A- NUTRIENTI
Aa -MacroNutrienti
In ogni alimento possono essere presenti, in proporzioni variabili,
alcune decine di nutrienti indispensabili all'organismo
per il mantenimento della vita, la sua crescita ed il rinnovamento
delle sue strutture. I macronutrienti sono disponibili negli
alimenti in maggior quantità.
Aa1- Carboidrati
I carboidrati sono la fonte energetica principale soprattutto
durante l'attività fisica intensa. Intervengono nella formazione
di acidi nucleici e strutture nervose. Trasformati in glucosio
i carboidrati possono andare incontro a tre diversi processi
metabolici:
-possono essere utilizzati dalle cellule per produrre
energia
-possono essere immagazzinati nelle riserve epatiche
e muscolari sotto forma di glicogeno
-possono essere trasformati in grasso e depositati come
tale, qualora le scorte di glicogeno siano sature
Sottoforma di glicogeno, tuttavia, le riserve sono abbastanza
limitate, quantificabili nell'ordine di 380-500 grammi.
Se tali scorte glucidiche vengono ossidate liberano circa
2000 Kcal, sufficienti a mala pena per sostenere il fabbisogno
energetico a digiuno e a riposo per 24-48 ore. Nell'individuo
fisicamente attivo tali riserve si esauriscono con maggiore
rapidità, indicativamente nel giro di 16-20 ore.
I depositi lipidici dell’organismo sono invece molto più abbondanti.
Un individuo in buona forma fisica possiede infatti circa
12 Kg di massa grassa, che al momento del bisogno possono
liberare fino a circa 100.000 Kcal.
L’organismo "preferisce" accumulare riserve energetiche sottoforma
di lipidi anziché di carboidrati per due motivi: innanzitutto
perché i lipidi sono più energetici (9 Kcal/g contro le
4 Kcal/g dei glucidi); inoltre nei depositi adiposi è presente
pochissima acqua.
I carboidrati o glucidi li troviamo soprattutto negli amidi,
nei cereali, nel pane, nei legumi, nei frutti, nelle patate,
nel miele, nella farina, nella frutta secca e nelle marmellate.
Essi si dividono in due principali categorie:
- gli zuccheri o carboidrati semplici (monosaccaridi
e disaccaridi)
- gli amidi o carboidrati complessi (oligosaccaridi
e polisaccaridi)
I carboidrati semplici sono composti da una molecola di zucchero
elementare, da cui il termine monosaccaridi, o dal legame
di due monosaccaridi, che conferisce loro il termine disaccaridi.
Sono carboidrati semplici, ad esempio: il fruttosio, il
glucosio ed il galattosio (monosaccaridi), ma anche il saccarosio,
il lattosio ed il maltosio (disaccaridi).
I carboidrati, composti da un'unione di 3 - 10 unità di zuccheri
semplici, sono denominati oligosaccaridi.
I carboidrati più complessi, quelli composti da un elevato
numero di unità di monosaccaridi, che possono essere diverse
migliaia, sono denominati polisaccaridi.
Sono carboidrati complessi, appartenenti al gruppo degli
oligosaccaridi:
- le maltodestrine, che sono costituite da brevi catene
di molecole di glucosio, il che le rende facilmente
digeribili ma non così rapidamente come gli zuccheri
semplici; grazie a tale caratteristica, le maltodestrine
assicurano un rilascio di energia lento e duraturo nel
tempo, e sono per questo molto indicate come integratore
da assumere durante gli allenamenti;
- i frutto-oligosaccaridi (FOS) ed i galatto oligosaccaridi
(GOS), che sono composti da molecole di fruttosio e
galattosio; non essendo completamente digeribili, questi
nutrienti giungono intatti nella parte finale dell’intestino
(colon), dove sono utili per la selezione dei batteri
benefici, utili all’organismo.
Troviamo invece i polisaccaridi negli alimenti ricchi di
amidi (cereali, patate e molti altri tipi di vegetali).
Gli Zuccheri semplici tendono a creare fluttuazioni improvvise
del livello di glucosio nel sangue (glicemia) - con l'effetto
di far innalzare notevolmente i livelli di energia per un
lasso di tempo limitato, salvo poi farli abbassare drasticamente.
I carboidrati complessi, (molecole composte da sequenze
concatenate di zuccheri semplici), durante i processi digestivi
vengono demoliti a unità semplici per poter essere assorbiti.
Proprio grazie a questo meccanismo, i carboidrati complessi
forniscono energia più lentamente, ma per periodi più prolungati,
evitando le sopra indicate fluttuazioni di zuccheri nel
sangue.
I carboidrati rappresentano in genere la quota più consistente
della razione alimentare, variando mediamente dal 50% all'80%
del totale giornaliero, in base al fabbisogno e alle esigenze
individuali.
Il ruolo primario dei carboidrati, o idrati di carbonio,
è quello di fornire energia all'organismo. Tali nutrienti
rappresentano un substrato energetico ideale per più ragioni.
1) Innanzitutto perché dal loro metabolismo non si formano
prodotti intermedi o sottoprodotti potenzialmente dannosi,
al contrario di quanto avviene durante il catabolismo degli
altri nutrienti. Da quello dei lipidi si formano infatti
i corpi chetonici (acidosi), da quello delle proteine l'ammoniaca
(tossica) e da quello dell’alcol l'acetaldeide (anch'essa
nociva per l'organismo).
2) Alcuni tessuti (in primis quello nervoso) utilizzano
il glucosio come fonte elettiva di energia. Solo in condizioni
di digiuno prolungato il cervello ricorre ai corpi chetonici
per soddisfare le proprie esigenze energetiche.
3) La disponibilità di carboidrati come substrato energetico
consente di risparmiare le proteine corporee. L'organismo,
infatti, è privo di riserve proteiche da utilizzare a scopo
energetico.
Nonostante tutte queste preziose funzioni, i carboidrati
non sono nutrienti essenziali, almeno in senso stretto.
L’organismo, infatti, è in grado di sintetizzare glucosio
da diversi aminoacidi, dall'acido lattico e dal glicerolo,
secondo una via metabolica detta gluconeogenesi. Tuttavia,
una dieta troppo povera di carboidrati provoca un eccessivo
catabolismo dei grassi e delle proteine tessutali.
La conseguenza di una eccessiva ossidazione lipidica è
l’accumulo in circolo di corpi chetonici. Queste sostanze
sono sintetizzate dagli epatociti a partire dall’acetil-CoA
prodotto dall’ossidazione degli acidi grassi. In condizioni
normali la sintesi di corpi chetonici è minima ed i piccoli
quantitativi prodotti sono utilizzati a scopo energetico
da vari tessuti, come i muscoli ed il cuore. Quando invece
è in atto un forte catabolismo dei grassi, per esempio in
caso di dieta ipoglucidica o di digiuno prolungato, i corpi
chetonici, prodotti in eccesso, si accumulano nel sangue
(chetonemia) causando acidosi. Tale eccesso viene eliminato
con le urine (chetonuria); tuttavia, passando nell'urina,
i corpi chetonici attirano molta acqua per osmosi, con conseguente
disidratazione dell’organismo.
Un eccessivo catabolismo delle proteine porta a conseguenze
diverse ma altrettanto gravi: deficit strutturale e funzionale;
formazione di ammoniaca (che dev'essere convertita in urea
dal fegato ed eliminata con le urine, con conseguente superlavoro
epatico e renale); disidratazione dell’organismo.
ASPARTAME
Il gusto dell’aspartame, descritto come “pulito e dolce”
rivela che il sapore è simile a quello degli zuccheri naturali;
inoltre, alcuni aromi presenti nei cibi e nelle bevande
sono potenziati o prolungati in presenza di aspartame, soprattutto
quelli dei frutti acidi (come arancia e limone). Questa
proprietà viene sfruttata nei chewing gum, dove gli aromi
possono essere prolungati per un tempo 4 volte superiore.
Il potere edulcorante dell'aspartame è 160-220 volte maggiore
rispetto al saccarosio, mentre l'apporto calorico è più
o meno equivalente (4 Kcal/grammo, come qualunque proteina).
Di conseguenza, bastano pochissime quantità di aspartame
per dolcificare cibi e bevande, con un notevole risparmio
calorico, utile per chi vuole tenere sotto controllo l'introito
energetico della dieta (bisogna comunque sorridere dinanzi
alle tante persone che al bar ingurgitano in fretta e furia
un paio di paste, dolcificando poi il caffè con aspartame
per risparmiare qualche caloria).
L'aspartame presenta il grosso vantaggio di non alterare
in maniera significativa la glicemia ed è per questo ben
tollerato anche dalle persone diabetiche, che devono necessariamente
ridurre il consumo dello zucchero tradizionale. Si tratta
inoltre di una sostanza acariogena che, diversamente dal
saccorosio, non provoca carie. Tuttavia, la possibilità
di idrolizzare o ciclizzare a dichetopiperazina se esposto
a lungo ad alte temperature, ne limita alcune applicazioni
(sui dolcificanti a base di aspartame viene riportata l'avvertenza
"non sottoporre a cottura") e lo rende controindicato in
gravidanza ed allattamento (la dichetopiperazina è tossica
per il feto).
Scienziati di tutto il mondo ne hanno accertato la sicurezza
mediante esperimenti su animali ed uomini. Una volta ingerito,
l'aspartame è rapidamente metabolizzato nei suoi tre componenti:
Acido aspartico, Fenilanina e Metanolo. Questi prodotti
del metabolismo sono stati spesso oggetto di discussione
riguardo la potenziale tossicità. Tuttavia, stiamo parlando
di sostanze normalmente presenti nella dieta, e solo in
casi rari:
Gli individui affetti da fenilchetonuria (malattia genetica
rara in cui non si metabolizza la fenilalanina) l’uso di
aspartame dev'essere limitato. Per tale motivo i dolcificanti
e gli altri prodotti alimentari o dietetici contenenti aspartame
devono riportare l'avvertenza "contiene una fonte di fenilalanina".
L’aspartame produce circa il 10% di metanolo (una sostanza tossica)
in peso rispetto alla dose ingerita, un valore, questo,
ben al di sotto di quello assunto mediante il consumo di
frutta, verdura e succhi. Tuttavia, molte delle controversie
sulla presunta neurotossicità dell'aspartame (turbe dell'equilibrio,
disturbi dell'umore, nausea, cefalea, visione indistinta)
riguardano proprio la liberazione di metanolo; i più a rischio
sarebbero i bambini. Sulla base dei risultati delle ricerche
condotte, la dose giornaliera accettabile (DGA) dall’agenzia
JECFA (Joint FAO/WHO Expert Committee on Food Additives)
è di 40mg/kg di peso corporeo (FAO= Food and Agricolture
Organization; WHO = World Health Organization). Essendo
200 volte circa più dolce dello zucchero, per una persona
di 60 kg una ADI di 40mg/kg equivale a 480g di saccarosio
giornaliero (il che comporterebbe la precoce comparsa di
svariate malattie metabiliche legate all'obesità , come
iperlipidemia, insulino resistenza, problemi cardiocircolatori
e maggiore suscettibilità ad alcune forme tumorali). Nei
prodotti alimentari, l'aspartame è spesso indicato con la
sigla E951. Negli ultimi anni, sulla scia delle insistenti
ricerche scientifiche inerenti la presunta tossicità (che
a dire il vero si ripetono, tra conferme e smentite, ormai
da moltissimi anni), l'aspartame è stato sempre più spesso
sostituito da altri dolcificanti artificiali, come il sucralosio.
SUCRALOSIO
Dolcificante non calorico, noto anche come Splenda®
E' circa 600 volte più dolce dello zucchero, quindi ne sono necessarie
quantità minime per dolcificare alimenti e bevande.
Anche se è a base di zucchero, non è riconosciuto dal corpo come
un carboidrato e quindi ha zero calorie. Il sucralosio non
causa problemi ai denti. Il sucralosio non è utilizzato
come sorgente di cibo dai batteri orali che causano la carie
dentaria.
Può essere utilizzato con sicurezza da tutta la famiglia compresi
bambini, donne in gravidanza o in allattamento e anche persone
affette da diabete.
Alimenti e bevande a basso contenuto calorico e dall'ottimo gusto
sono dolcificati con Sucralosio. L'esclusiva combinazione
del suo sapore simile allo zucchero, e il fatto che il Sucralosio
mantenga la sua dolcezza (cioè non si decomponga), ha consentito
una gamma molto vasta di prodotti a basso contenuto calorico.
Aa2- Proteine
Dal greco “PROTEIOS” (primario).
Le proteine sono alla base della vita stessa: essenziali
per la pelle, per i capelli, per le ossa, producono ormoni,
permettono un ottimale funzionamento del sistema immunitario
e, nel caso degli sportivi, sono essenziali per la crescita
muscolare.
Una carenza della quota proteica, quindi, indurrà uno squilibrio
di tutti gli eventi sopra citati, fondamentali per la vita
e per la crescita. Qualora, infatti, l’apporto nutrizionale
non sia dei migliori, le proteine vengono sacrificate a
scopo energetico e questo avviene tramite il catabolismo
muscolare, che impedirà qualsiasi aumento di massa muscolare.
Sono sostanze organiche costituite da quattro elementi
principali: Carbonio, azoto, ossigeno ed idrogeno. Apportano,
come per i carboidrati, circa 4 kcal per grammo e ricoprono
un grande numero di funzioni vitali per l’organismo, come:
- processi plastici: ovvero costruire tutti i tessuti
che sono soggetti a continue demolizioni e sintesi,
primi tra tutti i muscoli;
- processi regolatori: essendo le proteine precursori
di ormoni, neurotrasmettitori, enzimi ed altre molecole
di importanza biologica, ne regolano la produzione ed
il funzionamento nell’organismo;
- processi energetici: l’organismo può trasformare
le proteine in energia attraverso la loro scissione
in aminoacidi e la rimozione della parte azotata, dando
luogo alla loro conversione in glucosio.
Ma in una alimentazione bilanciata questo ruolo è marginale.
Questo processo è invece attivo durante il digiuno prolungato
quando gli aminoacidi a catena ramificata (leucina,
isoleucina, valina) vengono degradati a scopi energetici
o durante un'attività fisica prolungata e/o molto intensa.
Bruciando un grammo di proteine si sviluppa un calore
medio di 5,65 Kcal. Tuttavia, poiché il nostro organismo
non è in grado di utilizzare l'azoto in esse contenuto
il loro potere energetico si riduce, e poiché viene
assorbito il 92% delle proteine introdotte con la dieta
(il 97% di quelle animali ed il 78% di quelle vegetali),
ne consegue che le proteine forniscono al nostro corpo
in media 4 Kcal per grammo.
Pur esistendo numerosissimi aminoacidi presenti negli organismi
viventi, soltanto alcuni di essi (circa 20) sono preposti
alla formazione delle proteine. Possiamo distinguere detti
aminoacidi in due gruppi principali: essenziali e non essenziali,
anche se a quest’ultima categoria si aggiunge un sottogruppo
minore, denominato semi essenziali.
Gli aminoacidi essenziali: fenilalanina, isoleucina, lisina,
leucina, metionina, treonina, triptofano e valina; sono
così denominati perché non possono essere sintetizzati dall'organismo,
pertanto devono comparire in quantità sufficienti nella
razione dietetica quotidiana.
I non-essenziali: arginina, istidina, alanina, acido L-aspartico,
acido L-glutammico, glicina, prolina, serina, asparagina,
glutammina; se non sono presenti, possono essere sintetizzati
attraverso la trasformazione di altri aminoacidi.
I semi-essenziali: taurina, tirosina e cisteina; tali nutrienti
possono essere sintetizzati dall’organismo a partite da
fenilalanina e metionina, a condizione che questi aminoacidi
precursori vengano forniti in modo appropriato.
Il termine essenziali sta ad indicare l'incapacità dell'organismo
di sintetizzare questi aminoacidi a partire da altri aminoacidi
tramite trasformazioni biochimiche. Questi aminoacidi devono
essere pertanto introdotti con la dieta. Gli alimenti di
origine animale hanno il profilo aminoacidico migliore perché
generalmente presentano tutti gli aminoacidi essenziali
in buone quantità. A differenza di questi, gli alimenti
di origine vegetali presentano solitamente carenze di uno
o più aminoacidi essenziali. Tuttavia queste mancanze possono
essere superate attraverso giuste associazioni alimentari
ad esempio PASTA e FAGIOLI. Si parla in questo caso di mutua
integrazione perché gli aminoacidi di cui è carente la pasta
vengono forniti dai fagioli e viceversa.
Le proteine sono soggette ad un continuo processo di demolizione
e sintesi, il turnover proteico, attraverso il quale l'organismo
è in grado di rinnovare continuamente le proteine logorate
sostituendole con nuovo materiale proteico. Inoltre questo
processo permette all'organismo di rimpiazzare gli aminoacidi
utilizzati a scopo energetico e di depositarne eventualmente
di nuovi per rinforzare determinati tessuti (ad esempio
in seguito ad esercizio fisico). La quota di aminoacidi
che quotidianamente vengono degradati si attesta mediamente
intorno ai 30-40 g/die.
Questa quota viene chiamata quota proteica di logorio e
deve essere introdotta quotidianamente con la dieta perché
il nostro organismo non dispone di riserve proteiche. Dovrebbero
derivare per i 2/3 da prodotti di origine animale e per
1/3 da prodotti di origine vegetale.
VALORE BIOLOGICO (VB o BV): rappresenta la quantità di
azoto effettivamente assorbito ed utilizzato al netto delle
perdite urinarie, fecali, cutanee ecc. Una proteina che
possiede un perfetto equilibrio tra aminoacidi assorbiti
e tra amminoacidi ritenuti ha un valore biologico di 100.
La proteina di riferimento è quella dell'uovo che presenta
un VB pari al 100%.
| Fonte proteica |
Valore Biologico |
| UOVA |
100 |
| LATTE |
91 |
| CARNE BOVINA |
80 |
| PESCE |
78 |
| PROTEINE DELLA SOIA |
74 |
| RISO |
59 |
| GRANO |
54 |
| ARACHIDI |
43 |
| FAGIOLI SECCHI |
34 |
| PATATA |
34 |
N.B. la cottura dei cibi diminuisce notevolmente il valore
biologico delle proteine (per esempio dopo la cottura la
carne di pollo ha un VB di 76 e la carne di manzo addirittura
di 50).
Alimenti con maggior contenuto di proteine
| ALIMENTO |
g proteine/100g |
| SOIA SECCA |
36,9 |
| GRANA |
33,9 |
| BRESAOLA |
32 |
| PINOLI |
31,9 |
| ARACHIDI TOSTATE |
29 |
| PROSCIUTTO CRUDO |
28 |
| SALAME |
27 |
| . . . . |
|
| FAGIOLI SECCHI |
23,6 |
| PETTO DI POLLO |
21,5 |
| BOVINO ADULTO FILETTO |
20,5 |
| MERLUZZO O NASELLO |
17,0 |
Per quanto concerne, invece, un'assunzione proteica alta,
vi è un po’ di confusione dovuta alla solita eredità dataci
dai grandi bodybuilder. Questi, grazie all’elevata sintesi
proteica fornita dall’uso sproporzionato di farmaci, assumono
5 o 6 g di proteine per Kg corporeo, senza avere gravi conseguenze
(anche se ci sono stati casi di insufficienza renale).
Il semplice sportivo "NATURAL" non può certo arrivare a
tale quantitativo o ridursi ad assumere 0.6 / 0.9g di proteine
senza avere conseguenze negative.
Quindi, una periodizzazione proteica che tenga presente
della disciplina praticata, dello stato di salute, della
quantità di massa muscolare, dell’età, del lavoro svolto
(sforzo fisico o mentale) è la scelta migliore e senza arrivare
ai classici eccessi, sicuramente deleteri per lo sportivo,
si possono assumere 1.4g di proteine che possono arrivare
anche a 3g per il bodybuilder (in determinati periodi dell’anno)
senza avere problemi. A tal proposito è meglio sfatare alcuni
miti:
- LE DIETE RICCHE DI PROTEINE FANNO MALE AI RENI.
Gli studi dimostrano che una dieta ricca di proteine
ha dato peggioramenti in persone che già avevano
patologie renali. Non esistono al momento studi
che dimostrano la nocività di una dieta "iperproteica"
su persone sane.
- GLI ATLETI DEVONO ASSUMERE LO STESSO QUANTITATIVO
DI PROTEINE DEI SEDENTARI.
Gli atleti non solo hanno bisogno di più proteine,
ma devono anche aumentare la quota degli altri macro
e micro alimenti. Un atleta, infatti, oltre a bruciare
le calorie per le normali funzioni fisiologiche
del corpo (metabolismo basale) deve anche allenarsi
e sostenere una massa muscolare maggiore. È impensabile
che un atleta o un sedentario assumano le stesse
percentuali di alimenti e in particolare di proteine.
- SI POSSONO ASSIMILARE SOLO 30g DI PROTEINE PER
PASTO.
Anche escludendo gli studi contrari, tale affermazione
è troppo generalizzata, ovvero non tiene conto dell’età,
dello sport, del sesso, della percentuale di massa
magra ecc.
Infatti una persona sedentaria che non pratica sport
e quindi con un metabolismo basale estremamente
lento, potrebbe non assimilare più di 30g di proteine
per pasto, ma una persona con le caratteristiche
opposte alla precedente, molto probabilmente potrà
assumere 30g e più di proteine.
Quindi, è molto superficiale dire che le persone
non assimilano più di 30g di proteine per pasto!
Inoltre, ricordatevi che una buona quota proteica
abbinata ad un buon programma di allenamento innescherà
una grande risposta ipertrofica (crescita muscolare).
- TUTTE LE PROTEINE SONO UGUALI.
Troppe volte le proteine vegetali sono paragonate
a quelle animali trascurando le notevoli differenze
che distinguono le une dalle altre.
Tutti i prodotti lattiero–caseari, la carne, il
pesce (proteine animali), sono detti cibi completi,
poiché contengono tutti gli aminoacidi essenziali
(quelli che il nostro organismo è incapace di produrre
da solo).
Tutti gli amidi (eccetto i semi di soia), le verdure,
la frutta (proteine vegetali) sono incomplete, in
quanto non posseggono tutti gli aminoacidi essenziali.
Aa3- Grassi
I grassi (lipidi) sono formati da carbonio, idrogeno, ossigeno.
Dal punto di vista nutrizionale si dividono in:
- LIPIDI DI DEPOSITO (98%), con funzione energetica
(trigliceridi)
- LIPIDI CELLULARI (2%), con funzione strutturale
(fosfolipidi, glicolipidi, colesterolo).
Gli acidi grassi, componenti fondamentali dei lipidi, sono molecole
costituite da una catena di atomi di carbonio. La lunghezza
di questa catena è estremamente importante, in quanto influenza
le caratteristiche fisico-chimiche dell'acido grasso. Mano
a mano che si allunga, la solubilità in acqua diminuisce,
ed aumenta, di riflesso, il punto di fusione (maggiore consistenza).
I trigliceridi derivano dall'unione di una molecola di glicerolo
con tre acidi grassi a loro volta formati da catene idrocarboniose
che vanno da un minimo di 4 ad un massimo di 20 atomi di
carbonio, e rappresentano la forma di immagazzinamento degli
acidi grassi. Durante i processi energetici il nostro corpo
provvede a scinderne il legame tra glicerolo ed acidi grassi
convogliandoli in due vie metaboliche completamente differenti.
Mentre il glicerolo viene utilizzato per produrre glucosio,
gli acidi grassi liberi vengono trasportati nel circolo
sanguigno in associazione all'albumina, una proteina plasmatica
che li trasporta fino ai muscoli dove costituiscono il substrato
energetico per i processi ossidativi.
Dal momento che ogni acido grasso è formato da una catena carboniosa
idrofoba che termina con un gruppo carbossilico (idrofilo),
quando vengono posti in acqua tendono a formare delle micelle,
strutture sferiche con un guscio idrofilo, costituito dalle
teste carbossiliche, e con un cuore lipofilo, che si assemblano
per "proteggersi" dall'acqua. Questa caratteristica condiziona
pesantemente l'intero processo digestivo dei lipidi.
Gli acidi grassi saturi sono presenti prevalentemente nei grassi
di origine animale (burro, lardo, strutto ecc.). Gli insaturi
e polinsaturi sono contenuti soprattutto in Oli vegetali
(olio di oliva, di soia, di girasole eccetera). Una dieta
con prevalenza di grassi insaturi e polinsaturi è più leggera
e più digeribile. In generale i grassi alimentari vengono
scissi nell’intestino e vengono poi assorbiti dall’epitelio
intestinale. Sotto forma di minuscole gocce passano in seguito
nei vasi linfatici e nel sangue, quindi vanno a fissarsi
nei depositi di adipe dell’organismo o nel fegato, dove
vengono deidrogenati (ovvero viene tolto l’idrogeno) per
essere meglio utilizzabili. La combustione dei grassi consiste
in una serie di ossidazioni che spezzano la molecola dell’acido
grasso fino a ridurla ad anidride carbonica e acqua.
CLASSIFICAZIONE DEGLI ACIDI GRASSI
ACIDI GRASSI
SATURI |
sono privi di doppi legami ed
hanno quindi il massimo numero di atomi di idrogeno.
Si trovano principalmente nei prodotti di origine
animale (uova, latte e derivati) ma anche in alimenti
di origine vegetale (olio di cocco e di palma).
L'apporto giornaliero consigliato di acidi grassi saturi deve
essere inferiore al 10% (7-10%) delle calorie totali.
I cibi a più alto contenuto in acidi grassi saturi
sono:
- Oli tropicali (palma e cocco)
- Burro di cacao
- Strutto
- Burro e formaggi grassi
- Oli idrogenati
Nel nostro organismo hanno una funzione soprattutto energetica,
e se consumati in eccesso tendono ad aumentare i
livelli di colesterolo. Sono solidi a temperatura
ambiente e sono consigliati per cuocere i cibi ad
alte temperature (come la frittura), al posto degli
usatissimi oli di semi “sconsigliatissimi”, tranne
l'olio d'oliva.
La regola generale è ormai nota a molti: un eccesso di grassi
saturi nella dieta corrisponde ad un maggior rischio
di sviluppare tutta una serie di patologie tra cui
spiccano patologie cardiovascolari e alcuni tipi
di tumore. Al contrario una dieta ricca di acidi
grassi insaturi come quella mediterranea ha una
lunga serie di effetti benefici per tutto l'organismo.
GLI MCT, GRASSI SATURI MA BUONI!
I trigliceridi a catena media (MCT, Medium Chain Triglicerides)
sono trigliceridi formati da acidi grassi a catena
media. Sono quindi grassi saturi, ma presentano
molte differenze rispetto a quelli a catena lunga,
infatti:
- non innalzano il livello di colesterolo
LDL nel sangue;
- non necessitano di scissione tramite idrolisi
per essere assimilati, ma possono essere assorbiti
direttamente dalla mucosa intestinale
- possono essere utilizzati dai mitocondri
per produrre energia senza che sia necessaria
la carnitina, con un processo più efficiente.
In pratica, gli MCT vengono digeriti e utilizzati dall'organismo
in modo simile ai carboidrati, ma apportano una
energia più che doppia. Questa caratteristica li
rende utili per alimentare quei pazienti con gravi
disturbi digestivi, come il mancato assorbimento
dei grassi a livello intestinale. I trigliceridi
a catena media sono presenti nell'olio di guscio
di palma e nell'olio di cocco, nelle mandorle e
nel burro.
|
ACIDI GRASSI
INSATURI |
contengono uno (mono) o più (poli)
doppi legami tra gli atomi di carbonio e quelli
di idrogeno. I nutrizionisti
spesso si battono contro i "fast food" ed hanno
ragione! Diversi studi dimostrano come gli oli insaturi
portati ad alte temperature producono sostanze tossiche
addirittura peggiori dei grassi saturi.
Inoltre bollire più volte l'olio, come succede nei fast food,
comporta un ulteriore aumento delle tossine totali,
insomma crediamo di mangiare del cibo ed in realtà
mangiamo del veleno!
Le tossine determinano un aumento del grasso corporeo perché
interagiscono con l'attività degli ormoni coinvolti
nell'ossidazione dei grassi e non solo.
Un gruppo di topi è stato messo a contatto con un pesticida;
sebbene l'apporto energetico sia stato dimezzato
durante tutto il periodo di contatto con il pesticida,
al termine dell'esperimento i topi presentavano
una percentuale di grasso corporeo maggiore.
Un ulteriore motivo per convincersi di stare alla larga il più
possibile da fast food e prodotti alimentari di
importazione, specie se provenienti da Paesi in
via di sviluppo.
|
ACIDI GRASSI
MONOINSATURI |
Sono presenti soprattutto nell'olio
di oliva e nella frutta secca.
un olio ricco di grassi monoinsaturi è liquido a temperatura
ambiente, è più fluido di quelli in cui prevalgono
i grassi saturi, ma presenta un punto di fusione
superiore rispetto ai cibi ricchi di polinsaturi
(che solidificano a temperature più basse).
In natura, i grassi monoinsaturi più comuni sono:
- l'acido oleico è senza dubbio il
più importante e conosciuto acido grasso monoinsaturo.
L'elevata stabilità si traduce in un'alta resistenza
al calore e all'ossidazione. Migliora la conservabilità
degli alimenti, li preserva dall'irrancidimento
e li rende particolarmente adatti alla frittura.
Il costante miglioramento genetico delle coltivazioni
di piante oleaginose mira ad aumentare il loro
contenuto in acido oleico. Un alimento particolarmente
ricco di questo prezioso nutriente è l'olio
di oliva, che lo contiene in percentuali variabili
dal 59 all'80%. Ottime concentrazioni di acido
oleico si registrano anche nelle mandorle, nelle
nocciole, nelle arachidi, nei pistacchi e nei
rispettivi oli.
Un'alimentazione ricca di acido oleico favorisce il mantenimento
della normale fluidità del sangue e riduce la
quota di colesterolo associata alle lipoproteine
a bassa densità (LDL o colesterolo cattivo),
mentre non ha effetto importante sul livello
di trigliceridi e sul colesterolo associato
a lipoproteine ad alta densità (che tende eventualmente
ad aumentare). Questo non significa che tanto
più olio di oliva si consuma e tanto più si
guadagna in salute, ma semplicemente che occorre
preferirlo ai lipidi animali, contenuti nel
burro, nello strutto e nel lardo, e a quelli
idrogenati delle margarine.
- l'acido erucico , al contrario dell'oleico,
fa parte degli acidi grassi monoinsaturi "indesiderabili"
(almeno nel settore alimentare e salutistico).
Se consumato in elevate quantità (la legge impone
che gli oli alimentari e le margarine lo contengano
in misura inferiore al 5%) ha ripercussioni
negative sulla crescita, sul fegato e sul cuore.
Oggi abbiamo a disposizione oli di colza ("canola")
a bassissimo contenuto di acido erucico, prima
usato come lubrificante.
- l'acido palmitoleico non è amico
della salute umana, in quanto si comporta esattamente
come un acido grasso saturo. Se comparata ad
una dieta ricca di acido oleico, un'alimentazione
ricca di acido palmitoleico tende ad aumentare
il colesterolo cattivo LDL e a diminuire quello
buono HDL. L'acido palmitoleico si trova in
diversi alimenti ed abbonda in particolare nell'olio
di Macadamia (Macadamia integrifolia) e in quello
di olivello spinoso (Hippophae rhamnoides).
|
ACIDI GRASSI
POLINSATURI |
contengono più di due legami fra gli atomi di carbonio.
Due acidi grassi insaturi, l'acido linoleico (un acido
6 omega) e l'acido linolenico (un acido 3
omega) sono indispensabili per la produzione di
energia, per la formazione delle membrane cellulari,
per il trasferimento dell'ossigeno dall'aria al
sangue; per la sintesi di emoglobina, per la funzione
delle prostaglandine, per il corretto equilibrio
ormonale, per la produzione ormonale (ad esempio
del testosterone), per la protezione da infarto
trombotico.
Il loro fabbisogno è di 9 a 18 gr al giorno per l'acido linoleico
(omega 6), per l'acido linolenico (omega 3) è da
2 a 9 grammi al giorno.
La carenza di questi acidi produce astenia, pelle secca, deficit
immunitario, ritardo della crescita, sterilità.
Gli acidi omega-3 aiutano persino a difendere il
cervello dai disturbi da deficit di attenzione :
assumere 2,5 grammi di Omega-3 al giorno (ad es.
un etto di acciughe) migliora il funzionamento dei
neurotrasmettitori, la comunicazione tra le cellule
del cervello e soprattutto aumenta la concentrazione.
I grassi omega-3 si trovano nei pesci grassi, come il salmone,
lo sgombro, le sarde, le acciughe, olio di fegato
di merluzzo.
Quelli omega-6 in oli quali: l'olio di lino spremuto a freddo,
l'olio di mais, di soia e di girasole, di colza
"canola" (il migliore per un buon equilibrio di
omega 3 e omega 6). E pure nei germi di grano, nei
semi, nel latte materno e nella Borragine (Borrago
officinalis).
Queste preziosissime sostanze rappresentano quindi un presidio
terapeutico di massima importanza, in quanto carenze
di acidi grassi polinsaturi portano profonde alterazioni
biologiche in diversi organi e tessuti: come ad
esempio l'alterazione della cute con desquamazione,
turbe dell'accrescimento e della riproduzione.
Sono difficili da conservare perché si ossidano facilmente e
si degradano nella lavorazione a caldo dei cibi.
Sono distrutti quando i grassi vengono idrogenati
(produzione di margarine).
In particolare:
- Evitano l'accumulo dei grassi più pericolosi,
trigliceridi e colesterolo, sulle pareti arteriose,
bloccando l'indurimento dei vasi.
- Proteggono il sistema cardiovascolare: il
sangue, reso più fluido dall'assenza dei grassi
cattivi, circola meglio, facendo funzionare
bene il cuore e allontanando il rischio di malattie
coronariche, ipertensione, arterosclerosi e
trombosi. Spicchi d'aglio (600-900 mg) possono
aiutare ad abbassare la pressione di 8,4 punti
la pressione sistolica (la massima) e di 7,3
punti la diastolica (la minima).
- Attenuano le reazioni infiammatorie quali,
asma ed artrite reumatoide.
- Favoriscono la vitalità delle cellule del
sistema nervoso centrale, con funzioni antidepressive.
Un apporto abbondante aumenta i livelli di serotonina
e dopamina, i cosiddetti ormoni del buonumore.
- Aumentano le difese immunitarie e rafforzano
le difese della pelle
- Utili nella terapia dell'artrite e di altri
disturbi infiammatori.
- Coadiuvanti nella cura della psoriasi e
di altre patologie cutanee.
- Anticancerogeni.
- Agiscono sul microcircolo (utile per cellulite
ed edemi).
- Produzione di ormoni.
- Facilitazione nella risposta immunitaria
e antinfiammatoria in caso di ferite e infezioni.
- tutela dell’attività articolare e dai problemi
attinenti agli apparati ossei.
- L’acido arachidonico (omega-6), L’EPA ed
il DHA (omega-3) sono operanti nella membrana
fosfolipidica dei linfociti, nuclei che danno
la risposta immunitaria del corpo umano, e sono
responsabili della messa in funzione delle diverse
fasi della risposta immunitaria.
|
ACIDI GRASSI
ESSENZIALI (AGE) |
Conosciuti
anche come vitamina F o AGE, gli Acidi Grassi Essenziali,
in senso stretto, sono due e vengono chiamati acido
linoleico (capostipite degli ω6) e acido α-linolenico
(capostipite degli ω3). Dal momento che il nostro
corpo non è in grado di sintetizzarli autonomamente,
occorre introdurli con la dieta nelle giuste quantità.
A partire da queste due molecole lipidiche l'organismo
è invece in grado di produrre altri acidi grassi,
appartenenti alla serie omega-6 o omega-3.
Generalmente gli acidi grassi essenziali sono maggiormente presenti
nei pesci pescati rispetto a quelli di allevamento.
Mentre questi ultimi sono spesso "forzati" a crescere
con mangimi ricchi di grassi saturi, i pesci selvatici
si nutrono di fitoplancton (alghe ricche di EPA
e DHA, i due più importanti derivati dell'acido
alfa-linolenico), accumulando più omega-3 nelle
loro carni.
Gli acidi grassi essenziali giocano un ruolo fondamentale in
diversi tessuti ed entrano nella costituzione di
tutte le membrane cellulari. Inoltre possono dar
luogo alla formazione di un gruppo di sostanze,
dette eicosanoidi, capaci di modulare numerose reazioni
cellulari (per questo sono conosciuti anche come
bioregolatori o "superormoni").
Funzioni principali degli acidi grassi della serie omega-6
- riducono la concentrazione di colesterolo
nel sangue, abbassando sia la frazione "cattiva"
(LDL) che quella buona (HDL);
- possiedono una bassa efficacia nel ridurre
i livelli plasmatici di trigliceridi (modesta
azione ipotrigliceridemizzante).
- Se presenti in eccesso rispetto agli omega-3
sono tuttavia responsabili di una serie di effetti
negativi (aumentano le reazioni allergiche e
infiammatorie, la pressione sanguigna, l'aggregazione
piastrinica e, di conseguenza, il rischio cardiovascolare),
in quanto precursori di eicosanoidi buoni ma
anche di eicosanoidi cattivi.
Funzioni principali degli acidi grassi della serie omega-3
- abbassano i livelli plasmatici di trigliceridi,
interferendo con la loro incorporazione nelle
VLDL a livello epatico;
- possiedono una bassa efficacia nel ridurre
i livelli di colesterolo totale nel sangue (modesta
azione ipocolesterolemizzante);
- aumentano leggermente la concentrazione
di colesterolo HDL (buono);
- sono precursori di eicosanoidi "buoni" che
diminuiscono l'aggregabilità delle piastrine,
aumentando la fluidità ematica e riducendo significativamente
il rischio di malattie coronariche.
- Gli omega-3 hanno quindi un'azione antiaterogena,
antinfiammatoria e antitrombotica.
Mode a parte, gli acidi grassi essenziali sono dunque fondamentali
per la dieta umana e per la lotta alle patologie
cardiovascolari. Alcune attività, come lo stimolo
positivo sullo sviluppo embrionale e sull’accrescimento
del bambino, sono sinergiche ma per molti versi
omega-3 ed omega-6 esplicano attività differenti.
Tali effetti sono mediati dagli eicosanoidi di cui
sono precursori.
Un acido grasso ω-3 non può essere trasformato in un acido grasso
ω-6 e viceversa. Tuttavia acido linoleico ed alfa-linolenico
utilizzano lo stesso sistema enzimatico per dare
origine ai derivati delle rispettive famiglie (ω-6
e ω-3). A causa di questa competizione, un'eccessiva
assunzione di omega-6 interferisce con la formazione
degli omega-3 e viceversa. Anche per questo motivo
è molto importante assumere gli acidi grassi essenziali
nelle giuste proporzioni. Negli ultimi anni questo
rapporto si è notevolmente sbilanciato a favore
degli ω-6, a fronte di una dieta sempre più povera
di pesce e ricca di oli vegetali. Tutto ciò a discapito
della nostra salute, poiché l'eccesso di omega-6
e la carenza di omega-3 aumenta gli eicosanoidi
"cattivi". Di per sé, quindi, gli omega-6 non sono
dannosi per la salute umana ma, pur esercitando
numerose funzioni essenziali, possono diventarlo
quando vengono consumati in eccesso rispetto agli
omega-tre.
Il rapporto omega-3/omega-6, che nella dieta dei nostri antichi
predecessori era di 1:1, attualmente si colloca
intorno a 1:10, quando dovrebbe essere ricondotto,
secondo le vedute più moderne, tra 1:2 e 1:4.
Da questa premessa nasce la raccomandazione di consumare almeno
due o tre porzioni settimanali di pesce.
|
ALIMENTO (100 g) |
ω-3
totali (g) |
ω-6
totali (g) |
| Olio di salmone |
35,311 |
1,543 |
Olio di fegato
di merluzzo |
19,736 |
0,935 |
| Olio di sardine |
24,093 |
2,014 |
| Caviale |
6,789 |
0,081 |
| Sgombro |
2,670 |
0,219 |
Salmone coho
(selvatico) |
1,474 |
0,206 |
Salmone> coho
(allevamento) |
1,281 |
0,349 |
| Acciuga o alice |
1,478 |
0,097 |
| Tonno |
1,298 |
0,053 |
| Aringa |
1,729 |
0,130 |
| Semi di lino |
22,813 |
5,911 |
| Olio di semi di lino
|
53,304 |
12,701 |
| Olio di noce |
10,040 |
52,890 |
| Noci secche |
2,006 |
33,070 |
| Mandorle secche |
0 |
12,648 |
| Arachidi |
0,170 |
10,535 |
| Pistacchi secchi salati |
0,263 |
13,636 |
| Lecitina di soia |
5,135 |
40,178 |
| Olio di oliva |
0,761 |
9,763 |
|
ACIDI GRASSI
IDROGENATI |
Gli acidi
grassi idrogenati contenuti nella margarina, aumenta
il rischio di sviluppare patologie cardiovascolari
ed alcune forme tumorali.
- normalmente gli acidi grassi di origine
vegetale sono liquidi a temperatura ambiente.
La margarina è infatti un grasso che non esiste
in natura ma deriva da un mix di oli vegetali
(di qualità scadente e con valore alimentare
molto basso) e grassi animali lavorati tramite
processi industriali.
- il processo di idrogenazione inattiva alcune
sostanze positive per l'organismo. Queste modificazioni
biochimiche vengono riconosciute come estranee
dal nostro organismo che tende ad accumulare
questi grassi sottoforma di lipoproteine a bassa
densità, il famoso LDL o colesterolo cattivo.
- Recenti studi hanno dimostrato che la margarina,
a differenza del burro, non solo aumenta il
cosiddetto colesterolo cattivo, ma diminuisce
al contempo quello buono, con effetti altamente
deleteri sulla nostra salute.
- preferire il burro, facendo attenzione alla
sua qualità e provenienza e, naturalmente, senza
esagerare con le quantità. Dal punto di vista
energetico entrambi gli alimenti hanno lo stesso
potere calorico. La margarina 100% origine vegetale
è priva di colesterolo e spesso questa caratteristica
viene ben pubblicizzata sulla confezione, quasi
come si trattasse di un alimento salutare.
- la margarina si trova in un sacco di alimenti
preconfezionati quali pastine, biscotti e simili,
si consiglia pertanto di limitare anche l'assunzione
di questi cibi e di leggere attentamente le
etichette nutrizionali al momento dell'acquisto.
|
Aa4- La Fibra
La fibra alimentare è data da residui di cellule vegetali resistenti
all’idrolisi degli enzimi digestivi e all’assorbimento.
Queste sostanze possono essere fermentate dalla flora batterica
del colon, con produzione di metano, anidride carbonica,
acqua e acidi grassi volatili (acido acetico, propionico
e butirrico).
La fibra alimentare si divide i due grandi classi: la fibra solubile
e la fibra insolubile.
LA FIBRA SOLUBILE, fermentabile, ha proprietà chelanti, ovvero
tende a formare un composto gelatinoso all'interno del lume
intestinale; questo gel che si viene a formare aumenta la
viscosità del contenuto con conseguente rallentamento dello
svuotamento intestinale. Tuttavia le sue proprietà chelanti
fanno sì che essa interferisca con l'assorbimento di alcuni
macronutrienti (glucidi e lipidi) riducendo i livelli di
colesterolo nel sangue e diminuendo il rischio di malattie
cardiovascolari.
FIBRE SOLUBILI: pectine, gomme, mucillaggini, galattomannani
ALIMENTI: legumi e frutta
FUNZIONI: (formazione di gel)
Rallentano i tempi di svuotamento gastrico (> senso di sazietà);
Rallentano/riducono l’assorbimento di glucidi e colesterolo.
LA FIBRA INSOLUBILE, non fermentabile, assorbe rilevanti quantità
acqua aumentando il volume delle feci, che si fanno abbondanti,
poltacee e più morbide. Questo permette di stimolare la
velocità di transito nel lume intestinale e, di conseguenza,
diminuire l'assorbimento dei nutrienti. Questo spiega perché
la fibra solubile abbia, al contrario di quella insolubile,
più azione costipante che lassativa.
FIBRE INSOLUBILI: cellulosa, emicellulosa, lignina (non
è un carboidrato)
ALIMENTI: cereali integrali, verdura
FUNZIONI: (trattengono acqua)
aumentano la massa fecale;
accelerano il transito intestinale;
Riducono i tempi di contatto con sostanze nocive o tossiche.
