Liberi Tutti !

 

 

 





        L' idea di semplificarsi la vita, liberarci dalle troppe pressioni, responsabilità, e richieste da parte di altre persone, ha un fascino immediato. Ma bisogna imparare a stabilire nuove priorità che semplifichino l' esistenza, portino cambiamenti e crescita personale.
        La capacità di "liberarsi" di qualcosa, nella nostra società, presume che non valeva niente perchè ha costituito un fallimento. E' raro trovare una persona tanto saggia da rinunciare a qualcosa che abbia esaurito il proprio scopo. In genere si tende ad accumulare. Solai e cantine rigurgitano di cose che nessuno userà mai più. Esse simboleggiano il nostro bisogno di attaccarci a tutto. Il senso di insicurezza ci porta ad afferrare, accaparrare sempre di più.

  •  Crescendo ci si "disfà" dei vestiti stretti, ma ci rifiutiamo di applicare questo concetto ad idee, schemi di comportamento, relazioni; lo consideriamo un' avventura spaventosa,  piena di pericoli: evitiamo i dolori e le fatiche della crescita personale, restando attaccati alla sicurezza dello status quo. La rigidità causa sovente infelicità e mancanza di spontaneità. Molte nostre relazioni ed attività smorzano e riducono a zero la capacità di vivere in modo umano.
          Nella nostra cultura viene offerto ben poco all' individuo che è spontaneo, disinteressato, autonomo, capace di opporsi al conformismo. Anzi i conformisti che riflettono i valori della maggioranza vengono ricompensati. Ma un valore accettato dalla maggioranza non significa che faciliti la crescita personale, che sia un valore razionale o costruttivo.
          L' individuo realizzato percorre per lo più da solo il cammino della vita, senza l' aiuto di nessuno, o quasi.



  • Esempi coraggiosi turbano una vita annoiata, sterile, da robot, amaramente rassegnata alla scarsa qualità di giorni . . . settimane . . . anni.
          Abbiamo il massimo rispetto per chi ha il coraggio di piantare tutto per intraprendere ciò che gli piaceva, e viene la tentazione di imitarlo, ma troviamo sempre un' infinità di motivi per non fare lo stesso. Chi si vende la casa per un catamarano dove "si diverte" d' estate ed ha il resto dell' anno libero da vivere. Chi andato su un' isola esotica ha sentito di essere in sintonia con l' isola e non è tornato più a casa. Chi ha speso i suoi risparmi per una crociera di cui avrà tanto da raccontare.
          "E' immensa l' importanza di coloro che, in ogni epoca, spazzano via tradizioni logore, abitudini inutili, il peso di compiti non necessari e di lussi superflui e di morali vuote, troppo pesanti per le nostre spalle. Ci ribelliamo a questi ribelli, l' impresa sacrilega ci fa addirittura rabbrividire; ma, dopo tutto, essi sono parte della vita, una parte assolutamente indispensabile. Perchè vivere significa abbattere, oltre che costruire" (Havelock Ellis. Art of life - L'arte della vita, 1929, p. 123).



  •       La crescita personale, la realizzazione della propria personalità dipende non da ciò che possediamo, ma da ciò di cui possiamo liberarci; da ciò che non è necessario o è negativo.

          Se vi interessa questa teoria, continuate a leggere le indicazioni pratiche che seguono.
    PRENDETE APPUNTI . . . AGITE.



 

 

MAPPA DEL "LIBERARSI"

I - Liberarsi dalle pressioni esterne
II - Liberarsi dalle relazione logore
III - Liberarsi del passato
IV - liberarsi dalle coperture di sicurezza
V - Liberarsi dei miti e fantasie
VI - liberarsi dei giochi e falsi atteggiamenti
VII - Liberarsi dalle abitudini coercitive
VIII - Analisi delle abitudini

 

 

 

 

 

 

>


I
Liberarsi dalle pressioni esterne



I A 1
    Nella nostra cultura, uomini e donne sono costretti a scegliere fra valori in contrapposizione, spesso agli antipodi. E' meglio: il successo in casa o il successo sul lavoro? Dobbiamo dare il meglio di noi stessi sul lavoro e al tempo stesso tenerci in buone condizioni fisiche; mantenere una discreta sensibilità interpersonale e al tempo stesso essere abbastanza aggressivi da produrre; sentirci sensibili e al tempo stesso inflessibili.
    Maschi e femmine vengono spinti a esercitare i propri talenti, a essere attivi in campo religioso e politico, a tenere in esercizio corpi e menti. E' una spirale che ci avviluppa tutti. E' raro che, tra un impegno e l' altro, troviamo il tempo di fermarci, di chiederci chi siamo, cosa stiamo facendo. C' è pochissimo tempo per decidere, e quindi ancor meno possibilità di "lasciar andare". La nostra esistenza diventa una serie di frammenti, la qualità della nostra vita ci lascia sempre più insoddisfatti.

    Azione:
    Descrivere ed elencare, con poche e brevi frasi la natura delle pressioni e degli impegni provenienti dall' esterno (casa, lavori domestici, familiari, amici e vicini, animali domestici, solitudine ecc. ecc.).



I A 2
    Come trovare il tempo per se stessi? Sulle ventiquattrore di una giornata, ne trascorriamo dieci o più impegnati nel lavoro. Otto ore fra sonno, mangiare, eccetera. Restano circa sei ore da dividere fra le responsabilità della famiglia, le altre persone importanti, le attività del tempo libero, e noi stessi. Sembrerebbero abbastanza, ma non lo sono mai. E se, per una volta, ci trovassimo al termine della giornata con sei ore a disposizione? Cosa ne faremmo? Sapremmo usarle in maniera costruttiva, oppure la nostra disorganizzazione è ormai talmente radicata che ci troveremmo spersi con tanto tempo libero?

I A 3
    La nostra vita ha tre dimensioni: casa, lavoro e tempo libero. Ognuna di esse ci porta la sua parte di pressioni ed impegni. E' indispensabile analizzare la natura di queste pressioni e prendere provvedimenti per farle diminuire.
    Conviene chiederci perchè subiamo tante pressioni e abbiamo così poco tempo libero. Se riusciamo ad effettuare anche un solo cambiamento, spesso si mette in moto una reazione a catena: eliminata una pressione, è facile che si riesca a farne scomparire anche altre.


I B 1
Disegno del Campo Totale di Pressioni:
    Disegniamo su un foglio di carta le pressioni e gli impegni, convergenti da ogni lato, con freccette di dimensione e spessore differente, che indichino l' intensità e la priorità delle pressioni.
    Già l' atto di disegnare fa spesso nascere nuove prese di coscienza, nuove intuizioni.

I B 2
    Disegniamo in modo spontaneo senza rifletterci troppo. Includiamo il maggior numero possibile di pressioni ed impegni. Finito, guardiamo il disegno. Cosa ci dice? Abbiamo identificato ed indicato tutte le pressioni o ce ne vengono in mente altre da aggiungere? Completiamo il disegno finché non proviamo la certezza di aver identificato tutte le pressioni possibili.

I B 3
    Importante: Non parlare con alcun altro prima di aver finito sia il Disegno delle Pressioni sia il lavoro di identificazione delle Fonti delle Pressioni e della loro Intensità. Cercare aiuto prima di aver affrontato da solo ciò che abbiamo scritto significa saltare una fase cruciale del processo.

I B 4
Tre fogli di carta. Intestarli: "Pressioni ed impegni casalinghi". "Pressioni ed impegni di lavoro", "Pressioni ed impegni del tempo libero".
       Senza consultare il Disegno del Campo Totale di Pressioni scrivere sui tre fogli il più in fretta possibile, tutte le pressioni e gli impegni che provengono dai rispettivi ambiti.
       Completata l' opera, prendere il Disegno del Campo Totale di Pressioni e confrontarlo con i tre elenchi. Se sul disegno sono individuati pressioni ed impegni che non compaiono sulle liste, aggiungerli. Viceversa, aggiungere al disegno eventuali pressioni presenti soltanto sulle liste.
        Ora, usando come guida il Disegno del Campo Totale di Pressioni, studiamo le frecce e gli altri simboli che abbiamo tracciato. Quali esprimono un' intensità o forza maggiore? Quali appaiono di scarsa importanza? Esaminiamo con attenzione le tre liste, e di ognuna scegliamo le tre voci che ci sembrano indicare le pressioni più forti su di noi. Numeriamole in ogni lista da uno a tre, indicando col numero uno l' intensità maggiore. A questo punto, abbiamo identificato le nove pressioni e impegni che maggiormente condizionano la nostra esistenza.

I C         Pressione e impegni casalinghi.
I C 1
Idea: Dividiamo con i familiari e le persone intime le pressioni più forti che avvertiamo in casa. Chiediamo il loro aiuto. Potrebbe essere difficile, ma continuare a sopportare queste pressioni potrebbe consumare un' energia superiore a quella che ci occorre per ottenere l' aiuto degli altri.

I C 2
Idea: In letteratura la casa è stata spesso descritta come "il rifugio dove riposare", "il porto che ci protegge dalle difficili tempeste della vita". Per molti di noi , però, la casa è un posto pieno di problemi, che ci sottopone a continui impegni e pressioni. Ma proprio perchè la casa è descritta in termini così idealistici, a volte esitiamo ad ammettere che non siamo riusciti a creare all' interno della nostra famiglia tanta pace e serenità. Come conseguenza, possono nascere sensi di colpa ed il timore di essere incompetenti. Il timore ed il senso di colpa potrebbero privarci di energie e isolarci da risorse utili per aiutarci ad eliminare le pressioni.

I C 3
Idea: Se alcune pressioni vengono create da fattorie impegni economici, possono esserci utili parecchie alternative. Se il problema è quello di stendere un bilancio preventivo, chiediamo l' aiuto di qualcuno che ne sia capace. Se non siamo bravi nello stendere un bilancio può servirci l' assistenza di un esperto:
  • Fiscalisti,commercialisti e affini, il cui mestiere è proprio quello di risolvere problemi economici.
  • Molte compagnie di assicurazione dispongono di tabelle che insegnano a stendere al meglio un bilancio preventivo per la casa.
  • Dietro richiesta, anche alcune facoltà di scienze economiche inviano informazioni del genere.
  • Si possono trovare ottimi aiuti tra amici e conoscenti. Chiedendo, probabilmente scopriremo qualcuno di fiducia disposto a dividere con noi le proprie conoscenze


  • Per discutere di problemi economici, ecco alcune domande essenziali in ordine d' importanza:
    1. In quanti e quali modi possiamo realizzare nuovi introiti?
    2. Quali spese superflue possiamo ridurre?
    3. Come possiamo usare e investire i nostri guadagni attuali?


    I C 4
    Idea: Durante la settimana troviamoci qualche ora tutta per noi. Queste sono le nostre ore per rigenerarci. Usiamole per fare qualcosa che abbia un valore speciale per noi. Fare qualcosa che ci piaccia è un compito essenziale, perchè non riusciremo mai a soddisfare le esigenze altrui se prima non abbiamo soddisfatte le nostre. Si resta sorpresi nel vedere quanta energia scaturirà semplicemente all' idea di poter fare qualcosa di nostro gusto.

    I C 5
    Idea: Se la conduzione della casa è fonte di pressioni, proviamo a:
    1. Stabilire che certi compiti vengano eseguiti da certi membri della famiglia in giorni prefissati.
    2. Lasciare che altri membri della famiglia si assumano il compito di fare da supervisori per alcune cose, anziché sentire sulle nostre spalle la responsabilità di tutto quello che succede in casa. Lasciar perdere certi compiti non solo rende più liberi noi, ma offre ad altri la possibilità di sentirsi coinvolti nell' andamento della casa.
    3. Fare un paio di lavoro in comune ogni una o due settimane. In questa occasione tutti devono lavorare. Dopodiché, si potrebbe celebrare con un bel dolce o una pizza, in un' atmosfera di festa. In questa maniera si può concludere davvero molto!
    4. Combattere la noia dei lavori casalinghi stabilendo un sistema di rotazione per determinati compiti. Tutti si sentirebbero liberi dalla monotonia della ripetizione.


    I D        Pressione e impegni di lavoro.
    I D 1
    Idea:  Il nostro modo di comunicare potrebbe essere influenzato dalle pressioni che avvertiamo sul lavoro. Molta energia viene sprecata nel risolvere incomprensioni personali e problemi creati da una comunicazione sbagliata o fraintesa. Quale la frequenza della nostra comunicazione; è abbastanza frequente? E' troppo chiusa o troppo aperta? Tendiamo a dire troppo o troppo poco quando scriviamo? E verbalmente? Ascoltiamo l' opinione di qualcuno; se necessario frequentiamo un corso specializzato.

