti, problemi circolatori,
aumento della pressione sanguigna, alterazione del
ritmo cardiaco e arteriosclerosi.
ALIMENTI
Carne, Fegato macellato, pesce azzurro, uova, molluschi,
burro, formaggi.
Farina di cereali, cereali, pane, pasta, legumi
secchi, frutta secca, frutti di bosco, frutta fresca,
verdura a foglie verdi, rape, ortaggi,
dattero, fico secco, prugna secca, albicocca secca,
noce di cacao in povere, cioccolato, birra, vino
Ferro
Quando si parla di ferro le classiche tabelle nutrizionali, in
cui è riportato il contenuto medio del minerale
nei vari alimenti, possono ingannare. Ciò che conta,
infatti, non è tanto la quantità di ferro assoluta,
ma la sua biodisponibilità, cioè la percentuale
effettiva che il nostro organismo riesce ad assorbire
ed utilizzare.
Per biodis
ponibilità si intende la quota di elementi ingerita
che è effettivamente assorbita, trasportata al sito
di azione e convertita nella forma fisiologicamente
attiva. Un alimento che contenga grande presenza
di un elemento, ma in forma poco biodisponibile,
di fatto è scarsamente utile ad assolvere al ruolo
deputato.
L'esempio classico è quello degli spinaci, alimenti piuttosto
ricchi di ferro, ma in cui il prezioso minerale
è complessato ad altre sostanze che ne limitano
fortemente l'assorbimento.
Nelle verdure il ferro si trova infatti presente
nella forma Fe3+, più precisamente sotto forma di
idrossido di ferro, o labilmente legato a composti
organici come citrati, lattati e zuccheri. Potrà
essere assorbito soltanto dopo essere stato liberato
e ridotto a Fe2+.
Quindi, prima di chiedersi quali siano gli alimenti più ricchi
di ferro, occorrerebbe sapere cosa influenza la
biodisponibilità del minerale in un determinato
cibo.
Il grado di assimilazione mediante la dieta è differente a seconda
del tipo di ferro contenuto negli alimenti, che
può essere di tipo eme o di tipo non-eme.
Il ferro eme è presente nella carne (forma ferrosa legata al
gruppo eme) e nel pesce, e la sua assimilazione
è particolarmente facilitata e non influenzata da
altri alimenti.
Il ferro non-eme, tipico dei vegetali (forma ferrica),
è meno biodisponibile, pertanto solo un piccolissimo
quantitativo di quello introdotto, viene poi assimilato.
Fattori che aumentano l'assorbimento del ferro non-eme:
-alimenti ricchi di vitamina C
-acido citrico (agrumi);
-zuccheri ed aminoacidi
Fattori che riducono l'assorbimento del ferro:
- acido fitico e fitati, acido ossalico e ossalati: sostanze
contenute negli alimenti vegetali, in modo particolare
nel cacao, nei cereali integrali, negli spinaci,
nei legumi e nel rabarbaro; anche un eccesso di
fibra limita la biodisponibilità dell'elemento.
- Presenza di altri minerali: esiste una competizione per l'assorbimento
di ferro e zinco; anche un eccesso di calcio può
diminuire il suo assorbimento.
- The e caffè (tannini), fosfati, alcuni farmaci (antibiotici,
antiacidi) e determinate condizioni patologiche
(ipocloridria, sindromi da malassorbimento, diarrea,
ecc.).
Almeno i 4/5 del ferro contenuto in un individuo (ferro emico)
sono reperibili negli eritrociti, legato all'emoglobina.
E' pertanto lampante uno dei suoi ruoli principali,
ossia il trasporto gassoso. Gli altri suoi compiti
nell'organismo sono sempre riconducibili alle funzioni
dell'ossigeno, fra tutti è da sottolineare il ruolo
svolto nel metabolismo energetico, in quanto contenuto
nei citocromi mitocondriali e nella mioglobina,
col ruolo di fissare ossigeno.
Il ferro non-emico è invece quel ferro presente nella milza,
nel fegato e nel midollo osseo legato alla ferritina
e all'emosiderina, con funzione di deposito (20-25%
del ferro totale presente nell'organismo).
Le persone sane assorbono circa il 10% del ferro alimentare (tale
percentuale aumenta al 20-30% in condizioni di carenza);nello
specifico, l'intestino è in grado di assorbire tra
il 2 ed il 10% del ferro fornito dai vegetali (ferro
trivalente o non-emico) e tra il 10-35% di quello
contenuto nelle fonti animali (ferro bivalente o
emico).
Carenza di ferro
La carenza di ferro causa anemia, debolezza, minor efficienza
del sistema immunitario, tachicardia, microcitosi
(globuli rossi con dimensioni più piccole della
norma).
Eccesso di ferro
Sierosi, leucocitosi e cirrosi epatica sono invece i possibili
rischi di una eccessiva assunzione di ferro che,
nelle forme acute, può sfociare in ulcere, necrosi
epatocellulare, leucocitosi e degenerazione tubulare.
In questi casi i primi sintomi sono nausea, vomito,
diarrea nerastra, agitazione.
Fabbisogno di ferro
Il ferro è necessario per la sintesi di emoglobina (proteina
che trasporta l'ossigeno alle cellule) di mioglobina
e di collagene; è inoltre indispensabile nei processi
di respirazione cellulare e nel metabolismo degli
acidi nucleici.
Il suo fabbisogno oscilla dai 10 mg nell'uomo ai 18 mg nella
donna.
Negli sportivi il fabbisogno di ferro è superiore che in soggetti
sedentari a causa della maggiore deplezione delle
scorte.
La sudorazione determina infatti la perdita di parte del ferro
ma, ancor di più, la rottura degli eritrociti (emolisi)
in discipline come il fondo causa una maggiore escrezione
di ferro con le urine.
L'aumento della frazione plasmatica conseguente l'allenamento,
diluisce ulteriormente la quota di ferro (pseudoanemia).
La situazione è maggiormente marcata nelle discipline di resistenza.
Nel sesso femminile la situazione è ancora più importante, per
via della fisiologica perdita di ferro nel periodo
mestruale.
Normalmente una dieta adeguata compensa l'eliminazione
del ferro ed il bilancio viene mantenuto in equilibrio,grazie
alle riserve ed alla regolazione di assorbimento
ed eliminazione.
Il ferro viene assorbito soprattutto a livello del duodeno e
del digiuno prossimale: passivamente se la sua concentrazione
nel lume intestinale è elevata; tramite un processo
attivo con dispendio di energia, se invece è presente
in scarsa quantità.
Nelle cellule della mucosa intestinale il Fe+2 viene ossidato
a Fe+3. Parte del ferro passa quindi nel plasma
dove è trasportato in circolo dalla transferrina;
la quota rimanente si lega nel citoplasma delle
cellule intestinali all'apoferritina che viene convertita
in ferritina. Da questa viene liberato in rapporto
alle esigenze dell'organismo e ceduto alla transferrina
plasmatica.
L'eliminazione (1mg al giorno) avviene prevalentemente con la
bile, le feci, il sangue mestruale, la desquamazione
della pelle e l'urina.
Nonostante l'organismo ne limiti le perdite, i casi di carenza
di ferro sono piuttosto diffusi. Questi possono
essere dovuti a:
* apporto ridotto, dovuto a diete carenti di
carne e ricche di cereali;
* insufficiente assorbimento: acloridria, diarrea,
alterazioni gastro-intestinali;
* eccessive perdite ematiche.
Soggetti a rischio di carenza di ferro sono i neonati prematuri,
i lattanti in quanto il latte, anche quello materno
è povero di ferro, le donne mestruate, le persone
che hanno subito perdite di sangue, gli alcolisti
ed i vegetariani.
Il deficit si manifesta con astenia, affaticabilità, nei casi
più gravi cefalea, palpitazioni, nevralgie, turbe
vasomotorie, facilità alle infezioni, anemia ferro-priva.
Se in eccesso il minerale viene ceduto al parenchima di vari
organi come pancreas, surreni, miocardio e fegato
che ne risultano danneggiati.
La tossicità del ferro prende il nome di siderosi, una condizione
quasi sempre di natura genetica.
Da ricordare
Sono note interazioni con alcuni farmaci che ne riducono l'assorbimento
quali antiacidi, colestiramina, antinfiammatori
FANS inibitori della COX 1, penicillammina, tetracicline,
alcune vitamine e alcuni sali minerali.
Nei prodotti vegetali il contenuto di ferro diminuisce del 15%
circa per la cottura con molta acqua e del 10% circa
nella cottura a vapore (senza acqua).
|
Alimenti ricchi di ferro |
Ferro in 100 g
|
| Fegato d'oca |
30,53 |
mg |
| Cioccolato fondente amaro |
17,4 |
mg |
| Vongola |
13,98 |
mg |
| Cacao amaro |
13,86 |
mg |
| Ostrica, cotta |
11,99 |
mg |
| Caviale |
11,88 |
mg |
| Paté di pollo inscatolato |
9,19 |
mg |
| Muesli con frutta e frutta secca |
8,75 |
mg |
| Muesli |
8,20 |
mg |
| Lenticchie |
7,54 |
mg |
| Ostrica |
6,66 |
mg |
| Farina di soia |
6,37 |
mg |
| Germe di grano |
6,26 |
mg |
| Pollo - coscia |
6,25 |
mg |
| Ceci |
6,24 |
mg |
| Patate, bollite |
6,07 |
mg |
| Seppia |
6,02 |
mg |
| Pinoli secchi |
5,53 |
mg |
| Fagioli cannellini |
5,49 |
mg |
| Fagioli borlotti freschi |
5,00 |
mg |
| Fiocchi d'avena |
4,72 |
mg |
| Nocciole |
4,70 |
mg |
| Alici sott'olio |
4,63 |
mg |
| Arachidi |
4,58 |
mg |
| Grano duro |
4,56 |
mg |
| Mandorle secche |
4,51 |
mg |
| Crema di nocciole e cacao |
4,38 |
mg |
|
Jodio
Il nome Iodio, deriva dal greco e significa "violetto", colore
che si riferisce al vapore di iodio, fu impiegato
fin dall'antichità per il gozzo sotto forma di alghe
polverizzate, lo Iodio è di vitale importanza per
la sintesi degli ormoni tiroidei, tiroxina, e triiodotironina
responsabili della regolazione del METABOLISMO BASALE.
E' un metalloide, ovvero un ELEMENTO NON METALLICO,
in quanto appartiene alla famiglia degli ALOGENI,
che sono secondo Berzelius gli elementi della famiglia
del cloro : il fluoro, il cloro, il bromo,, lo iodio.
Il nostro organismo utilizza lo iodio per la sintesi
degli ormoni tiroidei, messaggeri biologici importantissimi
per regolare il metabolismo corporeo. Secondo studi
recenti lo iodio avrebbe anche un'importantissima
attività antiossidante per cui lo iodio sarebbe
in grado di proteggere l'organismo dai danni dell'ipercolesterolemia
e da molte malattie cardiovascolari (aterosclerosi
ed ipertensione).
Lo iodio si trova nelle regioni in prossimità del
mare, mentre in genere è carente nelle regioni montagnose.Si
usa nella prevenzione del gozzo, metabolizza il
grasso in eccesso, scioglie l'indurimento delle
arterie, se il cretinismo e trattato immediatamente
alla nascita del bambino può essere reversibile,
protegge dalle radiazioni, FORMAZIONI FIBROCISTICHE
AL SENO SONO DOVUTE A CARENZA DI IODIO. Si usa per
le articolazioni, per i problemi ai capelli, nella
arteriosclerosi, nelle ferite, nella angina pectoris,
nel gozzo, nell'ipotiroidismo, nella perdita di
energia fisica e mentale, contro la radioattività.
SINTOMI DA CARENZA di IODIO: problemi alla tiroide,
ritardo nella crescita mentale, ritardi nella crescita
(nel feto e nei bambini) e gozzo (negli adulti).
Un deficit di iodio in età adulta è responsabile
anche di sintomi come svogliatezza, stanchezza cronica,
comportamento indolente, calvizie precoce.cretinismo.
Nei casi di basso livello di ormoni tiroidei, indurimento
delle arterie, obesità. Metabolismo lento, reazioni
mentali rallentate, capelli e pelle secchi, polso
rapido, palpitazioni cardiache, tremori nervose,
tensione , irritabilità, cretinismo. La carenza
di iodio è associata al CARCINOMA MAMMARIO, poliomelite.
Da quando è stato introdotto il sale iodato per
le persone sane non è più necessario ricorrere ad
integratori specifici. Per i soggetti strettamente
vegetariani o che non consumano pesce ed evitano
di salare le pietanze è consigliata una supplementazione
di 200 mcg di iodio al giorno.
Le dosi di assunzione raccomandate dai larn sono
150 mcg, e per la donna 200 mcg durante l'allattamento
e 175 mcg in gravidanza.
Non eccedere nella alimentazione in CAVOLO, SOIA
, FAGIOLO e LEGUMINOSE, in quanto possono inibire
l'assorbimento di iodio da parte della tiroide.
In questo caso fare ricorso a supplementi di iodio.
Questi alimenti non vanno banditi dalla alimentazione,
ma bisogna tenere conto che contengono TIOCIANATI
ANTITIROIDEI e sono ricchi in GLUCOSIDI CIANOGENI
e ZOLFO BIVALENTE. Per azione del complesso ENZIMATICO
MIROSINASI impediscono l'accumulo dello iodio nella
tiroide e possono sostituirsi ad esso.
Altre SOSTANZE ANTITIROIDEE sono la CHEIROLINA,
i POLIFENOLI, la GOITRINA, le EMOAGLUTININE, non
sono pericolose per l'uomo se si ha una alimentazione
sana e bilanciata. Essendo un regolatore Tiroideo
va somministrato con estrema cautela. lo iodio è
scarso nelle verdure, nella frutta, nell'acqua.
ALIMENTI CHE CONTENGONO IODIO
Lo iodio si trova soprattutto nel pesce, un alimento
prezioso che spesso non viene consumato a sufficienza.
Un'altra importante fonte di iodio è rappresentata
dalle alghe come il fucus o la laminaria, presenti
in molti prodotti dimagranti con lo scopo di accelerare
il metabolismo. Le verdure possono contenere un
discreto quantitativo di iodio soltanto se sono
state coltivate in terreni ricchi di questo minerale.
Lista completa degli alimenti che contengono iodio:
ALGA MARINA, Vitello, manzo, merluzzo fresco, merluzzo
salato, salmone fresco, aringa affumicata e fresca,
cozze, granchio, aragosta, astice, olio di fegato
di merluzzo, kelp, OLIO DI PESCE, crostacei, ostriche,
sardina, nasello, tonno, trota, alga laminaria,
latte di mucca, uovo, pane di segale, riso brillato,
pasta alimentare, pane di mais, pane d'orzo, mais,
fava, piselli schiacciati, fagiolo comune, lenticchia,
piselli secchi, fungo d'allevamento, rapa, carota,
porro, bietola, fagiolo verde, cipolla, pomodoro,
lattuga, patata, cavolfiore, cavolo comune, spinacio,
melanzana, asparagi, carciofo, topinambour, ananas
fresco, mora, uva spina, ribes, fragola, banana,
ciliegia, limone, melone, pesca, uva, pera, mela,
susina, prugna secca, noce secca, castagna secca,
SOJA,fagiolini, cipolla, farina d'ossa. Fegato essiccato,
LECITINA DI SOIA , OLIO DI GERME DI GRANO, AGLIO,
semi di sesamo, fagioli di SOIA, spinaci, bietole,
zucchine bianche, cime di rapa, rapa, cavolfiore,
arachidi, verza, cavolini di Bruxelles, ananas,
asparagi, carota, carciofo, ribes.
SINTOMI TOSSICI da eccesso di iodio:
Allergie, lesioni alla bocca, diarrea, vomito, acne,
infiammazione delle ghiandole salivari
Nel nostro organismo lo iodio si trova concentrato
a livello della ghiandola tiroidea e grazie a tali
riserve possiamo vivere per diverse settimane senza
assumere iodio e senza avere per questo sintomi
clinici di carenza.
Cromo
CARATTERISTICHE
E' un metallo duro inossidabile e brillante. Si usa nella cromatura
elettrolitica per rivestire altri metalli.
Il cromo ha due forme, trivalente ed esavalente. La trivalente,presente
con basse concentrazione negli alimenti, è biologicamente
attiva. La esavalente è un compostio tossico di
inquinamento industriale nelle acque.
Del minerale presente negli alimenti se ne assorbe il 3%. Si
deposita nella milza, nei reni, nei testicoli, e
piccole quantità anche nel cuore, nel pancreas,
nei polmoni e nel cervello. Metabolizza lipidi e
carboidrati, utile per il diabete, e la sua azione
sull'insulina e sulla lipogenesi aiuta pure nel
trattamento dell'obesità.
E' presente nel corpo con venti parti di cromo per
miliardo di sangue: 6 mg.
FUNZIONI
Il cromo organico entra nel GTF (fattore di tolleranza al glucosio):
I pazienti affetti da schizofrenia con poca tolleranza
al glucosio, traggono beneficio da somministrazioni
di cromo che aumenta il GTF (fattore di tolleranza
al glucosio). Stimola l'attività degli enzimi nel
metabolismo del glucosio per l'energia e la sintesi
degli acidi grassi e del colesterolo. Aumenta l'efficacia
dell'insulina nel prevenire l'ipoglicemia (troppa
insulina) o il diabete (poca insulina).
La sua azione sull'insulina e sulla lipogenesi è utile nel trattamento
dell'obesità. Il picolinato di cromo, assunto da
chi pratica uno sport con regolarità, ne aumenta
la massa muscolare.
DOSAGGIO
Solo il 3% del cromo negli alimenti viene assorbito dall'organismo.
L'assunzione normale viene considerata sufficiente. Da 0,02 mg
nei bambini, ai 0,20 mg negli adulti (da 20 a 200
microgrammi).
200 microgrammi al giorno migliora l'ipoglicemia, e aumenta la
tolleranza al glucosio nei diabetici.
CARENZA
Il suolo che contiene poco minerale da far assorbire ai raccolti,
i cibi raffinati, il consumo eccessivo di zuccheri
predispongono alla carenza del minerale. Le persone
più esposte sono gli anziani, chi pratica sport
di resistenza e le gestanti, perché il feto utilizza
grandi quantità di cromo. Nei diabetici può aggravare
la malattia.
Altri danni sono: ipoglicemia, intolleranza allo zucchero, alterazioni
del metabolismo degli zuccheri, grassi, proteine,
iperglicemia, ipertrigliceridemia, ipercolesterolemia,
predisposizione all'arteriosclerosi. La carenza
dà difficoltà a mantenere il peso corporeo, diminuisce
capacità di cicatrizzazione, scarsa resistenza alle
infezioni. Scarse quantità di cromo aumentano il
deposito di grasso nelle arterie, si possnono avere
minori spermatozoi e scarsa fertilità.
La sua carenza, provoca anche rallentamento della
crescita.
Una carenza di cromo, destabilizza il rapporto zinco-cromo e
causa problemi di allergia e di asma , favorisce
anche l'insorgenza di malattie cardiovascolari.
