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Pagina 1

  1. NUTRIENTI

  2. Pagina 2

  3. ALIMENTI

  4. DIGESTIONE

  5. Pagina 3

  6. LA LINFA

  7. DIMAGRIRE

  8. Pagina 4

  9. DIGIUNO TERAPEUTICO

  10. MIMA - DIGIUNO:  COMPENDIO sugli ALIMENTI
  11. DIETA MIMA-DIGIUNO

 

 

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B- ALIMENTI

    La parola "dieta" deriva dal greco "daita" e significa "regime di vita". Pertanto non va intesa nel senso restrittivo e negativo ormai troppo comunemente attribuitole, ma come un costume che accompagna l'uomo per tutta la sua vita e che, se equilibrato e corretto, può essere fondamentale nel promuovere lo stato di buona salute.

    E' ormai universalmente riconosciuta la correlazione tra salute e alimentazione, nonché la possibilità di prevenire le patologie degenerative attraverso una alimentazione equilibrata: questa costituisce inoltre un valido aiuto per raggiungere e stabilizzare un peso adeguato.
    Le generazioni giovani, nate e cresciute nell'abbondanza e nell'era del rapido sviluppo tecnologico ed economico, stanno perdendo il reale contatto con l'atto ed il gusto di nutrirsi. L'incessante campagna pubblicitaria di farmaci che permettono di dimagrire quasi miracolosamente, le continue proposte di diete dell'ultimo minuto, il proliferare dei fast-food, nonché la dilagante abitudine di consumare il cibo in grande fretta e con indifferenza, sono un insieme di fattori che stanno creando una grande confusione in campo dietetico.

Le 10 Regole da seguire
  • CONTROLLA IL PESO E MANTIENITI SEMPRE ATTIVO

  • PIU' CEREALI, LEGUMI, ORTAGGI E FRUTTA

  • GRASSI: SCEGLI LA QUALITA' E LIMITA LA QUANTITA'

  • ZUCCHERI, DOLCI, BEVANDE ZUCCHERATE: NEI GIUSTI LIMITI

  • BEVI OGNI GIORNO ACQUA IN ABBONDANZA

  • IL SALE? MEGLIO POCO

  • BEVANDE ALCOLICHE: SE SI', SOLO IN QUANTITA' CONTROLLATA

  • VARIA SPESSO LE TUE SCELTE A TAVOLA

  • CONSIGLI SPECIALI PER PERSONE SPECIALI

  • LA SICUREZZA DEI CIBI DIPENDE ANCHE DA TE



Ba -Alimentazione equilibrata

    La corretta alimentazione è fondamentale per una buona qualità di vita e per invecchiare bene. La salute, infatti, si conquista e si conserva soprattutto a tavola, imparando sin da bambini le regole del mangiare sano. Per alimentazione bilanciata o equilibrata si intende un modo di alimentarsi corretto sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. L'alimentazione equilibrata ha la finalità di garantire un apporto adeguato di energia e di nutrienti, prevenendo sia carenze che eccessi nutrizionali (entrambi dannosi).

    Per essere equilibrata l'alimentazione deve anche essere varia. In questo modo, infatti, è più probabile che vengano assunti nelle giuste quantità tutti i nutrienti di cui l'organismo ha bisogno. Inoltre, sono minimizzate le conseguenze negative derivanti dall'ingestione di sostanze potenzialmente nocive, che possono essere presenti sin dall'origine oppure formarsi in seguito ai processi di lavorazione, conservazione e cottura dell'alimento.


    Il "fabbisogno energetico" del nostro corpo corrisponde alle "uscite" (che dipendono dalle attività che svolgiamo) e alle entrate "entrate" (che dipendono dall'alimentazione): è fondamentale conoscere il valore energetico di ciò che mangiamo, per evitare di incorrere in cattive abitudini alimentari.
    Sulle confezioni dei cibi troviamo le tabelle con le percentuali di grassi, proteine e carboidrati: in linea generale, carboidrati e proteine producono circa 4 calorie per grammo mentre i grassi quasi 9,5.

    Una corretta alimentazione dovrebbe essere composta da

  • il 10% di proteine
  • il 30% di grassi
  • il 60% di carboidrati

    L'invito a ridurre l'apporto lipidico deriva dall'osservazione che nei Paesi occidentali il consumo abbondante di lipidi si accompagna ad un'alta incidenza di malattie cardiovascolari.

    Questa correlazione è valida soltanto se si consuma un eccesso di grassi saturi. Al contrario, gli acidi grassi polinsaturi omega-3 riducono i livelli dei trigliceridi nel sangue e come tali sono dotati di un'azione antitrombotica. Inoltre, gli acidi grassi monoinsaturi (come l'acido oleico presente soprattutto nell'olio di oliva) abbassano i livelli di colesterolo-LDL, senza intaccare quelli di colesterolo-HDL.

    Bisogna inoltre tener presente che non tutti i carboidrati complessi fanno bene. Per esempio, i cereali raffinati (pane bianco, riso brillato) provocano aumenti più rapidi della glicemia rispetto a quelli integrali (hanno cioè un più alto indice glicemico). Inoltre, il processo di raffinazione depaupera il prezioso carico di fibre, vitamine e sali minerali contenuto nei cibi integrali.

    Oggi sappiamo che è bene privilegiare il consumo di carni bianche e di pesce, perché più poveri di grassi insaturi, più digeribili e, per quanto riguarda le specialità ittiche, più ricche di acidi grassi omega-tre. Per contro, bisogna limitare il consumo di carni rosse, uova e latticini.

    Infine la frutta secca dev'essere presente, seppure in quantità limitata, nell'alimentazione quotidiana. Questi alimenti sono infatti preziosi, perché ricchi di vitamina E e grassi "buoni". Purtroppo la frutta secca è estremamente calorica e va pertanto consumata con una certa moderazione (10-20 g al giorno).

    Attività fisica giornaliera, corretta idratazione e controllo del peso corporeo sono di estrema importanza. Alimentarsi in questo modo riduce il rischio di malattie cardiovascolari. L'esercizio fisico costante e il mantenimento del peso forma consentono invece di ridurre l'incidenza di molti tipi di tumore.


    Alcune considerazioni:

       Gli integratori non sono necessari nello sport
    Le bibite arricchite di sali minerali e vitamine per reintegrare presunte perdite che si verificano con la sudorazione sono usate non solo tra i grandi professionisti, ma ancor di più tra gli "sportivi della domenica" e nelle palestre. Ma servono davvero gli integratori? Uno sportivo allenato e correttamente nutrito non ha bisogno, almeno per la prima ora di attività, di integrazioni di zuccheri e sali: un' alimentazione bene equilibrata fornisce a qualsiasi sportivo tutti i sali minerali necessari e l' unica reintegrazione, davvero necessaria per chiunque svolga un' attività fisica capace di creare sudorazione, è quella dell' acqua! Infatti un' aggiunta eccessiva di zucchero o di sali minerali all' acqua provoca un rallentamento dello svuotamento gastrico e quindi un ritardo nella reidratazione. Le bevande troppo concentrate in zucchero o sali restano "sequestrate" a lungo nello stomaco ritardando la discesa nei successivi tratti intestinali, dove ha luogo l' effettivo assorbimento dei principi alimentari.

       Il rischio alimentare non è uguale per tutti
    Un'alimentazione errata si tramuta, per alcuni più che per altri, in un fattore di rischio: uno stile alimentare errato può accrescere la possibilità statistica che ognuno di noi ha di contrarre infarto, diabete, gotta, calcolosi o molte altre patologie, incluse diverse forme tumorali, facilitate, se non del tutto originate, da fattori alimentari. Ma è troppo ingenuo incolpare solo, dimenticando il contributo del fumo, della sedentarietà, del sovrappeso, dell' ipertensione arteriosa, della vita stressante e infine dei caratteri ereditari. Una corretta alimentazione va associata ad un corretto e sano stile di vita.

       Lo zucchero non provoca il diabete
    Non è mai stato dimostrato che lo zucchero sia causa di malattia, salvo per quanto riguarda una più frequente comparsa della carie nei soggetti predisposti a causa dell' acidità salivare. Contrariamente a quello che si pensa, lo zucchero non ha nulla a che fare neppure con la comparsa del diabete. è vero che, purtroppo, mangiando un cibo che piace si è portati facilmente ad eccedere e quindi ad aumentare il totale delle calorie ingerite. Sarà poi il sovraccarico metabolico (e non lo zucchero) a causare l' obesità che, protratta per anni, faciliterà nei soggetti geneticamente predisposti e in età avanzata la comparsa del diabete di tipo 2, non insulino-dipendente.

       Carboidrati: non è sempre utile abolire il pane
    I carboidrati complessi dei cereali, dei legumi, dei tuberi, rappresentano la benzina "pulita" e meno inquinante per le esigenze energetiche delle cellule umane. Secondo le regole della scienza dell' alimentazione i carboidrati devono fornire almeno la metà delle calorie di cui ha bisogno l' uomo, sedentario o sportivo che sia. è poi indifferente che tale quota derivi dal pane, dalla pasta, dal riso o dai legumi, dato che l' assorbimento dell' amido avviene sempre sotto forma di glucosio. Non c'è giustificazione perciò per abbandonare il consumo del pane, piuttosto occorre equilibrarne le quantità con gli altri cibi amidacei (pasta, riso, legumi) che si utilizzano nella giornata.

 Proteine: non è necessario abolire la carne dall' alimentazione   (a meno che non si faccia una scelta vegetariana)
    Dal punto di vista della qualità dei nutrienti, la carne fornisce un apporto di proteine particolarmente qualificato non solo per la completezza e per il rapporto ottimale dei principali amminoacidi, ma anche per la presenza di minerali come il ferro e lo zinco o di bioregolatori come la carnitina o di vitamine dell'importanza del complesso B. Quando la carne non viene accompagnata nello stesso pasto da altri piatti ricchi di grassi animali, può far parte di una corretta ed equilibrata varietà alimentare.

        Il gelato non è sempre un peccato di gola
    Il gelato non fa male e va considerato come un qualsiasi altro alimento. La composizione dei gelati può essere molto diversa ma si possono distinguere tre tipi di gelati: con crema di latte, con grassi vegetali, alla frutta. I primi due contengono latte e sono pressoché equivalenti, come valore nutritivo; i gelati a base di frutta si ottengono utilizzando acqua, zucchero e polpa di frutta, perciò hanno meno proteine e grassi e hanno anche meno calorie totali. Nessun vantaggio nutrizionale (se non il basso apporto calorico) può derivare dai ghiaccioli alla frutta, privi di proteine e di grassi, ma squilibrati per l' esclusiva presenza di zucchero e di additivi aromatizzanti. La rapidità di assimilazione fa del gelato l' alimento ideale per i pasti intermedi, non soltanto per i ragazzi o per gli sportivi, ma anche per quegli adulti che avendo imparato, per scelta o necessità, a semplificare il pranzo, possono concedersi uno spuntino pomeridiano. La moderna dietologia ha conferito al gelato il ruolo di "nutriente", cioè di possibile scelta alimentare indubbiamente lecita e gradevole, anche se per gli obesi può trasformarsi in un peccato di gola.

       Dieta e pasta: convivenza possibile
    Nessun alimento, come tale, fa ingrassare. L' obesità si instaura soltanto quando il totale dell' energia introdotta con gli alimenti supera il totale delle spese energetiche. La pasta può rientrare, quindi, sia nelle diete ipocaloriche che in quelle ipercaloriche: è solo questione di quantità e di condimenti. Questo alimento può essere accusato, in teoria, di non essere completo ed equilibrato. Tutto ciò è vero, almeno dal calcolo delle tabelle dietetiche, perché la pasta manca di grassi e le sue proteine scarseggiano di due aminoacidi importanti, per esempio la lisina e la treonina. Ma bastano un paio di cucchiaini di formaggio o del ragù per riequilibrare la completezza del piatto. A questo punto si può o si deve rinunciare a un "secondo" piatto per limitarsi a un abbondante contorno di verdure e a una porzione di frutta.


 

 

 

 

Bb -Alimenti funzionali

        Il concetto di alimento funzionale ha le sue radici presso il popolo cinese, dove si è sempre creduto che alcuni alimenti a base di erbe, all'interno di una dieta bilanciata, rappresentassero l'elisir di lunga vita.
    Ancora oggi la medicina cinese si basa su questo concetto:
    Prodotti a limitato contenuto energetico, basso contenuto di grassi e zuccheri, di cui si esaltano le caratteristiche funzionali in senso fisiologico, come i prodotti integrali, i latti fermentati ecc. Successivamente, l'innovazione tecnologica ha creato le condizioni per meglio identificare, scoprire, isolare i componenti che possono avere un ruolo importante sulla salute.

    Sono alimenti funzionali yogurt, prodotti da forno, bevande con integratori.
    Oggi sono numerosissimi gli ingredienti che si possono impiegare per formulare un prodotto funzionale , come ad esempio:

  • antiossidanti,
  • probiotici,
  • fibra alimentare,
  • prebiotici.