    I D 2
    Idea:Facciamo un inventario dei nostri talenti, capacità e risorse. possediamo qualche dote che non usiamo sul lavoro? In genere tendiamo a dividere in compartimenti ben separati le nostre capacità, a ritenere che alcune si possano usare solo sul lavoro, altre solo in attività sociali, di scuola, di quartiere. Potremmo sfruttare sul lavoro alcune di queste doti che teniamo per la casa e per il tempo libero, o viceversa?

    I D 3
    Idea: Uno dei modi migliori per affrontare le pressioni e gli impegni del lavoro consiste nel creare nuova energia e vitalità nella propria esistenza. Energia e vitalità si generano partecipando ad attività e interessi che siano soddisfacenti per noi. provengono da un cambiamento di ritmo generale o da un buon periodo di riposo: un lungo weekend di relax e divertimento, o, meglio, prendiamoci una o due settimane per rigenerare le nostre energie. Usiamo l' energia accumulata in questo periodo per affrontare i problemi di lavoro. Un cambiamento di ritmo simile non è un lusso. E' una necessità per tenere al massimo i nostri livelli di energia.

    I E        Pressione e impegni del tempo libero.
    I E 1
    Gli impegni sociali rimandati creano pressioni. E si possono dividere in tre categorie in base al tempo:
    1. Impegni correnti: sentiamo la voglia o il bisogno di vedere qualcuno, ma non avvertiamo pressioni particolari.
    2. Impegni rimandati: c' è una certa pressione perchè avremmo dovuto fare questo o quello con qualcuno.
    3. Impegni rimandati da tempo: ci turbano molto, perchè continuiamo a rinviarli e sentiamo il bisogno di sistemare la cosa.
    Facciamo un elenco di tutti i nostri impegni sociali e annotiamo a fianco se sono correnti, rimandati o rimandati da tempo.

    I E 2
    Idea: Riflettiamo su come passiamo il tempo del divertimento e dello svago. Quante delle cose che facciamo sono poco o per nulla divertenti? Concentriamoci sulle attività che ci procurano piacere e gioia considerevole. Lasciamo perdere il resto.

    I E 3
    Idea: Uno dei paradossi della nostra epoca è che le feste, le riunioni mondane che dovrebbero essere fonte di piacere, divertimento, rilassamento e ritempramento, spessissimo non fanno che aumentare le pressioni, l' artificiosità e il disagio dell' esistenza. Proponiamoci di invertire questo processo. Oggi, molta gente organizza feste in comune con amici e vicini. L' idea è quella di dividersi i preparativi e le spese e di offrire agli ospiti la possibilità di incontrare facce nuove. Discutiamo tutti gli aspetti della festa in comune. In genere organizzare assieme una festa significa più tempo per godersela e meno lavoro per gli ospiti.

    I E 4
    Idea: Se apparteniamo a troppe associazioni o gruppi particolari che ci portano via tempo e ci fanno sprecare energia, facciamo l 'analisi della situazione e poniamo rimedio: Facciamo un elenco di parrocchie, associazioni, gruppi professionali, gruppi sportivi eccetera cui apparteniamo. Mettiamoli in ordine e chiediamoci:"quali sono più importanti per me?". Se qualche associazione non ci interessa più, ormai ci sembra inutile, prendiamone nota. Alla fine riscriviamo l' elenco in base alle annotazioni fatte, mettendo per prime le associazioni più importanti. Quindi uscite dalla associazioni che stanno in fondo all' elenco.
           Stacchiamoci poco per volta da un' associazione, presentandoci sempre meno alle riunioni. Facciamo presente le nostre intenzioni ai membri per informarli. Questo distacco dolce impedisce che reagiscano male, e inoltre ci offre la possibilità di mettere alla prova il valore effettivo che l' associazione riveste all' interno della nostra vita.
           L' unico modo per liberarci da queste attività che diluiscono e sprecano la nostra vita è allontanarcene.

    I F        Concludendo
    Quando permettiamo che il nostro tempo venga assorbito da attività materiali, non ci resta più nemmeno un minuto per dare vita a relazioni significative. L' intimità non può nascere nei ritagli di tempo.
           Liberarsi dalle pressioni esterne può essere uno dei modi meno difficili e più proficui di semplificarsi la vita. Si guadagnano notevoli porzioni di tempo libero e si crea una nuova sensazione di libertà.
    Salvando ogni giorno ore preziose, possiamo aggiungere anni alla vita!

     

    II
    Liberarsi dalle relazioni logore



    II A        Alcuni tipi di relazioni logore:

    II A 1
    1. La relazione di controllo. La sua caratteristica principale è la manipolazione di una persona da parte di un' altra. Sia il manipolatore che il manipolato molto spesso ignorano questo tema dominante che condiziona le risposte reciproche. In genere, un rapporto simile genera almeno un minimo di soddisfazione reciproca, ed è incoraggiata dalle strutture della nostra società autoritaria, che ci spinge sempre a dipendere da qualcosa o da qualcuno. La relazione di controllo è difficile da individuare e da terminare, ma è una cosa che si può fare!

    2. La relazione possessiva è così diffusa e universalmente accettata da costituire quasi una norma. La incontriamo soprattutto all' interno dei rapporti uomo/donna e genitore/figlio. Ci sono mariti che pensano di "possedere" la moglie e si comportano di conseguenza, e viceversa le mogli: "Mia moglie sa che se vuole fare qualcosa di solito mi sta bene, basta che prima me lo chieda", "mio marito mi ha lasciato fare il viaggio, "Lui mi permette sempre di fare quello che voglio", "Non sopporto gli uomini che guardano le donne. Mi ci è voluto un pò per far perdere l' abitudine a mio marito, ma adesso è tutto mio".
             Molti genitori sono convinti di essere proprietari dei figli, e si comportano di conseguenza, ma in genere, le due parti interessate si rendono conto che il rapporto non è troppo salutare.
             Il possessore ed il posseduto, per quanto ricavino dal rapporto una certa soddisfazione, spesso intuiscono che nuoce ad entrambi.
             La relazione possessiva è una relazione logora. liberarsene non solo semplifica l' esistenza, ma aumenta l' autonomia, la fiducia e la stima di se; insomma è il prologo a rapporti proficui.

    3. Le relazioni devitalizzate offrono soddisfazioni dubbie. I legami che tengono uniti i due soggetti sono tenui, ed entrambi sanno di avere in comune pochi interessi, se non addirittura nessuno. E' presente una sensazione di noia o distacco. La relazione si mantiene in vita soprattutto per la forza dell' abitudine: "Non abbiamo altro da dirci. Non esiste più l' interesse di un tempo. Abbiamo già detto tutto. La mia impressione è che siamo diventati un peso l' uno per l' altro. Parliamo sempre delle stesse cose".
             Una relazione devitalizzata è sfibrante. Assorbe e consuma energia senza che ci se ne accorga. Dobbiamo ammettere non solo che i rapporti umani hanno alti e bassi, ma anche che ci si può allontanare l' uno dall' altro, diventare sempre più estranei. La vita cambia, ci fa crescere.

    4. Nella relazione vampiresca una delle due persone, a volte entrambe, sembra assorbire l' energia dell' altra. Spesso, dopo essere stati assieme, uno dei due soggetti si sente devitalizzato, scoraggiato, depresso, oppure scopre che l' immagine che ha di sé è diminuita. Viceversa, dopo l' incontro con l' altra persona si accorge che la propria vitalità è aumentata. Stranamente, coloro che perdono energia talora cercano in ogni modo di tenere in vita la relazione, anche se ne conoscono le conseguenze.

    5. In una relazione nevrotica Spesso si cerca qualcuno per "completare" se stessi, partendo dall' ipotesi sbagliata che se si trova la "persona giusta" non ci sarà più bisogno di sviluppare in noi certe caratteristiche. Chi si sente debole, inerme, privo di fiducia in se stesso, cercherà persone forti, decise, e poi si affiderà alla loro forza per tirare avanti. Il prezzo che si paga è un' esistenza sbilanciata, che non permette il pieno sviluppo delle proprie potenzialità.
             Le relazioni nevrotiche sono caratterizzate da schemi rigidi che devono essere mantenuti a ogni costo, pena la perdita del loro precario equilibrio. Ovviamente, se una delle due persone cresce o cambia, il rapporto è in pericolo. L' alternativa, come è chiaro, sta nel non crescere, nel non sviluppare o utilizzare il proprio potenziale.
             Stravolgerci e limitarci per tenere in vita una relazione nevrotica è sfibrante e controproducente.

    6. Nella relazione tossica uno dei soggetti sembra possedere la triste capacità di risvegliare o stimolare processi patogeni, o zone di disfunzione o malfunzione, all' interno della personalità dell' altro. Spesso, dopo una relazione col partner, una o entrambe le persone possono lasciarsi andare ad un comportamento autodistruttivo oppure fare cose che feriscono altri individui che stanno loro vicino, senza capire il perchè di un tale comportamento.
             Le relazioni tossiche complicano l' esistenza e ne sminuiscono la qualità.


    II A 2        Liberarsi dalle immagini di relazioni passate.
            Troppo spesso le immagini di relazioni passate diminuiscono la qualità della nostra esperienza della vita presente. Nascondono l' effettivi realtà dell' individuo che si cela dietro le immagini stesse.
            Liberarsi dalle ombre di relazioni passate può portarci una nuova comprensione di noi stessi e degli altri, nuove prospettive, e una nuova vitalità davvero inaspettata.

    1. GUIDE: Messa una persona su di un piedistallo, ci vuol tempo perché diventi una persona vera con cui stabilire un' amicizia. Ci si deve liberare dell' immagine d' autorità che da anni ci portiamo dietro.

    2. IDOLI E MODELLI: Idealizzare una persona, vederla perfetta e renderla metro di paragone per la propria vita sperando di emularla, è un errore che si pagherà con molti anni di sudditanza psicologica, fino al giorno del risveglio: anche questa persona era un essere umano con i suoi pregi e i suoi difetti.

    3. FIGLI: Una tradizione familiare da seguire, un' aspirazione non appagata di cui incaricare i figli, o addirittura sentirsi padroni dei loro talenti, delle loro vocazioni e carriere. Si rischia di farsi odiare a vita. Staccarsi è difficile, ma il nuovo rapporto che si instaura è infinitamente migliore.

    4. PRIMI AMORI E VECCHI AMORI: In certi momenti si ricordano con nostalgia volti, persone, occasioni perse. E talvolta questi ricordi condizionano il nostro vivere presente per anni. Ma se realmente si ripresentasse quel volto, ora con un' espressione sul volgare; quella persona, con tanti chili di troppo che gli pendono addosso; quella situazione in cui, a pensarci bene, eravamo succubi, svanirebbe ogni idea romantica tanto sospirata.

    5. PARTNER: Osserviamo chi ci sta a fianco, rimuginiamo, paragoniamo, ricordiamo l' ex . . . Smettiamola con tutti questi paragoni e godiamoci l 'amicizia di chi ce la offre.

    6. GENITORI E PARENTI: Grandi odi, profondi sentimenti, forti legami di intesa crescono con noi in seno alla famiglia. Ma resteranno con noi ovunque andiamo, chiunque incontriamo, se non decidiamo di crescere come individui e guardare come persone reali, fratelli e sorelle, genitori,zii e zie, cugini e cugine.


    II A 3         Rivitalizzare le relazioni.
    A volte, anziché mettere fine ad una relazione logora può essere utile rivitalizzarla, il ché implica la presenza di almeno quattro fattori essenziali:
    1. Considerazione, simpatia e rispetto reciproci. Se una delle due parti ne è sprovvista, l' esito è molto dubbio.
    2. Una comunicazione aperta, con l' enfasi sull' onestà e l' interesse per le cose dell' altro. E' indispensabile inoltre il massimo desiderio di non usare le parole come schermi dietro cui nascondersi.
    3. Voglia di correre il rischio d' investire sforzi ed energie. Come minimo uno dei due deve essere pronto a questo; meglio ancora tutti e due.
    4. Voglia di accettare, in se stessi e negli altri, crescite e cambiamenti.


    Se vogliamo rivitalizzare o comunque salvare una relazione logora, possono essere utili l' aiuto e i consigli di qualcuno in gamba. Nulla è più scoraggiante del rimettere in gioco i propri sentimenti per poi ritrovarsi ancora delusi. Situazioni del genere si possono evitare servendosi di un amico obiettivo o di un esperto in problemi di comunicazione, per guidare e mediare i nostri sforzi. Se non adottiamo nuovi punti di vista, nuove prospettive, è improbabile che i nostri tentativi riescano; invece, è facile cambiare atteggiamento con l' aiuto di un esperto.