Lo STRESS altera i valori di Cromo, lo stesso dicasi se si è
in presenza di infezioni acute, in chi ha avuto
traumi psichici, in chi soffre di artrite reumatoide.
EFFETTI TOSSICI DA ECCESSO
I sintomi per chi lavora nelle industrie chimiche
con l'acido cromico e dai bicromati sono dermatiti
con eczema cronico, ulcerazioni della cute e delle
mucose nasali.
Il cromo esavalente dei gas industriali procura
intossicaziuoni gravi, e ci sono stati pure morti.
ALIMENTI CHE CONTENGONO CROMO
LIEVITO di BIRRA, SPIRULINA, grano non decorticato,
patata biologica, uovo intero, fegato, fegato di
vitello, segale, formaggio, mais non decorticato,
cipolle mature, datteri, orzo intero, avena intera,
molluschi, olio di mais, cereali integrali, carne
di manzo, pane integrale, barbabietola, melassa,
zucchero di barbabietola, rognone di maiale, spezie,
pepe nero, timo, funghi, frumento, crusca, pane
di segale, patate, GERME DI GRANO, peperoni verdi,
mele, farina di mais, banane, spinaci, molluschi,
acqua minerale.
Rame
CARATTERISTICHE
E' uno dei principali CATALIZZATORI BIOLOGICI. E' presente in
tutti i tessuti dell'organismo.
Nell'uomo normale il 96% del rame è associato alla ceruloplasmina,
che trasporta il Rame ed assicura anche l'eliminazione
di AMINE come la SEROTONINA, l'ADRENALINA, una tale
azione protegge dallo STRESS, e regola i NEUROMEDIATORI.
Circa il 30% del rame ingerito viene usato dall'organismo. L'assorbimento
avviene nello stomaco e nella parte superiore dell'intestino.
Il rame si trasferisce dall'intestino nella corrente
sanguigna 15 minuti dopo l'ingestione. La maggior
parte del rame proveniente dal cibo viene eliminata
nelle feci e nella bile, una piccola quantità viene
eliminata con le urine. Il minerale è di solito
presente negli alimenti che contengono ferro perché
il ferro ha bisogno del rame per essere assorbito.
Il rame contenuto nei gioielli viene assorbito dalla pelle in
caso di sudorazione.
Nell'organismo di un individuo adulto sono presenti circa 100
mg di rame, concentrati soprattutto in fegato,PANCREAS,
cervello, reni e cuore. si assimila attraverso le
piante, ma un eccesso di concimazioni azotate caratterizzano
una carenza di rame.
In tutte celleule viventi esiste una molecola, chiamata CITOCROMO-OSSIDASI,
che contiene atomi di rame e gioca un ruolo importante
nei processi RESPIRATORI della cellula. Altre proteine
che contengono rame sono l'EMOCUPREINA e la TIROSINASI.
I globuli rossi contengono rame sotto forma di ERITROCUPREINA
e di EMOCUPREINA. La CEREBROCUPREINA si trova nelle
cellule del cervello.
FUNZIONI
Grazie ai suoi due stati ossidativi il rame partecipa
a numerosi processi ENZIMATICI e all'attività di
metalloenzimi che trasferiscono elettroni:
- Ha un ruolo nella respirazione perché partecipa
alla sintesi dell'emoglobina, la sostanza che
nel sangue trasporta l'ossigeno.
- E' un importante antiossidante del sangue.
Previene l'irrancidimento degli acidi grassi
polinsaturi e aiuta la membrana cellulare a
rimanere sana.
- E' presente in molti enzimi che scompongono
o costruiscono i tessuti dell'organismo. Contribuisce
alla conversione dell'aminoacido tirosina in
un pigmento scuro (melanina) che colora i capelli
e la pelle.
- Partecipa al metabolismo delle proteine
e ai processi di cicatrizzazione.
- E' necessario per la sintesi dei fosfolipidi,
sostanze essenziali nella formazione delle membrane
protettive della mielina che circondano le fibre
nervose.
- Ha un ruolo nel processo di ossidazione
della vitamina C e collabora con questa vitamina
alla formazione dell'elastina, una componente
fondamentale delle fibre elastiche dei muscoli
del corpo.
- E' necessario anche per la produzione dell'RNA.
- Interviene nel metabolismo degli ormoni
secreti dalle GHIANDOLE CORTICOSURRENALI.
- Interviene sull'attività della CATALASI
un enzima la cui azione impedisce l'accumulo
di acqua ossigenata nell'organismo distruggendo
questo composto man mano che si forma nella
cellula come prodotto di scarto del processo
di respirazione cellulare.
- Ha una proprietà ANTICANCEROGENA. La diminuzione
del rame organico, provoca una caduta proporzionale
della CATALASI e prepara il terreno ai processi
CANCEROGENI.
- Il FERRO importante nella formazione dell'emoglobina,
e per la fissazione dell'ossigeno può essere
utilizzato solo in presenza del RAME, è indispensabile
alla sintesi dell'EME o gruppo proteico ferroginoso,
ed è per questo che una carenza di rame provoca
ANEMIA, anche quando il livello della SIDEREMIA
o livello del ferro nel sangue è normale.
- INTERVIENE ANCHE NEL METABOLISMO delle cellule
OSSEE, si possono avere fenomeni di RACHITISMO
per una sua carenza anche se nelle ossa sono
presenti calcio, fosforo, silicio, magnesio.
- Il rame nel sangue aumenta in presenza di
MALATTIE INFETTIVE Se somministrato nel corso
di una influenza abbrevia la durata della malattia.
UTILITà
Il RAME catalizza:
- La SUPEROSSIDO-DISMUTASI, che controlla
i superossidi, senza questo controllo potrebbero
insorgere gravi lesioni tissutali alla base
dei processi degenerativi e infiammatori e porta
al CANCRO.
- La CITOCROMOSSIDASI dei MITOCONDRI che favoriscono
e controllano tutta l'energia delle cellule
il KWASHIORKOR, carenza di Rame dovuta a MALNUTRIZIONE,
provoca uno stato di APATIA che conferma un
ruolo ENERGIZZANTE del RAME.
- La LISILOSSIDASI e le MONO-AMINE-OSSIDASI,
responsabili della sintesi della CHERATINA,
dell'ELASTINA, del COLLAGENE, assicurano elasticità
dei tessuti CONNETTIVI in particolare delle
CORONARIE, e della PELLE.
- La DOPAMINA BETA-IDROSSILASI che controlla
il meccanismo della DOPAMINA la cui deficienza
è alla base del MORBO DI PARKINSON.
- La TIROSINA IDROSSILASI che metabolizza
i NEUROMEDIATORI come l'ADRENALINA, ormone che
potenzia la capacità dell'organismo a reagire
rapidamente difronte alle aggressioni e agli
shock.
- La FOSFOLIPASI A2 le quali sintetizzano
le PROSTAGLANDINE che controllano l'attività
enzimatica delle cellule, gli effetti favorevoli
delle quali vengono studiati con grande speranza
nell'ambito ginecologico e della medicina in
generale.
- La CERAMIDE GALATTOSIL-TRANSFERRASI che
è alla base della sintesi della MIELINA il cui
cattivo funzionamento è causa di alcune malattie
DISMETABOLICHE CONGENITE.
- La TIROSINASI, che è un enzima alla base
della MELANOGENESI da cui dipende la salute
della PELLE, un cattivo funzionamento > di essa
è responsabile di malattie come la vitiligine
e i MELANOMI.
- La LECITIN-COLESTEROL-TRANSFERASI, che trasforma
in estere il colesterolo libero in previsione
della sua eliminazione.
- L'ASCORBAT-OSSIDASI che è all'origine della
vitamina C, essa stessa alla base di numerose
funzioni di autodifesa.
Antinfettivo, antinfiammatorio, stimolante del sistema immunitario,
energizzante, favorisce l'assorbimento del ferro,
contro i radicali liberi.
Gli studi effettuati sugli animali hanno mostrato che il rame
potrebbe avere un effetto protettivo nei confronti
dei tumori causati da sostanze chimiche, e di alcuni
virus dell'RNA che potrebbero causare tumori negli
esseri umani. Potrebbe anche avere un ruolo protettivo
nei confronti della carcinogenesi e impedire lo
sviluppo tumorale.
Il superossido rame-zinco funziona come agente antiossidante
e antinfiammatorio. Può alleviare i sintomi dell'osteoartrite
e dell'artrite reumatoide. Le iniezioni di un complesso
liposomico di rame e SOD (superossido dismutasi,
sostanza che elimina i radicali liberi responsabili
delle malattie), hanno dato effetti positivi nei
casi di artrite reumatoide, lupus eritematoso, malattia
di Crohn, scleroderma, dermatomiosite, e necrosi
grave provocata da radiazioni (perdita di tessuto).
Il rame protegge dai radicali liberi conservando la forza strutturale
delle membrane dove avvengono le reazioni. Sembra
anche che influenzi positivamente il sistema immunitario.
DOSAGGIO
DOSAGGIO GIORNALIERO: 2 – 5 mg. Fino a 35 mg è ben tollerato.
La Tossicità: 400 mg.
E' bene mantenere un buon rapporto rame zinco, assumere 15-30
mg di zinco e 1,5-3 mg di rame, perche uno squilibrio
tra il rapporto tra i due può causare PROBLEMI ALLA
TIROIDE.
Il contenuto totale nell'organismo varia da 50 a 120 mg di cui
40% nei muscoli, 15% del fegato, 10% nel cervello,
10% nel sangue e il restante nel cuore e nei reni.
L'assorbimento viene favorito in condizioni di pH acido , ed
è inibito dai fitati, dal calcio, dall'acido ascorbico
e specialmente dallo zinco, il cui metabolismo è
strettamente legato a quello del rame. Questo minerale
viene trasportato in circolo per la maggior parte
legato alla ceruloplasmina (90 - 95%). La concentrazione
plasmatica normale è di circa 100 µg/dl. Il quantitativo
di rame presente nella razione alimentare media
risulta compreso tra i 3 e i 4.5 milligrammi al
giorno. Gli studi non forniscono dati conclusivi
sui fabbisogni, sembra però che il bilancio possa
essere raggiunto con 1.2 milligrammi/die nell'adulto.
Nel latte di vacca ma anche in quello materno c'è una certa deficienza
di rame; ciò può provocare problemi carenziali nei
bambini solo in concomitanza con disturbi intestinali
che diminuiscono l'assorbimento di questo oligoelemento.
Non sembra sia utile nè necessario ingerire il rame
sotto forma di farmaco, anche perchè le dosi elevate
possono risultare tossiche.
Una assunzione dietetica giornaliera consigliata per i bambini
da 0 a 10 anni è 0,5 a 2,0 mg a scalare con l'età.
I ragazzi e gli adulti dovrebbero assumerne da 1,5
a 3,0 mg. Queste dosi sono sicure e bilanciate.
La persona media ne ingerisce dai 2,5 ai 5,0 mg
al giorno. Il rapporto zinco rame è di 10 a 1 (10
volte più zinco che rame) e tale dovrebbe rimanere
sia in condizioni normali che in caso di malattia.
Questo vuol dire che la dose giornaliera raccomandata
di zinco va dai 15 ai 30 mg, mentre quella di rame
va da 1,5 a 3 mg. Lo squilibrio tra questi due minerali
può causare problemi alla tiroide.
Il rame in piccole quantità non è tossico per gli esseri umani:
un adulto può assumerne sino a 35 mg al giorno senza
rischio di intossicazioni. La configurazione biochimica
di alcuni individui li predispone all'accumulo di
rame. Uno di questi casi è rappresentato dalla malattia
di Wilson, un disturbo genetico raro derivante da
un metabolismo anormale del rame, che determina
una accumulazione eccessiva di rame nel fegato,
nel cervello, nei reni e nelle cornee degli occhi.
Questo disturbo porta a malattie irreversibili del
sistema nervoso centrale, alla cirrosi epatica,
al degrado corneo e provoca danni renali e cerebrali.
Le persone sofferenti di questa malattia non dovrebbero
assumere integratori di rame.
CARENZA
SINTOMI da CARENZA di RAME: astenia generale, anemia, enfisema,
debolezza generale, piaghe sulla pelle, diarrea,
alterazioni respiratorie, ulcere cutanee, dermatiti,
malformazioni ossee, alterate risposte immunitarie,
disfunzioni nervose, PMS, difettosa cicatrizzazione,
minor resistenza alle infezioni, demineralizzazione
ossea. l'uso di fibre e la assunzione concomitante
di vegetali diminuisce l'assorbimento di questo
minerale. Un eccesso di zinco nella dieta può causare
carenza di rame. Anche un eccesso alimentare di
fruttosio, di antiacidi, di dosi massicce di vitamina
C o di sola alimentazione a base di latte di soia.
La sindrome di Menkes è una malattia provocata da
carenza di rame, e causa capelli nodosi, aneurisma,
crescita stentata, deterioramento cerebrale e perfino
morte, anche alcune malattie renali sono dovute
ad una carenza di rame.
In caso di carenza i globuli rossi hanno una vita più breve e
i globuli bianchi sono insufficienti.
Un aumento dello zinco assunto con la dieta può causare carenza.
Le persone a rischio di carenza sono quelle che
consumano grandi quantità di fruttosio o antiacidi,
e quelle che assumono da molto tempo dosi massicce
di vitamina C.
La carenza può presentarsi anche nei bambini nutriti con latte
di soia. La carenza può alterare lo sviluppo della
struttura ossea, dei nervi e del tessuto polmonare,
e può provocare un cattivo sviluppo del collagene,
la disintegrazione delle concentrazioni di neurotrasmettitori
e una minore pigmentazione della pelle. Il tessuto
connettivo viene facilmente danneggiato e le ossa
si demineralizzano.
La sindrome di Menkes, una malattia provocata da carenza di rame,
causa capelli nodosi, aneurisma, crescita stentata,
deterioramento cerebrale e persino la morte.
ECCESSO
Si è sempre ritenuto che un eccesso di rame nel corpo potesse
provocare gravi disturbi mentali; tuttavia non esistono
prove scientifiche serie a sostegno di questa tesi.
Il rame può essere uno dei fattori responsabili
di alcuni tipi di schizofrenia in individui con
bassi livelli di istamina e livelli di rame anormalmente
alti nel sangue. In questi casi le analisi devono
essere effettuate da un medico qualificato.
Dosi troppo elevate o troppo basse di rame sono state trovate
anche nelle persone che soffrono di disturbi della
sfera emotiva; questi problemi possono essere causati
anche da ipoglicemia o squilibri dei neurotrasmettitori.
Il rame può accumularsi anche come difesa contro
questi disturbi.
Un eccesso di rame nel sangue può aggravare l'ipertensione (dovuta
all'uso di contraccettivi orali o al fumo), può
causare balbuzie, autismo, iperattività infantile,
tossiemia gravidica, tensione premestruale (l'attività
ormonale ne aumenta i livelli ematici), depressione,
insonnia, senilità, calvizie precoce, tinnito (fischi
nelle orecchie), pigmentazione facciale, dolori
alle articolazioni, ipoglicemia funzionale, cirrosi
epatica, ipoproteinemia, carenza di niacina, infezioni,
attacchi di cuore, leucemia e malattie mentali.
L'uso prolungato della pillola anticoncezionale può causare aumenti
eccessivi o carenze di rame nel sangue che portano
ad un aumento dei livelli di colesterolo. Alcune
forme d'anemia in cui il ferro si dimostra inefficace
possono indicare un livello troppo alto di rame.
L'anemia emolitica, l'emoglobinuria e l'ittero,
sono provocate da un improvvisa immissione di rame
nel flusso sanguigno.
Il livello di rame nel siero può aumentare con l'uso della pillola
anticoncezionale. Gli studi effettuati sulle donne
incinte hanno mostrato che un alto livello di rame
causa una diminuzione della quantità di ferro nel
corpo e una carenza di molibdeno. Il livello di
rame nel siero, aumentato dagli estrogeni, sale
progressivamente durante la gravidanza. Dopo il
parto è necessario un periodo che va dai 2 ai 3
mesi perché il livello di rame ritorni normale.
Questo eccesso di rame può causare le depressioni
e gli altri disturbi tipici del periodo post-parto.
I livelli di rame aumentano nelle persone colpite da emocromatosi,
malattia caratterizzata da un accumulo di ferro
sotto la pelle. Si è scoperto invece che i livelli
elevati nei malati di cancro non sono la causa ma
la conseguenza della malattia.
Tra i sintomi dell'intossicazione troviamo nausea, vomito, dolore
epigastrico, cefalea, vertigini, debolezza, diarrea
e un gusto metallico in bocca. I casi di intossicazione
più grave possono dare tachicardia, ipertensione,
ittero, uremia, coma e morte.
ALIMENTI
Tra gli alimenti più ricchi di rame: Molluschi marini, fegato
macellato, germi di grano, cereali integrali, Mandorle,
verdure a foglia verde, carota, i crostacei, lievito,
semi di girasole, Noce, soia, legumi secchi e freschi,
Tarassaco, spinaci, indivia, Gira, frutta secca,
pesci, noci, frattaglie, midollo osseo, cipolle,
cavolfiore, uova, pollame, legumi, acqua potabile,
birra, pentole di rame, latte pastorizzato, insetticidi,
mandorle, cereali integrali, legumi ceci, lenticchie,
sardine, noci, nocciole.
La percentuale di rame nei vegetali varia a seconda del contenuto
di minerale nel terreno su cui vengono coltivati.
La maggior parte dei frutti di mare contiene buone quantità di
rame. L'acqua potabile può essere una delle maggiori
fonti di rame, che preleva lungo il suo passaggio
nelle tubature di rame (l'acqua meno dura è quella
che ne preleva di più).
Il rame si trova anche nella birra, nelle pentole di rame, nel
latte pastorizzato.
Il rame viene immagazzinato nel fegato, nel cuore e nel cervello.
Le ossa e i muscoli hanno minori concentrazioni
di rame, ma a causa della loro massa, contengono
oltre il 50% del totale del rame presente nell'organismo.
Gli integratori di zinco e manganese in un rapporto di 20 a 1
aumentano l'eliminazione del rame attraverso le
urine.
Le persone che hanno livelli troppo alti di rame nel sangue possono
trarre giovamento dal consumo di alimenti che contengono
molto zolfo come le uova, le cipolle e l'aglio.
Questo aiuterà ad eliminare il rame dall'organismo.
Anche il consumo di pectina, una sostanza che si trova sotto
la buccia delle mele è benefico.
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B- ALIMENTI
La parola "dieta" deriva dal greco "daita" e significa "regime
di vita". Pertanto non va intesa nel senso restrittivo
e negativo ormai troppo comunemente attribuitole,
ma come un costume che accompagna l'uomo per tutta
la sua vita e che, se equilibrato e corretto, può
essere fondamentale nel promuovere lo stato di buona
salute.
E' ormai universalmente riconosciuta la correlazione tra salute
e alimentazione, nonché la possibilità di prevenire
le patologie degenerative attraverso una alimentazione
equilibrata: questa costituisce inoltre un valido
aiuto per raggiungere e stabilizzare un peso adeguato.