Alimenti con un contenuto maggiore di fibra
totale
(per 100 g. di parte edibile)
| Alimenti |
Contenuto di fibra
totale
(g/100 g) |
| Crusca di frumento |
42,40 |
| Fave, secche |
21,10 |
| Fagioli cannellini, secchi, crudi |
17,60 |
| Fagioli, secchi, crudi |
17,50 |
| Fagioli borlotti, secchi, crudi |
17,30 |
| Piselli, secchi |
15,70 |
| Pop corn |
15,10 |
| Farina, segale |
14,30 |
| Passiflora |
13,90 |
| Lenticchie, secche, crude |
13,80 |
| Ceci, secchi, crudi |
13,60 |
| Fagioli dall'occhio, secchi |
12,70 |
| Mandorle, solci, secche |
12,70 |
| Soia, secca |
11,90 |
| Farina, soia |
11,20 |
| Arachidi, tostate |
10,90 |
| Pistacchi |
10,60 |
| Frumento, duro |
9,80 |
| Frumento, tenero |
9,70 |
| Noci pecan |
9,40 |
| Orzo perlato |
9,20 |
| Datteri, secchi |
8,70 |
| Farina, frumento integrale |
8,40 |
| Tartufo, nero |
8,40 |
| Prugne, secche |
8,40 |
| Fiocchi d'avena |
8,30 |
| Lenticchie, secche, bollite |
8,30 |
| Nocciole, secche |
8,10 |
| Cioccolato, fondente |
8,00 |
| Carciofi, bolliti |
7,90 |
| Fagioli, secchi, bolliti |
7,80 |
| Fagioli cannellini, secchi, bolliti |
7,80 |
| Farina, avena |
7,60 |
| Lamponi |
7,40 |
| Fave, secche, sgusciate |
7,00 |
| Fagioli borlotti, secchi, bolliti |
6,90 |
| Lievito di birra, compresso |
6,90 |
| Farro |
6,80 |
| Pane, tipo integrale |
6,50 |
| Muesli |
6,40 |
| Piselli, freschi, saltati in padella |
6,40 |
| Piselli, freschi, crudi |
6,30 |
| Noci, secche |
6,20 |
| Biscotti, integrali |
6,00 |
| Grano saraceno |
6,00 |
| Fave, fresche, saltate in padella |
5,90 |
| Mele cotogne |
5,90 |
| Ceci, secchi, bolliti |
5,80 |
| Ceci, in scatola, scolati |
5,70 |
| Fagioli borlotti, in scatola, scolati |
5,50 |
Benefici del regolare
consumo di alimenti ricchi di fibre
1. trascinamento durante il transito intestinale
dei cibi, con riduzione di fermentazioni indesiderate.
2. rallentamento del tempo di transito gastrico, con
riduzione della velocità di assorbimento degli zuccheri
assunti insieme alla fibra indice glicemico ridotto).
3. aumento della massa fecale, che facilita le funzioni
di eliminazione (cellulosa).
4. aumento dell’indice di sazietà degli alimenti.
5. riduzione dei livelli di colesterolo (in particolare
per la pectina e le fibre solubili).
6. riduzione delle sostanze cancerogene e mutagene (e
dei metalli pesanti) all’interno del tratto intestinale.
7. arricchimento della flora intestinale con microrganismi
utili.
8. irrobustimento della parete dell’intero tratto digerente,
con prevenzione della diverticolosi (degenerazione della
parete intestinale).
9. prevenzione del cancro del colon e dell’ulcera gastrica.
10. riduzione dell’assimilazione delle calorie ingerite
(a parità di assunzione) a causa "dell’intrappolamento"
delle calorie stesse nelle strutture fibrose.
Razione giornaliera raccomandata: circa 20-35 g al giorno (con un rapporto
3/1 tra fibre insolubili e solubili in acqua); per il bambino
5 g al giorno più 1 g moltiplicato per l'età.
Troppa fibra apporta un eccesso di acido fitico, una sostanza che ostacola
l'assorbimento di alcuni minerali tra cui il calcio, il
selenio, il ferro e lo zinco.
La parte esterna del chicco, che viene normalmente asportata durante
la raffinazione, è la più esposta alle sostanze chimiche
utilizzate in agricoltura. Per questo motivo è bene accertarsi
della provenienza dell'alimento integrale acquistato, onde
evitare l'introduzione di sostanze dannose per il nostro
organismo.
Aa5- L' Acqua
Perché è importante bere il Nutriente Acqua.
Bere in maniera adeguata:
- favorisce l’eliminazione delle sostanze di rifiuto
dall’organismo in quanto aumenta l’escrezione di urina
e sudore.
- Favorisce lo sviluppo muscolare in soggetti che
pratichino attività fisica in quanto: a) il 75% della
massa muscolare è costituita da acqua; b) l’acqua antagonizza
gli effetti catabolici del cortisolo. Se l’attività
fisica è prolungata le ghiandole surrenali aumentano
la produzione di cortisolo. Il cortisolo è un ormone
che ha un effetto catabolico sul tessuto muscolare,
cioè tende a “disgregarlo” per produrre energia. L’acqua
contrasta tale attività catabolica.
- Ha un effetto “estetico” in quanto l’acqua conferisce
forma e rigidità ai tessuti.
- Consente di mantenere adeguatamente umide le superfici
di: naso, occhi, orecchie.
- Favorisce una adeguata lubrificazione delle articolazioni
tramite la produzione di liquido sinoviale
Che cosa bere.
- Le bibite zuccherate vanno limitate o evitate. Innalzano
bruscamente la glicemia, determinano una riduzione del
senso di fame (solo momentanea), ciò, soprattutto nei
bambini, favorisce una cattiva alimentazione. Il bimbo
consuma bibite zuccherate durante il pasto (o immediatamente
prima), ciò determina un rapido innalzamento della glicemia
che causa sensazione di sazietà. Il bambino smette di
mangiare ma la sensazione di fame ritorna entro poche
ore (prima di tre ore dalla fine del pasto). Il bimbo,
generalmente, reagisce alla recidiva sensazione di fame
consumando “cibi spazzatura” (es. merendine, biscotti)
che favoriscono sovrappeso ed obesità. Studi scientifici
hanno rilevato che il consumo di bevande zuccherate
è associato ad un incremento del peso corporeo.
- Il consumo di un bicchiere di acqua tiepida al mattino
favorisce la peristalsi intestinale e quindi l’evacuazione
(contrastando la stitichezza).
- Il consumo di acqua fredda durante i pasti può causare
problemi digestivi durante i pasti, dolori e crampi
allo stomaco lontano dai pasti. È buona norma, pertanto,
consumare acqua a temperatura ambiente anche d’estate.
Quanta acqua bere al giorno.
- La quantità di acqua da consumare al giorno è compresa
tra 1200 ml (6 bicchieri da acqua) e 2000 ml (10 bicchieri
da acqua). Il consumo medio di 1500 - 1600 ml può essere
ottenuto consumando: un bicchiere di acqua a colazione,
due bicchieri di acqua a pranzo, due bicchieri di acqua
a cena e mezzo litro di acqua lontano dai pasti.
- Il consumo di acqua, indicato al punto precedente,
aumenta:
- se si svolge attività fisica. L’attività fisica
genera calore, per prevenire un innalzamento eccessivo
della temperatura corporea l’organismo incrementa
l’escrezione di sudore. Il sudore, evaporando, sottrae
calore al corpo surriscaldato (l’evaporazione di
un grammo di sudore dalla superficie della cute
sottrae al corpo 0,6 calorie).
- In alta quota. Ad altitudini superiori a 2500
metri aumentano l’escrezione di urina e la frequenza
respiratoria con conseguente incremento delle perdite
di acqua da parte dell’organismo (nell’acqua espirata
è contenuto vapor acqueo, normalmente, ogni giorno,
tra 250 ml e 350 ml di acqua sono eliminati attraverso
questa via).
- In tutte le occasioni in cui si ha un incremento
della sudorazione, oltre all’attività fisica: stati
febbrili e climi particolarmente caldi.
- Nel caso di perdite idriche dovute a diarrea
o vomito.
- Durante la gravidanza e l’allattamento. Per
le donne gravide è indicato un consumo giornaliero
di acqua di 2100 ml al giorno, per quelle che allattano
un consumo di 3100 ml al giorno.
Si sottolinea con enfasi l'importanza dell'acqua in una sana
alimentazione.
Bere molto (4- 5 Litri in assenza di attività fisica o particolari
condizioni climatiche) è utile per “stare bene” o “dimagrire”?
- No, un bicchiere d'acqua non apporta energia, ma
nemmeno brucia calorie aumentando il metabolismo corporeo,
come fanno invece alimenti nervini quali tè e caffè.
- Sforzarsi a bere di più durante i pasti, "spegne
il fuoco con cui bruciano gli alimenti": rallenta e
compromette la digestione, diluendo eccessivamente i
succhi digestivi e può addirittura rivelarsi pratica
pericolosa per la salute.
- L'acqua assorbita a livello intestinale, finisce
nel sangue, regolandone il volume; se beviamo troppo,
quindi, aumenta il volume del plasma e con esso la pressione
arteriosa.
- L'eccessiva diluizione degli elettroliti, in particolare
del sodio (lo tenga ben presente chi ama le acque che
ne sono povere), può essere assai pericolosa ed addirittura
letale nei casi estremi.
Bere acqua aiuta a dimagrire?
- Se l'acqua viene bevuta al posto di alcolici, succhi
di frutta, bevande dolcificate ecc., il minor introito
calorico non può che giovare al dimagrimento.
- Nelle persone che bevono poco, e sono davvero molte,
può capitare che un bisogno di acqua venga confuso con
un bisogno di cibo, dal momento che gli alimenti contengono
una certa percentuale di acqua (prossima all'80-90%
nella maggior parte della verdura e della frutta fresca).
- Bere acqua gelida, in teoria può aiutare a perdere
qualche caloria in più, ma si tratta ovviamente di una
pratica assai pericolosa e sconsigliata.
- Bere uno o due bicchieri di acqua prima dei pasti
contribuisce a stimolare il senso di sazietà , diminuendo
la quota di cibo ingerita.
Bere poco fa ingrassare?
- In verità il tessuto adiposo è assai povero di acqua,
che abbonda invece in quello muscolare; non a caso,
i soggetti obesi hanno una percentuale di acqua corporea
inferiore a quelli magri. Anche la sintesi di glicogeno,
al contrario della lipogenesi, richiede notevoli quantità
di acqua, dal momento che ogni grammo di questo polisaccaride
ne lega a sé quasi 3 grammi.
- Negli sportivi impegnati in sport di resistenza,
la carenza di acqua favorisce il catabolismo muscolare,
con inevitabile diminuzione del metabolismo (il cortisolo,
ormone dello stress, ha attività antidiuretica e la
sua secrezione aumenta in carenza d'acqua; nel contempo
la disidratazione riduce la secrezione di testosterone).
- Una corretta assunzione di acqua, inoltre, favorisce
l'eliminazione delle tossine dall'organismo, che in
virtù della loro lipofilia tendono ad accumularsi nel
tessuto adiposo. Un eccesso di tossine in circolo per
ridotta assunzione di acqua, potrebbe quindi avere un
effetto ingrassante, oltre che decisamente poco salutare.
- Anche se il nostro organismo possiede meccanismi
estremamente efficaci per regolare le perdite idriche
in funzione delle entrare, bere nelle giuste quantità
è molto importante. Più che farlo nella speranza di
dimagrire, quindi, ha più senso bere per star bene ed
evitare tutte le spiacevoli conseguenze della disidratazione.
Acqua minerale o potabile?
La caratteristica più importante dell'acqua minerale è la totale
assenza di trattamenti di disinfezione. Un'acqua minerale
può essere considerata di qualità migliore dell'acqua potabile,
anche se, in entrambi i casi, le acque devono risultare
batteriologicamente pure. L'acqua di rubinetto può essere
addirittura migliore dell'acqua in bottiglia, visti i controlli
più rigorosi e frequenti previsti dalla legislatura italiana.
Il cloro viene aggiunto all'acqua potabile per impedire lo sviluppo
batterico mentre fluisce attraverso le tubature. Tuttavia,
proprio a causa del passaggio nei condotti, non si può escludere
la dissoluzione di piccole particelle di piombo e di altri
metalli in quantità tutto sommato irrisorie; tale aspetto
non crea grossi problemi all'organismo, nonostante la notevole
tossicità di questi elementi. E' comunque importante proteggere
i bambini più piccoli, limitando l'impiego di acque potabili
durante i primi anni di vita. Cloro e metalli pesanti conferiscono
all'acqua potabile un sapore sgradevole o comunque peggiore
rispetto alle acque minerali. Ed è questo un ulteriore motivo
che spinge il consumatore a preferire le acqua in bottiglia.
E' difficile dare un giudizio equo per i due tipi di acqua. I
fattori che entrano in gioco sono infatti numerosi.
Anche l'acqua di rubinetto può sgorgare da falde acquifere
sotterranee, così come l'acqua in bottiglia può essere di
falda; ne consegue che la qualità all'origine non è sempre
migliore per le acque minerali. La variabilità territoriale,
a tal proposito, è davvero notevole; immaginate ad esempio
una città delle alpi e confrontatela con una città che attinge
acqua da un Po che si è caricato di rifiuti dal Mon Viso
sino a lì, passando per grandi città come Piacenza e Torino
e aggregandosi ad acque di affluenti come il Lambro (che
riceve gli scarichi di Milano).
Non tutte le acque potabili sono disinfettate con il cloro
ed in ogni caso, seppur più "inquinate" all'origine, subiscono
una serie di trattamenti che le rendono assolutamente sicure
e prive di batteri o sostanze tossiche.
Il contenuto minerale è molto variabile per entrambi i tipi
di acqua anche se, in generale, le acque minerali presenti
in commercio hanno in genere un residuo fisso inferiore.
Se da un lato le tubature possono rilasciare metalli pesanti
nell'acqua di rubinetto, dall'altro le bottiglie in plastica
possono rilasciare alcune sostanze chimiche cancerogene
presenti nei polimeri plastici. Ricordate la scritta riportata
sulle confezioni di acqua minerale, "tenere al riparo dalla
luce solare e dalle fonti di calore"?. Serve, per l'appunto,
ad impedire alterazioni delle materie plastiche e a scongiurare
ogni pericolo di contaminazione.
Da non sottovalutare, infine, l’aspetto economico, che
gioca nettamente a favore del consumo di acqua potabile.
Ab- Micronutruenti
Mentre il fabbisogno di macronutrienti si misura in grammi,
quello di micronutrienti (vitamine e minerali) si esprime
in milligrammi ed in alcuni casi in microgrammi.
Ab1- Vitamine
Vitamina = ammina della vita. Composto organico essenziale alla
vita dell'uomo, scoperto nel 1912. In seguito identificate
nuove vitamine, fino ad arrivare alle 13 tuttora conosciute.
A partire dagli anni '30 l'uomo iniziò a riprodurre in laboratorio
vitamine di origine sintetica, del tutto simili a quelle
presenti in natura.
Sebbene alcune di esse siano prodotte autonomamente dal nostro
corpo (ad esempio la vitamina D), la maggior parte delle
vitamine deve essere introdotta attraverso l'alimentazione.
Le quantità prodotte sono generalmente insufficienti per
coprire i reali fabbisogni dell'organismo; le piante, invece,
riescono a produrle autonomamente ed è per questo motivo
che gli alimenti di origine vegetale rappresentano la risorsa
vitaminica più importante per l'uomo.
Le vitamine non hanno potere calorico. Sono tuttavia indispensabili
per regolare buona parte delle reazioni chimiche che avviene
nel nostro organismo, comprese quelle energetiche. Sono
dei veri e propri catalizzatori organici con funzioni bio-regolatrici.
Agiscono quindi da coenzimi, cioè in appoggio all'azione
degli enzimi per catalizzare le reazioni chimiche necessarie
alla vita.
Alcune vitamine hanno anche funzione antiossidante e sono in
grado di proteggere l'organismo da fattori nocivi per le
strutture cellulari come i radicali liberi.
Altri tipi di vitamine intervengono nella regolazione ormonale,
nella crescita di ossa, capelli e denti mentre altre sono
essenziali per il corretto funzionamento degli occhi e del
sistema nervoso.
CLASSIFICAZIONE
Le vitamine hanno funzioni e strutture chimiche molto diverse
tra loro per cui è stata operata un'unica grande classificazione
che le divide in due gruppi principali: vitamine idrosolubili
(vitamina C e del gruppo B) e vitamine liposolubili (vitamine
A, E, D, K).
Questa distinzione deriva dal loro diverso grado di solubilità
nei grassi (vitamine liposolubili) e nell'acqua (vitamine
idrosolubili). Questa classe di vitamine viene assorbita
con facilità dall'organismo che non è però in grado di accumularle.
Pertanto nel caso delle vitamine idrosolubili non esistono
vere e proprie riserve e la loro assunzione con gli alimenti
deve essere pressoché costante.
Ab11- Idrosolubili
Questa classe di vitamine viene assorbita con facilità dall'organismo
che non è però in grado di accumularle. Pertanto nel caso
delle vitamine idrosolubili non esistono vere e proprie
riserve e la loro assunzione con gli alimenti deve essere
pressoché costante.
Vitamina B1 - Tiamina
La vitamina B1 o aneurina è stata isolata e cristallizzata nel 1926 e solo
più tardi è stata denominata tiamina.
La tiamina è assorbita nella parte prossimale dell’intestino tenue.
L’eccessivo uso di bevande alcoliche fa sì che aumenti il
tasso di alcol intestinale che ne inibisce l’assorbimento.
Nell’adulto sono mediamente presenti circa 30 mg di tiamina contenuti
nel cuore, reni, fegato, cervello e muscoli scheletrici.
La tiamina in eccesso rispetto ai bisogni viene rapidamente
eliminata con le urine.
La carenza di tiamina interessa prevalentemente gli apparati digerente,
cardio-circolatorio e nervoso.
Questa malattia prima di assumere una precisa fisionomia si manifesta
con inappetenza, astenia, disturbi gastrointestinali, edemi
(a volte), disturbi della sensibilità, incertezza nei movimenti,
dolori e spasmi muscolari.
I sintomi variano in funzione della dieta ma in genere sono sempre
tutti presenti.
La carenza conclamata di tiamina determina il beri-beri che può manifestarsi
in tre diverse forme:
o beri-beri secco o neuritico;
o beri-beri umido edematoso;
o beri-beri cerebrale.
Il beri-beri secco è caratterizzato da polineurite, che esordisce con
problemi di deambulazione ed evolve verso una paralisi flaccida,
simmetrica, soprattutto agli arti inferiori, con complicazioni
di atrofia muscolare e scomparsa dei riflessi tendinei;
le alterazioni cardiovascolari sono abbastanza frequenti
ma di scarsa entità.
Nel beri-beri umido prendono il sopravvento i sintomi cardiovascolari
e respiratori con tachicardia, dispnea da sforzo, palpitazioni,
seguita da cardiomegalia omogenea (indagine radiologica)
e possono presentarsi segni specifici di insufficienza cardiaca
sotto forma di edemi; la compromissione cardiaca può essere
causa di morte improvvisa.
Il beri-beri cerebrale è la forma più frequente nei paesi industrializzati
associata ad abuso di bevande alcoliche (sindrome di Wernicke-Korsakoff
o encefalopatia di Wernicke).
È caratterizzato da segni psichici (disorientamento spazio
temporale, apatia, confusione, torpore), manifestazioni
neurologiche (oftalmoplegia, atassia, nistagmo) e si associa
spesso a polineuropatia.
Il beri-beri si può manifestare anche nei lattanti (2÷6 mesi di vita),
soprattutto se allattati al seno da madri carenti di tiamina,
con anoressia, vomito, diarrea, turbe del sonno, cianosi,
tachicardia, convulsioni. Ha un decorso fulminante, per
insufficienza cardiaca, se non si interviene rapidamente
con un trattamento adeguato.
La tossicità della tiamina è molto bassa, dosi orali fino a 500 mg/die
per un mese sono ben tollerate, così come 100 mg per via
parenterale, dosi superiori possono provocare mal di testa,
convulsioni, debolezza, aritmia cardiaca e reazioni allergiche.
Alimenti apportatori e razione consigliata
La tiamina è largamente distribuita negli alimenti, ma la maggior parte
ne contengono solo piccole quantità.
Buoni apportatori sono: le carni, in particolare quella
suina; le frattaglie; le uova; i cereali e le leguminose
secche.
I cereali integrali sono più ricchi di tiamina in quanto si concentra
prevalentemente nel pericarpo e nel perisperma della cariosside
che vengono eliminati durante la macinazione e l’abburattamento.
Vitamina B2 - Riboflavina
La sintesi della riboflavina è stata realizzata da Kuhn e Karrer
nel 1935.
L’alcol ne inibisce l’assorbimento; caffeina, teofillina, saccarina,
triptofano, vitamina C, urea ne diminuiscono la biodisponibilità.
Gli organi che ne contengono di più sono: fegato, cuore, intestino.
Il cervello contiene poca riboflavina, tuttavia il suo turnover
è elevato e la sua concentrazione abbastanza costante indipendentemente
dall’apporto, il che fa pensare ad un meccanismo omeostatico
di regolazione.
La principale via di eliminazione della riboflavina è rappresentata
dalle urine dove la si ritrova sotto forma libera (60÷70%)
o degradata (30÷40%).In considerazione dei ridotti depositi
l’escrezione urinaria riflette il grado di assunzione con
la dieta.
Carenza e tossicità
L’ariboflavinosi umana, che compare dopo 3÷4 mesi di deprivazione,
esordisce con una sintomatologia generale costituita da
segni aspecifici, quali astenia, disturbi digestivi, anemia,
ritardo della crescita nei bambini.
Seguita da segni più specifici quali dermatite seborroica (ipertrofia
delle ghiandole sebacee), con pelle finemente granulosa
e unta, localizzata specialmente a livello dei solchi naso
labiali delle palpebre e dei lobi dei padiglioni auricolari.
Le labbra appaiono lisce, brillanti e secche con ragadi che si
irradiano a ventaglio a partire dalle commissure labiali
(cheilosi); stomatite angolare.
La lingua appare ingrossata (glossite) con punta e margini arrossati
e centralmente biancastra, in fase iniziale, successivamente
si manifesta ipertrofia soprattutto a carico delle papille
fungiformi (lingua granulosa); a volte la lingua presenta
il calco dell’arcata dentaria superiore e presenza di fessurazioni
prima leggere e successivamente marcate (lingua a carta
geografica o scrotale), segue poi una fase atrofica (lingua
pelata e scarlatta) e infine lingua color rosso violaceo
magenta.
A livello oculare si manifesta blefarite angolare (palpebrite),
alterazioni oculari (fotofobia o lacrimazione, bruciore
agli occhi, stanchezza visiva, diminuzione della vista)
e ipervascolarizzazione della congiuntiva che invade la
cornea formando anastomosi a rete concentrica; questo si
verifica per carenza dell’enzima FAD dipendente che permette
la nutrizione e l’irrorazione della cornea per imbibizione.
Si possono evidenziare anche dermatosi vulvare e scrotale.
La somministrazione di riboflavina a dosi elevate anche per periodi
prolungati non provoca effetti tossici, in quanto l’assorbimento
intestinale non supera i 25 mg e perché, come dimostrato
sull’animale, esiste un limite massimo all’accumulo tessutale
mediato da meccanismi protettivi.
La scarsa solubilità in acqua della riboflavina previene l’accumulo
anche nella somministrazione per via parenterale.
Alimenti apportatori e razione consigliata
La riboflavina è ampiamente distribuita negli alimenti sia di
origine animale che vegetale.
Gli alimenti ricchi di riboflavina sono, tuttavia, relativamente
pochi e precisamente: latte, formaggi, latticini, frattaglie
e uova.
Per gli stessi motivi visti per la tiamina, anche per la
riboflavina la razione consigliata è espressa in funzione
dell’energia assunta con la dieta.
Vitamina B3 - Niacina o Vitamina PP
La niacina è stata identificata come acido nicotinico nel 1937,
durante degli studi sulla fermentazione alcolica.
Tutti i tessuti sono in grado di sintetizzare le forme coenzimatiche
NAD e NADP a partire dalla niacina trasportata dal sangue
e trasferita alle cellule per diffusione facilitata.
Il 90% della niacina assunta con gli alimenti viene metilata
nel fegato ed eliminata dai reni; la determinazione dei
metaboliti metilati nelle urine viene utilizzata per valutare
lo stato di nutrizione (nelle urine dell’adulto in condizioni
normali se ne trovano 4÷6 mg/die).
Carenza e tossicità
La carenza di niacina provoca la pellagra (pelle agra), descritta
per la prima volta nel 1735 da Casal che la denominò mal
de la rosa. Tale malattia era comune in popolazioni la cui
alimentazione si basava quasi esclusivamente sul granturco
(polenta): la proteina del mais è infatti povera di triptofano
e la niacina contenuta nei semi è in una forma poco assorbibile.
La fase preclinica è caratterizzata da sintomi aspecifici quali
astenia, inappetenza, perdita di peso, vertigini, cefalea
e difficoltà digestive. La carenza conclamata si manifesta
con alterazioni cutanee (dermatite), intestinali (diarrea)
e nervose (demenza), ma la sintomatologia è estremamente
variabile da individuo ad individuo.
La dermatite, in genere, è simmetrica e interessa le parti del
corpo esposte al sole con comparsa di aree cutanee eritematose
ed edematose (faccia, collo, polsi, dorso delle mani, piedi)
che evolvono in ipercheratosi, iperpigmentazione, screpolature
e desquamazione.
A livello dell’apparato digerente si riscontrano lesioni a carico
della mucosa orale e della lingua (glossite) che appare
secca, arrossata all’apice e ai margini e talvolta disepitalizzata
diventando rosso scarlatta. I sintomi neurologici precoci
comprendono ansietà, depressione e affaticamento che possono
evolvere in depressione grave, apatia, cefalee, vertigini,
irritabilità e tremori; se non trattati danno origine ad
una vera e propria demenza con allucinazioni, delirio e
stato confusionale.
Si conoscono anche due malattie congenite con inadeguata utilizzazione
della niacina: la malattia di Hartnup e la schizofrenia.
L’utilizzo di niacina a dosi elevate per tempi lunghi può provocare
effetti collaterali quali arrossamento, orticaria, nausea,
vomito e talvolta danni epatici (2÷6 g/die).
Dosi di 1 g/die possono provocare danni intestinali, renali,
epatici.
Si è visto (1955) che la somministrazione di niacina in dosi
elevate riduce nell’organismo i livelli di colesterolo e
di trigliceridi plasmatici: 1,5÷3 g/die di acido nicotinico
riducono i livelli di colesterolo e di LDL e aumentano le
concentrazioni di HDL.
Alimenti apportatori e razione
consigliata
La niacina si trova in numerosi alimenti, tuttavia buoni apportatori
sono: i cereali, soprattutto poco raffinati, le leguminose
secche, le carni, le uova, i prodotti della pesca e le frattaglie.
In diversi alimenti la niacina è presente in una forma non disponibile:
-in alcuni alimenti come il caffè è presente come derivato metilato
(trigonellina) indisponibile per gli animali, ma termolabile
e quindi trasformabile in acido nicotinico durante la tostatura;
-nei cereali può essere legata a polisaccaridi, peptidi o glicopeptidi,
a loro volta legati a cellulosa o emicellulose che rendono
difficile la liberazione;
-nel mais è legata covalentemente a piccoli peptidi (niacinogeni) e
a glucidi (niacitina), per cui diventa disponibile solo
in seguito a trattamento in ambiente basico (la niacina
contenuta nelle tortillas, al contrario di quella presente
nella polenta, è assorbibile dall'organismo.
In considerazione della capacità dell’organismo umano di trasformare
il triptofano (un aminoacido) in acido nicotinico è conveniente
esprimere la razione consigliata in niacina equivalenti.
In particolare 60 mg di triptofano equivalgono ad 1 mg di
niacina.
Questo amminoacido è presente soprattutto negli alimenti proteici
come uova, formaggi, pesce e carne, nei quali varia in genere
dai 150 ai 250 mg per 100 grammi di alimento.
Vitamina B5 - Pantotenico
L'acido pantotenico si trova nei cibi sia in forma libera che
legata, ed è largamente distribuito negli alimenti vegetali
ed animali.
Non ci sono sufficienti informazioni per stabilire i fabbisogni
in acido pantotenico, né studi specifici sui livelli assunti
con la dieta in Italia. Livelli medi per gli adulti di 4-7
mg/die sono consigliati dalla Commission of the European
Community (1993), con apporti individuali che variano dai
3 ai 12 mg/die. Questi livelli di apporto sembrano adeguati,
in quanto sono in grado di prevenire stati di deficienza.
L'intervallo 3-12 mg costituisce quindi l'intervallo di
sicurezza ed adeguatezza, come suggerito dal Comitato Scientifico
Europeo.
Vitamina B6
La vitamina B6 è largamente diffusa negli alimenti di origine
sia animale che vegetale. Parte della vitamina B6 presente
negli alimenti vegetali è sotto una forma non idrolizzabile
dagli enzimi intestinali e quindi non biologicamente disponibile.
Per la stretta dipendenza con il metabolismo aminoacidico, il fabbisogno
di questa vitamina viene calcolato in funzione del contenuto
proteico della dieta. Sulla base di studi si è visto che
un livello di 13 mg/g di proteine alimentari era in grado
di mantenere un buono stato di nutrizione vitaminica. Pertanto
il Comitato Scientifico Europeo ha fissato una raccomandazione
per l'adulto pari a 1,5 mg per 100 g di proteine alimentari
( Commission of the European Communities, 1993, considerando
un apporto proteico pari a circa il 15% dell'energia della
dieta, nell'adulto e nel bambino. Durante la gravidanza
e l'allattamento viene raccomandato un incremento del 20%
e del 30% rispettivamente.
Vitamina B8 - Biotina o H
La vitamina B8 è una delle sostanze biologiche attive più conosciute.
La vitamina B8 si trova in numerosi alimenti ed inoltre
è sintetizzata dai batteri intestinali e per questo mancanze
di tale vitamina sono rare.
La biotina è presente nel formaggio, fegato, cavolfiore,
uova, funghi, petti di pollo, salmoni, spinaci, lievito
brewer, dadi e se accade un piccolo deficit può essere introdotta
nel corpo. Questa vitamina inoltre è prodotta normalmente
negli intestini se è presente una quantità sana sufficiente
di flora intestinale. Tuttavia, il frequente uso degli antibiotici
può interferire con la sintesi di questa vitamina.
La vitamina B8 o la biotina è vitale per un sistema immunitario
sano. È coinvolto nel metabolismo dei carboidrati, delle
proteine e dei grassi. È essenziale per lo sviluppo e la
salute dei capelli. Impedisce l'ingrigiamento prematuro
dei capelli così come la perdita dei capelli. Questa vitamina
contribuisce ad mantenere la pelle ed il sistema nervoso
in uno stato sano. Controlla la distribuzione adeguata del
pigmento di colore.
La mancanza si nota generalmente solo dopo lunghe terapie
con antibiotici che esauriscono la fauna intestinale o dopo
consumo eccessivo di uova crude. Può condurre ad esaurimento
estremo, a dolore dei muscoli, a perdita di appetito, alla
depressione, all'ingrigiamento della pelle, alle anomalie
del sistema nervoso centrale quali la depressione, la letargia,
allucinationi e paralisi.
Vitamina B9 - Acido folico
Con il termine folati si designa un gruppo di sostanze chimicamente
e nutrizionalmente riferibili all’acido folico (acido pteroil
glutannico). L'acido folico è utilissimo agli sportivi perché
contribuisce a scindere le proteine in aminoacidi; favorisce
inoltre la sintesi degli acidi nucleici e la produzione
di globuli rossi.
Sintomi di carenza
- Anemia;
- Alterazioni delle mucose;
- Disturbi della digestione.
Il fabbisogno di acido folico per gli adulti, maschi e femmine,
è pari a 200 mcg. In gravidanza tale fabbisogno sale a 400
mcg ed è consigliabile una integrazione.
In caso di sovradosaggio estremi può verificarsi una carenza di zinco.
L'acido folico si trova nelle carni (soprattutto frattaglie)
e nei vegetali (soprattutto fagioli, pomodori, arance),
in forma più o meno legata e disponibile. Esistono infatti
negli alimenti degli inibitori della folato-idrolasi o altri
fattori non noti che ne diminuiscono l’assorbimento (del
20% nei legumi e dell’80% nel succo di arancia). Stati di
carenza marginale di acido folico si verificano in Italia
così come in altri Paesi.
Il fabbisogno giornaliero si copre con 5 g di lievito di birra
oppure 80 g di carne di maiale, 300 g di pane integrale,
200 g di spinaci, 250 g di cavolo riccio, 40 g di germe
di grano, 400 g di pomodori.
Vitamina B12 - Cobalamina
La cobalamina venne isolata e caratterizzata a seguito di una
serie di ricerche in merito all'anemia perniciosa. Nel 1926
si scoprì che nel fegato vi è un fattore capace di curare
tale patologia ed esso venne isolato e cristallizzato nel
1948. La struttura della vitamina B12 venne chiarita nel
1956.
La vitamina B12 è una sostanza di colore rosso, cristallina,
igroscopica, fotosensibile ed altamente solubile in acqua.
L'elevata solubilità in acqua della vitamina B12 le rende pressoché
impossibile il passaggio attraverso la membrana cellulare.
Per permettere l'assorbimento, quindi, si utilizza un processo
in ambiente acido o alcalino dello stomaco. Quindi viene
immagazzinata nel fegato dopo essere stata assorbita nell'intestino
ileo grazie a recettori sensibili a un complesso B12 che
si forma nello stomaco.
È interessante notare che in questo processo è una delle poche
volte che avviene il contatto tra la vitamina B12 e l'acido
folico, reazione importantissima per la sintesi dell'emoglobina.
Senza tale reazione avviene il blocco degli enzimi che necessitano
di questi due composti. Ciò comporta una disfunzione delle
vie metaboliche.
Poiché le reazioni interessate intervengono nel metabolismo degli
acidi grassi si ritiene che un loro blocco possa interessare
soprattutto le membrane neuronali e questo spiegherebbe
il coinvolgimento neurologico molto frequente in caso di
carenza di vitamina B12.
La vitamina B12 viene sintetizzata, in natura, solo da alcune
specie di batteri ed in alcune alghe. Nell'intestino umano
esistono batteri sintetizzanti cobalamina ma sono situati
in zone dove il fattore intrinseco non arriva per cui l'assorbimento
di quest'ultima è piuttosto scarso. Le fonti di vitamina
B12 sono quelle soprattutto di origine animale, in particolare
a livello del fegato. Gli alimenti di origine vegetale non
contengono cobalamina. Le alghe sono spesso contaminate
da microbi per cui la loro assunzione può essere fonte di
cobalamina anche se è da tenere presente che la specie spirulina,
alga unicellulare molto comune, produce una forma di cobalamina
non utilizzabile dall'uomo.
Carenza
Stati di carenza di vitamina B12 si verificano per lo più a seguito
di processi patologici che interessano le cellule parietali
dello stomaco. Le cellule dello stomaco producono una sostanza,
che si chiama Fattore Intrinseco, che si combina - dopo
che il cibo nello stomaco è stato predigerito dall'acido
- con la vitamina B12 rilasciata dal cibo. Il complesso
"Fattore Intrinseco-vitamina B12" prosegue il viaggio fino
alla fine del piccolo intestino (l'ileo) dove viene attivamente
assorbito. A rischio di stati carenziali sono anche
le diete strettamente vegetariane per cui si consiglia di
utilizzare opportuni integratori. Poiché le riserve dell'organismo
di vitamina B12 sono ampie e circa l'80% di quella che viene
escreta giornalmente con la bile viene riassorbita dal circolo
enteroepatico, ne consegue che passa molto tempo, più di
20 anni (non 2!) prima che si generi uno stato patologico
e compaiano le alterazioni dovute alla carenza di cobalamina.
Il deficit di cobalamina provoca la comparsa di anemia perniciosa,
malattia caratterizzata da: anemia megaloblastica e disturbi
del sistema nervoso. È sempre importante, in questi casi,
valutare la concentrazione di cobalamina ed acido folico
in quanto anche la carenza di quest'ultimo provoca un quadro
di anemia megaloblastica senza, però, interessamento nervoso.
L'aggiunta di acido folico in una situazione di anemia perniciosa
migliora il quadro anemico ma non ha nessun effetto sui
disturbi del sistema nervoso che, anzi, continuano a peggiorare.
È stato visto che l'assunzione di alte quantità di vitamina C
(>1 g) possono, col tempo, generare stati carenziali di
cobalamina. Ciò avviene in quanto, in alte dosi, la vitamina
C, in presenza di ferro, si può comportare da ossidante
e formare radicali liberi che danneggiano la cobalamina
ed il fattore intrinseco.
Livelli di assunzione e tossicità
Attualmente si consiglia di assumere 2 μg/die di cobalamina.
Poiché durante la gravidanza e l'allattamento il fabbisogno
individuale di vitamina B12 aumenta, rispettivamente, del
20% e del 50%, in genere ben soddisfatti dai 2 μg al giorno,
si consiglia a tutte le donne vegetariane che si trovano
in queste situazioni di implementare la dose assunta tramite
supplementi.
Si ritiene che vi possa essere qualche rischio di tossicità a
seguito dell'assunzione di quantità di cobalamina superiori
ai 200 μg.
Vitamina C - Acido L-ascorbico
L'acido L-ascorbico è una vitamina idrosolubile antiossidante
che svolge nell'organismo molteplici funzioni.
L'acido ascorbico È un composto molto idrosolubile, spiccatamente
acido, che si presenta sotto forma di cristalli inodori
ed insapori con pH circa 2,5 . La vitamina C assunta con
la dieta viene assorbita a partire dalla bocca, nello stomaco
e soprattutto a livello dell'intestino tenue grazie ad un
processo di diffusione passiva dipendente dal sodio. Questo
sistema è molto efficiente soprattutto per basse dosi della
vitamina. Via via che la concentrazione di acido ascorbico
cresce, il sistema di assorbimento si riduce di efficienza.
La vitamina C viene immagazzinata nei tessuti dell'organismo,
in particolare, nel surrene e nel fegato. La quota plasmatica
che non viene immagazzinata viene eliminata con le urine.
La vitamina C possiede una forte azione riducente a seguito della
presenza di un gruppo enediolico. In presenza di ossigeno
e metalli l'acido ascorbico tende ad ossidarsi ed a formare
acido deidroascorbico ed acqua ossigenata.
Grazie alla forte azione riducente, la vitamina C è utilizzata
in molte reazioni di ossidoriduzione. La spiccata azione
antiossidante della vitamina C e la sua capacità di mantenere
stabili le vitamine A, E, l'acido folico e la tiamina, viene
utilizzata dalle industrie che la usano (come tale o sotto
forma di sale sodico, potassico e calcico) come additivo
nei cibi.
Effetti sull'organismo
La vitamina C è importante per il corretto funzionamento del
sistema immunitario e la sintesi di collagene nell'organismo.
Il collagene rinforza i vasi sanguigni, la pelle, i muscoli
e le ossa. L'uomo non può creare collagene senza la vitamina
C.
Sembra che la vitamina C abbia un ruolo importante, soprattutto
in reazioni di ossidoriduzione catalizzate da ossigenasi,
e svolga un'azione antistaminica. Tra i processi più noti
in cui la vitamina dovrebbe intervenire si ricordano:
- idrossilazione della lisina e della prolina ad opera
della prolina idrossilasi e della lisina idrossilasi,
reazioni importanti per la maturazione del collagene,
- idrossilazione della dopamina per formare la noradrenalina,
- sintesi della carnitina,
- catabolismo della tirosina,
- amidazione di alcuni peptidi con azione ormonale,
- sintesi degli acidi biliari,
- sintesi degli ormoni steroidei per intervento durante
le reazioni di idrossilazione,
- riduzione dell'acido folico per formare la forma
coenzimatica,
- aumento dell'assorbimento di ferro per riduzione
del Fe (III) a Fe (II)
- azione di rigenerazione della vitamina E per cessione
di un elettrone al radicale α-tocoferossilico.
Sembra, inoltre, che la vitamina C possa diminuire la formazione
di nitrosamine intestinali e ridurre vari composti ossidanti
(il radicale superossido, l'acido ipocloroso e i radicali
idrossilici).
La vitamina C è presente in alcuni alimenti, insieme a bioflavonoidi,
soprattutto nei vegetali a foglia verde, peperoni, pomodori,
kiwi e negli agrumi, particolarmente concentrata nel frutto
di ciliegia amazzonica, l'Acerola, e nella rosa canina.
La vitamina può perdersi nel caso in cui questi alimenti
vengano tenuti all'aria per molto tempo o dentro contenitori
di metallo (es: rame). La cottura può comportare perdita
di vitamina (in taluni casi fino al 75%); tale fenomeno
può essere ridotto adottando una cottura che sia il più
possibile rapida ed in poca acqua.
| Alimenti |
mg/100 g
Vit. C |
| Acerola |
1300-1700 |
| Rosa Canina |
1250 |
| Peperoncini piccanti |
229 |
| Fave fresche crude |
33 |
| Piselli freschi crudi |
32 |
| Piselli surgelati |
30 |
| Peperoncini rossi e gialli |
166 |
| Peperoni crudi |
151 |
| Peperoni verdi |
127 |
| Rughetta o rucola |
110 |
| Broccoli |
110 |
| Cavoletti di Bruxelles |
81 |
| Lattuga |
59 |
| Pomodori maturi |
25 |
| Pomodori San Marzano |
24 |
| Pomodori da insalata |
21 |
| Finocchi crudi |
12 |
| Kiwi |
85 |
| ragole/Clementine |
54 |
| Limoni/Arance |
50 |
| Succo di arance |
44 |
| Succo di limoni |
43 |
| Pompelmo |
40 |
| Ananas |
17 |
| Cocomero |
8 |
| Fegato/Rene |
10-40 |
| Kaki |
23 |
CARENZA
La carenza di vitamina C determina la comparsa dello scorbuto,
patologia che riguarda particolarmente l'insufficiente produzione
di collagene e di sostanza cementante intercellulare. Ciò
determina alterazioni a livello dei vasi sanguigni con comparsa
di emorragie, rallentamento della cicatrizzazione delle
ferite, gengiviti con alterazioni della dentina, gengivorragie
ed osteoporosi delle ossa. Nei bambini si ha anche un arresto
della crescita. Le varie emorragie sviluppantesi possono
portare anche ad un quadro di anemia sideropenica.
Bassi livelli di acido ascorbico, sufficienti alla sopravvivenza,
ma al di sotto di quelli necessari, sembrano favorire l'aterosclerosi,
sia per l'ipotesi ossidativa sia per l'ipotesi risposta
alla lesione. Per la scarsità di vitamina C nell'organismo,
si instaurano situazioni come la progressiva crescita dell'azione
devastante dello stress ossidativo e dei radicali liberi
sulle pareti cellulari vascolari e/o il progressivo impoverimento
e cedimento di collagene nelle pareti cellulari vascolari
che venendo tamponato da derivati di alfa lipoproteine produce,
col progressivo accumulo, l'aterosclerosi e, di conseguenza,
tutte le altre pericolosissime sue patologie derivate a
cascata.
DOSAGGIO
Per dose minima giornaliera s'intende la quantità minima
complessiva da assumere durante il corso dell'intera giornata,
suddividendo la dose giornaliera in più piccole dosi frazionate
(dividendo la dose giornaliera in parti uguali) assunte
a intervalli di 3-4 ore.
Si calcola che la quantità minima giornaliera di vitamina
C necessaria per prevenire lo scorbuto sia di circa 10 mg/die.
Le quantità consigliate (raccomandate dai sistemi sanitari
nazionali) sono, tuttavia, di poco superiori. Anzi, nella
comunità scientifica vi è ancora acceso dibattito sul dosaggio
efficace effettivo, su limite soglia e sovradosaggio: 40
- 60 mg/die.
Vitamine Liposolubili
Questo gruppo di vitamine (A,D,E,K) è definito liposolubile in
quanto sono solubili esclusivamente nei grassi. Infatti,
è grazie a questi che vengono introdotte nel nostro corpo
e assorbite a livello dell'intestino. Sono digeriti solo
dalla bile perché sono insolubili in acqua. Motivo per cui
è importante consumare pasti che contengono sia lipidi che
vitamine. Si possono accumulare nel fegato e nei lipidi
di deposito (cioè nel nostro grasso) per poter essere utilizzate
nel momento del bisogno; però, proprio perché possono essere
accumulate sono le uniche vitamine che possono dare ipervitaminosi
(un loro eccesso, insomma può far male quanto non assumerle!).
Le vitamine liposolibili vengono, di regola, accumulate nel tessuto
adiposo e nel fegato, proprio perché non riescono a essere
eliminate tramite l’urina. La formazione di tali depositi
funge da riserva per i momenti in cui nell’organismo sono
presenti in misura ridotta questo tipo di vitamine: a differenza
delle vitamine idrosolubili, quindi, da un lato, possono
essere anche non introdotte quotidinamente e, dall’altro
lato, non è opportuno esagerare con integratori ricchi di
vitamine liposolibili (specialmente di vitamina A), al fine
di evitare affaticamento e perfino intossicazione del fegato.