    II B         Analisi delle relazioni.
    Forse non ci siamo mai preoccupati di esaminare a fondo la portata e la natura dei nostri rapporti con gli altri. Ciò che scopriamo ci potrebbe sorprendere.
             La mappa Analitica delle Relazioni contiene una serie di cerchi concentrici in cui dobbiamo scrivere il nostro nome a centro, e nei diversi cerchi concentrici il maggior numero possibile di nomi. Completata la mappa, conserviamola e riprendiamola il giorno successivo per aggiungere altri nomi che possiamo aver dimenticato.

    II B 1         Analisi qualitativa.

    La seconda fase delle analisi delle relazioni, l' analisi qualitativa, considera i nomi scritti sulla mappa alla luce di queste tre domande:

    1. Chi mi fa sentire bene; accresce la stima che ho di me: mi stimola; scatena la mia creatività; mi aiuta a essere più spontaneo o intelligente; mi fa ridere, mi fa godere la vita e me stesso? (Persone utili) Mettere segno  +
    2. Chi ha su di me un effetto dal neutro al negativo; mi annoia; mi induce a chiedermi quanto valgo; mi fa sentire triste, depresso, ansioso o arrabbiato; si aspetta sempre qualcosa di preciso; accetta di me solo certe parti; mi fa sentire frustrato, svuotato? (Persone tossiche) Mettere segno  x
    3. Chi non aggiunge e non toglie niente alla mia vita? (Persone neutre) Mettere segno  0


    II B 2
    Possiamo semplificarci la vita e acquistare un esilarante senso di libertà rinunciando alle relazioni logore, segnate con una x. A quante persone neutre possiamo impedire di prosciugare la nostra energia vitale? Abbiamo abbastanza persone utili per farlo?

    II B 3
    Un altro tipo di analisi delle relazioni, che molta gente è riluttante a intraprendere, consiste nell' esaminare i fini e gli scopi di determinati rapporti sociali. Questa analisi di solito si limita a poche persone selezionate a priori. La domanda-chiave è questa: Cosa ricavo dal determinato rapporto? Alcune risposte fra le molte possibili: Più che altro, affari; mi piace, vorrei conoscerlo meglio; ha idee provocatorie, stimolanti, controverse; una noia; potrebbe essere un amico, l' ho trascurato, mi aiuta a crescere; ho smesso di vederli perché mettevano in discussione le mie idee, il loro modo di fare mi metteva a disagio, ma ora li vedrò più spesso, la loro influenza può essermi utile; il rapporto con il tale non ha niente da offrirmi, e dopo questa analisi ho deciso di liberarmene. Eccetera . . .

    II C         Liberarsi delle relazioni logore non è sempre facile.

    II C 1
    Mettere fine ad un rapporto con una persona che si conosce da tempo non significa sempre sentirsi sollevati o felici. E' difficile interrompere persino rapporti negativi e deludenti, se ormai vi siamo abituati. prepariamoci a subire l' ansietà da separazione e persino un periodo di malessere. Più affronteremo di petto la perdita, più la vivremo intensamente, meno soffriremo. Non soffochiamo i nostri sentimenti. E' solo accettandoli che possiamo superarli. Nessun lavoro di ricostruzione avviene senza dolore. E' necessario accettare un intenso dolore temporaneo per evitare un dolore cronico.

    II C 2
    - "Cos' è più doloroso: mettere fine ad una relazione logora, oppure ingannarsi, costringersi a credere che abbia ancora senso, che la lealtà, l' abitudine o la paura valgano più dell' onestà e del coraggio di dirsi addio?"
             Molti di noi sanno che è difficile chiudere una relazione logora, ma non capiscono il prezzo altissimo che devono pagare per portarla avanti.
             Chiunque si trovi a dover decidere se interrompere o no una relazione troverà utile rispondere alla domanda-chiave posta prima. Ogni risposta sarà necessariamente unica, influenzata da sensazioni e altri fattori numerosi, irripetibili. Di solito, queste decisioni abbracciano due aree piuttosto ampie:
    1. Abbiamo il dubbio se ci sia lecito porre fine a un rapporto che sembra ancora valido per il partner.
    2. Abbiamo paura di quello che potrà succedere durante il processo di separazione. In questo caso, potrà esserci utile la serie di domande che seguono:
      1. Tenteremmo ancora di instaurare un rapporto, se incontreremmo oggi per la prima volta questa persona?
      2. La relazione ci aumenta o ci sminuisce?
      3. Noi cosa ricaviamo da questa relazione
      4. Siamo onesti con noi stessi nei confronti di questa relazione, oppure imbrogliamo le carte?
      5. Una lealtà fraintesa, l' abitudine o il timore delle relazioni altrui ci impediscono di chiudere questa relazione?
      6. Abbiamo il coraggio di dire addio?
      7. Vale la pena di rivitalizzare la relazione?


    II C 3       Come mettere fine alle relazioni.
    1. La soluzione più comune è scegliere il tempo come elemento risolutore. In pratica, ciò consiste nel rendere sempre più labile il rapporto, diminuendo lungo un certo arco di tempo i contatti verbali, e/o scritti, finché non cessano del tutto. L' altra persona si accorge di quello che sta succedendo e collabora a sua volta. Questa soluzione evita una spiegazione diretta, e non è necessario chiarire esplicitamente i motivi per cui si interrompe la relazione. Molte volte, una delle due persone coinvolte non sa perché il rapporto finisce.

    2. La separazione dolce è un' altra tecnica molto popolare. In questo caso, abbiamo un ultimo incontro o una conversazione telefonica. Durante l' incontro in genere viene chiarito, o comunque lasciato intendere, il motivo per cui la relazione ha termine. Si evitano scontri diretti, si cerca semplicemente di rendere le separazione il meno dolorosa possibile.

    3. L' addio epistolare è usato meno spesso. Esso consiste nello spiegare con una lettera i propri motivi, dopo di che si evita ogni ulteriore contatto.

    4. Il confronto diretto è la tecnica meno diffusa per porre fine a una relazione. Si tratta di un incontro faccia a faccia per discutere le cause e per vivere assieme le sensazioni connesse all' addio.
               L' obiettivo è chiarire le cose una volta per tutte. la pericolosità di questa tattica sta nel fatto che potrebbe degenerare in una discussione ostile e aggressiva. Capace di ferire una o entrambe le persone. Sfortunatamente, saper condurre un confronto leale è una dote che solo pochi posseggono. E' necessario affrontare di petto la situazione e al tempo stesso essere attenti e aperti alle reazioni dell' altro.
               Nel confronto diretto è importante essere coraggiosi, disposti a correre rischi, sensibili. Se ben condotto il confronto diretto finale può aiutare entrambi i soggetti a crescere e a sentirsi più sicuri di sé.

    5. Il confronto costruttivo è un' ottimo modo per mantenere l' integrità personale e rafforzare i lati più significativi del rapporto interpersonale, arrivando a una chiarificazione. Senza giungere all' ostilità o alla distruttività, si può dare vita a una discussione onesta e realistica di ciò che è accaduto.

    II C 4         Pianificare il distacco.
    Talora è necessario mettere fine a un rapporto con qualcuno che ha un estremo bisogno di noi. in circostanze del genere, pianificare il distacco, in modo che non rappresenti un fatto spiacevole o traumatico per nessuno dei due. Una pianificazione simile richiede in genere dalle quattro alle cinque settimane, ed è facile intuire che comprenderà diverse fasi: Rifiuto della realtà; espressioni di bisogno, tristezza, senso di vuoto; ostilità o depressione; accettazione della realtà e decisione definitiva. La nostra disponibilità nei confronti dell' altro e la capacità di padroneggiare gli eventi hanno una grande importanza per far si che l' amico si riprenda in fretta dopo essere stato abbandonato.
             La pianificazione inizia . . .
    • Dichiarando esplicitamente che abbiamo intenzione di troncare il rapporto entro una certa data, diciamo nel giro di tre o quattro settimane
    • Nel frattempo ci si incontra diverse volte con l' altro, ribadire la nostra intenzione, aiutarlo ad affrontare le sensazioni che prova all' idea di essere abbandonato.
    • Mettere fine a una relazione in questo modo può essere un' importantissima prova d' affetto, visto che, agendo così, riusciamo a minimizzare nel partner la sensazione di essere respinto.


    II C 5         Concludendo.
    Tenere in vita una relazione logora solo perchè ci si sente in obbligo significa pagare non solo in termini di tempo, ma anche in termini di salute mentale e fisica. Porre fine a relazioni logore ci regala il tempo di incontrare persone nuove, interessanti. La decisione cosciente di eliminare certe persone dal novero delle nostre conoscenze o amicizie può portare una nuova vitalità a noi e alla nostra vita sociale.


     

    III
    Liberarsi del passato


            Troppo spesso logoriamo le nostre energie pensando al passato, perdendoci nel "come eravamo". Portiamo con noi il peso morto di dubbi e rimpianti su esperienze trascorse. Ma queste esperienze sono terminate; è impossibile cambiarle. Dobbiamo metterle da parte, dimenticarle. Servono solo a bloccare le nostre la nostre migliori capacità cerebrali e a privarci dell' energia che ci servirebbe ad affrontare le esperienze del presente.


    III A 1
            La vita non è statica; è dinamica. Vivere significa crescere. Crescere significa cambiare, lasciare andare certe cose. Idee, comportamenti, fedi, amici e altre sfaccettature della nostra esistenza che ci sono state utili a un certo stadio potrebbero diventare pesi inutili a un altro stadio. Molto spesso questa crescita può solo essere frutto del dolore.
            Certe persone non sentono la spinta del futuro; le cose da bambini paiono soddisfarle per tutta la vita. Altri, invece, avvertono la necessità di crescere, di cambiare. Essi sostituiscono idee ed atteggiamenti superati con nuovi elementi, più significativi e utili per affrontare la complessità della vita adulta.
    III A 2
            Il primo passo per liberarsi dalle cose dell' infanzia sta nel prendere coscienza che vorreste cambiare qualcosa nelle vostra esistenza. La nostra vita non è soddisfacente come dovrebbe; talora può essere noiosa. Le nostre esistenze mancano di vitalità. La routine continua ha finito col far diventare assai poco eccitante l' esistenza. Finché non proveremo sensazioni simili, probabilmente non tenteremo di cambiare. Continueremo nel solito modo, chiedendoci cosa sia stato a toglierci l' energia, finendo col credere che la vita sia noiosa e difficile per tutti.
            In genere, l' autocoscienza si espande grazie ad un' esperienza particolare, o magari facendo una nuova amicizia. Ci accorgiamo all' improvviso che da tanto tempo non provavamo un piacere, un' eccitazione simili. Incontrare una persona stimolante ci fa toccare con mano la differenza che corre tra la nostra vita e la vita della persona che abbiamo conosciuto.
            Questa presa di coscienza può portare a un nuovo inizio.
    III A 3
            Una volta consci dei cambiamenti che vogliamo portare nella nostra vita, dobbiamo decidere se proseguire o meno in quella direzione. Dev' essere una decisione che ci dia l' energia necessaria ad effettuare i cambiamenti di rotta che desideriamo.
            Del passato ci trasciniamo dietro un sovraccarico di pesi emotivi. L' accumulo è così lento che non riusciamo ad accorgerci di quanto di quanto sia pesante il fardello, di quanta energia, che potremmo usare in altre attività, esso ci derubi. Se vogliamo tornare padroni della nostra energia, dobbiamo scaricare i pesi inutili, improduttivi, del passato.
    III A 4
            Esistono ricordi, lezioni e relazioni positive che hanno dato radici alla nostra vita e che alimentano di continuo la crescita ed il senso di benessere. E' importante saper distinguere fra questi elementi positivi del passato e quelli invece che hanno avuto un effetto negativo sulla crescita emotiva. Troppo spesso, errori o esperienze micidiali hanno forza nella nostra vita presente solo perché perdiamo tempo a riviverli. Riviviamo di continuo le sconfitte le delusioni, le varie sensazioni di essere stati respinti.
            Avremo pur commesso degli errori, avremo fatto del male a noi stessi o ad altri; ma se non è possibile fare qualcosa di costruttivo per le ombre che infestano i nostri pensieri e rendono frustranti le nostre giornate, dobbiamo mettere da parte i ricordi.
    III B         Liberarsi dei pesi del passato.
    III B 1
             Per iniziare in processo di scegliere tra buono e cattivo potrà esserci utile la Mappa dei Pesi del Passato. Scriviamo gli atteggiamenti e i comportamenti di cui vogliamo disfarci. Individuati i problemi, ci sarà più facile sradicare atteggiamenti e comportamenti inutili che ci hanno rubato energia per tanto tempo.
              All' elenco di pesi descritto nella colonna a sinistra della mappa si possono aggiungere molti altri esempi. Nella colonna di destra scriviamo i pesi derivanti dal nostro passato.