Le generazioni giovani, nate e cresciute nell'abbondanza e nell'era
del rapido sviluppo tecnologico ed economico, stanno
perdendo il reale contatto con l'atto ed il gusto
di nutrirsi. L'incessante campagna pubblicitaria
di farmaci che permettono di dimagrire quasi miracolosamente,
le continue proposte di diete dell'ultimo minuto,
il proliferare dei fast-food, nonché la dilagante
abitudine di consumare il cibo in grande fretta
e con indifferenza, sono un insieme di fattori che
stanno creando una grande confusione in campo dietetico.
Le 10 Regole da seguire
- CONTROLLA IL PESO E MANTIENITI SEMPRE
ATTIVO
- PIU' CEREALI, LEGUMI, ORTAGGI E FRUTTA
- GRASSI: SCEGLI LA QUALITA' E LIMITA
LA QUANTITA'
- ZUCCHERI, DOLCI, BEVANDE ZUCCHERATE:
NEI GIUSTI LIMITI
- BEVI OGNI GIORNO ACQUA IN ABBONDANZA
- IL SALE? MEGLIO POCO
- BEVANDE ALCOLICHE: SE SI', SOLO IN QUANTITA'
CONTROLLATA
- VARIA SPESSO LE TUE SCELTE A TAVOLA
- CONSIGLI SPECIALI PER PERSONE SPECIALI
- LA SICUREZZA DEI CIBI DIPENDE ANCHE
DA TE
Ba -Alimentazione
equilibrata
La corretta alimentazione è fondamentale per una buona qualità
di vita e per invecchiare bene. La salute, infatti,
si conquista e si conserva soprattutto a tavola,
imparando sin da bambini le regole del mangiare
sano. Per alimentazione bilanciata o equilibrata
si intende un modo di alimentarsi corretto sia dal
punto di vista quantitativo che qualitativo. L'alimentazione
equilibrata ha la finalità di garantire un apporto
adeguato di energia e di nutrienti, prevenendo sia
carenze che eccessi nutrizionali (entrambi dannosi).
Per essere equilibrata l'alimentazione deve anche essere varia.
In questo modo, infatti, è più probabile che vengano
assunti nelle giuste quantità tutti i nutrienti
di cui l'organismo ha bisogno. Inoltre, sono minimizzate
le conseguenze negative derivanti dall'ingestione
di sostanze potenzialmente nocive, che possono essere
presenti sin dall'origine oppure formarsi in seguito
ai processi di lavorazione, conservazione e cottura
dell'alimento.
Il "fabbisogno energetico" del nostro corpo corrisponde alle
"uscite" (che dipendono dalle attività che svolgiamo)
e alle entrate "entrate" (che dipendono dall'alimentazione):
è fondamentale conoscere il valore energetico di
ciò che mangiamo, per evitare di incorrere in cattive
abitudini alimentari.
Sulle confezioni dei cibi troviamo le tabelle con le percentuali
di grassi, proteine e carboidrati: in linea generale,
carboidrati e proteine producono circa 4 calorie
per grammo mentre i grassi quasi 9,5.
Una corretta alimentazione dovrebbe essere composta da
- il 10% di proteine
- il 30% di grassi
- il 60% di carboidrati
L'invito a ridurre l'apporto lipidico deriva dall'osservazione
che nei Paesi occidentali il consumo abbondante
di lipidi si accompagna ad un'alta incidenza di
malattie cardiovascolari.
Questa correlazione è valida soltanto se si consuma un eccesso
di grassi saturi. Al contrario, gli acidi grassi
polinsaturi omega-3 riducono i livelli dei trigliceridi
nel sangue e come tali sono dotati di un'azione
antitrombotica. Inoltre, gli acidi grassi monoinsaturi
(come l'acido oleico presente soprattutto nell'olio
di oliva) abbassano i livelli di colesterolo-LDL,
senza intaccare quelli di colesterolo-HDL.
Bisogna inoltre tener presente che non tutti i carboidrati complessi
fanno bene. Per esempio, i cereali raffinati (pane
bianco, riso brillato) provocano aumenti più rapidi
della glicemia rispetto a quelli integrali (hanno
cioè un più alto indice glicemico). Inoltre, il
processo di raffinazione depaupera il prezioso carico
di fibre, vitamine e sali minerali contenuto nei
cibi integrali.
Oggi sappiamo che è bene privilegiare il consumo di carni bianche
e di pesce, perché più poveri di grassi insaturi,
più digeribili e, per quanto riguarda le specialità
ittiche, più ricche di acidi grassi omega-tre. Per
contro, bisogna limitare il consumo di carni rosse,
uova e latticini.
Infine la frutta secca dev'essere presente, seppure in quantità
limitata, nell'alimentazione quotidiana. Questi
alimenti sono infatti preziosi, perché ricchi di
vitamina E e grassi "buoni". Purtroppo la frutta
secca è estremamente calorica e va pertanto consumata
con una certa moderazione (10-20 g al giorno).
Attività fisica giornaliera, corretta idratazione e controllo
del peso corporeo sono di estrema importanza. Alimentarsi
in questo modo riduce il rischio di malattie cardiovascolari.
L'esercizio fisico costante e il mantenimento del
peso forma consentono invece di ridurre l'incidenza
di molti tipi di tumore.
Alcune considerazioni:
Gli integratori
non sono necessari nello sport
Le bibite arricchite di sali minerali e vitamine per reintegrare
presunte perdite che si verificano con la sudorazione
sono usate non solo tra i grandi professionisti,
ma ancor di più tra gli "sportivi della domenica"
e nelle palestre. Ma servono davvero gli integratori?
Uno sportivo allenato e correttamente nutrito non
ha bisogno, almeno per la prima ora di attività,
di integrazioni di zuccheri e sali: un' alimentazione
bene equilibrata fornisce a qualsiasi sportivo tutti
i sali minerali necessari e l' unica reintegrazione,
davvero necessaria per chiunque svolga un' attività
fisica capace di creare sudorazione, è quella dell'
acqua! Infatti un' aggiunta eccessiva di zucchero
o di sali minerali all' acqua provoca un rallentamento
dello svuotamento gastrico e quindi un ritardo nella
reidratazione. Le bevande troppo concentrate in
zucchero o sali restano "sequestrate" a lungo nello
stomaco ritardando la discesa nei successivi tratti
intestinali, dove ha luogo l' effettivo assorbimento
dei principi alimentari.
Il rischio
alimentare non è uguale per tutti
Un'alimentazione errata si tramuta, per alcuni più che per altri,
in un fattore di rischio: uno stile alimentare errato
può accrescere la possibilità statistica che ognuno
di noi ha di contrarre infarto, diabete, gotta,
calcolosi o molte altre patologie, incluse diverse
forme tumorali, facilitate, se non del tutto originate,
da fattori alimentari. Ma è troppo ingenuo incolpare
solo, dimenticando il contributo del fumo, della
sedentarietà, del sovrappeso, dell' ipertensione
arteriosa, della vita stressante e infine dei caratteri
ereditari. Una corretta alimentazione va associata
ad un corretto e sano stile di vita.
Lo zucchero
non provoca il diabete
Non è mai stato dimostrato che lo zucchero sia causa di malattia,
salvo per quanto riguarda una più frequente comparsa
della carie nei soggetti predisposti a causa dell'
acidità salivare. Contrariamente a quello che si
pensa, lo zucchero non ha nulla a che fare neppure
con la comparsa del diabete. è vero che, purtroppo,
mangiando un cibo che piace si è portati facilmente
ad eccedere e quindi ad aumentare il totale delle
calorie ingerite. Sarà poi il sovraccarico metabolico
(e non lo zucchero) a causare l' obesità che, protratta
per anni, faciliterà nei soggetti geneticamente
predisposti e in età avanzata la comparsa del diabete
di tipo 2, non insulino-dipendente.
Carboidrati:
non è sempre utile abolire il pane
I carboidrati complessi dei cereali, dei legumi, dei tuberi,
rappresentano la benzina "pulita" e meno inquinante
per le esigenze energetiche delle cellule umane.
Secondo le regole della scienza dell' alimentazione
i carboidrati devono fornire almeno la metà delle
calorie di cui ha bisogno l' uomo, sedentario o
sportivo che sia. è poi indifferente che tale quota
derivi dal pane, dalla pasta, dal riso o dai legumi,
dato che l' assorbimento dell' amido avviene sempre
sotto forma di glucosio. Non c'è giustificazione
perciò per abbandonare il consumo del pane, piuttosto
occorre equilibrarne le quantità con gli altri cibi
amidacei (pasta, riso, legumi) che si utilizzano
nella giornata.
Proteine: non è necessario abolire la carne
dall' alimentazione (a meno che
non si faccia una scelta vegetariana)
Dal punto di vista della qualità dei nutrienti, la carne fornisce
un apporto di proteine particolarmente qualificato
non solo per la completezza e per il rapporto ottimale
dei principali amminoacidi, ma anche per la presenza
di minerali come il ferro e lo zinco o di bioregolatori
come la carnitina o di vitamine dell'importanza
del complesso B. Quando la carne non viene accompagnata
nello stesso pasto da altri piatti ricchi di grassi
animali, può far parte di una corretta ed equilibrata
varietà alimentare.
Il
gelato non è sempre un peccato di gola
Il gelato non fa male e va considerato come un qualsiasi altro
alimento. La composizione dei gelati può essere
molto diversa ma si possono distinguere tre tipi
di gelati: con crema di latte, con grassi vegetali,
alla frutta. I primi due contengono latte e sono
pressoché equivalenti, come valore nutritivo; i
gelati a base di frutta si ottengono utilizzando
acqua, zucchero e polpa di frutta, perciò hanno
meno proteine e grassi e hanno anche meno calorie
totali. Nessun vantaggio nutrizionale (se non il
basso apporto calorico) può derivare dai ghiaccioli
alla frutta, privi di proteine e di grassi, ma squilibrati
per l' esclusiva presenza di zucchero e di additivi
aromatizzanti. La rapidità di assimilazione fa del
gelato l' alimento ideale per i pasti intermedi,
non soltanto per i ragazzi o per gli sportivi, ma
anche per quegli adulti che avendo imparato, per
scelta o necessità, a semplificare il pranzo, possono
concedersi uno spuntino pomeridiano. La moderna
dietologia ha conferito al gelato il ruolo di "nutriente",
cioè di possibile scelta alimentare indubbiamente
lecita e gradevole, anche se per gli obesi può trasformarsi
in un peccato di gola.
Dieta e
pasta: convivenza possibile
Nessun alimento, come tale, fa ingrassare. L' obesità si instaura
soltanto quando il totale dell' energia introdotta
con gli alimenti supera il totale delle spese energetiche.
La pasta può rientrare, quindi, sia nelle diete
ipocaloriche che in quelle ipercaloriche: è solo
questione di quantità e di condimenti. Questo alimento
può essere accusato, in teoria, di non essere completo
ed equilibrato. Tutto ciò è vero, almeno dal calcolo
delle tabelle dietetiche, perché la pasta manca
di grassi e le sue proteine scarseggiano di due
aminoacidi importanti, per esempio la lisina e la
treonina. Ma bastano un paio di cucchiaini di formaggio
o del ragù per riequilibrare la completezza del
piatto. A questo punto si può o si deve rinunciare
a un "secondo" piatto per limitarsi a un abbondante
contorno di verdure e a una porzione di frutta.
Bb -Alimenti funzionali
Il concetto di alimento funzionale ha
le sue radici presso il popolo cinese, dove si è
sempre creduto che alcuni alimenti a base di erbe,
all'interno di una dieta bilanciata, rappresentassero
l'elisir di lunga vita.
Ancora oggi la medicina cinese si basa su questo concetto:
Prodotti a limitato contenuto energetico, basso contenuto di
grassi e zuccheri, di cui si esaltano le caratteristiche
funzionali in senso
fisiologico, come i prodotti integrali, i latti
fermentati ecc. Successivamente, l'innovazione tecnologica
ha creato le condizioni per meglio
identificare, scoprire, isolare i componenti che
possono avere un ruolo importante sulla salute.
Sono alimenti funzionali yogurt, prodotti da forno, bevande con
integratori.
Oggi sono numerosissimi gli ingredienti che si possono impiegare
per formulare un prodotto funzionale , come ad esempio:
- antiossidanti,
- probiotici,
- fibra alimentare,
- prebiotici.
Scopo degli alimenti funzionali è quello di mantenere un buono
stato di salute nei soggetti sani. Gli alimenti
funzionali servono quindi a:
- rallentare l'invecchiamento cellulare combattendo
i radicali liberi;
- rinforzare le difese immunitarie;
- migliorare le funzioni intestinali;
- proteggerci dalle patologie a carico del
sistema cardiocircolatorio.
Tra gli alimenti funzionali che possiamo trovare sulle nostre
tavole senza l'aiuto dell'industria alimentare abbiamo:
- erba cipollina, cipolle, aglio grazie alla
presenza di composti solforati in grado di rafforzare
il sistema immunitario e cardiovascolare, abbassare
la pressione sanguigna e protezione nei confronti
di certi tipi di tumore;
- pomodoro grazie alla presenza di licopene
in grado di proteggerci da alcuni tumori dell'apparato
digerente e dal tumore alla prostata;
- broccoli, cavoli, cavolini di Bruxelles
che contengono glucosinati inibenti la crescita
cellulare tumorale;
- legumi e soia, contengono isoflavoni che
proteggono dalle malattie cardiovascolari;
- Yogurt, i cui enzimi 'buoni' mantengono
efficiente la flora intestinale;
- Pesce azzurro il cui grasso ricco di omega-3
appatte il colesterolo LDL.
- Per il neonato il miglior alimento funzionale
esistente è il latte materno
- carote, meloni, albicocche, vegetali a foglia
verde che grazie ai carotenoidi in essi contenuti
proteggono dagli attacchi cardiaci, dai danni
dei raggi solari e da problemi respiratori.
Come gia detto, le sostanze funzionali sono tantissime basta
guardare le tabelle 1 e 2 che rispecchiano solo
una minima parte del panorama
attuale di sostanze ad azione salutare.
Tabella 1
| Carotenoidi
|
Esempi di fonti
|
Effetti sulla salute
|
| Luteina |
Spinaci, broccoli,
piselli, lattuga, prezzemolo |
Aumento
delle difese, potenziamento delle difese
immunitarie, protezione raggi solari, attività
antiradicalica, protezione contro
alcuni tumori |
| Licopene |
Pomodoro, pompelmo
rosa, mango, anguria |
| Zeaxantina |
Vegetali giallo-arancio,
ortaggi verde scuro |
| ß carotene |
Carote, zucca, peperoni,
albicocche |
Tabella 2
| Polifenoli
|
Esempi di fonti
|
Effetti sulla salute
|
| Flavonoli |
Olive, cipolla, aglio,
cavoli, lattuga, mirtillo rosso, pomodori,
mele, albicocche |
Antiossidanti,
chelanti dei metalli, azione antinfiammatoria,
antibatterica e antivirale |
| Isoflavoni |
Soia e leguminose |
| Antociani |
Frutti rossi, uva,
arance rosse |
| Flavoni |
Sedano, olive |
Tabella 3
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Alimenti funzionali
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Componenti attivi
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Funzione target
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Yogurt,
latti fermentati
conteneti probiotici
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Probiotici cibi con colture vive
di specifici ceppi benefici per l'organismo
umano (es. Lactobacillus sp. Bifidobacteria
sp.)
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Ripristino dell'equilibrio microbico intestinale.
Ripristino della funzione intestinale ottimale
e delle proprietà di barriera (immunità
innata).
|
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Yogurt,
latti fermentati
conteneti prebiotici
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Prebiotici oligosaccaridi non digeribili
che hanno un effetto benefico stimolando
la crescita selettiva di batteri nel colon
(es. inulina, ologofruttosio)
|
Ripristino dell'equilibrio microbico intestinale.
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Margarine
con aggiunta
di steroli vegetali
ed esteri di stanolo.
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Steroli vegetali ed esteri di stanolo.
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Riduzione del colesterolo LDL nel sangue.
Riduzione del rischio di malattia coronarica.
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Uova arricchite di
acidi grassi omega-3
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Acidi grassi omega-3.
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Controllo del metabolismo lipido.
|
Accanto ai prodotti naturali l'industria alimentare ha prodotto
una serie di alimenti funzionali , ecco di seguito
alcuni esempi.
- I prodotti 'Pro-activ' sono addizionati
di steroli vegetali (o fitosteroli): sostanze
efficaci nel ridurre il colesterolo , presenti
in natura in piccole quantità in alimenti come
l'olio extravergine d'oliva, la frutta, la verdura,
i cereali.
- alimenti funzionali 'ActifControl' uniscono
ai benefici dei fermenti attivi probiotici la
nuova formulazione Fabuless®, un prodotto a
base di
lipidi naturali, provenienti dall'olio di palma
e di avena, in grado di ridurre il desiderio
di cibo nelle ore successive al suo consumo.
- Cracker che contengono una combinazione
di fibre prebiotiche (Frutto-oligosaccaridi,
Galatto-oligosaccaridi e amido resistente),
che aiutano a riequilibrare la flora batterica
e a migliorare le funzioni intestinali.
Ovviamente, prima di pubblicizzare le proprietà funzionali di
un alimento, è necessaria una solida evidenza sperimentale,
che ne dimostri
efficacia e sicurezza.
Da quanto si è detto si è arrivati ad esprimere una massima:
"Un alimento può essere considerato «funzionale» se dimostra
di avere sull'organismo effetti positivi che vadano
oltre gli effetti nutrizionali
normali, sia per il miglioramento dello stato di
salute e di benessee, sia per la riduzione del rischio
di malattia. Gli alimenti funzionali
devono comunque restare «alimenti» e dimostrare
la loro efficacia nelle quantità normalmente consumate
nella dieta. Gli alimenti funzionali non
sono pillole o pastiglie, ma prodotti che rientrano
nelle normali abitudini alimentari."
Due tipi di alimenti funzionali:
- Quelli correlati al "miglioramento di una
funzione biologica": si richiede che la verifica
dell'efficacia degli effetti funzionali dell'alimento
sia basata su parametri scientificamente riconosciuti
come idonei a dimostrare il miglioramento di
una specifica funzione biologica;
- Quelli correlati alla "riduzione del rischio
di malattia": si richiede che la verifica sia
basata su parametri scientifici in grado di
rilevare i punti critici legati alle fasi di
sviluppo (insorgenza) di una malattia, se non
proprio alla malattia stessa.
Scienziati e consumatori sono interessati alla relazione tra
il consumo di un alimento e l'effetto finale che
esso ha sulla salute.
Prendendo ad esempio le malattie cardiache, possiamo esaminare
l'effetto degli alimenti funzionali per una migliorata
funzione specifica, come
livelli più bassi di colesterolo nel sangue. Oppure,
per la riduzione del rischio di malattia, potrebbe
essere un effetto benefico
sull'occlusione delle arterie.
La percezione del consumatore riguardo i vantaggi degli alimenti
funzionali dipende dal beneficio stesso e dalle
informazioni che li
accompagnano. Gli scienziati devono fornire la base
scientifica per la convalida delle informazioni
date, ed evitare confusione nel
consumatore.