    Scopo degli alimenti funzionali è quello di mantenere un buono stato di salute nei soggetti sani. Gli alimenti funzionali servono quindi a:

  • rallentare l'invecchiamento cellulare combattendo i radicali liberi;
  • rinforzare le difese immunitarie;
  • migliorare le funzioni intestinali;
  • proteggerci dalle patologie a carico del sistema cardiocircolatorio.

    Tra gli alimenti funzionali che possiamo trovare sulle nostre tavole senza l'aiuto dell'industria alimentare abbiamo:
  • erba cipollina, cipolle, aglio grazie alla presenza di composti solforati in grado di rafforzare il sistema immunitario e cardiovascolare, abbassare la pressione sanguigna e protezione nei confronti di certi tipi di tumore;
  • pomodoro grazie alla presenza di licopene in grado di proteggerci da alcuni tumori dell'apparato digerente e dal tumore alla prostata;
  • broccoli, cavoli, cavolini di Bruxelles che contengono glucosinati inibenti la crescita cellulare tumorale;
  • legumi e soia, contengono isoflavoni che proteggono dalle malattie cardiovascolari;
  • Yogurt, i cui enzimi 'buoni' mantengono efficiente la flora intestinale;
  • Pesce azzurro il cui grasso ricco di omega-3 appatte il colesterolo LDL.
  • Per il neonato il miglior alimento funzionale esistente è il latte materno
  • carote, meloni, albicocche, vegetali a foglia verde che grazie ai carotenoidi in essi contenuti proteggono dagli attacchi cardiaci, dai danni dei raggi solari e da problemi respiratori.

    Come gia detto, le sostanze funzionali sono tantissime basta guardare le tabelle 1 e 2 che rispecchiano solo una minima parte del panorama attuale di sostanze ad azione salutare. Tabella 1
Carotenoidi Esempi di fonti Effetti sulla salute
Luteina Spinaci, broccoli, piselli, lattuga, prezzemolo Aumento delle difese, potenziamento delle difese immunitarie, protezione raggi solari, attività antiradicalica,  protezione contro alcuni tumori
Licopene Pomodoro, pompelmo rosa, mango, anguria
Zeaxantina Vegetali giallo-arancio, ortaggi verde scuro
ß carotene Carote, zucca, peperoni, albicocche

Tabella 2
Polifenoli Esempi di fonti Effetti sulla salute
Flavonoli Olive, cipolla, aglio, cavoli, lattuga, mirtillo rosso, pomodori, mele, albicocche Antiossidanti, chelanti dei metalli, azione antinfiammatoria, antibatterica e antivirale
Isoflavoni Soia e leguminose
Antociani Frutti rossi, uva, arance rosse
Flavoni Sedano, olive


Tabella 3

Alimenti funzionali

Componenti attivi

Funzione target

Yogurt,
latti fermentati
conteneti probiotici

Probiotici cibi con colture vive di specifici ceppi benefici per l'organismo umano (es. Lactobacillus sp. Bifidobacteria sp.)

Ripristino dell'equilibrio microbico intestinale. Ripristino della funzione intestinale ottimale e delle proprietà di barriera (immunità innata).

Yogurt,
latti fermentati
conteneti prebiotici

Prebiotici oligosaccaridi non digeribili che hanno un effetto benefico stimolando la crescita selettiva di batteri nel colon (es. inulina, ologofruttosio)

Ripristino dell'equilibrio microbico intestinale.

Margarine
con aggiunta
di steroli vegetali
ed esteri di stanolo.

Steroli vegetali ed esteri di stanolo.

Riduzione del colesterolo LDL nel sangue.
Riduzione del rischio di malattia coronarica.

Uova arricchite di
acidi grassi omega-3

Acidi grassi omega-3.

Controllo del metabolismo lipido.

    Accanto ai prodotti naturali l'industria alimentare ha prodotto una serie di alimenti funzionali , ecco di seguito alcuni esempi.

  • I prodotti 'Pro-activ' sono addizionati di steroli vegetali (o fitosteroli): sostanze efficaci nel ridurre il colesterolo , presenti in natura in piccole quantità in alimenti come l'olio extravergine d'oliva, la frutta, la verdura, i cereali.

  • alimenti funzionali 'ActifControl' uniscono ai benefici dei fermenti attivi probiotici la nuova formulazione Fabuless®, un prodotto a base di
    lipidi naturali, provenienti dall'olio di palma e di avena, in grado di ridurre il desiderio di cibo nelle ore successive al suo consumo.

  • Cracker che contengono una combinazione di fibre prebiotiche (Frutto-oligosaccaridi, Galatto-oligosaccaridi e amido resistente), che aiutano a riequilibrare la flora batterica e a migliorare le funzioni intestinali.

    Ovviamente, prima di pubblicizzare le proprietà funzionali di un alimento, è necessaria una solida evidenza sperimentale, che ne dimostri
efficacia e sicurezza.


    Da quanto si è detto si è arrivati ad esprimere una massima:


    "Un alimento può essere considerato «funzionale» se dimostra di avere sull'organismo effetti positivi che vadano oltre gli effetti nutrizionali normali, sia per il miglioramento dello stato di salute e di benessee, sia per la riduzione del rischio di malattia. Gli alimenti funzionali devono comunque restare «alimenti» e dimostrare la loro efficacia nelle quantità normalmente consumate nella dieta. Gli alimenti funzionali non sono pillole o pastiglie, ma prodotti che rientrano nelle normali abitudini alimentari."

    Due tipi di alimenti funzionali:
  • Quelli correlati al "miglioramento di una funzione biologica": si richiede che la verifica dell'efficacia degli effetti funzionali dell'alimento sia basata su parametri scientificamente riconosciuti come idonei a dimostrare il miglioramento di una specifica funzione biologica;
  • Quelli correlati alla "riduzione del rischio di malattia": si richiede che la verifica sia basata su parametri scientifici in grado di rilevare i punti critici legati alle fasi di sviluppo (insorgenza) di una malattia, se non proprio alla malattia stessa.
    Scienziati e consumatori sono interessati alla relazione tra il consumo di un alimento e l'effetto finale che esso ha sulla salute.
    Prendendo ad esempio le malattie cardiache, possiamo esaminare l'effetto degli alimenti funzionali per una migliorata funzione specifica, come livelli più bassi di colesterolo nel sangue. Oppure, per la riduzione del rischio di malattia, potrebbe essere un effetto benefico sull'occlusione delle arterie.

    La percezione del consumatore riguardo i vantaggi degli alimenti funzionali dipende dal beneficio stesso e dalle informazioni che li accompagnano. Gli scienziati devono fornire la base scientifica per la convalida delle informazioni date, ed evitare confusione nel consumatore.


    La possibilità di migliorare la salute ed il benessere dei propri clienti, riducendo il rischio di malattia, ha spinto molte industrie alimentari ad investire nel fiorente settore degli alimenti funzionali. Dall'altra parte l'interesse dei consumatori verso il cibo, inteso come fonte di benessere e salute, cresce a pari passo con le sempre più numerose campagne informative che mettono in guardia dai pericoli dei cosiddetti "cibi "ingrassanti". Mai come in questi ultimi decenni, nei Paesi industrializzati, vi è stata abbondanza di cibo; tale eccesso ha praticamente sradicato le patologie da deficit nutrizionali ma ha aperto le porte ad un'altra malattia, altrettanto preoccupante, chiamata obesità .
    Perché allora la necessità di alimenti funzionali? perché in molti casi il cibo presente nelle nostre tavole è sì ipercalorico, ma povero di sostanze essenziali per il nostro benessere come fibre, vitamine e sali minerali. Inoltre è importante non sottovalutare la possibilità che alcune sostanze, seppur prive di valore nutrizionale, possano, da sole, contribuire a migliorare il livello di benessere generale dell'organismo. In questa categoria non rientrano le vecchie vitamine, ma "sostanze di terza generazione" come l'inulina, i fruttoligosaccaridi, i probiotici, i flavonoidi ed altri agenti antiossidanti, le cui benefiche proprietà sono state scoperte in epoca relativamente recente.


    In base alle definizioni date sinora la lista degli alimenti funzionali è pressoché infinita: la fibra, in virtù delle sue proprietà prebiotiche, antitumorali e stabilizzanti sui valori glicemici, rende funzionali la maggior parte degli alimenti di origine vegetale. Il ferro, la carnosina e la vitamina B12 fanno altrettanto con le carni, mentre a rendere funzionale il pesce ci pensa l'elevato contenuto in acidi grassi polinsaturi.

    Sugli scaffali di molti supermercati si possono già trovare cereali "fortificati" con vitamine e minerali, mentre la diffusione di bevande ed altri alimenti funzionali stanno polarizzando sempre più l'interesse di quella fascia di popolazione più attenta alla propria salute: probiotici, prebiotici e simbiotici (per esempio i fermenti lattici). Anche gli yogurt da bere arricchiti con steroli vegetali (quelle sostanze che aiuterebbero a controllare il colesterolo) testimoniano il crescente interesse verso gli alimenti funzionali.

    Ecco alcuni esempi di come le ditte si inseriscono nel mercato utilizzando l'efficacia della pubblicità:

Tabella 4- Alimenti funzionali che contengono piante medicinali.

Ditta Produttrice

Prodotto

Ingredienti

Pubblicità

Apple & Eve "Tribal Tonics"

Energy Elisir

Semi di guaranà
Estratto di Ginseng

"Questo prodotto aumenta il vigore e la capacità di resistenza fisica."

Herbal Slimmer

Ginseng

"Gli estratti di ginseng rappresentano un tonico utile per un saggio dimagrimento con le erbe."

Mental Refresher

Gotu kola
Ginkgo biloba
Ginseng

"Aiuta e sostiene la chiarezza mentale ed una sana funzione mentale. Un tonico che sostiene la mente."

Relaxation Cocktail

Kava kava

"Aumenta il relax e promuove un tranquillo benessere."

Arizona "Rx Elisirs"

Rx Energy

Guaranà
Ginseng

"Un elisir rinvigorente. Un tonico sicuro ed efficace."

Rx Memory

Ginkgo biloba,
Ginseng

"L'elisir della mente. Infuso contenente i ricostituenti della mente ginkgo biloba e ginseng. Un tonico sicuro ed efficace."

Fresh Samantha "Body Zoomers"

Energizer ginseng

Guaranà
Ginseng

"Energetico !"

Oh, Happy Day

Iperico

"Con aggiunta di iperico per sollevare gli spirito."

Super Juice (bevanda)

Echinacea

"Contiene echinacea … un difensore della tua salute ….. mantieni Mr. Freddo a bada !"

Golden Temple Cereals

Mango Passion Crisp (croccanti)

Iperico,
Kava kava

"Herbal De-Stress Cereal." "Una deliziosa miscela di sfoglie, fiocchi d'avena e mango, con erbe tradizionalmente conosciute supportare l'equilibrio emotivo e mentale"

Hansen's Beverage Co. "Healthy Start"

Immune-ox Juice

Echinacea purpurea

"Può aiutare a stimolare la produzione corporea di interferone, una proteina che protegge le cellule."

New Morning

GinkgOs

Ginkgo biloba

"Per un pensiero brillante ……. Per sostenere la memoria …… è stato provato che Ginkgo migliora la circolazione, riduce la coaugulazione sanguigna, ossigena il cervello!"

Odwalla

Serious Energy

Gotu kola,
Ginseng

"Un potente tonico per performance impegnative e di lunga durata contenente erbe che apportano energia."

Think Drink

Ginkgo biloba

"Sostieni le tue facoltà mentali …. Una gustosa bevanda creata per apportare quantità significative di ginkgo biloba e criniera di leone – due piante stimolanti il cervello usate per stimolare i centri mentali del pensiero."

Robert's American Gourmet

Ginkgo Biloba Rings (ciambelle)

Ginkgo biloba

"A Memory Snack." E' stato dimostrato che Ginkgo biloba aumenta il flusso ematico cerebrale e di conseguenza può incrementare la MEMORIA e l'ATTENZIONE."

Kava Kava Corn Chips (patatine)

Kava kava

"Promuove il rilassamento." "Equilibra il tuo umore e solleva il tuo spirito."

Personality Puffs (bignè)

Iperico,
Ginkgo biloba

"Questa miscela, naturale al 100 %, è stata formulata per equilibrare la tua Personalità."

Power Puffs (bignè)

Ginseng

"Energia!"

St. John's wort Tortilla Chips (patatine)

Iperico

"Buon Umore!"

R.W.
Knudsen & Sons, Inc. "Simply Nutrition"

Peach St. John's wort (pesca all'iperico)

Iperico

"Per ridurre l'ansia e l'esaurimento."

Visionade

Ginkgo biloba

"Per stimolare il flusso sanguigno nel sistema microcircolatorio degli occhi."




 

 

 

 


Bc -Alimenti Lassativi

    La stitichezza, o stipsi (dal greco "stipsis" = restringimento), è una diffusissima affezione che si trova sia nei bambini in tenera età, come nei ragazzi e negli adulti, e piuttosto spesso, in età avanzata. La stitichezza consiste in un ritardo nell'evacuazione del bolo fecale, rispetto al ritmo con cui essa si verifica normalmente (una evacuazione, o anche due, nelle 24 ore). Più esattamente col termine stipsi si definisce una situazione caratterizzata da meno di tre evacuazioni alla settimana, con emissione di feci dure, abitualmente di peso inferiore agli 80 grammi.


