Ovvero i comandamenti morali universali che superano ogni credo, paese, età, tempo: Autocontrollo che purifica la mente.

    Gli yama possono venire compresi e praticati al livello dell’azione, della parola e dell’intenzione. Questi tre livelli vanno dal più materiale al più metafisico, dal più terreno al più aulico, dal più basso al più alto. Per coltivare i principi morali è buona norma partire dal basso, agendo sul livello dell’azione. Con la pratica poi si rifletterà sul piano prima della parola e poi dell’intenzione.

    Gli yama sono visti come l’inizio del percorso Yoga, ma in verità sono anche la sua fine. Questi precetti etici e morali sono legati indissolubilmente gli uni agli altri. Allo stesso modo “gli otto stadi dello Yoga”, anche se è chiara l'esposizione progressiva, in verità sono “gli otto arti dello yoga”, che rappresentano il carattere organico della struttura dello yoga.
Haimsa:
Non-violenza, non-nocività: eliminare una parola ingiusta, un pensiero cattivo, un sentimento di ostilità, di aggressività, senza cadere nella passività. Lo yogi crea attorno a se un mondo di armonia e di pace. Di fronte allo yogi cade ogni forma di inimicizia e di aggressività.

Satya:
Non-falsità, verità, sincerità, veridicità. Deve essere praticata per non permettere ad altri di avere nei nostri confronti atteggiamenti di falsità ed ipocrisia. Con la pratica yoga si acquisisce il senno (viveka) che sa quando dire una pietosa menzogna.

Asteya:
Non rubare. Non desiderare beni altrui, né con gli atti, né con le parole, né col pensiero. Ciò è per fare in modo che, quando egli lo desideri, tutte le cose vengano a lui.

Brahmacharya:
Condotta di vita pura e morigerata. Autocontrollo sessuale. Si fa uso della funzione sessuale a tempo e a luogo, eliminando i pensieri sessuali invadenti, parassiti e paralizzanti, vere tossine mentali evocate dalla mente particolare. L' erotismo invece (conoscere il bello ed il divino in ogni essere vivente, l'abbattimento di ogni barriera e limitazione egoica) carica la mente di energia che si può dirigere tanto verso se stessi che verso gli altri.

Aparigraha:
Non accettare, non ricevere, non accumulare, non essere possessivi. Distacco: Con la comprensione delle leggi naturali della vita, lo Yogi riesce ad afferrare la vanità dell' attaccamento ai beni materiali, riesce a vivere una vita semplice. Egli si rende conto che lo spirito di possesso nuoce all' indipendenza della mente. Scopre che amare non significa "impossessarsi di ...", chi riceve un dono il suo cuore diventa impuro, perde la sua indipendenza, si sente legato, attaccato a persone che potrebbero essere subdole e false.

 

 

 

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