La possibilità di migliorare la salute ed il benessere dei propri
clienti, riducendo il rischio di malattia, ha spinto
molte industrie
alimentari ad investire nel fiorente settore degli
alimenti funzionali. Dall'altra parte l'interesse
dei consumatori verso il cibo, inteso come
fonte di benessere e salute, cresce a pari passo
con le sempre più numerose campagne informative
che mettono in guardia dai pericoli dei
cosiddetti "cibi "ingrassanti". Mai come in questi
ultimi decenni, nei Paesi industrializzati, vi è
stata abbondanza di cibo; tale eccesso ha
praticamente sradicato le patologie da deficit nutrizionali
ma ha aperto le porte ad un'altra malattia, altrettanto
preoccupante, chiamata
obesità .
Perché allora la necessità di alimenti funzionali? perché in
molti casi il cibo presente nelle nostre tavole
è sì ipercalorico, ma povero di
sostanze essenziali per il nostro benessere come
fibre, vitamine e sali minerali. Inoltre è importante
non sottovalutare la possibilità che
alcune sostanze, seppur prive di valore nutrizionale,
possano, da sole, contribuire a migliorare il livello
di benessere generale
dell'organismo. In questa categoria non rientrano
le vecchie vitamine, ma "sostanze di terza generazione"
come l'inulina, i
fruttoligosaccaridi, i probiotici, i flavonoidi
ed altri agenti antiossidanti, le cui benefiche
proprietà sono state scoperte in epoca
relativamente recente.
In base alle definizioni date sinora la lista degli alimenti
funzionali è pressoché infinita: la fibra, in virtù
delle sue proprietà
prebiotiche, antitumorali e stabilizzanti sui valori
glicemici, rende funzionali la maggior parte degli
alimenti di origine vegetale. Il ferro,
la carnosina e la vitamina B12 fanno altrettanto
con le carni, mentre a rendere funzionale il pesce
ci pensa l'elevato contenuto in acidi
grassi polinsaturi.
Sugli scaffali di molti supermercati si possono già trovare cereali
"fortificati" con vitamine e minerali, mentre la
diffusione di bevande ed
altri alimenti funzionali stanno polarizzando sempre
più l'interesse di quella fascia di popolazione
più attenta alla propria salute:
probiotici, prebiotici e simbiotici (per esempio
i fermenti lattici). Anche gli yogurt da bere arricchiti
con steroli vegetali (quelle sostanze
che aiuterebbero a controllare il colesterolo) testimoniano
il crescente interesse verso gli alimenti funzionali.
Ecco alcuni esempi di come le ditte si inseriscono nel mercato
utilizzando l'efficacia della pubblicità:
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Tabella 4- Alimenti funzionali che contengono
piante medicinali.
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Ditta Produttrice
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Prodotto
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Ingredienti
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Pubblicità
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Apple & Eve "Tribal Tonics"
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Energy Elisir
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Semi di guaranà
Estratto di Ginseng
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"Questo prodotto aumenta il vigore e la
capacità di resistenza fisica."
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Herbal Slimmer
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Ginseng
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"Gli estratti di ginseng rappresentano un
tonico utile per un saggio dimagrimento
con le erbe."
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Mental Refresher
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Gotu kola
Ginkgo biloba
Ginseng
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"Aiuta e sostiene la chiarezza mentale ed
una sana funzione mentale. Un tonico che
sostiene la mente."
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Relaxation Cocktail
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Kava kava
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"Aumenta il relax e promuove un tranquillo
benessere."
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Arizona "Rx Elisirs"
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Rx Energy
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Guaranà
Ginseng
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"Un elisir rinvigorente. Un tonico sicuro
ed efficace."
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Rx Memory
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Ginkgo biloba,
Ginseng
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"L'elisir della mente. Infuso contenente
i ricostituenti della mente ginkgo biloba
e ginseng. Un tonico sicuro ed efficace."
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Fresh Samantha "Body Zoomers"
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Energizer ginseng
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Guaranà
Ginseng
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"Energetico !"
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Oh, Happy Day
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Iperico
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"Con aggiunta di iperico per sollevare gli
spirito."
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Super Juice (bevanda)
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Echinacea
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"Contiene echinacea … un difensore della
tua salute ….. mantieni Mr. Freddo a bada
!"
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Golden Temple Cereals
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Mango Passion Crisp (croccanti)
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Iperico,
Kava kava
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"Herbal De-Stress Cereal." "Una deliziosa
miscela di sfoglie, fiocchi d'avena e mango,
con erbe tradizionalmente conosciute supportare
l'equilibrio emotivo e mentale"
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Hansen's Beverage Co. "Healthy Start"
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Immune-ox Juice
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Echinacea purpurea
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"Può aiutare a stimolare la produzione corporea
di interferone, una proteina che protegge
le cellule."
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New Morning
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GinkgOs
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Ginkgo biloba
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"Per un pensiero brillante ……. Per sostenere
la memoria …… è stato provato che Ginkgo
migliora la circolazione, riduce la coaugulazione
sanguigna, ossigena il cervello!"
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Odwalla
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Serious Energy
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Gotu kola,
Ginseng
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"Un potente tonico per performance impegnative
e di lunga durata contenente erbe che apportano
energia."
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Think Drink
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Ginkgo biloba
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"Sostieni le tue facoltà mentali …. Una
gustosa bevanda creata per apportare quantità
significative di ginkgo biloba e criniera
di leone – due piante stimolanti il cervello
usate per stimolare i centri mentali del
pensiero."
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Robert's American Gourmet
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Ginkgo Biloba Rings (ciambelle)
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Ginkgo biloba
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"A Memory Snack." E' stato dimostrato che
Ginkgo biloba aumenta il flusso ematico
cerebrale e di conseguenza può incrementare
la MEMORIA e l'ATTENZIONE."
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Kava Kava Corn Chips (patatine)
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Kava kava
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"Promuove il rilassamento." "Equilibra il
tuo umore e solleva il tuo spirito."
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Personality Puffs (bignè)
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Iperico,
Ginkgo biloba
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"Questa miscela, naturale al 100 %, è stata
formulata per equilibrare la tua Personalità."
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Power Puffs (bignè)
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Ginseng
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"Energia!"
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St. John's wort Tortilla Chips (patatine)
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Iperico
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"Buon Umore!"
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R.W.
Knudsen & Sons, Inc. "Simply Nutrition"
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Peach St. John's wort (pesca all'iperico)
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Iperico
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"Per ridurre l'ansia e l'esaurimento."
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Visionade
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Ginkgo biloba
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"Per stimolare il flusso sanguigno nel sistema
microcircolatorio degli occhi."
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Bc -Alimenti Lassativi
La stitichezza, o stipsi (dal greco "stipsis" = restringimento),
è una diffusissima affezione che si trova sia nei
bambini in tenera età, come
nei ragazzi e negli adulti, e piuttosto spesso,
in età avanzata. La stitichezza consiste in un ritardo
nell'evacuazione del bolo fecale, rispetto al ritmo
con cui essa si verifica normalmente (una evacuazione,
o anche due, nelle 24 ore). Più esattamente col
termine stipsi si definisce una situazione caratterizzata
da meno di tre evacuazioni alla settimana, con emissione
di feci dure, abitualmente di peso inferiore agli
80 grammi.
La funzione dell'intestino è quella di assorbire le sostanze
nutritive presenti nel cibo che ingeriamo, ma esso
assorbe anche elettroliti ed acqua; qust'ultima
viene dapprima secreta sotto forma di saliva, succo
gastrico, bile, succo pancreatico, poi viene riassorbita
lungo il canale digerente, soprattutto nel colon:
da qui è facile capire che, se la quantità di acqua
che introduciamo giornalmente non è sufficiente,
è facile che le feci diventino dure, perché poco
idratate, con conseguente difficoltà ad evacuarle.
Quindi una prima norma utile sarà quella di ingerire liquidi abbondanti
durante la giornata, sia sotto forma di acqua, succhi,
thé etc., ma anche sotto forma di cibi come minestre,
minestroni, verdura e frutta, ricchi di acqua (e
di fibre!).
Attenzione, però: se la nostra alimentazione è povera di fibre,
difficilmente nell'intestino l'acqua verrà trattenuta
in quantità sufficiente a rendere le feci più morbide;
inoltre le fibre vegetali producono una maggiore
quantità di scorie fecali, che hanno la capacità
di sollecitare meccanicamente i movimenti peristaltici
(contrazioni gastro-intestinali, tipiche, che si
propagano dall'alto in basso facilitando cosí il
procedere del suo contenuto).
Quindi ecco che abbiamo trovato un'altra eventuale causa di stipsi,
che possiamo combattere introducendo un'adeguata
quantità di fibre vegetali con gli alimenti, circa
25-30 grammi al giorno (tutti i giorni!), con conseguente
maggiore ritenzione di acqua nell'intestino, ciò
che comporta un aumento della massa fecale con formazione
di feci morbide, che transitano rapidamente e vengono
più facilmente evacuate.
Fra i vari tipi di alimenti che forniscono fibre ad azione lassativa,
segnaliamo in particolare la fibra di avena, contenuta
nei fiocchi di avena, oltre che nel cereale integro,
molto efficace e delicata, adatta a tutti, bambini,
gestanti, anziani, e anche a mucose intestinali
infiammate come ad es. nelle coliti.
Un'altra causa di stitichezza è la vita sedentaria, poiché induce
atonia delle pareti intestinali, mentre una regolare
attività fisica tonifica i muscoli dell'addome e
quelli del pavimento pelvico, influendo positivamente
sulla motilità intestinale e sull'efficienza della
defecazione.
Un'ulteriore causa dell'insorgenza della stipsi può essere una inibizione
psichica, in rapporto a convenienze sociali che,
spesso, costringono a rinviare il bisogno immediato
di defecazione.
A volte possono indurre stipsi certi trattamenti farmacologici, specie
negli anziani, fra i quali è piú frequente il loro
uso.
Inoltre è facile riscontrare stitichezza associata a diverticolite
e a patologie ano-rettali, come ragadi o emorroidi,
che spesso sono da essa causate.
Frequentemente poi, in concomitanza ad una condizione di stipsi,
si manifesta anche tutta una serie di disturbi,
complessivamente definiti "disturbi digestivi",
la cui sintomatologia spesso contribuisce ad aggravare
l'alterata funzionalità intestinale. Sono questi
i disturbi della motilità e della secrezione gastrica,
della funzionalità epato-biliare e gli stati dispeptici,
la cui sintomatologia, come ad es. digestione lenta
e difficile, senso di pesantezza dopo i pasti, meteorismo
(gonfiore addominale), dolori spastici localizzati
all'addome, costituisce spesso un fattore aggravante
della stipsi; questo ci induce ad alcune precauzioni
(o buone abitudini):
- masticare bene per facilitare la digestione;
- a stomaco vuoto la mattina bere un bicchiere
di acqua tiepida con succo di limone che stimola
l'attività intestinale;
- come spuntino, ideale è lo yogurt con l'aggiunta
di cereali integrali;
- evitare cibi grassi o fritti e le ricette
troppo elaborate che favoriscono la produzione
di muco;
- se il disturbo è intenso può essere utile
seguire una dieta liquida per tre giorni consecutivi
in cui vanno privilegiati i succhi a base
di mela, cavolo a cui aggiungere semi di lino;
- fare una moderata attività fisica;
- per dare sollievo all'addome gonfio e dolorante
effettua dei massaggi con l'olio di maggiorana
che è un ottimo stimolante per l'apparato digerente
oppure con oli con proprietà sedative come bergamotto,
gelsomino, ylang ylang;
- durante l'evacuazione non sforzarti troppo,
in quanto potrebbero comparire le emorroidi.
- le more, l'uva, i fichi, la liquirizia,
le pesche, le patate, i kiwi
- i cibi particolarmente ricchi di fibra (semi
di lino, avena, farro, carote ecc.).
-
Introdurre alimenti ricchi di fibre nella
nostra alimentazione. Consumiamo preferibilmente
cereali integrali, frutta come prugne e
fichi, verdura cruda o poco cotta, legumi,
frutta secca, semi come i semi di lino.
-
Condiamo le nostre insalate preferibilmente
con olio di semi di lino che favorisce il
transito intestinale.
-
E' buona norma non eccedere nelle porzioni
dei pasti e masticare a lungo ogni boccone
per facilitare il lavoro dell'apparato digerente.
-
Consumiamo cibi ricchi di magnesio che spesso
è carente negli stitici. Troviamo il magnesio
ad esempio in: broccoli, spinaci, noci.
-
La mattina è utile bere un bicchiere di
acqua tiepida con succo di limone in quanto
stimola la motilità intestinale.
-
Preferiamo come spuntino alimenti fermentati
come lo yogurt.
-
Evitiamo i cibi grassi e fritti che ostacolano
il transito intestinale.
-
Eliminiamo i cibi che favoriscono la produzione
di muco come i latticini, il cioccolato
e i cibi pronti ed elaborati.
-
Beviamo molti liquidi per contrastare la
durezza delle feci e facilitare l'eliminazione
delle tossine.
-
Quando il disturbo è particolarmente fastidioso
è utile praticare una dieta esclusivamente
liquida per tre giorni consecutivi in cui
sono da preferire succhi a base di mela,
aloe e cavolo a cui aggiungere semi di lino.
-
Abbandoniamo la vita sedentaria concedendo
spazio all'attività fisica prediligendo
bicicletta, corsa, yoga e pilates che arrecano
beneficio all'intestino.
-
Massaggiare l'addome gonfio e dolorante
è utile per alleviare i sintomi e favorire
il transito intestinale. Utilizziamo l'olio
di maggiorana che è un ottimo stimolante
per l'apparato digerente o oli con proprietà
sedative come bergamotto, gelsomino, ylang
ylang.
-
Non sforziamoci durante l'evacuazione (pena
l'insorgere di emorroidi) e facciamo in
modo che l'idea di evacuare non diventi
un'ossessione che a sua volta provoca stress
acuendo solo il problema.
-
Leggiamo un libro umoristico o vediamo un
film comico: ridere fa estremamente bene
ai muscoli dell'intestino e allontana l'ansia.
-
Limitiamo gli eventi che provocano stress
concedendoci frequenti pause rilassanti.
In ogni caso è consigliabile ricercare l'eventuale presenza di
parassiti che alterano il funzionamento dell'intestino.
Fatte tutte queste considerazioni, se non riusciamo a eliminare
il problema con abitudini alimentari adeguate, associate
a uno stile di vita più corretto, non resta che
ricorrere all'uso dei lassativi vegetali:
Per ottenere uno stimolo delicato, è opportuno usare i lassativi
meccanici, che aumentano il volume fecale, analogamente
a quanto fanno le fibre vegetali assunte con la
dieta; questo avviene perché le piante che si utilizzano
a questo scopo contengono una elevata percentuale
di mucillagini, le quali gonfiandosi per idratazione,
richiamano e trattengono acqua all'interno dell'intestino
aumentando il volume del bolo fecale, stimolando
direttamente la muscolatura intestinale per via
meccanica, come conseguenza della pressione esercitata
sulle sue pareti interne. Le piante usate a questo
scopo sono ad esempio:
- le foglie di Malva, i semi di Psillio e
di Lino, il Glucomannano, le radici di Altea,
- cereali integrali, semi di lino, avena,
farro, carote…
- tutti gli alimenti ricchi di fibre, come
cereali integrali, semi di lino, avena, farro,
carote…;
- frutta, in particolare uva, kiwi, prugne
e fichi. In caso di stitichezza ostinata, immergi
la sera qualche prugna secca in un bicchiere
d'acqua e consumale il mattino seguente insieme
al liquido residuo e ad un cucchiaio di miele;
- verdura cruda o leggermente scottata, in
particolare cicorie, broccoli e spinaci, ricchi
di magnesio;
- legumi, frutta secca e brodo.
E varie altre che, oltre ad avere azione lassativa molto delicata
sono anche lenitive delle infiammazioni delle mucose,
intestinali e non, per cui sono il lassativo ideale
nei casi accennati prima. Se poi queste piante si
associano ad altre aventi proprietà coleretiche
e colagoghe (che stimolano cioè la produzione di
bile più abbondante e più fluida, da parte del fegato),
come ad es.
- il Tarassaco, il Boldo e la Cicoria.
Poiché la bile è naturalmente lassativa, otteniamo un prodotto
ancora più efficace contro la stitichezza, sempre
adatto a quei casi delicati (come gravidanza, emorroidi,
ragadi anali) di cui si sta parlando, ma indicato
anche a quelle persone che hanno quei "problemi
digestivi" cui si è accennato in precedenza e che
complicano la stipsi.
A queste piante è opportuno associare anche alcune piante carminative,
come
- Finocchio, Cumino, Coriandolo, etc.,
quelle cioè che riducono i gonfiori addominali,
poiché questo problema si accompagna spesso alla
stitichezza; in questo modo avremo un beneficio
ancora più completo.
Parliamo ora di quei casi in cui la stipsi è più ostinata, vuoi
perché non si riesce ad adottare uno stile di vita
più corretto, vuoi perché ormai l'intestino è già
assuefatto ai lassativi e i rimedi più delicati
non sono efficaci; in questi casi è ancora il mondo
vegetale che ci dà la soluzione: a questo punto
è necessario ricorrere a quelle piante che contengono
principi attivi più forti e stimolanti, le cosiddette
"droghe antrachinoniche", come
- la Senna, la Frangula, il Rabarbaro, l'Aloe
ed altre ancora,
che agiscono prevalentemente a livello dell'intestino
crasso (colon), stimolando le contrazioni peristaltiche
della sua muscolatura, favorendo cosí il suo svuotamento.
Anche in questo caso è consigliabile l'associazione
con le piante di cui si è parlato prima, in modo
da ridurre al minimo il dosaggio degli antrachinoni
ed evitare quindi prodotti troppo drastici, che
a lungo andare potrebbero diventare irritanti. Quest'ultima
classe di lassativi non va assunta continuativamente,
ma saltuariamente, seppure con una certa regolarità,
in modo da avere una funzione intestinale il più
possibile costante.
I lassativi antrachinonici sono assolutamente controindicati
in caso di gravidanza e allattamento, nei bambini
sotto i 12 anni di età, nelle malattie infiammatorie
acute a carico dell'intestino (colite ulcerosa,
enterocolite, appendicite, morbo di Crohn), in caso
di dolori addominali di origine sconosciuta, nelle
occlusioni intestinali acute.
Saranno l'abilità e l'esperienza dell'erborista, del farmacista
o del medico) a decidere quale prodotto e il modo
di assumerlo è il più adatto di volta in volta.
Bd -Alimenti Diuretici.
Cellulite
L'utilizzo di diuretici, anche se di derivazione naturale, abbinato
all'attività fisica è molto pericoloso, dato che
con lo sport si perdono già con la sudorazione notevoli
quantità di liquidi. Si possono avere gravi ripercussioni
sul bilancio idrico dell'organismo (disidratazione,
nausea, crampi, ipotensione, dislipidemie, fino
al collasso cardiocircolatorio).
Noi usiamo questa dieta per disintossicarci in occasioni di feste
e fine settimana in cui abbiamo abusato del nostro
organismo con grandi e mali abbuffate.
Nelle persone sane, una dieta particolarmente ricca di alimenti
diuretici può essere seguita per uno o due giorni
al massimo, ad esempio in presenza di problemi puramente
estetici, come ritenzione idrica e gonfiori, o a
fini depurativi dopo un periodo di eccessi alimentari.