Le osservazioni appena compiute non devono certo indurre
a ritenere di secondaria importanza la regolare introduzione,
tramite il cibo, delle vitamine liposolibili.
Vitamina A - Retinolo e BetaCarotene
In natura si trova in due forme principali : il retinolo (di
origine animale) e i carotenoidi (di origine vegetali) che
sono provitamine, cioè precursori della vitamina A.
Retinolo è il termine usato per indicare la quantità di vitamina
A utilizzabile che è stata scomposta ed è al suo posto nel
sangue, pronta per fare il suo lavoro.
Impedisce l'ossidazione della vit. C ed ha altre azioni antiossidanti.
Assunta in eccesso è dannosa e può provocare caduta dei capelli,
assumere 50-100.000 U.I. di vit. A al giorno può rovinare
capelli e salute.
Il retinolo si trova nel tuorlo d'uovo, nel fegato di merluzzo.
I carotenoidi si trovano negli organismi vegetali, frutta, verdura
di colore arancione e negli ortaggi di colore verde scuro
(melone, pesche, albicocche, zucca, cachi, carote, spinaci,
bieta, lattuga, etc.).
Il fabbisogno giornaliero nell'adulto è di circa 5.000 U.I. (unità
internazionali), uno sportivo richiede circa 50.000 U.I.
al giorno.
Il betacarotene, è un precursore della vitamina A e si trova
in natura in molti prodotti tra cui la carota.
Esistono 500 carotenoidi e sappiamo che 50 tra questi partecipano
al processo di trasformazione. Tra gli alimenti che contengono
carotenoidi, il più famoso è la carota, che dà il nome al
gruppo. Il beta-carotene è molto abbondante nelle carote,
ma è presente in concentrazione anche superiore, in certe
verdure dal fogliame verde, come la bietola, gli spinaci
e la verza. La luteina, un altro carotene, è maggiormente
presente nei broccoli, nei cavolini di Bruxelles e nel cavolo.
I diabetici non riescono a trasformare il beta-carotene in vitamina
A.
Il beta-carotene, diversamente dalla vitamina A, è un antiossidante
che combatte le sostanze cangerogene intrappolando le molecole
pericolose che contribuiscono allo sviluppo di un processo
maligno. Sembra che la famiglia dei carotenoidi lavori insieme,
ciascuno a modo suo, per assicurare che tutte le cellule
siano in salute. I risultati di molti studi suggeriscono
che i tumori della vescica, della laringe, dell’esofago,
dello stomaco, del colon/retto e della prostata traggano
beneficio dall’assunzione di beta-carotene.
Una molecola di betacarotene è composta da due molecole di Vit.
A. E' utile assumere 10-20 mg di betacarotene quando ci
espone al Sole.
Neutralizza anche molti dei danni del fumo di sigaretta.
E' una sostanza simile agli ormoni femminili. Il Beta Carotene
è necessario per la corretta crescita e riparazione dei
tessuti corporei; aiuta a mantenere pelle liscia e morbida
e sana; aiuta a proteggere le mucose della bocca, del naso,
della gola e dei polmoni, riducendo così la suscettibilità
alle infezioni; protegge contro gli agenti inquinanti (azione
antiossidante contro gli effetti nocivi dei radicali liberi);
contrasta la cecità notturna e la vista debole, ed è quindi
fondamentale per una buona vista; e aiuta nella formazione
di ossa e denti.
L'attuale ricerca medica dimostra che i cibi ricchi di Beta Carotene
aiutano a ridurre i rischi di tumore ai polmoni (soprattuto
nei fumatori che 'bruciano' letteralmente molta vitamina
A) e certi cancri della cavità orale. A differenza della
Vitamina A estratta dall'olio di fegato di pesce, il Beta
Carotene non è tossico.
E' diffuso in natura nelle piante, blocca l'anione superossido
O2.
Il suo uso riduce l'incidenza dei tumori e delle malattie cardiovascolari.
Un'assunzione di 1200 mg è necessaria se si vuole raggiungere
un livello plasmatico di 30 mg.
Il betacarotene è una sostanza di origine vegetale, che nell'intestino
si trasforma in due molecole di vitamina A.
La produzione di RNA viene fortemente incrementata dalla vitamina
A. L’RNA (acido ribonucleico) è un acido nucleico che trasmette
ad ogni cellula dell’organismo istruzioni sul loro comportamento,
così che la vita, la salute e le giuste funzioni vengano
mantenute. Il corpo deve essere in grado di sintetizzare
nuovo RNA oppure incomincerà la degenerazione delle cellule.
Studi hanno rilevato che nuovo RNA può essere prodotto anche
in caso di carenze di vitamina A, comunque il livello di
produzione di nuovo RNA è molto inferiore a quello che si
avrebbe con una disponibilità sufficiente di questo elemento.
Una delle fonti più ricche di RNA è il lievito di birra.
Circa il 90% della vitamina A contenuta nell’organismo è immagazzinata
nel fegato, con piccole quantità depositate nei tessuti
grassi, nei polmoni, nei reni e nella retina degli occhi.
In condizioni di stress, l’organismo utilizzerà questa riserva
se non riceverà abbastanza vitamina A dalla dieta. E’ necessaria
una adeguata assunzione di zinco per permettere l’utilizzo
della vitamina A immagazzinata nel fegato.
La vitamina A può essere tossica perché il corpo la accumula.
L’overdose di vitamina A danneggia le stesse parti del corpo
che soffrono in caso di carenza della vitamina. La tolleranza
varia da individuo a individuo. La probabilità di intossicazione
da vitamina A è alta solo quando la vitamina è di origine
animale o proviene da derivati di vitamina A disponibili
solo nei farmaci. Le verdure contengono la vitamina solo
sotto forma di precursore o provitamina (beta-carotene)
e questa sostanza non può trasformarsi abbastanza rapidamente
da creare un’intossicazione. Tuttavia, se vengono consumate
grandi quantità di alimenti ricchi di carotene, come i pomodori
o il succo di carote insieme a integratori alimentari, può
esserci accumulo nelle cellule grasse sotto la pelle, che
possono diventare gialle.
Quantità eccessive di vitamina A possono aumentare la pressione
all’interno della scatola cranica, con sintomi simili a
quelli del tumore al cervello. Un colore giallastro sotto
la pelle indica un consumo eccessivo; tuttavia se anche
diminuendo le dosi la colorazione rimane può essere un sintomo
di ipotiroidismo (ridotta attività della tiroide) o di diabete.
Se l’intossicazione viene scoperta, i sintomi, con l’abbassamento
della quantità di vitamina A assunta, scompariranno in pochi
giorni. L’assunzione di vitamina C può aiutare a prevenire
i dannosi effetti di intossicazione da vitamina A.
Contenuto di vitamina A di alcuni alimenti :
- Olio di fegato di merluzzo 100 gr = 85000 unità
- Carote 100 gr = 11000 unità
- Fegato 100 gr = 10729 unità
- Patate dolci 100 gr = 8800 unità
- Prezzemolo 100 gr = 8500 unità
- Spinaci 100 gr = 8100 unità
- Mango 100 gr = 4800 unità
- Melone 100 gr = 3400 unità
- Burro 100 gr = 3300 unità
- Albicocca 100 gr = 2700 unità
- Zucche 100g r = 1600 unità
- Pomodoro 100 gr = 900 unità
- Uovo 1 = 84 unità
- Latte 100 gr = 75 unità
Assumere beta-carotene garantisce all’organismo quantità adeguate
di vitamina A. La co-somministrazione di beta-carotene e
vitamina A è inutile anzi deve essere evitata per prevenire
l’insorgenza di ipervitaminosi A.
E' indispensabile alla produzione dello sperma e alla sintesi
del testosterone.
Con la cottura se ne perde il 20%.
Vitamina D
La vitamina D si può chiamare pure
-Ergocalciferolo(D2): E' usata per aggiungere la vitamina
agli alimenti.
-colecalciferolo (D3): si trava in forma naturale nell’olio
di fegato di pesce.
Sostiene la salute e la crescita delle ossa. La sua funzione
è di sintetizzare gli enzimi nelle mucose, preposti al trasporto
del calcio. Senza di essa le ossa e i denti non calcificano.
L'organismo usa il calcio ed il fosforo per normalizzare il sistema
nervoso, l'azione cardiaca e la coagulazione sanguigna,
e aiuta pure a dimagrire.
In dosi eccessive la vitamina D è tossica. Aumenta l’assorbimento
del calcio dall'organismo, cioè dalle ossa, ed a un accumulo
nei tessuti molli, con la formazione di calcoli, come nei
reni. Quantità eccessive possono determinare alti livelli
di calcio e di fosforo nel sangue e ciò provoca la calcificazione
dei tessuti soffici, delle pareti dei vasi sanguigni e dei
tubuli renali: tali disturbi si riassumono nella ipercalcemia
e una notevole escrezione di calcio nelle urine. L’indurimento
dei vasi sanguigni nel cuore e nei polmoni può portare alla
morte. Un’aumentata attività cardiaca richiede più calcio,
il quale viene fornito solo se vi è nel sistema sufficiente
vitamina D.
Assunta con l'esposizione ai raggi del sole non è tossica. Basta
un quarto d'ora tre volte alla settimana per garantire la
vitamina D necessaria all’organismo.
La pelle scura raggiunge in 3 ore la sintesi di vitamina che
la pelle chiara raggiunge in 30 minuti, quindi adattare
il tempo di esposizione alla pigmentazione della pelle.
Il fumo, i vetri e i vestiti ostacolano l'azione del sole sulla
pelle. Chi non può esporsi al sole mangi tuorlo d'uovo,
pesci grassi e fegato, e latte vitaminizzato, oppure integratori:
Il fabbisogno giornaliero è di 10 mg (400 ui). Le donne
in gravidanza di più.
L'olio di fegato di pesce è la maggior fonte naturale di vitamina
A e D.
La vitamina D previene le carie dei denti e l'infiammazione degli
alveoli dentali. Protegge le persone in menopausa dall’osteoporosi
causata dal cortisone. Assieme al calcio mantiene le ossa
sane e forti durante la menopausa. Previene la frattura
dell’anca negli anziani.
Sintomi di sovraddosaggio sono: frequente urinazione, perdita
di appetito, nausea, vomito, diarrea,stitichezza, debolezza
muscolare, vertigini, stanchezza e calcificazione dei tessuti
soffici del cuore, dei vasi sanguigni e dei polmoni e nei
casi più gravi confusione, ipertensione, insufficienza renale
e coma.
La carenza di calcio e di vitamina D hanno gli stessi sintomi.
La carenza di vitamina D apporta un mancato assorbimento
del calcio da parte dell'intestino, una ritenzione di fosforo
nei reni e una difettosa mineralizzazione della struttura
ossea, cioè il rachitismo: l’indebolimento del cranio e
delle ossa nei bambini, inarcamento delle gambe e della
colonna vertebrale, ingrossamento dell’articolazione del
polso, del ginocchio e dell’anca, muscoli scarsamente sviluppati
e irritabilità nervosa. Sotto il peso del corpo si manifestano
deformazioni scheletriche.
10 mg di Vitamina D al giorno riducono del 7% la mortalità. A
livelli troppo bassi il sistema immunitario è meno efficiente
nell'uccidere i virus. Questa vitamina antiossidante, protegge
i lipidi delle membrane celulari dai radicali liberi derivanti
dall'ossigeno.
Stimola il funzionamento dell’acido linoleico, un acido grasso
insaturo e impedisce l’ossidazione dell’ormone pituitario
e surrenale e poiché l’ossidazione provoca l’invecchiamento
delle cellule, la vitamina E ne ritarda il processo.
Stimola la secrezione urinaria, aiutando i pazienti cardiopatici i
cui tessuti corporei contengono una quantità eccessiva di
liquidi (edema). In qualità di diuretico la vitamina E è
efficace per riequilibrare l’ipertensione.
Utile nella prevenzione dell'arteriosclerosi, efficace nelle
malattie cardiovascolari, fondamentale nella prevenzione
del cancro, indispensabile per il corretto funzionamento
dei muscoli, migliora il sistema immunitario, necessaria
per una adeguata funzionalità dell'apparato riproduttivo,
Migliora la messa a fuoco della vista nelle persone di mezza
età.
E' un’antitrombina efficace nella corrente sanguigna, poiché
inibisce la coagulazione del sangue e così previene la formazione
di trombi.
La vitamina E combinata con la vitamina C protegge le componenti
idrofile e lipofile della cute, riducendo i danni indotti
da UVA, UVB e rallentail fotoinvecchiamento. Assorbita dalla
pelle, ha azione idratante, antinfiammatoria e lenitiva.
Un alto livello di vitamina E nel sangue dona ottimi livelli
di funzionalità immunitaria. Come i globuli rossi, si pensa
che anche i globuli bianchi siano coperti. Dato che la concentrazione
della vitamina E diminuisce con l’invecchiamento, l’integrazione
può essere di aiuto nei casi di cambiamento dell’epitelio
pigmentato della retina accompagnato da diminuzione della
vista. Le persone anziane traggono beneficio dalle proprietà
immunitarie della vitamina E.
Negli studi sugli animali la somministrazione di vitamina E ha
effetti sorprendenti sull’apparato riproduttivo: aumenta
la fertilità maschile e femminile e aiuta recuperare la
potenza sessuale maschile. Nel periodo precedente al concepimento
si consiglia l’assunzione di un preparato di vitamine e
minerali a bassa intensità insieme a concentrati di vitamine
del complesso B e di vitamina E (tocoferoli misti).
Con un alto livello di vitamina E nel sangue si ha due volte
e mezzo meno probabilità di ammalarsi di tumore al polmone.
Vitamina E integrata, spazza via i radicali liberi, protegge
dal tumore. Il suo effetto antiossidante nei polmoni protegge
dalle sostanze inquinanti, è essenziale per i fumatori (il
monossido di carbonio del fumo di sigaretta distrugge la
capacità dell’emoglobina di trasportare l’ossigeno nel sangue),
protegge dalle tossine dell’ozono e dal diossido di azoto
(componenti dello smog), benefica per chi vive in città.
Fonte di vitamina E è l'olio di germe di grano, gli olii vegetali
spremuti a freddo (soia, arachidi, mais, olive, etc.), il
tuorlo d'uovo, i semi interi e noci, etc.
Si deposita nel fegato, nel tessuto adiposo dell'ipofisi, ghiandole
surrenali, utero e testicoli. Non sono dimostrati disturbi
da eccessi di assunzione.
Alimenti che contengono vitamina C possono favorire l’assorbimento
della vitamina E (i broccoli e il cavolfiore contengono
anche la vitamina E).
Il fabbisogno giornaliero per gli adulti di 10 mg va aumentato quando
si vuole utilizzarla le sue proprietà antiossidanti, per
rafforzare le difese, prevenire il cancro, le malattie cardiovascolari,
etc.
Eccessivi quantitativi di grassi polinsaturi o oli nella dieta
aumentano il tasso di ossidazione della vitamina E; più
grassi insaturi si consumano, più aumenta il fabbisogno
di vitamina E.
Non eccedere nell'assunzione della vitamina, prima che si manifestino
gli effeti benefici a volte passano mesi. Il dosaggio di
600 UI al giorno non è tossico. Il Selenio aumenta l'efficacia
della vitamina E.
| Alimento |
Q.tà |
| Olio di germe di grano |
133,00 |
| Olio di girasole |
68,00 |
| Olio di mandorle dolci |
45,80 |
| Olio di mais |
34,50 |
| Olio di palma |
33,10 |
| Mandorle dolci, secche |
26,00 |
| Olio di oliva extra vergine |
22,40 |
| Olio di colza |
22,20 |
| Olio di fegato di merluzzo |
19,80 |
| Olio di arachide |
19,10 |
| Olio di vinacciolo |
18,90 |
Olio di soia
Olio di oliva |
18,50 |
Germe di frumento
[Media fra germe di frumento duro e tenero] |
16,00 |
| Nocciole, secche |
15,00 |
| Margarina -100% vegetale |
12,40 |
| Avocado |
6,40 |
Pistacchi
Noci pecan |
4,00 |
| Noci, secche |
3,00 |
| Burro |
2,40 |
| Crusca di frumento |
1,6 |
| Pecorino romano |
1,01 |
Anacardi
Macadamia |
1,00 |
| Pecorino siciliano |
0,97 |
| Olio di cocco |
0,90 |
| Anguilla d'allevamento, filetti |
0,82 |
Pecorino
Riso integrale crudo |
0,70 |
| Parmigiano |
0,68 |
Fontina
Taleggio |
0,62 |
Provolone
Gorgonzola |
0,52 |
| Mais dolce, in scatola, sgocciolato |
0,5 |
| Caciotta toscana |
0,49 |
| Scamorza |
0,48 |
| Crescenza |
0,45 |
| Caciocavallo |
0,43 |
| Farina di frumento integrale |
0,4 |
| Mozzarella di vacca |
0,39 |
| Caciottina vaccina |
0,34 |
| Mozzarella di bufala |
0,24 |
| Caciottina fresca |
0,22 |
Ricotta di vacca
Grana |
0,21 |
| Yogurt da latte, intero |
0,08 |
Latte di vacca UHT, intero
Latte di vacca pastorizzato, intero |
0,07 |
| Yogurt da latte, parzialmente scremato |
0,06 |
Latte di vacca UHT, parzialmente scremato
Latte di vacca pastorizzato, parzialmente scremato
|
0,04 |
Vitamina K
Il ruolo fondamentale della vitamina K è la coagulazione del
sangue e nel funzionamento normale del fegato. E' un fattore
importante di vitalità e longevità.
I grassi rancidi, le radiazioni di raggi X, l’aspirina e l’inquinamento
dell’aria distruggono la vitamina K.
Il kelp (alga di colore bruno, nell’oceano Pacifico e nel Atlantico),
l’alfalfa (dall'arabo al-fal-fa "padre di tutti i cibi":
Erba medica: Medicago sativa L.), le piante verdi e le verdure
a foglie verdi sono fonti naturali di vitamina K. Il latte
di vacca, lo yogurt, il tuorlo dell’uovo, le melasse scure,
l’olio di semi di cartamo, l’olio di fegato di pesce e altri
oli polinsaturi sono altre buone fonti. Il lavoro dei batteri
intestinali e l'apporto dell'alimentazione è sufficiente
per approvvigionarsi di vitamina K.
In chi fa uso di anticoagulanti e di forti dosi di vitamina K
può verificarsi un’anormale formazione di trombi, intossicazione
e collasso di globuli rossi, poiché i residui si possono
ammassare nel sangue.
La deficienza di vitamina K è comune in malattie come il morbo
celiaco (cattivo assorbimento intestinale), la sprue (cattivo
assorbimento nell’età adulta), e la colite della mucosa
intestinale. In questi casi si somministra la vitamina K
per via endovenosa.
La vitamina K aiuta ridurre il flusso di mestruazioni prolungate,
fa diminuire o elimina i crampi mestruali. L’uso della vitamina
può prevenire osteoporosi e fratture. In alcuni casi la
vitamina ha le stesse proprietà di alcune sostanze chemioterapiche
altamente tossiche. E’ stato scoperto che il menadione o
vitamina K3 inibisce alcuni tumori come quello al seno,
alle ovaie, al colon, allo stomaco, ai reni e ai polmoni.
La vitamina K è spesso associata con la vitamina C per la prevenzione
e la risoluzione di emorragie in diverse parti dell’occhio.
Ab2 - Minerali
In merito al fabbisogno umano in sostanze essenziali ci sono
pochissimi studi scientifici. Per questo motivo, gruppi
di esperti degli stati industrializzati, elaborano raccomandazioni
che riguardano il fabbisogno di dette sostanze. Questa procedura
di consenso di esperti è utile, ma ben distante da conoscenze
scientifiche.
L'organismo umano si ristruttura continuamente e necessita di energia
per le sue varie funzioni (battito cardiaco, respirazione,
digestione, movimenti degli arti). Per svolgere questi compiti
sono necessari innumerevoli processi biochimici, che a loro
volta necessitano di sostanze che consumano o producono
energia.
I minerali alimentari come calcio Ca e fosforo P, hanno moltissime
funzioni metaboliche e formano la struttura ossea e dentaria.
Il gruppo sodio Na, cloro Cl, potassio K, calcio Ca, magnesio
Mg, zolfo S e fosforo, è coinvolto in tutti i processi idroelettrolitici,
osmotici e di regolazione acida – basica.
Un altro gruppo, come il ferro Fe nell'emoglobina o lo iodio
J nell'ormone tiroidale è coinvolto in processi biochimici
primordiali: trasporto di ossigeno e regolazione del catabolismo
energetico.
Gli altri minerali fanno maggiormente parte di specifici enzimi
per le più di svariate funzioni metaboliche e immunitarie.
Vi è differenza tra i sali minerali che provengono direttamente
dalla terra (esempio quelli contenuti nell'acqua) e quelli
presenti nei regni vegetale ed animale. Questi ultimi hanno
subito un'elaborazione che li ha, in un certo senso, "vitalizzati",
invece i sali provenienti dalla terra non hanno alcun dinamismo
energetico e dopo esser stati introdotti nell'organismo
ne possono uscire solo con il sudore o l'urina.
Per questa ragione non si dovrebbe usare molto sale da tavola
e quel poco dovrebbe essere di tipo marino. Questo per evitare
che una eventuale disfunzione renale causi un accumulo dei
sali che provocherebbe un progressivo irrigidimento del
corpo.
Una dieta mista che comprenda frutta, verdura, semi (noci,
nocciole, mandorle, ecc.), cereali e qualche prodotto di
provenienza animale è in grado di fornire i sali necessari
per il benessere dell'organismo.
Il fabbisogno giornaliero di minerali
varia molto a seconda dell'elemento considerato: si esprime
da un ordine di grammi per sodio Na, cloro Cl, calcio Ca,
sino ad un ordine di microgrammi (millionesimi di grammi)
per iodio J, cromo Cr, selenio Se.
I minerali Alimentari sono ripartiti in diversi alimenti sia
animali che vegetali. La frutta non contiene dosi rilevanti
di minerali; verdura e ortaggi ne contengono pochi tipi;
leguminacee e graminacee circa la metà dei vari tipi e i
prodotti animali circa l'altra metà. Due, il sodio Na e
il cloro Cl, sono facilmente reperibili tramite il sale
(marino) da cucina.
Inoltre, l'organismo in "tempi buoni" elabora delle scorte che
consuma in "tempi meno buoni". Anche questo richiede trasformazioni
biochimiche con le relative sostanze. Certe sostanze come
p. es. il manganese (Mn) possono essere immagazzinate solo
in piccolissime dosi, mentre altre, come p. es. il ferro
(Fe), calcio (Ca) possono essere immagazzinate in notevoli
quantità.
I residui dei processi in parte servono per processi metabolici
(strutturali, funzionali o di scorta) susseguenti. Il resto,
se contiene ancora energia sfruttabile viene prima chimicamente
"bruciato" (metabolismo energetico) e lascia poi l'organismo
attraverso feci, urina e sudore.
Calcio
Equilibra il sistema nervoso, ed evita le carie dentarie, i crampi
alle gambe, le unghie fragili, l'irritabilità e alcune forme
di mal di testa.
Il Calcio è necessario per la propagazione degli impulsi
nervosi, la salute delle ossa e dei denti, e per la regolazione
del battito cardiaco.
E' diffusa la credenza che sia necessario utilizzare latte
e formaggio per essere sicuri di averne sempre a disposizione.
Questa idea è falsa, infatti se è vero che tutti i mammiferi
ricevono il calcio dal latte materno durante la loro infanzia,
è altrettanto vero che una volta cresciuti i carnivori lo
ricevono esclusivamente dalle loro prede e gli erbivori
unicamente dal regno vegetale. Nessuno di loro lo prende
dal latte!
L'idea che bisogna usare molti latticini per non restare
senza calcio, non è pertanto fondata su verità. Diremo,
anzi, che è pericolosa, visto che recenti ricerche hanno
dimostrato come l'osteoporosi e il cancro al seno siano
più diffuse nei paesi dove vi un maggior consumo di latte
e formaggio.
Pertanto è preferibile ottenere il Calcio necessario mangiando
cibi che provengono dal regno vegetale, e ce ne danno conferma
le mucche e molti altri mammiferi che mangiano solo erba
ed hanno una struttura ossea molto sviluppata.
Secondo la teoria della trasmutazione di Kervran-Ohsa-wa,
Sodio, Calcio, Potassio e Magnesio si possono trasmutare
l'uno nell'altro. In particolare la trasmutazione del Silicio
in Calcio molto diffusa in natura anche nelle piante.
Su queste basi, diventa comprensibile l'effetto rimineralizzante
e ricalcificante osseo di alimenti ricchi di Silicio come
il miglio e il frumento (65/68%) oppure ricchi di Magnesio
come il grano saraceno.
Non a caso da sempre in medicina popolare si usa come ricalcificante
nelle fratture ossee e cartilagine, nell'osteoporosi, per
le unghie soggette a facili fratture, nelle carie, ecc.
una pianta ricchissima di silicio, l'equiseto (Equisetum
arvensis - detto anche coda cavallina) sotto forma di decotto,
carbone vegetale o altre preparazioni.
Non meno ricalcificante è il Magnesio: infatti è proprio
la sua trasmutazione (Magnesio + Ossigeno = Calcio) che
spiega il meccanismo di formazione della corazza di granchi
e aragoste oppure la costituzione del corallo.
L'assimilazione di questo prezioso elemento è controllato
dalle ghiandole endocrine ed il corpo è capace di ricavare
tutto il Calcio che gli è necessario da una dieta sana e
naturale. Per garantirsi l'apporto giornaliero di Calcio
è perciò sufficiente utilizzare: cereali, frutta fresca,
noci, frutta secca in genere e verdura fresca o semicruda.
In caso di necessità si potrà usufruire del decotto di equiseto.
L'equiseto si trova in tutte le erboristerie e in moltissime
farmacie: per prepararlo basta aggiungerne 2 cucchiai da
minestra in un litro d'acqua bollente, e lasciar bollire
lentamente almeno 12 minuti. Poi si filtra e si zucchera
a piacere con del miele.
L'aceto, e i cibi che lo contengono, sono nemici del calcio
e vanno usati con cautela.
|
Alimento |
Quantità |
Contenuto in mg |
| Agar agar |
100 gr |
400 |
| Dulse |
100 gr |
567 |
| Hiziki |
100 gr |
1.400 |
| Kelp |
2 cucchiai |
1.093 |
| Kombu |
100 gr |
800 |
| Wakame |
100 gr |
1300 |
|
Alimento |
Quantità |
Contenuto in mg |
| Birra |
33 cl |
14 |
| Caffè |
17 cl |
13 |
| Vino bianco |
10 cl |
7 |
| Vino rosso |
10 cl |
7 |
|
Alimento |
Quantità |
Contenuto in mg |
| Ciambelle lievitate |
una |
13 |
| Crackers |
1 |
1 |
| Crepes di saraceno |
10 cm |
59 |
| Crepes integrali |
10 cm |
50 |
| Crepes normali |
10 cm |
27 |
| Farina d'avena |
1 tazza |
20 |
| Farina di frumento |
1 tazza |
56 |
| Focaccia integrale |
1 |
42 |
| Frumento integrale |
1 tazza |
49 |
| Frumento soffiato |
1 tazza |
3 |
| Germe di grano |
1 tazza |
50 |
| Grano saraceno |
1 tazza |
33 |
| Granola |
1 tazza |
71 |
| Mais |
1 tazza |
7 |
| Miglio |
1 tazza |
45 |
| Pane di mais |
5 cm |
54 |
| Pasta integrale |
110 gr |
20 |
| Pizza margherita |
35 cm |
14 |
| Riso integrale |
1 tazza |
64 |
| Riso brillato |
1 tazza |
11 |
| Rosette integrali |
una |
37 |
| Semolino |
1 tazza |
51 |
| Torta di zucca |
1/6 |
76 |
|
Alimento |
Quantità |
Contenuto in mg |
| Albicocca |
cinque |
16 |
| Fichi |
dieci |
269 |
| Mela |
10 anelli |
9 |
| Uvetta |
1 tazza |
46 |
|
Alimento |
Quantità |
Contenuto in mg |
| Ceci |
1 tazza |
300 |
| Fagioli bianchi |
1 tazza |
95 |
| Fagioli borlotti
cotti |
1 tazza |
257 |
| Fagioli lima cotti |
1 tazza |
54 |
| Fagioli neri secchi |
1 tazza |
131 |
| Fagioli rossi |
1 tazza |
70 |
| Lenticchie cotte |
1 tazza |
50 |
| Piselli secchi cotti |
1 tazza |
22 |
| Tofu (formaggio di
soia) |
100 gr
|
100 |
| Fagioli di soia |
1 tazza |
131 |
|
Alimento |
Quantità |
Contenuto in mg |
| Arachidi |
1 tazza |
104 |
| Burro di arachidi |
1 cucchiaio |
11 |
| Castagne arrostite |
100 gr |
83 |
| Castagne fresche |
1 tazza |
43 |
| Mandorle |
1 tazza |
332 |
| Nocciole |
1 tazza |
282 |
| Noci |
1 tazza |
99 |
| Semi di girasole |
1 tazza |
174 |
| Semi di sesamo |
1 tazza |
165 |
| Semi di zucca |
1 tazza |
71 |
| Tahino |
1 cucchiaio |
64 |
|
Alimento |
Quantità |
Contenuto in mg |
| Broccoli |
1 tazza |
42 |
| Broccoli al vapore |
1 tazza |
136 |
| Carciofo romano |
1 |
61 |
| Carota |
1 tazza |
30 |
| Cavolfiore |
1 tazza |
28 |
| Cavolini di Bruxelles |
1 tazza |
36 |
| Cavolo |
1 tazza |
32 |
| Cavolo cinese |
1 tazza |
74 |
| Cavolo di rapa |
1 tazza |
90 |
| Cetrioli |
1 tazza |
14 |
| Cipolle verdi |
1 tazza |
53 |
| Crauti |
1 tazza |
85 |
| Crescione |
100 gr |
151 |
| Fagiolini |
1 tazza |
41 |
| Foglie di cavolo |
1 tazza |
105 |
| Foglie di rapa |
1 tazza |
157 |
| Foglie di rapa al
vapore |
1 tazza |
267 |
| Germogli di alfa |
1 tazza |
10 |
| Piselli |
1 tazza |
36 |
| Porro |
1 tazza |
73 |
| Prezzemolo |
1 tazza |
122 |
| Rape |
1 tazza |
51 |
| Sedano |
1 tazza |
44 |
| Zucca |
1 tazza |
57 |
| Zucchine |
1 tazza |
36 |
Magnesio
CARATTERISTICHE
Nel nostro corpo, il magnesio è un minerale essenziale. Circa
il 70% di esso si trova nelle ossa insieme al calcio e al
fosforo, mentre il rimanente 30% è situato nei tessuti molli
e nei fluidi dell’organismo.
Del magnesio ingerito ne viene assorbita una quantità che va
dal 30 al 40%, mentre il resto viene eliminato con le feci.
L’impiego delle concimazioni chimiche, induce tra le altre carenze
anche quella del Magnesio e questo comporta negli animali
la TETANIA. Se l’HUMUS del suolo viene alterato, ne risentono
le piante, gli animali e di conseguenza anche l’uomo, ed
è per questo che si ha bisogno anche di supplementi di Magnesio
nell’alimentazione.
La quantità maggiore di magnesio si trova nell’interno delle
cellule, dove attiva gli enzimi necessari al metabolismo
dei carboidrati e degli amminoacidi: produzione di energia
del glucosio, sintesi delle proteine, dell’acido nucleico,
formazione dell’urea, il tono vascolare, la trasmissione
degli impulsi muscolari, stabilità elettrica delle cellule,
trasmissione nervosa e l’attività.
Contrastando l’effetto stimolante del calcio, il magnesio svolge
un ruolo importante per le contrazioni neuromuscolari. Aiuta
anche a regolare l’equilibrio acido-alcalino dell’organismo.
FUNZIONI
Il CATIONE intracellulare del magnesio, un atomo o un gruppo
di atomi che perde elettroni e perciò possiede una carica
elettrica positiva, dunque una sostanza che disciolta nel
mezzo intracellulare partecipa alla attività elettrolitica
della cellula, partecipa all’equilibrio acido-basico e ai
fenomeni di ossidoriduzione all’interno della cellula. Da
qui il suo ruolo importante nella RESPIRAZIONE CELLULARE,
negli scambi cellulari e nel metabolismo di assimilazione
e dismissione delle proteine, dei glucidi, dei lipidi. Con
questa permeabilità o respirazione cellulare, la cellula
si procura ciò di cui ha bisogno e si libera dei rifiuti.
Con questo processo alza le DIFESE IMMUNITARIE e protegge
dagli stati infettivi. Se non avviene ne risente la salute
dell’organismo intero.
Il ruolo fondamentale del magnesio, nel metabolismo del corpo
umano, è quello della vitalità, della giovinezza e dell'armonia.
Il corretto e costante apporto di Magnesio favorisce il
benessere generale, l'equilibrio ed il recupero di carenze
Fisiologiche. Infatti, esso presiede ad oltre trecento reazioni
metaboliche di primaria importanza:
Il ripristino della sfera emotiva favorendo la distensione del
sistema nervoso, i processi digestivi gastro-intestinali,
l’attività delle cellule, la produzione di energia, la sintesi
di proteine, la regolarizzazione dei ritmi cardiaci, la
pulizia coronarica soprattutto dai depositi di Calcio, la
conduzione nervosa, la regolazione del tono vascolare, l'equilibrio
acido-base, il metabolismo glicemico, la decontrazione muscolare,
la conduzione cardiaca, la conduzione nervosa, di aiuto
+ nella colite, diarrea, morbo celiaco, artrite, depressione,
disturbi neuromuscolari, epilessia, scoppi d'ira, sensibilità
al rumore, tremori alle mani, malattia mentale, morbo di
Parkinson, nervosismo, nefrite, sclerosi multipla, arteriosclerosi,
aterosclerosi, cardiopatia ischemica, ipertensione, trombosi
coronarica, carie, crampi, debolezza muscolare, disturbi
neuromuscolari, fratture, osteoporosi, rachitismo, psoriasi,
calcoli di ossalato, calcoli renali, colesterolo alto, diabete,
ipertensione, vomito, alcolismo, convulsioni, delirium tremens,
epilessia, mal di schiena, poliomelite, sindrome pre-mestruale,
sovrappeso, obesità.
Inoltre aiuta l'organismo femminile contro le sindromi premestruali
e può risultare fondamentale nella prevenzione dell'osteoporosi
, può regolarizzare i valori pressori, favorisce la regolazione
del tasso glicemico ed è un valido supporto contro le reazioni
allergiche, sia a livello dermico, sia a livello respiratorio.
Stimola l’assorbimento e il metabolismo di altri minerali, quali
il calcio, il fosforo, il sodio e il potassio e migliora
l’utilizzo delle vitamine del complesso B e le vitamine
C ed E.
Il Magnesio permette la produzione di energia sotto forma di
ATP (acido adenosintrifosforico), a partire dagli zuccheri
e dai grassi, e’ indispensabile per l’utilizzo dell’energia
a livello delle cellule nervose e muscolari, favorisce il
riequilibrio del comportamento, aiuta la combustione dei
grassi.
Svolge un ruolo fondamentale nella regolazione della eccitabilita’
neuro-muscolare, nella produzione e nel trasporto di energia.
Riduce la secrezione della adrenalina e le conseguenze che
provoca a livello del cervello, del cuore, e dell’apparato
digerente. Si oppone alla penetrazione delle sostanze tossiche
nelle cellule in particolare dei metalli pesanti.
Assieme al calcio regola la attivita’ dei tessuti eccitabili
come i MUSCOLI e NERVI, compreso quello cardiaco. Coopera
alla crescita ossea e rinforza lo smalto dentale.
Ha un effetto positivo sul CUORE, sul FEGATO, sui RENI, sul POLMONE,
ha un ruolo preventivo nei confronti dell’ADENOMA della
PROSTATA.
Viene distrutto dalla cottura e dalla raffinazione dei cibi.
DOSAGGIO
Il fabbisogno giornaliero è di 350 milligrammi per gli adulti
di sesso maschile, di 280 milligrammi per le donne, ma 450
milligrammi durante la gravidanza e allattamento. Si calcola
che un'alimentazione media ne fornisca 120 milligrammi per
1000 chilocalorie, un livello che copre a malapena la dose
di assunzione giornaliera consigliata.
La vitamina D è essenziale per l'assorbimento del magnesio. L'assorbimento
può essere inibito dai fitati, da eccesso di grasso, da
grandi quantità di acido ossalico.
L'uso di diuretici ed alcool diminuiscono le riserve di magnesio.
Alcuni studi hanno mostrato l’importanza dell’equilibrio tra
il calcio e il magnesio. Se il consumo di calcio è alto,
anche l’assunzione di magnesio deve essere alta altrimenti
si creerà una carenza. Il fabbisogno di magnesio è influenzato
anche dalla quantità di proteine, fosforo e vitamina D presenti
nella dieta.
La tossicità è minima, grazie all’abilità dei reni di eliminare
il magnesio in eccesso (sino a 60 g al giorno).
L’intossicazione da magnesio (ipermagnesiemia) è rara, ma può
manifestarsi in diverse circostanze: quando la funzione
urinaria è anormalmente diminuita, quando sono state assunte
alte quantità del minerale o qualche volta dopo iniezioni.
Del magnesio assunto giornalmente, dall’intestino tenue ne viene
assorbito dal 30 al 40% . Il grado di assorbimento è influenzato
dagli ormoni paratiroidei, dal tasso di assorbimento dell’acqua
e dalla quantità di calcio, fosfati e lattosio presenti
nell’organismo. Il magnesio e il calcio vengono assorbiti
negli stessi siti.
Quando l’assunzione di magnesio è bassa, il tasso di assorbimento
può arrivare al 75%; quando è alta, il tasso di assorbimento
può arrivare a punte minime del 25%.
La ghiandola surrenale secerne un ormone chiamato aldosterone,
che aiuta a regolare il tasso di eliminazione del magnesio
attraverso i reni e ne garantisce così una presenza costante
nel corpo, indipendentemente dalle variazioni dell’assunzione
alimentare. Le perdite tendono ad aumentare con l’uso di
diuretici e con il consumo di alcool.
UTILITà
Il Magnesio in oligoelementi è utile nell'AFFATICAMENTO PSICO-FISICO
ed INTELLETTUALE, nelle FIBROMIALGIE, nelle CONVULSIONI,
nella SPASMOFILIA, nella TETANIA, nei disturbi del sistema
nervoso, insonnia, depressione, disturbi della concentrazione,
affaticamento, stati infettivi, cardiopatie, tachicardie,
aritmie, spasmi vascolari, extrasistole, ipertensione, angina
pectoris, iper-eccitazione motoria. CRAMPI MUSCOLARI, SPASMI,
INSOFFERENZA DEGLI ARTI INFERIORI, disfunzioni paratiroidee,
NEVRITI, nevralgie, insufficienza digestiva, disturbi intestinali
cronici, coliti, enterocoliti, stipsi cronica, senescenza,
PROSTATA, demineralizzazione, rachitismo, disturbi mestruali,
nei disturbi neuromuscolari, nel nervosismo, negli scoppi
di ira, nella sensibilità al rumore, nella depressione,
nel tremore alle mani. Il magnesio insieme alla vitamina
B6 riduce i calcoli di ossalato e di calcio. Si può usare
come antiacido per chi ha questo tipo di problemi.
Esplica una azione protettiva su cuore, fegato, reni, polmoni.
Un buon equilibrio del Magnesio aiuta ad affrontare meglio lo
STRESS, è utile in presenza di traumi, freddo, interventi
chirurgici, emozioni. Il Magnesio interviene nel sistema
OSTEOARTICOLARE, DENTARIO, NERVOSO, MUSCOLARE, CARDIO CIRCOLATORIO,
agisce sulla PELLE, sul SANGUE sul sistema ENDOCRINO, GENITALE
e per gli uomini sulla PROSTATA, di aiuto anche per l'apparato
RESPIRATORIO, e per gli OCCHI.
Il magnesio è fondamentale nella prevenzione degli attacchi di
cuore e delle trombosi coronariche. Gli integratori di magnesio
possono proteggere dalle ischemie cardiache (mancanza di
ossigeno del muscolo cardiaco causata da spasmi o restringimenti
e intasamenti delle arterie coronarie). Le persone che hanno
assunto integratori di magnesio dopo un attacco di cuore
hanno avuto un tasso di sopravvivenza più alto e una minore
incidenza di pericolose aritmie.
A pazienti con calcoli di ossalato sono stati somministrati 200
mg al giorno di magnesio insieme a 10 mg di vitamina B6;
si possono somministrare anche 300 mg di solo magnesio,
ma la presenza della vitamina B6 tende a ridurre ulteriormente
i calcoli. Il magnesio aiuta a prevenire l’accumulo di depositi
di calcio nel tratto urinario. Rende solubili nelle urine
il calcio e il fosforo impedendone la trasformazione in
calcoli duri.
Negli alcolizzati i livelli di magnesio nel sangue e nei muscoli
sono bassi. I trattamenti a base di magnesio aiutano l’organismo
a controllare vertigini, debolezza e spasmi muscolari, cardiopatie
e ipertensione e instaura un giusto equilibrio del pH. Giuste
dosi di magnesio possono aiutare a ridurre il tasso di colesterolo
nel sangue e a mantenere le arterie in buona salute.
E’ il magnesio, e non il calcio, il responsabile della formazione
di quello smalto dei denti che resiste alle carie. Indipendentemente
dalla quantità di calcio che si ingerisce, in mancanza di
magnesio non si avrà la formazione di uno smalto resistente.
La terapia a base di magnesio si è rivelata efficace nel trattamento
della diarrea (gluconato di magnesio), vomito e nervosismo
e kwashiorkor (ventre dilatato dei bambini malnutriti).
Poiché il magnesio contribuisce a mantenere la salute del sistema
nervoso, esso è stato usato con successo nel controllo delle
convulsioni delle donne incinte, del travaglio prematuro
e in pazienti epilettici.
Essendo il magnesio molto alcalino, agisce come antiacido e può
essere usato in sostituzione di prodotti antiacidi comuni.
CARENZA
La carenza di magnesio è un fenomeno molto comune. La lavorazione
e la cottura dei cibi ne provoca molto spesso l’eliminazione.
Lo STRESS, provoca la fuoriuscita di magnesio dalle cellule e
la sua perdita con le urine. Questo accade indipendentemente
dal tipo di stress, che può essere uno sforzo fisico abnorme,
rumore intenso, tensione interiore, variazione di temperatura,
trauma, intervento chirurgico. In condizione di stress,
alla fuoriuscita di magnesio si associa aumento della contrazione
a livello della muscolatura liscia, tra alcuni sintomi dolore
addominale e mestruo doloroso.
Un deficit comporta disturbi NEUROMUSCLARI che si traducono nella
SPASMOFILIA, un disturbo caratterizzato da grande ECCITABILITA’
NEUROMUSCOLARE elettrica e meccanica che sfocia in crisi
di TETANIA ( la IPOCALCIEMIA, insufficienza di calcio nel
sangue, è un segno di tetania latente, ma ci sono anche
tetanie da insufficienza di Magnesio o di potassio). Spesso,
specie nella terza età, la PERDITA delle FORZE, la FATICA
CRONICA, il TREMORE sono dovuti proprio a questa carenza,
nei BAMBINI si manifesta con INSTABILITA’ CARATTERIALE,
RITARDO NELL’ACCRESCIMENTO, AGITAZIONE eccessiva, TURBOLENZA,
INSUCCESSI SCOLASTICI, nonostante una intelligenza normale.
Ricordarsi che specie nella pubertà e nell’adolescenza c’è
necessità di un maggior apporto di Magnesio.
Si ha anche carenza, nei problemi ai DENTI, che diventano
più fragili e più esposti alla CARIE, problemi alle UNGHIE,
ai CAPELLI, con rischio di CALVIZIE, PALPITAZIONI CARDIACHE,
DOLORI PRECORDIALI, spasmi delle ARTERIE, DISPEPSIA, cattivo
funzionamento della VESCICA BILIARE, FORMICOLII, BOLO IN
GOLA, sensazione di freddo che causa brividi, INTORPIDIMENTO
delle estrermità, DISTURBI RESPIRATORI senza una causa bronchiale
o polmonare, MAL DI TESTA, senza cause organiche o ipertensione,
dolori muscolari, dolori rachidiani, VERTIGINI, fatica VISIVA,
SPASMI delle PALPEBRE, CATARATTA, OPACITA’ del CRISTALLINO,
PRURITI, ECZEMI, ASMA, infiammazione della FARINGE, ANGINA,
POLIOMELITE.