    La funzione dell'intestino è quella di assorbire le sostanze nutritive presenti nel cibo che ingeriamo, ma esso assorbe anche elettroliti ed acqua; qust'ultima viene dapprima secreta sotto forma di saliva, succo gastrico, bile, succo pancreatico, poi viene riassorbita lungo il canale digerente, soprattutto nel colon: da qui è facile capire che, se la quantità di acqua che introduciamo giornalmente non è sufficiente, è facile che le feci diventino dure, perché poco idratate, con conseguente difficoltà ad evacuarle.
   Quindi una prima norma utile sarà quella di ingerire liquidi abbondanti durante la giornata, sia sotto forma di acqua, succhi, thé etc., ma anche sotto forma di cibi come minestre, minestroni, verdura e frutta, ricchi di acqua (e di fibre!).
    Attenzione, però: se la nostra alimentazione è povera di fibre, difficilmente nell'intestino l'acqua verrà trattenuta in quantità sufficiente a rendere le feci più morbide; inoltre le fibre vegetali producono una maggiore quantità di scorie fecali, che hanno la capacità di sollecitare meccanicamente i movimenti peristaltici (contrazioni gastro-intestinali, tipiche, che si propagano dall'alto in basso facilitando cosí il procedere del suo contenuto).
    Quindi ecco che abbiamo trovato un'altra eventuale causa di stipsi, che possiamo combattere introducendo un'adeguata quantità di fibre vegetali con gli alimenti, circa 25-30 grammi al giorno (tutti i giorni!), con conseguente maggiore ritenzione di acqua nell'intestino, ciò che comporta un aumento della massa fecale con formazione di feci morbide, che transitano rapidamente e vengono più facilmente evacuate.
    Fra i vari tipi di alimenti che forniscono fibre ad azione lassativa, segnaliamo in particolare la fibra di avena, contenuta nei fiocchi di avena, oltre che nel cereale integro, molto efficace e delicata, adatta a tutti, bambini, gestanti, anziani, e anche a mucose intestinali infiammate come ad es. nelle coliti.

    Un'altra causa di stitichezza è la vita sedentaria, poiché induce atonia delle pareti intestinali, mentre una regolare attività fisica tonifica i muscoli dell'addome e quelli del pavimento pelvico, influendo positivamente sulla motilità intestinale e sull'efficienza della defecazione.
   Un'ulteriore causa dell'insorgenza della stipsi può essere una inibizione psichica, in rapporto a convenienze sociali che, spesso, costringono a rinviare il bisogno immediato di defecazione.
   A volte possono indurre stipsi certi trattamenti farmacologici, specie negli anziani, fra i quali è piú frequente il loro uso.
    Inoltre è facile riscontrare stitichezza associata a diverticolite e a patologie ano-rettali, come ragadi o emorroidi, che spesso sono da essa causate.

    Frequentemente poi, in concomitanza ad una condizione di stipsi, si manifesta anche tutta una serie di disturbi, complessivamente definiti "disturbi digestivi", la cui sintomatologia spesso contribuisce ad aggravare l'alterata funzionalità intestinale. Sono questi i disturbi della motilità e della secrezione gastrica, della funzionalità epato-biliare e gli stati dispeptici, la cui sintomatologia, come ad es. digestione lenta e difficile, senso di pesantezza dopo i pasti, meteorismo (gonfiore addominale), dolori spastici localizzati all'addome, costituisce spesso un fattore aggravante della stipsi; questo ci induce ad alcune precauzioni (o buone abitudini):

  • masticare bene per facilitare la digestione;
  • a stomaco vuoto la mattina bere un bicchiere di acqua tiepida con succo di limone che stimola l'attività intestinale;
  • come spuntino, ideale è lo yogurt con l'aggiunta di cereali integrali;
  • evitare cibi grassi o fritti e le ricette troppo elaborate che favoriscono la produzione di muco;
  • se il disturbo è intenso può essere utile seguire una dieta liquida per tre giorni consecutivi in cui vanno privilegiati i succhi a base
  • di mela, cavolo a cui aggiungere semi di lino;
  • fare una moderata attività fisica;
  • per dare sollievo all'addome gonfio e dolorante effettua dei massaggi con l'olio di maggiorana che è un ottimo stimolante per l'apparato digerente oppure con oli con proprietà sedative come bergamotto, gelsomino, ylang ylang;
  • durante l'evacuazione non sforzarti troppo, in quanto potrebbero comparire le emorroidi.
  • le more, l'uva, i fichi, la liquirizia, le pesche, le patate, i kiwi
  • i cibi particolarmente ricchi di fibra (semi di lino, avena, farro, carote ecc.).
  • Introdurre alimenti ricchi di fibre nella nostra alimentazione. Consumiamo preferibilmente cereali integrali, frutta come prugne e fichi, verdura cruda o poco cotta, legumi, frutta secca, semi come i semi di lino.
  • Condiamo le nostre insalate preferibilmente con olio di semi di lino che favorisce il transito intestinale.
  • E' buona norma non eccedere nelle porzioni dei pasti e masticare a lungo ogni boccone per facilitare il lavoro dell'apparato digerente.
  • Consumiamo cibi ricchi di magnesio che spesso è carente negli stitici. Troviamo il magnesio ad esempio in: broccoli, spinaci, noci.
  • La mattina è utile bere un bicchiere di acqua tiepida con succo di limone in quanto stimola la motilità intestinale.
  • Preferiamo come spuntino alimenti fermentati come lo yogurt.
  • Evitiamo i cibi grassi e fritti che ostacolano il transito intestinale.
  • Eliminiamo i cibi che favoriscono la produzione di muco come i latticini, il cioccolato e i cibi pronti ed elaborati.
  • Beviamo molti liquidi per contrastare la durezza delle feci e facilitare l'eliminazione delle tossine.
  • Quando il disturbo è particolarmente fastidioso è utile praticare una dieta esclusivamente liquida per tre giorni consecutivi in cui sono da preferire succhi a base di mela, aloe e cavolo a cui aggiungere semi di lino.
  • Abbandoniamo la vita sedentaria concedendo spazio all'attività fisica prediligendo bicicletta, corsa, yoga e pilates che arrecano beneficio all'intestino.
  • Massaggiare l'addome gonfio e dolorante è utile per alleviare i sintomi e favorire il transito intestinale. Utilizziamo l'olio di maggiorana che è un ottimo stimolante per l'apparato digerente o oli con proprietà sedative come bergamotto, gelsomino, ylang ylang.
  • Non sforziamoci durante l'evacuazione (pena l'insorgere di emorroidi) e facciamo in modo che l'idea di evacuare non diventi un'ossessione che a sua volta provoca stress acuendo solo il problema.
  • Leggiamo un libro umoristico o vediamo un film comico: ridere fa estremamente bene ai muscoli dell'intestino e allontana l'ansia.
  • Limitiamo gli eventi che provocano stress concedendoci frequenti pause rilassanti.

    In ogni caso è consigliabile ricercare l'eventuale presenza di parassiti che alterano il funzionamento dell'intestino.


    Fatte tutte queste considerazioni, se non riusciamo a eliminare il problema con abitudini alimentari adeguate, associate a uno stile di vita più corretto, non resta che ricorrere all'uso dei lassativi vegetali:

    Per ottenere uno stimolo delicato, è opportuno usare i lassativi meccanici, che aumentano il volume fecale, analogamente a quanto fanno le fibre vegetali assunte con la dieta; questo avviene perché le piante che si utilizzano a questo scopo contengono una elevata percentuale di mucillagini, le quali gonfiandosi per idratazione, richiamano e trattengono acqua all'interno dell'intestino aumentando il volume del bolo fecale, stimolando direttamente la muscolatura intestinale per via meccanica, come conseguenza della pressione esercitata sulle sue pareti interne. Le piante usate a questo scopo sono ad esempio:
  • le foglie di Malva, i semi di Psillio e di Lino, il Glucomannano, le radici di Altea,
  • cereali integrali, semi di lino, avena, farro, carote…
  • tutti gli alimenti ricchi di fibre, come cereali integrali, semi di lino, avena, farro, carote…;
  • frutta, in particolare uva, kiwi, prugne e fichi. In caso di stitichezza ostinata, immergi la sera qualche prugna secca in un bicchiere d'acqua e consumale il mattino seguente insieme al liquido residuo e ad un cucchiaio di miele;
  • verdura cruda o leggermente scottata, in particolare cicorie, broccoli e spinaci, ricchi di magnesio;
  • legumi, frutta secca e brodo.

    E varie altre che, oltre ad avere azione lassativa molto delicata sono anche lenitive delle infiammazioni delle mucose, intestinali e non, per cui sono il lassativo ideale nei casi accennati prima. Se poi queste piante si associano ad altre aventi proprietà coleretiche e colagoghe (che stimolano cioè la produzione di bile più abbondante e più fluida, da parte del fegato), come ad es.
  • il Tarassaco, il Boldo e la Cicoria.
    Poiché la bile è naturalmente lassativa, otteniamo un prodotto ancora più efficace contro la stitichezza, sempre adatto a quei casi delicati (come gravidanza, emorroidi, ragadi anali) di cui si sta parlando, ma indicato anche a quelle persone che hanno quei "problemi digestivi" cui si è accennato in precedenza e che complicano la stipsi.
    A queste piante è opportuno associare anche alcune piante carminative, come
  • Finocchio, Cumino, Coriandolo, etc.,
quelle cioè che riducono i gonfiori addominali, poiché questo problema si accompagna spesso alla stitichezza; in questo modo avremo un beneficio ancora più completo.

    Parliamo ora di quei casi in cui la stipsi è più ostinata, vuoi perché non si riesce ad adottare uno stile di vita più corretto, vuoi perché ormai l'intestino è già assuefatto ai lassativi e i rimedi più delicati non sono efficaci; in questi casi è ancora il mondo vegetale che ci dà la soluzione: a questo punto è necessario ricorrere a quelle piante che contengono principi attivi più forti e stimolanti, le cosiddette "droghe antrachinoniche", come
  • la Senna, la Frangula, il Rabarbaro, l'Aloe ed altre ancora,
che agiscono prevalentemente a livello dell'intestino crasso (colon), stimolando le contrazioni peristaltiche della sua muscolatura, favorendo cosí il suo svuotamento. Anche in questo caso è consigliabile l'associazione con le piante di cui si è parlato prima, in modo da ridurre al minimo il dosaggio degli antrachinoni ed evitare quindi prodotti troppo drastici, che a lungo andare potrebbero diventare irritanti. Quest'ultima classe di lassativi non va assunta continuativamente, ma saltuariamente, seppure con una certa regolarità, in modo da avere una funzione intestinale il più possibile costante.
I lassativi antrachinonici sono assolutamente controindicati in caso di gravidanza e allattamento, nei bambini sotto i 12 anni di età, nelle malattie infiammatorie acute a carico dell'intestino (colite ulcerosa, enterocolite, appendicite, morbo di Crohn), in caso di dolori addominali di origine sconosciuta, nelle occlusioni intestinali acute.

    Saranno l'abilità e l'esperienza dell'erborista, del farmacista o del medico) a decidere quale prodotto e il modo di assumerlo è il più adatto di volta in volta.



 

 

 

 

Bd -Alimenti Diuretici. Cellulite


    L'utilizzo di diuretici, anche se di derivazione naturale, abbinato all'attività fisica è molto pericoloso, dato che con lo sport si perdono già con la sudorazione notevoli quantità di liquidi. Si possono avere gravi ripercussioni sul bilancio idrico dell'organismo (disidratazione, nausea, crampi, ipotensione, dislipidemie, fino al collasso cardiocircolatorio).

    Noi usiamo questa dieta per disintossicarci in occasioni di feste e fine settimana in cui abbiamo abusato del nostro organismo con grandi e mali abbuffate.

    Nelle persone sane, una dieta particolarmente ricca di alimenti diuretici può essere seguita per uno o due giorni al massimo, ad esempio in presenza di problemi puramente estetici, come ritenzione idrica e gonfiori, o a fini depurativi dopo un periodo di eccessi alimentari. L'uso occasionale non deve però tramutarsi in abitudine ricorrente, in quanto pratica piuttosto pericolosa, soprattutto quando coinvolge i diuretici più forti, non tanto alimenti di uso comune, quanto rimedi erboristici come tarassaco, verga d'oro, equiseto, betulla, ginepro, ortica, gramigna ed asparago.

    Anche i diuretici naturali vanno assunti sotto controllo medico.

    ANANAS, ANGURIA, ASPARAGI, BANANE, CARCIOFO, CAVOLFIORE CRUDO, CETRIOLO, CICORIA, CIPOLLE, FINOCCHIO, FRAGOLE, INDIVIA BELGA E RICCIA, LAMPONI, MANDARINI, SEDANO, VERDURE VERDI.