L'uso occasionale non deve però tramutarsi in abitudine
ricorrente, in quanto pratica piuttosto pericolosa,
soprattutto quando coinvolge i diuretici più forti,
non tanto alimenti di uso comune, quanto rimedi
erboristici come tarassaco, verga d'oro, equiseto,
betulla, ginepro, ortica, gramigna ed asparago.
Anche i diuretici naturali vanno assunti sotto controllo medico.
ANANAS, ANGURIA, ASPARAGI, BANANE, CARCIOFO, CAVOLFIORE CRUDO,
CETRIOLO, CICORIA, CIPOLLE, FINOCCHIO, FRAGOLE,
INDIVIA BELGA E RICCIA, LAMPONI, MANDARINI, SEDANO,
VERDURE VERDI.
LINFA DI BETULLA, EQUISETO, TARASSACO, PEDUNCOLI DI CILIEGIO,
FRAXINUS EXCELSIOR, FUMARIA OFFICINALIS.
Cibi diuretici:
La natura ci regala molti cibi dalle spiccate proprietà diuretiche.
alcuni sono contenuti in alimenti di uso comune:
- ananas: ha un effetto anoressante e favorisce
la diuresi
-betulla: aiuta a combattere
il ristagno di liquidi (foglie)
- carciofo: questa pianta ha la capacità di
stimolare la funzionalità epatica e renale
- cetriolo: ha proprietà rinfrescanti, depuranti
e diuretiche
- cipolla: aiuta la naturale produzione di
urina
- equiseto
- infuso di foglie di noce
- finocchi: oltre al discreto contenuto vitaminico
e minerale sono ricchi di princìpi attivi che
li rendono indicati per problemi gastrointestinali
e gli conferiscono proprietà emmenagoghe, galattogene
antisettiche e diuretiche
- mela: anche questo comunissimo frutto nasconde
spiccate proprietà diuretiche
- ortica: gli estratti di questa pianta migliorano
la funzionalità renale aumentando la produzione
di urina ed accelerando l'eliminazione di sostanze
tossiche.
- fiori di sambuco
- stimmi di mais preparati sottoforma di infuso
- tarassaco (o dente di leone o soffione):
per depurare l'organismo sfruttando le sue spiccate
proprietà diuretiche naturali si consiglia un
infuso di radici e foglie al 5% da prendere
lontano dai pasti; tintura: 20 g in 100 ml di
alcol (a macero per 10 giorni), 3-4 cucchiai
al giorno lontano dai pasti
- Il sedano viene utilizzato crudo, bollito
per insaporire il brodo o le minestre, oppure
soffritto insieme a carota e cipolla nel classico
soffritto all'italiana. Il cuore del sedano
può essere consumato fresco in insalata o in
pinzimonio, mentre le costole esterne possono
essere impiegate nella preparazione di zuppe
e minestre e salse. Si conserva molto a lungo
in frigorifero, ma resta croccante solo per
quattro o cinque giorni. Contiene potassio,
calcio, fosforo, magnesio e selenio, associati
a buone dosi di vitamine C ed A.
I Greci già lo coltivavano per il valore curativo
dei suoi semi.
La ritenzione idrica è un disturbo piuttosto diffuso, che colpisce
con diversa intensità milioni di persone, soprattutto
donne (30 % della popolazione italiana femminile).
All'origine del problema possono esistere gravi
patologie come disfunzioni cardiache o renali, infiammazioni
severe e reazioni allergiche. Spesso però il principale
responsabile della ritenzione idrica è uno stile
di vita sbagliato, la cui semplice correzione può
apportare notevoli benefici.
Il segno principale della ritenzione idrica è l'edema, una condizione
in cui l'accumulo di liquidi nei tessuti ne causa
un anomalo rigonfiamento. A causa dell'alterata
circolazione venosa e linfatica insieme a questi
liquidi ristagnano anche numerose tossine che alterano
un metabolismo cellulare già compromesso dal ridotto
apporto di ossigeno e nutrienti. Il ristagno di
fluidi è generalmente superiore nelle zone predisposte
all'accumulo di grasso (addome, cosce e glutei).
Molti attribuiscono erroneamente alla ritenzione il proprio sovrappeso
ignorando che, in assenza di patologie importanti,
il contributo della ritenzione idrica sull'aumento
di peso è tutto sommato marginale. E' invece vero
il contrario; cioè, è il sovrappeso a rallentare
la diuresi e favorire la ritenzione idrica.
Per verificare la presenza del disturbo è sufficiente premere
con forza il pollice sulla parte anteriore della
coscia per un paio di secondi. Se dopo aver tolto
il dito rimane ben visibile l'impronta siamo con
tutta probabilità in presenza di ritenzione idrica.
Cure e rimedi
La cura della ritenzione idrica si basa sulla correzione delle
cause che hanno dato origine al disturbo. In assenza
di patologie importanti, il maggiore responsabile
della ritenzione idrica è lo stile di vita. Alcune
abitudini poco salutari contribuiscono ad aggravare
la situazione (fumo, eccessivo consumo di alcolici,
sovrappeso, predisposizione per i cibi salati, abuso
di farmaci e caffè, abiti troppo stretti, tacchi
troppo alti e rimanere a lungo in piedi senza muoversi).
Per combattere la ritenzione idrica bisogna fare attività fisica.
Il movimento, purché sia eseguito regolarmente e
con razionalità, contribuisce infatti a riattivare
e rinforzare il microcircolo. Esercizi più indicati
in questi casi sono una sana e tranquilla passeggiata,
o una lunga e rilassante nuotata.
La corsa, l'aerobica, lo spinning, il sollevamento pesi, e più
in generale gli sport che prevedono frequenti impatti
con il terreno (pallavolo, tennis, jogging, corsa)
sono invece controindicati.
Al termine dell'esercizio, lo stretching abbinato ad esercizi
di controllo respiratorio eseguiti con le gambe
in alto, favorisce il ritorno venoso e l'eliminazione
delle tossine prodotte.
Dieta e ritenzione idrica
Una dieta ad alto contenuto di scorie (fibra alimentare) aumenta
la motilità intestinale ed allontana il pericolo
di stitichezza, un disturbo che ostacola il deflusso
venoso a livello addominale.
E' quindi importante consumare molta frutta e verdura ed in particolare
quella ricca di acido ascorbico, una vitamina che
protegge i capillari sanguigni. Gli alimenti più
ricchi di questa sostanza, meglio conosciuta come
vitamina C, sono: alcuni frutti freschi (quelli
aciduli, agrumi, ananas, kiwi, fragole, ciliegie
ecc.), alcune verdure fresche (lattuga, radicchi,
spinaci, broccoletti ecc.), alcuni ortaggi freschi
(broccoli, cavoli, cavolfiori, pomodori, peperoni)
e tuberi (patate soprattutto se novelle).
Un giorno alla settimana, specie se successivo ad una grande
abbuffata domenicale, è consigliata una dieta disintossicante
particolarmente ricca di liquidi (the, tisane, spremuti
di frutta) e vegetali. In questo giorno la carne
andrà sostituita con il pesce, più digeribile perché
meno ricco di tessuto connettivo. Durante queste
24 ore andranno aboliti anche i grassi ad eccezione
dell'olio di oliva e degli oli di semi.
Una bella sudata in palestra, magari accompagnata da una doccia
rilassante, stimolerà ulteriormente il drenaggio
dei liquidi e l'eliminazione di tossine.
L'acqua deve diventare una fedele compagna e come tale va portata
sempre con sé. Una corretta idratazione è infatti
una delle soluzioni più semplici ed efficaci per
combattere la ritenzione idrica. Bisogna pertanto
sforzarsi di consumare almeno un paio di litri di
acqua al giorno.
In generale è buona regola aumentare le dosi quando il colore
delle urine è troppo scuro o di cattivo odore (per
esempio nel periodo estivo o quando si fa sport
e si suda molto).
Alcune bevande, alcoliche e non (come aranciate, bibite, cola,
succhi di frutta, birra, caffè zuccherato, tè ecc.
), oltre a fornire acqua apportano anche altre sostanze
che contengono calorie (zuccheri, alcol) o che sono
farmacologicamente attive (ad esempio caffeina).
Queste bevande vanno quindi usate con moderazione.
E' invece consigliato l'utilizzo di acque oligominerali
o minimamente mineralizzate.
Probabilmente all'inizio, specie se si è abituati a bere poco,
l'aumentato introito idrico stimolerà la diuresi,
un po' come succede quando l'acqua scivola da un
vaso di fiori rinsecchito che viene annaffiato dopo
un lungo periodo di tempo. Bevendo frequentemente
ed in piccole quantità il corpo imparerà tuttavia
ad assorbire una maggiore quantità di acqua un po'
come succederebbe per il terreno arido citato nell'esempio
precedente.
ALIMENTI SCONSIGLIATI:
Il sale ed il sodio in esso contenuto sono alcuni tra i principali
alleati della cellulite. Questo minerale è infatti
uno dei tanti fattori in grado di aumentare la ritenzione
idrica dell'organismo. In una donna che soffre di
cellulite tale disturbo è già accentuato a causa
dell'alterata funzionalità del sistema venoso e
linfatico.
Per questo motivo è importante assumere con la dieta alimenti
dalle proprietà diuretiche evitando quelli che,
come il sale, favoriscono la ritenzione idrica.
Limitare l'apporto di sodio con gli alimenti è tutto sommato
facile, basta adottare alcuni semplici accorgimenti:
- non salare le pietanze;
- utilizzare poco sale durante la cottura
(quando si prepara la pastasciutta abituarsi,
per esempio, ad aggiungere il sale a cottura
ormai terminata; in questo modo si riduce considerevolmente
la quantità di sale assorbito dalla pasta);
- limitare il consumo di cibi conservati sotto
sale o trasformati (insaccati, formaggi, patatine
ecc.);
- limitare il consumo di cibi confezionati;
- esaltare la sapidità dei cibi con spezie,
limone o aceto tradizionale/balsamico;
- se la frutta è gradita può essere consumata
in sostituzione degli snack salati come spuntino.
Alimenti consigliati per assumere molto potassio e pochissimo
sodio, favorendo così il drenaggio dei liquidi.
Alimento
(per 100 grammi) |
Potassio
mg / 100g |
Sodio
mg / 100g |
Funghi secchi
Albicocche
Fagioli bianchi
Piselli
Uvetta
Mandorle
Prugne secche
Semi di girasole
Datteri secchi
Patate
Broccoli
Funghi freschi
Farina d'avena
Carne rossa
Tacchino
Riso
Mele
Cipolle
|
5370
1370
1300
930
860
835
824
725
649
411
373
367
360
340
333
150
44
135
|
32
11
3
26
53
20
8
2
18
3
14
3
5
51
46
10
3
9 |
Bisogna comunque ricordare che il sodio è un minerale essenziale
per l'organismo ed un'eccessiva carenza, anche se
difficilmente realizzabile con la normale alimentazione,
potrebbe avere effetti collaterali importanti (nausea,
crampi muscolari, affaticamento, apatia mentale).
La cellulite
La cellulite è un inestetismo molto diffuso di cui perfino alcune
modelle e molte adolescenti presentano il disturbo,
che non risparmia nemmeno le più attente alla propria
linea e al proprio benessere.
Non esiste una dieta magica in grado di far sparire in un attimo
la cellulite. Una strategia alimentare mirata è
comunque in grado di ridurre il grasso in eccesso
ed insieme ad esso buona parte della cellulite.
La dieta anticellulite dovrà concentrarsi sull'eliminazione del
tessuto adiposo in eccesso e sulla disintossicazione
dell'organismo. Gli alimenti scelti associati all'attività
fisica e a trattamenti estetici agiranno sul microcircolo,
rivitalizzandolo.
Calcolare il
numero di calorie su cui calibrare la propria dieta
anti-cellulite, ma valutate la qualità dei vari
alimenti.
ALIMENTI CONSIGLIATI PER COMBATTERE LA CELLULITE
Verdura e frutta ed in particolare quella ricca di acido ascorbico
(vitamina C), una vitamina che protegge i capillari
sanguigni:
- frutti aciduli: agrumi, ananas, kiwi, fragole,
ciliegie ecc.),
- verdure fresche (lattuga, radicchi, spinaci,
broccoletti ecc.),
- ortaggi freschi (broccoli, cavoli, cavolfiori,
pomodori, peperoni)
- tuberi (patate soprattutto se novelle),
- Carciofo, finocchio, indivia, cicoria, cetrioli,
ananas, melone, anguria, pesche e fragole sono
indicati per le loro proprietà diuretiche. Tutta
questa frutta e verdura può essere consumata
anche sottoforma di succhi, concentrati, tisane
dimagranti e passati.
Talvolta nella dieta, così come nella vita, si rende necessaria
una pausa rilassante, uno strappo alla regola in
grado di regalare nuove energie sia fisiche che
psichiche. Anche quando si combatte la cellulite
possono capitare momenti simili, sopratutto durante
il weekend. Per limitare i danni si consiglia di
seguire una dieta purificante nelle ventiquattro
ore successive come specificato nel paragrafo precedente.
Attività fisica e cellulite
Con tutta probabilità l'attività fisica assume da sola un ruolo
equivalente se non addirittura superiore a tutti
i consigli dietetici visti sino ad ora. Alcune attività
motorie sono infatti in grado di ridurre la cellulite
sia grazie ad una maggiore ossidazione di grassi
a scopo energetico, sia grazie ad un miglioramento
del microcircolo.
Innanzitutto si consiglia un'attività sportiva aerobica
come una lunga passeggiata, una nuotata o una bella
pedalata a ritmo moderato: CAMMINARE, NON CORRERE.
I ripetuti impatti col terreno causati dall'azione
di corsa, oltre ad avere effetti negativi sulle
articolazioni e sulla colonna vertebrale, causano
delle microlacerazioni alle membrane delle cellule
adipose che a lungo dieta-celluliteandare possono
peggiorare la situazione. Inoltre, un'attività fisica
svolta ad intensità troppo elevata porta alla formazione
di acido lattico.
Questo metabolita è alleato della cellulite, poiché la formazione
di tossine muscolari ha effetti negativi sulla circolazione
e sull'ossigenazione dei tessuti.
Per essere definita regolare l'attività fisica deve essere svolta
per almeno tre giorni alla settimana.
La dieta e l'attività fisica qui esposte, insieme ai trattamenti
estetici e ad un generale miglioramento dello stile
di vita, sono sicuramente in grado di sconfiggere
la cellulite e prevenirne la formazione.
Vista la gravità del problema è tuttavia importante utilizzare
queste armi contemporaneamente. Solo in questo modo
sarà possibile ottenere un netto miglioramento,
non solo estetico, ma anche fisico e psicologico.
Sia in tema di dieta che di attività fisica, occorre procedere
con gradualità. Un dimagrimento eccessivo od un
rapido decadimento muscolare possono infatti evidenziare
ancor di più l'odiata cellulite.
Be - Alimenti Antiossidanti
I radicali liberi si formano all'interno delle nostre cellule
(nei mitocondri), dove l'ossigeno viene utilizzato
per produrre energia. Non tutto l'ossigeno viene
consumato ma in parte va a formare queste molecole,
che contengono uno o più atomi di ossigeno, chimicamente
molto reattive a causa della presenza nell'orbitale
più esterno di uno o più elettroni spaiati. Tali
molecole, chiamate radicali liberi, reagiscono con
qualsiasi struttura molecolare che incontrano. Sono
in grado di danneggiare le strutture cellulari come
la membrana plasmatica ed il DNA.
L'azione negativa dei radicali liberi si ripercuote sulla salute
dell'intero organismo:
- accelerando i processi di invecchiamento
cellulare
- deprimendo il sistema immunitario
- favorendo l'insorgenza di numerose malattie
e forme tumorali
In condizioni fisiologiche normali Il nostro organismo riesce
a tenere sotto controllo l'attività dei radicali
liberi attraverso speciali sostanze antiossidanti
endogene (sintetizzate autonomamente) ed esogene
(presenti negli alimenti). Quando invece prevale
la produzione di radicali, si viene a determinare
un danno che a lungo andare procura una progressiva
usura di corpo e mente. Numerosi studi sperimentali
hanno dimostrato una correlazione tra produzione
di radicali liberi e durata della vita.
- Antiossidanti di produzione endogena sono:
la superossidodismutasi, la catalasi e il glutatione
ridotto.
- Sostanze non enzimatiche con proprietà antiossidanti
sono:
la Vitamina E, la Vitamina C, i carotenoidi,
i polifenoli e le antocianine.
Se da un lato molti alimenti esercitano un'azione protettiva
nei confronti dei radicali liberi, dall'altro abitudini
alimentari scorrette possono aumentarne l'attività
(dieta troppo ricca di grassi animali, consumo eccessivo
di oli vegetali e pesce grasso, eccesso di ferro,
intolleranze alimentari).
Gli alimenti più pericolosi in assoluto sono quelli ricchi di
lipidi ed in particolare di acidi grassi polinsaturi
(pesci, oli vegetali, frutta secca). La natura ha
tuttavia saputo associare a tali nutrienti elevate
quantità di vitamina E in modo da neutralizzare,
almeno in parte, la formazione di radicali liberi.
Proprio per questo motivo agli integratori alimentari
a base di acidi grassi polinsaturi viene addizionata
artificialmente una certa quantità di vitamina E
(consigliamo comunque di verificarne la presenza
prima dell'acquisto).
Anche l'esposizione ad inquinanti atmosferici, a radiazioni ionizzanti
o ultraviolette, l'abuso di farmaci, il fumo e l'attività
fisica intensa sono in grado di aumentare pericolosamente
la sintesi di radicali liberi.
Le proprietà anticancerogene di molti alimenti sono legate proprio
al loro prezioso contenuto in antiossidanti.
Alcune proprietà degli antiossidanti : stimolano il sistema immunitario,
fluidificano il sangue, riducono la pressione del
sangue, sono antibatterici e anti virali.
Alcuni antiossidanti o sostanze antiradicali liberi sono:
- ACIDO LIPOICO
- AMINOACIDI SOLFORATI (cistina, metionina,
cisteina, taurina, acido cisteico). Agiscono
contro H2O2
- BETACAROTENE o provitamina A (carotenoide)
- BIOFLAVONOIDI
- CAFFE'
- CATALASI è un enzima del corpo umano. Trasforma
H2O2 in acqua e -ossigeno O2
- COENZIMA Q10
- E.D.T.A. (acido etile diammino tetracetico)
- ECGC
- GLUTATIONE
- LICOPENE (carotenoide)
- LUTEINA (carotenoide)
- MELATONINA Agisce come scavenger (spazzino)
contro i radicali OH-
- METIONINA
- MSM
- NAC o N-Acetil-Cisteina
- PICNOGENOLO
- POTASSIO
- QUERCITINA (potente antiossidante contenuto
per esempio nella mela)
- RAME
- RESVETRALOLO
- SELENIO
- THE VERDE
- SOD è un enzima del corpo umano. Trasforma
lo ione superossido -O2- in acqua ossigenata
H2O2
- VIT. A.