    MAPPA DEI PESI DEL PASSATO

    Tipo di pesi Pesi da cui dobbiamo
    liberarci

    (descrivere)
    1) Continuare a rivivere gli stessi errori.  
    2) Rimuginare sul male che gli altri ci hanno fatto.  
    3) Rimuginare sul male che abbiamo fatto agli altri.  
    4) Rammaricarci di eventi che non si possono più cambiare.
    5) Preoccuparci del nostro comportamento in occasioni ormai trascorse.  
    6) Ripensare a cose che vorremmo aver fatto e a cose che vorremmo non aver fatto.  
    7) Immaginare conversazioni che con ogni probabilità non si verificheranno mai.  
    8) Studiare il modo di reagire a cose che con ogni probabilità non si verificheranno mai.  
    9) Rivivere le nostre sconfitte.  
    10) Desiderare cose non realistiche.  
    11) Soffrire per rapporti che non fanno più parte della nostra vita.  
    12) Recitare ruoli che non sono più possibili, utili o adatti alle circostanze.  
    13) Continuare a desiderare che le cose siano diverse.  
    14) Perderci in inutili ricerche di "perché".  
    15) chiederci perché siano successe certe cose.  
    16) Altri pesi.  
    III B 2
            Diamo inizio al processo di "liberazione". Forse, mentre scriviamo, rendendoci conto dei pesi che ci opprimono proveremo sensazioni di rabbia. Sfoghiamo l' energia in eccesso e liberiamoci da sovraccarichi emotivi grazie all' esercizio fisico. Possiamo prendere a pugni un cuscino, lanciare oggetti, urlare, eccetera. Proviamo a dirci: "Questa cosa deve uscire dalla mia vita!" e continuiamo a ripeterlo finché non uscirà davvero.
    III B 3
            Spesso, nell' ambiente che ci circonda esistono "grilletti emotivi" che fanno scattare memorie, sensazioni, idee associate ai pesi del passato. Può trattarsi di aggetti-ricordo, quadri, fotografie, dischi, mobili, o addirittura della disposizione di certi mobili.
            Prendiamo un pezzo di carta e giriamo di stanza in stanza, analizziamo l' ambiente in cerca di questi "grilletti emotivi". C' è qualcosa che ci priva di energia, che ci fa pensare troppo al passato? Eliminiamo il maggior numero possibile di questi oggetti.
    III C
            Un modo per liberarsi del passato è anche raccogliere tutte le informazioni e i suggerimenti possibili, poi usiamo le idee migliori per aiutare noi stessi a prendere decisioni. Teniamo a mente che questo processo non è facile, per cui non lasciamoci scoraggiare se non riusciamo sempre a prendere la decisione "perfetta". Possiamo riuscirci solo se siamo disposti a correre rischi, a imparare da ogni esperienza cosa funziona e cosa non funziona. La voglia di rischiare, di voler prendere possesso della propria vita, imparare ad avere fiducia nel nostro senso di discernimento è spesso un processo lungo e difficile.
    III D
            Tutti noi, inevitabilmente, abbiamo vissuto esperienze dolorose o traumatiche. Sono esperienze di vita che non è possibile evitare. Tuttavia, anche se non abbiamo modo di prevenirle, sta in nostro potere decidere se ci faranno male una volta sola o molte volte. Se la nostra memoria torna di continuo su un dolore passato, regaliamo alla persona o all' avvenimento che ha scatenato il dolore la possibilità di colpirci all' infinito.
    1. A volte, certi ricordi dolorosi possono essere simbolicamente rivissuti o sperimentati per la seconda volta con una "Replica emotiva" che ci aiuti a staccarcene, a farli diventare un' esperienza positiva. Un caro amico può aiutarci a curare vecchie ferite ascoltando il nostro racconto, guidandoci a esplorarne cause ed effetti, offrendoci al tempo stesso tutta la comprensione e l' affetto che mancavano all' esperienza che ci ha traumatizzati.
    2. Quando è troppo difficile condividere con qualcun altro il nostro dolore, possiamo trovare sollievo da soli in parecchi modi.
      • A qualcuno è utile stendere un resoconto scritto dell' esperienza, scendere nei minimi dettagli, finché la ferita emotiva non risulti libera da ogni infezione psicologica.
      • Ad altri è utile disegnare certe scene del passato e poi colpirle con freccette o altro; colpire i simboli di una persona o di un avvenimento che odiano con un giornale arrotolato, dando libero sfogo verbale a tutta la rabbia e l' ostilità accumulate; oppure ancora sfogarsi tirando pugni o rompendo qualcosa.
      • Qualcuno riesce a sfogare i propri sentimenti sul campo da tennis o da calcio, suonando uno strumento, impegnandosi in un duro lavoro manuale
    A volte però, esperienze sul momento traumatiche possono diventare ricordi divertenti col passare del tempo.
    III E
            Alcune delle tradizioni che ereditiamo dal passato sono impagabili, aggiungono lustro alla nostra vita. In certi casi, invece, si tratta semplicemente di tradizioni che vengono rispettate, conservate e trasmesse per semplice affetto, irrazionalmente, nell' ipotesi che serviranno anche alla generazione successiva. Quest' ipotesi non sempre è esatta. Le tradizioni, come tante cose della nostra esistenza, devono essere studiate, accettate o respinte.
            Le tradizioni, come i comportamenti, possono opprimerci con una serie di doveri imposti e legarci a direttive che non hanno senso all' interno del modo di vita che preferiamo. Se siamo portati a osservarle e rispettarle anche se ci paiono inutili, è facile che prima ci sentiamo legati a esse, e in seguito proviamo ostilità.
            A volte dobbiamo sottrarci alle tradizioni e studiarle a fondo, tanto da permettere al lume della ragione di far luce sulle possibilità che ci si presentano. Aiutati da questo lume e dal senso della prospettiva, ci riuscirà più facile scegliere quali siano le tradizioni da seguire e quali quelle da abbandonare.
    III F
            Una volta che avremo iniziato a scaricare i pesi superflui del passato, guadagneremo nuova energia che potrà servire a dare vita a nuovi interessi e nuove amicizie. Proviamo con nuovi modi di vita. Tentiamo nuovi approcci a vecchi problemi. Siamo creativi nel tempo libero. E' il momento di aprirci a nuove idee, visitare nuovi posti, intraprendere progetti che ci hanno sempre interessato ma per i quali non trovavamo l' energia. Depositati i pesi che gravavano su di noi, ci sentiremo più leggeri, saremo sorpresi di scoprire con quanta facilità possiamo agire, con quanta libertà e spontaneità faremo tutto. Non solo avremo il tempo di godere di molte più cose: avremo anche il tempo di assaporarle assai più a fondo. Riscopriremo persone e attività che in passato erano importanti ma che abbiamo trascurato perché non avevamo mai il tempo, o perché richiedevano sforzi per noi eccessivi.
    III G
            Lasciarsi definire da certe etichette può essere un ostacolo alla crescita: "L' ho dovuto fare perché sono fatto così"; "Lo faccio sempre"; "Non lo faccio mai"; "Non posso farci niente, sono fatto così"; "Mi spiace è la mia natura". Se continuiamo ad attribuirci certe etichette, finiremo col diventare ciò che abbiamo predetto di essere.
    1. Le etichette non sono facile da togliere. Ci abituiamo, e in genere non perdiamo tempo a scoprire da dove vengono o perchè qualcuno le usi per descriverci. Semplicemente le accettiamo e, giorno dopo giorno, obbediamo automaticamente alle descrizioni che ci strutturano.
              Se vogliamo cambiare le situazioni che esse creano, dobbiamo cercare di capire in che modo siano nate queste etichette. Siamo davvero fatti così, oppure si tratta di descrizioni irrazionali usate nei nostri confronti da qualcuno che voleva divertirsi, da qualcuno che non capiva affatto cosa siamo o cosa potremmo diventare?

    2. Da dove provengono?
      Chi le ha ideate?
      Quante di queste etichette si addicono veramente al nostro io di oggi?
      Quali vorremmo scrollarci di dosso?
      C' è qualcuna di queste etichette che ci impedisce di fare qualcosa che vorremmo fare?
      Pronunciamo ad alta voce, una per una, le etichette, e cerchiamo dia analizzare le nostre reazioni nei loro confronti.
      Adesso, decidiamo quali sono le etichette da cui vogliamo "liberarci".

    3. Se crediamo di essere vittima delle nostre esperienze passate, non crederemo mai di avere il potere di lasciarcele alle spalle e di assumere pieno controllo del nostro presente. Ci arrenderemo al dolore, aspetteremo inerti la comprensione altrui per sentirci sollevati da ogni responsabilità personale. Ma non importa chi abbia creato i problemi: a soffrire saremo sempre noi.
              Nel riprendere il controllo del passato, il fattore fondamentale sarà il nostro atteggiamento. Quando cominceremo a credere di poter padroneggiare il passato, così sarà. Allora potremo decidere cosa conservare e cosa lasciar andare. ci metteremo all' opera per eliminare atteggiamenti autodistruttivi e per accrescere la nostra fiducia nella capacità di far andare la vita secondo i nostri desideri.

     

    IV
    Liberarsi
    dalle coperture di sicurezza


    IV A         Le coperture di sicurezza.
    1. Una copertura di sicurezza può essere un atteggiamento o una persona, un posto o una cosa che sia diventata un bisogno assoluto, irrazionale, al punto che una persona abbia la necessità di averla sempre disponibile per sentirsi tranquilla, importante e amata.
              La caratteristica principale di una vera copertura di sicurezza è la sua onnipresenza. Potete sempre contarci. C' è sempre. in cambio, vi chiede solo di non essere mai accantonata e vi chiede di non cambiare, di non crescere, di non avere ripensamenti su certe convinzioni infantili. Rinunciando alla vostra libertà, ottenete sicurezza.
              Un elenco sommario:
      • Prestigio familiare.
      • Possedimenti personali.
      • Amici.
      • Soldi.
      • Successo
      • La posizione del marito o della moglie.
      • I vestiti.
      • L' appartenenza a certe associazioni.
      • La casa.
      • Le doti personali.
      • Le amicizie influenti.
      • L' attrattiva fisica.
      • Il sesso.
      • I titoli di studio.
      • La fama.
    2. Così come si può rubare denaro, è possibile rubare una posizione sociale o un senso di sicurezza dalle glorie dei nostri antenati, dall' appartenenza a certi gruppi privilegiati, da amici influenti, da onorificenze, dalla macchina di lusso, dai vestiti, dal potere, dal conto in banca. Anche una chiesa, un cognome importante, una figura autoritaria possono essere coperture di sicurezza.
              Esse nascono all' esterno di noi stessi, non vengono guadagnate grazie ad uno sforzo personale. Chiunque tragga da queste fonti la propria sicurezza è condannato a vivere una esistenza di seconda mano. Sacrifica l' indipendenza personale.

    3. La dipendenza crea ostilità:
              Dipendere da fonti esterne a noi per le risposte più importanti conduce spesso all' ostilità e alla depressione. Queste fonti esterne ci offrono ciò che da esse ci aspettiamo, però non possono soddisfare sempre le nostre necessità. Quando questo accade, si crea un senso di frustrazione e di rabbia. La nostra dipendenza scatena ostilità. Quando l' ostilità, anziché trovare uno sfogo all' esterno, viene introiettata, paghiamo il prezzo di sentirci depressi. La depressione è spesso ostilità introiettata.
              Costruirsi un' identità è difficile. E' necessaria una crescita emotiva che può essere dolorosa. E' difficile decidere cosa noi siamo realmente, in contrapposizione a tutto ciò che ci è imposto dall' esterno. Per opporsi alle risposte di persone influenti occorre una dose non piccola di coraggio ma si tratta di un passo necessario, anche se non sufficiente, nel processo di crearsi un' identità.
    IV B
    1. La copertura di sicurezza a cui ci aggrappiamo per il bisogno di dare un equilibrio alla nostra vita non costituisce un' ancora salda. Se le nostre risorse principali si trovano all' esterno di noi, siamo in pericolo. Tutte le fonti esterne di sicurezza possono essere sottratte o distrutte dagli eventi o da altre persone. La nostra forza interiore è l' unica fonte su cui possiamo esercitare un controllo sicuro e da cui possiamo ottenere la sicurezza di un sostegno continuo.