    LINFA DI BETULLA, EQUISETO, TARASSACO, PEDUNCOLI DI CILIEGIO, FRAXINUS EXCELSIOR, FUMARIA OFFICINALIS.


    Cibi diuretici:

    La natura ci regala molti cibi dalle spiccate proprietà diuretiche. alcuni sono contenuti in alimenti di uso comune:

  • ananas: ha un effetto anoressante e favorisce la diuresi
  • -betulla: aiuta a combattere il ristagno di liquidi (foglie)
  • carciofo: questa pianta ha la capacità di stimolare la funzionalità epatica e renale
  • cetriolo: ha proprietà rinfrescanti, depuranti e diuretiche
  • cipolla: aiuta la naturale produzione di urina
  • equiseto
  • infuso di foglie di noce
  • finocchi: oltre al discreto contenuto vitaminico e minerale sono ricchi di princìpi attivi che li rendono indicati per problemi gastrointestinali e gli conferiscono proprietà emmenagoghe, galattogene antisettiche e diuretiche
  • mela: anche questo comunissimo frutto nasconde spiccate proprietà diuretiche
  • ortica: gli estratti di questa pianta migliorano la funzionalità renale aumentando la produzione di urina ed accelerando l'eliminazione di sostanze tossiche.
  • fiori di sambuco
  • stimmi di mais preparati sottoforma di infuso
  • tarassaco (o dente di leone o soffione): per depurare l'organismo sfruttando le sue spiccate proprietà diuretiche naturali si consiglia un infuso di radici e foglie al 5% da prendere lontano dai pasti; tintura: 20 g in 100 ml di alcol (a macero per 10 giorni), 3-4 cucchiai al giorno lontano dai pasti
  • Il sedano viene utilizzato crudo, bollito per insaporire il brodo o le minestre, oppure soffritto insieme a carota e cipolla nel classico soffritto all'italiana. Il cuore del sedano può essere consumato fresco in insalata o in pinzimonio, mentre le costole esterne possono essere impiegate nella preparazione di zuppe e minestre e salse. Si conserva molto a lungo in frigorifero, ma resta croccante solo per quattro o cinque giorni. Contiene potassio, calcio, fosforo, magnesio e selenio, associati a buone dosi di vitamine C ed A.
    I Greci già lo coltivavano per il valore curativo dei suoi semi.

    La ritenzione idrica è un disturbo piuttosto diffuso, che colpisce con diversa intensità milioni di persone, soprattutto donne (30 % della popolazione italiana femminile). All'origine del problema possono esistere gravi patologie come disfunzioni cardiache o renali, infiammazioni severe e reazioni allergiche. Spesso però il principale responsabile della ritenzione idrica è uno stile di vita sbagliato, la cui semplice correzione può apportare notevoli benefici.

    Il segno principale della ritenzione idrica è l'edema, una condizione in cui l'accumulo di liquidi nei tessuti ne causa un anomalo rigonfiamento. A causa dell'alterata circolazione venosa e linfatica insieme a questi liquidi ristagnano anche numerose tossine che alterano un metabolismo cellulare già compromesso dal ridotto apporto di ossigeno e nutrienti. Il ristagno di fluidi è generalmente superiore nelle zone predisposte all'accumulo di grasso (addome, cosce e glutei).

    Molti attribuiscono erroneamente alla ritenzione il proprio sovrappeso ignorando che, in assenza di patologie importanti, il contributo della ritenzione idrica sull'aumento di peso è tutto sommato marginale. E' invece vero il contrario; cioè, è il sovrappeso a rallentare la diuresi e favorire la ritenzione idrica.

    Per verificare la presenza del disturbo è sufficiente premere con forza il pollice sulla parte anteriore della coscia per un paio di secondi. Se dopo aver tolto il dito rimane ben visibile l'impronta siamo con tutta probabilità in presenza di ritenzione idrica.


       Cure e rimedi

    La cura della ritenzione idrica si basa sulla correzione delle cause che hanno dato origine al disturbo. In assenza di patologie importanti, il maggiore responsabile della ritenzione idrica è lo stile di vita. Alcune abitudini poco salutari contribuiscono ad aggravare la situazione (fumo, eccessivo consumo di alcolici, sovrappeso, predisposizione per i cibi salati, abuso di farmaci e caffè, abiti troppo stretti, tacchi troppo alti e rimanere a lungo in piedi senza muoversi).

    Per combattere la ritenzione idrica bisogna fare attività fisica. Il movimento, purché sia eseguito regolarmente e con razionalità, contribuisce infatti a riattivare e rinforzare il microcircolo. Esercizi più indicati in questi casi sono una sana e tranquilla passeggiata, o una lunga e rilassante nuotata.
    La corsa, l'aerobica, lo spinning, il sollevamento pesi, e più in generale gli sport che prevedono frequenti impatti con il terreno (pallavolo, tennis, jogging, corsa) sono invece controindicati.

    Al termine dell'esercizio, lo stretching abbinato ad esercizi di controllo respiratorio eseguiti con le gambe in alto, favorisce il ritorno venoso e l'eliminazione delle tossine prodotte.


       Dieta e ritenzione idrica

    Una dieta ad alto contenuto di scorie (fibra alimentare) aumenta la motilità intestinale ed allontana il pericolo di stitichezza, un disturbo che ostacola il deflusso venoso a livello addominale.

    E' quindi importante consumare molta frutta e verdura ed in particolare quella ricca di acido ascorbico, una vitamina che protegge i capillari sanguigni. Gli alimenti più ricchi di questa sostanza, meglio conosciuta come vitamina C, sono: alcuni frutti freschi (quelli aciduli, agrumi, ananas, kiwi, fragole, ciliegie ecc.), alcune verdure fresche (lattuga, radicchi, spinaci, broccoletti ecc.), alcuni ortaggi freschi (broccoli, cavoli, cavolfiori, pomodori, peperoni) e tuberi (patate soprattutto se novelle).

    Un giorno alla settimana, specie se successivo ad una grande abbuffata domenicale, è consigliata una dieta disintossicante particolarmente ricca di liquidi (the, tisane, spremuti di frutta) e vegetali. In questo giorno la carne andrà sostituita con il pesce, più digeribile perché meno ricco di tessuto connettivo. Durante queste 24 ore andranno aboliti anche i grassi ad eccezione dell'olio di oliva e degli oli di semi.
    Una bella sudata in palestra, magari accompagnata da una doccia rilassante, stimolerà ulteriormente il drenaggio dei liquidi e l'eliminazione di tossine.

    L'acqua deve diventare una fedele compagna e come tale va portata sempre con sé. Una corretta idratazione è infatti una delle soluzioni più semplici ed efficaci per combattere la ritenzione idrica. Bisogna pertanto sforzarsi di consumare almeno un paio di litri di acqua al giorno.
    In generale è buona regola aumentare le dosi quando il colore delle urine è troppo scuro o di cattivo odore (per esempio nel periodo estivo o quando si fa sport e si suda molto).

    Alcune bevande, alcoliche e non (come aranciate, bibite, cola, succhi di frutta, birra, caffè zuccherato, tè ecc. ), oltre a fornire acqua apportano anche altre sostanze che contengono calorie (zuccheri, alcol) o che sono farmacologicamente attive (ad esempio caffeina). Queste bevande vanno quindi usate con moderazione. E' invece consigliato l'utilizzo di acque oligominerali o minimamente mineralizzate.

    Probabilmente all'inizio, specie se si è abituati a bere poco, l'aumentato introito idrico stimolerà la diuresi, un po' come succede quando l'acqua scivola da un vaso di fiori rinsecchito che viene annaffiato dopo un lungo periodo di tempo. Bevendo frequentemente ed in piccole quantità il corpo imparerà tuttavia ad assorbire una maggiore quantità di acqua un po' come succederebbe per il terreno arido citato nell'esempio precedente.


       ALIMENTI SCONSIGLIATI:

    Il sale ed il sodio in esso contenuto sono alcuni tra i principali alleati della cellulite. Questo minerale è infatti uno dei tanti fattori in grado di aumentare la ritenzione idrica dell'organismo. In una donna che soffre di cellulite tale disturbo è già accentuato a causa dell'alterata funzionalità del sistema venoso e linfatico.

    Per questo motivo è importante assumere con la dieta alimenti dalle proprietà diuretiche evitando quelli che, come il sale, favoriscono la ritenzione idrica.

     Limitare l'apporto di sodio con gli alimenti è tutto sommato facile, basta adottare alcuni semplici accorgimenti:
  • non salare le pietanze;
  • utilizzare poco sale durante la cottura (quando si prepara la pastasciutta abituarsi, per esempio, ad aggiungere il sale a cottura ormai terminata; in questo modo si riduce considerevolmente la quantità di sale assorbito dalla pasta);
  • limitare il consumo di cibi conservati sotto sale o trasformati (insaccati, formaggi, patatine ecc.);
  • limitare il consumo di cibi confezionati;
  • esaltare la sapidità dei cibi con spezie, limone o aceto tradizionale/balsamico;
  • se la frutta è gradita può essere consumata in sostituzione degli snack salati come spuntino.


    Alimenti consigliati per assumere molto potassio e pochissimo sodio, favorendo così il drenaggio dei liquidi.


Alimento
(per 100 grammi)
Potassio
mg / 100g
Sodio
mg / 100g
Funghi secchi
Albicocche
Fagioli bianchi
Piselli
Uvetta
Mandorle
Prugne secche
Semi di girasole
Datteri secchi
Patate
Broccoli
Funghi freschi
Farina d'avena
Carne rossa
Tacchino
Riso
Mele
Cipolle
5370
1370
1300
930
860
835
824
725
649
411
373
367
360
340
333
150
44
135
32
11
3
26
53
20
8
2
18
3
14
3
5
51
46
10
3
9



    Bisogna comunque ricordare che il sodio è un minerale essenziale per l'organismo ed un'eccessiva carenza, anche se difficilmente realizzabile con la normale alimentazione, potrebbe avere effetti collaterali importanti (nausea, crampi muscolari, affaticamento, apatia mentale).


     La cellulite

    La cellulite è un inestetismo molto diffuso di cui perfino alcune modelle e molte adolescenti presentano il disturbo, che non risparmia nemmeno le più attente alla propria linea e al proprio benessere.

    Non esiste una dieta magica in grado di far sparire in un attimo la cellulite. Una strategia alimentare mirata è comunque in grado di ridurre il grasso in eccesso ed insieme ad esso buona parte della cellulite.

    La dieta anticellulite dovrà concentrarsi sull'eliminazione del tessuto adiposo in eccesso e sulla disintossicazione dell'organismo. Gli alimenti scelti associati all'attività fisica e a trattamenti estetici agiranno sul microcircolo, rivitalizzandolo.




Calcolare il numero di calorie su cui calibrare la propria dieta anti-cellulite, ma valutate la qualità dei vari alimenti.


       ALIMENTI CONSIGLIATI PER COMBATTERE LA CELLULITE

    Verdura e frutta ed in particolare quella ricca di acido ascorbico (vitamina C), una vitamina che protegge i capillari sanguigni:
  • frutti aciduli: agrumi, ananas, kiwi, fragole, ciliegie ecc.),
  • verdure fresche (lattuga, radicchi, spinaci, broccoletti ecc.),
  • ortaggi freschi (broccoli, cavoli, cavolfiori, pomodori, peperoni)
  • tuberi (patate soprattutto se novelle),
  • Carciofo, finocchio, indivia, cicoria, cetrioli, ananas, melone, anguria, pesche e fragole sono indicati per le loro proprietà diuretiche. Tutta questa frutta e verdura può essere consumata anche sottoforma di succhi, concentrati, tisane dimagranti e passati.

    Talvolta nella dieta, così come nella vita, si rende necessaria una pausa rilassante, uno strappo alla regola in grado di regalare nuove energie sia fisiche che psichiche. Anche quando si combatte la cellulite possono capitare momenti simili, sopratutto durante il weekend. Per limitare i danni si consiglia di seguire una dieta purificante nelle ventiquattro ore successive come specificato nel paragrafo precedente.


    Attività fisica e cellulite

    Con tutta probabilità l'attività fisica assume da sola un ruolo equivalente se non addirittura superiore a tutti i consigli dietetici visti sino ad ora. Alcune attività motorie sono infatti in grado di ridurre la cellulite sia grazie ad una maggiore ossidazione di grassi a scopo energetico, sia grazie ad un miglioramento del microcircolo.
     Innanzitutto si consiglia un'attività sportiva aerobica come una lunga passeggiata, una nuotata o una bella pedalata a ritmo moderato: CAMMINARE, NON CORRERE. I ripetuti impatti col terreno causati dall'azione di corsa, oltre ad avere effetti negativi sulle articolazioni e sulla colonna vertebrale, causano delle microlacerazioni alle membrane delle cellule adipose che a lungo dieta-celluliteandare possono peggiorare la situazione. Inoltre, un'attività fisica svolta ad intensità troppo elevata porta alla formazione di acido lattico.
    Questo metabolita è alleato della cellulite, poiché la formazione di tossine muscolari ha effetti negativi sulla circolazione e sull'ossigenazione dei tessuti.