- VIT. C
- VIT. E
- ZEAXANTINA
- ZINCO
Agenti che provocano formazione di radicali liberi sono: l'infiammazione,
il fumo di sigaretta (molto dannoso, il tabacco
è una potente tossina, il sole (le radiazioni ultraviolette
in genere), lo stress, elevato consumo di alcool,
esposizione ad ambienti inquinati, l'attività fisica
intensa, una dieta eccessivamente ricca di proteine
e di grassi animali, trattamenti a base di farmaci
(soprattutto cortisonici che provocano un abuso
di glucosio nelle cellule che non riescono più a
smaltirlo).
Alcuni radicali liberi sono :
- ANIONE SUPEROSSIDO O2-
- IDROSSILE OH-
- OSSIDO NITRICO NO-
- DIOSSIDO DI AZOTO NO2-
- PEROSSIDO LOO-
- OSSIGENO SINGOLo O2+
- Altri radicali liberi sono O+ e H-.
Il radicale libero prodotto in maggiore quantità è l 'anione
superossido 02-. Esso reagisce con il perossido
di idrogeno H2O2 e forma il pericoloso e potente
radicale ossidrile OH- più potente di O2-.
O2+ si forma per l'esposizione prolungata ai raggi ultravioletti
(Sole), provocando non solo danni sulla pelle.
Un eccesso di radicali liberi può rendere incontrollabile una
malattia autoimmune.
I radicali liberi entrano in gioco costantemente, quando ad esempio
camminiamo.
Nell'attività fisica intensa aumentano di circa 50 volte!
Essi vengono tamponati efficacemente quando si è giovani ma con
il tempo l'azione di eliminazione dei radicali liberi
si fa meno efficace.
Quando prevale la produzione di radicali si viene a determinare
un danno, definito stress ossidativo.
Una delle cause dell'invecchiamento è proprio lo stress ossidativo.
In pratica, un organismo "stressato" non riesce a neutralizzare
l'eccessivo livello di radicali liberi ed è così
intossicato da queste sostanze che causano un enorme
danno a diversi settori del corpo umano. Così, queste
sostanze altamente reattive sono libere di attaccare
e danneggiare irreversibilmente le nostre cellule.
Gli effetti? Un'accelerazione del fisiologico processo di invecchiamento
e una lista di almeno 50 malattie, che si allunga
di giorno in giorno.
Lo stress ossidativo fa impazzire il nostro orologio biologico.
Lo stress ossidativo si può analizzare, permettendo di valutare
il reale stato delle nostre difese fisiologiche
e di segnalare, in modo precoce, squilibri e tendenze
verso gli stati patologici.
Lo stress ossidativo viene favorito da numerosi fattori.
Tra i più comuni :
- fattori chimici (tutti i farmaci di sintesi
chimica, le droghe, il fumo, l'alcool e tutte
le sostanze inquinanti),
- fattori fisici (radiazioni da bassa frequenza,
rumore, radiazioni ultraviolette e ionizzanti,
campi elettromagnetici, radio frequenze, microonde),
- fattori biologici (vaccini, parassitosi,
malattie infettive),
- fattori mentali (depressione, attacchi di
panico, ansia, stress continuo),
- fattori nutrizionali (disturbi alimentari,
errata alimentazione).
In caso di stress ossidativo si possono osservare precocemente
: riduzione della memoria, riduzione della concentrazione,
disturbi del sonno, diminuite capacità sessuali,
capelli bianchi, calvizie, comparsa di rughe e macchie
sulla pelle, diminuzione della massa muscolare ed
aumento della massa grassa, riduzione della difesa
immunitaria, aumento del rischio cardio vascolare,
diminuzione di energia, stress con ansia e depressione.
Con l'analisi dello stress ossidativo si misurano, nel sangue
(plasma, eritrociti e linfociti), i livelli di sostanze
antiossidanti che interrompono la catena di reazioni
dovute ai radicali liberi; enzimi antiossidanti
che distruggono direttamente i radicali liberi;
acidi grassi polinsaturi, che sono componenti essenziali
per la costruzione delle membrane biologiche e quindi
di importanza vitale per la salute cellulare.
I radicali liberi "vivono" in genere una frazione di tempo piccolissima,
qualche millesimo di miliardesimo di secondo, giusto
il tempo per far danni!
Ciò li rende difficilmente rilevabili con le usuali metodiche.
Qualche anno fa tuttavia il chimico Mauro Carratelli mise a punto
un test in grado di valutare il livello ematico
di radicali liberi attraverso la misura della capacità
ossidante totale del sangue : il d-ROMs test che
effettua l'analisi dello stress ossidativo.
Si effettua utilizzando una goccia di sangue capillare prelevandola
da un dito o attraverso un prelievo venoso.
Determina la concentrazione a livello plasmatico di radicali
liberi. Il D-Roms test quantizza lo stato di ossidazione
ematico in termini di U.CARR (unità Carratelli)
dal nome dell'inventore del test.
Il valore di 1 U.CARR corrisponde ad una concentrazione di perossido
di idrogeno di 0.08 mg%.
I valori del D-Roms test:
- Valore di riferimento: 250-300 U.CARR
- Valore di soglia border line : 300-320 U.CARR
- Condizione di lieve stress ossidativo :
320-340 U.CARR
- Condizione di stress ossidativo : 340-400
U.CARR
- Condizione di forte stress ossidativo :
400-500 U.CARR
- Fortissimo stress ossidativo : oltre 500
U.CARR
- Valori inferiori a 250 U.CARR si possono
riscontrare in pazienti con trattamento cortisonico
o antiossidante
Per approfondimenti sullo stress ossidativo:
www.osservatoriostressossidativo.org
I radicali liberi sono partecipi a malanni vari : arteriosclerosi,
infarto, artriti, invecchiamento, etc.
Sono presenti inoltre dove c'è cattiva circolazione del sangue,
ridotta attività delle ghiandole surrenali, persistente
presenza di batteri e di funghi, infezioni croniche.
In pratica causano la mancata riparazione del danno delle cellule
invecchiate o malate, con nuove cellule.
Tutti gli esseri viventi comprese le piante sono aggredite dalle
radiazioni e dai radicali liberi, tutti si difendono
dall' aggressione.
Gli appartenenti al mondo animale con gli antiossidanti endogeni
(quelli formati all'interno del corpo) e esogeni
con quelli (quelli ingeriti con l'alimentazione).
Le piante difendono i cromosomi e i loro DNA con le vitamine
e flavonoidi contenuti in frutti, fiori, semi e
foglie.
Esiste uno studio approfondito dell'università di Boston sul
potere antiossidante dei vari vegetali.
Al primo posto come antiossidante tra gli antiossidanti
c'è la frutta nera tipo uva nera e prugne nere,
mirtilli, more, fragole.
E' stata stabilita una misura del potere antiossidante dei vegetali,
ed è stata definita una unità di misura, cui è stato
dato il nome di ORAC
(oxigen radical absorbance capacity).
I cibi sono stati suddivisi in tre gruppi, secondo il potere
antiossidante :
1 gruppo
sono inclusi i cibi che apportano 200 unità ORAC per porzione
:
- Albicocche 3 = 172 unità
- Melone tre fette = 197 unità
- Cavolfiore cotto una tazza = 400 unità
- Pera 1 = 222 unità
- Pesca 1 = 248 unità
- Banana 1 = 223 unità
- Mela 1 = 301 unità
- Melanzana 1 = 326 unità
- Cetrioli 1 = 36 unità
- Pomidori 1 = 116unità
- Spinaci crudi 1 piatto = 182 unità
- Fagiolini cotti una tazza = 404 unità.
2 Gruppo
Alimenti che apportano 500 unità per porzione :
- Pompelmo rosa 1 = 1188 unità
- Avocado 1 = 571 unità
- Kiwi 1 = 458 unità
- Uvetta nera 1 cucchiaio = 396 unità
- Cipolla 1 = 360unità
- Cavoli di Bruxelles cotti 1 tazza = 1384
unità
- Patata americana 1 = 433 unità
- Peperone 1 = 529 unità
- Susina 1 = 626 unità
- Succo di arancia 1 bicchiere = 1142 unità
- Patata arrosto 1 = 575 unità
- Succo di pompelmo 1 bicchiere = 1274 unità
- Uva nera un grappolino = 569 unità
- Uva bianca 1 grappolo = 357 unità
3 Gruppo
Alimenti più ricchi di antiossidanti (1200 unità per porzione):
- Fragole una tazza = 1170 unità
- Prugne nere 3 = 1454 unità
- Arancia 1 = 983 unità
- Mirtilli 1 tazza = 3480 unità
- Spinaci cotti 1 tazza = 2042 unità
- Succo di uva nera 1 bicchiere = 5216 unità
- More 1 tazza = 1466 unità
- Barbabietola cotta 1 tazza = 1782 unità
- Cavolo verde cotto 1 tazza = 2048 unità
Antiossidanti endogeni (prodotti all'interno del nostro corpo)
sono:
- Superossidodismutasi
- Glutationoperossidasi
- Glutationotranferasi
- Catalasi
- Melatonina
- Ceruloplasmina
Alcuni elementi contenenti sostanze antiossidanti sono le verdure
e la frutta in genere tra cui : rosa canina, frutto
di Camu Camu (pianta amazzonica), pomodoro (non
ripulire la parte gelatinosa e i semi), ananas,
arancia, limone, insalate, germogli, germe di grano,
prezzemolo, finocchio, cetriolo, carota, melone,
zucca, spinaci, broccoli, mango, papaia, albicocche,
mirtillo, fragola, pompelmo, cavolfiore, fiori di
zucchina, peperoni, porri, invidia, lattuga, mirtilli,
more selvatiche, lamponi, ciliege, prugne, albicocche,
meloni, mele, cachi, uva nera, peperoncino rosso
piccante, radicchio, cetrioli, piselli, rape, patate,
cavoli, asparagi, cipolle, pomodori, mandarini,
cedri, pompelmi, ribes, fragole, banane, tuorlo
d'uovo, riso e pane integrali, bietole, mango, frattaglie,
pesci, molluschi.
Un ottimo alimento per combattere i radicali liberi (per l'alto
contenuto di fenoli) è l'olio d'oliva, così come
uno degli ortaggi in natura che contiene molti antiossidanti
sono i broccoli.
Via libera quindi ad una alimentazione ricca di tali nutrienti! Mangiarne!
Non stancarsi di assumerne! Vi sorprenderete di
quanto bene sarete ripagati.
Essenziale anche l'attività fisica : senza una attività fisica
regolare, le difese organiche contro i radicali
liberi (compresi gli antiossidanti endogeni naturali
come la SOD, glutatione perossidasi e la catalasi),
possono indebolirsi troppo al punto tale da non
permettere anche agli stessi integratori di agire
con piena efficacia.
Da tutto quanto esposto è evidente l'infinita importanza dei
radicali liberi e l'importanza di una dieta antiossidante,
ricca di frutta e verdura cruda e fresca, povera
di grassi saturi e di grassi idrogenati, fonti molto
ricche di radicali liberi.
Per mantenersi in forma, ogni persona dovrebbe introdurre una
quantità di antiossidanti pari a 5000 unità al giorno.
E' essenziale mangiare il più possibile crudo, la cottura riduce
o distrugge il potere antiossidante.
Molti integratori anti radicali liberi purtroppo vengono distrutti
dai potenti acidi dello stomaco essendo "nudi" ovvero
non inglobati in altre sostanze che si assumono
attraverso i cibi.
Tra i migliori antiossidanti (antiradicali liberi) disponibili
ci sono :
- Re-Integra di International Health-Care (mix eccezionale
di vitamina, minerali e componenti anti radicali
liberi)
- Max Vit e High Orac di Eurosup
- Nk Life, Lipo, MSM e Oxylift di International
Biolife
- No-Oxidant di International Health-Care integratore
specifico con soli componenti antiossidanti
- Melatonina Zinco-Selenio Dr. Pierpaoli
Una potente tecnica contro i radicali liberi è anche la terapia
chelante che utilizza delle flebo endovena.
Be - CALORIE
Per eseguire un calcolo preciso del fabbisogno
giornaliero di calorie, basta tener conto di alcuni
parametri:
- Sesso
- Età
- Peso
- professione
- livello di attività fisica
UN ESEMPIO
Maura è una ragazza di 35 anni, pesa 53 Kg; e lavora come
segretaria in una azienda di articoli sportivi.
La sua grande passione è la bicicletta, con cui
percorre 20 km in media per tre volte alla settimana.
ESECUZIONE:
1) Trovare il Metabolismo
Basale:
Nella Tabella, in base all'Età e al Sesso,
moltiplicare il primo coefficiente per il
Peso. E sommare il secondo coefficiente.
| |
METABOLISMO BASALE |
|
Età
|
DONNA
|
UOMO
|
|
18 - 29
|
14,7 x P + 496
|
15,3 x P + 679
|
|
30- 59
|
8,7 x P + 829
|
11,6 x P + 879
|
|
60-74
|
9,2 x P + 688
|
11,9 x P + 700
|
|
>74
|
9,8 x P + 624
|
8,4 x P + 819
|
P = perso corporeo espresso in Kg |
MB= (8,7 x 53) + 829 = 1290
2) In base al Lavoro o Professione, valutare
il Livello di Attività Fisica
(LAF: leggero, moderato, pesante) facendo riferimento
alla seguente tabella:
|
LEGGERA
|
MODERATA
|
INTENSA
|
|
impiegati
personale amministrativo e dirigenziale
liberi professionisti, tecnici o simili
|
casalinghe
collaboratori domestici
personale di vendita
lavoratori del terziario
|
lavoratori in agricoltura, allevamento,
silvicoltura e pesca
manovali
operatori di produzione e di attrezzature
di trasporto
|
Maura è Impiegata. LAF= Leggera
3) Alcune persone, oltre alla attività principale,
dedicano parte del loro tempo ad attività motoria
per sport, gioco o salute, di cui tener conto nel
calcolo delle calorie.
Si introduce pertanto il concetto di Attività
fisica Ludica intesa come:
… attività in grado di mantenere il tono muscolare
e cardiocircolatorio… .
un adulto sano svolge Attività Ludica se da tre
a cinque volte la settimana dedica almeno 20 minuti
ad esercizi fisici di intensità sufficiente a provocare
una evidente sudorazione.
| Donna |
Età |
LAF |
Attivita Ludica:
SI |
Attività Ludica:
No |
18÷59
|
leggero
|
1,56
|
1,42
|
|
moderato
|
1,64
|
1,56
|
|
pesante
|
1,82
|
1,73
|
|
60÷74
|
|
1,56
|
1,44
|
|
≥ 75
|
|
1,56
|
1,37
|
| Uomo |
Età |
LAF |
Attività Ludica:
SI |
Attività Ludica:
No |
18÷59
|
leggero
|
1,55 |
1,41 |
|
moderato
|
1,78 |
1,70 |
|
pesante
|
2,10 |
2.01 |
|
60÷74
|
|
1,51 |
1,40 |
|
≥ 75
|
|
1,51 |
1,33 |
Valore LAF di Maura = 1,56
4) In base al Sesso e all' Età, trovato
il valore del LAF, a secondo se si fa o no Attività
Ludica, si moltiplica il Metabolismo Basale per
il LAF e si ottiene la quantità di calorie giornaliere
necessarie (espresse in kcal/die), per fronteggiare
il dispendio energetico.
FABBISOGNO CALORICO (kcal/die) = MB x LAF.
Il fabbisogno giornaliero di calorie di Maura
è...
1290 X 1,56 = 2012
kcal
Un'altro esempio:
Carlo un meccanico di 27 anni con corporatura robusta
(78 Kg), ogni giorno per evitare il traffico nelle
ore di punta, va e viene a piedi dal lavoro in un'altro
quartiere della città. Di quante calorie ha bisogno?
Calcoliamo (Consultando le tabelle
come prima):
MB=(15,3 X 78) + 679 = 1872
LAF= Intensa
Valore LAF= 2,10
Fabbisogno di Carlo è... 1872 X 2,10 = 3931
Kcal
TABELLA
delle CALORIE
negli ALIMENTI
|
Alimenti |
Calorie |
Quantità |
|
ACCIUGHE SOTT'OLIO |
206 |
100g |
|
ALBICOCCHE |
28 |
100g |
|
ALBICOCCHE SCIROPPATE |
63 |
100g |
|
ANALCOLOCO |
190 |
1 Bicchiere |
|
ANANAS FRESCO |
40 |
100g |
|
ANANAS SCIROPPATO |
64 |
100g |
|
ANTIPASTO SALUMI MISTI |
288 |
1 Piatto |
|
APERITIVO
SUPERANALCOLICO |
150/300 |
1 Bicchiere |
|
ARACHIDI TOSTATE |
598 |
100g |
|
ARROSTO MAIALE MAGRO |
242 |
1 Porzione |
|
ARROSTO VITELLO |
330 |
1 porzione |
|
BABA'
AL RHUM |
229 |
100g |
|
BACCALA' FRITTO |
288 |
1 porzione |
|
BANANA |
65 |
100g |
|
BARBABIETOLE ROSSE |
19 |
100g |
|
BASTONCINI DI PESCE |
191 |
100g |
|
BIETE BOLLITE |
36 |
100g |
|
BIRRA MEDIA |
170 |
1 |
|
BISCOTTI INTEGRALI |
425 |
100g |
|
BISTECCA AI FERRI |
200 |
100g |
|
BISTECCA DI MAIALE MAGRO |
157 |
100g |
|
BOLLITO MISTO |
389 |
1
porzione |
|
BRANDY |
112 |
1
bicchierino |
|
BRIOCHES CONFEZIONATE |
438 |
100g |
|
BRIOCHES BAR |
206 |
1 |
|
BROCCOLETTI AGLIO E OLIO |
136 |
1 porzione |
|
BROCCOLETTI BOLLITI |
32 |
100g |
|
BUDINO AL CIOCCOLATO |
275 |
1 porzione |
|
BURRO |
758 |
100g |
|
CACCIATORINI |
425 |
100g |
|
CACHI |
65 |
100g |
|
CACIOCAVALLO |
439 |
100g |
|
CACIOTTA FRESCA |
263 |
100g |
|
CARCIOFI BOLLITI |
82 |
100g |
|
CALAMARETTI FRITTI |
306 |
100g |
|
CALZONE |
800 |
1 |
|
|
|
100g |
|
|
|
100g |
|
|
|
100g |
|
|
|
100g |
|
|
|
100g |
|
|
|
100g |
|
|
|
100g |
|
|
|
100g |
|
|
|
100g |
|
|
|
100g |
|
|
|
100g |
|
|
|
100g |
|
|
|
100g |
|
|
|
100g |
http://www.idealdieta.it/tabella_calorie/tabella_calorieC.htm
|
|
|
 |
|
 |
 |
|
 |
|
|
|
C- DIGESTIONE
L'uomo si caratterizza per la sua grande
capacità adattiva e questo vale anche per l'alimentazione.
Il nostro apparato digerente è
storicamente adattato alla digestione di qualunque
tipo di cibo. Da sempre l'uomo si è adeguato a mangiare
secondo la disponibilità offertagli
dell'ambiente circostante e questa disponibilità
si è di volta in volta modificata nel corso dei
periodi storici e dei luoghi dove si è trovato
a vivere.