Psicologicamente una carenza comporta IPEREMOTIVITA’, ANSIA,
INSONNIA. Nella carenza grave troviamo allucinazione e delirio.
La carenza di magnesio si può avere in pazienti affetti da diabete,
in chi assume diuretici , in chi soffre di pancreatite,
di alcolismo cronico e disfunzioni renali di cirrosi epatica,
in chi soffre di arteriosclerosi, nelle gestanti, in chi
segue una dieta ipocalorica in chi soffre di diarrea cronica
e di vomito. Alti lvelli di zinco e di vitamina D inibiscono
l'assorbimento di magnesio.
ECCESSO
La sola controindicazione nell’uso del magnesio è quando si è
in presenza di INSUFFICIENZA RENALE
ALIMENTI
Il Magnesio è fondamentale per la vita sul nostro pianeta in
quanto costituente della CLOROFILLA. E' quindi presente
in grandi quantità nelle verdure fresche a foglie verdi
scure.
Tra gli altri alimenti ricchi di magnesio ricordiamo il pane
e i cereali integrali, il germe di grano non macinato, la
soia, i fichi, il mais, le mele, i semi di girasole, le
noci e in particolare le mandorle. Il magnesio è presente
anche nel pesce, nell’aglio, nelle pesche, nelle albicocche,
e nei fagioli bianchi di Spagna o cannellini.
Fosforo
Dal greco phosphoros,che vuol dire 'apportatore di luce', perché
a contatto dell'ossigeno nell'aria, la fosfina (fosfuro
di idrogeno) emette luminescenza.
| [ |
Il fosforo puro
è di colore bianco, ed è la forma più pericolosa
per la nostra salute. Può causare ustioni cutanee.
E' estremamente tossico e l'esposizione ad esso
e' mortale, generalmente per ingestione accidentale
di veleno per topi. Prima della morte i sitomi sono
nausea, spasmi e imbarazzamento dello stomaco. Mentre
brucia danneggia fegato, cuore e reni.
Le industrie lo usano per fare prodotti chimici,
e munizioni per l'esercito. Lo scarto del fosforo
bianco finisce nelle acque degli scarichi vicino
alle fabbriche che lo usano. Non tende a spargersi,
dal momento che reagisce rapidamente con l'ossigeno,
Tuttavia, le particelle di fosforo che sono nell'aria
possono avere un rivestimento protettivo che impedisce
le reazioni chimiche.
In acqua non reagisce con altre particelle cosi'
rapidamente, perciò si accumula nei corpi degli
organismi acquatici. Rimane nel terreno per giorni
prima di essere convertito in sostanze meno nocive.
Ma in terreni profondi e nel fondo dei fiumi e dei
laghi il fosforo può rimanere per circa mille anni.
Nell'ambiente, nelle acque superficiali e nelle
piante, si può trovare comunemente in forma di FOSFATI,
che favoriscono lo sviluppo di organismi dipendendi
dal fosfato, quali alghe e lemma. Questi organismi
usano quantità elevate di ossigeno ed impediscono
alla luce solare di entrare nell'acqua. Ciò rende
l'acqua piuttosto invivibile per altri organismi.
Tale fenomeno è comunemente noto come eutrofizzazione. |
] |
L' 85% del fosforo si trova nelle ossa insieme al calcio, mentre
il rimanente 15% si trova nei tessuti molli e nei liquidi
extracellulari, nel rivestimento delle cellule, nel ruolo
strutturale (fosfolipidi presenti in tutte le cellule specialmente
nel tessuto nervoso), in un ruolo funzionale (fosfati),
nel metabolismo intermedio, e in una serie di composti adibiti
al deposito e al trasporto di energia (ATP) e alla trasmissione
intracellulare di messaggi ormonali all'interno della cellula
(fosfoproteine). È inoltre un componente del materiale genetico,
poiché è un costituente delle nucleo-proteine (RNA). Ha
un ruolo importante nel metabolismo dei grassi e delle proteine,
nella fosforilazione dei protidi e degli zuccheri nei muscoli.
Favorisce il rapido sviluppo dei tessuti dell’organismo
e contribuisce alla assimilazione delle vitamine B2, B3.
La carenza di vitamina D limita l’assimilazione di fosforo, processo
che avviene nell'intestino tenue. Ad un aumento dell'apporto
alimentare di fosforo fa seguito un rapido aumento dell'escrezione
urinaria. Circa il 60% del fosforo alimentare è assorbito
dall'intestino: l'assorbimento è influenzato favorevolmente
dalla Vitamina D indipendentemente dal suo effetto sull'assorbimento
del calcio. I composti del fosforo sono coinvolti nelle
funzioni vitali di tutte le forme di vita conosciute.
Carenza:
l'ampia diffusione del fosforo nei vari alimenti unitamente
alla capacità renale di trattenere i fosfati rende eccezionale
l'evenienza di ipofosfatemia da insufficiente apporto alimentare.
L'ipofosfatemia (basso livello di fosforo) può essere riscontrata
in determinate situazioni cliniche (malassorbimento, rialimentazione
di pazienti malnutriti) ed in seguito all'uso prolungato
ed incontrollato di antiacidi in grado di legarsi al fosforo.
La sintomatologia dell'ipofosfatemia consiste in anoressia,
turbe mentali, alterazioni della conduzione nervosa e del
sistema muscolo - scheletrico.
Eccessi e tossicità:
in casi di apporto eccessivo di fosforo dalla dieta, l'efficienza
dell'escrezione renale permette di evitare che nei fluidi
corporei si instauri un aumento del rapporto fosforo / Calcio,
che potrebbe determinare un ipertiroidismo. Questo fenomeno
è quindi raro. Alcune situazioni cliniche comportano iperfosfatemie
croniche (insufficienza renale cronica, sindromi emolitiche,
acromegalia ed ipertirodismo grave), con conseguenti fenomeni
di calcificazioni a carico dei tessuti molli.
L'iperfosfatemia (alti livelli di fosforo sanguigno) può
invece scatenare una crisi tetanica da ipocalcemia.
Livelli di assunzione raccomandati:
una dieta copre generalmente le necessità di fosforo delle
varie fasce di popolazione, e la principale raccomandazione
è perciò quella di evitare livelli di assunzione di fosforo
troppo elevati rispetto a quelli di calcio, soprattutto
nella fase di accrescimento osseo, poiché l'assorbimento
e l'escrezione del fosforo sono strettamente legati a quelli
del calcio. Il rapporto molare calcio/ fosforo deve essere
mantenuto nei limiti di 0,9 - 1,7 nell'alimentazione dei
bambini, mentre gli adulti possono tollerare variazioni
più ampie senza danno.
La biodisponibilità del fosforo è minore negli alimenti
vegetali, nei quali in gran parte è contenuto sotto forma
di acido fitico. Anche alcuni minerali (calcio in quote
elevate, alluminio contenuto negli antiacidi) interferiscono
negativamente con l'assorbimento intestinale del fosforo.
Contenuto in FOSFORO degli alimenti
|
Alimento
|
Fosforo
[mg/100g]
|
| |
|
|
Crusca di frumento
|
1200
|
|
Spigola, d'allevamento, filetti
|
1150
|
|
Germe di frumento
|
1100
|
|
Orata, d'allevamento, fresca, filetti
|
1050
|
|
Latte, vacca, in polvere, scremato
|
1030
|
|
Gelato confezionato, caffè
|
1026
|
|
Latte, vacca, in polvere, parzialmente scremato
|
879
|
|
Latte, vacca, in polvere, intero
|
728
|
|
Emmenthal
|
700
|
|
Grana
|
692
|
|
Groviera
|
685
|
|
Cacao, amaro in polvere
|
685
|
|
Parmigiano
|
678
|
|
Formaggino
|
650
|
|
Tè, in foglie
|
630
|
|
Farina, soia
|
600
|
|
Soia, secca
|
591
|
|
Caciocavallo
|
590
|
|
Pecorino
|
590
|
|
Uova, gallina, tuorlo
|
586
|
|
Merluzzo, baccalà, ammollato
|
562
|
|
Fontina
|
561
|
|
Mandorle, dolci, secche
|
550
|
|
Provolone
|
521
|
|
Pistacchi
|
500
|
|
Anacardi
|
490
|
|
Anguilla, d'allevamento, filetti
|
480
|
|
Formaggio molle da tavola
|
480
|
|
Pinoli
|
466
|
|
Fagioli borlotti, secchi, crudi
|
464
|
|
Fagioli cannellini, secchi, crudi
|
460
|
|
Fagioli, secchi, crudi
|
450
|
|
Fagioli dall'occhio, secchi
|
430
|
|
Rana
|
430
|
|
Farro
|
420
|
|
Fave, secche, sgusciate
|
420
|
|
Ceci, secchi, crudi
|
415
|
|
Lievito di birra, compresso
|
394
|
|
Farina, orzo
|
393
|
|
Brie
|
390
|
|
Noci pecan
|
380
|
|
Ricotta, bufala
|
380
|
|
Lenticchie, secche, crude
|
376
|
|
Stracchino
|
374
|
|
Fiocchi d'avena
|
365
|
|
Fegato, ovino
|
364
|
|
Fegato, suino
|
362
|
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Fegato, equino
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Salame, Milano
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Storione, uova (caviale)
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Sodio
CARATTERISTICHE
Quando si dice Sodio, la prevalenza del sale sugli altri
cibi è talmente netta che praticamente è l'unica sostanza
che deve essere considerata quando si parla di consumo giornaliero
di Sodio.
Il Sodio è un elemento chimico (simbolo Na), scoperto da
H. Davy nel 1807 per elettrolisi dell'idrossido di Sodio
fuso. È un solido molle e malleabile, di colore bianco e
argenteo se appena tagliato; diventa, però, opaco per esposizione
all'aria, in seguito all'ossidazione, di conseguenza viene
conservato sotto olio di vaselina o petrolio.
È presente sotto forma di sali nelle acque del mare, in
sorgenti termali e in giacimenti minerari.
Il Sodio viene assunto principalmente sotto forma di Cloruro
(il sale da cucina).
Il Sodio è un componente essenziale, presente nei liquidi
extracellulari del corpo umano, e in quantità minore nei
liquidi intracellulari e nelle ossa.
FUNZIONI
Svolge importanti funzioni come il mantenimento della pressione
osmotica, la protezione del corpo dall'eccessiva perdita
di liquidi, per il mantenimento del volume dei liquidi extracellulari
e dell'equilibrio acido-base; regola l'eccitabilità muscolare
e la permeabilità delle membrane cellulari. Interviene nella
trasmissione dell' impulso nervoso, nel mantenimento del
potenziale di membrana e dei gradienti elettrochimici transmembrana.
Svolge un'azione di regolazione dell'equilibrio acido-base
e del bilancio idrosalino ed è fondamentale per il funzionamento
del sistema nervoso. Il Sodio degli alimenti è totalmente
assorbito nell'intestino tenue e nel colon. La regolazione
del contenuto corporeo di Sodio avviene per opera dell'aldosterone
(un ormone).
Se l'apporto di Sodio è scarso, l'aldosterone stimola a
livello renale il riassorbimento dalle urine di Sodio; se
invece l'apporto è elevato, l'aldosterone è disattivato
e il Sodio viene espulso con le urine.
Ciò significa che per individui fisiologicamente normali
non ci può essere nessun danno da Sodio (ciò spiega perché
molte persone che mangiano salato non hanno problemi di
ritenzione idrica o di ipertensione).
Purtroppo in molti soggetti il meccanismo non funziona perfettamente:
in 1/3 circa degli ipertesi esiste la tendenza a trattenere
il Sodio.
Si consiglia pertanto di non superare le dosi raccomandate
(da 0,5 a 2 g al giorno); nelle diete occidentali tale valore
è spesso superato, avendosi una media di 4,5 g di Sodio
al giorno (12 g circa di sale da cucina, ma oltre al sale
si devono considerare i dadi per brodo, le salse, gli alimenti
conservati ecc.).
Poiché la dose consigliata è normalmente coperta dal sale
contenuto negli alimenti, la strategia migliore consiste
nel non aggiungere sale a tavola.
Per molti sarà difficile (utilizzare al suo posto sali iposodici,
oppure usare erbe come rucola o cipolle od usare spezie;
rosmarino, basilico, origano, ecc.); contrariamente a quanto
si dice, il salare gli alimenti non deriva da una stimolazione
dovuta a carenza di Sodio, ma semplicemente da una scelta
di gusto.
DOSAGGIO
Nei soggetti adulti sani il livello raccomandato di assunzione
è compreso fra 500 e 2000 mg/giorno corrispondenti a 1,5
e 8,8 g di sale al giorno e si mantiene tale anche durante
la gravidanza e l'allattamento nonostante l'aumentato fabbisogno
che è comunque soddisfatto dalla normale dieta.
Gli atleti e le donne gravide hanno un maggior fabbisogno
di Sodio.
E' consigliabile non superare 2 g di Sodio al giorno e non
scendere sotto i 500 mg.
Una dieta senza aggiunta di sale è sufficiente al fabbisogno
di Sodio.
Nell’alimentazione occidentale tale valore è spesso superato,
avendosi una media di 4,5 g di Sodio al giorno (12 g circa
di
sale da cucina, ma oltre al sale si devono considerare i
dadi per brodo, le salse, gli alimenti conservati, salumi,
carni
salate, ecc.).
CARENZA
Una deficienza di Sodio può essere provocata da una diarrea
prolungata, da intensa sudorazione, da intossicazione di
acqua provocata da una grande introduzione di acqua, ma
non di sale, dopo una forte sudorazione, traumi, diarrea
cronica o patologie renali.
L'assunzione elevata determina un aumento del volume dei
liquidi extrcellulari con conseguente edema e ipertensione.
Una < riduzione del consumo di Sodio porterebbe a una diminuzione
della mortalità per patologie cardio e cerebro-vascolari.
ECCESSO
L'eccesso di Sodio nell'alimentazione attuale occidentale
è da 10 a 35 volte il reale fabbisogno.
Un eccesso di Sodio è una concausa nella litiasi renale
e nella osteoporosi, ed è legato (non ne e’ la causa) all'insorgenza
di ipertensione e porta ad eliminazione di calcio, provocando
ridotta densità ossea e aumentando il rischio di osteoporosi
(esiste in tutte le cellule normalmente uno scambio Sodio-Calcio).
ALIMENTI
Il Sodio è presente nella nostra alimentazione sia come
sale aggiunto nella cucina casalinga (cloruro di Sodio)
sia come contenuto naturale e aggiunto nelle trasformazioni
artigianali e industriali degli alimenti.
Fonti alimentari naturalmente ricche di Sodio sono: i cereali
e derivati (pane, pizza, pasta), carne, uova, pesce, latte
e derivati come il formaggio; il pesce e la carne conservati
sono ricchi di Sodio aggiunto, presente soprattutto sotto
forma di cloruro di Sodio e minimamente come Glutammato
di Sodio e Bicarbonato di Sodio.
Esempio del contenuto di Sodio nei principali alimenti:
- Pizza con formaggio una fetta = 336 mg
- Olive 100gr = 872 mg
- Salsiccia cotta 100 gr = 1294 mg
- Salame 100grammi = 2260 mg
Potassio
CARATTERISTICHE
Il potassio è il principale catione intracellulare essenziale.
Il 95% del potassio contenuto in un individuo è reperibile
in ambiente intracelullare. La restante quota è reperibile
a livello extracellulare. Il fabbisogno giornaliero è di
circa 2-3 grammi al giorno.
Esercita le stesse funzioni svolte dal sodio all’esterno della
cellula: regola cioè l’eccitabilità neuromuscolare, la ritmicità
del cuore, la pressione osmotica, l’equilibrio acido-base
e la ritenzione idrica.
FUNZIONE
Il potassio svolge un ruolo essenziale per l'organismo e interviene
nella maggior parte delle funzioni vitali. Regola il contenuto
di acqua delle cellule e ne regola la pressione osmotica.
Insieme al sodio e al cloro regola gli equilibri acido-base
cellulari: nell'acidosi metabolica il potassio esce dalla
cellula mentre nell'alcalosi avviene il contrario. In equilibrio
con il calcio e il magnesio, contribuisce alla regolarità
delle principali funzioni cellulari e soprattutto all'eccitabilità
dei muscoli, della contrazione cardiaca e del sistema nervoso.
Interviene anche nella trasformazione dello zucchero in glicogeno,
che viene poi immagazzinato nel fegato e nei muscoli, è
quindi indispensabile per la produzione di energia.
Fondamentale nel regolare insieme al sodio il contenuto
di acqua e sali in tutte le cellule, nel sangue e nelle
urine, mantiene la pressione osmotica adeguata, responsabile
assieme al sodio ed al calcio della corretta eccitabilita’
del tessuto nervoso, permette la trasmissione degli impulsi,
dei muscoli scheletrici e del cuore, permette la contrazione
del battito, dei muscoli lisci dei vieceri, dell’intestino,
della vescica, dell’utero e dei vasi sanguigni, aiuta a
smaltire il sodio in eccesso è essenziale nella IPERTENSIONE,
nella pelle secca, nella diminuzione del tono muscolare,
nei crampi, nella stitichezza, nella confusione mentale,
nella irritabilità, nei disturbi cardiaci, nelle persone
anziane, nei diabetici, nelle persone con vomito e diarrea,
nella ipertensione, in alcuni casi di allergia.
Una grande assunzione di potassio, in presenza di compromessa
funzionalità renale, può determinare aritmie e perfino l’arresto
cardiaco.
UTILIZZO
Non è tanto un eccesso di sale alimentare (cloruro di sodio)
a favorire l'ipertensione, quanto uno squilibrio del rapporto
potassio/sodio nella dieta. La dieta dei paesi industrializzati
contiene cioè troppo sodio e troppo poco potassio.
Soggetti sani con scarso apporto di potassio (10 mEq/die)
sono meno capaci di eliminare un carico di sodio di quando
assumono 90 mEq/die (3,5 g.) di potassio. Un aumento dell'apporto
di potassio a 65-100 mEq riduce la pressione arteriosa in
soggetti normotesi ed ipertesi ed aumenta l'escrezione urinaria
di sodio.
La medicina utilizza CLORURO DI POTASSIO in dosi di 3-5 g per
giorno in forma di compresse per parecchie settimane, ma
il cloruro di potassio che è un SALE, espone a DISPEPSIE,
BRUCIORI GASTRICI, PIROSI, ULCERA GASTRO DUODENALE, ULCERE
dell’INTESTINO TENUE e PERFORAZIONI, non sono adatti nemmeno
i SALI ALCALINI DI POTASSIO a base di PROPINATO, CITRATO,
BICARBONATO , molto pericolose le iniezioni a base di potassio,
in quanto può causare una crisi cardio-vascolare irreparabile,
una crisi di tetania, fuga di sodio ed edemi. Meglio fare
una flebo a profusione lenta.
DOSAGGIO
Come per altri elementi, i soggetti sportivi perdono una quota
maggiore di potassio mediante la sudorazione e l’emolisi.
Pertanto anche il loro fabbisogno risulta essere maggiore.
Il cloruro di potassio viene utilizzato per prevenire o trattare
le carenze di questo prezioso minerale, importantissimo
per la contrazione muscolare e per il controllo della pressione
sanguigna. In ogni grammo di cloruro di potassio ritroviamo
all'incirca 0,524 g di potassio elementare; ricordiamo a
tal proposito che il fabbisogno di un adulto, dato dal contributo
dietetico più eventuale integrazione, ammonta a 3-5 grammi
di potassio elementare al giorno.
L'integrazione con cloruro di potassio trova indicazione in caso
di: vomito e diarrea prolungati, ridotto apporto alimentare,
disidratazione indotta da un'intensa attività fisica e/o
da eccessiva sudorazione, uso di farmaci diuretici che NON
"risparmiano" il potassio (come i potassiuretici), abuso
di lassativi o liquirizia.
Tutte queste condizioni possono infatti associarsi ad una carenza
di potassio nel sangue (ipokaliemia); tra i più comuni sintomi
di tale deficit ricordiamo: crampi muscolari, astenia, stitichezza
e scarso appetito; talvolta possono comparire segni di ipereccitabilità
neuromuscolare, che si manifestano con guizzi improvvisi
e fascicolazioni spontanee.
Le carenze alimentari andrebbero preferibilmente colmate aumentando
il consumo di alimenti ricchi di potassio; gli integratori
non devono infatti considerarsi sostituti di una dieta varia
ed equilibrata. considerati i pericoli riconducibili all'iperkaliemia,
l'utilizzo di cloruro di potassio andrebbe preventivamente
discusso con il proprio medico.
CARENZA
L’assorbimento avviene passivamente nel duodeno e nell'intestino,
mentre l’eliminazione avviene mediante le urine. Attraverso
i reni possono essere eliminate grandi quantità di potassio
senza rischiare l’intossicazione, come avviene nei vegetariani.
Al contrario in caso di apporto carente, non esiste un meccanismo
di blocco per la sua eliminazione, perciò se ne elimina
sempre la stessa quantità (eliminazione obbligatoria).
Una carenza di potassio si può instaurare in particolari stati
patologici:
- in seguito ad una prolungata somministrazione di
soluzioni prive di potassio per via parenterale.
- nel caso di iperfunzione dei surreni o di eccessiva
assunzione di diuretici.
- disturbi e malattie dell'apparato digerente che
provocano vomito o diarrea protratti (ad es. colite
ulcerosa, adenoma villoso del
colon, clisteri ripetuti, lavande gastriche, abuso di
lassativi).
- esercizio fisico intenso, sudorazione profusa e
perdite di liquidi in genere (come nelle ustioni estese);
- eccesso di sodio nella dieta ed insufficiente apporto
di potassio.
- sindromi da malassorbimento;
- abuso di liquirizia;
- abuso di determinati diuretici (quelli potassiurici
come la furosemide o i derivati tiazidici).
I sintomi sono: debolezza muscolare, crampi muscolari, astenia,
stitichezza e scarso appetito, ipoventilazione fino alla
paralisi respiratoria; talvolta possono comparire segni
di ipereccitabilità neuromuscolare, che si manifestano con
guizzi improvvisi e fascicolazioni spontanee; ipereccitabilità,
aritmie ed alterazioni elettrocardiografiche fino a giungere
al blocco cardiaco ed alla morte.
L'esercizio fisico prevalentemente anaerobico si accompagna ad
una fuoriuscita di potassio dal tessuto muscolare; questo
fenomeno insieme all'emoconcentrazione ed al possibile rilascio
di potassio da parte degli eritrociti determina un aumento
della concentrazione e del contenuto plasmatico totale di
potassio, anche se di breve durata, la cui intensità è correlabile
con l'intensità del lavoro muscolare.
Ipopotassemia, si può osservare a seguito di esercizi prolungati
e/o ripetuti soprattutto in seguito alle perdite sudorali
ma anche per mancanza di meccanismi efficaci di risparmio;
se non adeguatamente trattata può condurre a condizioni
più o meno gravi fino all'insufficienza renale. La ipopotassiemia
diventa manifesta quando la concentrazione del minerale
nel sangue è inferiore a 3,5 mEq/l.
In caso di una lieve carenza di potassio, la correzione può avvenire
aumentando il consumo di alimenti vegetali e riducendo l'apporto
di sodio.
La dieta può essere eventualmente coadiuvata da integratori specifici
da assumersi per via orale.
L'ALCOOL ed il CAFFE' aumentano la eliminazione del potassio.
ECCESSO
Un eccesso di potassio dovuto ad insufficienza renale, disidratazione,
insufficiente secrezione surrenalica, provoca astenia, crampi
muscolari, ipotensione, bradicardia e arresto cardiaco.
ALIMENTI
LISTA di ALIMENTI CHE CONTENGONO POTASSIO PER 100 gr in mg:
CACAO ( 3200 ), ALBICOCCA SECCA ( 1600), FAGIOLO SECCO (
1350)LATTE IN POLVERE ( 1150), vino (1040), PISELLO SECCO
( 930 )
CASTAGNA SECCA ( 900 ), dattero ( 790), GERME DI GRANO (780)
fico secco ( 780), germe di mais ( 770 ), LENTICCHIA ( 750
)
arachide (740), PRUGNA SECCA ( 690), MANDORLA SECCA (690)
NOCCIOLA SECCA (560), fungo d’allevamento (520), orzo (
500)
FRUMENTO ( 450), SEGALE (450), cavolo di bruxelles (450)
Patata (410), Carota (410), BANANA ( 400)
RIBES NERO ( 372), cioccolata ( 327), verdura fresca (200-400)
frutta fresca (100-200).
frutta secca (evitare quella salata)
Cloro
CARATTERISTICHE
Il cloro è il principale anione (ione caricato negativamente)
intra ed extracellulare; per due terzi (70% circa) si trova
all'esterno delle cellule, per il rimanente al loro interno,
nell'osso e nel tessuto connettivo.
Il cloro è particolarmente abbondante nei succhi gastrici, in
particolare nell'acido cloridrico, che gioca un ruolo essenziale
nella digestione delle proteine e degli alimenti fibrosi
non raffinati, e nella difesa dai germi introdotti con gli
alimenti. Stimola il fegato ed aiuta ad eliminare le sostanze
tossiche, aiuta a tenere in forma tendini ed articolazioni
e a distribuire gli ormoni.
Nell'organismo, così come nei cibi, il cloro è presente soprattutto
come cloruro di sodio (il normale sale da cucina) e di potassio.
L'assorbimento avviene nel primo tratto dell'intestino tenue,
attraverso uno scambio con i bicarbonati; l'eliminazione
avviene prevalentemente per via urinaria , ma anche attraverso
il sudore. Una volta assorbito, interviene nella regolazione
dell'equilibrio acido-base, della pressione osmotica e del
bilancio idrico (regola la distribuzione dei liquidi all'interno
e all'esterno delle cellule e con essa il volume di sangue
presente nell'organismo; facilita inoltre il trasporto dell'anidride
carbonica da parte dei globuli rossi. Non è bene che il
cloro sia presente nell'acqua potabile in quanto si combina
con altri metalli pesanti e distrugge la vitamina E e parte
della flora intestinale.. Ad ogni modo il cloro aggiunto
all'acqua aiuta contro le epatiti ed il tifo.
Il fabbisogno giornaliero oscilla tra gli 0.9 e i 5.3 grammi,
che vengono assunti con il normale uso di sale da cucina.
Generalmente si assume una quantità di cloro superiore,
che in persone sane viene eliminata per via renale senza
causare problemi.
E' molto difficile che si verifichino carenze di cloro, comunque
possibili, e si manifesta con vomito (per la massiccia eliminazione
di succhi gastrici), diarrea (per inadeguato scambio intestinale
con i bicarbonati), sudorazione eccessiva, squilibrio acido-base
dell’organismo. Tra i sintomi da carenza di cloro, si può
avere perdita dei capelli e dei denti, tono muscolare debole,
digestione difficile, insufficienza renale, acidosi, ritardi
nella crescita, i bambini possono avere alcalosi metabolica,
perdita di potassio nelle urine, difetti psicomotori, perdita
della memoria, anoressia, se il cloro viene inserito nella
dieta in genere questi sintomi scompaiono (è sempre essenziale
consultare il proprio medico curante).
Un sovradosaggio cronico di cloro, dal momento che si accompagna
ad un eccessivo introito di sodio, favorisce l'insorgenza
dell'ipertensione.
ALIMENTI
La fonte principale di cloro alimentare è rappresentata dal sale
da cucina; la presenza di cloro negli alimenti riflette
pertanto la loro concentrazione in cloruro di sodio.
Ne sono particolarmente ricchi i cibi stagionati, i formaggi,
i salumi, l'acqua ed i prodotti da forno salati, Kelp, farina
di segale, olive mature, datteri, frumento integrale, fagiolini,
mandorle, noci, ciliegie, pere, arance, castagne, pesche,
albicocche e alimenti di origine animale.
Zolfo
CARATTERISTICHE
Lo ZOLFO è un METALLOIDE, insapore, di colore giallo limone
appartenente alla famiglia dell’ossigeno. Nell’uomo si trova
sotto forma di solfati
organici o sali, è presente nelle proteine e quindi in tutte
le cellule specie in due AMINOACIDI SOLFORATI come la CISTEINA
e la METIONINA, la
CISTEINA ha un ruolo essenziale nei processi di ossidoriduzione
che intervengono nei processi di respirazione cellulare.
La Metionina è
indispensabile per l’equilibrio organico e per l’accrescimento.
Questo aminoacido si trova nell’eparina e quindi in tutti
i tessuti ed
essenzialmente nel FEGATO. Lo zolfo organico è presente
anche nel GLUTATIONE in combinazione con l’INSULINA, ed
è contenuto anche nella
VITAMINA B12
Allo stato naturale si trova nelle regioni VULCANICHE ,
ad esempio in Sicilia dove forma degli ammassi chiamati
SOLFATARE, più spesso si trova
in combinazione nei solfati e nei solfuri e nei gas naturali
nei combustibili fossili, nel carbon fossile, nel petrolio.
E' molto diffuso in natura, nel mondo animale e vegetale,
ha alte concentrazioni nella pelle, nei capelli, nelle unghie,
nelle articolazioni,
partecipa alla sintesi del collageno, principale costituente
della pelle, dei tendini, delle ossa, è presente anche nell'insulina
che regola il
metabolismo degli zuccheri.
FUNZIONI
Lo ZOLFO edifica la molecola dei protidi, ed è indispensabile
alla SINTESI PROTEICA degli AMINOACIDI SOLFORATI, come la
CISTEINA, la CISTINA,
la TAURINA, la METIONINA, che sono gli elementi base nella
costruzione degli ORMONI, dei CO-ENZIMI, e della CHEATINA.
Lo Zolfo permette che il
metabolismo dei carboidrati, delle proteine, dei grassi,
venga effettuato senza residui organici. il fegato disintossica
grazie al ruolo
antitossico dei corpi solforati. Contribuisce ad accrescere
il numero dei globuli rossi. E' un ottimo desensibilizzante
in presenza di
ALLERGIE, ASMA, DERMATOSI, ECZEMI, ORTICARIA, PRURITO, CEFALEA,
DISFUNZIONI EPATOBILIARI, ARTRITI, ARTROSI, REUMATISMI.
Si trova come elemento costituente di alcuni amminoacidi,
cistina, cisteina, metionina, glutatione, ormoni come insulina,
ossitocina,
vasopressina, vitamine come la tiamina, la biotina e la
vitamina B1 (TIAMINA). Ha un ruolo importante nella disintossicazione
dei metalli
pesanti, radicali liberi, ed altri composti tossici. Lo
zolfo rappresenta lo 0.25% del peso del corpo umano, è il
minerale della bellezza,
rende i capelli lucidi e soffici, la carnagione chiara e
giovane, rende i capelli ondulati. Disinfetta il sangue
e combatte i batteri. E'
presente nelle unghie e nella pelle. Lavora insieme al fegato
per la secrezione della bile.
Il corpo ha bisogno dello Zolfo per la costruzione di quasi
tutte le biomolecole importanti, (enzimi, ormoni, amminoacidi,
anticorpi,
antiossidanti). È per il corpo uno dei quattro minerali
di base ed è praticamente presente in molte delle sue principali
funzioni ed in ogni
cellula.
Quello presente in natura nella forma MSM (o metil sulfenil
metano), è lo zolfo organico biologicamente attivo più adatto
per l'integrazione
alimentare del minerale, senza provocare effetti allergici
collaterali.
UTILizzo
Ha un ruolo fondamentale nella formazione del tessuto cartilagineo.
Questa sostanza forma una specie di gel protettivo che funziona
da matrice
per i tendini, la cartilagine, la pelle, le ossa e il tessuto
connettivo.
Non combatte la calvizie androgenetica, ma viene usato per
accelerare la crescita naturale dei capelli. Con l'uso costante,
i capelli che
crescerebbero naturalmente, crescono con maggiore velocità
e consistenza. un aiuto quindi non da poco per chi perde
i capelli, per chi sta
tentando di favorirne la crescita con prodotti anticalvizie
o per chi ha effettuato un autotrapianto di capelli.
E' importante nella cura dell'artrite, come unguento è utile
nella cura della PSORIASI, eczema e DERMATITE, può essere
efficace nell'apparato
intestinale per la cura dei VERMI, nelle articolazioni per
la ARTRITE. Disinfetta il TUBO DIGERENTE il COLON, indicato
nell’arteriosclerosi,
per combattere i disturbi NUTRIZIONALI dei tessuti TENDINEO
e CARTILAGINEO, DITROFIA, REUMATISMO CRONICO, si impiega
nelle affezioni della
LARINGE, della FARINGE, nella BRONCHITE CRONICA, nel RAFFREDDORE,
nella VAGINITE, nelle malattie della PELLE, nell’ACNE, nella
BRONCHITE
CRONICA PURULENTA,, nell’INDURIMENTO DELLE ARTERIE dovuto
all’età, nella PELLE AVVIZZITA degli anziani, per i PELI,
le UNGHIE, i DENTI, lo
zolfo frena il decadimento e conserva l’elasticità dei tessuti,
e ne migliora la nutrizione.
Le ACQUE SULFUREE, si utilizzano per le malattie da carenza
di zolfo,nelle DERMATOSI, REUMATISMI, NEVRALGIE, DISTURBI
CARDIOVASCOLARI
DOSAGGIO
in medicina si usa lo zolfo sublimato da 1 a 3 g al giorno,
mescolato con miele o formaggio bianco per 10-15 giorni
al mese, due o 3 volte
l’anno.
DOSI GIONALIERE di ZOLFO ( ponderale) , 850 mg, lo zolfo
in eccesso viene eliminato attraverso le urine e le feci,
attenzione perché dosi
eccessive possono causare intossicazione.
L'MSM è un composto che si trova in natura, esso fa infatti
parte del ciclo terrestre dello zolfo. Negli oceani, le
alghe e varie forme di
plancton assorbono grandi quantità di zolfo dall'acqua e
le trasformano in una forma elementare, con legami organici.
Quando queste alghe e
organismi planctonici muoiono, le loro molecole organiche
vengono decomposte in gas volatile e scarsamente idrosolubile
che raggiunge la
stratosfera, dove, per l'azione dei raggi ultravioletti,
viene ossidato e trasformato prima in DMSO (dimetilsolfossido),
poi in MSM
(metil-sulfonil-metano).
Il sistema circolatorio di un uomo adulto presenta naturalmente
livelli di MSM pari a circa 0,2 mg/kg. Adulti normali espellono
da 4 a 11 mg di
MSM al giorno attraverso le urine. Diversi studi suggeriscono
che la concentrazione sistemica di MSM nei mammiferi diminuisce
negli anni, forse
in seguito a mutamenti metabolici o cambiamenti nelle abitudini
alimentari.
Esperimenti sull'MSM contenente zolfo, con traccianti radioattivi
(35S), hanno dimostrato che, dopo essere stato ingerito,
l'MSM rilascia lo
zolfo che contiene, per formare non solo collageno e cheratina,
elementi fondamentali per la costituzione delle unghie e
dei capelli, ma anche
aminoacidi essenziali: la metionina e la cisteina, e sieroproteine.
Come qualsiasi cosa che si assume, prima di assumere questo
prodotto è opportuno consultare il proprio medico. Le donne
in gravidanza e con
allattamento in corso possono assumere il prodotto dopo
la consultazione con il proprio medico.
CARENZA
La carenza di amminoacidi solforati, cisteina, cistina,
metionina, glutatione, taurina e’ dovuta ad un diminuito
introito di zolfo con
l’alimentazione o per difettoso assorbimento per esempio
a causa del fumo.
I vegetariani che non mangiano uova, possono essere soggetti
alla carenza di zolfo: fragilità di unghie e capelli, disturbi
della pelle,
artrite. Una carenza dello Zolfo a livello del fegato rallenta
il metabolismo degli ACIDI URICI, e se c’è anche un disturbo
della funzionalità
renale, sono possibili crisi di URICEMIA, si può avere ACNE,
seborrea, foruncoli, ipercheratosi, unghie e capelli fragili,
alopecia,
intossicazione da metalli pesanti, problemi circolatori,
aumento della pressione sanguigna, alterazione del ritmo
cardiaco e arteriosclerosi.
ALIMENTI
Carne, Fegato macellato, pesce azzurro, uova, molluschi,
burro, formaggi.
Farina di cereali, cereali, pane, pasta, legumi secchi,
frutta secca, frutti di bosco, frutta fresca, verdura a
foglie verdi, rape, ortaggi,
dattero, fico secco, prugna secca, albicocca secca, noce
di cacao in povere, cioccolato, birra, vino
Ferro
Quando si parla di ferro le classiche tabelle nutrizionali, in
cui è riportato il contenuto medio del minerale nei vari
alimenti, possono ingannare. Ciò che conta, infatti, non
è tanto la quantità di ferro assoluta, ma la sua biodisponibilità,
cioè la percentuale effettiva che il nostro organismo riesce
ad assorbire ed utilizzare.
Per biodis
ponibilità si intende la quota di elementi ingerita che
è effettivamente assorbita, trasportata al sito di azione
e convertita nella forma fisiologicamente attiva. Un alimento
che contenga grande presenza di un elemento, ma in forma
poco biodisponibile, di fatto è scarsamente utile ad assolvere
al ruolo deputato.
L'esempio classico è quello degli spinaci, alimenti piuttosto
ricchi di ferro, ma in cui il prezioso minerale è complessato
ad altre sostanze che ne limitano fortemente l'assorbimento.
Nelle verdure il ferro si trova infatti presente nella forma
Fe3+, più precisamente sotto forma di idrossido di ferro,
o labilmente legato a composti organici come citrati, lattati
e zuccheri. Potrà essere assorbito soltanto dopo essere
stato liberato e ridotto a Fe2+.
Quindi, prima di chiedersi quali siano gli alimenti più ricchi
di ferro, occorrerebbe sapere cosa influenza la biodisponibilità
del minerale in un determinato cibo.
Il grado di assimilazione mediante la dieta è differente a seconda
del tipo di ferro contenuto negli alimenti, che può essere
di tipo eme o di tipo non-eme.
Il ferro eme è presente nella carne (forma ferrosa legata al
gruppo eme) e nel pesce, e la sua assimilazione è particolarmente
facilitata e non influenzata da altri alimenti.
Il ferro non-eme, tipico dei vegetali (forma ferrica), è
meno biodisponibile, pertanto solo un piccolissimo quantitativo
di quello introdotto, viene poi assimilato.
Fattori che aumentano l'assorbimento del ferro non-eme:
-alimenti ricchi di vitamina C
-acido citrico (agrumi);
-zuccheri ed aminoacidi
Fattori che riducono l'assorbimento del ferro:
- acido fitico e fitati, acido ossalico e ossalati: sostanze
contenute negli alimenti vegetali, in modo particolare nel
cacao, nei cereali integrali, negli spinaci, nei legumi
e nel rabarbaro; anche un eccesso di fibra limita la biodisponibilità
dell'elemento.
- Presenza di altri minerali: esiste una competizione per l'assorbimento
di ferro e zinco; anche un eccesso di calcio può
diminuire il suo assorbimento.
- The e caffè (tannini), fosfati, alcuni farmaci (antibiotici,
antiacidi) e determinate condizioni patologiche (ipocloridria,
sindromi da malassorbimento, diarrea, ecc.).
Almeno i 4/5 del ferro contenuto in un individuo (ferro emico)
sono reperibili negli eritrociti, legato all’emoglobina.
E’ pertanto lampante uno dei suoi ruoli principali, ossia
il trasporto gassoso. Gli altri suoi compiti nell’organismo
sono sempre riconducibili alle funzioni dell’ossigeno, fra
tutti è da sottolineare il ruolo svolto nel metabolismo
energetico, in quanto contenuto nei citocromi mitocondriali
e nella mioglobina, col ruolo di fissare ossigeno.
Il ferro non-emico è invece quel ferro presente nella milza,
nel fegato e nel midollo osseo legato alla ferritina e all’emosiderina,
con funzione di deposito (20-25% del ferro totale presente
nell’organismo).
Le persone sane assorbono circa il 10% del ferro alimentare (tale
percentuale aumenta al 20-30% in condizioni di carenza);nello
specifico, l'intestino è in grado di assorbire tra il 2
ed il 10% del ferro fornito dai vegetali (ferro trivalente
o non-emico) e tra il 10-35% di quello contenuto nelle fonti
animali (ferro bivalente o emico).
Carenza di ferro
La carenza di ferro causa anemia, debolezza, minor efficienza
del sistema immunitario, tachicardia, microcitosi (globuli
rossi con dimensioni più piccole della norma).
Eccesso di ferro
Sierosi, leucocitosi e cirrosi epatica sono invece i possibili
rischi di una eccessiva assunzione di ferro che, nelle forme
acute, può sfociare in ulcere, necrosi epatocellulare, leucocitosi
e degenerazione tubulare. In questi casi i primi sintomi
sono nausea, vomito, diarrea nerastra, agitazione.
Fabbisogno di ferro
Il ferro è necessario per la sintesi di emoglobina (proteina
che trasporta l’ossigeno alle cellule) di mioglobina e di
collagene; è inoltre indispensabile nei processi di respirazione
cellulare e nel metabolismo degli acidi nucleici.
Il suo fabbisogno oscilla dai 10 mg nell’uomo ai 18 mg nella
donna.
Negli sportivi il fabbisogno di ferro è superiore che in soggetti
sedentari a causa della maggiore deplezione delle scorte.
La sudorazione determina infatti la perdita di parte del ferro
ma, ancor di più, la rottura degli eritrociti (emolisi)
in discipline come il fondo causa una maggiore escrezione
di ferro con le urine.
L’aumento della frazione plasmatica conseguente l’allenamento,
diluisce ulteriormente la quota di ferro (pseudoanemia).
La situazione è maggiormente marcata nelle discipline di resistenza.
Nel sesso femminile la situazione è ancora più importante, per
via della fisiologica perdita di ferro nel periodo mestruale.
Normalmente una dieta adeguata compensa l’eliminazione del
ferro ed il bilancio viene mantenuto in equilibrio,grazie
alle riserve ed alla regolazione di assorbimento ed eliminazione.
Il ferro viene assorbito soprattutto a livello del duodeno e
del digiuno prossimale: passivamente se la sua concentrazione
nel lume intestinale è elevata; tramite un processo attivo
con dispendio di energia, se invece è presente in scarsa
quantità.
Nelle cellule della mucosa intestinale il Fe+2 viene ossidato
a Fe+3. Parte del ferro passa quindi nel plasma dove è trasportato
in circolo dalla transferrina; la quota rimanente si lega
nel citoplasma delle cellule intestinali all’apoferritina
che viene convertita in ferritina. Da questa viene liberato
in rapporto alle esigenze dell’organismo e ceduto alla transferrina
plasmatica.
L’eliminazione (1mg al giorno) avviene prevalentemente con la
bile, le feci, il sangue mestruale, la desquamazione della
pelle e l’urina.
Nonostante l’organismo ne limiti le perdite, i casi di carenza
di ferro sono piuttosto diffusi. Questi possono essere dovuti
a:
* apporto ridotto, dovuto a diete carenti di carne e
ricche di cereali;
* insufficiente assorbimento: acloridria, diarrea, alterazioni
gastro-intestinali;
* eccessive perdite ematiche.
Soggetti a rischio di carenza di ferro sono i neonati prematuri,
i lattanti in quanto il latte, anche quello materno è povero
di ferro, le donne mestruate, le persone che hanno subito
perdite di sangue, gli alcolisti ed i vegetariani.
Il deficit si manifesta con astenia, affaticabilità, nei casi
più gravi cefalea, palpitazioni, nevralgie, turbe vasomotorie,
facilità alle infezioni, anemia ferro-priva.
Se in eccesso il minerale viene ceduto al parenchima di vari
organi come pancreas, surreni, miocardio e fegato che ne
risultano danneggiati.
La tossicità del ferro prende il nome di siderosi, una condizione
quasi sempre di natura genetica.
Da ricordare
Sono note interazioni con alcuni farmaci che ne riducono l'assorbimento
quali antiacidi, colestiramina, antinfiammatori FANS inibitori
della COX 1, penicillammina, tetracicline, alcune vitamine
e alcuni sali minerali.