    2. Scriviamo su diversi fogli di carta tutte le nostre coperture di sicurezza che ci vengono in mente. Dividiamo i fogli in tre gruppi:
      • Coperture che sono controllate da altri.
      • Coperture che potrebbero andare perse, rubate o distrutte.
      • Coperture rubate o ereditate.
      Ora studiamo i tre gruppi. Fra le coperture c' è qualcosa di positivo? Provengono tutte da fonti esterne?
              Le voci che si salveranno dopo l' analisi sono, probabilmente, fonti di sicurezza legittime, non coperture di sicurezza provenienti dal passato o da fonti esterne. Probabilmente si tratta di risorse interiori sviluppate da noi, e di cui possiamo fidarci.

    3. Dipendere da coperture di sicurezza esterne offre solo un falso senso di sicurezza. Questo falso senso potrebbe nascondere il bisogno di sviluppare capacità interiori, per cui resteremo sempre insicuri.
              Semplificarci la vita non è semplice, dato che per essere sicuri non si può dipendere da fonti esterne a sé. Le si può amare, ritenerle importanti, prenderle in considerazione, godersele e capirle, ma non si deve restarne controllati.

    4. Essere sicuri è un atteggiamento interiore di fiducia in se stessi. E' la fiducia, conquistata duramente, nelle proprie capacità di affrontare i problemi e sopravvivere. E' la fiducia di poter restare soli qualora fosse necessario, avendo a disposizione solo la forza e la saggezza interiore. E' la sicurezza che proviene dal sapere che possediamo risorse che nessuno può rubarci. E' la libertà dall' asservimento alle coperture di sicurezza.
    IV C
            Rinunciando alle coperture, come si fa a trovare la forza, l' indipendenza psicologica? Non esistono vie facili per arrivare a questo risultato; ma è improbabile che iniziare il cammino ci sarà mai più facile in futuro di adesso. Per cui, nonostante il timore e le ansietà, possiamo cominciare subito.
            Alcuni passi per liberarci dalle coperture di sicurezza:
    1. Compiliamo un elenco delle cose che abbiamo fatto bene e dei risultati importanti che abbiamo ottenuto.
    2. Congratuliamoci con noi stessi e offriamoci una ricompensa quando abbiamo preso una decisione saggia, naturalmente da soli.
    3. Ascoltiamo di più la nostra voce interiore e di meno le richieste conflittuali degli altri.
    4. Cominciamo a considerare gli aiuti esterni come un di più, non come cose di cui abbiamo bisogno.
    5. Rendiamoci conto che solo noi sappiamo cosa è meglio per noi.
    6. Rendiamoci conto che se prenderemo coscienza di noi stessi potremo sentirci soli, ma mai abbandonati.

     



    V
    Liberarsi dei miti e fantasie



    V A         Il danno di miti e fantasie:
    1. Quando partiamo da ipotesi sbagliate, in genere finiamo col sentirci frustrati e disillusi perché le cose non vanno come pensavamo. Questo è dovuto al fatto che vivendo in un certo ambiente, assorbiamo tante idee e convinzioni inesatte. Si tratta di miti e fantasie creati per dare una spiegazione razionale al dolore, per distaccarci dalla realtà quando le cose vanno male, oppure per aiutarci ad affrontare altri tipi di ansietà e problemi che si verificano di continuo. Noi accettiamo come 'verità'  questi miti e fantasie che verranno trasmessi di generazione in generazione come descrizione realistiche della natura del mondo.
             Crescere è "il processo di distruggere un' intera rete di ipotesi, regole, fantasie, atteggiamenti irrazionali e rigidi". Dolo liberandoci da queste false idee possiamo sfuggire alle illusioni che ci impediscono di diventare esseri umani adulti.
             Una certa dose di fantasie sul passato e di ipotesi sul futuro può essere utile. Le fantasie possono essere particolarmente utili quando ci troviamo in una situazione disperatamente noiosa da cui per il momento non possiamo fuggire. Ma possono essere dannosissime, diventare uno spreco assurdo di energia se si comincia a preferire la fantasia alla realtà e la piacevolezza dei sogni a occhi aperti alla spontaneità dei veri incontri con la gente. Possono privarci della capacità di entrare in contatto con noi stessi e delle risorse che la realtà offre. Possono creare danni psicologici portandoci a credere che i racconti immaginari siano realtà. Possono smorzare la percezione di ciò che ci sta attorno e quindi interferire con l' esistenza quotidiana.

    2. Quanto tempo usiamo per il fantasticare positivo e quanto per il fantasticare improduttivo o distruttivo ?
            Per diversi giorni cerchiamo di acquistare coscienza del nostro flusso di fantasia e annotiamone i contenuti.
            Quando avremo accumulato appunti per parecchi giorni, facciamoci queste domande:
      • Quali sono le mie fantasie?
      • Quando me ne servo?
      • Sono meccanismi di fuga?
      • Potrei affrontare le esperienze spiacevoli in modo più produttivo?
      • Potrei usare l' energia che investo nelle fantasie per modificare esperienze che ora non riesco ad affrontare?
      • Posso eliminare alcuni dei motivi che mi spingono a fuggire?
      • Potrei far diventare vere alcune mie fantasie?
      • Se potessi, le renderei reali?
            Per finire, studiamo gli appunti e identifichiamo le fantasie improduttive o distruttive. Non possiamo cullarci nelle illusioni, se vogliamo crescere e scoprire quanto sia eccitante vivere. Dopo aver provato quanto sia meraviglioso un vero viaggio, sognarlo ad occhi aperti ci parrà un' esperienza molto deludente. Un corpo caldo e un sorriso sono molto meglio di ogni possibile fantasia!


    V B         Miti comuni

    I miti comuni, dato che sono universalmente diffusi e sostenuti dalla fede di tanta gente, è difficile identificarli e modificarli.
            Ognuno di noi possiede una sua struttura mitica. Di solito, essa ci è inculcata, quando eravamo più soggetti a lasciarci impressionare, da persone vicino a noi, ansiose di trasmetterci il bene della loro visione del mondo e di farci condividere le loro idee preconcette. Siccome si tratta di persone importanti all' interno della nostra vita, spesso non ci mettiamo a discutere sulla validità delle loro tesi. Accettiamo semplicemente quei punti di vista, li incorporiamo nelle nostre opinioni. Ci chiediamo di rado da dove nascano, passiamo ben poco tempo a esaminarle criticamente o a studiare i risultati che hanno creato nell' esistenza di coloro che ce le hanno trasmesse.
    1. Il denaro risolve tutto. Il rispetto di sé, l' amore, la fiducia, la gioia, la creatività e altre caratteristiche che sono fondamentali per condurre una vita felice e produttiva non si possono acquistare, a prescindere da quanto vogliamo o possiamo pagare. La ricchezza superflua può acquistare solo cose superflue.
             L' idea di potersi costruire una vita a suon di soldi e se abbiamo denaro possiamo procurarci tante cose è molto diffuso nella nostra società.
    2. L' amore vince tutto. Se siamo convinti che l' amore debba risolvere tutto, ci attendono parecchie ore di disperazione. Canzoni, poesie e narrativa sostengono di continuo questo mito, ci incoraggiano ad adottare un atteggiamento del genere come soluzione alle frustrazioni e ai problemi. Poche canzoni, pochi film descrivono un amore maturo che rimane inalterato nonostante i problemi, che sono inevitabili quanto le onde del mare e i naturali alti e bassi dell' amore stesso.
    3. Certa gente è perfetta. Nessuno è perfetto. Visto che sembra impossibile raggiungere la perfezione, perchè mai tanta gente non desiste dal raggiungerla? Se vogliamo essere perfezionisti, la nostra vita non sarà facile: per quanto ci sforziamo, non riusciremo mai a fare tutto il possibile per soddisfare noi stessi e gli altri. Accettiamo la nostra umanità e la fragilità degli altri. Smettiamo di fare sempre i giudici e scopriamo la gioia di accettare la gente!
    4. Il mondo deve prendersi cura di me. Non siamo stati noi a chiedere di nascere, ma dato che siamo qui, e che esistono tante cose piacevoli, dovremmo avere la nostra parte, senza compiere il minimo sforzo e senza lavorare.
             Uno dei doveri dell' età adulta è accettare la responsabilità delle nostre vite, smettere di aspettare che gli altri ci facciano da genitori quando non siamo più bambini.
    5. Non diventerò mai vecchio. Molta gente crede di poter prolungare la loro vita acquistando parrucche, sottoponendosi alla chirurgia plastica, spostandosi all' infinito, vestendosi da giovane. Nonostante questi sforzi invecchiamo. Purtroppo, la nostra cultura centrata sul mito della gioventù porta frustrazioni e delusioni nelle vite di milioni di individui, ritrasmettendo di continuo alle giovani generazioni il falso messaggio che non si diventa mai vecchi.
    6. La risposta definitiva al significato della vita. Se vogliamo agire con creatività e coraggio, dobbiamo accettare il fatto che viviamo in un mondo imperfetto, finito, spesso impraticabile. E' difficile conoscere la verità. Quando ci accostiamo alla verità dobbiamo sempre ammettere che le nostre percezioni potrebbero essere errate. Un atteggiamento del genere non esclude l' impegno. In ogni attimo della nostra vita possiamo essere impegnati al meglio delle nostre possibilità, ma essere sempre pronti a rinunciare a questi impegni qualora dobbiamo cambiare posizione e crescere,
             Coloro che meglio si sono adattati alla vita sembrano possedere una certa elasticità emotiva, la capacità do cambiare e di adattarsi. Hanno il potere di adattarsi spesso e continuamente. Non cercano la verità o la risposta, ma semmai una crescita continua e una percezione dinamica della verità.
             Troppa gente acquista la sicurezza di troppe cose troppo presto. Questi individui non hanno né la saggezza né il coraggio di esporre a dubbi proficui le idee accettate così in fretta. Si attaccano con passione cieca alle loro certezze, e troppo spesso sono pronti a uccidere o a essere uccisi per queste certezze. E' in questi assolutisti immaturi che germoglia il germe della tragedia. La terra è stanca di sopportarli.
             Quando un uomo forte arriva a una conclusione, è perchè ha percorso la difficile strada della ragione. E anche allora sarà tollerante sulla fede di un altro, sarà pronto a confrontarla con le proprie idee. L' uomo che possieda una mente civile non ha né la vergogna né il timore di cambiare.
    7. Da qualche parte la vita è perfetta. Fin da bambini, quasi tutti abbiamo sentito raccontare che in una certa terra lontana la vita si svolge senza guai. Libri film, canzoni e tradizioni popolari rafforzano la speranza di trovare questo paradiso terrestre.
      Il mito si estende anche alla famiglia. Secondo noi, da qualche parte esiste una famiglia che gode di un' esistenza perfetta e 'normale', ed è facile paragonare questa visione di sogno con la nostra esperienza quotidiana.
            Il prezzo che paghiamo per esserci cullati in questo mito creato da noi è il tempo prezioso che si perde nell' insoddisfazione, nel disappunto perché il nostro matrimonio e la nostra famiglia non sono normali.
    8. Qualcuno dovrebbe rendermi felice. Nessun mito, forse, ha causato più infelicità di quello che sostiene che qualcun altro è responsabile della nostra felicità. Chi si aspetta che sia un' altra persona a renderlo felice, in genere aspetta tutta la vita. La felicità è una cosa che bisogna conquistare da soli.
    9. Posso fare tutto. E c faremo a pezzi nel tentativo di fare tutto ciò che gli altri vogliono farci fare. Finiremo esausti e frustrati, perché ci sono sempre più cose da fare e troveremo sempre persone che ci sommergeranno con le loro richieste.
           E una lezione difficile da imparare, ma prima o poi dobbiamo affrontare tutti questa realtà se vogliamo dare un taglio alle pressioni e vivere con un certo grado di equanimità. Tutti dobbiamo riuscire a distinguere fra le cose per cui siamo disposti a consumare le nostre energie e le cose per cui non siamo disposti; dopo di che, dovremo cominciare a dire di no alle cose che non servono ai nostri scopi. A meno di non imparare a rifiutare con gentilezza e fermezza, non solo non riusciremo a fare ciò che gli altri ci chiedono, ma non concluderemo nemmeno ciò che più ci sta a cuore.
           Se ci si preoccupa di non offendere gli altri, si finisce col vivere in base alle priorità altrui, non alle nostre.