Il Dott. Herbert M. Sheldon ha elaborato una teoria
delle associazioni alimentari, secondo la quale
l'alimentazione adottata ai giorni nostri
dalla maggior parte delle persone è scorretta perché
si basa sul presupposto che il nostro organismo
è in grado di assimilare e digerire
qualsiasi alimento indipendentemente da come questo
viene fornito, e da convinzione, che sarebbe errata,
dipenderebbero i numerosi problemi
digestivi di cui soffrono milioni di persone e da
cui derivano malattie più gravi come il cancro al
colon.
L'errore di questa teoria è quello di considerare
l'evento nutrizionale come imperniato sul momento
della digestione e di individuare
associazioni corrette o scorrette sulla base del
livello di digeribilità delle varie combinazioni.
Ma le implicazioni della nutrizione non
riguardano solo la digestione. La digeribilità costituisce
solo un parametro parziale e insufficiente per valutare
un pasto che potrebbe quindi
essere facilmente digeribile ma sbilanciato nutrizionalmente
o viceversa.
Affinché il processo metabolico possa avvenire nei
migliore dei modi, è necessario che l'organismo
disponga dei vari principi nutritivi e
questo non è possibile consumando un unico alimento
per pasto, poichè pochissimi alimenti contengono
le giuste proporzioni di carboidrati,
proteine e grassi. Inoltre mantenere separati i
macronutrienti può limitare l'assorbimento di alcuni
principi nutritivi contenuti negli
alimenti. Ad esempio, spremere un po' di succo di
limone su una bistecca favorisce l'assorbimento
del ferro contenuto nella carne grazie alla
vitamina C presente nel succo del limone, mentre,
secondo la teoria delle associazioni alimentari,
non bisognerebbe unire acidi e proteine.
Combinare i cibi è quindi una necessità.
La digeribilità di un cibo è correlata alla quantità
immessa (contenuto di grassi, proteine e carboidrati)
e alle modalità di preparazione
(fritto, bollito, ecc.).E' ovvio che, a seconda
della combinazione alimentare, sarà necessario un
tempo digestivo diverso e ci saranno quindi
combinazioni più impegnative di altre, ma il nostro
apparato digerente risponderà comunque in maniera
adeguata a patto che non si sovrappongano
fattori negativi come gli eccessi in genere (grassi,
quantità, alcool, ecc.).
Poi bisogna tenere conto del momento in cui consumiamo
un pasto: di norma è meglio evitare pasti abbondanti
prima di uno sforzo intenso (come
un allenamento per esempio), prima di coricarsi
o di un'intensa attività intellettiva.
Comunque è utile conoscere quali sono le associazioni
di digestione più impegnativa, così, nel possibile,
da evitarle. Ovviamente è possibile
trasgredire, ma non più di una regola per pasto.
1 - Quante calorie?
Un pasto da 1000 kcal, ineccepibile come combinazione
di alimenti, sarà meno digeribile di un pasto da
500 kcal con 2 o 3 combinazioni
sfavorevoli.
Per molti soggetti che hanno il vincolo del sovrappeso,
è facile soddisfare il vincolo delle calorie per
pasto, ma per uno sportivo o un
giovane questo potrebbe non bastare.
Quante calorie deve contenere un pasto "normale"?
Dalle 400 alle 800. Con 3 pasti al giorno, si copre
un fabbisogno dalle 1200 alle 2400 kcal.
Con consumi calorici superiori, bisognerà introdurre
degli spuntini.
2 - Proteine di diversa provenienza
Ogni tipo di proteina necessita di particolari enzimi
che vengono attivati in particolari condizioni di
acidità. Assumendo proteine di diversa
natura (ad esempio carne e formaggio, uova e carne,
uova e formaggio, ecc.) si rallenta la digestione
di entrambe.
Particolarmente deleteria l'associazione di carne
e latticini: la caseina del latte tende ad inglobare
le proteine della carne rendendola
indigeribile e dando luogo a fenomeni putrefattivi.
3 - Zuccheri e amidi o zuccheri e proteine.
Le proteine e gli amidi vengono digeriti nello stomaco,
mentre gli zuccheri semplici vengono digeriti nell'intestino.
Se assunti insieme, gli
zuccheri permangono nello stomaco il tempo necessario
a smaltire gli amidi o le proteine, dando luogo
a fermentazioni che ostacolano a loro
volta la digestione di amidi e proteine. Quindi
è bene evitare l'abitudine del dolce a fine pasto.
4 - Vino o birra e amidi
Il vino e la birra sono sostanze che aumentano l'acidità
e quindi rallentano la digestione degli amidi, che
necessitano di un ambiente
alcalino. è bene quindi limitare l'assunzione di
queste bevande ai pasti prevalentemente proteici,
soprattutto quelli a base di carne e pesce.
5 - Grassi cotti e alimenti proteici.
I grassi sono gli alimenti più difficoltosi da digerire
e quindi quelli che rallentano maggiormente la digestione
degli altri nutrienti.
La quantità totale di grassi in una dieta equilibrata
(cioè con una % di grassi non superiore al 40%),
chi ha problemi di sovrappeso, la limita
automaticamente.
I grassi cotti, contenuti nei fritti, nelle carni
grasse cotte, ma anche negli alimenti alla cui base
c'è un soffritto, rallentano la
digestione più di quelli crudi, e quando associati
a proteine ne determinano una lunga permanenza nell'intestino
favorendone la putrefazione.
Nei pasti a base di sole proteine e grassi cotti
è bene aggiungere molta verdura cruda, per limitare
i
Ca - Digestione
dei Carboidrati.
La digestione dei carboidrati inizia nella bocca: la saliva contiene
infatti l'alfa-amilasi (a ptialina) che idrolizza
l'amido
liberando maltosio e destrine. Tuttavia questa azione
assume scarsa rilevanza, sia la scarsa permanenza
del cibo in bocca, sia
perché l'azione dell'alfa-amilasi si interrompe
nello stomaco, poiché l'ambiente acido inattiva
l'azione dell'enzima.
La digestione dei glucidi riprende nell'intestino,
dove è l'alfa-amilasi pancreatica a trasformare
l'amido in vari tipi di
disaccaridi (maltosio, destrine). Scopo di questo
processo è l'idrolisi dei disaccaridi, degli oligosaccaridi
e dei polisaccaridi
nei singoli monosaccaridi che li costituiscono (glucosio,
fruttosio, galattosio) , al fine di renderli assorbibili
dalla mucosa
intestinale.
Il glucosio viene assorbito con un meccanismo di
trasporto attivo mentre il fruttosio viene assorbito
passivamente: questo
determina un più lento assorbimento del fruttosio
e concorre ad abbassare il suo indice glicemico
nel sangue.
Gli zuccheri semplici arrivano quindi al fegato,
e vengono trasformati tutti in glucosio. A questo
punto il glucosio può seguire
diversi destini metabolici: in sostanza, se le scorte
di carboidrati sono piene il glucosio viene trasformato
in grasso e
immagazzinato, altrimenti le scorte vengono ripristinate
trasformando il glucosio in glicogeno.
Non tutti i carboidrati introdotti con la dieta
sono digeribili e anche lo stesso amido, specie
se crudo, può risultare di
difficile digestione. Alcuni vegetali, come i legumi,
contengono ad esempio degli oligosaccaridi indigeribili
(raffinosio,
verbascosio e stachiosio). Analogo discorso per
la fibra alimentare, inclusa la cellulosa. La digestione
di questi carboidrati è
invece possibile per altri animali, come i ruminanti,
e per i batteri presenti nel nostro intestino crasso.
Tali microrganismi
fermentano la fibra alimentare producendo acidi
grassi dotati di un effetto lassativo, trofico per
la mucosa del colon e prezioso
per la salute generale dell'intero organismo.
Cb - Digestione
delle Proteine.
Le proteine sono formate dall'unione di molecole più semplici
chiamate amminoacidi che si legano tra loro attraverso
legami peptidici. Due
molecole di aminoacidi formano un dipeptide, tre
un tripeptide e così via. Si parla di polipeptide
quanto tale catena è formata da meno di 100
aminoacidi e di proteine quando il numero delle
singole unità supera tale soglia.
Nel corpo umano si riconoscono circa 50.000 diverse
molecole proteiche, la cui funzione è determinata
dalla loro sequenza aminoacidica.
Attraverso tutta una serie di reazioni il nostro
organismo è in grado di sintetizzare autonomamente
le proteine di cui ha bisogno a partire dai
singoli aminoacidi contenuti negli alimenti.
Dal momento che le proteine sono troppo grosse per
essere assorbite come tali e trasportate in circolo,
alcuni enzimi presenti nel lume del
tratto gastrointestinale intervengono nella loro
digestione scomponendole nei singoli amminoacidi.
Digestione delle proteine
Durante il processo digestivo la maggior parte delle
proteine è ridotta completamente nei singoli aminoacidi.
La digestione di queste
macromolecole inizia nello stomaco dove l'azione
combinata di pepsinogeno ed acido cloridrico porta
alla formazione di oligopeptidi (corte
catene di aminoacidi formate da meno di dieci unità).
L'acido cloridrico, oltre a trasformare il pepsinogeno
in pepsina, distrugge gran parte della carica batterica,
favorisce l'assorbimento del
ferro e la sintesi di succo enterico, bile, bicarbonati
ed enzimi pancreatici. La secrezione dello stomaco
è influenzata da fattori nervosi,
(odore, gusto del cibo e condizionamento), meccanici
(distensioni delle pareti gastriche), chimiche (presenza
di oligopeptidi) e ormonali
(gastrina).
La digestione delle proteine viene completata dalle
proteasi intestinali di origine pancreatica (riversate
nel duodeno) e prodotte dalla
membrana dello stesso intestino (poste sull'orletto
a spazzola). Per questo motivo la digestione proteica
è normale anche dopo l'asportazione
chirurgica dello stomaco.
Le proteasi si dividono in endoproteasi (idrolizzano
i legami peptidici interni alle proteine: chimotripsina,
elastasi, tripsina) e
esopeptidasi (idrolizzano l'aminoacido terminale
della proteina: carbossipeptidasi, amminopeptidasi,
dipeptidasi).
A livello intestinale la digestione delle proteine
è completata ed i singoli aminoacidi, dipeptidi
e tripeptidi, possono essere assorbiti e
trasportati al fegato da carriers specifici. Dopo
essere giunti in questa grossa ghiandola i singoli
aminoacidi possono:
- essere utilizzati come tali per svolgere
funzioni particolari (intervengono nelle risposta
immunitaria, nella sintesi di ormoni e vitamine,
nella trasmissione degli impulsi nervosi, nella
produzione di energia e come catalizzatori in
moltissimi processi metabolici)
- partecipare alla sintesi proteica, un processo
inverso a quello digestivo che ha lo scopo di
fornire all'organismo i materiali per la crescita,
il mantenimento e la ricostruzione delle strutture
cellulari.
- se presenti in eccesso vengono utilizzati
a scopi energetici (gluconeogenesi) o convertiti
in grasso di deposito.
Una piccola quota di proteine presenti negli alimenti
non viene assorbita ed è eliminata come tale con
le feci (5%). Alcuni peptidi formati da più di tre
amminoacidi sono assorbiti mediante transcitosi
e come tali possono rappresentare un fattore significativo
per lo sviluppo di allergie ed intolleranze alimentari.
Solo nel neonato è possibile l'assorbimento di proteine
intere, non digerite. Tale fenomeno è fondamentale
per l'assorbimento degli anticorpi trasmessi attraverso
il latte materno.
Cc - Digestione
dei Grassi.
Con la dieta introduciamo lipidi sottoforma di:
trigliceridi (98%),
colesterolo, fosfolipidi e vitamine liposolubili
(2%).
Un trigliceride è costituito da una molecola di
glicerolo esterificata con tre acidi grassi.
La digestione dei lipidi è profondamente condizionata
dalla loro scarsa solubilità in acqua, che rappresenta
l'elemento fondamentale all'interno del tubo digerente.
Così, quando si trovano nell'ambiente acquoso dato
da saliva, secrezioni gastriche, intestinali, pancreatiche
e
biliari, i grassi si aggregano tra loro, separandosi
dal mezzo acquoso.
Nel lume dello stomaco i lipidi si riuniscono in
macromolecole isolate dalla componente idrofila
del chimo, un po' come succede nel brodo dove le
gocce lipidiche si separano dalla parte acquosa.
Tale caratteristica complica enormemente i processi
digestivi, poiché gli enzimi deputati alla digestione
dei grassi, essendo idrosolubili, riescono ad aggredire
solamente i lipidi di superficie, senza riuscire
a penetrare all'interno della goccia. La loro efficacia
è quindi modesta.
Nello stomaco la lipasi gastrica attacca i trigliceridi,
staccando uno dei tre acidi grassi, con conseguente
formazione di acidi grassi liberi e digliceridi.
L'efficacia digestiva di questo enzima è fortemente
ridotta dalla natura idrofobica dei lipidi e dalla
forte acidità gastrica.
Nelle 2-4 ore in cui il cibo rimane nello stomaco
questo enzima, insieme alle lipasi salivari, digerisce
circa il 10-30% dei lipidi alimentari.
Nel duodeno (tratto iniziale dell'intestino tenue)
viene riversato un enzima, chiamato lipasi pancreatica,
che ricopre la medesima funzione
della lipasi gastrica e salivare. La sua azione
digestiva è però facilitata dai sali biliari presenti
nella bile e dalla leggera basicità che
caratterizza il lume intestinale.
I sali biliari sono sintetizzati dal fegato a partire
dal colesterolo e, a differenza del loro precursore,
sono molecole anfipatiche. I sali
biliari sono infatti formati da una componente liposolubile
e da un'altra idrosolubile, con tanto di cariche
negative rivolte verso la parte
esterna (si definisce anfipatica o anfifilica, una
molecola contenente un gruppo idrofilo ed uno idrofobo;
l'esempio più classico è dato dai
fosfolipidi che costituiscono la membrana cellulare).
Dopo essere stati immessi nell'intestino, i sali
biliari vanno ad inserirsi nelle gocce lipidiche
con la loro porzione liposolubile. In questo
modo riducono la coesione tra i vari trigliceridi,
facilitando enormemente l'attività digestiva delle
lipasi pancreatiche. Contemporaneamente
il continuo rimescolamento del contenuto intestinale,
favorito dalle contrazioni peristaltiche, contribuisce
alla scissione delle gocciolone
lipidiche in molecole molto più piccole.
L'intero processo, che prende il nome di emulsione,
è irreversibile (grazie alla carica elettrica negativa
della componente idrosolubile dei
sali biliari che respinge le varie molecole lipidiche).
Quando sbattiamo con una forchetta (peristalsi intestinale)
una sospensione di olio ed acqua, le due fasi, dopo
essersi temporaneamente
associate, tornano rapidamente a separarsi. Nell'intestino
la riaggregazione lipidica è inibita dai sali biliari
e da altre molecole
tensiottive.
Grazie a questa riduzione delle gocce lipidiche,
la superficie di contatto delle lipasi con i substrati
aumenta notevolmente ed insieme ad essa
anche l'efficacia digestiva di questi enzimi. L'adesione
delle lipasi alle goccioline di grasso è ostacolata
dallo strato di sali biliari che
circonda la goccia lipidica; per questo motivo la
digestione dei grassi richiede la presenza di un'ulteriore
enzima pancreatico, chiamato
colipasi, che aumenta l'adesione della lipasi alle
goccioline lipidiche.
A differenza della lipasi gastrica, quella pancreatica
stacca dal trigliceride non uno ma due acidi grassi,
con formazione di monogliceridi ed
acidi grassi liberi.
I prodotti finali della digestione lipidica sono
gli acidi grassi liberi, i monogliceridi ed i lisofosfolipidi
derivanti dalla digestione dei
fosfolipidi (digeriti da una fosfolipasi presente
nel succo pancreatico).
Mano a mano che questi composti si formano, escono
dalle gocce e si raccolgono, insieme a colesterolo,
sali biliari e lisofosfolipidi, in
piccolissime strutture solubili, chiamate micelle,
che li veicolano fino agli enterociti deputati al
loro assorbimento. Nella composizione
delle micelle non entrano a far parte gli acidi
grassi a corta e media catena che, in virtù della
maggiore idrosolubilità, rimangono nel mezzo
acquoso.
I sali biliari sono essenziali sia per la digestione
dei lipidi, grazie alle loro proprietà emulsionanti,
sia per il loro assorbimento,
poiché intervengono nella formazione delle micelle
lipidiche.
Se la bile non venisse riversata nell'intestino
buona parte dei grassi assunti con gli alimenti
passerebbero nelle feci in forma non
digerita (steatorrea)
Il colesterolo libero e le vitamine liposolubili
vengono assorbiti come tali, senza subire particolari
processi digestivi (per essere
assorbito, il colesterolo esterificato viene idrolizzato
a colesterolo libero + acido grasso dall'esterasi
pancreatica).
Cd - La cattiva
digestione (Dispepsia).
Con il termine dispepsia dispepsia (dal greco
dys-pepsia, ossia "cattiva digestione") si fa riferimento
ad una condizione sommariamente descritta come "cattiva
digestione".
Si stima che circa il 30-40% degli italiani soffra
di disturbi digestivi. Il forte aumento e la capillare
diffusione di questo problema nei Paesi industrializzati
testimonia come la dispepsia sia un disturbo legato
alle abitudini di vita e dietetiche tipiche del
mondo occidentale.
I sintomi tipici della dispepsia si localizzano
nella parte superiore dell'addome e comprendono:
- bruciori di stomaco
- rigurgito acido
- eruttazioni
- alitosi
- dolore alla parte alta dell'addome
- senso di digestione lunga e laboriosa
- intolleranza a grassi, fritti, carne e uova
- A questi sintomi se ne aggiungono altri
di meno comuni come cefalea, tosse, difficoltà
alla deglutizione (disfagia) e a volte vomito
alimentare
Cause di dispepsia possono essere:
- uso di medicinali (antinfiammatori non steroidei
o FANS come l'aspirina, ferro, teofillina ecc.)
helicobacter pylori;
- ulcera gastrica (allo stomaco);
- gastriti (infiammazioni della mucosa interna
dello stomaco);
- cattiva alimentazione (dieta);
- obesità;
- malattia da reflusso gastroesofageo ;
- Abuso di fumo e alcol.
Curare la dispepsia:
- Effettuare una visita medica specializzata
che consenta di ottenere una diagnosi precisa
(ad es. gastroscopia, pasto opaco, esami del
sangue ecc.)
- Curare eventuali malattie organiche come
ulcere, calcolosi delle colecisti e delle vie
biliari, celiachia ecc.
- Eliminare o perlomeno ridurre fattori di
rischio come l'assunzione di Fans, l'obesità,
il fumo l'alcol, la sedentarietà e il sovrappeso.
Se tolti tutti questi problemi rimangono le difficoltà
digestive si parla di dispepsia funzionale, ovvero
di una forma di malattia non legata a cause organiche
(disturbi dispeptici di natura benigna). In ogni
caso esistono delle cure farmacologiche molto efficaci
specifiche per i sintomi avvertiti. La sindrome
dell'intestino irritabile è molto simile alla dispepsia.