    Per essere definita regolare l'attività fisica deve essere svolta per almeno tre giorni alla settimana.


    La dieta e l'attività fisica qui esposte, insieme ai trattamenti estetici e ad un generale miglioramento dello stile di vita, sono sicuramente in grado di sconfiggere la cellulite e prevenirne la formazione.
    Vista la gravità del problema è tuttavia importante utilizzare queste armi contemporaneamente. Solo in questo modo sarà possibile ottenere un netto miglioramento, non solo estetico, ma anche fisico e psicologico.

    Sia in tema di dieta che di attività fisica, occorre procedere con gradualità. Un dimagrimento eccessivo od un rapido decadimento muscolare possono infatti evidenziare ancor di più l'odiata cellulite.



 

 

 

 

Be - Alimenti Antiossidanti


    I radicali liberi si formano all'interno delle nostre cellule (nei mitocondri), dove l'ossigeno viene utilizzato per produrre energia. Non tutto l'ossigeno viene consumato ma in parte va a formare queste molecole, che contengono uno o più atomi di ossigeno, chimicamente molto reattive a causa della presenza nell'orbitale più esterno di uno o più elettroni spaiati. Tali molecole, chiamate radicali liberi, reagiscono con qualsiasi struttura molecolare che incontrano. Sono in grado di danneggiare le strutture cellulari come la membrana plasmatica ed il DNA.
    L'azione negativa dei radicali liberi si ripercuote sulla salute dell'intero organismo:

  • accelerando i processi di invecchiamento cellulare

  • deprimendo il sistema immunitario

  • favorendo l'insorgenza di numerose malattie e forme tumorali
    In condizioni fisiologiche normali Il nostro organismo riesce a tenere sotto controllo l'attività dei radicali liberi attraverso speciali sostanze antiossidanti endogene (sintetizzate autonomamente) ed esogene (presenti negli alimenti). Quando invece prevale la produzione di radicali, si viene a determinare un danno che a lungo andare procura una progressiva usura di corpo e mente. Numerosi studi sperimentali hanno dimostrato una correlazione tra produzione di radicali liberi e durata della vita.
  • Antiossidanti di produzione endogena sono:
    la superossidodismutasi, la catalasi e il glutatione ridotto.


  • Sostanze non enzimatiche con proprietà antiossidanti sono:
    la Vitamina E, la Vitamina C, i carotenoidi, i polifenoli e le antocianine.

     Se da un lato molti alimenti esercitano un'azione protettiva nei confronti dei radicali liberi, dall'altro abitudini alimentari scorrette possono aumentarne l'attività (dieta troppo ricca di grassi animali, consumo eccessivo di oli vegetali e pesce grasso, eccesso di ferro, intolleranze alimentari).
    Gli alimenti più pericolosi in assoluto sono quelli ricchi di lipidi ed in particolare di acidi grassi polinsaturi (pesci, oli vegetali, frutta secca). La natura ha tuttavia saputo associare a tali nutrienti elevate quantità di vitamina E in modo da neutralizzare, almeno in parte, la formazione di radicali liberi. Proprio per questo motivo agli integratori alimentari a base di acidi grassi polinsaturi viene addizionata artificialmente una certa quantità di vitamina E (consigliamo comunque di verificarne la presenza prima dell'acquisto).
    Anche l'esposizione ad inquinanti atmosferici, a radiazioni ionizzanti o ultraviolette, l'abuso di farmaci, il fumo e l'attività fisica intensa sono in grado di aumentare pericolosamente la sintesi di radicali liberi.




    Le proprietà anticancerogene di molti alimenti sono legate proprio al loro prezioso contenuto in antiossidanti.

    Alcune proprietà degli antiossidanti : stimolano il sistema immunitario, fluidificano il sangue, riducono la pressione del sangue, sono antibatterici e anti virali.

    Alcuni antiossidanti o sostanze antiradicali liberi sono:
  • ACIDO LIPOICO
  • AMINOACIDI SOLFORATI (cistina, metionina, cisteina, taurina, acido cisteico). Agiscono contro H2O2
  • BETACAROTENE o provitamina A (carotenoide)
  • BIOFLAVONOIDI
  • CAFFE'
  • CATALASI è un enzima del corpo umano. Trasforma H2O2 in acqua e  -ossigeno O2
  • COENZIMA Q10
  • E.D.T.A. (acido etile diammino tetracetico)
  • ECGC
  • GLUTATIONE
  • LICOPENE (carotenoide)
  • LUTEINA (carotenoide)
  • MELATONINA Agisce come scavenger (spazzino) contro i radicali OH-
  • METIONINA
  • MSM
  • NAC o N-Acetil-Cisteina
  • PICNOGENOLO
  • POTASSIO
  • QUERCITINA (potente antiossidante contenuto per esempio nella mela)
  • RAME
  • RESVETRALOLO
  • SELENIO
  • THE VERDE
  • SOD è un enzima del corpo umano. Trasforma lo ione superossido  -O2- in acqua ossigenata H2O2
  • VIT. A.
  • VIT. C
  • VIT. E
  • ZEAXANTINA
  • ZINCO


    Agenti che provocano formazione di radicali liberi sono: l'infiammazione, il fumo di sigaretta (molto dannoso, il tabacco è una potente tossina, il sole (le radiazioni ultraviolette in genere), lo stress, elevato consumo di alcool, esposizione ad ambienti inquinati, l'attività fisica intensa, una dieta eccessivamente ricca di proteine e di grassi animali, trattamenti a base di farmaci (soprattutto cortisonici che provocano un abuso di glucosio nelle cellule che non riescono più a smaltirlo).

    Alcuni radicali liberi sono :

  • ANIONE SUPEROSSIDO O2-


  • IDROSSILE OH-


  • OSSIDO NITRICO NO-


  • DIOSSIDO DI AZOTO NO2-


  • PEROSSIDO LOO-


  • OSSIGENO SINGOLo O2+


  • Altri radicali liberi sono O+ e H-.


    Il radicale libero prodotto in maggiore quantità è l 'anione superossido 02-. Esso reagisce con il perossido di idrogeno H2O2 e forma il pericoloso e potente radicale ossidrile OH- più potente di O2-.

    O2+ si forma per l'esposizione prolungata ai raggi ultravioletti (Sole), provocando non solo danni sulla pelle.


    Un eccesso di radicali liberi può rendere incontrollabile una malattia autoimmune.

    I radicali liberi entrano in gioco costantemente, quando ad esempio camminiamo.

    Nell'attività fisica intensa aumentano di circa 50 volte!

    Essi vengono tamponati efficacemente quando si è giovani ma con il tempo l'azione di eliminazione dei radicali liberi si fa meno efficace.

    Quando prevale la produzione di radicali si viene a determinare un danno, definito stress ossidativo.

    Una delle cause dell'invecchiamento è proprio lo stress ossidativo.

    In pratica, un organismo "stressato" non riesce a neutralizzare l'eccessivo livello di radicali liberi ed è così intossicato da queste sostanze che causano un enorme danno a diversi settori del corpo umano. Così, queste sostanze altamente reattive sono libere di attaccare e danneggiare irreversibilmente le nostre cellule.

    Gli effetti? Un'accelerazione del fisiologico processo di invecchiamento e una lista di almeno 50 malattie, che si allunga di giorno in giorno.

    Lo stress ossidativo fa impazzire il nostro orologio biologico.

    Lo stress ossidativo si può analizzare, permettendo di valutare il reale stato delle nostre difese fisiologiche e di segnalare, in modo precoce, squilibri e tendenze verso gli stati patologici.


    Lo stress ossidativo viene favorito da numerosi fattori.

    Tra i più comuni :
  • fattori chimici (tutti i farmaci di sintesi chimica, le droghe, il fumo, l'alcool e tutte le sostanze inquinanti),
  • fattori fisici (radiazioni da bassa frequenza, rumore, radiazioni ultraviolette e ionizzanti, campi elettromagnetici, radio frequenze, microonde),
  • fattori biologici (vaccini, parassitosi, malattie infettive),
  • fattori mentali (depressione, attacchi di panico, ansia, stress continuo),
  • fattori nutrizionali (disturbi alimentari, errata alimentazione).


    In caso di stress ossidativo si possono osservare precocemente: riduzione della memoria, riduzione della concentrazione, disturbi del sonno, diminuite capacità sessuali, capelli bianchi, calvizie, comparsa di rughe e macchie sulla pelle, diminuzione della massa muscolare ed aumento della massa grassa, riduzione della difesa immunitaria, aumento del rischio cardio vascolare, diminuzione di energia, stress con ansia e depressione.


    Con l'analisi dello stress ossidativo si misurano, nel sangue (plasma, eritrociti e linfociti), i livelli di sostanze antiossidanti che interrompono la catena di reazioni dovute ai radicali liberi; enzimi antiossidanti che distruggono direttamente i radicali liberi; acidi grassi polinsaturi, che sono componenti essenziali per la costruzione delle membrane biologiche e quindi di importanza vitale per la salute cellulare.


    I radicali liberi "vivono" in genere una frazione di tempo piccolissima, qualche millesimo di miliardesimo di secondo, giusto il tempo per far danni!

    Ciò li rende difficilmente rilevabili con le usuali metodiche.

    Qualche anno fa tuttavia il chimico Mauro Carratelli mise a punto un test in grado di valutare il livello ematico di radicali liberi attraverso la misura della capacità ossidante totale del sangue : il d-ROMs test che effettua l'analisi dello stress ossidativo.

    Si effettua utilizzando una goccia di sangue capillare prelevandola da un dito o attraverso un prelievo venoso.

    Determina la concentrazione a livello plasmatico di radicali liberi. Il D-Roms test quantizza lo stato di ossidazione ematico in termini di U.CARR (unità Carratelli) dal nome dell'inventore del test.

    Il valore di 1 U.CARR corrisponde ad una concentrazione di perossido di idrogeno di 0.08 mg%.

    I valori del D-Roms test:
  • Valore di riferimento: 250-300 U.CARR
  • Valore di soglia border line : 300-320 U.CARR
  • Condizione di lieve stress ossidativo : 320-340 U.CARR
  • Condizione di stress ossidativo : 340-400 U.CARR
  • Condizione di forte stress ossidativo : 400-500 U.CARR
  • Fortissimo stress ossidativo : oltre 500 U.CARR
  • Valori inferiori a 250 U.CARR si possono riscontrare in pazienti con trattamento cortisonico o antiossidante

    I radicali liberi sono partecipi a malanni vari : arteriosclerosi, infarto, artriti, invecchiamento, etc.

    Sono presenti inoltre dove c'è cattiva circolazione del sangue, ridotta attività delle ghiandole surrenali, persistente presenza di batteri e di funghi, infezioni croniche.

    In pratica causano la mancata riparazione del danno delle cellule invecchiate o malate, con nuove cellule.

    Tutti gli esseri viventi comprese le piante sono aggredite dalle radiazioni e dai radicali liberi, tutti si difendono dall' aggressione.

    Gli appartenenti al mondo animale con gli antiossidanti endogeni (quelli formati all'interno del corpo) e esogeni con quelli (quelli ingeriti con l'alimentazione).

    Le piante difendono i cromosomi e i loro DNA con le vitamine e flavonoidi contenuti in frutti, fiori, semi e foglie.

    Esiste uno studio approfondito dell'università di Boston sul potere antiossidante dei vari vegetali.

     Al primo posto come antiossidante tra gli antiossidanti c'è la frutta nera tipo uva nera e prugne nere, mirtilli, more, fragole.

    E' stata stabilita una misura del potere antiossidante dei vegetali, ed è stata definita una unità di misura, cui è stato dato il nome di ORAC
(oxigen radical absorbance capacity).


    I cibi sono stati suddivisi in tre gruppi, secondo il potere antiossidante :


1 gruppo
    sono inclusi i cibi che apportano 200 unità ORAC per porzione :
  • Albicocche 3 = 172 unità
  • Melone tre fette = 197 unità
  • Cavolfiore cotto una tazza = 400 unità
  • Pera 1 = 222 unità
  • Pesca 1 = 248 unità
  • Banana 1 = 223 unità
  • Mela 1 = 301 unità
  • Melanzana 1 = 326 unità
  • Cetrioli 1 = 36 unità
  • Pomidori 1 = 116unità
  • Spinaci crudi 1 piatto = 182 unità
  • Fagiolini cotti una tazza = 404 unità.