Nei prodotti vegetali il contenuto di ferro diminuisce del 15%
circa per la cottura con molta acqua e del 10% circa nella
cottura a vapore (senza acqua).
| Alimenti
ricchi di ferro |
Ferro in 100 g |
| Fegato d'oca |
30,53 |
mg |
| Cioccolato fondente amaro |
17,4 |
mg |
| Vongola |
13,98 |
mg |
| Cacao amaro |
13,86 |
mg |
| Ostrica, cotta |
11,99 |
mg |
| Caviale |
11,88 |
mg |
| Paté di pollo inscatolato |
9,19 |
mg |
| Muesli con frutta e frutta secca |
8,75 |
mg |
| Muesli |
8,20 |
mg |
| Lenticchie |
7,54 |
mg |
| Ostrica |
6,66 |
mg |
| Farina di soia |
6,37 |
mg |
| Germe di grano |
6,26 |
mg |
| Pollo - coscia |
6,25 |
mg |
| Ceci |
6,24 |
mg |
| Patate, bollite |
6,07 |
mg |
| Seppia |
6,02 |
mg |
| Pinoli secchi |
5,53 |
mg |
| Fagioli cannellini |
5,49 |
mg |
| Fagioli borlotti freschi |
5,00 |
mg |
| Fiocchi d'avena |
4,72 |
mg |
| Nocciole |
4,70 |
mg |
| Alici sott'olio |
4,63 |
mg |
| Arachidi |
4,58 |
mg |
| Grano duro |
4,56 |
mg |
| Mandorle secche |
4,51 |
mg |
| Crema di nocciole e cacao |
4,38 |
mg |
|
Jodio
Il nome Iodio, deriva dal greco e significa "violetto", colore
che si riferisce al vapore di iodio, fu impiegato fin dall’antichità
per il gozzo sotto forma di alghe polverizzate, lo Iodio
è di vitale importanza per la sintesi degli ormoni tiroidei,
tiroxina, e triiodotironina responsabili della regolazione
del METABOLISMO BASALE.
E’ un metalloide, ovvero un ELEMENTO NON METALLICO, in quanto
appartiene alla famiglia degli ALOGENI, che sono secondo
Berzelius gli elementi della famiglia del cloro : il fluoro,
il cloro, il bromo,, lo iodio.
Il nostro organismo utilizza lo iodio per la sintesi degli
ormoni tiroidei, messaggeri biologici importantissimi per
regolare il metabolismo corporeo. Secondo studi recenti
lo iodio avrebbe anche un'importantissima attività antiossidante
per cui lo iodio sarebbe in grado di proteggere l'organismo
dai danni dell'ipercolesterolemia e da molte malattie cardiovascolari
(aterosclerosi ed ipertensione).
Lo iodio si trova nelle regioni in prossimità del mare,
mentre in genere è carente nelle regioni montagnose.Si usa
nella prevenzione del gozzo, metabolizza il grasso in eccesso,
scioglie l'indurimento delle arterie, se il cretinismo e
trattato immediatamente alla nascita del bambino può essere
reversibile, protegge dalle radiazioni, FORMAZIONI FIBROCISTICHE
AL SENO SONO DOVUTE A CARENZA DI IODIO. Si usa per le articolazioni,
per i problemi ai capelli, nella arteriosclerosi, nelle
ferite, nella angina pectoris, nel gozzo, nell'ipotiroidismo,
nella perdita di energia fisica e mentale, contro la radioattività.
SINTOMI DA CARENZA di IODIO: problemi alla tiroide, ritardo
nella crescita mentale, ritardi nella crescita (nel feto
e nei bambini) e gozzo (negli adulti).
Un deficit di iodio in età adulta è responsabile anche di
sintomi come svogliatezza, stanchezza cronica, comportamento
indolente, calvizie precoce.cretinismo. Nei casi di basso
livello di ormoni tiroidei, indurimento delle arterie, obesità.
Metabolismo lento, reazioni mentali rallentate, capelli
e pelle secchi, polso rapido, palpitazioni cardiache, tremori
nervose, tensione , irritabilità, cretinismo. La carenza
di iodio è associata al CARCINOMA MAMMARIO, poliomelite.
Da quando è stato introdotto il sale iodato per le persone
sane non è più necessario ricorrere ad integratori specifici.
Per i soggetti strettamente vegetariani o che non consumano
pesce ed evitano di salare le pietanze è consigliata una
supplementazione di 200 mcg di iodio al giorno.
Le dosi di assunzione raccomandate dai larn sono 150 mcg,
e per la donna 200 mcg durante l'allattamento e 175 mcg
in gravidanza.
Non eccedere nella alimentazione in CAVOLO, SOIA , FAGIOLO
e LEGUMINOSE, in quanto possono inibire l’assorbimento di
iodio da parte della tiroide. In questo caso fare ricorso
a supplementi di iodio. Questi alimenti non vanno banditi
dalla alimentazione, ma bisogna tenere conto che contengono
TIOCIANATI ANTITIROIDEI e sono ricchi in GLUCOSIDI CIANOGENI
e ZOLFO BIVALENTE. Per azione del complesso ENZIMATICO MIROSINASI
impediscono l’accumulo dello iodio nella tiroide e possono
sostituirsi ad esso.
Altre SOSTANZE ANTITIROIDEE sono la CHEIROLINA, i POLIFENOLI,
la GOITRINA, le EMOAGLUTININE, non sono pericolose per l’uomo
se si ha una alimentazione sana e bilanciata. Essendo un
regolatore Tiroideo va somministrato con estrema cautela.
lo iodio è scarso nelle verdure, nella frutta, nell’acqua.
ALIMENTI CHE CONTENGONO IODIO
Lo iodio si trova soprattutto nel pesce, un alimento prezioso
che spesso non viene consumato a sufficienza. Un'altra importante
fonte di iodio è rappresentata dalle alghe come il fucus
o la laminaria, presenti in molti prodotti dimagranti con
lo scopo di accelerare il metabolismo. Le verdure possono
contenere un discreto quantitativo di iodio soltanto se
sono state coltivate in terreni ricchi di questo minerale.
Lista completa degli alimenti che contengono iodio:
ALGA MARINA, Vitello, manzo, merluzzo fresco, merluzzo salato,
salmone fresco, aringa affumicata e fresca, cozze, granchio,
aragosta, astice, olio di fegato di merluzzo, kelp, OLIO
DI PESCE, crostacei, ostriche, sardina, nasello, tonno,
trota, alga laminaria,
latte di mucca, uovo, pane di segale, riso brillato, pasta
alimentare, pane di mais, pane d’orzo, mais, fava, piselli
schiacciati, fagiolo comune, lenticchia, piselli secchi,
fungo d’allevamento, rapa, carota, porro, bietola, fagiolo
verde, cipolla, pomodoro, lattuga, patata, cavolfiore, cavolo
comune, spinacio, melanzana, asparagi, carciofo, topinambour,
ananas fresco, mora, uva spina, ribes, fragola, banana,
ciliegia, limone, melone, pesca, uva, pera, mela, susina,
prugna secca, noce secca, castagna secca, SOJA,fagiolini,
cipolla, farina d’ossa. Fegato essiccato, LECITINA DI SOIA
, OLIO DI GERME DI GRANO, AGLIO, semi di sesamo, fagioli
di SOIA, spinaci, bietole, zucchine bianche, cime di rapa,
rapa, cavolfiore, arachidi, verza, cavolini di Bruxelles,
ananas, asparagi, carota, carciofo, ribes.
SINTOMI TOSSICI da eccesso di iodio:
Allergie, lesioni alla bocca, diarrea, vomito, acne, infiammazione
delle ghiandole salivari
Nel nostro organismo lo iodio si trova concentrato a livello
della ghiandola tiroidea e grazie a tali riserve possiamo
vivere per diverse settimane senza assumere iodio e senza
avere per questo sintomi clinici di carenza.
Cromo
CARATTERISTICHE
E' un metallo duro inossidabile e brillante. Si usa nella cromatura
elettrolitica per rivestire altri metalli.
Il cromo ha due forme, trivalente ed esavalente. La trivalente,presente
con basse concentrazione negli alimenti, è biologicamente
attiva. La esavalente è un compostio tossico di inquinamento
industriale nelle acque.
Del minerale presente negli alimenti se ne assorbe il 3%. Si
deposita nella milza, nei reni, nei testicoli, e piccole
quantità anche nel cuore, nel pancreas, nei polmoni e nel
cervello. Metabolizza lipidi e carboidrati, utile per il
diabete, e la sua azione sull’insulina e sulla lipogenesi
aiuta pure nel trattamento dell’obesità.
E' presente nel corpo con venti parti di cromo per miliardo
di sangue: 6 mg.
FUNZIONI
Il cromo organico entra nel GTF (fattore di tolleranza al glucosio):
I pazienti affetti da schizofrenia con poca tolleranza al
glucosio, traggono beneficio da somministrazioni di cromo
che aumenta il GTF (fattore di tolleranza al glucosio).
Stimola l’attività degli enzimi nel metabolismo del glucosio
per l’energia e la sintesi degli acidi grassi e del colesterolo.
Aumenta l’efficacia dell’insulina nel prevenire l’ipoglicemia
(troppa insulina) o il diabete (poca insulina).
La sua azione sull’insulina e sulla lipogenesi è utile nel trattamento
dell’obesità. Il picolinato di cromo, assunto da chi pratica
uno sport con regolarità, ne aumenta la massa muscolare.
DOSAGGIO
Solo il 3% del cromo negli alimenti viene assorbito dall’organismo.
L’assunzione normale viene considerata sufficiente. Da 0,02 mg
nei bambini, ai 0,20 mg negli adulti (da 20 a 200 microgrammi).
200 microgrammi al giorno migliora l’ipoglicemia, e aumenta la
tolleranza al glucosio nei diabetici.
CARENZA
Il suolo che contiene poco minerale da far assorbire ai raccolti,
i cibi raffinati, il consumo eccessivo di zuccheri predispongono
alla carenza del minerale. Le persone più esposte sono gli
anziani, chi pratica sport di resistenza e le gestanti,
perché il feto utilizza grandi quantità di cromo. Nei diabetici
può aggravare la malattia.
Altri danni sono: ipoglicemia, intolleranza allo zucchero, alterazioni
del metabolismo degli zuccheri, grassi, proteine, iperglicemia,
ipertrigliceridemia, ipercolesterolemia, predisposizione
all’arteriosclerosi. La carenza dà difficoltà a mantenere
il peso corporeo, diminuisce capacità di cicatrizzazione,
scarsa resistenza alle infezioni. Scarse quantità di cromo
aumentano il deposito di grasso nelle arterie, si possnono
avere minori spermatozoi e scarsa fertilità.
La sua carenza, provoca anche rallentamento della crescita.
Una carenza di cromo, destabilizza il rapporto zinco-cromo e
causa problemi di allergia e di asma , favorisce anche l’insorgenza
di malattie cardiovascolari.
Lo STRESS altera i valori di Cromo, lo stesso dicasi se si è
in presenza di infezioni acute, in chi ha avuto traumi psichici,
in chi soffre di artrite reumatoide.
EFFETTI TOSSICI DA ECCESSO
I sintomi per chi lavora nelle industrie chimiche con l’acido
cromico e dai bicromati sono dermatiti con eczema cronico,
ulcerazioni della cute e delle mucose nasali.
Il cromo esavalente dei gas industriali procura intossicaziuoni
gravi, e ci sono stati pure morti.
ALIMENTI CHE CONTENGONO CROMO
LIEVITO di BIRRA, SPIRULINA, grano non decorticato, patata
biologica, uovo intero, fegato, fegato di vitello, segale,
formaggio, mais non decorticato, cipolle mature, datteri,
orzo intero, avena intera, molluschi, olio di mais, cereali
integrali, carne di manzo, pane integrale, barbabietola,
melassa, zucchero di barbabietola, rognone di maiale, spezie,
pepe nero, timo, funghi, frumento, crusca, pane di segale,
patate, GERME DI GRANO, peperoni verdi, mele, farina di
mais, banane, spinaci, molluschi, acqua minerale.
Rame
CARATTERISTICHE
E’ uno dei principali CATALIZZATORI BIOLOGICI. E' presente in
tutti i tessuti dell’organismo.
Nell’uomo normale il 96% del rame è associato alla ceruloplasmina,
che trasporta il Rame ed assicura anche l’eliminazione di
AMINE come la SEROTONINA, l’ADRENALINA, una tale azione
protegge dallo STRESS, e regola i NEUROMEDIATORI.
Circa il 30% del rame ingerito viene usato dall’organismo. L’assorbimento
avviene nello stomaco e nella parte superiore dell’intestino.
Il rame si trasferisce dall’intestino nella corrente sanguigna
15 minuti dopo l’ingestione. La maggior parte del rame proveniente
dal cibo viene eliminata nelle feci e nella bile, una piccola
quantità viene eliminata con le urine. Il minerale è di
solito presente negli alimenti che contengono ferro perché
il ferro ha bisogno del rame per essere assorbito.
Il rame contenuto nei gioielli viene assorbito dalla pelle in
caso di sudorazione.
Nell'organismo di un individuo adulto sono presenti circa 100
mg di rame, concentrati soprattutto in fegato,PANCREAS,
cervello, reni e cuore. si assimila attraverso le piante,
ma un eccesso di concimazioni azotate caratterizzano una
carenza di rame.
In tutte celleule viventi esiste una molecola, chiamata CITOCROMO-OSSIDASI,
che contiene atomi di rame e gioca un ruolo importante nei
processi RESPIRATORI della cellula. Altre proteine che contengono
rame sono l’EMOCUPREINA e la TIROSINASI. I globuli
rossi contengono rame sotto forma di ERITROCUPREINA e di
EMOCUPREINA. La CEREBROCUPREINA si trova nelle cellule del
cervello.
FUNZIONI
Grazie ai suoi due stati ossidativi il rame partecipa a
numerosi processi ENZIMATICI e all'attività di metalloenzimi
che trasferiscono elettroni:
- Ha un ruolo nella respirazione perché partecipa
alla sintesi dell’emoglobina, la sostanza che nel sangue
trasporta l’ossigeno.
- E' un importante antiossidante del sangue. Previene
l’irrancidimento degli acidi grassi polinsaturi e aiuta
la membrana cellulare a rimanere sana.
- E' presente in molti enzimi che scompongono o costruiscono
i tessuti dell’organismo. Contribuisce alla conversione
dell’aminoacido tirosina in un pigmento scuro (melanina)
che colora i capelli e la pelle.
- Partecipa al metabolismo delle proteine e ai processi
di cicatrizzazione.
- E' necessario per la sintesi dei fosfolipidi, sostanze
essenziali nella formazione delle membrane protettive
della mielina che circondano le fibre nervose.
- Ha un ruolo nel processo di ossidazione della vitamina
C e collabora con questa vitamina alla formazione dell’elastina,
una componente fondamentale delle fibre elastiche dei
muscoli del corpo.
- E’ necessario anche per la produzione dell’RNA.
- Interviene nel metabolismo degli ormoni secreti
dalle GHIANDOLE CORTICOSURRENALI.
- Interviene sull’attività della CATALASI un enzima
la cui azione impedisce l’accumulo di acqua ossigenata
nell’organismo distruggendo questo composto man mano
che si forma nella cellula come prodotto di scarto del
processo di respirazione cellulare.
- Ha una proprietà ANTICANCEROGENA. La diminuzione
del rame organico, provoca una caduta proporzionale
della CATALASI e prepara il terreno ai processi CANCEROGENI.
- Il FERRO importante nella formazione dell’emoglobina,
e per la fissazione dell’ossigeno può essere utilizzato
solo in presenza del RAME, è indispensabile alla sintesi
dell’EME o gruppo proteico ferroginoso, ed è per questo
che una carenza di rame provoca ANEMIA, anche quando
il livello della SIDEREMIA o livello del ferro nel sangue
è normale.
- INTERVIENE ANCHE NEL METABOLISMO delle cellule OSSEE,
si possono avere fenomeni di RACHITISMO per una sua
carenza anche se nelle ossa sono presenti calcio, fosforo,
silicio, magnesio.
- Il rame nel sangue aumenta in presenza di MALATTIE
INFETTIVE Se somministrato nel corso di una influenza
abbrevia la durata della malattia.
UTILITà
Il RAME catalizza:
- La SUPEROSSIDO-DISMUTASI, che controlla i superossidi,
senza questo controllo potrebbero insorgere gravi lesioni
tissutali alla base dei processi degenerativi e infiammatori
e porta al CANCRO.
- La CITOCROMOSSIDASI dei MITOCONDRI che favoriscono
e controllano tutta l’energia delle cellule il KWASHIORKOR,
carenza di Rame dovuta a MALNUTRIZIONE, provoca uno
stato di APATIA che conferma un ruolo ENERGIZZANTE del
RAME.
- La LISILOSSIDASI e le MONO-AMINE-OSSIDASI, responsabili
della sintesi della CHERATINA, dell’ELASTINA, del COLLAGENE,
assicurano elasticità dei tessuti CONNETTIVI in particolare
delle CORONARIE, e della PELLE.
- La DOPAMINA BETA-IDROSSILASI che controlla il meccanismo
della DOPAMINA la cui deficienza è alla base del MORBO
DI PARKINSON.
- La TIROSINA IDROSSILASI che metabolizza i NEUROMEDIATORI
come l’ADRENALINA, ormone che potenzia la capacità dell’organismo
a reagire rapidamente difronte alle aggressioni e agli
shock.
- La FOSFOLIPASI A2 le quali sintetizzano le PROSTAGLANDINE
che controllano l’attività enzimatica delle cellule,
gli effetti favorevoli delle quali vengono studiati
con grande speranza nell’ambito ginecologico e della
medicina in generale.
- La CERAMIDE GALATTOSIL-TRANSFERRASI che è alla base
della sintesi della MIELINA il cui cattivo funzionamento
è causa di alcune malattie DISMETABOLICHE CONGENITE.
- La TIROSINASI, che è un enzima alla base della MELANOGENESI
da cui dipende la salute della PELLE, un cattivo funzionamento
> di essa è responsabile di malattie come la vitiligine
e i MELANOMI.
- La LECITIN-COLESTEROL-TRANSFERASI, che trasforma
in estere il colesterolo libero in previsione della
sua eliminazione.
- L’ASCORBAT-OSSIDASI che è all’origine della vitamina
C, essa stessa alla base di numerose funzioni di autodifesa.
Antinfettivo, antinfiammatorio, stimolante del sistema immunitario,
energizzante, favorisce l’assorbimento del ferro, contro
i radicali liberi.
Gli studi effettuati sugli animali hanno mostrato che il rame
potrebbe avere un effetto protettivo nei confronti dei tumori
causati da sostanze chimiche, e di alcuni virus dell’RNA
che potrebbero causare tumori negli esseri umani. Potrebbe
anche avere un ruolo protettivo nei confronti della carcinogenesi
e impedire lo sviluppo tumorale.
Il superossido rame-zinco funziona come agente antiossidante
e antinfiammatorio. Può alleviare i sintomi dell’osteoartrite
e dell’artrite reumatoide. Le iniezioni di un complesso
liposomico di rame e SOD (superossido dismutasi, sostanza
che elimina i radicali liberi responsabili delle malattie),
hanno dato effetti positivi nei casi di artrite reumatoide,
lupus eritematoso, malattia di Crohn, scleroderma, dermatomiosite,
e necrosi grave provocata da radiazioni (perdita di tessuto).
Il rame protegge dai radicali liberi conservando la forza strutturale
delle membrane dove avvengono le reazioni. Sembra anche
che influenzi positivamente il sistema immunitario.
DOSAGGIO
DOSAGGIO GIORNALIERO: 2 – 5 mg. Fino a 35 mg è ben tollerato.
La Tossicità: 400 mg.
E' bene mantenere un buon rapporto rame zinco, assumere 15-30
mg di zinco e 1,5-3 mg di rame, perche uno squilibrio tra
il rapporto tra i due può causare PROBLEMI ALLA TIROIDE.
Il contenuto totale nell'organismo varia da 50 a 120 mg di cui
40% nei muscoli, 15% del fegato, 10% nel cervello, 10% nel
sangue e il restante nel cuore e nei reni.
L'assorbimento viene favorito in condizioni di pH acido , ed
è inibito dai fitati, dal calcio, dall'acido ascorbico e
specialmente dallo zinco, il cui metabolismo è strettamente
legato a quello del rame. Questo minerale viene trasportato
in circolo per la maggior parte legato alla ceruloplasmina
(90 - 95%). La concentrazione plasmatica normale è di circa
100 µg/dl. Il quantitativo di rame presente nella razione
alimentare media risulta compreso tra i 3 e i 4.5 milligrammi
al giorno. Gli studi non forniscono dati conclusivi sui
fabbisogni, sembra però che il bilancio possa essere raggiunto
con 1.2 milligrammi/die nell'adulto.
Nel latte di vacca ma anche in quello materno c'è una certa deficienza
di rame; ciò può provocare problemi carenziali nei bambini
solo in concomitanza con disturbi intestinali che diminuiscono
l'assorbimento di questo oligoelemento. Non sembra sia utile
nè necessario ingerire il rame sotto forma di farmaco, anche
perchè le dosi elevate possono risultare tossiche.
Una assunzione dietetica giornaliera consigliata per i bambini
da 0 a 10 anni è 0,5 a 2,0 mg a scalare con l'età. I ragazzi
e gli adulti dovrebbero assumerne da 1,5 a 3,0 mg. Queste
dosi sono sicure e bilanciate. La persona media ne ingerisce
dai 2,5 ai 5,0 mg al giorno. Il rapporto zinco rame è di
10 a 1 (10 volte più zinco che rame) e tale dovrebbe rimanere
sia in condizioni normali che in caso di malattia. Questo
vuol dire che la dose giornaliera raccomandata di zinco
va dai 15 ai 30 mg, mentre quella di rame va da 1,5 a 3
mg. Lo squilibrio tra questi due minerali può causare problemi
alla tiroide.
Il rame in piccole quantità non è tossico per gli esseri umani:
un adulto può assumerne sino a 35 mg al giorno senza rischio
di intossicazioni. La configurazione biochimica di alcuni
individui li predispone all’accumulo di rame. Uno di questi
casi è rappresentato dalla malattia di Wilson, un disturbo
genetico raro derivante da un metabolismo anormale del rame,
che determina una accumulazione eccessiva di rame nel fegato,
nel cervello, nei reni e nelle cornee degli occhi. Questo
disturbo porta a malattie irreversibili del sistema nervoso
centrale, alla cirrosi epatica, al degrado corneo e provoca
danni renali e cerebrali. Le persone sofferenti di questa
malattia non dovrebbero assumere integratori di rame.
CARENZA
SINTOMI da CARENZA di RAME: astenia generale, anemia, enfisema,
debolezza generale, piaghe sulla pelle, diarrea, alterazioni
respiratorie, ulcere cutanee, dermatiti, malformazioni ossee,
alterate risposte immunitarie, disfunzioni nervose, PMS,
difettosa cicatrizzazione, minor resistenza alle infezioni,
demineralizzazione ossea. l’uso di fibre e la assunzione
concomitante di vegetali diminuisce l’assorbimento di questo
minerale. Un eccesso di zinco nella dieta può causare carenza
di rame. Anche un eccesso alimentare di fruttosio, di antiacidi,
di dosi massicce di vitamina C o di sola alimentazione a
base di latte di soia. La sindrome di Menkes è una malattia
provocata da carenza di rame, e causa capelli nodosi, aneurisma,
crescita stentata, deterioramento cerebrale e perfino morte,
anche alcune malattie renali sono dovute ad una carenza
di rame.
In caso di carenza i globuli rossi hanno una vita più breve e
i globuli bianchi sono insufficienti.
Un aumento dello zinco assunto con la dieta può causare carenza.
Le persone a rischio di carenza sono quelle che consumano
grandi quantità di fruttosio o antiacidi, e quelle che assumono
da molto tempo dosi massicce di vitamina C.
La carenza può presentarsi anche nei bambini nutriti con latte
di soia. La carenza può alterare lo sviluppo della struttura
ossea, dei nervi e del tessuto polmonare, e può provocare
un cattivo sviluppo del collagene, la disintegrazione delle
concentrazioni di neurotrasmettitori e una minore pigmentazione
della pelle. Il tessuto connettivo viene facilmente danneggiato
e le ossa si demineralizzano.
La sindrome di Menkes, una malattia provocata da carenza di rame,
causa capelli nodosi, aneurisma, crescita stentata, deterioramento
cerebrale e persino la morte.
ECCESSO
Si è sempre ritenuto che un eccesso di rame nel corpo potesse
provocare gravi disturbi mentali; tuttavia non esistono
prove scientifiche serie a sostegno di questa tesi. Il rame
può essere uno dei fattori responsabili di alcuni tipi di
schizofrenia in individui con bassi livelli di istamina
e livelli di rame anormalmente alti nel sangue. In questi
casi le analisi devono essere effettuate da un medico qualificato.
Dosi troppo elevate o troppo basse di rame sono state trovate
anche nelle persone che soffrono di disturbi della sfera
emotiva; questi problemi possono essere causati anche da
ipoglicemia o squilibri dei neurotrasmettitori. Il rame
può accumularsi anche come difesa contro questi disturbi.
Un eccesso di rame nel sangue può aggravare l’ipertensione (dovuta
all’uso di contraccettivi orali o al fumo), può causare
balbuzie, autismo, iperattività infantile, tossiemia gravidica,
tensione premestruale (l’attività ormonale ne aumenta i
livelli ematici), depressione, insonnia, senilità, calvizie
precoce, tinnito (fischi nelle orecchie), pigmentazione
facciale, dolori alle articolazioni, ipoglicemia funzionale,
cirrosi epatica, ipoproteinemia, carenza di niacina, infezioni,
attacchi di cuore, leucemia e malattie mentali.
L’uso prolungato della pillola anticoncezionale può causare aumenti
eccessivi o carenze di rame nel sangue che portano ad un
aumento dei livelli di colesterolo. Alcune forme d’anemia
in cui il ferro si dimostra inefficace possono indicare
un livello troppo alto di rame. L’anemia emolitica, l’emoglobinuria
e l’ittero, sono provocate da un improvvisa immissione di
rame nel flusso sanguigno.
Il livello di rame nel siero può aumentare con l’uso della pillola
anticoncezionale. Gli studi effettuati sulle donne incinte
hanno mostrato che un alto livello di rame causa una diminuzione
della quantità di ferro nel corpo e una carenza di molibdeno.
Il livello di rame nel siero, aumentato dagli estrogeni,
sale progressivamente durante la gravidanza. Dopo il parto
è necessario un periodo che va dai 2 ai 3 mesi perché il
livello di rame ritorni normale. Questo eccesso di rame
può causare le depressioni e gli altri disturbi tipici del
periodo post-parto.
I livelli di rame aumentano nelle persone colpite da emocromatosi,
malattia caratterizzata da un accumulo di ferro sotto la
pelle. Si è scoperto invece che i livelli elevati nei malati
di cancro non sono la causa ma la conseguenza della malattia.
Tra i sintomi dell’intossicazione troviamo nausea, vomito, dolore
epigastrico, cefalea, vertigini, debolezza, diarrea e un
gusto metallico in bocca. I casi di intossicazione più grave
possono dare tachicardia, ipertensione, ittero, uremia,
coma e morte.
ALIMENTI
Tra gli alimenti più ricchi di rame: Molluschi marini, fegato
macellato, germi di grano, cereali integrali, Mandorle,
verdure a foglia verde, carota, i crostacei, lievito, semi
di girasole, Noce, soia, legumi secchi e freschi, Tarassaco,
spinaci, indivia, Gira, frutta secca, pesci, noci, frattaglie,
midollo osseo, cipolle, cavolfiore, uova, pollame, legumi,
acqua potabile, birra, pentole di rame, latte pastorizzato,
insetticidi, mandorle, cereali integrali, legumi ceci, lenticchie,
sardine, noci, nocciole.
La percentuale di rame nei vegetali varia a seconda del contenuto
di minerale nel terreno su cui vengono coltivati.
La maggior parte dei frutti di mare contiene buone quantità di
rame. L’acqua potabile può essere una delle maggiori fonti
di rame, che preleva lungo il suo passaggio nelle tubature
di rame (l’acqua meno dura è quella che ne preleva di più).
Il rame si trova anche nella birra, nelle pentole di rame, nel
latte pastorizzato.
Il rame viene immagazzinato nel fegato, nel cuore e nel cervello.
Le ossa e i muscoli hanno minori concentrazioni di rame,
ma a causa della loro massa, contengono oltre il 50% del
totale del rame presente nell’organismo.
Gli integratori di zinco e manganese in un rapporto di 20 a 1
aumentano l’eliminazione del rame attraverso le urine.
Le persone che hanno livelli troppo alti di rame nel sangue possono
trarre giovamento dal consumo di alimenti che contengono
molto zolfo come le uova, le cipolle e l’aglio. Questo aiuterà
ad eliminare il rame dall’organismo.
Anche il consumo di pectina, una sostanza che si trova sotto
la buccia delle mele è benefico.
B- ALIMENTI
La parola “dieta” deriva dal greco “daita” e significa “regime
di vita”. Pertanto non va intesa nel senso restrittivo e
negativo ormai troppo comunemente attribuitole, ma come
un costume che accompagna l’uomo per tutta la sua vita e
che, se equilibrato e corretto, può essere fondamentale
nel promuovere lo stato di buona salute.
E’ ormai universalmente riconosciuta la correlazione tra salute
e alimentazione, nonché la possibilità di prevenire le patologie
degenerative attraverso una alimentazione equilibrata: questa
costituisce inoltre un valido aiuto per raggiungere e stabilizzare
un peso adeguato.
Le generazioni giovani, nate e cresciute nell’abbondanza e nell’era
del rapido sviluppo tecnologico ed economico, stanno perdendo
il reale contatto con l’atto ed il gusto di nutrirsi. L’incessante
campagna pubblicitaria di farmaci che permettono di dimagrire
quasi miracolosamente, le continue proposte di diete dell’ultimo
minuto, il proliferare dei fast-food, nonché la dilagante
abitudine di consumare il cibo in grande fretta e con indifferenza,
sono un insieme di fattori che stanno creando una grande
confusione in campo dietetico.
Le 10 Regole da seguire
- CONTROLLA IL PESO E MANTIENITI SEMPRE ATTIVO
- PIU’ CEREALI, LEGUMI, ORTAGGI E FRUTTA
- GRASSI: SCEGLI LA QUALITA’ E LIMITA LA QUANTITA’
- ZUCCHERI, DOLCI, BEVANDE ZUCCHERATE: NEI GIUSTI
LIMITI
- BEVI OGNI GIORNO ACQUA IN ABBONDANZA
- IL SALE? MEGLIO POCO
- BEVANDE ALCOLICHE: SE SI’, SOLO IN QUANTITA’
CONTROLLATA
- VARIA SPESSO LE TUE SCELTE A TAVOLA
- CONSIGLI SPECIALI PER PERSONE SPECIALI
- LA SICUREZZA DEI CIBI DIPENDE ANCHE DA TE
Ba -Alimentazione equilibrata
La corretta alimentazione è fondamentale per una buona qualità
di vita e per invecchiare bene. La salute, infatti, si conquista
e si conserva soprattutto a tavola, imparando sin da bambini
le regole del mangiare sano. Per alimentazione bilanciata
o equilibrata si intende un modo di alimentarsi corretto
sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. L’alimentazione
equilibrata ha la finalità di garantire un apporto adeguato
di energia e di nutrienti, prevenendo sia carenze che eccessi
nutrizionali (entrambi dannosi).
Per essere equilibrata l’alimentazione deve anche essere varia.
In questo modo, infatti, è più probabile che vengano assunti
nelle giuste quantità tutti i nutrienti di cui l’organismo
ha bisogno. Inoltre, sono minimizzate le conseguenze negative
derivanti dall’ingestione di sostanze potenzialmente nocive,
che possono essere presenti sin dall'origine oppure formarsi
in seguito ai processi di lavorazione, conservazione e cottura
dell'alimento.
Il “fabbisogno energetico” del nostro corpo corrisponde alle
“uscite” (che dipendono dalle attività che svolgiamo) e
alle entrate “entrate” (che dipendono dall’alimentazione):
è fondamentale conoscere il valore energetico di ciò che
mangiamo, per evitare di incorrere in cattive abitudini
alimentari.
Sulle confezioni dei cibi troviamo le tabelle con le percentuali
di grassi, proteine e carboidrati: in linea generale, carboidrati
e proteine producono circa 4 calorie per grammo mentre i
grassi quasi 9,5.
Una corretta alimentazione dovrebbe essere composta da
- il 10% di proteine
- il 30% di grassi
- il 60% di carboidrati
L’invito a ridurre l'apporto lipidico deriva dall’osservazione
che nei Paesi occidentali il consumo abbondante di lipidi
si accompagna ad un’alta incidenza di malattie cardiovascolari.
Questa correlazione è valida soltanto se si consuma un eccesso
di grassi saturi. Al contrario, gli acidi grassi polinsaturi
omega-3 riducono i livelli dei trigliceridi nel sangue e
come tali sono dotati di un'azione antitrombotica. Inoltre,
gli acidi grassi monoinsaturi (come l'acido oleico presente
soprattutto nell'olio di oliva) abbassano i livelli di colesterolo-LDL,
senza intaccare quelli di colesterolo-HDL.
Bisogna inoltre tener presente che non tutti i carboidrati complessi
fanno bene. Per esempio, i cereali raffinati (pane bianco,
riso brillato) provocano aumenti più rapidi della glicemia
rispetto a quelli integrali (hanno cioè un più alto indice
glicemico). Inoltre, il processo di raffinazione depaupera
il prezioso carico di fibre, vitamine e sali minerali contenuto
nei cibi integrali.
Oggi sappiamo che è bene privilegiare il consumo di carni bianche
e di pesce, perché più poveri di grassi insaturi, più digeribili
e, per quanto riguarda le specialità ittiche, più ricche
di acidi grassi omega-tre. Per contro, bisogna limitare
il consumo di carni rosse, uova e latticini.
Infine la frutta secca dev'essere presente, seppure in quantità
limitata, nell’alimentazione quotidiana. Questi alimenti
sono infatti preziosi, perché ricchi di vitamina E e grassi
"buoni". Purtroppo la frutta secca è estremamente calorica
e va pertanto consumata con una certa moderazione (10-20
g al giorno).
Attività fisica giornaliera, corretta idratazione e controllo
del peso corporeo sono di estrema importanza. Alimentarsi
in questo modo riduce il rischio di malattie cardiovascolari.
L’esercizio fisico costante e il mantenimento del peso forma
consentono invece di ridurre l'incidenza di molti tipi di
tumore.
Alcune considerazioni:
Gli integratori
non sono necessari nello sport
Le bibite arricchite di sali minerali e vitamine per reintegrare
presunte perdite che si verificano con la sudorazione sono
usate non solo tra i grandi professionisti, ma ancor di
più tra gli “sportivi della domenica” e nelle palestre.
Ma servono davvero gli integratori? Uno sportivo allenato
e correttamente nutrito non ha bisogno, almeno per la prima
ora di attività, di integrazioni di zuccheri e sali: un’
alimentazione bene equilibrata fornisce a qualsiasi sportivo
tutti i sali minerali necessari e l’ unica reintegrazione,
davvero necessaria per chiunque svolga un’ attività fisica
capace di creare sudorazione, è quella dell’ acqua! Infatti
un’ aggiunta eccessiva di zucchero o di sali minerali all’
acqua provoca un rallentamento dello svuotamento gastrico
e quindi un ritardo nella reidratazione. Le bevande troppo
concentrate in zucchero o sali restano “sequestrate” a lungo
nello stomaco ritardando la discesa nei successivi tratti
intestinali, dove ha luogo l’ effettivo assorbimento dei
principi alimentari.
Il rischio alimentare
non è uguale per tutti
Un’alimentazione errata si tramuta, per alcuni più che per altri,
in un fattore di rischio: uno stile alimentare errato può
accrescere la possibilità statistica che ognuno di noi ha
di contrarre infarto, diabete, gotta, calcolosi o molte
altre patologie, incluse diverse forme tumorali, facilitate,
se non del tutto originate, da fattori alimentari. Ma è
troppo ingenuo incolpare solo, dimenticando il contributo
del fumo, della sedentarietà, del sovrappeso, dell’ ipertensione
arteriosa, della vita stressante e infine dei caratteri
ereditari. Una corretta alimentazione va associata ad un
corretto e sano stile di vita.
Lo zucchero non
provoca il diabete
Non è mai stato dimostrato che lo zucchero sia causa di malattia,
salvo per quanto riguarda una più frequente comparsa della
carie nei soggetti predisposti a causa dell’ acidità salivare.
Contrariamente a quello che si pensa, lo zucchero non ha
nulla a che fare neppure con la comparsa del diabete. È
vero che, purtroppo, mangiando un cibo che piace si è portati
facilmente ad eccedere e quindi ad aumentare il totale delle
calorie ingerite. Sarà poi il sovraccarico metabolico (e
non lo zucchero) a causare l’ obesità che, protratta per
anni, faciliterà nei soggetti geneticamente predisposti
e in età avanzata la comparsa del diabete di tipo 2, non
insulino-dipendente.
Carboidrati: non
è sempre utile abolire il pane
I carboidrati complessi dei cereali, dei legumi, dei tuberi,
rappresentano la benzina “pulita” e meno inquinante per
le esigenze energetiche delle cellule umane. Secondo le
regole della scienza dell’ alimentazione i carboidrati devono
fornire almeno la metà delle calorie di cui ha bisogno l’
uomo, sedentario o sportivo che sia. È poi indifferente
che tale quota derivi dal pane, dalla pasta, dal riso o
dai legumi, dato che l’ assorbimento dell’ amido avviene
sempre sotto forma di glucosio. Non c’è giustificazione
perciò per abbandonare il consumo del pane, piuttosto occorre
equilibrarne le quantità con gli altri cibi amidacei (pasta,
riso, legumi) che si utilizzano nella giornata.
Proteine: non è necessario abolire la carne dall’
alimentazione (a meno che non si faccia
una scelta vegetariana)
Dal punto di vista della qualità dei nutrienti, la carne fornisce
un apporto di proteine particolarmente qualificato non solo
per la completezza e per il rapporto ottimale dei principali
amminoacidi, ma anche per la presenza di minerali come il
ferro e lo zinco o di bioregolatori come la carnitina o
di vitamine dell’importanza del complesso B. Quando la carne
non viene accompagnata nello stesso pasto da altri piatti
ricchi di grassi animali, può far parte di una corretta
ed equilibrata varietà alimentare.
Il gelato
non è sempre un peccato di gola
Il gelato non fa male e va considerato come un qualsiasi altro
alimento. La composizione dei gelati può essere molto diversa
ma si possono distinguere tre tipi di gelati: con crema
di latte, con grassi vegetali, alla frutta. I primi due
contengono latte e sono pressoché equivalenti, come valore
nutritivo; i gelati a base di frutta si ottengono utilizzando
acqua, zucchero e polpa di frutta, perciò hanno meno proteine
e grassi e hanno anche meno calorie totali. Nessun vantaggio
nutrizionale (se non il basso apporto calorico) può derivare
dai ghiaccioli alla frutta, privi di proteine e di grassi,
ma squilibrati per l’ esclusiva presenza di zucchero e di
additivi aromatizzanti. La rapidità di assimilazione fa
del gelato l’ alimento ideale per i pasti intermedi, non
soltanto per i ragazzi o per gli sportivi, ma anche per
quegli adulti che avendo imparato, per scelta o necessità,
a semplificare il pranzo, possono concedersi uno spuntino
pomeridiano. La moderna dietologia ha conferito al gelato
il ruolo di “nutriente”, cioè di possibile scelta alimentare
indubbiamente lecita e gradevole, anche se per gli obesi
può trasformarsi in un peccato di gola.
Dieta e pasta: convivenza
possibile
Nessun alimento, come tale, fa ingrassare. L’ obesità si instaura
soltanto quando il totale dell’ energia introdotta con gli
alimenti supera il totale delle spese energetiche. La pasta
può rientrare, quindi, sia nelle diete ipocaloriche che
in quelle ipercaloriche: è solo questione di quantità e
di condimenti. Questo alimento può essere accusato, in teoria,
di non essere completo ed equilibrato. Tutto ciò è vero,
almeno dal calcolo delle tabelle dietetiche, perché la pasta
manca di grassi e le sue proteine scarseggiano di due aminoacidi
importanti, per esempio la lisina e la treonina. Ma bastano
un paio di cucchiaini di formaggio o del ragù per riequilibrare
la completezza del piatto. A questo punto si può o si deve
rinunciare a un “secondo” piatto per limitarsi a un abbondante
contorno di verdure e a una porzione di frutta.
Bb -Alimenti funzionali
Il concetto di alimento funzionale ha
le sue radici presso il popolo cinese, dove si è sempre
creduto che alcuni alimenti a base di erbe,
all'interno di una dieta bilanciata, rappresentassero l'elisir
di lunga vita.
Ancora oggi la medicina cinese si basa su questo concetto:
Prodotti a limitato contenuto energetico, basso contenuto di
grassi e zuccheri, di cui si esaltano le caratteristiche
funzionali in senso
fisiologico, come i prodotti integrali, i latti fermentati
ecc. Successivamente, l'innovazione tecnologica ha creato
le condizioni per meglio
identificare, scoprire, isolare i componenti che possono
avere un ruolo importante sulla salute.
Sono alimenti funzionali yogurt, prodotti da forno, bevande con
integratori.
Oggi sono numerosissimi gli ingredienti che si possono impiegare
per formulare un prodotto funzionale , come ad esempio:
- antiossidanti,
- probiotici,
- fibra alimentare,
- prebiotici.
Scopo degli alimenti funzionali è quello di mantenere un buono
stato di salute nei soggetti sani. Gli alimenti funzionali
servono quindi a:
- rallentare l'invecchiamento cellulare combattendo
i radicali liberi;
- rinforzare le difese immunitarie;
- migliorare le funzioni intestinali;
- proteggerci dalle patologie a carico del sistema
cardiocircolatorio.
Tra gli alimenti funzionali che possiamo trovare sulle nostre
tavole senza l'aiuto dell'industria alimentare abbiamo:
- erba cipollina, cipolle, aglio grazie alla presenza
di composti solforati in grado di rafforzare il sistema
immunitario e cardiovascolare, abbassare la pressione
sanguigna e protezione nei confronti di certi tipi di
tumore;
- pomodoro grazie alla presenza di licopene in grado
di proteggerci da alcuni tumori dell'apparato digerente
e dal tumore alla prostata;
- broccoli, cavoli, cavolini di Bruxelles che contengono
glucosinati inibenti la crescita cellulare tumorale;
- legumi e soia, contengono isoflavoni che proteggono
dalle malattie cardiovascolari;
- Yogurt, i cui enzimi 'buoni' mantengono efficiente
la flora intestinale;
- Pesce azzurro il cui grasso ricco di omega-3 appatte
il colesterolo LDL.
- Per il neonato il miglior alimento funzionale esistente
è il latte materno
- carote, meloni, albicocche, vegetali a foglia verde
che grazie ai carotenoidi in essi contenuti proteggono
dagli attacchi cardiaci, dai danni dei raggi solari
e da problemi respiratori.
Come gia detto, le sostanze funzionali sono tantissime basta
guardare le tabelle 1 e 2 che rispecchiano solo una minima
parte del panorama
attuale di sostanze ad azione salutare.
Tabella 1
| Carotenoidi |
Esempi di fonti
|
Effetti sulla salute
|
| Luteina |
Spinaci, broccoli, piselli,
lattuga, prezzemolo |
Aumento delle
difese, potenziamento delle difese immunitarie,
protezione raggi solari, attività antiradicalica,
protezione contro alcuni tumori |
| Licopene |
Pomodoro, pompelmo rosa, mango,
anguria |
| Zeaxantina |
Vegetali giallo-arancio, ortaggi
verde scuro |
| ß carotene |
Carote, zucca, peperoni, albicocche |
Tabella 2
| Polifenoli |
Esempi di fonti
|
Effetti sulla salute
|
| Flavonoli |
Olive, cipolla, aglio, cavoli,
lattuga, mirtillo rosso, pomodori, mele, albicocche |
Antiossidanti,
chelanti dei metalli, azione antinfiammatoria, antibatterica
e antivirale |
| Isoflavoni |
Soia e leguminose |
| Antociani |
Frutti rossi, uva, arance
rosse |
| Flavoni |
Sedano, olive |
Tabella 3
|
Alimenti funzionali
|
Componenti attivi
|
Funzione target
|
|
Yogurt,
latti fermentati
conteneti probiotici
|
Probiotici cibi con colture vive di specifici
ceppi benefici per l'organismo umano (es. Lactobacillus
sp. Bifidobacteria sp.)
|
Ripristino dell'equilibrio microbico intestinale.
Ripristino della funzione intestinale ottimale e
delle proprietà di barriera (immunità innata).
|
|
Yogurt,
latti fermentati
conteneti prebiotici
|
Prebiotici oligosaccaridi non digeribili
che hanno un effetto benefico stimolando la crescita
selettiva di batteri nel colon (es. inulina, ologofruttosio)
|
Ripristino dell'equilibrio microbico intestinale.
|
|
Margarine
con aggiunta
di steroli vegetali
ed esteri di stanolo.
|
Steroli vegetali ed esteri di stanolo.
|
Riduzione del colesterolo LDL nel sangue.
Riduzione del rischio di malattia coronarica.
|
|
Uova arricchite di
acidi grassi omega-3
|
Acidi grassi omega-3.
|
Controllo del metabolismo lipido.
|
Accanto ai prodotti naturali l'industria alimentare ha prodotto
una serie di alimenti funzionali , ecco di seguito alcuni
esempi.