    V C         Oltre i miti

        Uno dei modi migliori per sostituire i miti inutili è esporsi a nuove idee, nuovi modi di pensare, nuove esperienze.
    1. Prendiamo la decisione di frequentare persone che non sempre condividono il nostro punto di vista.
    2. Impariamo a discutere idee diverse dalle nostre, amabilmente, tenendo presente la possibilità che siano gli altri ad avere ragione.
    3. Esaminiamo attentamente tutte le nuove idee e siamo pronti a ridiscutere ciò che abbiamo sempre ritenuto vero.
    4. Andiamo a vedere un film o uno spettacolo di genere diverso dal solito.
    5. rechiamoci in una chiesa di religione diversa dalla nostra almeno una volta al mese.
    6. Facciamo un viaggio in posti che non abbiamo mai visto.
    7. Troviamo nuovi amici.
        In un mondo così vario come il nostro, ci sono tante cose da fare e da imparare. Avviamoci su una strada che prometta nuove esperienze e possibilità che prima non abbiamo mai sfruttato. Scrolliamoci di dosso la rigidità. Siamo più flessibili. Divertiamoci di più.

     



    VI
    Liberarsi dei giochi e falsi atteggiamenti



    VI A      GIOCHI

        Essere autenticamente umani, a volte, può essere molto doloroso. In genere, l' essere aperti e sinceri nei rapporti implica un elemento di rischio.    Le esperienze negative possono costituire un ottimo incentivo per spingerci a trovare il modo di evitare i dolori derivanti dalla sincerità. Attraverso tentativi ed errori, ognuno di noi scopre tattiche, abitudini, giochi ed atteggiamenti falsi come possibili soluzioni di fronte alla difficoltà dell' esperienza quotidiana.
    1. I giochi sono interazioni simulate che ci aiutano a tener vive le nostre fantasie e le nostre speranze illogiche. Molti di essi sono inconsci, e celano il desiderio di controllare e manipolare gli altri. Richiedono risposte fasulle, per proteggere il giocatore dalla necessità di stabilire rapporti profondi. Favoriscono l' artificialità e e distruggono, a livello di incontro umano, ogni discorso vero.
         Giocare dei ruoli che sembrano utili può inibire la crescita emotiva e lo sviluppo della persona. Chi prende l' abitudine ai giochi può perdere ogni speranza di conoscere se stesso, di comportarsi spontaneamente, di arrivare a una vera intimità nei suoi rapporti, di un comportamento vero, non artificiale.

    2. Se siamo abituati ai giochi, stimiamo e attiriamo le persone che giocano come noi, perchè non ci costringono a ripensare o modificare il modo di vivere, pensare e agire. Tra noi e i nostri compagni di gioco si instaura il tacito patto di girare sempre attorno all' essenza emotiva dell' esistenza. Grazie ai giochi, assumiamo impegni vuoti, fasulli. L' unica cosa su cui possiamo davvero contare è che gli altri non infrangeranno le regole del gioco.
           Di tipi di gioco ce n' è un' infinità: Giochi criminali, giochi di lavoro, giochi di guerra, giochi di controllo, giochi solitari, persino ... giochi di bontà.
             Ecco alcuni livelli di gioco fra i due sessi:
      1. Primo livello: 'Stuzzicare'. Si lascia intuire la possibilità di un rapporto profondo. Quando la vittima abbocca, il giocatore ritira le proprie offerte. Una volta ricevute le attenzioni che si aspettava, non appena la vittima propone un rapporto più serio lui reagirà con stupore e indignazione. Poi magari va in giro a raccontare le 'avances' che le donne gli fanno, senza mai ammettere la propria responsabilità in episodi del genere.
      2. Secondo livelloIl giocatore offre un' intimità maggiore, usa come esca una parte più grossa più succulenta di sé. chiunque sia affamato di amore e di rapporti umani è facile vittima di questo gioco. Quando la vittima abbocca il giocatore comincia a tirarsi indietro; la vittima resta confusa e ferita per l' improvviso rifiuto. Se la vittima non nasconde il proprio dolore, esponendo il giocatore alle sofferenze che ha scatenato (telefonate improvvise e disperate sul lavoro o a casa), può scatenare in lui rabbia o sensi di colpa.
            Chi intraprende un gioco a questo livello non si rende conto dei danni psicologici che procura all' altro. Si tratta di persone che conducono un' esistenza egocentrica, che badano solo a ciò che succede loro.
      3. terzo livello. Questo livello richiede un investimento emotivo di vasta portata. Il giocatore offre alla vittima una prospettiva di intimità e d' affetto totale. Sommerge la vita della vittima di sogni, speranze e promesse completamente false. Il giocatore riesce a creare un' atmosfera onnipresente, capace di tenere il cervello della vittima costantemente puntato sul rapporto.
            Quando l' altro ha abboccato, iniziano le grandi manovre. Si fanno volontariamente un' infinità di promesse, le si infrange subito. Crea un senso di attesa per cose che non accadranno mai. Altre 'doti' impiegate spesso a questo livello di gioco sono:
        • la capacità di arrivare vicinissimi al cuore della vittima, per poi ritirarsi di colpo, deliberatamente;
        • creare un equilibrio perfetto tra le espressioni d' affetto e le espressioni di indifferenza, di freddezza, che servono a creare dubbi e incertezze.
        • mescolare abilmente i doppi sensi a momenti di sincerità, di estrema apertura, finché l' altro non si trova avviluppato in una rete di confusione totale.
          E' difficile protrarre a lungo questo tipo di gioco, ma è difficilissimo e spesso stressante mettervi fine. Questo accade, in particolare, se il giocatore si accorge che ritirarsi significa danneggiare in modo serio l' altro. A volte la cosa si fa dolorosa anche per il giocatore, specialmente se la vittima ha conservato forza (cioè identità) a sufficienza per mettere duramente in discussione l' abilità del giocatore stesso.


    3. A volte, come per un soffio di giustizia poetica, chi ha continuato a giocare e ad evitare ogni coinvolgimento emotivo finisce col trovarsi solo, o perché non ha più a disposizione gente con cui giocare, o perché si è annoiato, è finalmente sazio del potere esercitato sugli altri.

          I rapporti veri, significativi, sono caratterizzati da: spontaneità, apertura, abbandono alle sensazioni, aumento dell' autocoscienza, disponibilità, fiducia, assoluta sincerità emotiva, assenza di difese patologiche, intenso senso di vicinanza, gioia alla semplice presenza dell' altro. I giochi distruggono la libertà di rapporti, creano sensi di colpa e frustrazioni, e alla lunga portano alla noia nei contatti personali che si verificano tra due persone.

    VI B      MASCHERE

       Esistono molte maschere che indossiamo per nascondere ciò che di noi riteniamo spiacevole. Così, le maschere che indossiamo per nascondere 'la parte inutile di noi' possono estraniarci da noi stessi. E' difficile misurare l' energia risucchiata da questo tipo di auto-alienazione. Come posso dividere me stesso con gli altri se non riesco ad accettarmi sino in fondo? Se ritengo di dover nascondere a me stesso ciò che è 'inaccettabile', è molto improbabile che qualcuno riuscirà mai a conoscermi al di là di ciò che ho deciso consciamente di rivelare. Naturalmente, un simile autocontrollo ha il suo prezzo. Non lascia spazio a una partecipazione emotiva spontanea o a un' espressione totalmente genuina di sentimenti che nascono dal cuore.
       Non possiamo dividere con gli altri ciò che non conosciamo. Come posso spiegare chi sono, se nemmeno io ne sono sicuro? Più accumuliamo difese per nascondere le nostre debolezze, più ci comportiamo in modo falso.
       Dato che la conoscenza di se stessi proviene dall' essere aperti, è improbabile che riusciremo mai a conoscere noi stessi se non accettiamo il rischio di condividere il nostro essere con qualcun altro. Se ci manca la conoscenza di noi, la sensazione di valere poco e i dubbi ci costringeranno a non abbandonare i giochi e gli atteggiamenti falsi che usiamo per calmare le nostre paure.

    VI C      SUPERFICIALITA'

       Un altro modo per evitare di affrontare le complessità e le delusioni dell' esistenza è rifugiarsi nella superficialità; possiamo renderci impermeabili alle aperture altrui. Chiacchierando del tempo, di fatti di cronaca o di sport, oppure di altre persone, siamo sicuri in partenza che la conversazione che la conversazione non rivelerà mai livelli profondi di esistenza interiore: né nostri, né quelli delle persone con cui parliamo. Possiamo trovarci 'coinvolti' a livello superficiale nella vita di conoscenti per anni senza mai conoscerli, oppure senza mai permettere loro di conoscere veramente noi stessi (i nostri pensieri e le nostre sensazioni).
       Lo si chiami 'solitudine esistenziale', anomia o alienazione, il 'vuoto' che al giorno d' oggi affligge tanti di noi è stesso il risultato del non conoscere a fondo gli altri e del non essere conosciuti.
       La 'fame d' amore' è ormai un problema sociale, e c' è gente che letteralmente muore di solitudine.

    VI D      CORREGGIAMOCI

       Prendiamo carta e penna e segniamo nel quadro le risposte alle seguenti domande:
    • Pensiamo che la vita ci potrebbe offrire di più, eppure continuiamo a tenere in vita giochi ed atteggiamenti falsi che costituiscono una barriera per un' esistenza piena?
    • Abbiamo mai calcolato le perdite che un comportamento del genere ci procura?
    • Abbiamo paura che i cambiamenti che dovremmo operare richiedano troppi sforzi?
    • Ci sembra troppo rischioso smettere i giochi che abbiamo deciso di condurre con noi stessi e con gli altri?
    • Ci spaventa ammettere che possiamo scegliere tra l' essere e il non essere?
    I MIEI GIOCHI
    Giochi che conduco Con chi Quando Guadagno Origine
             
             
             
             
             
             


        Accettare la responsabilità dei propri dolori e delle proprie gioie richiede energia e coraggio. All' inizio non si tratterà di un' esperienza piacevole; ma col tempo, grazie allo svilupparsi di certe capacità e della fiducia in noi stessi, otterremo benifici impagabili, sotto forma di rapporti più veri, più utili, più insostituibili.

    VI E      ANALISI FINALE

    1.    Sprechiamo enormi quantità di energia a pensare come dovremmo ristrutturare la nostra esistenza, solo che poi non ne facciamo niente. Perché non cominciare oggi? Perché non abbandonare comportamenti dannosi? Come si fa a rinunciare ai giochi e agli atteggiamenti falsi?
         Il primo passo per porre rimedio a queste situazioni è fermarsi un attimo, capire che la vita così com' è non ci piace. Abbiamo nausea di fare ciò che ci accorgiamo di fare a noi stessi. Allora saremo pronti a cercare idee costruttive e nuovi approcci all' esistenza.

    2.     Prendiamo il quadro 'I miei giochi' che abbiamo compilato:
      Capiamo i motivi per cui conduciamo questi giochi?
      Quali sono i nostri guadagni?
      Ci sono giochi che facevamo anche da bambini? Chi ce li ha insegnati?

      • Usciamo da noi stessi. Immaginiamo di essere uno spettatore esterno, magari qualcuno che ci incontra per la prima volta. Come ci troviamo? Siamo una persona vera? O falsa?
      • Tra la gente che ci conosce c' è qualcuno che ci accetta per quello che siamo? Chi?
      • Quante volte ci succede di notare la differenza tra ciò che 'dovremmo' pensare o sentire e ciò che in realtà pensiamo o sentiamo? Come reagiamo alla cosa?


          Eseguendo questi esercizi, abbiamo capito meglio fino a che punto giochi e atteggiamenti falsi ci hanno derubato dell' intimità con gli altri e di un senso di partecipazione alla realtà del mondo?

     


    VII
    Liberarsi d
    alle abitudini coercitive



    VII A     
        Le abitudini dominano la nostra esperienza. Le sfruttiamo per ripetere all' infinito la routine degli impegni quotidiani.
       E' impossibile, addirittura indesiderabile, liberarsi di tutte le abitudini. Le abitudini possono farci risparmiare tempo, evitare fatiche inutili, offrirci la possibilità di qualche sogno e fantasia costruttivi. Per contro, essere afflitti da troppe abitudini diminuisce la capacità di correre rischi, riduce notevolmente la possibilità di nuove esperienze e impedisce l' esplorazione di nuove alternative. Però queste esperienze ci sono necessarie per arricchirci, per acquisire vitalità e prospettive diverse.