2 Gruppo
    Alimenti che apportano 500 unità per porzione :
  • Pompelmo rosa 1 = 1188 unità
  • Avocado 1 = 571 unità
  • Kiwi 1 = 458 unità
  • Uvetta nera 1 cucchiaio = 396 unità
  • Cipolla 1 = 360unità
  • Cavoli di Bruxelles cotti 1 tazza = 1384 unità
  • Patata americana 1 = 433 unità
  • Peperone 1 = 529 unità
  • Susina 1 = 626 unità
  • Succo di arancia 1 bicchiere = 1142 unità
  • Patata arrosto 1 = 575 unità
  • Succo di pompelmo 1 bicchiere = 1274 unità
  • Uva nera un grappolino = 569 unità
  • Uva bianca 1 grappolo = 357 unità


3 Gruppo
    Alimenti più ricchi di antiossidanti (1200 unità per porzione):
  • Fragole una tazza = 1170 unità
  • Prugne nere 3 = 1454 unità
  • Arancia 1 = 983 unità
  • Mirtilli 1 tazza = 3480 unità
  • Spinaci cotti 1 tazza = 2042 unità
  • Succo di uva nera 1 bicchiere = 5216 unità
  • More 1 tazza = 1466 unità
  • Barbabietola cotta 1 tazza = 1782 unità
  • Cavolo verde cotto 1 tazza = 2048 unità


    Antiossidanti endogeni (prodotti all'interno del nostro corpo) sono:
  • Superossidodismutasi
  • Glutationoperossidasi
  • Glutationotranferasi
  • Catalasi
  • Melatonina
  • Ceruloplasmina


    Alcuni elementi contenenti sostanze antiossidanti sono le verdure e la frutta in genere tra cui : rosa canina, frutto di Camu Camu (pianta amazzonica), pomodoro (non ripulire la parte gelatinosa e i semi), ananas, arancia, limone, insalate, germogli, germe di grano, prezzemolo, finocchio, cetriolo, carota, melone, zucca, spinaci, broccoli, mango, papaia, albicocche, mirtillo, fragola, pompelmo, cavolfiore, fiori di zucchina, peperoni, porri, invidia, lattuga, mirtilli, more selvatiche, lamponi, ciliege, prugne, albicocche, meloni, mele, cachi, uva nera, peperoncino rosso piccante, radicchio, cetrioli, piselli, rape, patate, cavoli, asparagi, cipolle, pomodori, mandarini, cedri, pompelmi, ribes, fragole, banane, tuorlo d'uovo, riso e pane integrali, bietole, mango, frattaglie, pesci, molluschi.

    Un ottimo alimento per combattere i radicali liberi (per l'alto contenuto di fenoli) è l'olio d'oliva, così come uno degli ortaggi in natura che contiene molti antiossidanti sono i broccoli.

   Via libera quindi ad una alimentazione ricca di tali nutrienti! Mangiarne! Non stancarsi di assumerne! Vi sorprenderete di quanto bene sarete ripagati.

    Essenziale anche l'attività fisica : senza una attività fisica regolare, le difese organiche contro i radicali liberi (compresi gli antiossidanti endogeni naturali come la SOD, glutatione perossidasi e la catalasi), possono indebolirsi troppo al punto tale da non permettere anche agli stessi integratori di agire con piena efficacia.

    Da tutto quanto esposto è evidente l'infinita importanza dei radicali liberi e l'importanza di una dieta antiossidante, ricca di frutta e verdura cruda e fresca, povera di grassi saturi e di grassi idrogenati, fonti molto ricche di radicali liberi.

    Per mantenersi in forma, ogni persona dovrebbe introdurre una quantità di antiossidanti pari a 5000 unità al giorno.

    E' essenziale mangiare il più possibile crudo, la cottura riduce o distrugge il potere antiossidante.

    Molti integratori anti radicali liberi purtroppo vengono distrutti dai potenti acidi dello stomaco essendo "nudi" ovvero non inglobati in altre sostanze che si assumono attraverso i cibi.

    Tra i migliori antiossidanti (antiradicali liberi) disponibili ci sono :

- Re-Integra di International Health-Care (mix eccezionale di vitamina, minerali e componenti anti radicali liberi)

- Max Vit e High Orac di Eurosup

- Nk Life, Lipo, MSM e Oxylift di International Biolife

- No-Oxidant di International Health-Care integratore specifico con soli componenti antiossidanti

- Melatonina Zinco-Selenio Dr. Pierpaoli

    Una potente tecnica contro i radicali liberi è anche la terapia chelante che utilizza delle flebo endovena.



 

 

 

 

Be - CALORIE


        Per eseguire un calcolo preciso del fabbisogno giornaliero di calorie, basta tener conto di alcuni parametri:

  • Sesso
  • Età
  • Peso
  • professione
  • livello di attività fisica



       UN ESEMPIO
    Maura è una ragazza di 35 anni,  pesa 53 Kg; e lavora come segretaria in una azienda di articoli sportivi. La sua grande passione è la bicicletta, con cui percorre 20 km in media per tre volte alla settimana.



ESECUZIONE:

1)  Trovare il Metabolismo Basale:
  • Nella Tabella, in base all'Età e al Sesso, moltiplicare il primo coefficiente per il Peso. E sommare il secondo coefficiente.

  •   METABOLISMO BASALE
    Età
    DONNA UOMO
    18 - 29 14,7 x P + 496 15,3 x P + 679
    30- 59 8,7 x P + 829 11,6 x P + 879
    60-74 9,2 x P + 688 11,9 x P + 800
    >74 9,8 x P + 624 8,4 x P + 819

    P = perso corporeo espresso in Kg

    MB= (8,7 x 53) + 829 = 1290

    2) In base al Lavoro o Professione, valutare il Livello di Attività Fisica (LAF: leggero, moderato, pesante) facendo riferimento alla seguente tabella:

    LEGGERA

    MODERATA

    INTENSA

    impiegati

    personale amministrativo e dirigenziale

    liberi professionisti, tecnici o simili

    casalinghe

    collaboratori domestici

    personale di vendita

    lavoratori del terziario

    lavoratori in agricoltura, allevamento, silvicoltura e pesca

    manovali

    operatori di produzione e di attrezzature di trasporto



    Maura è Impiegata.  LAF= Leggera


    3) Alcune persone, oltre alla attività principale, dedicano parte del loro tempo ad attività motoria per sport, gioco o salute, di cui tener conto nel calcolo delle calorie.
    Si introduce pertanto il concetto di Attività fisica Ludica intesa come:

    … attività in grado di mantenere il tono muscolare e cardiocircolatorio… .
    un adulto sano svolge Attività Ludica se da tre a cinque volte la settimana dedica almeno 20 minuti ad esercizi fisici di intensità sufficiente a provocare una evidente sudorazione.

    Donna Età LAF Attivita Ludica:
    SI
    Attività Ludica:
    No

    18÷59


    leggero

    1,56

    1,42

    moderato

    1,64

    1,56

    pesante

    1,82

    1,73

    60÷74


    1,56

    1,44

    ≥ 75


    1,56

    1,37


    Uomo Età LAF Attività Ludica:
    SI
    Attività Ludica:
    No

    18÷59


    leggero

    1,55 1,41

    moderato

    1,78 1,70

    pesante

    2,10 2.01

    60÷74


    1,51 1,40

    ≥ 75


    1,51 1,33


    Valore LAF di Maura = 1,56


    4) In base al Sesso e all' Età,  trovato il valore del LAF, a secondo se si fa o no Attività Ludica, si moltiplica il Metabolismo Basale per il LAF e si ottiene la quantità di calorie giornaliere necessarie (espresse in kcal/die), per fronteggiare il dispendio energetico.

    FABBISOGNO CALORICO (kcal/die) = MB x LAF.

    Il fabbisogno giornaliero di calorie di Maura è...

    1290 X 1,56 = 2012 kcal



    Un'altro esempio:

    Carlo un meccanico di 27 anni con corporatura robusta (78 Kg), ogni giorno per evitare il traffico nelle ore di punta, va e viene a piedi dal lavoro in un'altro quartiere della città. Di quante calorie ha bisogno?

    Calcoliamo (Consultando le tabelle come prima):

    MB=(15,3 X 78) + 679 = 1872
    LAF= Intensa
    Valore LAF= 2,10

    Fabbisogno di Carlo è... 1872 X 2,10 = 3931 Kcal

    TABELLA delle CALORIE
    negli ALIMENTI

    http://www.idealdieta.it/tabella_calorie/tabella_calorieC.htm

    Alimenti Calorie Quantità
    ACCIUGHE SOTT'OLIO 206 100g
    ALBICOCCHE 28 100g
    ALBICOCCHE SCIROPPATE 63 100g
    ANALCOLOCO 190 1 Bicchiere
    ANANAS FRESCO 40 100g
    ANANAS  SCIROPPATO 64 100g
    ANTIPASTO SALUMI MISTI 288 1 Piatto
    APERITIVO  SUPERANALCOLICO 150/300 1 Bicchiere
    ARACHIDI TOSTATE 598 100g
    ARROSTO MAIALE MAGRO 242 1 Porzione
    ARROSTO VITELLO 330 1 porzione
    BABA' AL RHUM 229 100g
    BACCALA' FRITTO 288 1 porzione
    BANANA 65 100g
    BARBABIETOLE ROSSE 19 100g
    BASTONCINI DI PESCE 191 100g
    BIETE BOLLITE 36 100g
    BIRRA MEDIA 170 1
    BISCOTTI INTEGRALI 425 100g
    BISTECCA AI FERRI 200 100g
    BISTECCA DI MAIALE MAGRO 157 100g
    BOLLITO MISTO 389 1 porzione
    BRANDY 112 1 bicchierino
    BRIOCHES CONFEZIONATE 438 100g
    BRIOCHES BAR 206 1
    BROCCOLETTI AGLIO E OLIO 136 1 porzione
    BROCCOLETTI BOLLITI 32 100g
    BUDINO AL CIOCCOLATO 275 1 porzione
    BURRO 758 100g
    CACCIATORINI 425 100g
    CACHI 65 100g
    CACIOCAVALLO 439 100g
    CACIOTTA FRESCA 263 100g
    CARCIOFI BOLLITI 82 100g
    CALAMARETTI FRITTI 306 100g
    CALZONE 800 1
    100g
    100g
    100g
    100g
    100g
    100g
    100g
    100g
    100g
    100g
    100g
    100g
    100g
    100g




     

     

     


    C- DIGESTIONE

     L'uomo si caratterizza per la sua grande capacità adattiva e questo vale anche per l'alimentazione. Il nostro apparato digerente è storicamente adattato alla digestione di qualunque tipo di cibo. Da sempre l'uomo si è adeguato a mangiare secondo la disponibilità offertagli dell'ambiente circostante e questa disponibilità si è di volta in volta modificata nel corso dei periodi storici e dei luoghi dove si è trovato a vivere.

    Il Dott. Herbert M. Sheldon ha elaborato una teoria delle associazioni alimentari, secondo la quale l'alimentazione adottata ai giorni nostri
    dalla maggior parte delle persone è scorretta perché si basa sul presupposto che il nostro organismo è in grado di assimilare e digerire qualsiasi alimento indipendentemente da come questo viene fornito, e da convinzione, che sarebbe errata, dipenderebbero i numerosi problemi> digestivi di cui soffrono milioni di persone e da cui derivano malattie più gravi come il cancro al colon.

    L'errore di questa teoria è quello di considerare l'evento nutrizionale come imperniato sul momento della digestione e di individuare associazioni corrette o scorrette sulla base del livello di digeribilità delle varie combinazioni. Ma le implicazioni della nutrizione non riguardano solo la digestione. La digeribilità costituisce solo un parametro parziale e insufficiente per valutare un pasto che potrebbe quindi essere facilmente digeribile ma sbilanciato nutrizionalmente o viceversa.

    Affinché il processo metabolico possa avvenire nei migliore dei modi, è necessario che l'organismo disponga dei vari principi nutritivi e questo non è possibile consumando un unico alimento per pasto, poichè pochissimi alimenti contengono le giuste proporzioni di carboidrati, proteine e grassi. Inoltre mantenere separati i macronutrienti può limitare l'assorbimento di alcuni principi nutritivi contenuti negli alimenti. Ad esempio, spremere un po' di succo di limone su una bistecca favorisce l'assorbimento del ferro contenuto nella carne grazie alla vitamina C presente nel succo del limone, mentre, secondo la teoria delle associazioni alimentari, non bisognerebbe unire acidi e proteine. Combinare i cibi è quindi una necessità.

    La digeribilità di un cibo è correlata alla quantità immessa (contenuto di grassi, proteine e carboidrati) e alle modalità di preparazione (fritto, bollito, ecc.).E' ovvio che, a seconda della combinazione alimentare, sarà necessario un tempo digestivo diverso e ci saranno quindi combinazioni più impegnative di altre, ma il nostro apparato digerente risponderà comunque in maniera adeguata a patto che non si sovrappongano fattori negativi come gli eccessi in genere (grassi, quantità, alcool, ecc.).

    Poi bisogna tenere conto del momento in cui consumiamo un pasto: di norma è meglio evitare pasti abbondanti prima di uno sforzo intenso (come un allenamento per esempio), prima di coricarsi o di un'intensa attività intellettiva.

    Comunque è utile conoscere quali sono le associazioni di digestione più impegnativa, così, nel possibile, da evitarle. Ovviamente è possibile trasgredire, ma non più di una regola per pasto.