Si tratta di una malattia con una componente genetica
e psicologica importante caratterizzata da due importanti
fattori:
- disturbo della motilità gastroenterica ed
alterazione della peristalsi (incapacità dell'apparato
digerente nel far avanzare efficacemente il
suo contenuto);
- ipersensibilità viscerale (l'individuo è
spesso pienamente consapevole dei sintomi che
avverte e percepisce chiaramente la malattia).
- Lo stress è sicuramente una concausa importantissima,
tanto che si parla di sindrome dell'intestino
irritabile come di una malattia a forte componente
psicosociale. Nella cura di questa patologia
sia la psicoterapia che gli psicofarmaci sono
considerati elementi molto importanti.
PRIMO PROBLEMA: ECCESSO DI CIBO
La digestione è un processo complesso, che richiede
molta energia all'organismo (circa il 15% del fabbisogno
calorico quotidiano).
La ripartizione del cibo in diversi pasti ha lo
scopo di rendere più agevole la digestione impedendo
al tempo stesso la comparsa di
incontrollabili attacchi di fame.
Condensare tutto il cibo in un unico pasto sarebbe
invece come concentrare il lavoro di una giornata
intera in poche ore, sicuramente il
rendimento sarebbe molto basso ed i nervi non reggerebbero
allo stress.
Al contrario concedersi una pausa rigenerante ogni
tanto aiuterebbe a ritrovare energie e concentrazione
per affrontare al meglio gli impegni
lavorativi. Lo stesso risultato si può ottenere
consumando 3 pasti principali (colazione, pranzo,
cena) eventualmente affiancati da uno o più
spuntini. In questo modo i problemi digestivi scompaiono
o perlomeno vengono considerevolmente ridotti.
La massima quantità di cibo ingeribile in un singolo
pasto va dunque calibrata anche in base agli impegni
successivi all'assunzione del cibo.
Se per esempio si avverte un forte "buco allo stomaco"
un'ora prima di iniziare un'attività fisica o mentale
molto intensa è bene consumare uno
spuntino veloce, facilmente digeribile e non troppo
calorico.
Per un soggetto normopeso di 75 kg un pasto non
dovrebbe orientativamente superare le 600-800 kcal.
Una persona particolarmente attiva come uno
sportivo potrebbe tuttavia non riuscire a rispettare
tale vincolo anche dividendo uniformemente le calorie
nei tre pasti principali. In questo
caso il consumo di spuntini è l'unica soluzione
per ridistribuire al meglio l'assunzione calorica
nell'arco della giornata.
è interessante notare come vengano utilizzate le
calorie e non i grammi per quantificare la massima
dose di cibo consumabile ad ogni pasto. Non
a caso, generalmente,sono proprio gli alimenti più
calorici a causare i maggiori problemi digestivi.
SECONDO PROBLEMA: dieta dissociata
In realtà più che di vere e proprie diete si tratta
di mode alimentari che, a causa di innumerevoli
errori di valutazione, non hanno
riscontrato un largo consenso tra medici e professionisti
del settore.
Anche per illustrare questo principio possiamo utilizzare
il paragone con l'attività lavorativa di una persona.
Immaginiamo dunque che un
impiegato debba svolgere diversi compiti durante
la giornata. Organizzando il tutto meticolosamente
e dedicando il giusto tempo ad ogni
problema il nostro abile lavoratore riuscirebbe
con tutta probabilità a districarsi agevolmente
tra le varie faccende. Al contrario saltando
continuamente da un compito all'altro nella sua
mente si genererebbe non poca confusione ed i vari
problemi risulterebbero di difficile
soluzione.
Per lo stesso motivo un'unica abbuffata completa
di primo secondo, frutta, dessert e caffè causerebbe
non pochi problemi al nostro apparato
digerente. Tuttavia, fortunatamente, alcuni lavoratori
hanno una buona elasticità mentale che gli consente
di saltare con successo da un
problema all'altro. Allo stesso modo entro un certo
limite anche il nostro organismo riesce a districarsi
nella digestione di alimenti di
diversa natura.
La composizione del pasto in termini di macronutrienti
è infatti importante in quanto i vari alimenti che
mangiamo richiedono processi
digestivi fra loro contrastanti o addirittura opposti.
Studiando tali associazioni, è stata stilata una
lista di combinazioni alimentari
sfavorevoli, la cui simultanea digestione crea qualche
problema all'organismo.
--PROTEINE E CARBOIDRATI: gli enzimi digestivi che
intervengono nella digestione di queste due classi
di nutrienti sono in competizione tra
loro. Le proteine necessitano infatti di un ambiente
acido per essere digerite mentre i carboidrati hanno
bisogno di un ambiente basico.
L'assunzione di proteine insieme ai carboidrati
provoca quindi un arresto della digestione di entrambi,
dato che i carboidrati, costretti a
rimanere più a lungo del necessario nello stomaco,
danno luogo a processi putreffativi.
Quanto più i carboidrati sono semplici o ad elevato
indice glicemico (zucchero, frutta zuccherina, dolci,
miele ecc.) e tanto maggiori saranno
i problemi digestivi.
--ACIDI E CARBOIDRATI: cibi e bevande acide (vino,
birra, aceto, frutta acidula, succhi di frutta ed
alcune bevande zuccherate), tendono ad
abbassare il pH gastrico ostacolando la digestione
dei carboidrati. Tali alimenti sono invece indicati
per favorire la digestione di un pasto
proteico dato che, come abbiamo già visto, le proteine
vengono digerite meglio in un ambiente acido.
--Grassi E PROTEINE: soprattutto i grassi cotti
tendono a rallentare i tempi di digestione delle
proteine nell'intestino dando luogo a processi
putrefattivi che possono essere bilanciati soltanto
dalla contemporanea assunzione di verdura cruda.
--FRUTTA: possiamo dividere questa categoria di
alimenti in due grandi gruppi:
-la frutta acidula (limoni, meloni, albicocche,
arance, mele, ciliege)
-e la frutta zuccherina (cachi, uva, fichi, datteri,
castagne).
Dato che la prima aumenta l'acidità gastrica contrastando
la digestione degli zuccheri presenti nella seconda,
sarebbe bene non associare mai
tra loro questi due tipi di frutta.
L'osservanza scrupolosa di tali regole conduce,
per forza di cose, ad un impoverimento della dieta,
sia sotto l'aspetto qualitativo che
quantitativo. Se da un lato è vero che la dieta
italiana è ricca di incongrue associazioni alimentari,
dall'altro è anche vero che spesso il
limite calorico si dimostra ben più importante della
corretta combinazione degli alimenti.
Chi mangia male ed è in sovrappeso ha più probabilità
di soffrire di problemi digestivi rispetto ad un
normopeso che segue una dieta
bilanciata. Occorre dunque seguire alcune norme
importanti in campo dietetico come la riduzione
di grassi (in particolar modo di quelli saturi)
a favore di fibre, vitamine ed antiossidanti di
cui frutta e verdura cruda sono particolarmente
ricche. Il pesce rispetto alla carne, oltre ad
avere un profilo lipidico migliore, è meno ricco
di tessuto connettivo e quindi più facilmente digeribile.
Non basta mangiare meglio, bisogna sforzarsi di
mangiare più volte al giorno e oltre ai tre pasti
principali (colazione, pranzo e cena)
inserire eventualmente uno spuntino a metà mattina
e pomeriggio.
TERZO PROBLEMA: SCARSA QUALITA' DEGLI ALIMENTI
Purtroppo in molti casi la qualità degli alimenti
non va di pari passo ne con le possibilità economiche
del consumatore né con le sue
conoscenze dietetiche. D'altro canto l'industria
alimentare, al pari delle altre attività commerciali,
non è certo immune dalle ambizioni di
guadagno e questo il più delle volte va a discapito
della qualità dei loro prodotti.
Spesso servono notizie sconcertanti come gli anabolizzanti
nella carne, il mercurio nel pesce o la diossina
nei polli per risvegliare
momentaneamente lo spirito critico del consumatore.
In realtà basterebbe conoscere le reali proprietà
degli additivi chimici o di altre
sostanze utilizzate in campo alimentare per stare
alla larga da molti dei numerosi prodotti esistenti
in commercio.
Se queste sostanze prese singolarmente in dosi limitate
sono del tutto innocue, la stessa cosa non si può
dire se il loro consumo perdura a
lungo o se vengono assunte per anni addizionandole
ad altri additivi chimici.
La frittura degli alimenti sviluppa, per esempio,
numerose sostanze tossiche, in relazione al tipo
di olio utilizzato ed alla temperatura di
cottura. Un chilo di carne alla griglia contiene
invece all'incirca lo stesso quantitativo di benzopirene
(un idrocarburo estremamente
cancerogeno) presente in 600 sigarette.
La combinazione tra sostanze tossiche, additivi
chimici ed alimenti di scarsa qualità porta inevitabilmente
ad una intossicazione
dell'organismo i cui sintomi, facilmente osservabili,
comprendono dermatiti, aumento del peso corporeo,
stanchezza, cefalea e problemi
digestivi. Il consumo regolare di frutta e verdura
abbinato ad un po' di attività fisica aiuta invece
a ridurre l'assorbimento di tali sostanze
favorendone, al tempo stesso, l'eliminazione.
Cose da fare per prevenire l' indigestione
- Masticare bene il cibo. Ogni boccone di cibo dovrebbe
essere masticato 20-30 volte.
- Mangiare poco e spesso. Grandi quantità di cibo
possono sovraccaricare l' apparato digerente, perciò
è meglio evitare di mangiare troppo in
una sola volta.
- Rendere appetitosi i pasti. L' aspetto di un pasto
saporito aumenta la secrezione dei succhi digestivi
favorendo quindi una migliore
digestione.
-ALCUNI ALIMENTI CONSIGLIATI PER FAVORIRE LA DIGESTIONE:
carciofo, cavolo, crusca, finocchio, melissa, menta,
e genziana.
Cose da non fare
- Non mangiare tardi la sera, mai più tardi delle
20.
- Non bere eccessivamente durante i pasti, al massimo
un bicchiere a pasto.
- Non assumere farmaci da banco contro l' indigestione,
a meno che non ve lo consigli il medico, gli antiacidi
riducono l' efficienza della
digestione.
- Non mangiare mentre si lavora, il pasto deve essere
un momento privo di stress, evitare le distrazioni
come la lettura o la televisione
durante i pasti.
- Non mangiare in fretta, fare in modo da gustare
il cibo con tranquillità, qualche minuto di relax
dopo il pasto.
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D- LA LINFA
La linfa è un liquido chiaro e trasparente che deriva dal plasma;
si forma a livello dei capillari e scorre nei vasi
linfatici giungendo ai linfonodi, dove viene depurata
dai residui in essa presenti. E' costituita da acqua,
globuli bianchi, proteine e minerali.
La linfa viene ripulita dai linfonodi, e prosegue
verso il cuore, dove si mescola con il sangue venoso:
lo spostamento è determinato dalla respirazione,
dalla contrazione muscolare e dal drenaggio manuale.
La linfa svolge molteplici funzioni:
- mantiene l'equilibrio chimico del sangue;
- impedisce l'accumulo di liquidi nello spazio
interstiziale;
- trasporta sostanze;
- ha un'azione protettiva: "raccoglie" prodotti
metabolici, scorie e batteri che si accumulano
tra i capillari;
- recupera le proteine plasmatiche.
Da - Il Sistema
Linfatico.
L'apparato linfatico può essere definito come parte specializzata
del sistema circolatorio. è costituito da un liquido
(la linfa) che circola in un circuito di vasi (linfatici)
simili alle vene, nei tessuti corporei, drenando
ogni angolo dell'organismo, e che al termine del
suo percorso viene riversato, attraverso la vena
cava superiore, nel sangue delle vene toraciche.
A differenza del sangue, la linfa non viene spinta
dall'attività cardiaca, ma scorre in un articolato
sistema di vasi, molto simile a quello circolatorio
venoso e arterioso, mossa dall'azione dei muscoli.
Contraendosi e rilassandosi, questi tessuti funzionano
come una vera e propria pompa. Quando tale azione
viene meno, per esempio a causa dell'eccessiva immobilità,
la linfa tende a ristagnare, accumulandosi nei tessuti.
Ecco spiegato come mai piedi e caviglie si gonfiano
quando si rimane a lungo in piedi in una posizione
statica. Per lo stesso motivo, quando la gamba è
immobilizzata da una ingessatura occorre mantenerla
sollevata al di sopra del livello del cuore; proprio
per fare in modo che la forza di gravità agevoli
il drenaggio linfatico.
I vasi linfatici, a differenza della circolazione
sanguigna, non formano un circuito chiuso, ma un
sistema a senso unico che inizia dagli spazi intercellulari
dei tessuti di molti organi del corpo. Restringimenti
e dilatazioni dei condotti principali, e inserzioni
valvolari a coda di rondine impediscono il reflusso
della linfa obbligandola a scorrere in un solo senso.
Queste peculiarità anatomiche consentono il passaggio
della linfa dal liquido interstiziale dei tessuti
verso la circolazione sistemica, anche contro gravità.
La linfa è diversa a secondo dei tessuti e degli
organi da cui proviene. Per esempio la linfa che
si forma durante la digestione contiene un ricco
contenuto di sostanze grasse, differenziandosi dalla
linfa che si forma a digiuno. Generalmente ha una
composizione simile a quella del plasma sanguigno:
di colore trasparente, giallo paglierino o lattescente
a seconda dei casi, la linfa contiene zuccheri,
proteine, sali, lipidi, amminoacidi, ormoni, vitamine,
globuli bianchi ecc. Rispetto al sangue, la linfa
è particolarmente ricca di lipidi.
In effetti la linfa si forma a livello dei capillari
arteriosi, dalle cui pareti il plasma trasuda tra
le cellule per effetto della pressione arteriosa,
e ha lo scopo di riassorbire il plasma (parte liquida
del sangue) presente in queste zone.In questo liquido
interno avvengono gli scambi di cessione delle sostanze
nutritive e la raccolta di quelle di rifiuto che
raggiungeranno la circolazione sanguigna in due
modi:
* una parte viene riassorbita dai capillari venosi
per effetto della pressione osmotica proteica (proteine
all'interno dei capillari) e rientra quindi nel
torrente circolatorio sanguigno.
* Un'altra parte viene raccolta invece dai capillari
linfatici le cui estremità a fondo cieco assorbono
il liquido direttamente negli spazi interstiziali
esistenti fra i capillari sanguigni e le cellule.
Da una fitta rete di capillari linfatici, la linfa
passerà attraverso vasi di calibro maggiore e transiterà
lungo il suo percorso nei gangli linfatici (ghiandole
linfatiche) nei quali verrà filtrata e purificata
da germi patogeni e altre particelle di rifiuto.
Nella parte sinistra del corpo, i vasi linfatici
confluiscono in una dilatazione chiamata cisterna
del chilo (o di Pequet) dalla quale prende origine
un grande vaso linfatico, il dotto toracico, che
sfocia nella vena succlavia sinistra.
Nella parte destra del corpo la linfa viene invece
raccolta dal grande dotto linfatico che sfocia nella
vena succlavia destra.
il sistema linfatico si oppone ad eccessivi accumuli
di fluidi nei tessuti ed è considerato il baluardo
di difesa del nostro organismo. Lungo le vie linfatiche
esistono infatti degli organi, chiamati linfonodi,
capaci di produrre i cosiddetti linfociti, una serie
speciale di globuli bianchi deputata all'eliminazione
dei microrganismi ostili. Quando l'organismo sta
combattendo un'infezione i linfonodi accelerano
la sintesi e la trasformazione di questi linfociti,
aumentando così di volume e diventando apprezzabili
e dolenti al tatto (da qui l'espressione "avere
le ghiandole ingrossate").
Db - Organi Linfatici.
I TESSUTI CORPOREI
Il corpo umano è composto da diversi organi il cui
tessuto si adatta alla funzione che debbono svolgere:
- IL TESSUTO EPITELIALE. è il tessuto
che riveste e protegge sia la superficie del
corpo che l'interno delle cavità.
Questo tessuto assolve alle seguenti funzioni:
protezione, funzioni sensoriali, secrezione,
assorbimento ed escrezione ed è la sede di vari
tipi di ghiandole.
Il tessuto epiteliale non ha vasi sanguigni
ed è a contatto con quello connettivo tramite
la membrana basale. Questa membrana, essendo
permeabile, permette all'ossigeno ed ai nutrimenti
presenti nel sangue di passare (per diffusione)
dal tessuto connettivo a quello epiteliale.
- IL TESSUTO CONNETTIVO (detto
anche Matrice o Mesenchima). è specializzato
nel sostenere le varie parti del corpo, a tenerle
insieme ed a favorire il trasporto delle varie
sostanze tra esse. In questo tessuto le cellule
sono spesso lontane e separate da un notevole
quantità di matrice non vivente.
- IL TESSUTO OSSEO fa parte del TESSUTO
CONNETTIVO. Sempre in questo tessuto sono localizzati
i Mastociti (Mast cell) che fanno parte dei
Sistemi di difesa. Li troviamo sparsi nella
cute e sulle mucose respiratorie e gastrointestinali.
Quando la situazione lo richiede si attivano
e rilasciano dal loro interno dei mediatori
chimici, tra cui l'istamina, che generano quella
che viene definita "una risposta infiammatoria".
- Il TESSUTO MUSCOLARE. Costituisce
i muscoli che muovono il corpo e le sue parti.
- IL TESSUTO NERVOSO. Provvede la comunicazione
tra le varie parti del corpo e ne coordina i
movimenti. Ci consente di ricevere le informazioni
dai cinque sensi ed ordinare al corpo di fare
i movimenti che riteniamo più opportuni.
CURA DEI TESSUTI
I tessuti corporei ricevono il nutrimento dal
sangue e nel sangue riversano i rifiuti creati con
la loro continua attività. Siccome il sangue circola
in arterie e vene ben sigillati, è necessario un
altro sistema di pulizia che sia in grado di tener
pulito lo spazio tra le varie cellule ed asportare
sia le cellule morte o danneggiate, che tutte le
sostanze estranee (microrganismi compresi), che
vi si dovessero trovare.
Per svolgere questo compito, i vasi sanguigni lasciano
filtrare nell'ambiente circostante parte dell'acqua
ed altre sostanze, che entrano a far parte del liquido
interstiziale, ovvero il liquido che si trova tra
una cellula e l'altra:
- I VASI LINFATICI:
Per equilibrare la fuoriuscita di liquidi dai
capillari sanguigni, parte di essi rientra nel
sangue (circa il 40%), mentre la rimanente "bagna,
lava, nutre e difende" i tessuti e, fatto questo,
entra nei capillari linfatici e prende il nome
di Linfa.
I capillari linfatici sono a fondo cieco e si
trovano distribuiti in tutto il corpo, tranne
che nel Sistema Nervoso Centrale (SNC). Essi,
come i ramoscelli di un albero, si congiungono
per formare dei vasi linfatici sempre più grandi,
fintanto che se ne formano solo due: il dotto
linfatico destro ed il dotto toracico.
Questi due dotti versano la linfa nel sangue
che scorre alla base del collo, appena prima
che da essi il sangue fluisca nel cuore.
A questo punto i liquidi usciti dai capillari
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