    VII B      Tipi di abitudini:
    1. Abitudini e routine quotidiane.
      • Abitudini mattutine: Tutto al secondo prima di correre al lavoro.
      • Abitudini serali. Stesso orario, Stessa poltrona. Stessi programmi TV. Tutte le sere.
      • Abitudini alimentari. Pasta, secondo, bibita, frutta.
      • Abitudini nel vestirsi. Un nuovo stile o colori differenti? non mi ci vedo.
      • Abitudini nel frequentare persone e luoghi. Per settimane, mesi, anni, non frequento altri o altro.
      • Abitudini nello svago e tempo libero. Pizzeria e calcio.
    2. Abitudini percettive. In genere, il paesaggio che attraversiamo lo guardiamo con scarso interesse, e notiamo solo i cambiamenti più appariscenti, mentre un' attenzione maggiore ci svelerebbe tante caratteristiche particolari che non abbiamo mai visto. Le montagne, il mare cambiano continuamente colore; notiamo cose che vivono e crescono, come gli uccelli, il verde, le costruzioni.
    3. Modi abituali di pensare.
    4. In genere ci opponiamo alle idee nuove. Permettiamo ad altri di pensare per noi. Siamo troppo inclini ad accettare le opinioni di chi presenta le proprie idee nei mass-madia. Le loro idee dovrebbero far nascere in noi altri pensieri, ma l' accettazione supina, acritica e compiaciuta inibisce in noi sviluppi originali. Sensazione di piacere per un' esplicazione intelligente, ma l' idea viene presto dimenticata.
    5. Sensazioni abituali o emozioni abitudinarie. Di fronte a critiche più o meno costruttive reagiamo con la rabbia e la confusione. Spesso le emozioni abitudinarie portano a risposte sbagliate di fronte alle circostanze e restringono sempre di più l' autonomia di funzionamento della propria responsabilità.
          L' individuo prigioniero delle abitudini non solo si preclude la possibilità di scelta; cosa più importante, si priva di nuove esperienze, e quindi, con l' andare del tempo, anche di flessibilità e spontaneità. Nel frattempo, le capacità immaginative e creative vengono seriamente danneggiate, se non distrutte.


    VII C      Alcuni strumenti basilari per cambiare abitudini:
        Prendere appunti. Qui alcuni strumenti, metodi e programmi che potremo usare per ristrutturare o modificare le nostre abitudini. Decidiamo quale metodo, o quale combinazione di metodi, possa funzionare meglio in rapporto alle nostre abitudini.
         Perseveranza e decisione sono di primaria importanza in questo campo: Al mondo non c' è nulla che possa prendere il posto della perseveranza. Non basta il talento: nulla è più comune di uomini pieni di talento e privi di successo. Non basta il genio: il genio misconosciuto rappresenta una situazione tipica. Non basta una buona educazione: Il mondo è pieno di derelitti che hanno studiato. Solo la perseveranza e la decisione sono onnipotenti.
    1. Il metodo della decisione.
           Si identifica un' abitudine che va modificata, si decide di cambiarla, ci si mette all' opera. Sono indispensabili un certo grado di autodisciplina, uno sforzo cosciente di volontà, e un piano prestabilito d' azione. Insomma basta prendere una decisione e attuarla con la forza della volontà.
           I risultati positivi sono estremamente gratificanti perché indicano padronanza di sé e accrescono la stima di noi stessi.
           Esempio:
           Passo serate davanti alla televisione. Ho deciso di cambiare. Sulla guida TV segno i programmi di qualità e che mi interessano veramente. Vedrò solo quelli. Nel tempo libero guadagnato mi dedicherò alla lettura o a trovare gli amici.

           Il metodo della decisione è utile se la persona crede fortemente di poter cambiare una certa abitudine con poca o nessuna difficoltà. Può verificarsi un ritorno improvviso alle 'cattive' abitudini. Ma ci si corregge immediatamente, non si torna indietro.

    2. Il programma di riallenamento di base.
           E' utile in particolare per abitudini cui sia difficile rinunciare. Essenziali sono una decisione, un programma d' azione, ,' uso dell' autodisciplina e la forza della volontà. In genere, il piano d' azione è piuttosto complesso, per cui è estremamente utile scriverlo nei dettagli.
      Con questo programma si deve stabilire un sistema di premi positivi e negativi; un premio positivo dopo un certo periodo di successo nell' eliminare l' abitudine; negativo nel caso di ricadute.

      PROGRAMMA DI RIALLENAMENTO

      Obiettivo: Fare ogni mattina venti minuti di esercizio yoga, seguendo le istruzioni di un manuale yoga.


      Premi Premi negativi
      Dopo quattro giorni di successo negli esercizi: comperarmi un libro o un dvd o una compilation Alla prima mancanza agli esercizi quotidiani di yoga: una corsa su un percorso non tanto breve.
      Altri quattro giorni di successo: Biglietto per il Cinema. Altra mancanza: Percorso di corsa doppio
      Altri quattro giorni: Cena in un buon ristorante. Terza mancanza: Lavare a mano la macchina o riparare qualcosa che si è trascurato a casa.

      I programmi di riallenamento sono caratterizzati dalla combinazione di autodisciplina e di un sistema di premi ben studiato. Ad esempio il sistema di premi negativi consiste in cose che il soggetto odia fare. Però, al tempo stesso, le punizioni comportano sempre quell 'attività che era lo scopo del programma. Inoltre i premi sono dati a intervalli regolari, in modo che servano di continuo sostegno alla volontà di procedere.

    3. Lo stimolo positivo.
      Questo programma si ricollega al precedente.Però vengono eliminati i premi negativi. I successi ottenuti vengono rafforzati grazie a un sistema di ricchi premi che sono molto soddisfacenti. Si tratta, quindi, di stabilire una serie di premi da concedersi passo dopo passo, a ogni progresso.
           Due fattori sono importanti per il successo del programma di stimolo positivo:
      1. stabilire una serie di premi significativi e attraenti a sufficienza,
      2. non lasciarsi trascinare dalla fretta, ma concedersi un tempo ragionevole per arrivare al risultato di liberarsi dell' abitudine.

    4. Lo stimolo negativo.
           Questo programma è l' esatto contrariodel precedente. Si stabilisce una serie di premi decisamente negativi per ogni volta che si ricade nella cattiva abitudine. Questo metodo va adottato in particolare se ci accorgiamo che la ricaduta non è solo momentanea. Più i premi negativi ci ispirano una sensazione di avversione e repulsione, più abbiamo possibilità di successo.
           Alla minima ricaduta nella cattiva abitudine, applicare premi negativi di forte impatto emotivo, estremamente disgustosi per chi tenta di cambiare abitudini.

    5. Il distacco graduale.
           Il metodo consiste nel programmare e seguire una serie di passi molto graduali, tendenti ad eliminare l' abitudine.
      Per esempio: Levarsi l' abitudine di dover dormire con la luce accesa. Ridurre poco per volta la potenza della lampadina dell' abat-jour, sino ad arrivare al minimo possibile di watt. Poi aggiungere un foglio di carta. E quindi un foglio di giornale. In alcune settimane, ridotta a zero la luce, si riesce a dormire tranquillamente al buio.
           Molti di coloro che sbagliano nel programma di distacco graduale sbagliano per impazienza. Si tende a voler accelerare eccessivamente i risultati, il che in genere conduce alla catastrofe.

    6. Il programma di sostituzione.
           La caratteristica principale del programma di sostituzione sta nel sostituire, su base temporanea, la vecchia abitudine con una risposta nuova.
           Trovare un surrogato accettabile e piacevole per la vecchia abitudine (cambiare i troppi caffé con succhi di frutta, ecc. ) è un fattore essenziale per il successo di questo programma.Poi eliminare anche il surrogato.

    7. L' approccio totale o olistico.
           Questo programma consiste nell' usare una dei programmi precedenti, oppure una combimazione di programmi, e al tempo stesso portare altri cambiamenti nel nostro modo di vivere. In molti casi, questi cambiamenti sono utili, favoriscono l' abbandono delle cattive abitudini. Un atteggiamento nuovo spesso facilita risposte nuove e diverse. Alcuni dei cambiamenti possibili sono:
      1. un cambiamento di dieta o di abitudini alimentari,
      2. cambiamenti nel campo degli svaghi,
      3. cercare nuovi amici o conoscenze,
      4. partecipare a un gruppo di volontariato,
      5. risistemare una o più stanze,
      6. concedersi una minivacanza o un viaggio,
      7. cercare il maggior numero possibile di nuove esperienze.
           Portare ulteriori cambiamenti nella nostra vita mentre stiamo cercando di liberarci da una o più abitudini sembra facilitare le cose. Per questo, un programma totale offre molti vantaggi.

    8. Il gruppo amici di sostegno.
           Frequentare gruppo di amici di sostegno può essere utilissimo quando si pratica uno dei programmi descritti prima.
           Confidare le proprie intenzioni e i progressi, lasciarsi incoraggiare e complimentare. Il gruppo di amici è utilissimo quando comincia a vacillare la decisione di tener duro o si raggiunge un punto critico. Il gruppo di amici di sostegno è uno dei modi migliori per garantire il successo di un programma di cambiamento di abitudini.