    1 - Quante calorie?
    Un pasto da 1000 kcal, ineccepibile come combinazione di alimenti, sarà meno digeribile di un pasto da 500 kcal con 2 o 3 combinazioni sfavorevoli.
    Per molti soggetti che hanno il vincolo del sovrappeso, è facile soddisfare il vincolo delle calorie per pasto, ma per uno sportivo o un giovane questo potrebbe non bastare.
    Quante calorie deve contenere un pasto "normale"? Dalle 400 alle 800. Con 3 pasti al giorno, si copre un fabbisogno dalle 1200 alle 2400 kcal.
    Con consumi calorici superiori, bisognerà introdurre degli spuntini.

    2 - Proteine di diversa provenienza
    Ogni tipo di proteina necessita di particolari enzimi che vengono attivati in particolari condizioni di acidità. Assumendo proteine di diversa natura (ad esempio carne e formaggio, uova e carne, uova e formaggio, ecc.) si rallenta la digestione di entrambe.
    Particolarmente deleteria l'associazione di carne e latticini: la caseina del latte tende ad inglobare le proteine della carne rendendola indigeribile e dando luogo a fenomeni putrefattivi.

    3 - Zuccheri e amidi o zuccheri e proteine.
    Le proteine e gli amidi vengono digeriti nello stomaco, mentre gli zuccheri semplici vengono digeriti nell'intestino. Se assunti insieme, gli
    zuccheri permangono nello stomaco il tempo necessario a smaltire gli amidi o le proteine, dando luogo a fermentazioni che ostacolano a loro volta la digestione di amidi e proteine. Quindi è bene evitare l'abitudine del dolce a fine pasto.

    4 - Vino o birra e amidi
    Il vino e la birra sono sostanze che aumentano l'acidità e quindi rallentano la digestione degli amidi, che necessitano di un ambiente alcalino. è bene quindi limitare l'assunzione di queste bevande ai pasti prevalentemente proteici, soprattutto quelli a base di carne e pesce.

    5 - Grassi cotti e alimenti proteici.
    I grassi sono gli alimenti più difficoltosi da digerire e quindi quelli che rallentano maggiormente la digestione degli altri nutrienti.
    La quantità totale di grassi in una dieta equilibrata (cioè con una % di grassi non superiore al 40%), chi ha problemi di sovrappeso, la limita automaticamente.
    I grassi cotti, contenuti nei fritti, nelle carni grasse cotte, ma anche negli alimenti alla cui base c'è un soffritto, rallentano la digestione più di quelli crudi, e quando associati a proteine ne determinano una lunga permanenza nell'intestino favorendone la putrefazione.
    Nei pasti a base di sole proteine e grassi cotti è bene aggiungere molta verdura cruda, per limitare i




    Ca - Digestione dei Carboidrati.


        La digestione dei carboidrati inizia nella bocca: la saliva contiene infatti l'alfa-amilasi (a ptialina) che idrolizza l'amido liberando maltosio e destrine. Tuttavia questa azione assume scarsa rilevanza, sia la scarsa permanenza del cibo in bocca, sia perché l'azione dell'alfa-amilasi si interrompe nello stomaco, poiché l'ambiente acido inattiva l'azione dell'enzima.

    La digestione dei glucidi riprende nell'intestino, dove è l'alfa-amilasi pancreatica a trasformare l'amido in vari tipi di disaccaridi (maltosio, destrine). Scopo di questo processo è l'idrolisi dei disaccaridi, degli oligosaccaridi e dei polisaccaridi nei singoli monosaccaridi che li costituiscono (glucosio, fruttosio, galattosio) , al fine di renderli assorbibili dalla mucosa intestinale.

    Il glucosio viene assorbito con un meccanismo di trasporto attivo mentre il fruttosio viene assorbito passivamente: questo determina un più lento assorbimento del fruttosio e concorre ad abbassare il suo indice glicemico nel sangue.
    Gli zuccheri semplici arrivano quindi al fegato, e vengono trasformati tutti in glucosio. A questo punto il glucosio può seguire diversi destini metabolici: in sostanza, se le scorte di carboidrati sono piene il glucosio viene trasformato in grasso e immagazzinato, altrimenti le scorte vengono ripristinate trasformando il glucosio in glicogeno.

    Non tutti i carboidrati introdotti con la dieta sono digeribili e anche lo stesso amido, specie se crudo, può risultare di difficile digestione. Alcuni vegetali, come i legumi, contengono ad esempio degli oligosaccaridi indigeribili (raffinosio, verbascosio e stachiosio). Analogo discorso per la fibra alimentare, inclusa la cellulosa. La digestione di questi carboidrati è invece possibile per altri animali, come i ruminanti, e per i batteri presenti nel nostro intestino crasso. Tali microrganismi fermentano la fibra alimentare producendo acidi grassi dotati di un effetto lassativo, trofico per la mucosa del colon e prezioso per la salute generale dell'intero organismo.



     

     

     

     

    Cb - Digestione delle Proteine.


        Le proteine sono formate dall'unione di molecole più semplici chiamate amminoacidi che si legano tra loro attraverso legami peptidici. Due molecole di aminoacidi formano un dipeptide, tre un tripeptide e così via. Si parla di polipeptide quanto tale catena è formata da meno di 100 aminoacidi e di proteine quando il numero delle singole unità supera tale soglia.

    Nel corpo umano si riconoscono circa 50.000 diverse molecole proteiche, la cui funzione è determinata dalla loro sequenza aminoacidica.
    Attraverso tutta una serie di reazioni il nostro organismo è in grado di sintetizzare autonomamente le proteine di cui ha bisogno a partire dai singoli aminoacidi contenuti negli alimenti.

    Dal momento che le proteine sono troppo grosse per essere assorbite come tali e trasportate in circolo, alcuni enzimi presenti nel lume del tratto gastrointestinale intervengono nella loro digestione scomponendole nei singoli amminoacidi.

    Digestione delle proteine:
    Durante il processo digestivo la maggior parte delle proteine è ridotta completamente nei singoli aminoacidi. La digestione di queste macromolecole inizia nello stomaco dove l'azione combinata di pepsinogeno ed acido cloridrico porta alla formazione di oligopeptidi (corte catene di aminoacidi formate da meno di dieci unità).

    L'acido cloridrico, oltre a trasformare il pepsinogeno in pepsina, distrugge gran parte della carica batterica, favorisce l'assorbimento del ferro e la sintesi di succo enterico, bile, bicarbonati ed enzimi pancreatici. La secrezione dello stomaco è influenzata da fattori nervosi, (odore, gusto del cibo e condizionamento), meccanici (distensioni delle pareti gastriche), chimiche (presenza di oligopeptidi) e ormonali (gastrina).

    La digestione delle proteine viene completata dalle proteasi intestinali di origine pancreatica (riversate nel duodeno) e prodotte dalla membrana dello stesso intestino (poste sull'orletto a spazzola). Per questo motivo la digestione proteica è normale anche dopo l'asportazione chirurgica dello stomaco.

    Le proteasi si dividono in endoproteasi (idrolizzano i legami peptidici interni alle proteine: chimotripsina, elastasi, tripsina) e esopeptidasi (idrolizzano l'aminoacido terminale della proteina: carbossipeptidasi, amminopeptidasi, dipeptidasi).

    A livello intestinale la digestione delle proteine è completata ed i singoli aminoacidi, dipeptidi e tripeptidi, possono essere assorbiti e trasportati al fegato da carriers specifici. Dopo essere giunti in questa grossa ghiandola i singoli aminoacidi possono:

    • essere utilizzati come tali per svolgere funzioni particolari (intervengono nelle risposta immunitaria, nella sintesi di ormoni e vitamine, nella trasmissione degli impulsi nervosi, nella produzione di energia e come catalizzatori in moltissimi processi metabolici)

    • partecipare alla sintesi proteica, un processo inverso a quello digestivo che ha lo scopo di fornire all'organismo i materiali per la crescita, il mantenimento e la ricostruzione delle strutture cellulari.

    • se presenti in eccesso vengono utilizzati a scopi energetici (gluconeogenesi) o convertiti in grasso di deposito.
    Una piccola quota di proteine presenti negli alimenti non viene assorbita ed è eliminata come tale con le feci (5%). Alcuni peptidi formati da più di tre amminoacidi sono assorbiti mediante transcitosi e come tali possono rappresentare un fattore significativo per lo sviluppo di allergie ed intolleranze alimentari.

    Solo nel neonato è possibile l'assorbimento di proteine intere, non digerite. Tale fenomeno è fondamentale per l'assorbimento degli anticorpi trasmessi attraverso il latte materno.



     

     

     

     

    Cc - Digestione dei Grassi.


        Con la dieta introduciamo lipidi sottoforma di:

    trigliceridi (98%),
    colesterolo, fosfolipidi e vitamine liposolubili (2%).

    Un trigliceride è costituito da una molecola di glicerolo esterificata con tre acidi grassi.


    La digestione dei lipidi è profondamente condizionata dalla loro scarsa solubilità in acqua, che rappresenta l'elemento fondamentale all'interno del tubo digerente. Così, quando si trovano nell'ambiente acquoso dato da saliva, secrezioni gastriche, intestinali, pancreatiche e
    biliari, i grassi si aggregano tra loro, separandosi dal mezzo acquoso.

    Nel lume dello stomaco i lipidi si riuniscono in macromolecole isolate dalla componente idrofila del chimo, un po' come succede nel brodo dove le gocce lipidiche si separano dalla parte acquosa.
    Tale caratteristica complica enormemente i processi digestivi, poiché gli enzimi deputati alla digestione dei grassi, essendo idrosolubili, riescono ad aggredire solamente i lipidi di superficie, senza riuscire a penetrare all'interno della goccia. La loro efficacia è quindi modesta.

    Nello stomaco la lipasi gastrica attacca i trigliceridi, staccando uno dei tre acidi grassi, con conseguente formazione di acidi grassi liberi e digliceridi. L'efficacia digestiva di questo enzima è fortemente ridotta dalla natura idrofobica dei lipidi e dalla forte acidità gastrica.
    Nelle 2-4 ore in cui il cibo rimane nello stomaco questo enzima, insieme alle lipasi salivari, digerisce circa il 10-30% dei lipidi alimentari.


    Nel duodeno (tratto iniziale dell'intestino tenue) viene riversato un enzima, chiamato lipasi pancreatica, che ricopre la medesima funzione della lipasi gastrica e salivare. La sua azione digestiva è però facilitata dai sali biliari presenti nella bile e dalla leggera basicità che caratterizza il lume intestinale.
    I sali biliari sono sintetizzati dal fegato a partire dal colesterolo e, a differenza del loro precursore, sono molecole anfipatiche. I sali biliari sono infatti formati da una componente liposolubile e da un'altra idrosolubile, con tanto di cariche negative rivolte verso la parte esterna (si definisce anfipatica o anfifilica, una molecola contenente un gruppo idrofilo ed uno idrofobo; l'esempio più classico è dato dai fosfolipidi che costituiscono la membrana cellulare).

    Dopo essere stati immessi nell'intestino, i sali biliari vanno ad inserirsi nelle gocce lipidiche con la loro porzione liposolubile. In questo modo riducono la coesione tra i vari trigliceridi, facilitando enormemente l'attività digestiva delle lipasi pancreatiche. Contemporaneamente il continuo rimescolamento del contenuto intestinale, favorito dalle contrazioni peristaltiche, contribuisce alla scissione delle gocciolone lipidiche in molecole molto più piccole.


    L'intero processo, che prende il nome di emulsione, è irreversibile (grazie alla carica elettrica negativa della componente idrosolubile dei sali biliari che respinge le varie molecole lipidiche).

    Quando sbattiamo con una forchetta (peristalsi intestinale) una sospensione di olio ed acqua, le due fasi, dopo essersi temporaneamente associate, tornano rapidamente a separarsi. Nell'intestino la riaggregazione lipidica è inibita dai sali biliari e da altre molecole tensiottive.

    Grazie a questa riduzione delle gocce lipidiche, la superficie di contatto delle lipasi con i substrati aumenta notevolmente ed insieme ad essa anche l'efficacia digestiva di questi enzimi. L'adesione delle lipasi alle goccioline di grasso è ostacolata dallo strato di sali biliari che circonda la goccia lipidica; per questo motivo la digestione dei grassi richiede la presenza di un'ulteriore enzima pancreatico, chiamato colipasi, che aumenta l'adesione della lipasi alle goccioline lipidiche.

    A differenza della lipasi gastrica, quella pancreatica stacca dal trigliceride non uno ma due acidi grassi, con formazione di monogliceridi ed acidi grassi liberi.

    I prodotti finali della digestione lipidica sono gli acidi grassi liberi, i monogliceridi ed i lisofosfolipidi derivanti dalla digestione dei fosfolipidi (digeriti da una fosfolipasi presente nel succo pancreatico).

    Mano a mano che questi composti si formano, escono dalle gocce e si raccolgono, insieme a colesterolo, sali biliari e lisofosfolipidi, in piccolissime strutture solubili, chiamate micelle, che li veicolano fino agli enterociti deputati al loro assorbimento. Nella composizione delle micelle non entrano a far parte gli acidi grassi a corta e media catena che, in virtù della maggiore idrosolubilità, rimangono nel mezzo
    acquoso.