- I prodotti 'Pro-activ' sono addizionati di steroli
vegetali (o fitosteroli): sostanze efficaci nel ridurre
il colesterolo , presenti in natura in piccole quantità
in alimenti come l'olio extravergine d'oliva, la frutta,
la verdura, i cereali.
- alimenti funzionali 'ActifControl' uniscono ai benefici
dei fermenti attivi probiotici la nuova formulazione
Fabuless®, un prodotto a base di
lipidi naturali, provenienti dall'olio di palma e di
avena, in grado di ridurre il desiderio di cibo nelle
ore successive al suo consumo.
- Cracker che contengono una combinazione di fibre
prebiotiche (Frutto-oligosaccaridi, Galatto-oligosaccaridi
e amido resistente), che aiutano a riequilibrare la
flora batterica e a migliorare le funzioni intestinali.
Ovviamente, prima di pubblicizzare le proprietà funzionali di
un alimento, è necessaria una solida evidenza sperimentale,
che ne dimostri
efficacia e sicurezza.
Da quanto si è detto si è arrivati ad esprimere una massima:
“Un alimento può essere considerato «funzionale» se dimostra
di avere sull’organismo effetti positivi che vadano oltre
gli effetti nutrizionali
normali, sia per il miglioramento dello stato di salute
e di benessee, sia per la riduzione del rischio di malattia.
Gli alimenti funzionali
devono comunque restare «alimenti» e dimostrare la loro
efficacia nelle quantità normalmente consumate nella dieta.
Gli alimenti funzionali non
sono pillole o pastiglie, ma prodotti che rientrano nelle
normali abitudini alimentari.”
Due tipi di alimenti funzionali:
- Quelli correlati al “miglioramento di una funzione
biologica”: si richiede che la verifica dell’efficacia
degli effetti funzionali dell’alimento sia basata su
parametri scientificamente riconosciuti come idonei
a dimostrare il miglioramento di una specifica funzione
biologica;
- Quelli correlati alla “riduzione del rischio di
malattia”: si richiede che la verifica sia basata su
parametri scientifici in grado di rilevare i punti critici
legati alle fasi di sviluppo (insorgenza) di una malattia,
se non proprio alla malattia stessa.
Scienziati e consumatori sono interessati alla relazione tra
il consumo di un alimento e l’effetto finale che esso ha
sulla salute.
Prendendo ad esempio le malattie cardiache, possiamo esaminare
l’effetto degli alimenti funzionali per una migliorata funzione
specifica, come
livelli più bassi di colesterolo nel sangue. Oppure, per
la riduzione del rischio di malattia, potrebbe essere un
effetto benefico
sull’occlusione delle arterie.
La percezione del consumatore riguardo i vantaggi degli alimenti
funzionali dipende dal beneficio stesso e dalle informazioni
che li
accompagnano. Gli scienziati devono fornire la base scientifica
per la convalida delle informazioni date, ed evitare confusione
nel
consumatore.
La possibilità di migliorare la salute ed il benessere dei propri
clienti, riducendo il rischio di malattia, ha spinto molte
industrie
alimentari ad investire nel fiorente settore degli alimenti
funzionali. Dall'altra parte l'interesse dei consumatori
verso il cibo, inteso come
fonte di benessere e salute, cresce a pari passo con le
sempre più numerose campagne informative che mettono in
guardia dai pericoli dei
cosiddetti "cibi "ingrassanti". Mai come in questi ultimi
decenni, nei Paesi industrializzati, vi è stata abbondanza
di cibo; tale eccesso ha
praticamente sradicato le patologie da deficit nutrizionali
ma ha aperto le porte ad un'altra malattia, altrettanto
preoccupante, chiamata
obesità .
Perché allora la necessità di alimenti funzionali? perché in
molti casi il cibo presente nelle nostre tavole è sì ipercalorico,
ma povero di
sostanze essenziali per il nostro benessere come fibre,
vitamine e sali minerali. Inoltre è importante non sottovalutare
la possibilità che
alcune sostanze, seppur prive di valore nutrizionale, possano,
da sole, contribuire a migliorare il livello di benessere
generale
dell'organismo. In questa categoria non rientrano le vecchie
vitamine, ma "sostanze di terza generazione" come l'inulina,
i
fruttoligosaccaridi, i probiotici, i flavonoidi ed altri
agenti antiossidanti, le cui benefiche proprietà sono state
scoperte in epoca
relativamente recente.
In base alle definizioni date sinora la lista degli alimenti
funzionali è pressoché infinita: la fibra, in virtù delle
sue proprietà
prebiotiche, antitumorali e stabilizzanti sui valori glicemici,
rende funzionali la maggior parte degli alimenti di origine
vegetale. Il ferro,
la carnosina e la vitamina B12 fanno altrettanto con le
carni, mentre a rendere funzionale il pesce ci pensa l'elevato
contenuto in acidi
grassi polinsaturi.
Sugli scaffali di molti supermercati si possono già trovare cereali
"fortificati" con vitamine e minerali, mentre la diffusione
di bevande ed
altri alimenti funzionali stanno polarizzando sempre più
l'interesse di quella fascia di popolazione più attenta
alla propria salute:
probiotici, prebiotici e simbiotici (per esempio i fermenti
lattici). Anche gli yogurt da bere arricchiti con steroli
vegetali (quelle sostanze
che aiuterebbero a controllare il colesterolo) testimoniano
il crescente interesse verso gli alimenti funzionali.
Ecco alcuni esempi di come le ditte si inseriscono nel mercato
utilizzando l'efficacia della pubblicità:
|
Tabella 4- Alimenti funzionali che contengono
piante medicinali.
|
|
Ditta Produttrice
|
Prodotto
|
Ingredienti
|
Pubblicità
|
|
Apple & Eve “Tribal Tonics”
|
Energy Elisir
|
Semi di guaranà
Estratto di Ginseng
|
“Questo prodotto aumenta il vigore e la capacità
di resistenza fisica.”
|
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Herbal Slimmer
|
Ginseng
|
“Gli estratti di ginseng rappresentano un tonico
utile per un saggio dimagrimento con le erbe.”
|
|
Mental Refresher
|
Gotu kola
Ginkgo biloba
Ginseng
|
“Aiuta e sostiene la chiarezza mentale ed una sana
funzione mentale. Un tonico che sostiene la mente.”
|
|
Relaxation Cocktail
|
Kava kava
|
“Aumenta il relax e promuove un tranquillo benessere.”
|
|
Arizona “Rx Elisirs”
|
Rx Energy
|
Guaranà
Ginseng
|
“Un elisir rinvigorente. Un tonico sicuro ed efficace.”
|
|
Rx Memory
|
Ginkgo biloba,
Ginseng
|
“L’elisir della mente. Infuso contenente i ricostituenti
della mente ginkgo biloba e ginseng. Un tonico sicuro
ed efficace.”
|
|
Fresh Samantha “Body Zoomers”
|
Energizer ginseng
|
Guaranà
Ginseng
|
“Energetico !”
|
|
Oh, Happy Day
|
Iperico
|
“Con aggiunta di iperico per sollevare gli spirito.“
|
|
Super Juice (bevanda)
|
Echinacea
|
“Contiene echinacea … un difensore della tua salute
….. mantieni Mr. Freddo a bada !”
|
|
Golden Temple Cereals
|
Mango Passion Crisp (croccanti)
|
Iperico,
Kava kava
|
“Herbal De-Stress Cereal.” “Una deliziosa miscela
di sfoglie, fiocchi d’avena e mango, con erbe tradizionalmente
conosciute supportare l’equilibrio emotivo e mentale”
|
|
Hansen’s Beverage Co. “Healthy Start”
|
Immune-ox Juice
|
Echinacea purpurea
|
“Può aiutare a stimolare la produzione corporea
di interferone, una proteina che protegge le cellule.”
|
|
New Morning
|
GinkgOs
|
Ginkgo biloba
|
“Per un pensiero brillante ……. Per sostenere la
memoria …… è stato provato che Ginkgo migliora la
circolazione, riduce la coaugulazione sanguigna,
ossigena il cervello!”
|
|
Odwalla
|
Serious Energy
|
Gotu kola,
Ginseng
|
“Un potente tonico per performance impegnative e
di lunga durata contenente erbe che apportano energia.”
|
|
Think Drink
|
Ginkgo biloba
|
“Sostieni le tue facoltà mentali …. Una gustosa
bevanda creata per apportare quantità significative
di ginkgo biloba e criniera di leone – due piante
stimolanti il cervello usate per stimolare i centri
mentali del pensiero.”
|
|
Robert’s American Gourmet
|
Ginkgo Biloba Rings (ciambelle)
|
Ginkgo biloba
|
“A Memory Snack.” E’ stato dimostrato che Ginkgo
biloba aumenta il flusso ematico cerebrale e di
conseguenza può incrementare la MEMORIA e l’ATTENZIONE.”
|
|
Kava Kava Corn Chips (patatine)
|
Kava kava
|
“Promuove il rilassamento.” “Equilibra il tuo umore
e solleva il tuo spirito.”
|
|
Personality Puffs (bignè)
|
Iperico,
Ginkgo biloba
|
“Questa miscela, naturale al 100 %, è stata formulata
per equilibrare la tua Personalità.”
|
|
Power Puffs (bignè)
|
Ginseng
|
“Energia!”
|
|
St. John’s wort Tortilla Chips (patatine)
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Iperico
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“Buon Umore!”
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R.W.
Knudsen & Sons, Inc. “Simply Nutrition”
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Peach St. John’s wort (pesca all’iperico)
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Iperico
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“Per ridurre l’ansia e l’esaurimento.”
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Visionade
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Ginkgo biloba
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“Per stimolare il flusso sanguigno nel sistema microcircolatorio
degli occhi.”
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Bc -Alimenti Lassativi
La stitichezza, o stipsi (dal greco "stipsis" = restringimento),
è una diffusissima affezione che si trova sia nei bambini
in tenera età, come
nei ragazzi e negli adulti, e piuttosto spesso, in età avanzata.
La stitichezza consiste in un ritardo nell'evacuazione del
bolo fecale, rispetto al ritmo con cui essa si verifica
normalmente (una evacuazione, o anche due, nelle 24 ore).
Più esattamente col termine stipsi si definisce una situazione
caratterizzata da meno di tre evacuazioni alla settimana,
con emissione di feci dure, abitualmente di peso inferiore
agli 80 grammi.
La funzione dell'intestino è quella di assorbire le sostanze
nutritive presenti nel cibo che ingeriamo, ma esso assorbe
anche elettroliti ed acqua; qust'ultima viene dapprima secreta
sotto forma di saliva, succo gastrico, bile, succo pancreatico,
poi viene riassorbita lungo il canale digerente, soprattutto
nel colon: da qui è facile capire che, se la quantità di
acqua che introduciamo giornalmente non è sufficiente, è
facile che le feci diventino dure, perché poco idratate,
con conseguente difficoltà ad evacuarle.
Quindi una prima norma utile sarà quella di ingerire liquidi abbondanti
durante la giornata, sia sotto forma di acqua, succhi, thé
etc., ma anche sotto forma di cibi come minestre, minestroni,
verdura e frutta, ricchi di acqua (e di fibre!).
Attenzione, però: se la nostra alimentazione è povera di fibre,
difficilmente nell'intestino l'acqua verrà trattenuta in
quantità sufficiente a rendere le feci più morbide; inoltre
le fibre vegetali producono una maggiore quantità di scorie
fecali, che hanno la capacità di sollecitare meccanicamente
i movimenti peristaltici (contrazioni gastro-intestinali,
tipiche, che si propagano dall'alto in basso facilitando
cosí il procedere del suo contenuto).
Quindi ecco che abbiamo trovato un'altra eventuale causa di stipsi,
che possiamo combattere introducendo un'adeguata quantità
di fibre vegetali con gli alimenti, circa 25-30 grammi al
giorno (tutti i giorni!), con conseguente maggiore ritenzione
di acqua nell'intestino, ciò che comporta un aumento della
massa fecale con formazione di feci morbide, che transitano
rapidamente e vengono più facilmente evacuate.
Fra i vari tipi di alimenti che forniscono fibre ad azione lassativa,
segnaliamo in particolare la fibra di avena, contenuta nei
fiocchi di avena, oltre che nel cereale integro, molto efficace
e delicata, adatta a tutti, bambini, gestanti, anziani,
e anche a mucose intestinali infiammate come ad es. nelle
coliti.
Un'altra causa di stitichezza è la vita sedentaria, poiché induce
atonia delle pareti intestinali, mentre una regolare attività
fisica tonifica i muscoli dell'addome e quelli del pavimento
pelvico, influendo positivamente sulla motilità intestinale
e sull'efficienza della defecazione.
Un'ulteriore causa dell'insorgenza della stipsi può essere una inibizione
psichica, in rapporto a convenienze sociali che, spesso,
costringono a rinviare il bisogno immediato di defecazione.
A volte possono indurre stipsi certi trattamenti farmacologici, specie
negli anziani, fra i quali è piú frequente il loro uso.
Inoltre è facile riscontrare stitichezza associata a diverticolite
e a patologie ano-rettali, come ragadi o emorroidi, che
spesso sono da essa causate.
Frequentemente poi, in concomitanza ad una condizione di stipsi,
si manifesta anche tutta una serie di disturbi, complessivamente
definiti "disturbi digestivi", la cui sintomatologia spesso
contribuisce ad aggravare l'alterata funzionalità intestinale.
Sono questi i disturbi della motilità e della secrezione
gastrica, della funzionalità epato-biliare e gli stati dispeptici,
la cui sintomatologia, come ad es. digestione lenta e difficile,
senso di pesantezza dopo i pasti, meteorismo (gonfiore addominale),
dolori spastici localizzati all'addome, costituisce spesso
un fattore aggravante della stipsi; questo ci induce ad
alcune precauzioni (o buone abitudini):
- masticare bene per facilitare la digestione;
- a stomaco vuoto la mattina bere un bicchiere di
acqua tiepida con succo di limone che stimola l’attività
intestinale;
- come spuntino, ideale è lo yogurt con l’aggiunta
di cereali integrali;
- evitare cibi grassi o fritti e le ricette troppo
elaborate che favoriscono la produzione di muco;
- se il disturbo è intenso può essere utile seguire
una dieta liquida per tre giorni consecutivi in cui
vanno privilegiati i succhi a base
di mela, cavolo a cui aggiungere semi di lino;
- fare una moderata attività fisica;
- per dare sollievo all’addome gonfio e dolorante
effettua dei massaggi con l’olio di maggiorana che è
un ottimo stimolante per l’apparato digerente oppure
con oli con proprietà sedative come bergamotto, gelsomino,
ylang ylang;
- durante l’evacuazione non sforzarti troppo, in quanto
potrebbero comparire le emorroidi.
- le more, l'uva, i fichi, la liquirizia, le pesche,
le patate, i kiwi
- i cibi particolarmente ricchi di fibra (semi di
lino, avena, farro, carote ecc.).
-
Introdurre alimenti ricchi di fibre nella nostra
alimentazione. Consumiamo preferibilmente cereali
integrali, frutta come prugne e fichi, verdura cruda
o poco cotta, legumi, frutta secca, semi come i
semi di lino.
-
Condiamo le nostre insalate preferibilmente con
olio di semi di lino che favorisce il transito intestinale.
-
E’ buona norma non eccedere nelle porzioni dei pasti
e masticare a lungo ogni boccone per facilitare
il lavoro dell’apparato digerente.
-
Consumiamo cibi ricchi di magnesio che spesso è
carente negli stitici. Troviamo il magnesio ad esempio
in: broccoli, spinaci, noci.
-
La mattina è utile bere un bicchiere di acqua tiepida
con succo di limone in quanto stimola la motilità
intestinale.
-
Preferiamo come spuntino alimenti fermentati come
lo yogurt.
-
Evitiamo i cibi grassi e fritti che ostacolano il
transito intestinale.
-
Eliminiamo i cibi che favoriscono la produzione
di muco come i latticini, il cioccolato e i cibi
pronti ed elaborati.
-
Beviamo molti liquidi per contrastare la durezza
delle feci e facilitare l’eliminazione delle tossine.
-
Quando il disturbo è particolarmente fastidioso
è utile praticare una dieta esclusivamente liquida
per tre giorni consecutivi in cui sono da preferire
succhi a base di mela, aloe e cavolo a cui aggiungere
semi di lino.
-
Abbandoniamo la vita sedentaria concedendo spazio
all’attività fisica prediligendo bicicletta, corsa,
yoga e pilates che arrecano beneficio all’intestino.
-
Massaggiare l’addome gonfio e dolorante è utile
per alleviare i sintomi e favorire il transito intestinale.
Utilizziamo l’olio di maggiorana che è un ottimo
stimolante per l’apparato digerente o oli con proprietà
sedative come bergamotto, gelsomino, ylang ylang.
-
Non sforziamoci durante l’evacuazione (pena l’insorgere
di emorroidi) e facciamo in modo che l’idea di evacuare
non diventi un’ossessione che a sua volta provoca
stress acuendo solo il problema.
-
Leggiamo un libro umoristico o vediamo un film comico:
ridere fa estremamente bene ai muscoli dell’intestino
e allontana l’ansia.
-
Limitiamo gli eventi che provocano stress concedendoci
frequenti pause rilassanti.
In ogni caso è consigliabile ricercare l’eventuale presenza di
parassiti che alterano il funzionamento dell’intestino.
Fatte tutte queste considerazioni, se non riusciamo a eliminare
il problema con abitudini alimentari adeguate, associate
a uno stile di vita più corretto, non resta che ricorrere
all'uso dei lassativi vegetali:
Per ottenere uno stimolo delicato, è opportuno usare i lassativi
meccanici, che aumentano il volume fecale, analogamente
a quanto fanno le fibre vegetali assunte con la dieta; questo
avviene perché le piante che si utilizzano a questo scopo
contengono una elevata percentuale di mucillagini, le quali
gonfiandosi per idratazione, richiamano e trattengono acqua
all'interno dell'intestino aumentando il volume del bolo
fecale, stimolando direttamente la muscolatura intestinale
per via meccanica, come conseguenza della pressione esercitata
sulle sue pareti interne. Le piante usate a questo scopo
sono ad esempio:
- le foglie di Malva, i semi di Psillio e di Lino,
il Glucomannano, le radici di Altea,
- cereali integrali, semi di lino, avena, farro, carote…
- tutti gli alimenti ricchi di fibre, come cereali
integrali, semi di lino, avena, farro, carote…;
- frutta, in particolare uva, kiwi, prugne e fichi.
In caso di stitichezza ostinata, immergi la sera qualche
prugna secca in un bicchiere d’acqua e consumale il
mattino seguente insieme al liquido residuo e ad un
cucchiaio di miele;
- verdura cruda o leggermente scottata, in particolare
cicorie, broccoli e spinaci, ricchi di magnesio;
- legumi, frutta secca e brodo.
E varie altre che, oltre ad avere azione lassativa molto delicata
sono anche lenitive delle infiammazioni delle mucose, intestinali
e non, per cui sono il lassativo ideale nei casi accennati
prima. Se poi queste piante si associano ad altre aventi
proprietà coleretiche e colagoghe (che stimolano cioè la
produzione di bile più abbondante e più fluida, da parte
del fegato), come ad es.
- il Tarassaco, il Boldo e la Cicoria.
Poiché la bile è naturalmente lassativa, otteniamo un prodotto
ancora più efficace contro la stitichezza, sempre adatto
a quei casi delicati (come gravidanza, emorroidi, ragadi
anali) di cui si sta parlando, ma indicato anche a quelle
persone che hanno quei "problemi digestivi" cui si è accennato
in precedenza e che complicano la stipsi.
A queste piante è opportuno associare anche alcune piante carminative,
come
- Finocchio, Cumino, Coriandolo, etc.,
quelle cioè che riducono i gonfiori addominali, poiché questo
problema si accompagna spesso alla stitichezza; in questo
modo avremo un beneficio ancora più completo.
Parliamo ora di quei casi in cui la stipsi è più ostinata, vuoi
perché non si riesce ad adottare uno stile di vita più corretto,
vuoi perché ormai l'intestino è già assuefatto ai lassativi
e i rimedi più delicati non sono efficaci; in questi casi
è ancora il mondo vegetale che ci dà la soluzione: a questo
punto è necessario ricorrere a quelle piante che contengono
principi attivi più forti e stimolanti, le cosiddette "droghe
antrachinoniche", come
- la Senna, la Frangula, il Rabarbaro, l'Aloe ed altre
ancora,
che agiscono prevalentemente a livello dell'intestino crasso
(colon), stimolando le contrazioni peristaltiche della sua
muscolatura, favorendo cosí il suo svuotamento. Anche in
questo caso è consigliabile l'associazione con le piante
di cui si è parlato prima, in modo da ridurre al minimo
il dosaggio degli antrachinoni ed evitare quindi prodotti
troppo drastici, che a lungo andare potrebbero diventare
irritanti. Quest'ultima classe di lassativi non va assunta
continuativamente, ma saltuariamente, seppure con una certa
regolarità, in modo da avere una funzione intestinale il
più possibile costante.
I lassativi antrachinonici sono assolutamente controindicati
in caso di gravidanza e allattamento, nei bambini sotto
i 12 anni di età, nelle malattie infiammatorie acute a carico
dell'intestino (colite ulcerosa, enterocolite, appendicite,
morbo di Crohn), in caso di dolori addominali di origine
sconosciuta, nelle occlusioni intestinali acute.
Saranno l'abilità e l'esperienza dell'erborista, del farmacista
o del medico) a decidere quale prodotto e il modo di assumerlo
è il più adatto di volta in volta.
Bd -Alimenti Diuretici.
Cellulite
L'utilizzo di diuretici, anche se di derivazione naturale, abbinato
all'attività fisica è molto pericoloso, dato che con lo
sport si perdono già con la sudorazione notevoli quantità
di liquidi. Si possono avere gravi ripercussioni sul bilancio
idrico dell'organismo (disidratazione, nausea, crampi, ipotensione,
dislipidemie, fino al collasso cardiocircolatorio).
Noi usiamo questa dieta per disintossicarci in occasioni di feste
e fine settimana in cui abbiamo abusato del nostro organismo
con grandi e mali abbuffate.
Nelle persone sane, una dieta particolarmente ricca di alimenti
diuretici può essere seguita per uno o due giorni al massimo,
ad esempio in presenza di problemi puramente estetici, come
ritenzione idrica e gonfiori, o a fini depurativi dopo un
periodo di eccessi alimentari. L'uso occasionale non deve
però tramutarsi in abitudine ricorrente, in quanto pratica
piuttosto pericolosa, soprattutto quando coinvolge i diuretici
più forti, non tanto alimenti di uso comune, quanto rimedi
erboristici come tarassaco, verga d'oro, equiseto, betulla,
ginepro, ortica, gramigna ed asparago.
Anche i diuretici naturali vanno assunti sotto controllo medico.
ANANAS, ANGURIA, ASPARAGI, BANANE, CARCIOFO, CAVOLFIORE CRUDO,
CETRIOLO, CICORIA, CIPOLLE, FINOCCHIO, FRAGOLE, INDIVIA
BELGA E RICCIA, LAMPONI, MANDARINI, SEDANO, VERDURE VERDI.
LINFA DI BETULLA, EQUISETO, TARASSACO, PEDUNCOLI DI CILIEGIO,
FRAXINUS EXCELSIOR, FUMARIA OFFICINALIS.
Cibi diuretici:
La natura ci regala molti cibi dalle spiccate proprietà diuretiche.
alcuni sono contenuti in alimenti di uso comune:
- ananas: ha un effetto anoressante e favorisce la
diuresi
-betulla: aiuta a combattere il ristagno
di liquidi (foglie)
- carciofo: questa pianta ha la capacità di stimolare
la funzionalità epatica e renale
- cetriolo: ha proprietà rinfrescanti, depuranti e
diuretiche
- cipolla: aiuta la naturale produzione di urina
- equiseto
- infuso di foglie di noce
- finocchi: oltre al discreto contenuto vitaminico
e minerale sono ricchi di princìpi attivi che li rendono
indicati per problemi gastrointestinali e gli conferiscono
proprietà emmenagoghe, galattogene antisettiche e diuretiche
- mela: anche questo comunissimo frutto nasconde spiccate
proprietà diuretiche
- ortica: gli estratti di questa pianta migliorano
la funzionalità renale aumentando la produzione di urina
ed accelerando l'eliminazione di sostanze tossiche.
- fiori di sambuco
- stimmi di mais preparati sottoforma di infuso
- tarassaco (o dente di leone o soffione): per depurare
l'organismo sfruttando le sue spiccate proprietà diuretiche
naturali si consiglia un infuso di radici e foglie al
5% da prendere lontano dai pasti; tintura: 20 g in 100
ml di alcol (a macero per 10 giorni), 3-4 cucchiai al
giorno lontano dai pasti
- Il sedano viene utilizzato crudo, bollito per insaporire
il brodo o le minestre, oppure soffritto insieme a carota
e cipolla nel classico soffritto all'italiana. Il cuore
del sedano può essere consumato fresco in insalata o
in pinzimonio, mentre le costole esterne possono essere
impiegate nella preparazione di zuppe e minestre e salse.
Si conserva molto a lungo in frigorifero, ma resta croccante
solo per quattro o cinque giorni. Contiene potassio,
calcio, fosforo, magnesio e selenio, associati a buone
dosi di vitamine C ed A.
I Greci già lo coltivavano per il valore curativo dei
suoi semi.
La ritenzione idrica è un disturbo piuttosto diffuso, che colpisce
con diversa intensità milioni di persone, soprattutto donne
(30 % della popolazione italiana femminile). All'origine
del problema possono esistere gravi patologie come disfunzioni
cardiache o renali, infiammazioni severe e reazioni allergiche.
Spesso però il principale responsabile della ritenzione
idrica è uno stile di vita sbagliato, la cui semplice correzione
può apportare notevoli benefici.
Il segno principale della ritenzione idrica è l'edema, una condizione
in cui l'accumulo di liquidi nei tessuti ne causa un anomalo
rigonfiamento. A causa dell'alterata circolazione venosa
e linfatica insieme a questi liquidi ristagnano anche numerose
tossine che alterano un metabolismo cellulare già compromesso
dal ridotto apporto di ossigeno e nutrienti. Il ristagno
di fluidi è generalmente superiore nelle zone predisposte
all’accumulo di grasso (addome, cosce e glutei).
Molti attribuiscono erroneamente alla ritenzione il proprio sovrappeso
ignorando che, in assenza di patologie importanti, il contributo
della ritenzione idrica sull'aumento di peso è tutto sommato
marginale. E' invece vero il contrario; cioè, è il sovrappeso
a rallentare la diuresi e favorire la ritenzione idrica.
Per verificare la presenza del disturbo è sufficiente premere
con forza il pollice sulla parte anteriore della coscia
per un paio di secondi. Se dopo aver tolto il dito rimane
ben visibile l'impronta siamo con tutta probabilità in presenza
di ritenzione idrica.
Cure e rimedi
La cura della ritenzione idrica si basa sulla correzione delle
cause che hanno dato origine al disturbo. In assenza di
patologie importanti, il maggiore responsabile della ritenzione
idrica è lo stile di vita. Alcune abitudini poco salutari
contribuiscono ad aggravare la situazione (fumo, eccessivo
consumo di alcolici, sovrappeso, predisposizione per i cibi
salati, abuso di farmaci e caffè, abiti troppo stretti,
tacchi troppo alti e rimanere a lungo in piedi senza muoversi).
Per combattere la ritenzione idrica bisogna fare attività fisica.
Il movimento, purché sia eseguito regolarmente e con razionalità,
contribuisce infatti a riattivare e rinforzare il microcircolo.
Esercizi più indicati in questi casi sono una sana e tranquilla
passeggiata, o una lunga e rilassante nuotata.
La corsa, l'aerobica, lo spinning, il sollevamento pesi, e più
in generale gli sport che prevedono frequenti impatti con
il terreno (pallavolo, tennis, jogging, corsa) sono invece
controindicati.
Al termine dell'esercizio, lo stretching abbinato ad esercizi
di controllo respiratorio eseguiti con le gambe in alto,
favorisce il ritorno venoso e l'eliminazione delle tossine
prodotte.
Dieta e ritenzione idrica
Una dieta ad alto contenuto di scorie (fibra alimentare) aumenta
la motilità intestinale ed allontana il pericolo di stitichezza,
un disturbo che ostacola il deflusso venoso a livello addominale.
E' quindi importante consumare molta frutta e verdura ed in particolare
quella ricca di acido ascorbico, una vitamina che protegge
i capillari sanguigni. Gli alimenti più ricchi di questa
sostanza, meglio conosciuta come vitamina C, sono: alcuni
frutti freschi (quelli aciduli, agrumi, ananas, kiwi, fragole,
ciliegie ecc.), alcune verdure fresche (lattuga, radicchi,
spinaci, broccoletti ecc.), alcuni ortaggi freschi (broccoli,
cavoli, cavolfiori, pomodori, peperoni) e tuberi (patate
soprattutto se novelle).
Un giorno alla settimana, specie se successivo ad una grande
abbuffata domenicale, è consigliata una dieta disintossicante
particolarmente ricca di liquidi (the, tisane, spremuti
di frutta) e vegetali. In questo giorno la carne andrà sostituita
con il pesce, più digeribile perché meno ricco di tessuto
connettivo. Durante queste 24 ore andranno aboliti anche
i grassi ad eccezione dell'olio di oliva e degli oli di
semi.
Una bella sudata in palestra, magari accompagnata da una doccia
rilassante, stimolerà ulteriormente il drenaggio dei liquidi
e l'eliminazione di tossine.
L'acqua deve diventare una fedele compagna e come tale va portata
sempre con sé. Una corretta idratazione è infatti una delle
soluzioni più semplici ed efficaci per combattere la ritenzione
idrica. Bisogna pertanto sforzarsi di consumare almeno un
paio di litri di acqua al giorno.
In generale è buona regola aumentare le dosi quando il colore
delle urine è troppo scuro o di cattivo odore (per esempio
nel periodo estivo o quando si fa sport e si suda molto).
Alcune bevande, alcoliche e non (come aranciate, bibite, cola,
succhi di frutta, birra, caffè zuccherato, tè ecc. ), oltre
a fornire acqua apportano anche altre sostanze che contengono
calorie (zuccheri, alcol) o che sono farmacologicamente
attive (ad esempio caffeina). Queste bevande vanno quindi
usate con moderazione. E' invece consigliato l'utilizzo
di acque oligominerali o minimamente mineralizzate.
Probabilmente all'inizio, specie se si è abituati a bere poco,
l'aumentato introito idrico stimolerà la diuresi, un po'
come succede quando l'acqua scivola da un vaso di fiori
rinsecchito che viene annaffiato dopo un lungo periodo di
tempo. Bevendo frequentemente ed in piccole quantità il
corpo imparerà tuttavia ad assorbire una maggiore quantità
di acqua un po' come succederebbe per il terreno arido citato
nell'esempio precedente.
ALIMENTI SCONSIGLIATI:
Il sale ed il sodio in esso contenuto sono alcuni tra i principali
alleati della cellulite. Questo minerale è infatti uno dei
tanti fattori in grado di aumentare la ritenzione idrica
dell'organismo. In una donna che soffre di cellulite tale
disturbo è già accentuato a causa dell'alterata funzionalità
del sistema venoso e linfatico.
Per questo motivo è importante assumere con la dieta alimenti
dalle proprietà diuretiche evitando quelli che, come il
sale, favoriscono la ritenzione idrica.
Limitare l'apporto di sodio con gli alimenti è tutto sommato
facile, basta adottare alcuni semplici accorgimenti:
- non salare le pietanze;
- utilizzare poco sale durante la cottura (quando
si prepara la pastasciutta abituarsi, per esempio, ad
aggiungere il sale a cottura ormai terminata; in questo
modo si riduce considerevolmente la quantità di sale
assorbito dalla pasta);
- limitare il consumo di cibi conservati sotto sale
o trasformati (insaccati, formaggi, patatine ecc.);
- limitare il consumo di cibi confezionati;
- esaltare la sapidità dei cibi con spezie, limone
o aceto tradizionale/balsamico;
- se la frutta è gradita può essere consumata in sostituzione
degli snack salati come spuntino.
Alimenti consigliati per assumere molto potassio e pochissimo
sodio, favorendo così il drenaggio dei liquidi.
Alimento
(per 100 grammi) |
Potassio
mg / 100g |
Sodio
mg / 100g |
Funghi
secchi
Albicocche
Fagioli bianchi
Piselli
Uvetta
Mandorle
Prugne secche
Semi di girasole
Datteri secchi
Patate
Broccoli
Funghi freschi
Farina d'avena
Carne rossa
Tacchino
Riso
Mele
Cipolle
|
5370
1370
1300
930
860
835
824
725
649
411
373
367
360
340
333
150
44
135
|
32
11
3
26
53
20
8
2
18
3
14
3
5
51
46
10
3
9 |
Bisogna comunque ricordare che il sodio è un minerale essenziale
per l'organismo ed un'eccessiva carenza, anche se difficilmente
realizzabile con la normale alimentazione, potrebbe avere
effetti collaterali importanti (nausea, crampi muscolari,
affaticamento, apatia mentale).
La cellulite
La cellulite è un inestetismo molto diffuso di cui perfino alcune
modelle e molte adolescenti presentano il disturbo, che
non risparmia nemmeno le più attente alla propria linea
e al proprio benessere.
Non esiste una dieta magica in grado di far sparire in un attimo
la cellulite. Una strategia alimentare mirata è comunque
in grado di ridurre il grasso in eccesso ed insieme ad esso
buona parte della cellulite.
La dieta anticellulite dovrà concentrarsi sull'eliminazione del
tessuto adiposo in eccesso e sulla disintossicazione dell'organismo.
Gli alimenti scelti associati all'attività fisica e a trattamenti
estetici agiranno sul microcircolo, rivitalizzandolo.
Calcolare il numero
di calorie su cui calibrare la propria dieta anti-cellulite,
ma valutate la qualità dei vari alimenti.
ALIMENTI CONSIGLIATI PER COMBATTERE LA CELLULITE
Verdura e frutta ed in particolare quella ricca di acido ascorbico
(vitamina C), una vitamina che protegge i capillari sanguigni:
- frutti aciduli: agrumi, ananas, kiwi, fragole, ciliegie
ecc.),
- verdure fresche (lattuga, radicchi, spinaci, broccoletti
ecc.),
- ortaggi freschi (broccoli, cavoli, cavolfiori, pomodori,
peperoni)
- tuberi (patate soprattutto se novelle),
- Carciofo, finocchio, indivia, cicoria, cetrioli,
ananas, melone, anguria, pesche e fragole sono indicati
per le loro proprietà diuretiche. Tutta questa frutta
e verdura può essere consumata anche sottoforma di succhi,
concentrati, tisane dimagranti e passati.
Talvolta nella dieta, così come nella vita, si rende necessaria
una pausa rilassante, uno strappo alla regola in grado di
regalare nuove energie sia fisiche che psichiche. Anche
quando si combatte la cellulite possono capitare momenti
simili, sopratutto durante il weekend. Per limitare i danni
si consiglia di seguire una dieta purificante nelle ventiquattro
ore successive come specificato nel paragrafo precedente.
Attività fisica e cellulite
Con tutta probabilità l'attività fisica assume da sola un ruolo
equivalente se non addirittura superiore a tutti i consigli
dietetici visti sino ad ora. Alcune attività motorie sono
infatti in grado di ridurre la cellulite sia grazie ad una
maggiore ossidazione di grassi a scopo energetico, sia grazie
ad un miglioramento del microcircolo.
Innanzitutto si consiglia un'attività sportiva aerobica
come una lunga passeggiata, una nuotata o una bella pedalata
a ritmo moderato: CAMMINARE, NON CORRERE. I ripetuti impatti
col terreno causati dall'azione di corsa, oltre ad avere
effetti negativi sulle articolazioni e sulla colonna vertebrale,
causano delle microlacerazioni alle membrane delle cellule
adipose che a lungo dieta-celluliteandare possono peggiorare
la situazione. Inoltre, un'attività fisica svolta ad intensità
troppo elevata porta alla formazione di acido lattico.
Questo metabolita è alleato della cellulite, poiché la formazione
di tossine muscolari ha effetti negativi sulla circolazione
e sull'ossigenazione dei tessuti.
Per essere definita regolare l'attività fisica deve essere svolta
per almeno tre giorni alla settimana.
La dieta e l'attività fisica qui esposte, insieme ai trattamenti
estetici e ad un generale miglioramento dello stile di vita,
sono sicuramente in grado di sconfiggere la cellulite e
prevenirne la formazione.
Vista la gravità del problema è tuttavia importante utilizzare
queste armi contemporaneamente. Solo in questo modo sarà
possibile ottenere un netto miglioramento, non solo estetico,
ma anche fisico e psicologico.
Sia in tema di dieta che di attività fisica, occorre procedere
con gradualità. Un dimagrimento eccessivo od un rapido decadimento
muscolare possono infatti evidenziare ancor di più l'odiata
cellulite.
Be - Alimenti Antiossidanti
I radicali liberi si formano all'interno delle nostre cellule
(nei mitocondri), dove l'ossigeno viene utilizzato per produrre
energia. Non tutto l'ossigeno viene consumato ma in parte
va a formare queste molecole, che contengono uno o più atomi
di ossigeno, chimicamente molto reattive a causa della presenza
nell'orbitale più esterno di uno o più elettroni spaiati.
Tali molecole, chiamate radicali liberi, reagiscono con
qualsiasi struttura molecolare che incontrano. Sono in grado
di danneggiare le strutture cellulari come la membrana plasmatica
ed il DNA.
L’azione negativa dei radicali liberi si ripercuote sulla salute
dell'intero organismo:
- accelerando i processi di invecchiamento cellulare
- deprimendo il sistema immunitario
- favorendo l'insorgenza di numerose malattie e forme
tumorali
In condizioni fisiologiche normali Il nostro organismo riesce
a tenere sotto controllo l'attività dei radicali liberi
attraverso speciali sostanze antiossidanti endogene (sintetizzate
autonomamente) ed esogene (presenti negli alimenti). Quando
invece prevale la produzione di radicali, si viene a determinare
un danno che a lungo andare procura una progressiva usura
di corpo e mente. Numerosi studi sperimentali hanno dimostrato
una correlazione tra produzione di radicali liberi e durata
della vita.
- Antiossidanti di produzione endogena sono:
la superossidodismutasi, la catalasi e il glutatione
ridotto.
- Sostanze non enzimatiche con proprietà antiossidanti
sono:
la Vitamina E, la Vitamina C, i carotenoidi, i polifenoli
e le antocianine.
Se da un lato molti alimenti esercitano un'azione protettiva
nei confronti dei radicali liberi, dall'altro abitudini
alimentari scorrette possono aumentarne l'attività (dieta
troppo ricca di grassi animali, consumo eccessivo di oli
vegetali e pesce grasso, eccesso di ferro, intolleranze
alimentari).
Gli alimenti più pericolosi in assoluto sono quelli ricchi di
lipidi ed in particolare di acidi grassi polinsaturi (pesci,
oli vegetali, frutta secca). La natura ha tuttavia saputo
associare a tali nutrienti elevate quantità di vitamina
E in modo da neutralizzare, almeno in parte, la formazione
di radicali liberi. Proprio per questo motivo agli integratori
alimentari a base di acidi grassi polinsaturi viene addizionata
artificialmente una certa quantità di vitamina E (consigliamo
comunque di verificarne la presenza prima dell'acquisto).
Anche l'esposizione ad inquinanti atmosferici, a radiazioni ionizzanti
o ultraviolette, l'abuso di farmaci, il fumo e l'attività
fisica intensa sono in grado di aumentare pericolosamente
la sintesi di radicali liberi.
Le proprietà anticancerogene di molti alimenti sono legate proprio
al loro prezioso contenuto in antiossidanti.
Alcune proprietà degli antiossidanti : stimolano il sistema immunitario,
fluidificano il sangue, riducono la pressione del sangue,
sono antibatterici e anti virali.
Alcuni antiossidanti o sostanze antiradicali liberi sono:
- ACIDO LIPOICO
- AMINOACIDI SOLFORATI (cistina, metionina, cisteina,
taurina, acido cisteico). Agiscono contro H2O2
- BETACAROTENE o provitamina A (carotenoide)
- BIOFLAVONOIDI
- CAFFE'
- CATALASI è un enzima del corpo umano. Trasforma
H2O2 in acqua e -ossigeno O2
- COENZIMA Q10
- E.D.T.A. (acido etile diammino tetracetico)
- ECGC
- GLUTATIONE
- LICOPENE (carotenoide)
- LUTEINA (carotenoide)
- MELATONINA Agisce come scavenger (spazzino) contro
i radicali OH-
- METIONINA
- MSM
- NAC o N-Acetil-Cisteina
- PICNOGENOLO
- POTASSIO
- QUERCITINA (potente antiossidante contenuto per
esempio nella mela)
- RAME
- RESVETRALOLO
- SELENIO
- THE VERDE
- SOD è un enzima del corpo umano. Trasforma lo ione
superossido -O2- in acqua ossigenata H2O2
- VIT. A.
- VIT. C
- VIT. E
- ZEAXANTINA
- ZINCO
Agenti che provocano formazione di radicali liberi sono: l'infiammazione,
il fumo di sigaretta (molto dannoso, il tabacco è una potente
tossina, il sole (le radiazioni ultraviolette in genere),
lo stress, elevato consumo di alcool, esposizione ad ambienti
inquinati, l'attività fisica intensa, una dieta eccessivamente
ricca di proteine e di grassi animali, trattamenti a base
di farmaci (soprattutto cortisonici che provocano un abuso
di glucosio nelle cellule che non riescono più a smaltirlo).
Alcuni radicali liberi sono :
- ANIONE SUPEROSSIDO O2-
- IDROSSILE OH-
- OSSIDO NITRICO NO-
- DIOSSIDO DI AZOTO NO2-
- PEROSSIDO LOO-
- OSSIGENO SINGOLo O2+
- Altri radicali liberi sono O+ e H-.
Il radicale libero prodotto in maggiore quantità è l 'anione
superossido 02-. Esso reagisce con il perossido di idrogeno
H2O2 e forma il pericoloso e potente radicale ossidrile
OH- più potente di O2-.
O2+ si forma per l'esposizione prolungata ai raggi ultravioletti
(Sole), provocando non solo danni sulla pelle.
Un eccesso di radicali liberi può rendere incontrollabile una
malattia autoimmune.
I radicali liberi entrano in gioco costantemente, quando ad esempio
camminiamo.
Nell'attività fisica intensa aumentano di circa 50 volte!
Essi vengono tamponati efficacemente quando si è giovani ma con
il tempo l'azione di eliminazione dei radicali liberi si
fa meno efficace.
Quando prevale la produzione di radicali si viene a determinare
un danno, definito stress ossidativo.
Una delle cause dell'invecchiamento è proprio lo stress ossidativo.
In pratica, un organismo "stressato" non riesce a neutralizzare
l’eccessivo livello di radicali liberi ed è così intossicato
da queste sostanze che causano un enorme danno a diversi
settori del corpo umano. Così, queste sostanze altamente
reattive sono libere di attaccare e danneggiare irreversibilmente
le nostre cellule.
Gli effetti? Un’accelerazione del fisiologico processo di invecchiamento
e una lista di almeno 50 malattie, che si allunga di giorno
in giorno.
Lo stress ossidativo fa impazzire il nostro orologio biologico.
Lo stress ossidativo si può analizzare, permettendo di valutare
il reale stato delle nostre difese fisiologiche e di segnalare,
in modo precoce, squilibri e tendenze verso gli stati patologici.
Lo stress ossidativo viene favorito da numerosi fattori.
Tra i più comuni :
- fattori chimici (tutti i farmaci di sintesi chimica,
le droghe, il fumo, l'alcool e tutte le sostanze inquinanti),
- fattori fisici (radiazioni da bassa frequenza, rumore,
radiazioni ultraviolette e ionizzanti, campi elettromagnetici,
radio frequenze, microonde),
- fattori biologici (vaccini, parassitosi, malattie
infettive),
- fattori mentali (depressione, attacchi di panico,
ansia, stress continuo),
- fattori nutrizionali (disturbi alimentari, errata
alimentazione).
In caso di stress ossidativo si possono osservare precocemente
: riduzione della memoria, riduzione della concentrazione,
disturbi del sonno, diminuite capacità sessuali, capelli
bianchi, calvizie, comparsa di rughe e macchie sulla pelle,
diminuzione della massa muscolare ed aumento della massa
grassa, riduzione della difesa immunitaria, aumento del
rischio cardio vascolare, diminuzione di energia, stress
con ansia e depressione.