    VII D      Alcune abitudini particolarmente nocive.
          Le abitudini relative a quattro settori della nostra esistenza sono di importanza estrema perché influenzano la salute e il benessere generale e perché sono estremamente difficili da abbandonare o cambiare. Le abitudini relative all' alimentazione, alcool, al fumo, e al sesso hanno una cosa in comune: rappresentano altrettanti piaceri basilari dell' esistenza.
          Gli pseudopiaceri sono esperienze relativamente smorzate e devitalizzate che tuttavia passano per veri piaceri.
          Uno dei motivi maggiori della proliferazione di pseudopiaceri è l' affermarsi della routine, dell' abitudine. Il piacere di quella che all' inizio era un' esperienza vivida diventa sempre meno intenso, ma la forza dell' abitudine ci induce a non smettere. Alla fine, la molteplicità di attività di routine forma una rete molto robusta.
          essa ci avvolge fino al punto che se anche ci accorgiamo che qualcosa non va, non vediamo più soluzioni alternative. non riusciamo a trovare la spontaneità per intraprendere vie nuove. La continua esposizione agli pseudopiaceri sembra produrre una riduzione graduale ma estremamente seria della capacità di produrre veri piaceri. Arriviamo a pensare che la vita abbia poco da offrire, perché esistono pochissimi piaceri o perché i piaceri hanno un grado minimo d' intensità.
    1.       Abitudini alimentari.
            Sicuramente, pochissimi di noi hanno patito la fame, hanno mangiato dopo essere stati spinti dalla fame a cercare il cibo; ma è l' abitudine che ci spinge ogni giorno a mangiare e bere una certa quantità di cibi e bevande che hanno effetti notevoli sulla nostra salute. Molti problemi di salute sono causati da iperalimentazione e mancanza di esercizio fisico. Da un cambiamento di abitudini in questo campo, ne può derivare un miglioramento della salute e della vitalità, nonché un prolungamento dell' esistenza.
            Ecco dei suggerimenti per cambiare le proprie abitudini alimentari.
    2. Prendiamo un libro che parla di alimentazione e di diete. Scegliamo una dieta, dopo esserci assicurati che ne sia autore un professionista competente, e seguiamola con la massima fiducia.
    3. Il gruppo di amici o familiari che ci sostengano è utilissimo in questi casi
    4. L' approccio totale o olistico garantisce i risultati migliori.
    5. Mangiamo solo quando abbiamo fame. Stare attenti a questo, spesso consumiamo grandi quantità di cibo senza nemmeno avere fame.
    6. Offriamoci piaceri nuovi, diversi dai soliti, per compensare la perdita di piaceri che di solito deriva dall' intraprendere una dieta.
          Per acquisire abitudini alimentari più sane e per iniziare un semplice programma di riduzione di peso, facciamo così:
    1. Acquistiamo una tabella delle calorie, e usiamola!
    2. Teniamo un "diario dei consumi" e registriamo tutto il cibo e le bevande che consumiamo quotidianamente, diviso in tre gruppi:
      Quando: l'ora in cui mangiamo o beviamo.
      Dove: Il posto in cui mangiamo o beviamo.
      Quantità: quanto mangiamo o beviamo; cioè: abbiamo veramente fame?
    3. Usiamo questi stratagemmi:
      1. Raddoppiamo il periodo di tempo che impieghiamo a mangiare, mastichiamo ogni boccone per il doppio di tempo del solito. Così resteremo più soddisfatti e il corpo potrà utilizzare meglio il cibo. Sentiremo il bisogno di mangiare meno.
      2. Finito di mangiare, alziamoci da tavola. Se restiamo a guardare gli altri, ci verrà voglia di mangiare ancora. Si tratta di una reazione automatica.
      3. Riduciamo gradualmente ed eliminiamo gli spuntini fra i pasti. In genere soddisfano il bisogno di piaceri sensuali, non è vera fame. Aver fame è diverso dal voler mangiare un certo cibo. Impariamo ad accorgerci della differenza. Mangiamo solo quando abbiamo fame.
      4. Per far sembrare più grande la nostra porzione di cibo, mettiamola in un piatto più piccolo. Nonostante sappiamo benissimo che la porzione è identica a quella servita in un piatto più grande, avremo la gradita sorpresa di rimanerne più soddisfatti.
      5. Analizziamo i nostri consumi usando il "diario del consumi e la tabella delle calorie. Assicuriamoci di seguire una dieta ben bilanciata. Se necessario, aggiungiamo vitamine. Identificati i cibi ad alto contenuto calorico, scriviamo un elenco e sistemiamolo sullo sportello del frigorifero o ben un vista in cucina. Elenco: "Cibi pericolosi" o "Cibi che minacciano la mia salute".
      Coinvolgere altre persone nel seguire la dieta, il cambiamento delle abitudini riesce meglio.
  •       ALCOL
          In genere fumare e bere sono attività che si svolgono in un contesto sociale. Si pensa che diano un "tono", che indichino un individuo sofisticato e a proprio agio nell' ambiente, sono associate all' idea del rilassamento, del piacere, della gioia, dello svago. Questa combinazione di fattori è fondamentale per capire la vasta diffusione degli eccessi nel campo del bere e del fumare e la difficoltà che incontriamo nel dominarne le abitudini.
          I danni che che il corpo umano subisce per l' abuso di alcol sono dimostrati. I tessuti cerebrali di un alcolizzato sono così deteriorati che anche un profano vede immediatamente la differenza. Basta un bicchierino a uccidere milioni di cellule cerebrali.
          L' uso continuo di alcol scatena un processo di condizionamento profondo. L' idea di bere viene associata a quella di rilassarsi, divertirsi, sentirsi liberi. Dopo un pò, il soggetto trova difficoltà a raggiungere questi stati di benessere senza ricorrere all' alcol. Si è stabilita una dipendenza psicologica senza che la persona interessata se ne sia resa conto. Alla fine la cosa si ritorce contro la salute emotiva del soggetto, che divenyta sempre meno capace di sentirsi a proprio agio in presenza degli altri, di stare bene, di godersi a pieno la vita se non beve qualcosa. Questo insidioso stato di dipendenza emotiva si riscontra anche nell' uso di tabacco e droghe come la marijuana, la cocaina, e altre.
          Beviamo pure ogni tanto qualcosa in compagnia, ma chi usa abitualmente l' alcol durante la settimana e invariabilmente nei giorni liberi ha stabilito dipendenza dall' alcol. Per liberarci rileggiamo i vari programmi illustrati in questo paragrafo e scegliamo quello che secondo noi funzionerà meglio. Comunque ecco alcuni consigli.
    1. Cerchiamo libri che parlino di alcolismo e dipendenza da droghe. Potremo trovare u n' idea o un sistema adatti al nostro caso.
    2. Saltare i pasti fa aumentare la voglia di bere.
    3. Nei momenti di stanchezza cresce il desiderio di bere. Se si è stanchi e affamati, si sente il bisogno di riprendere energie, e si tende a usare l' alcol come corroborante.
    4. Stendiamo un elenco delle cose che ci piace fare, e facciamole. E' un fattore molto importante se stiamo cercando di liberarci dall' abitudine di bere.
    5. Concediamoci tutti i veri piaceri possibili.
    6. Pensiamo a come evitare la tentazione di ( o l' invito a) "bere un goccio". Gli altri ci accettano anche se non beviamo.
    7. Teniamo un diario quotidiano e scopriamo in quali momenti o circostanze è più forte il bisogno di bere.
    8. Usiamo il metodo dell' "interruzione di sequenza". Scriviamo nei minimi dettagli le azioni che ci portano al bere. Esempio:
            - mi siedo davanti al televisore.
            - mi alzo, vado in cucina.
            - prendo l' apribottiglia e apro la bottiglia.
            - mi rimetto a sedere e bevo la prima sorsata.
      Modificando una sola delle sequenze, si possono ottenere risultati decisivi. Per esempio diamo in custodia alla moglie l' apribottiglie, e sarà facile smettere di bere le quattro o cinque bottiglie per sera.
          Se siamo in dubbio circa l 'esistenza di un serio problema con l' alcol, è estremamente probabile che il problema esista.

  •       FUMO
          A prescindere dai danni alla salute[!], alcuni dei processi psicologici legati a quest' abitudine hanno ricevuto scarsa attenzione. Molti fumatori sono prigionieri di un sistema di condizionamento. All' interno di questo sistema, l' idea di fumare si associa a uno scarico di tensione e a una bassa soglia di piacere. Quest' ultima componente rafforza e rimotiva l' abitudine. perché, come già detto, in genere l' esistenza è scarsa di piaceri.
          Il risvolto più insidioso e psicologicamente dannoso è che il soggetto sa che fumare è dannoso alla salute. E siccome l' organismo umano tende al benessere e alla sopravvivenza, l' abitudine del fumo crea conflitti profondi, a livello di emozioni inconsce. Una parte della persona dice:" Voglio vivere e sopravvivere", e l' altra parte ribatte:"Però io continuo a fumare, il che mette in pericolo la mia salute e abbrevia la durata della mia esistenza". E' molto probabile che, col tempo, questa dicotomia corroda e danneggi la "voglia di vivere".
          Milioni di persone ogni anno cercano di smettere di fumare, e Mark Twain diceva:"Smettere di fumare è facilissimo. Io avrò smesso una cinquantina di volte".
          La dipendenza fisiologica nei confronti della nicotina, può diventare forte come se si usassero droghe. Per non perdere efficienza, diventa necessaria, a intervalli più o meno regolari, una "iniezione di nicotina". E' l' insieme di dipendenza psicologica e fisiologica che rende così difficile smettere di fumare.
          Alcuni suggerimenti:
    1. Ci sono libri che insegnano tecniche per perdere il vizio di fumare. Scegliete una tecnica e seguitela fino in fondo.
    2. Rileggete qui la parte dedicata ai programmi per cambiare abitudini. Sceglietene uno. E se le persone che decidono di fumare sono due le possibilità di riuscirci si moltiplicano.
    3. "Quali altri piaceri veri posso offrirmi mentre cerco di smettere di fumare?". Esempio: Mi piacciono le olive, verdi, nere, appassite, al forno, ecc.
    4. A causa del bisogno organico di nicotina, è importante smettere di fumare poco per volta. Esistono bocchini particolari che permettono di ridurre, settimana per settimana, le dosi di nicotina assorbite. Così, il distacco può avvenire gradualmente, senza traumi.
  •       ABITUDINI SESSUALI
          L' abitudine è uno dei fattori che creano i problemi sessuali che affliggono tante coppie. E, se anche non esistono problemi sessuali, quasi tutte le coppie sfruttano solo un minimo del proprio potenziale sessuale.
          In genere, le abitudini sessuali vengono tollerate da entrambi i partner per un buon periodo di tempo grazie al piacere collegato all' attività sessuale. Ma quando entrambi i partners sanno già cosa aspettarsi, l' effetto della routine e dell' abitudine sessuale è la lenta erosione della qualità del piacere sessuale.
          Alcuni tipi standard di abitudini sessuali:
    1. Uno o entrambi i partner chiedono o iniziano l' attività sessuale sempre allo stesso modo.
    2. Per giungere a una certa pratica sessuale, l' uomo o la donna seguono una serie di fasi prestabilite.
    3. Le posizioni del rapporto tendono a essere sempre le stesse.
    4. Giochi e rapporti sessuali si svolgono solo a letto o in camera da letto.
    5. I rapporti si verificano in genere in certi giorni e a certe ore.
    6. La comunicazione, nel corso del rapporto, è assente o stereotipata.
          Prima o poi, uno o entrambi i partner si accorgono che le abitudini hanno danneggiato in maniera estrema la loro vita sessuale. Purtroppo è raro che la cosa venga discussa francamente. Ma accorgersi di questo stato di cose significa, riuscire a introdurre cambiamenti e una maggiore spontaneità nella propria vita sessuale.
          Alcuni utili suggerimenti:
    1. Comprare un manuale sessuale e provare alcune delle pratiche descritte.
    2. Visto che si è in due il gruppo di sostegno è già formato. Si discute assieme di come ci si può aiutare a vicenda per rendere più soddisfacente la propria vita sessuale.
    3. Provare nuove posizioni, nuovi posti, nuovi orari per i rapporti sessuali.
    4. Escogitare un modo per comunicare prima e durante il rapporto sessuale. Proviamo la comunicazione non verbale, oppure il contrario.
    5. Discutere queste domande:
            - Come possiamo rendere il sesso più divertente? Più spontaneo? più liberatorio?
            - Come possiamo rendere più creativa e avventurosa la nostra vita sessuale?
          Ma il sesso non è tutto. Non è che una donna debba fare cose strane, balorde, per non essere tradita dal marito. non c' è bisogno di ricoprirsi di panna o di provare dieci posizioni differenti.
    Il piacere sessuale sembra essere più basato sulla rispettiva capacità di dare, offrire, amare ed essere totalmente disponibili con l' altro che non sulle capacità sessuali. All' interno della nostra cultura, l' esaltazione delle capacità sessuali ha un' importanza esagerata. Siamo arrivati a far coincidere l' intimità col sesso; non comprendiamo più che esistono molti modi di esprimere l' interesse sessuale al di fuori del coito, e molti tipi di intimità al di fuori di quella sessuale.
          Ecco dodici livelli di intimità che possono servire a migliorare molti rapporti:
    1. Intimità sessuale: - vicinanza erotica o orgasmatica.
    2. Intimità emotiva: - vivere sulla stessa "lunghezza d' onda" dell' altro.
    3. Intimità estetica, - condividere la percezione del bello.
    4. Intimità intellettuale: - condividere il mondo delle idee.
    5. Intimità creativa: - condividere atti creativi.
    6. Intimità ricreativa: - condividere l' uso del tempo libero.
    7. Intimità lavorativa: - condividere gli stessi compiti.
    8. Intimità di crisi: - sentirsi vicini nell' affrontare problemi e dolori.
    9. Intimità di conflitti: - combattere e vincere assieme le battaglie col mondo esterno.
    10. Intimità di scopi: - condividere gli stessi obiettivi nell' esistenza.
    11. Intimità spirituale: - credere negli stessi significati trascendenti dell' esistenza.
    12. Intimità di comunicazione: - fonte di ogni tipo di vera intimità.
          Se manca la capacità di comunicare e di condividere le emozioni, è improbabile che una relazione possa sopravvivere. Ai nostri rapporti sessuali chiediamo qualcosa di più che non la semplice liberazione da una tensione; se la nostra vita sessuale si fa noiosa, più che nuove tecniche e nuove posizioni, abbiamo bisogno di favorire altri tipi di intimità all' interno del nostro rapporto.
  •  

    VIII
    Analisi delle abitudini



          Cambiare abitudini è uno dei modi migliori e più significativi per portare nella nostra vita una nuova spontaneità, nuovo piacere, nuova vitalità. E' un' impresa che ci darà nuove dimensioni di libertà e d' energia!
          Le abitudini sono comportamenti o azioni che si ripetono automaticamente, involontariamente o ritualmente di giorno in giorno. Alcune abitudini servono a farci risparmiare tempo. Ma troppe abitudini costringono e limitano la spontaneità e la creatività.

    Mappa analitica delle Abitudini

    Abitudini mattutine:
    Come sviluppare
    il mio potenziale
    Abitudini lavorative:
    Come sviluppare
    il mio potenziale
    Abitudini legate
    all' alimentazione,
    all' alcol e al fumo:

    Come sviluppare
    il mio potenziale
    Abitudini pomeridiane:
    Come sviluppare
    il mio potenziale
    Abitudini ricreative
    e del tempo libero:

    Come sviluppare
    il mio potenziale
    Abitudini serali:
    Come sviluppare
    il mio potenziale
    Altre abitudini:
    Come sviluppare
    il mio potenziale

          Sotto ogni voce a sinistra della tabella scrivere tutte le abitudini che vengono in mente, anche in più fogli di carta, e non usare il lato destro della tabella.
          Rileggere l' elenco, studiare ogni sezione e porsi queste domande:
    1. Cambiare certe abitudini o routine ci sarebbe di aiuto?
    2. Quali cambiamenti di abitudini ci farebbero sentire più vivi, più spontanei? più vivi di energia?
    3. Quali cambiamenti di abitudini ci farebbero godere più a fondo la vita
    4. Quali cambiamenti ci aiuterebbero a sfruttare a fondo il nostro potenziale?
          Ora nella colonna di destra, scriviamo le cose che potrebbero aiutarci a sfruttare a fondo il nostro potenziale alla luce delle domande precedenti.