    I sali biliari sono essenziali sia per la digestione dei lipidi, grazie alle loro proprietà emulsionanti, sia per il loro assorbimento, poiché intervengono nella formazione delle micelle lipidiche.

    Se la bile non venisse riversata nell'intestino buona parte dei grassi assunti con gli alimenti passerebbero nelle feci in forma non digerita (steatorrea)

    Il colesterolo libero e le vitamine liposolubili vengono assorbiti come tali, senza subire particolari processi digestivi (per essere assorbito, il colesterolo esterificato viene idrolizzato a colesterolo libero + acido grasso dall'esterasi pancreatica).



     

     

     

     

    Cd - La cattiva digestione (Dispepsia).


       

    Con il termine dispepsia dispepsia (dal greco dys-pepsia, ossia "cattiva digestione") si fa riferimento ad una condizione sommariamente descritta come "cattiva digestione".
    Si stima che circa il 30-40% degli italiani soffra di disturbi digestivi. Il forte aumento e la capillare diffusione di questo problema nei Paesi industrializzati testimonia come la dispepsia sia un disturbo legato alle abitudini di vita e dietetiche tipiche del mondo occidentale.

    I sintomi tipici della dispepsia si localizzano nella parte superiore dell'addome e comprendono:

    • bruciori di stomaco
    • rigurgito acido
    • eruttazioni
    • alitosi
    • dolore alla parte alta dell'addome
    • senso di digestione lunga e laboriosa
    • intolleranza a grassi, fritti, carne e uova
    • A questi sintomi se ne aggiungono altri di meno comuni come cefalea, tosse, difficoltà alla deglutizione (disfagia) e a volte vomito
    • alimentare
    Cause di dispepsia possono essere:
    • uso di medicinali (antinfiammatori non steroidei o FANS come l'aspirina, ferro, teofillina ecc.)
    • helicobacter pylori;
    • ulcera gastrica (allo stomaco);
    • gastriti (infiammazioni della mucosa interna dello stomaco);
    • cattiva alimentazione (dieta);
    • obesità;
    • malattia da reflusso gastroesofageo ;
    • Abuso di fumo e alcol.
    Curare la dispepsia:
    • Effettuare una visita medica specializzata che consenta di ottenere una diagnosi precisa (ad es. gastroscopia, pasto opaco, esami del sangue ecc.)
    • Curare eventuali malattie organiche come ulcere, calcolosi delle colecisti e delle vie biliari, celiachia ecc.
    • Eliminare o perlomeno ridurre fattori di rischio come l'assunzione di Fans, l'obesità, il fumo l'alcol, la sedentarietà e il sovrappeso.
    Se tolti tutti questi problemi rimangono le difficoltà digestive si parla di dispepsia funzionale, ovvero di una forma di malattia non legata a cause organiche (disturbi dispeptici di natura benigna). In ogni caso esistono delle cure farmacologiche molto efficaci specifiche per i sintomi avvertiti. La sindrome dell'intestino irritabile è molto simile alla dispepsia. Si tratta di una malattia con una componente genetica e psicologica importante caratterizzata da due importanti fattori:
    • disturbo della motilità gastroenterica ed alterazione della peristalsi (incapacità dell'apparato digerente nel far avanzare efficacemente il suo contenuto);
    • ipersensibilità viscerale (l'individuo è spesso pienamente consapevole dei sintomi che avverte e percepisce chiaramente la malattia).
    • Lo stress è sicuramente una concausa importantissima, tanto che si parla di sindrome dell'intestino irritabile come di una malattia a forte componente psicosociale. Nella cura di questa patologia sia la psicoterapia che gli psicofarmaci sono considerati elementi molto importanti.

    PRIMO PROBLEMA: ECCESSO DI CIBO


    La digestione è un processo complesso, che richiede molta energia all'organismo (circa il 15% del fabbisogno calorico quotidiano).
    La ripartizione del cibo in diversi pasti ha lo scopo di rendere più agevole la digestione impedendo al tempo stesso la comparsa di incontrollabili attacchi di fame.
    Condensare tutto il cibo in un unico pasto sarebbe invece come concentrare il lavoro di una giornata intera in poche ore, sicuramente il rendimento sarebbe molto basso ed i nervi non reggerebbero allo stress.
    Al contrario concedersi una pausa rigenerante ogni tanto aiuterebbe a ritrovare energie e concentrazione per affrontare al meglio gli impegni lavorativi. Lo stesso risultato si può ottenere consumando 3 pasti principali (colazione, pranzo, cena) eventualmente affiancati da uno o più spuntini. In questo modo i problemi digestivi scompaiono o perlomeno vengono considerevolmente ridotti.

    La massima quantità di cibo ingeribile in un singolo pasto va dunque calibrata anche in base agli impegni successivi all'assunzione del cibo.
    Se per esempio si avverte un forte "buco allo stomaco" un'ora prima di iniziare un'attività fisica o mentale molto intensa è bene consumare uno spuntino veloce, facilmente digeribile e non troppo calorico.

    Per un soggetto normopeso di 75 kg un pasto non dovrebbe orientativamente superare le 600-800 kcal. Una persona particolarmente attiva come uno sportivo potrebbe tuttavia non riuscire a rispettare tale vincolo anche dividendo uniformemente le calorie nei tre pasti principali. In questo caso il consumo di spuntini è l'unica soluzione per ridistribuire al meglio l'assunzione calorica nell'arco della giornata.

    è interessante notare come vengano utilizzate le calorie e non i grammi per quantificare la massima dose di cibo consumabile ad ogni pasto. Non < a caso, generalmente,sono proprio gli alimenti più calorici a causare i maggiori problemi digestivi.


    SECONDO PROBLEMA: dieta dissociata

    In realtà più che di vere e proprie diete si tratta di mode alimentari che, a causa di innumerevoli errori di valutazione, non hanno riscontrato un largo consenso tra medici e professionisti del settore.

    Anche per illustrare questo principio possiamo utilizzare il paragone con l'attività lavorativa di una persona. Immaginiamo dunque che un impiegato debba svolgere diversi compiti durante la giornata. Organizzando il tutto meticolosamente e dedicando il giusto tempo ad ogni problema il nostro abile lavoratore riuscirebbe con tutta probabilità a districarsi agevolmente tra le varie faccende. Al contrario saltando continuamente da un compito all'altro nella sua mente si genererebbe non poca confusione ed i vari problemi risulterebbero di difficile
    soluzione.

    Per lo stesso motivo un'unica abbuffata completa di primo secondo, frutta, dessert e caffè causerebbe non pochi problemi al nostro apparato digerente. Tuttavia, fortunatamente, alcuni lavoratori hanno una buona elasticità mentale che gli consente di saltare con successo da un problema all'altro. Allo stesso modo entro un certo limite anche il nostro organismo riesce a districarsi nella digestione di alimenti di diversa natura.

    La composizione del pasto in termini di macronutrienti è infatti importante in quanto i vari alimenti che mangiamo richiedono processi digestivi fra loro contrastanti o addirittura opposti. Studiando tali associazioni, è stata stilata una lista di combinazioni alimentari sfavorevoli, la cui simultanea digestione crea qualche problema all'organismo.

    --PROTEINE E CARBOIDRATI: gli enzimi digestivi che intervengono nella digestione di queste due classi di nutrienti sono in competizione tra loro. Le proteine necessitano infatti di un ambiente acido per essere digerite mentre i carboidrati hanno bisogno di un ambiente basico.
    L'assunzione di proteine insieme ai carboidrati provoca quindi un arresto della digestione di entrambi, dato che i carboidrati, costretti a rimanere più a lungo del necessario nello stomaco, danno luogo a processi putreffativi.
    Quanto più i carboidrati sono semplici o ad elevato indice glicemico (zucchero, frutta zuccherina, dolci, miele ecc.) e tanto maggiori saranno i problemi digestivi.

    --ACIDI E CARBOIDRATI: cibi e bevande acide (vino, birra, aceto, frutta acidula, succhi di frutta ed alcune bevande zuccherate), tendono ad abbassare il pH gastrico ostacolando la digestione dei carboidrati. Tali alimenti sono invece indicati per favorire la digestione di un pasto proteico dato che, come abbiamo già visto, le proteine vengono digerite meglio in un ambiente acido.

    --Grassi E PROTEINE: soprattutto i grassi cotti tendono a rallentare i tempi di digestione delle proteine nell'intestino dando luogo a processi putrefattivi che possono essere bilanciati soltanto dalla contemporanea assunzione di verdura cruda.

    --FRUTTA: possiamo dividere questa categoria di alimenti in due grandi gruppi:
    -la frutta acidula (limoni, meloni, albicocche, arance, mele, ciliege)
    -e la frutta zuccherina (cachi, uva, fichi, datteri, castagne).
    Dato che la prima aumenta l'acidità gastrica contrastando la digestione degli zuccheri presenti nella seconda, sarebbe bene non associare mai tra loro questi due tipi di frutta.

    L'osservanza scrupolosa di tali regole conduce, per forza di cose, ad un impoverimento della dieta, sia sotto l'aspetto qualitativo che quantitativo. Se da un lato è vero che la dieta italiana è ricca di incongrue associazioni alimentari, dall'altro è anche vero che spesso il limite calorico si dimostra ben più importante della corretta combinazione degli alimenti.
    Chi mangia male ed è in sovrappeso ha più probabilità di soffrire di problemi digestivi rispetto ad un normopeso che segue una dieta bilanciata. Occorre dunque seguire alcune norme importanti in campo dietetico come la riduzione di grassi (in particolar modo di quelli saturi) a favore di fibre, vitamine ed antiossidanti di cui frutta e verdura cruda sono particolarmente ricche. Il pesce rispetto alla carne, oltre ad avere un profilo lipidico migliore, è meno ricco di tessuto connettivo e quindi più facilmente digeribile.
    Non basta mangiare meglio, bisogna sforzarsi di mangiare più volte al giorno e oltre ai tre pasti principali (colazione, pranzo e cena) inserire eventualmente uno spuntino a metà mattina e pomeriggio.


    TERZO PROBLEMA: SCARSA QUALITA' DEGLI ALIMENTI

    Purtroppo in molti casi la qualità degli alimenti non va di pari passo ne con le possibilità economiche del consumatore né con le sue conoscenze dietetiche. D'altro canto l'industria alimentare, al pari delle altre attività commerciali, non è certo immune dalle ambizioni di guadagno e questo il più delle volte va a discapito della qualità dei loro prodotti.

    Spesso servono notizie sconcertanti come gli anabolizzanti nella carne, il mercurio nel pesce o la diossina nei polli per risvegliare momentaneamente lo spirito critico del consumatore. In realtà basterebbe conoscere le reali proprietà degli additivi chimici o di altre sostanze utilizzate in campo alimentare per stare alla larga da molti dei numerosi prodotti esistenti in commercio.

    Se queste sostanze prese singolarmente in dosi limitate sono del tutto innocue, la stessa cosa non si può dire se il loro consumo perdura a lungo o se vengono assunte per anni addizionandole ad altri additivi chimici.

    La frittura degli alimenti sviluppa, per esempio, numerose sostanze tossiche, in relazione al tipo di olio utilizzato ed alla temperatura di cottura. Un chilo di carne alla griglia contiene invece all'incirca lo stesso quantitativo di benzopirene (un idrocarburo estremamente cancerogeno) presente in 600 sigarette.

    La combinazione tra sostanze tossiche, additivi chimici ed alimenti di scarsa qualità porta inevitabilmente ad una intossicazione dell'organismo i cui sintomi, facilmente osservabili, comprendono dermatiti, aumento del peso corporeo, stanchezza, cefalea e problemi digestivi. Il consumo regolare di frutta e verdura abbinato ad un po' di attività fisica aiuta invece a ridurre l'assorbimento di tali sostanze favorendone, al tempo stesso, l'eliminazione.

    Cose da fare per prevenire l' indigestione
    - Masticare bene il cibo. Ogni boccone di cibo dovrebbe essere masticato 20-30 volte.
    - Mangiare poco e spesso. Grandi quantità di cibo possono sovraccaricare l' apparato digerente, perciò è meglio evitare di mangiare troppo in
    una sola volta.
    - Rendere appetitosi i pasti. L' aspetto di un pasto saporito aumenta la secrezione dei succhi digestivi favorendo quindi una migliore
    digestione.
    -ALCUNI ALIMENTI CONSIGLIATI PER FAVORIRE LA DIGESTIONE: carciofo, cavolo, crusca, finocchio, melissa, menta, e genziana.

    Cose da non fare
    - Non mangiare tardi la sera, mai più tardi delle 20.
    - Non bere eccessivamente durante i pasti, al massimo un bicchiere a pasto.
    - Non assumere farmaci da banco contro l' indigestione, a meno che non ve lo consigli il medico, gli antiacidi riducono l' efficienza della
    digestione.
    - Non mangiare mentre si lavora, il pasto deve essere un momento privo di stress, evitare le distrazioni come la lettura o la televisione durante i pasti.
    - Non mangiare in fretta, fare in modo da gustare il cibo con tranquillità, qualche minuto di relax dopo il pasto.



























     

    25.12.2016