Con l'analisi dello stress ossidativo si misurano, nel sangue
(plasma, eritrociti e linfociti), i livelli di sostanze
antiossidanti che interrompono la catena di reazioni dovute
ai radicali liberi; enzimi antiossidanti che distruggono
direttamente i radicali liberi; acidi grassi polinsaturi,
che sono componenti essenziali per la costruzione delle
membrane biologiche e quindi di importanza vitale per la
salute cellulare.
I radicali liberi "vivono" in genere una frazione di tempo piccolissima,
qualche millesimo di miliardesimo di secondo, giusto il
tempo per far danni!
Ciò li rende difficilmente rilevabili con le usuali metodiche.
Qualche anno fa tuttavia il chimico Mauro Carratelli mise a punto
un test in grado di valutare il livello ematico di radicali
liberi attraverso la misura della capacità ossidante totale
del sangue : il d-ROMs test che effettua l'analisi dello
stress ossidativo.
Si effettua utilizzando una goccia di sangue capillare prelevandola
da un dito o attraverso un prelievo venoso.
Determina la concentrazione a livello plasmatico di radicali
liberi. Il D-Roms test quantizza lo stato di ossidazione
ematico in termini di U.CARR (unità Carratelli) dal nome
dell'inventore del test.
Il valore di 1 U.CARR corrisponde ad una concentrazione di perossido
di idrogeno di 0.08 mg%.
I valori del D-Roms test:
- Valore di riferimento: 250-300 U.CARR
- Valore di soglia border line : 300-320 U.CARR
- Condizione di lieve stress ossidativo : 320-340
U.CARR
- Condizione di stress ossidativo : 340-400 U.CARR
- Condizione di forte stress ossidativo : 400-500
U.CARR
- Fortissimo stress ossidativo : oltre 500 U.CARR
- Valori inferiori a 250 U.CARR si possono riscontrare
in pazienti con trattamento cortisonico o antiossidante
Per approfondimenti sullo stress ossidativo:
www.osservatoriostressossidativo.org
I radicali liberi sono partecipi a malanni vari : arteriosclerosi,
infarto, artriti, invecchiamento, etc.
Sono presenti inoltre dove c'è cattiva circolazione del sangue,
ridotta attività delle ghiandole surrenali, persistente
presenza di batteri e di funghi, infezioni croniche.
In pratica causano la mancata riparazione del danno delle cellule
invecchiate o malate, con nuove cellule.
Tutti gli esseri viventi comprese le piante sono aggredite dalle
radiazioni e dai radicali liberi, tutti si difendono dall'
aggressione.
Gli appartenenti al mondo animale con gli antiossidanti endogeni
(quelli formati all'interno del corpo) e esogeni con quelli
(quelli ingeriti con l'alimentazione).
Le piante difendono i cromosomi e i loro DNA con le vitamine
e flavonoidi contenuti in frutti, fiori, semi e foglie.
Esiste uno studio approfondito dell'università di Boston sul
potere antiossidante dei vari vegetali.
Al primo posto come antiossidante tra gli antiossidanti
c'è la frutta nera tipo uva nera e prugne nere, mirtilli,
more, fragole.
E' stata stabilita una misura del potere antiossidante dei vegetali,
ed è stata definita una unità di misura, cui è stato dato
il nome di ORAC
(oxigen radical absorbance capacity).
I cibi sono stati suddivisi in tre gruppi, secondo il potere
antiossidante :
1 gruppo
sono inclusi i cibi che apportano 200 unità ORAC per porzione
:
- Albicocche 3 = 172 unità
- Melone tre fette = 197 unità
- Cavolfiore cotto una tazza = 400 unità
- Pera 1 = 222 unità
- Pesca 1 = 248 unità
- Banana 1 = 223 unità
- Mela 1 = 301 unità
- Melanzana 1 = 326 unità
- Cetrioli 1 = 36 unità
- Pomidori 1 = 116unità
- Spinaci crudi 1 piatto = 182 unità
- Fagiolini cotti una tazza = 404 unità.
2 Gruppo
Alimenti che apportano 500 unità per porzione :
- Pompelmo rosa 1 = 1188 unità
- Avocado 1 = 571 unità
- Kiwi 1 = 458 unità
- Uvetta nera 1 cucchiaio = 396 unità
- Cipolla 1 = 360unità
- Cavoli di Bruxelles cotti 1 tazza = 1384 unità
- Patata americana 1 = 433 unità
- Peperone 1 = 529 unità
- Susina 1 = 626 unità
- Succo di arancia 1 bicchiere = 1142 unità
- Patata arrosto 1 = 575 unità
- Succo di pompelmo 1 bicchiere = 1274 unità
- Uva nera un grappolino = 569 unità
- Uva bianca 1 grappolo = 357 unità
3 Gruppo
Alimenti più ricchi di antiossidanti (1200 unità per porzione):
- Fragole una tazza = 1170 unità
- Prugne nere 3 = 1454 unità
- Arancia 1 = 983 unità
- Mirtilli 1 tazza = 3480 unità
- Spinaci cotti 1 tazza = 2042 unità
- Succo di uva nera 1 bicchiere = 5216 unità
- More 1 tazza = 1466 unità
- Barbabietola cotta 1 tazza = 1782 unità
- Cavolo verde cotto 1 tazza = 2048 unità
Antiossidanti endogeni (prodotti all'interno del nostro corpo)
sono:
- Superossidodismutasi
- Glutationoperossidasi
- Glutationotranferasi
- Catalasi
- Melatonina
- Ceruloplasmina
Alcuni elementi contenenti sostanze antiossidanti sono le verdure
e la frutta in genere tra cui : rosa canina, frutto di Camu
Camu (pianta amazzonica), pomodoro (non ripulire la parte
gelatinosa e i semi), ananas, arancia, limone, insalate,
germogli, germe di grano, prezzemolo, finocchio, cetriolo,
carota, melone, zucca, spinaci, broccoli, mango, papaia,
albicocche, mirtillo, fragola, pompelmo, cavolfiore, fiori
di zucchina, peperoni, porri, invidia, lattuga, mirtilli,
more selvatiche, lamponi, ciliege, prugne, albicocche, meloni,
mele, cachi, uva nera, peperoncino rosso piccante, radicchio,
cetrioli, piselli, rape, patate, cavoli, asparagi, cipolle,
pomodori, mandarini, cedri, pompelmi, ribes, fragole, banane,
tuorlo d'uovo, riso e pane integrali, bietole, mango, frattaglie,
pesci, molluschi.
Un ottimo alimento per combattere i radicali liberi (per l'alto
contenuto di fenoli) è l'olio d'oliva, così come uno degli
ortaggi in natura che contiene molti antiossidanti sono
i broccoli.
Via libera quindi ad una alimentazione ricca di tali nutrienti! Mangiarne!
Non stancarsi di assumerne! Vi sorprenderete di quanto bene
sarete ripagati.
Essenziale anche l'attività fisica : senza una attività fisica
regolare, le difese organiche contro i radicali liberi (compresi
gli antiossidanti endogeni naturali come la SOD, glutatione
perossidasi e la catalasi), possono indebolirsi troppo al
punto tale da non permettere anche agli stessi integratori
di agire con piena efficacia.
Da tutto quanto esposto è evidente l'infinita importanza dei
radicali liberi e l'importanza di una dieta antiossidante,
ricca di frutta e verdura cruda e fresca, povera di grassi
saturi e di grassi idrogenati, fonti molto ricche di radicali
liberi.
Per mantenersi in forma, ogni persona dovrebbe introdurre una
quantità di antiossidanti pari a 5000 unità al giorno.
E' essenziale mangiare il più possibile crudo, la cottura riduce
o distrugge il potere antiossidante.
Molti integratori anti radicali liberi purtroppo vengono distrutti
dai potenti acidi dello stomaco essendo "nudi" ovvero non
inglobati in altre sostanze che si assumono attraverso i
cibi.
Tra i migliori antiossidanti (antiradicali liberi) disponibili
ci sono :
- Re-Integra di International Health-Care (mix eccezionale
di vitamina, minerali e componenti anti radicali liberi)
- Max Vit e High Orac di Eurosup
- Nk Life, Lipo, MSM e Oxylift di International Biolife
- No-Oxidant di International Health-Care integratore specifico
con soli componenti antiossidanti
- Melatonina Zinco-Selenio Dr. Pierpaoli
Una potente tecnica contro i radicali liberi è anche la terapia
chelante che utilizza delle flebo endovena.
Be - CALORIE
Per eseguire un calcolo preciso del fabbisogno
giornaliero di calorie, basta tener conto di alcuni parametri:
- Sesso
- Età
- Peso
- professione
- livello di attività fisica
UN ESEMPIO
Maura è una ragazza di 35 anni, pesa 53 Kg; e lavora come
segretaria in una azienda di articoli sportivi. La sua grande
passione è la bicicletta, con cui percorre 20 km in media
per tre volte alla settimana.
ESECUZIONE:
1) Trovare il Metabolismo
Basale:
Nella Tabella, in base all'Età e al Sesso, moltiplicare
il primo coefficiente per il Peso. E sommare
il secondo coefficiente.
| |
METABOLISMO BASALE |
|
Età
|
DONNA
|
UOMO
|
|
18 - 29
|
14,7 x P + 496
|
15,3 x P + 679
|
|
30- 59
|
8,7 x P + 829
|
11,6 x P + 879
|
|
60-74
|
9,2 x P + 688
|
11,9 x P + 700
|
|
>74
|
9,8 x P + 624
|
8,4 x P + 819
|
P = perso corporeo espresso in Kg |
MB= (8,7 x 53) + 829 = 1290
2) In base al Lavoro o Professione, valutare il
Livello di Attività Fisica (LAF: leggero,
moderato, pesante) facendo riferimento alla seguente tabella:
|
LEGGERA
|
MODERATA
|
INTENSA
|
|
impiegati
personale amministrativo e dirigenziale
liberi professionisti, tecnici o simili
|
casalinghe
collaboratori domestici
personale di vendita
lavoratori del terziario
|
lavoratori in agricoltura, allevamento, silvicoltura
e pesca
manovali
operatori di produzione e di attrezzature di trasporto
|
Maura è Impiegata. LAF= Leggera
3) Alcune persone, oltre alla attività principale,
dedicano parte del loro tempo ad attività motoria per sport,
gioco o salute, di cui tener conto nel calcolo delle calorie.
Si introduce pertanto il concetto di Attività
fisica Ludica intesa come:
… attività in grado di mantenere il tono muscolare e cardiocircolatorio…
.
un adulto sano svolge Attività Ludica se da tre a cinque
volte la settimana dedica almeno 20 minuti ad esercizi fisici
di intensità sufficiente a provocare una evidente sudorazione.
| Donna |
Età |
LAF |
Attivita Ludica:
SI |
Attività Ludica:
No |
18÷59
|
leggero
|
1,56
|
1,42
|
|
moderato
|
1,64
|
1,56
|
|
pesante
|
1,82
|
1,73
|
|
60÷74
|
|
1,56
|
1,44
|
|
≥ 75
|
|
1,56
|
1,37
|
| Uomo |
Età |
LAF |
Attività Ludica:
SI |
Attività Ludica:
No |
18÷59
|
leggero
|
1,55 |
1,41 |
|
moderato
|
1,78 |
1,70 |
|
pesante
|
2,10 |
2.01 |
|
60÷74
|
|
1,51 |
1,40 |
|
≥ 75
|
|
1,51 |
1,33 |
Valore LAF di Maura = 1,56
4) In base al Sesso e all' Età, trovato il
valore del LAF, a secondo se si fa o no Attività Ludica,
si moltiplica il Metabolismo Basale per il LAF e si ottiene
la quantità di calorie giornaliere necessarie (espresse
in kcal/die), per fronteggiare il dispendio energetico.
FABBISOGNO CALORICO (kcal/die) = MB x LAF.
Il fabbisogno giornaliero di calorie di Maura è...
1290 X 1,56 = 2012 kcal
Un'altro esempio:
Carlo un meccanico di 27 anni con corporatura robusta (78
Kg), ogni giorno per evitare il traffico nelle ore di punta,
va e viene a piedi dal lavoro in un'altro quartiere della
città. Di quante calorie ha bisogno?
Calcoliamo (Consultando le tabelle come prima):
MB=(15,3 X 78) + 679 = 1872
LAF= Intensa
Valore LAF= 2,10
Fabbisogno di Carlo è... 1872 X 2,10 = 3931 Kcal
TABELLA delle
CALORIE
negli ALIMENTI
|
Alimenti |
Calorie |
Quantità |
|
ACCIUGHE
SOTT'OLIO |
206 |
100g |
|
ALBICOCCHE |
28 |
100g |
|
ALBICOCCHE
SCIROPPATE |
63 |
100g |
|
ANALCOLOCO |
190
|
1 Bicchiere |
|
ANANAS
FRESCO |
40 |
100g |
|
ANANAS
SCIROPPATO |
64 |
100g |
|
ANTIPASTO
SALUMI MISTI |
288 |
1
Piatto |
|
APERITIVO
SUPERANALCOLICO |
150/300 |
1
Bicchiere |
|
ARACHIDI
TOSTATE |
598 |
100g |
|
ARROSTO
MAIALE MAGRO |
242 |
1 Porzione |
|
ARROSTO
VITELLO |
330 |
1 porzione |
|
BABA' AL RHUM |
229 |
100g |
|
BACCALA'
FRITTO |
288 |
1 porzione |
|
BANANA |
65 |
100g |
|
BARBABIETOLE
ROSSE |
19 |
100g |
|
BASTONCINI
DI PESCE |
191 |
100g |
|
BIETE
BOLLITE |
36 |
100g |
|
BIRRA
MEDIA |
170 |
1 |
|
BISCOTTI
INTEGRALI |
425 |
100g |
|
BISTECCA
AI FERRI |
200 |
100g |
|
BISTECCA
DI MAIALE MAGRO |
157 |
100g |
|
BOLLITO
MISTO |
389 |
1
porzione |
|
BRANDY |
112 |
1
bicchierino |
|
BRIOCHES
CONFEZIONATE |
438 |
100g |
|
BRIOCHES
BAR |
206 |
1 |
|
BROCCOLETTI
AGLIO E OLIO |
136 |
1 porzione |
|
BROCCOLETTI
BOLLITI |
32 |
100g |
|
BUDINO
AL CIOCCOLATO |
275 |
1 porzione |
|
BURRO |
758 |
100g |
|
CACCIATORINI |
425 |
100g |
|
CACHI |
65 |
100g |
|
CACIOCAVALLO |
439 |
100g |
|
CACIOTTA
FRESCA |
263 |
100g |
|
CARCIOFI
BOLLITI |
82 |
100g |
|
CALAMARETTI
FRITTI |
306 |
100g |
|
CALZONE |
800 |
1 |
|
|
|
100g |
|
|
|
100g |
|
|
|
100g |
|
|
|
100g |
|
|
|
100g |
|
|
|
100g |
|
|
|
100g |
|
|
|
100g |
|
|
|
100g |
|
|
|
100g |
|
|
|
100g |
|
|
|
100g |
|
|
|
100g |
|
|
|
100g |
http://www.idealdieta.it/tabella_calorie/tabella_calorieC.htm
C- DIGESTIONE
L'uomo si caratterizza per la sua grande capacità
adattiva e questo vale anche per l'alimentazione. Il nostro
apparato digerente è
storicamente adattato alla digestione di qualunque tipo
di cibo. Da sempre l'uomo si è adeguato a mangiare secondo
la disponibilità offertagli
dell'ambiente circostante e questa disponibilità si è di
volta in volta modificata nel corso dei periodi storici
e dei luoghi dove si è trovato
a vivere.
Il Dott. Herbert M. Sheldon ha elaborato una teoria delle
associazioni alimentari, secondo la quale l'alimentazione
adottata ai giorni nostri
dalla maggior parte delle persone è scorretta perché si
basa sul presupposto che il nostro organismo è in grado
di assimilare e digerire
qualsiasi alimento indipendentemente da come questo viene
fornito, e da convinzione, che sarebbe errata, dipenderebbero
i numerosi problemi
digestivi di cui soffrono milioni di persone e da cui derivano
malattie più gravi come il cancro al colon.
L'errore di questa teoria è quello di considerare l'evento
nutrizionale come imperniato sul momento della digestione
e di individuare
associazioni corrette o scorrette sulla base del livello
di digeribilità delle varie combinazioni. Ma le implicazioni
della nutrizione non
riguardano solo la digestione. La digeribilità costituisce
solo un parametro parziale e insufficiente per valutare
un pasto che potrebbe quindi
essere facilmente digeribile ma sbilanciato nutrizionalmente
o viceversa.
Affinché il processo metabolico possa avvenire nei migliore
dei modi, è necessario che l'organismo disponga dei vari
principi nutritivi e
questo non è possibile consumando un unico alimento per
pasto, poichè pochissimi alimenti contengono le giuste proporzioni
di carboidrati,
proteine e grassi. Inoltre mantenere separati i macronutrienti
può limitare l'assorbimento di alcuni principi nutritivi
contenuti negli
alimenti. Ad esempio, spremere un po' di succo di limone
su una bistecca favorisce l'assorbimento del ferro contenuto
nella carne grazie alla
vitamina C presente nel succo del limone, mentre, secondo
la teoria delle associazioni alimentari, non bisognerebbe
unire acidi e proteine.
Combinare i cibi è quindi una necessità.
La digeribilità di un cibo è correlata alla quantità immessa
(contenuto di grassi, proteine e carboidrati) e alle modalità
di preparazione
(fritto, bollito, ecc.).E' ovvio che, a seconda della combinazione
alimentare, sarà necessario un tempo digestivo diverso e
ci saranno quindi
combinazioni più impegnative di altre, ma il nostro apparato
digerente risponderà comunque in maniera adeguata a patto
che non si sovrappongano
fattori negativi come gli eccessi in genere (grassi, quantità,
alcool, ecc.).
Poi bisogna tenere conto del momento in cui consumiamo un
pasto: di norma è meglio evitare pasti abbondanti prima
di uno sforzo intenso (come
un allenamento per esempio), prima di coricarsi o di un'intensa
attività intellettiva.
Comunque è utile conoscere quali sono le associazioni di
digestione più impegnativa, così, nel possibile, da evitarle.
Ovviamente è possibile
trasgredire, ma non più di una regola per pasto.
1 - Quante calorie?
Un pasto da 1000 kcal, ineccepibile come combinazione di
alimenti, sarà meno digeribile di un pasto da 500 kcal con
2 o 3 combinazioni
sfavorevoli.
Per molti soggetti che hanno il vincolo del sovrappeso,
è facile soddisfare il vincolo delle calorie per pasto,
ma per uno sportivo o un
giovane questo potrebbe non bastare.
Quante calorie deve contenere un pasto "normale"? Dalle
400 alle 800. Con 3 pasti al giorno, si copre un fabbisogno
dalle 1200 alle 2400 kcal.
Con consumi calorici superiori, bisognerà introdurre degli
spuntini.
2 - Proteine di diversa provenienza
Ogni tipo di proteina necessita di particolari enzimi che
vengono attivati in particolari condizioni di acidità. Assumendo
proteine di diversa
natura (ad esempio carne e formaggio, uova e carne, uova
e formaggio, ecc.) si rallenta la digestione di entrambe.
Particolarmente deleteria l'associazione di carne e latticini:
la caseina del latte tende ad inglobare le proteine della
carne rendendola
indigeribile e dando luogo a fenomeni putrefattivi.
3 - Zuccheri e amidi o zuccheri e proteine.
Le proteine e gli amidi vengono digeriti nello stomaco,
mentre gli zuccheri semplici vengono digeriti nell'intestino.
Se assunti insieme, gli
zuccheri permangono nello stomaco il tempo necessario a
smaltire gli amidi o le proteine, dando luogo a fermentazioni
che ostacolano a loro
volta la digestione di amidi e proteine. Quindi è bene evitare
l'abitudine del dolce a fine pasto.
4 - Vino o birra e amidi
Il vino e la birra sono sostanze che aumentano l'acidità
e quindi rallentano la digestione degli amidi, che necessitano
di un ambiente
alcalino. È bene quindi limitare l'assunzione di queste
bevande ai pasti prevalentemente proteici, soprattutto quelli
a base di carne e pesce.
5 - Grassi cotti e alimenti proteici.
I grassi sono gli alimenti più difficoltosi da digerire
e quindi quelli che rallentano maggiormente la digestione
degli altri nutrienti.
La quantità totale di grassi in una dieta equilibrata (cioè
con una % di grassi non superiore al 40%), chi ha problemi
di sovrappeso, la limita
automaticamente.
I grassi cotti, contenuti nei fritti, nelle carni grasse
cotte, ma anche negli alimenti alla cui base c'è un soffritto,
rallentano la
digestione più di quelli crudi, e quando associati a proteine
ne determinano una lunga permanenza nell'intestino favorendone
la putrefazione.
Nei pasti a base di sole proteine e grassi cotti è bene
aggiungere molta verdura cruda, per limitare i
Ca - Digestione dei Carboidrati.
La digestione dei carboidrati inizia nella bocca: la saliva contiene
infatti l'alfa-amilasi (a ptialina) che idrolizza l'amido
liberando maltosio e destrine. Tuttavia questa azione assume
scarsa rilevanza, sia la scarsa permanenza del cibo in bocca,
sia
perché l'azione dell'alfa-amilasi si interrompe nello stomaco,
poiché l'ambiente acido inattiva l'azione dell'enzima.
La digestione dei glucidi riprende nell'intestino, dove
è l'alfa-amilasi pancreatica a trasformare l'amido in vari
tipi di
disaccaridi (maltosio, destrine). Scopo di questo processo
è l'idrolisi dei disaccaridi, degli oligosaccaridi e dei
polisaccaridi
nei singoli monosaccaridi che li costituiscono (glucosio,
fruttosio, galattosio) , al fine di renderli assorbibili
dalla mucosa
intestinale.
Il glucosio viene assorbito con un meccanismo di trasporto
attivo mentre il fruttosio viene assorbito passivamente:
questo
determina un più lento assorbimento del fruttosio e concorre
ad abbassare il suo indice glicemico nel sangue.
Gli zuccheri semplici arrivano quindi al fegato, e vengono
trasformati tutti in glucosio. A questo punto il glucosio
può seguire
diversi destini metabolici: in sostanza, se le scorte di
carboidrati sono piene il glucosio viene trasformato in
grasso e
immagazzinato, altrimenti le scorte vengono ripristinate
trasformando il glucosio in glicogeno.
Non tutti i carboidrati introdotti con la dieta sono digeribili
e anche lo stesso amido, specie se crudo, può risultare
di
difficile digestione. Alcuni vegetali, come i legumi, contengono
ad esempio degli oligosaccaridi indigeribili (raffinosio,
verbascosio e stachiosio). Analogo discorso per la fibra
alimentare, inclusa la cellulosa. La digestione di questi
carboidrati è
invece possibile per altri animali, come i ruminanti, e
per i batteri presenti nel nostro intestino crasso. Tali
microrganismi
fermentano la fibra alimentare producendo acidi grassi dotati
di un effetto lassativo, trofico per la mucosa del colon
e prezioso
per la salute generale dell'intero organismo.
Cb - Digestione delle Proteine.
Le proteine sono formate dall'unione di molecole più semplici
chiamate amminoacidi che si legano tra loro attraverso legami
peptidici. Due
molecole di aminoacidi formano un dipeptide, tre un tripeptide
e così via. Si parla di polipeptide quanto tale catena è
formata da meno di 100
aminoacidi e di proteine quando il numero delle singole
unità supera tale soglia.
Nel corpo umano si riconoscono circa 50.000 diverse molecole
proteiche, la cui funzione è determinata dalla loro sequenza
aminoacidica.
Attraverso tutta una serie di reazioni il nostro organismo
è in grado di sintetizzare autonomamente le proteine di
cui ha bisogno a partire dai
singoli aminoacidi contenuti negli alimenti.
Dal momento che le proteine sono troppo grosse per essere
assorbite come tali e trasportate in circolo, alcuni enzimi
presenti nel lume del
tratto gastrointestinale intervengono nella loro digestione
scomponendole nei singoli amminoacidi.
Digestione delle proteine
Durante il processo digestivo la maggior parte delle proteine
è ridotta completamente nei singoli aminoacidi. La digestione
di queste
macromolecole inizia nello stomaco dove l'azione combinata
di pepsinogeno ed acido cloridrico porta alla formazione
di oligopeptidi (corte
catene di aminoacidi formate da meno di dieci unità).
L’acido cloridrico, oltre a trasformare il pepsinogeno in
pepsina, distrugge gran parte della carica batterica, favorisce
l'assorbimento del
ferro e la sintesi di succo enterico, bile, bicarbonati
ed enzimi pancreatici. La secrezione dello stomaco è influenzata
da fattori nervosi,
(odore, gusto del cibo e condizionamento), meccanici (distensioni
delle pareti gastriche), chimiche (presenza di oligopeptidi)
e ormonali
(gastrina).
La digestione delle proteine viene completata dalle proteasi
intestinali di origine pancreatica (riversate nel duodeno)
e prodotte dalla
membrana dello stesso intestino (poste sull’orletto a spazzola).
Per questo motivo la digestione proteica è normale anche
dopo l'asportazione
chirurgica dello stomaco.
Le proteasi si dividono in endoproteasi (idrolizzano i legami
peptidici interni alle proteine: chimotripsina, elastasi,
tripsina) e
esopeptidasi (idrolizzano l’aminoacido terminale della proteina:
carbossipeptidasi, amminopeptidasi, dipeptidasi).
A livello intestinale la digestione delle proteine è completata
ed i singoli aminoacidi, dipeptidi e tripeptidi, possono
essere assorbiti e
trasportati al fegato da carriers specifici. Dopo essere
giunti in questa grossa ghiandola i singoli aminoacidi possono:
- essere utilizzati come tali per svolgere funzioni
particolari (intervengono nelle risposta immunitaria,
nella sintesi di ormoni e vitamine, nella trasmissione
degli impulsi nervosi, nella produzione di energia e
come catalizzatori in moltissimi processi metabolici)
- partecipare alla sintesi proteica, un processo inverso
a quello digestivo che ha lo scopo di fornire all’organismo
i materiali per la crescita, il mantenimento e la ricostruzione
delle strutture cellulari.
- se presenti in eccesso vengono utilizzati a scopi
energetici (gluconeogenesi) o convertiti in grasso di
deposito.
Una piccola quota di proteine presenti negli alimenti non
viene assorbita ed è eliminata come tale con le feci (5%).
Alcuni peptidi formati da più di tre amminoacidi sono assorbiti
mediante transcitosi e come tali possono rappresentare un
fattore significativo per lo sviluppo di allergie ed intolleranze
alimentari.
Solo nel neonato è possibile l’assorbimento di proteine
intere, non digerite. Tale fenomeno è fondamentale per l’assorbimento
degli anticorpi trasmessi attraverso il latte materno.
Cc - Digestione dei Grassi.
Con la dieta introduciamo lipidi sottoforma di:
trigliceridi (98%),
colesterolo, fosfolipidi e vitamine liposolubili (2%).
Un trigliceride è costituito da una molecola di glicerolo
esterificata con tre acidi grassi.
La digestione dei lipidi è profondamente condizionata dalla
loro scarsa solubilità in acqua, che rappresenta l’elemento
fondamentale all’interno del tubo digerente. Così, quando
si trovano nell’ambiente acquoso dato da saliva, secrezioni
gastriche, intestinali, pancreatiche e
biliari, i grassi si aggregano tra loro, separandosi dal
mezzo acquoso.
Nel lume dello stomaco i lipidi si riuniscono in macromolecole
isolate dalla componente idrofila del chimo, un po’ come
succede nel brodo dove le gocce lipidiche si separano dalla
parte acquosa.
Tale caratteristica complica enormemente i processi digestivi,
poiché gli enzimi deputati alla digestione dei grassi, essendo
idrosolubili, riescono ad aggredire solamente i lipidi di
superficie, senza riuscire a penetrare all’interno della
goccia. La loro efficacia è quindi modesta.
Nello stomaco la lipasi gastrica attacca i trigliceridi,
staccando uno dei tre acidi grassi, con conseguente formazione
di acidi grassi liberi e digliceridi. L'efficacia digestiva
di questo enzima è fortemente ridotta dalla natura idrofobica
dei lipidi e dalla forte acidità gastrica.
Nelle 2-4 ore in cui il cibo rimane nello stomaco questo
enzima, insieme alle lipasi salivari, digerisce circa il
10-30% dei lipidi alimentari.
Nel duodeno (tratto iniziale dell'intestino tenue) viene
riversato un enzima, chiamato lipasi pancreatica, che ricopre
la medesima funzione
della lipasi gastrica e salivare. La sua azione digestiva
è però facilitata dai sali biliari presenti nella bile e
dalla leggera basicità che
caratterizza il lume intestinale.
I sali biliari sono sintetizzati dal fegato a partire dal
colesterolo e, a differenza del loro precursore, sono molecole
anfipatiche. I sali
biliari sono infatti formati da una componente liposolubile
e da un’altra idrosolubile, con tanto di cariche negative
rivolte verso la parte
esterna (si definisce anfipatica o anfifilica, una molecola
contenente un gruppo idrofilo ed uno idrofobo; l'esempio
più classico è dato dai
fosfolipidi che costituiscono la membrana cellulare).
Dopo essere stati immessi nell’intestino, i sali biliari
vanno ad inserirsi nelle gocce lipidiche con la loro porzione
liposolubile. In questo
modo riducono la coesione tra i vari trigliceridi, facilitando
enormemente l’attività digestiva delle lipasi pancreatiche.
Contemporaneamente
il continuo rimescolamento del contenuto intestinale, favorito
dalle contrazioni peristaltiche, contribuisce alla scissione
delle gocciolone
lipidiche in molecole molto più piccole.
L’intero processo, che prende il nome di emulsione, è irreversibile
(grazie alla carica elettrica negativa della componente
idrosolubile dei
sali biliari che respinge le varie molecole lipidiche).
Quando sbattiamo con una forchetta (peristalsi intestinale)
una sospensione di olio ed acqua, le due fasi, dopo essersi
temporaneamente
associate, tornano rapidamente a separarsi. Nell'intestino
la riaggregazione lipidica è inibita dai sali biliari e
da altre molecole
tensiottive.
Grazie a questa riduzione delle gocce lipidiche, la superficie
di contatto delle lipasi con i substrati aumenta notevolmente
ed insieme ad essa
anche l'efficacia digestiva di questi enzimi. L'adesione
delle lipasi alle goccioline di grasso è ostacolata dallo
strato di sali biliari che
circonda la goccia lipidica; per questo motivo la digestione
dei grassi richiede la presenza di un'ulteriore enzima pancreatico,
chiamato
colipasi, che aumenta l'adesione della lipasi alle goccioline
lipidiche.
A differenza della lipasi gastrica, quella pancreatica stacca
dal trigliceride non uno ma due acidi grassi, con formazione
di monogliceridi ed
acidi grassi liberi.
I prodotti finali della digestione lipidica sono gli acidi
grassi liberi, i monogliceridi ed i lisofosfolipidi derivanti
dalla digestione dei
fosfolipidi (digeriti da una fosfolipasi presente nel succo
pancreatico).
Mano a mano che questi composti si formano, escono dalle
gocce e si raccolgono, insieme a colesterolo, sali biliari
e lisofosfolipidi, in
piccolissime strutture solubili, chiamate micelle, che li
veicolano fino agli enterociti deputati al loro assorbimento.
Nella composizione
delle micelle non entrano a far parte gli acidi grassi a
corta e media catena che, in virtù della maggiore idrosolubilità,
rimangono nel mezzo
acquoso.
I sali biliari sono essenziali sia per la digestione dei
lipidi, grazie alle loro proprietà emulsionanti, sia per
il loro assorbimento,
poiché intervengono nella formazione delle micelle lipidiche.
Se la bile non venisse riversata nell'intestino buona parte
dei grassi assunti con gli alimenti passerebbero nelle feci
in forma non
digerita (steatorrea)
Il colesterolo libero e le vitamine liposolubili vengono
assorbiti come tali, senza subire particolari processi digestivi
(per essere
assorbito, il colesterolo esterificato viene idrolizzato
a colesterolo libero + acido grasso dall'esterasi pancreatica).
Cd - La cattiva digestione
(Dispepsia).
Con il termine dispepsia dispepsia (dal greco dys-pepsia,
ossia "cattiva digestione") si fa riferimento ad una condizione
sommariamente descritta come "cattiva digestione".
Si stima che circa il 30-40% degli italiani soffra di disturbi
digestivi. Il forte aumento e la capillare diffusione di
questo problema nei Paesi industrializzati testimonia come
la dispepsia sia un disturbo legato alle abitudini di vita
e dietetiche tipiche del mondo occidentale.
I sintomi tipici della dispepsia si localizzano nella parte
superiore dell'addome e comprendono:
- bruciori di stomaco
- rigurgito acido
- eruttazioni
- alitosi
- dolore alla parte alta dell’addome
- senso di digestione lunga e laboriosa
- intolleranza a grassi, fritti, carne e uova
- A questi sintomi se ne aggiungono altri di meno
comuni come cefalea, tosse, difficoltà alla deglutizione
(disfagia) e a volte vomito
alimentare
Cause di dispepsia possono essere:
- uso di medicinali (antinfiammatori non steroidei
o FANS come l'aspirina, ferro, teofillina ecc.)
helicobacter pylori;
- ulcera gastrica (allo stomaco);
- gastriti (infiammazioni della mucosa interna dello
stomaco);
- cattiva alimentazione (dieta);
- obesità;
- malattia da reflusso gastroesofageo ;
- Abuso di fumo e alcol.
Curare la dispepsia:
- Effettuare una visita medica specializzata che consenta
di ottenere una diagnosi precisa (ad es. gastroscopia,
pasto opaco, esami del sangue ecc.)
- Curare eventuali malattie organiche come ulcere,
calcolosi delle colecisti e delle vie biliari, celiachia
ecc.
- Eliminare o perlomeno ridurre fattori di rischio
come l'assunzione di Fans, l’obesità, il fumo l’alcol,
la sedentarietà e il sovrappeso.
Se tolti tutti questi problemi rimangono le difficoltà digestive
si parla di dispepsia funzionale, ovvero di una forma di
malattia non legata a cause organiche (disturbi dispeptici
di natura benigna). In ogni caso esistono delle cure farmacologiche
molto efficaci specifiche per i sintomi avvertiti. La sindrome
dell’intestino irritabile è molto simile alla dispepsia.
Si tratta di una malattia con una componente genetica e
psicologica importante caratterizzata da due importanti
fattori:
- disturbo della motilità gastroenterica ed alterazione
della peristalsi (incapacità dell'apparato digerente
nel far avanzare efficacemente il suo contenuto);
- ipersensibilità viscerale (l’individuo è spesso
pienamente consapevole dei sintomi che avverte e percepisce
chiaramente la malattia).
- Lo stress è sicuramente una concausa importantissima,
tanto che si parla di sindrome dell'intestino irritabile
come di una malattia a forte componente psicosociale.
Nella cura di questa patologia sia la psicoterapia che
gli psicofarmaci sono considerati elementi molto importanti.
PRIMO PROBLEMA: ECCESSO DI CIBO
La digestione è un processo complesso, che richiede molta
energia all’organismo (circa il 15% del fabbisogno calorico
quotidiano).
La ripartizione del cibo in diversi pasti ha lo scopo di
rendere più agevole la digestione impedendo al tempo stesso
la comparsa di
incontrollabili attacchi di fame.
Condensare tutto il cibo in un unico pasto sarebbe invece
come concentrare il lavoro di una giornata intera in poche
ore, sicuramente il
rendimento sarebbe molto basso ed i nervi non reggerebbero
allo stress.
Al contrario concedersi una pausa rigenerante ogni tanto
aiuterebbe a ritrovare energie e concentrazione per affrontare
al meglio gli impegni
lavorativi. Lo stesso risultato si può ottenere consumando
3 pasti principali (colazione, pranzo, cena) eventualmente
affiancati da uno o più
spuntini. In questo modo i problemi digestivi scompaiono
o perlomeno vengono considerevolmente ridotti.
La massima quantità di cibo ingeribile in un singolo pasto
va dunque calibrata anche in base agli impegni successivi
all’assunzione del cibo.
Se per esempio si avverte un forte "buco allo stomaco" un’ora
prima di iniziare un’attività fisica o mentale molto intensa
è bene consumare uno
spuntino veloce, facilmente digeribile e non troppo calorico.
Per un soggetto normopeso di 75 kg un pasto non dovrebbe
orientativamente superare le 600-800 kcal. Una persona particolarmente
attiva come uno
sportivo potrebbe tuttavia non riuscire a rispettare tale
vincolo anche dividendo uniformemente le calorie nei tre
pasti principali. In questo
caso il consumo di spuntini è l’unica soluzione per ridistribuire
al meglio l’assunzione calorica nell’arco della giornata.
È interessante notare come vengano utilizzate le calorie
e non i grammi per quantificare la massima dose di cibo
consumabile ad ogni pasto. Non
a caso, generalmente,sono proprio gli alimenti più calorici
a causare i maggiori problemi digestivi.
SECONDO PROBLEMA: dieta dissociata
In realtà più che di vere e proprie diete si tratta di mode
alimentari che, a causa di innumerevoli errori di valutazione,
non hanno
riscontrato un largo consenso tra medici e professionisti
del settore.
Anche per illustrare questo principio possiamo utilizzare
il paragone con l’attività lavorativa di una persona. Immaginiamo
dunque che un
impiegato debba svolgere diversi compiti durante la giornata.
Organizzando il tutto meticolosamente e dedicando il giusto
tempo ad ogni
problema il nostro abile lavoratore riuscirebbe con tutta
probabilità a districarsi agevolmente tra le varie faccende.
Al contrario saltando
continuamente da un compito all’altro nella sua mente si
genererebbe non poca confusione ed i vari problemi risulterebbero
di difficile
soluzione.
Per lo stesso motivo un’unica abbuffata completa di primo
secondo, frutta, dessert e caffè causerebbe non pochi problemi
al nostro apparato
digerente. Tuttavia, fortunatamente, alcuni lavoratori hanno
una buona elasticità mentale che gli consente di saltare
con successo da un
problema all’altro. Allo stesso modo entro un certo limite
anche il nostro organismo riesce a districarsi nella digestione
di alimenti di
diversa natura.
La composizione del pasto in termini di macronutrienti è
infatti importante in quanto i vari alimenti che mangiamo
richiedono processi
digestivi fra loro contrastanti o addirittura opposti. Studiando
tali associazioni, è stata stilata una lista di combinazioni
alimentari
sfavorevoli, la cui simultanea digestione crea qualche problema
all’organismo.
--PROTEINE E CARBOIDRATI: gli enzimi digestivi che intervengono
nella digestione di queste due classi di nutrienti sono
in competizione tra
loro. Le proteine necessitano infatti di un ambiente acido
per essere digerite mentre i carboidrati hanno bisogno di
un ambiente basico.
L’assunzione di proteine insieme ai carboidrati provoca
quindi un arresto della digestione di entrambi, dato che
i carboidrati, costretti a
rimanere più a lungo del necessario nello stomaco, danno
luogo a processi putreffativi.
Quanto più i carboidrati sono semplici o ad elevato indice
glicemico (zucchero, frutta zuccherina, dolci, miele ecc.)
e tanto maggiori saranno
i problemi digestivi.
--ACIDI E CARBOIDRATI: cibi e bevande acide (vino, birra,
aceto, frutta acidula, succhi di frutta ed alcune bevande
zuccherate), tendono ad
abbassare il pH gastrico ostacolando la digestione dei carboidrati.
Tali alimenti sono invece indicati per favorire la digestione
di un pasto
proteico dato che, come abbiamo già visto, le proteine vengono
digerite meglio in un ambiente acido.
--Grassi E PROTEINE: soprattutto i grassi cotti tendono
a rallentare i tempi di digestione delle proteine nell’intestino
dando luogo a processi
putrefattivi che possono essere bilanciati soltanto dalla
contemporanea assunzione di verdura cruda.
--FRUTTA: possiamo dividere questa categoria di alimenti
in due grandi gruppi:
-la frutta acidula (limoni, meloni, albicocche, arance,
mele, ciliege)
-e la frutta zuccherina (cachi, uva, fichi, datteri, castagne).
Dato che la prima aumenta l’acidità gastrica contrastando
la digestione degli zuccheri presenti nella seconda, sarebbe
bene non associare mai
tra loro questi due tipi di frutta.
L’osservanza scrupolosa di tali regole conduce, per forza
di cose, ad un impoverimento della dieta, sia sotto l’aspetto
qualitativo che
quantitativo. Se da un lato è vero che la dieta italiana
è ricca di incongrue associazioni alimentari, dall'altro
è anche vero che spesso il
limite calorico si dimostra ben più importante della corretta
combinazione degli alimenti.
Chi mangia male ed è in sovrappeso ha più probabilità di
soffrire di problemi digestivi rispetto ad un normopeso
che segue una dieta
bilanciata. Occorre dunque seguire alcune norme importanti
in campo dietetico come la riduzione di grassi (in particolar
modo di quelli saturi)
a favore di fibre, vitamine ed antiossidanti di cui frutta
e verdura cruda sono particolarmente ricche. Il pesce rispetto
alla carne, oltre ad
avere un profilo lipidico migliore, è meno ricco di tessuto
connettivo e quindi più facilmente digeribile.
Non basta mangiare meglio, bisogna sforzarsi di mangiare
più volte al giorno e oltre ai tre pasti principali (colazione,
pranzo e cena)
inserire eventualmente uno spuntino a metà mattina e pomeriggio.
TERZO PROBLEMA: SCARSA QUALITA’ DEGLI ALIMENTI
Purtroppo in molti casi la qualità degli alimenti non va
di pari passo ne con le possibilità economiche del consumatore
né con le sue
conoscenze dietetiche. D’altro canto l’industria alimentare,
al pari delle altre attività commerciali, non è certo immune
dalle ambizioni di
guadagno e questo il più delle volte va a discapito della
qualità dei loro prodotti.
Spesso servono notizie sconcertanti come gli anabolizzanti
nella carne, il mercurio nel pesce o la diossina nei polli
per risvegliare
momentaneamente lo spirito critico del consumatore. In realtà
basterebbe conoscere le reali proprietà degli additivi chimici
o di altre
sostanze utilizzate in campo alimentare per stare alla larga
da molti dei numerosi prodotti esistenti in commercio.
Se queste sostanze prese singolarmente in dosi limitate
sono del tutto innocue, la stessa cosa non si può dire se
il loro consumo perdura a
lungo o se vengono assunte per anni addizionandole ad altri
additivi chimici.
La frittura degli alimenti sviluppa, per esempio, numerose
sostanze tossiche, in relazione al tipo di olio utilizzato
ed alla temperatura di
cottura. Un chilo di carne alla griglia contiene invece
all'incirca lo stesso quantitativo di benzopirene (un idrocarburo
estremamente
cancerogeno) presente in 600 sigarette.
La combinazione tra sostanze tossiche, additivi chimici
ed alimenti di scarsa qualità porta inevitabilmente ad una
intossicazione
dell’organismo i cui sintomi, facilmente osservabili, comprendono
dermatiti, aumento del peso corporeo, stanchezza, cefalea
e problemi
digestivi. Il consumo regolare di frutta e verdura abbinato
ad un po' di attività fisica aiuta invece a ridurre l'assorbimento
di tali sostanze
favorendone, al tempo stesso, l'eliminazione.
Cose da fare per prevenire l’ indigestione
- Masticare bene il cibo. Ogni boccone di cibo dovrebbe
essere masticato 20-30 volte.
- Mangiare poco e spesso. Grandi quantità di cibo possono
sovraccaricare l’ apparato digerente, perciò è meglio evitare
di mangiare troppo in
una sola volta.
- Rendere appetitosi i pasti. L’ aspetto di un pasto saporito
aumenta la secrezione dei succhi digestivi favorendo quindi
una migliore
digestione.
-ALCUNI ALIMENTI CONSIGLIATI PER FAVORIRE LA DIGESTIONE:
carciofo, cavolo, crusca, finocchio, melissa, menta, e genziana.
Cose da non fare
- Non mangiare tardi la sera, mai più tardi delle 20.
- Non bere eccessivamente durante i pasti, al massimo un
bicchiere a pasto.
- Non assumere farmaci da banco contro l’ indigestione,
a meno che non ve lo consigli il medico, gli antiacidi riducono
l’ efficienza della
digestione.
- Non mangiare mentre si lavora, il pasto deve essere un
momento privo di stress, evitare le distrazioni come la
lettura o la televisione
durante i pasti.
- Non mangiare in fretta, fare in modo da gustare il cibo
con tranquillità, qualche minuto di relax dopo il pasto.
D- LA LINFA
La linfa è un liquido chiaro e trasparente che deriva dal plasma;
si forma a livello dei capillari e scorre nei vasi linfatici
giungendo ai linfonodi, dove viene depurata dai residui
in essa presenti. E’ costituita da acqua, globuli bianchi,
proteine e minerali.
La linfa viene ripulita dai linfonodi, e prosegue verso
il cuore, dove si mescola con il sangue venoso: lo spostamento
è determinato dalla respirazione, dalla contrazione muscolare
e dal drenaggio manuale.
La linfa svolge molteplici funzioni:
- mantiene l’equilibrio chimico del sangue;
- impedisce l’accumulo di liquidi nello spazio interstiziale;
- trasporta sostanze;
- ha un’azione protettiva: “raccoglie” prodotti metabolici,
scorie e batteri che si accumulano tra i capillari;
- recupera le proteine plasmatiche.
Da - Il Sistema Linfatico.
L'apparato linfatico può essere definito come parte specializzata
del sistema circolatorio. È costituito da un liquido (la
linfa) che circola in un circuito di vasi (linfatici) simili
alle vene, nei tessuti corporei, drenando ogni angolo dell'organismo,
e che al termine del suo percorso viene riversato, attraverso
la vena cava superiore, nel sangue delle vene toraciche.
A differenza del sangue, la linfa non viene spinta dall'attività
cardiaca, ma scorre in un articolato sistema di vasi, molto
simile a quello circolatorio venoso e arterioso, mossa dall'azione
dei muscoli. Contraendosi e rilassandosi, questi tessuti
funzionano come una vera e propria pompa. Quando tale azione
viene meno, per esempio a causa dell'eccessiva immobilità,
la linfa tende a ristagnare, accumulandosi nei tessuti.
Ecco spiegato come mai piedi e caviglie si gonfiano quando
si rimane a lungo in piedi in una posizione statica. Per
lo stesso motivo, quando la gamba è immobilizzata da una
ingessatura occorre mantenerla sollevata al di sopra del
livello del cuore; proprio per fare in modo che la forza
di gravità agevoli il drenaggio linfatico.
I vasi linfatici, a differenza della circolazione sanguigna,
non formano un circuito chiuso, ma un sistema a senso unico
che inizia dagli spazi intercellulari dei tessuti di molti
organi del corpo. Restringimenti e dilatazioni dei condotti
principali, e inserzioni valvolari a coda di rondine impediscono
il reflusso della linfa obbligandola a scorrere in un solo
senso. Queste peculiarità anatomiche consentono il passaggio
della linfa dal liquido interstiziale dei tessuti verso
la circolazione sistemica, anche contro gravità.
La linfa è diversa a secondo dei tessuti e degli organi
da cui proviene. Per esempio la linfa che si forma durante
la digestione contiene un ricco contenuto di sostanze grasse,
differenziandosi dalla linfa che si forma a digiuno. Generalmente
ha una composizione simile a quella del plasma sanguigno:
di colore trasparente, giallo paglierino o lattescente a
seconda dei casi, la linfa contiene zuccheri, proteine,
sali, lipidi, amminoacidi, ormoni, vitamine, globuli bianchi
ecc. Rispetto al sangue, la linfa è particolarmente ricca
di lipidi.
In effetti la linfa si forma a livello dei capillari arteriosi,
dalle cui pareti il plasma trasuda tra le cellule per effetto
della pressione arteriosa, e ha lo scopo di riassorbire
il plasma (parte liquida del sangue) presente in queste
zone.In questo liquido interno avvengono gli scambi di cessione
delle sostanze nutritive e la raccolta di quelle di rifiuto
che raggiungeranno la circolazione sanguigna in due modi:
* una parte viene riassorbita dai capillari venosi per effetto
della pressione osmotica proteica (proteine all'interno
dei capillari) e rientra quindi nel torrente circolatorio
sanguigno.
* Un'altra parte viene raccolta invece dai capillari linfatici
le cui estremità a fondo cieco assorbono il liquido direttamente
negli spazi interstiziali esistenti fra i capillari sanguigni
e le cellule. Da una fitta rete di capillari linfatici,
la linfa passerà attraverso vasi di calibro maggiore e transiterà
lungo il suo percorso nei gangli linfatici (ghiandole linfatiche)
nei quali verrà filtrata e purificata da germi patogeni
e altre particelle di rifiuto.
Nella parte sinistra del corpo, i vasi linfatici confluiscono
in una dilatazione chiamata cisterna del chilo (o di Pequet)
dalla quale prende origine un grande vaso linfatico, il
dotto toracico, che sfocia nella vena succlavia sinistra.
Nella parte destra del corpo la linfa viene invece raccolta
dal grande dotto linfatico che sfocia nella vena succlavia
destra.
il sistema linfatico si oppone ad eccessivi accumuli di
fluidi nei tessuti ed è considerato il baluardo di difesa
del nostro organismo. Lungo le vie linfatiche esistono infatti
degli organi, chiamati linfonodi, capaci di produrre i cosiddetti
linfociti, una serie speciale di globuli bianchi deputata
all'eliminazione dei microrganismi ostili. Quando l'organismo
sta combattendo un'infezione i linfonodi accelerano la sintesi
e la trasformazione di questi linfociti, aumentando così
di volume e diventando apprezzabili e dolenti al tatto (da
qui l'espressione "avere le ghiandole ingrossate").
Db - Organi Linfatici.
I TESSUTI CORPOREI
Il corpo umano è composto da diversi organi il cui tessuto
si adatta alla funzione che debbono svolgere:
- IL TESSUTO EPITELIALE. È il tessuto che riveste
e protegge sia la superficie del corpo che l'interno
delle cavità.
Questo tessuto assolve alle seguenti funzioni: protezione,
funzioni sensoriali, secrezione, assorbimento ed escrezione
ed è la sede di vari tipi di ghiandole.
Il tessuto epiteliale non ha vasi sanguigni ed è a contatto
con quello connettivo tramite la membrana basale. Questa
membrana, essendo permeabile, permette all'ossigeno
ed ai nutrimenti presenti nel sangue di passare (per
diffusione) dal tessuto connettivo a quello epiteliale.
- IL TESSUTO CONNETTIVO (detto anche
Matrice o Mesenchima). È specializzato nel sostenere
le varie parti del corpo, a tenerle insieme ed a favorire
il trasporto delle varie sostanze tra esse. In questo
tessuto le cellule sono spesso lontane e separate da
un notevole quantità di matrice non vivente.
- IL TESSUTO OSSEO fa parte del TESSUTO CONNETTIVO.
Sempre in questo tessuto sono localizzati i Mastociti
(Mast cell) che fanno parte dei Sistemi di difesa. Li
troviamo sparsi nella cute e sulle mucose respiratorie
e gastrointestinali. Quando la situazione lo richiede
si attivano e rilasciano dal loro interno dei mediatori
chimici, tra cui l'istamina, che generano quella che
viene definita "una risposta infiammatoria".
- Il TESSUTO MUSCOLARE. Costituisce i muscoli
che muovono il corpo e le sue parti.
- IL TESSUTO NERVOSO. Provvede la comunicazione
tra le varie parti del corpo e ne coordina i movimenti.
Ci consente di ricevere le informazioni dai cinque sensi
ed ordinare al corpo di fare i movimenti che riteniamo
più opportuni.
CURA DEI TESSUTI
I tessuti corporei ricevono il nutrimento dal sangue
e nel sangue riversano i rifiuti creati con la loro continua
attività. Siccome il sangue circola in arterie e vene ben
sigillati, è necessario un altro sistema di pulizia che
sia in grado di tener pulito lo spazio tra le varie cellule
ed asportare sia le cellule morte o danneggiate, che tutte
le sostanze estranee (microrganismi compresi), che vi si
dovessero trovare.
Per svolgere questo compito, i vasi sanguigni lasciano filtrare
nell'ambiente circostante parte dell'acqua ed altre sostanze,
che entrano a far parte del liquido interstiziale, ovvero
il liquido che si trova tra una cellula e l'altra:
- I VASI LINFATICI:
Per equilibrare la fuoriuscita di liquidi dai capillari
sanguigni, parte di essi rientra nel sangue (circa il
40%), mentre la rimanente "bagna, lava, nutre e difende"
i tessuti e, fatto questo, entra nei capillari linfatici
e prende il nome di Linfa.
I capillari linfatici sono a fondo cieco e si trovano
distribuiti in tutto il corpo, tranne che nel Sistema
Nervoso Centrale (SNC). Essi, come i ramoscelli di un
albero, si congiungono per formare dei vasi linfatici
sempre più grandi, fintanto che se ne formano solo due:
il dotto linfatico destro ed il dotto toracico.
Questi due dotti versano la linfa nel sangue che scorre
alla base del collo, appena prima che da essi il sangue
fluisca nel cuore.
A questo punto i liquidi usciti dai capillari sanguigni
sono ritornati nel sangue e l'equilibrio è stato ristabilito.
- I LINFONODI:
La linfa, nel suo viaggio verso il cuore, incontra varie
Ghiandole linfatiche (Linfonodi o Nodi linfatici), in
cui viene filtrata e ripulita da quanto ha raccolto
(cellule morte, microbi uccisi, particelle estranee,
ecc.).
I Linfonodi si presentano come strutture a forma di
fagiolo e misurano da 1mm a 20mm di diametro. La linfa
entra in essi da vari vasi linfatici (afferenti), e
se ne esce da uno solo (efferente). Troviamo i Linfonodi
nel tessuto connettivo, sotto il primo rivestimento
(epitelio) delle membrane (specialmente quelle che rivestono
la parte superiore del tratto respiratorio), nell'intestino
e nell'apparato genito-urinario.
Va notato che nessuna parte di linfa riesce ad entrare
nel sangue se prima non ha attraversato uno o più Linfonodi.
Ricordiamo anche che a livello dell'intestino la linfa
provvede all'assorbimento dei grassi che da cibo digerito
passano nei villi intestinali.
Se, per qualche motivo, i Linfonodi o i Vasi linfatici
si dovessero ostruire, il liquido si accumulerebbe negli
spazi interstiziali causando un edema (gonfiore).
- LA PULIZIA DELLA LINFA:
Il materiale trasportato dalla linfa può consistere
in microbi, macrofagi vivi o morti, cellule tumorali,
cellule morte o danneggiate e particelle entrate dall'esterno.
Il materiale organico viene distrutto dai macrofagi
e da sostanze con potere antibiotico. Vi sono comunque
delle particelle inorganiche (generalmente inalate)
che i macrofagi non posso distruggere, essi le inglobano
e talvolta ne restano danneggiati.
FUNZIONI E COSTITUZIONE DEL SISTEMA LINFATICO
Questo sistema è composto da diverse parti, di cui alcune
già conosciamo: la linfa, i Vasi linfatici ed i Linfonodi,
a cui si aggiungno gli Organi linfatici primari e
gli Organi linfatici secondari. Le sue funzioni includono
l'assorbimento del linquido interstiziale di eccesso che,
come linfa viene riportato nel sangue. E l'assorbimento
del grasso dai villi intestinali.
- ORGANI LINFATICI PRIMARI. Sono costituiti
da:
- Il midollo osseo, ove sono le cellule
staminali da cui nascono i globuli rossi (Eritrociti)
e quelli bianchi (Leucociti) del sangue. Tra i globuli
bianchi troviamo i Monociti ed i Linfociti B e T.
- Il Timo, dove i Linfociti T migrano,
portati a maturazione dall'ormone timosine. Mentre
i Linfociti B maturano nello stesso midollo osseo.
Entrambi, una volta maturati entrano negli Organi
Linfatici Secondari dove circolano e si accumulano.
- ORGANI LINFATICI SECONDARI:
Sono costituiti da tessuti linfatici estremamente specializzati
come i Linfonodi, la Milza, ed altri meno
organizzati come i MALT (Mucosa Associated Lymph
Tissue), ovvero 'Tessuti Linfatici Associati alla Mucosa',
che sono disposti strategicamente in ogni parte del
corpo.
- LA MILZA:
Quest'organo è simile ai Linfonodi con l'eccezione
che è molto più grande ed è piena di sangue di cui
si può considerare come una riserva. La Milza purifica
sia il sangue che la linfa che fluiscono attraverso
di lei. Se quest'organo si danneggia o viene rimosso
l'individuo diventa più soggetto alle infezioni.
- I TESSUTI DEL MALT:
Questi tessuti costituiscono uno dei maggiori organi
linfatici secondari. Sono distribuiti sulla superfice
delle mucose ed arrivano a coprire un'area di circa
400m2. Considerata l'enorme quantità di antigeni
che entra in contatto con tali mucose, si comprende
quanto sia importante la loro azione di difesa immunitaria.
Le tonsille, le Placche di Peyer nella membrana
dell'intestino Ileo, e l'appendice ileo-cecale,
sono tutti luoghi ove il Malt è presente. Possiamo
perciò affermare che la funzione strategica del
MALT è quella di proteggere l'apparata respiratorio,
digerente, genitale e urinario, da microbi ed altro
materiale estraneo.
Dc - Il Sistema Immunitario.
In ogni momento il nostro organismo è esposto ad attacchi da
parte di agenti patogeni, ma solo nel momento in cui siamo
colpiti da un processo infettivo ci rendiamo conto di quanto
sia indispensabile il sistema di difesa dell'organismo,
ossia il sistema immunitario.
AGENTI PATOGENI:
- Parassiti
I parassiti sono i più voluminosi, ma non i più temibili
nemici del sistema immunitario. Si tratta soprattutto
di ascaridi, nematelminti, tenie, visibili solo
al microscopio oppure lunghe metri, che si insediano
principalmente nell'intestino, ma che possono anche
migrare in altri tessuti distruggendoli; è il caso,
per esempio, del cisticerco e di alcune tenie.
- Protozoi
Di dimensioni inferiori rispetto ai parassiti riconducibili
a occhio nudo, sono gli organismi unicellulari (protozoi).
- Batteri
I batteri sono ancora più piccoli dei parassiti unicellulari,
nell'ordine di misura dei micrometri. Contrariamente
alle cellule di organismi animali e vegetali (eucarioti),
i batteri appartengono ai cosiddetti procarioti, ossia
esseri viventi privi di nucleo delimitato da membrana
e con un ambiente interno particolare.
Essi possiedono un DNA ad anello e una parete cellulare
ricca di carboidrati.
Paradossalmente alcuni batteri vivono all'interno dell'organismo
umano con vantaggi reciproci: la flora intestinale,
per esempio, è costituita in massima parte da batteri
che non necessitano d'ossigeno. Essi traggono nutrimento
dai residui della digestione, ispessiscono in tal modo
le feci, contribuendo al rifornimento di vitamine nonché
legando l'ammoniaca eccedente.
La maggior parte dei batteri dell'ambiente non è comunque
così innocua. I batteri sono causa di infiammazioni
purulente (foruncoli) a livello locale e di affezioni
generali (infiammazioni polmonari) che, negli
individui con una riduzione delle difese immunitarie,
superano le difese provviste dal sistema immunitario
e possono provocare una disseminazione batterica nel
circolo (sepsi) con conseguenze anche mortali.
Una infezione batterica è inizialmente localizzata in
un punto ben determinato, ma può successivamente estendersi
a tutto il corpo. Il cosiddetto pus è costituito da
batteri e leucociti in via di disgregazione.
- Funghi
Anche i funghi sono potenziali agenti patogeni. Si sviluppano
sull'epidermide, mucose e coinvolge anche gli organi
interni, soprattutto nei soggetti immunodeficienti (per
esempio pazienti affetti da AIDS).
- Virus
Gli agenti patogeni maggiormente nocivi sono i virus,
i quali hanno dimensioni di pochi nanomentri. Non si
tratta di organismi autonomi, ma di complessi molecolari
costituiti da una catena di DNA o di RNA che risulta
impacchettata in un involucro proteico, talvolta anche
in una capsula glicoproteica.
I virus introducono la propria informazione genetica
nel DNA nucleare di una cellula ospite, programmandola
in modo che essa stessa produca sempre più virus. Naturalmente
senza cellula ospite i virus non possono replicarsi.
Proprio a causa di questa forma di replicazione, risulta
particolarmente difficile per il sistema immunitario
evitare una infezione virale.
Poiché gli stessi virus, essendo di piccole dimensioni,
sono difficilmente aggredibili, il sistema immunitario
deve necessariamente distruggere le cellule infettate.
La maggior parte delle infezioni, come per esempio il
comune raffreddore, sono causate da virus. Un'infezione
virale spesso compare contemporaneamente in più organi,
generalmente con un attacco febbrile.
- Tossine
Per concludere, il sistema immunitario reagisce anche
contro alcune molecole nocive di grandi dimensioni,
le tossine. L'esempio più noto è quello della tossina
difterica. L'organismo non è in grado di difendersi
dalla difterite ma, grazie alla vaccinazione antidifterica,
può inattivare l'esotossina prodotta dal germe.Stimoli
fisici (raggi ultravioletti per esempio) e chimici provocano
danni nel DNA e possono trasformare cellule normali
in cellule neoplastiche.
IMMUNITA' INNATA o naturale:
Già prima della nascita, l'organismo non sviluppa solo una
serie di meccanismi di difesa specifici molto complessi
che agiscono su determinati
agenti patogeni, ma anche una modalità aspecifica d'attacco
di molti microrganismi.
I primi garantiscono all'organismo in via di sviluppo una
certa protezione di base contro le infezioni e costituiscono
la premessa
indispensabile affinché si possa raggiungere una certa immunità
anche rispetto a nuovi tipi di agenti patogeni.
I secondi rappresentano un prerequisito indispensabile per
i meccanismi specifici altamente sofisticati.
Le strategie innate di difesa umorale non mediata da cellule
specifiche sono le seguenti:
- Cascata del completamento
Le macromolecole del sistema immunitario non specifiche,
presenti nel sangue, costituiscono il sistema evolutivo
più antico di difesa contro le infezioni.
L'elemento più importante della difesa umorale aspecifica,
ossia il sistema del completamento, è costituito da
una serie di molecole proteiche
finalizzate alla stessa funzione.
E' costituito da circa 20 proteine plasmatiche diverse:
C1, C2, C3, C4,C5, C6, C7, C8, C9, C10, C11 più altre
10 circa proteine di controllo.
Viene attivato sia tramite una reazione antigene-anticorpo
(via classica), sia direttamente mediante i carboidrati
della parete cellulare
batterica (via alternativa).
I complicati meccanismi che concludono la cascata di
reazioni del sistema del completamento praticano in
ultimo una serie di fori nella membrana cellulare di
un agente patogeno o di una cellula dell'organismo infettata.
Ciò determina la morte della cellula infettata o del
patogeno.
- Migrazione di leucociti
In caso di infiammazione vengono liberati dei mediatori
(citochine ) che richiamano i globuli bianchi dal sangue
nei tessuti. L'attrazione di cellule autologhe tramite
messaggeri chimici prende il nome di chemiotassi.
- protezione dalle infezioni tramite interferone
In caso di infezione virale si ha, da parte delle cellule
infette, una liberazione di interferone . E' una molecola
di segnalazione che viene liberata da leucociti infettati
da virus e da cellule connettivali per proteggere le
cellule non ancora infette. Questa strategia consiste
in un abbassamento drastico, anche se temporaneo, all'interno
delle cellule, della neosintesi di proteine proprie
o estranee all'organismo; in tal modo viene rallentata
anche la proliferazione dei virus.
Il lisosoma attacca direttamente la parete cellulare
di alcuni batteri che è costituita da carboidrati, a
meno che questa sia protetta da una capsula glicoproteica.
Il lisozoma, un enzima presente anche nella saliva,
attacca direttamente la parete cellulare di alcuni batteri,
prima che essi abbiano la possibilità di penetrare all'interno
del corpo.
Lisi diretta:Le strategie innate di difesa tumorale
mediata da cellule specifiche sono le seguenti: <
sistema dei fagociti mononucleati
Il sistema dei fagociti mononucleati (MFS) comprende
tutti gli organi in cui sono presenti macrofagi
(dal greco: grandi mangiatori) e altre cellule fagocitanti;
in particolare esso è sviluppato nei linfonodi,
nel fegato e nel midollo osseo.I macrofagi possono
fagocitare corpi
estranei: il loro citoplasma si avvolge attorno
al corpo estraneo inglobandolo in una vescicola
delimitata dalla membrana citoplasmatica (fagosoma).
All'interno della cellula questo fagosoma si unisce
ai lisosomi, vescicole contenenti enzimi digestivi
attivi, costituendo il fagolisosoma nel quale ha
luogo la vera e propria digestione.
cellule natural killer
Le cellule natural killer contrastano i virus. Si
tratta di linfociti di grandi dimensioni con un
citoplasma esteso che contiene dei granuli, i quali
sono in grado di riconoscere le cellule malate e
di perforare la loro membrana con una speciale proteina
(perforina). In questo modo inoculano nella cellula
bersaglio enzimi che portano a una degradazione
del DNA provocando la morte della cellula stessa.
Il processo prende il nome di "apoptosi". Cellule
natural killer
IMMUNITA' ACQUISITA o adottata
Quando si parla di difesa immunitaria spesso si fa riferimento
all'immunità acquisita attraverso meccanismi specifici,
ovvero sistemi specializzati in risposta a un agente patogeno
ben determinato. L'immunità acquisita o adottata si compone
di:
- I linfociti sono gli effetti responsabili delle
difese immunitarie specifiche. Si tratta di piccole
cellule che nel midollo osseo si
differenziano in linfociti B e linfociti T.
I linfociti T sono di gran lunga il tipo più frequente.
La loro denominazione deriva dal Timo, dove essi maturano
e vengono selezionati. E' infatti possibile distinguere
tre sottopopolazioni di
linfociti T: cellule T "helper", cellule T "suppressor"
e cellule T "citotossiche".
I linfociti B, invece, possiedono la capacità di trasformarsi
in grosse plasmacellule, che sono le cellule effettricche
dell'immunità umorale specifica. Esse secernono anticorpi
in grande quantità.
- Le cellule della "memoria" si attivano in presenza
di una seconda infezione causata dallo stesso agente
patogeno. La risposta immunitaria in questo caso si
sviluppa molto più rapidamente e più efficacemente rispetto
a prima.
La formazione di cellule della memoria specifiche costituisce
il vero principio su cui si basa ciascun vaccino.
- Le immunoglobine sono gli "organi di senso" del
sistema immunitario, essendo in grado di distinguere
e identificare le sostanze proprie dell'organismo e
quelle estranee a esso.Esse sono localizzate come recettori
sulla superficie dei linfociti B oppure sono secrete
come anticorpi nel plasma sanguigno.
- La necessità della presentazione degli antigeni
si spiega in buona parte tramite i meccanismi di protezione
escogitati dai microrganismi, i quali hanno appunto
lo scopo di impedire che i linfociti possano riconoscerli.
Se una cellula che presenta antigeni assume l'agente
patogeno e lo digerisce parzialmente all'interno dei
suoi fagolisosomi, la possibilità di esporre in superficie
l'antigene stesso è maggiore.
E - DIMAGRIRE
una persona grassa che giustifica i suoi chili di troppo con
delle scuse, in fondo sa che si tratta semplicemente di
cattiva alimentazione e di
ridotta attività fisica.
Questo compendio vuole essere solo un suggerimento per intraprendere
la giusta via nel migliorare la propria salute.
Ea - Il tessuto Adiposo.
Il tessuto adiposo rappresenta il principale deposito di trigliceridi
nei mammiferi, uomo compreso. E' costituito dall'insieme
di numerose cellule, chiamate adipociti, deputate alla sintesi
dei trigliceridi ed al loro rilascio sottoforma di glicerolo
più acidi grassi. L'orientamento dell'adipocita verso una
o l'altra via metabolica dipende soprattutto dallo stato
nutrizionale dell'organismo.
I lipidi immagazzinati nel tessuto adiposo sono in parte
di origine alimentare (esogena) ed in parte di derivazione
endogena (vengono formati all'interno degli stessi adipociti,
grazie alla trasformazione chimica di altre sostanze come
il glucosio).
Al di sotto della pelle gli adipociti si raggruppano a formare
uno strato più o meno spesso, comunemente chiamato tessuto
adiposo sottocutaneo o ipoderma.
Lo spessore e la distribuzione del tessuto adiposo sottocutaneo
è differente nei due sessi. Nelle donne, per esempio, la
massa adiposa è generalmente concentrata nelle anche, nelle
natiche, nelle cosce e nell'addome al di sotto dell’ombelico
(obesità ginoide). La natura ha infatti saggiamente voluto
che le scorte lipidiche fossero distribuite in zone essenziali
per portare a termine la gravidanza, anche in condizioni
di carestia.
Negli uomini prevale una distribuzione di tipo androide
(massa adiposa concentrata nel viso, nel collo, nelle spalle
e soprattutto nell'addome al di sopra dell’ombelico). Quest'ultima
condizione è più pericolosa della precedente, poiché un
eccesso di tessuto adiposo androgeno si associa a livelli
più alti di glicemia, trigliceridi e pressione arteriosa.
L'entità delle masse adipose dipende anche dallo stato di
nutrizione: aumenta in caso di eccessiva assunzione calorica
(obesità) e diminuisce in presenza di deficit nutrizionali
cronici. Infine, nelle società del benessere, il tessuto
adiposo è generalmente superiore negli anziani rispetto
agli adolescenti ed ai giovani adulti.
Molte persone credono che una volta accumulato grasso in
certe zone del corpo sia impossibile rimuoverlo. In realtà
i trigliceridi del tessuto adiposo non sono stazionari,
ma vengono continuamente mobilizzati e ridepositati, rinnovandosi
ogni 10-15 giorni.
FUNZIONI del TESSUTO ADIPOSO
- Riserva energetica
- Protezione contro gli urti e sostegno meccanico
a vari organi
- Modellamento della figura corporea
- Isolamento termico (tessuto adiposo bianco); aumento
della temperatura corporea e smaltimento degli eccessi
alimentari sottoforma di calore (tessuto adiposo bruno).
AUMENTO DEL TESSUTO ADIPOSO L’aumento delle masse adipose
può avvenire in due modi:
per iperplasia: aumento del numero di adipociti
per ipertrofia: aumento del contenuto lipidico di ciascun
adipocita
Fino a pochi anni fa si riteneva che l’iperplasia degli
adipociti avvenisse soltanto nell’infanzia. Oggi sappiamo
che tale fenomeno può manifestarsi anche nell'adulto, in
special modo quando si passa da sovrappeso moderato ad una
condizione di obesità . La conferma di questo fenomeno è
stata data dalla scoperta di preadipociti, cellule indifferenziate
immerse nel tessuto adiposo degli adulti. Tali cellule conservano
la capacità di dividersi e, se stimolate ed attivate, di
originare nuovi adipociti. Una volta formate, queste nuove
cellule adipose rimarranno tali fino alla morte dell'individuo,
potranno quindi aumentare o diminuire di volume ma non di
numero.
In base alla teoria lipostatica, che vede nella riduzione
del contenuto lipidico degli adipociti il principale fattore
stimolante l'appetito, un numero elevato di cellule adipose
vuote sarebbe responsabile degli attacchi di fame incontrollata,
che molto spesso vanificano le diete dimagranti proposte
alle persone obese.
E' dunque importante prevenire un aumento eccessivo del
tessuto adiposo e del numero di adipociti, soprattutto nei
bambini, nei quali tale fenomeno li condannerebbe, con elevate
probabilità, a rimanere obesi per tutto il resto della vita.
In un soggetto normopeso il numero delle cellule adipose
è di circa 25-30 miliardi, nei soggetti obesi tale valore
sale mediamente tra i 40 e i 100 miliardi.
Eb - Grasso Viscerale.
La sindrome metabolica è una condizione clinica associata a situazioni
come il sovrappeso, e l'obesità. Dal punto di vista clinico,
un soggetto può ritenersi affetto da sindrome metabolica
quando sono presenti almeno tre dei valori di riferimento
indicati sotto:
- Pressione arteriosa superiore a 85/135 mmHg.
- Valore dei trigliceridi superiore a 150 mg/dl.
- Colesterolo HDL inferiore a 50 mg/dl nella donna
e inferiore a 40 mg/dl nell'uomo.
- Glicemia a digiuno superiore a 110 mg/dl.
- Circonferenza addominale superiore a 88 cm per le
femmine e 102 per i maschi (conformazione a mela).
Come si nota questi valori sono sotto il limite per considerare
una situazione patologica. Ma ormai la ricerca medica ha
dimostrato che il superare almeno tre di questi valori di
riferimento porta allo sviluppo di alcune patologie come
il diabete, problemi cardiovascolari e condizioni di scarsa
qualità della vita. E in tal caso lo sviluppo della sindrome
metabolica è dovuto principalmente a uno scorretto stile
di vita (alimentazione scorretta, bassa efficienza fisica
ecc.).
Il fattore maggiormente associato a condizioni precarie
per il rischio cardiovascolare e per il diabete è la quantità
e la distribuzione del grasso corporeo (o meglio grasso
viscerale); insomma all'aumento di girovita.
Il grasso, infatti, si accumula come:
- Grasso essenziale: livello strutturale. E' presente
in quantità pressoché costanti e si trova nel tessuto
connettivo lasso (svolge funzione meccanica, di sostegno
e connessione tra i vari organi), intorno a organi ecc.
- Grasso di scorta. Che si distribuisce a livello:
- Intramuscolare: tra le fibre muscolari, ma è
difficilmente misurabile.
- Sottocutaneo: cioè quello sotto la pelle, sollevabile
tramite un pizzicotto.
- Viscerale. E' proprio quest'ultimo ad essere
considerato più pericoloso per la salute.
Il grasso addominale ha caratteristiche diverse rispetto
a quello sottocutaneo, sia sotto il profilo cellulare sia
sotto l'aspetto degli effetti che tali cellule esplicano
sull'equilibrio endocrino-metabolico dell'organismo. Gli
adipociti del grasso viscerale sono particolarmente attivi
nel rilascio di adipochine, sostanze dotate di effetti locali
(paracrini), centrali e periferici (endocrini). Attraverso
il rilascio diretto o indiretto di queste sostanze, il grasso
viscerale controlla l'appetito ed il bilancio energetico,
l'immunità, l'angiogenesi, la sensibilità all'insulina ed
il metabolismo lipidico.
Una delle adipochine più conosciute, l'adiponectina, migliora
la sensibilità insulinica ed è dotata di attività antinfiammatoria;
i suoi livelli, a differenza di quelli di molte altre adipochine,
sono più bassi nell'obeso rispetto al normopeso. Per contro,
l'eccesso di grasso viscerale aumenta il rilascio di sostanze
quali l'interleuchina-6 , la resistina ed il TNF-a (citochine
con attività pro-infiammatoria), il PAI-1 (effetto pro-trombotico)
e l'ASP (attività stimolante sulla sintesi di trigliceridi
ed inibitoria sull'ossidazione degli acidi grassi).
L'eccessivo aumento volumetrico degli adipociti, causato
dal cospicuo accumulo di trigliceridi, ne determina la morte
e la conseguente lisi da parte dei macrofagi, che aggrediscono
i vacuoli lipidici con ulteriore aumento dello stato infiammatorio
dell'organismo. Il numero di macrofagi presenti nel tessuto
adiposo è proporzionale al grado di obesità, o meglio all'ipertrofia
degli adipociti tipicamente associata all'obesità. Si ha
così una sorta di reazione da corpo estraneo, con conseguente
infiammazione cronica che, se perpetuata nel tempo, predispone
a importanti malattie metaboliche.
La particolare collocazione anatomica del grasso viscerale
fa sì che le adipochine e le altre sostanze rilasciate confluiscano
direttamente nel sistema venoso portale, che le trasporta
al fegato. Il ruolo metabolico di primo piano ricoperto
da questa ghiandola contribuisce a spiegare la grande influenza
del grasso viscerale sulla salute dell'intero organismo.
Caratteristica tipica del grasso viscerale è la maggiore
sensibilità agli stimoli lipolitici. Ciò significa che in
caso di dimagrimento, il primo grasso ad essere "bruciato"
è proprio quello viscerale.
Per cercare di spiegare la correlazione tra eccesso di grasso
omentale e diabete di tipo II, è stato dimostrato che l'elevato
flusso di acidi grassi, provenienti dagli adipociti viscerali
e diretti al fegato, aumenta la produzione di VLDL (precursori
delle pericolose LDL - colesterolo cattivo). Promuove inoltre
la gluconeogenesi e riduce la clearance epatica dell'insulina,
con conseguente aumento dei livelli di quest'ormone in circolo.
L'elevata presenza in circolo di acidi grassi liberi fa
sì che questi nutrienti si mettano "in concorrenza" con
il glucosio per l'entrata nelle cellule, in particolare
in quelle muscolari. Di conseguenza si verifica un aumento
della glicemia, in risposta alla quale il pancreas aumenta
il rilascio di insulina. Il doppio contributo epato-pancreatico
all'iperinsulinemia fa sì che nonostante gli alti valori
glicemici siano presenti in circolo grandi quantità di insulina;
si parla, in questi casi, di insulino-resistenza, cioè di
una condizione caratterizzata dalla ridotta risposta biologica
dei tessuti all'azione insulinica. Non a caso, la rimozione
chirurgica del tessuto adiposo viscerale in tratti moderatamente
obesi è in grado di normalizzare l'insulino-resistenza.
L'insulino-resistenza e l'iperinsulinemia sono responsabili
di tutte quelle alterazioni del metabolismo del glucosio
che spaziano dall'alterata glicemia a digiuno, alla ridotta
tolleranza al glucosio, fino al diabeteconclamato. Queste
alterazioni, unitamente a quelle altrettanto
negative sul metabolismo lipidico, rendono ragione del maggior
rischio cardiovascolare del soggetto con obesità viscerale
rispetto al normopeso.
RIDUZIONE
il rischio cardiovascolare diventa clinicamente rilevante
quando si raggiungono i valori soglia di 102 cm di circonferenza
a livello ombelicale nell'uomo e 88 cm nella donna.
Una corretta alimentazione e lo svolgimento di un'attività
fisica adeguata sono in grado di ridurre il peso corporeo,
il grasso viscerale, il rischio cardiovascolare, l'insulino-resistenza
e il rischio di mortalità.
La riduzione dei diversi fattori di rischio, quindi, è fortemente
associata alla riduzione del girovita, che rappresenta fedelmente
la quantità di grasso viscerale; infatti ...
la riduzione di 1 cm corrisponde al 4% di riduzione di grasso
viscerale.
Per gli obesi si prospetta il seguente percorso:
- Deficit calorico (indotto da dieta e/o attività
fisica adeguata).
- diminuzione del peso
- riduzione grasso viscerale
- riduzione fattori di rischio e miglioramento dell'aspettativa
di vita.
Nel sovrappeso e obesità, anche la base genetica ha una
grossa influenza, ma la giusta combinazione tra dieta ed
esercizio fisico ...
"It is difficult to imagine a more effective therapeutic
strategy for reducing insulin resistance and, more importantly,
improving overall health and wellbeing" = "È difficile immaginare
una più efficace strategia terapeutica per la riduzione
dell'insulino-resistenza e, più importante, per l'incremento
generale della salute e del benessere". Come diceva Ross,
uno scienziato.
ATTIVITA' FISICA
È da ricordare che gli effetti benefici dell'attività fisica
vanno ben oltre a quello che è il dimagrimento. Infatti,
anche senza perdita di peso (in soggetti affetti da obesità
o sovrappeso) l'esercizio, svolto in maniera corretta:
- Riduce l'insulino-resistenza, con la diminuzione
del rischio di diabete tipo 2 .
- Incrementa la massa magra a discapito di quella
grassa; ciò porta alla riduzione del grasso viscerale
e quindi del rischio cardiovascolare.
- Per soggetti obesi, un più alto livello di efficienza
fisica è un forte attenuatore di rischio di mortalità
dovuta al diabete,
all'ipercolesterolemia, all'ipertensione
e al fumo.
- L'attività fisica non solo attenua i fattori di
rischio in soggetti obesi o in sovrappeso, ma soggetti
obesi sportivamente attivi hanno
una minor mortalità di individui sedentari normopeso.
- Il rischio di mortalità decresce proporzionalmente
all'incrementare della massima potenza aerobica.
PARAMETRI DA VALUTARE
Con il proprio medico di fiducia, e meglio se attuati insieme
a istruttori qualificati.
- Si deve mantenere un'attività fisica che non comporti
problemi di ordine osteo-articolare; in questo caso
l'attività ideale è il cammino, più di quanto lo sia
il ciclismo.
- Una visita cardiologica sottosforzo permette di
identificare le intensità da evitare. Importanti riferimenti
sono:
- i valori oltre i quali la pressione sale oltre i
limiti di tolleranza
- ivalori ai quali si verifica ischemia miocardia
(individuabile sia a livello elettrocardiografico che
sintomatologico).
- il disagio respiratorio (spesso una quantità eccessiva
di grasso viscerale comporta difficoltà ai movimenti
della gabbia toracica),
- problemi di termoregolazione, diabete, asma ecc.
- Stabilire un programma di attività fisica che, per
intensità e durata, sia adeguato alla persona; egli
deve essere informato anche sui dettagli come l'idratazione,
gli orari ideali in cui praticare l'attività (in particolar
modo nei mesi caldi), la collocazione temporale dell'assunzione
di eventuali farmaci ecc.
- La monitorizzazione dello stato di salute dovrebbe
essere abbastanza frequente (almeno una volta ogni 4-6
settimane) per avereun feedback "incoraggiante".
Ec - La Sazietà.
E' molto difficile dimagrire se si avverte costantemente il desiderio
di mangiare.
Attenzione dunque a non confondere il bisogno di cibo con
la voglia di cibo. Il dessert a fine pasto è un classico
esempio di voglia di cibo,
poiché a quel punto solitamente si sono già assunte abbastanza
calorie. In questi casi il bisogno di cibo è solamente psicologico,
non
fisico.
Per tenere a bada i morsi della fame occorre ricercare gli
alimenti a più alto indice di sazietà e distribuirli con
razionalità durante
l'arco della giornata. La scelta di ciò che mangiamo è infatti
influenzata da aspetti sensoriali e psicologici ma anche
dall'indice di
sazietà degli alimenti.
L'indice di sazietà o potere saziante di un cibo
Il potere saziante di un cibo è influenzato da numerosi
fattori. Tra questi ve ne sono alcuni prettamente soggettivi,
come l'aspetto e
l'appetibilità ed altri oggettivi come la composizione in
macronutrienti (grassi, lipidi, proteine, volume e contenuto
in acqua e fibra).
FATTORI SOGGETTIVI:
- L'appetibilità e l'aspetto di un cibo sono fattori
molto importanti: è più facile consumare 500 grammi
del proprio cibo preferito, servito in un piatto di
porcellana o assumere 50 grammi di un alimento ripugnante
servito in un piattino di plastica?
- Inutile autocostringersi ad assumere un cibo per
noi poco appetibile, poiché probabilmente ne assumeremo
addirittura meno del previsto ma di lì a poco ci ritroveremo
affamati e con un rimorso psicologico che ci porterà
a svuotare il frigorifero.
- Il senso di sazietà è una risposta neurologica controllata
da specifiche regioni dell'ipotalamo. Il sottile equilibrio
tra i diversi ormoni che regolano questa sensazione
può essere alterato da fattori genetici ed in questi
casi il soggetto sarà più o meno predisposto a mangiare
di più.
- Anche altri fattori come il volume dello stomaco
e la quantità e qualità dei succhi gastrici, sono in
grado di influenzare il senso di pienezza.
FATTORI OGGETTIVI
Al di là dei fattori soggettivi, esistono numerosi altri
fattori obiettivi che possono essere controllati con una
corretta alimentazione:
- Quantità di proteine: Secondo quanto emerge da alcuni
studi dell'università di Washington le proteine sono
un ingrediente utilissimo per sopprimere l'appetito
e promuovere il senso di sazietà.
- Il successo che in questi ultimi anni hanno
riscontrato le diete iperproteiche è senz'altro
dovuto anche a questo importante aspetto. Le proteine
oltre a ritardare la comparsa della fame contrastano
la riduzione della massa magra e del metabolismo
basale che si verificano in seguito alle normali
diete dimagranti.
- Oltre a saziare più di carboidrati e grassi
le proteine hanno anche un potere termogeno maggiore
in quanto la loro digestione richiede un quantitativo
energetico superiore rispetto agli altri due macronutrienti
- Tuttavia l' elevato apporto proteico ha degli
aspetti negativi:
- L'eccesso di proteine diventa grasso.
- 'Bruciare' proteine consuma il calcio dell'organismo.
- Metabolizzare proteine produce azoto che
viene espulso con un sovraccarico lavoro per
i reni
- Qualità dei carboidrati
Il tipo di carboidrati assunti con l'alimentazione influenza
direttamente il senso di sazietà. L'indice glicemico
è il principale responsabile di questa caratteristica:
tanto più è basso l'indice glicemico e tanto maggiore
sarà il senso di sazietà di quel determinato carboidrato.
- ALIMENTI AD ALTO INDICE: glucosio, miele, pane
bianco, patate, cereali, cracker, cereali per la
prima colazione. uva, banane, CAROTE, riso.
- ALIMENTI A MODERATO INDICE: pane integrale,
pasta, mais, arance, cereali integrali per prima
colazione, riso brillato.
- ALIMENTI A BASSO INDICE: fruttosio, yogurt,
piselli, mele, pesche, fagioli, noci, riso parboiled,
latte.
Il volume del cibo ingerito è un fattore che influenza
in modo considerevole il senso di sazietà.
- Durante la deglutizione la gola invia un segnale
allo stomaco, il quale si prepara a ricevere il
bolo dilatandosi. Mano a mano che il volume di cibo
presente nella sacca gastrica aumenta vengono inviati
impulsi al cervello determinando la comparsa del
senso di sazietà.
- Maggiore è il volume degli alimenti, e più rapido
è lo stato di pienezza gastrica. Un cibo voluminoso
ma povero di calorie contiene generalmente un'elevata
quantità di acqua e fibre ed una ridotta percentuale
di grassi. Ne sono esempi l'arancia e lo yogurt.
- Un cibo ricco di calorie ma poco voluminoso
contiene generalmente una ridotta quantità di acqua
e fibre e una elevata percentuale di grassi.
Ne sono esempi la frutta secca ed i grassi da condimento.
- Mangiare cibi ricchi di acqua e fibre come frutta
e verdura, latte scremato e simili, favorisce la
prematura comparsa del senso di sazietà.
Al contrario cibi particolarmente ricchi di grassi
determinarono una senso di pienezza inferiore.
Alimenti con un alto fattore di sazietà:
legumi, frutta, verdura, carne, pesce, yogurt, latte,
cereali integrali e loro derivati.
MASTICAZIONE
Riappropriarsi della corretta tecnica di masticazione è
molto importante specie in presenza di fame "impulsiva".
Masticando lentamente si facilita la digestione, si apprezzano
di più le caratteristiche organolettiche dei cibi e si evitano
le abbuffate irrazionali.
Affinché al cervello arrivino i primi segnali di sazietà
devono passare all'incirca venti minuti dal momento in cui
si inizia a mangiare.
Masticare lentamente può quindi aiutare a tenere a freno
inutili eccessi alimentari.
Capacità di ASSORBIRE/PERDERE ACQUA durante la cottura
Il contenuto in acqua è uno dei parametri più importanti
per determinare il potere saziante di un cibo. Durante la
cottura un alimento può assorbire o perdere acqua. E' il
caso, per esempio, del riso che durante la cottura passa
da 100 a 320 grammi assorbendo notevoli quantità di acqua
e aumentando di gran lunga il suo indice di sazietà.
Altri alimenti, come le verdure, tendono a perdere una discreta
parte di acqua durante la cottura, aumentando la propria
densità calorica.
ALIMENTARSI CORRETTO: la verdura prima degli altri
alimenti
Il modello di pasto completo più diffuso prevede il consumo
nell'ordine di: primo (pasta o riso), secondo (carne e pesce),
contorno (verdura), dolce e caffè.
A parte la combinazione degli alimenti con esigenze digestive
diametralmente opposte, esiste però un ulteriore motivo
per cui sarebbe bene perlomeno cambiare l'ordine degli alimenti:
per esempio consumando la verdura prima delle altre pietanze.
- Le verdure sono ricche di acqua, fibre, sali minerali
e vitamine, consumandole prima si tenderà ad assumerne
quantitativi maggiori.
- Le verdure hanno un buon indice di sazietà, di conseguenza
si consumerà meno cibo successivamente e l'apporto calorico
totale del pasto risulterà inferiore
- Le verdure preparano adeguatamente l'ambiente digestivo,
facilitano il transito intestinale e preparano lo stomaco
ad accogliere gli alimenti successivi.
BERE più ACQUA
L'acqua è essenziale per la vita dell'uomo poiché è il mezzo
nel quale si svolgono gran parte delle attività metaboliche.
I processi che regolano la mobilizzazione, il trasporto
e l'ossidazione dei grassi richiedono adeguate quantità
di acqua. In un individuo disidratato la lipolisi verrà
ostacolata o comunque rallentata.
Ma c'è un ulteriore motivo per il quale l'acqua dovrebbe
diventare un'inseparabile compagna non solo a pasto, ma
anche durante il resto della giornata. |