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I
Liberarsi dalle pressioni esterne
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I A
1
Nella nostra cultura, uomini e donne sono costretti a scegliere
fra valori in contrapposizione, spesso agli antipodi.
E' meglio: il successo in casa o il successo sul lavoro?
Dobbiamo dare il meglio di noi stessi sul lavoro e al
tempo stesso tenerci in buone condizioni fisiche; mantenere
una discreta sensibilità interpersonale e al tempo stesso
essere abbastanza aggressivi da produrre; sentirci sensibili
e al tempo stesso inflessibili.
Maschi e femmine vengono spinti a esercitare i propri talenti,
a essere attivi in campo religioso e politico, a tenere
in esercizio corpi e menti. E' una spirale che ci avviluppa
tutti. E' raro che, tra un impegno e l' altro, troviamo
il tempo di fermarci, di chiederci chi siamo, cosa stiamo
facendo. C' è pochissimo tempo per decidere, e quindi
ancor meno possibilità di "lasciar andare". La nostra
esistenza diventa una serie di frammenti, la qualità
della nostra vita ci lascia sempre più insoddisfatti.
Azione:
Descrivere ed elencare, con poche e brevi frasi la natura delle
pressioni e degli impegni provenienti dall' esterno
(casa, lavori domestici, familiari, amici e vicini,
animali domestici, solitudine ecc. ecc.).
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I A
2
Come trovare il tempo per se stessi? Sulle ventiquattrore di
una giornata, ne trascorriamo dieci o più impegnati
nel lavoro. Otto ore fra sonno, mangiare, eccetera.
Restano circa sei ore da dividere fra le responsabilità
della famiglia, le altre persone importanti, le attività
del tempo libero, e noi stessi. Sembrerebbero abbastanza,
ma non lo sono mai. E se, per una volta, ci trovassimo
al termine della giornata con sei ore a disposizione?
Cosa ne faremmo? Sapremmo usarle in maniera costruttiva,
oppure la nostra disorganizzazione è ormai talmente
radicata che ci troveremmo spersi con tanto tempo libero?
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I A
3
La nostra vita ha tre dimensioni: casa, lavoro e tempo libero.
Ognuna di esse ci porta la sua parte di pressioni ed
impegni. E' indispensabile analizzare la natura di queste
pressioni e prendere provvedimenti per farle diminuire.
Conviene chiederci perchè subiamo tante pressioni e abbiamo così
poco tempo libero. Se riusciamo ad effettuare anche
un solo cambiamento, spesso si mette in moto una reazione
a catena: eliminata una pressione, è facile che si riesca
a farne scomparire anche altre.
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I B
1
Disegno del Campo Totale di Pressioni:
Disegniamo su un foglio di carta le pressioni e gli impegni,
convergenti da ogni lato, con freccette di dimensione
e spessore differente, che indichino l' intensità e
la priorità delle pressioni.
Già l' atto di disegnare fa spesso nascere nuove prese di coscienza,
nuove intuizioni.
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I B
2
Disegniamo in modo spontaneo senza rifletterci troppo. Includiamo
il maggior numero possibile di pressioni ed impegni.
Finito, guardiamo il disegno. Cosa ci dice? Abbiamo
identificato ed indicato tutte le pressioni o ce ne
vengono in mente altre da aggiungere? Completiamo il
disegno finché non proviamo la certezza di aver identificato
tutte le pressioni possibili.
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I B
3
Importante: Non parlare con alcun altro prima di aver finito
sia il Disegno delle Pressioni sia il lavoro di identificazione
delle Fonti delle Pressioni e della loro Intensità.
Cercare aiuto prima di aver affrontato da solo ciò che
abbiamo scritto significa saltare una fase cruciale
del processo.
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I B
4
Tre fogli di carta. Intestarli: "Pressioni ed impegni
casalinghi". "Pressioni ed impegni di lavoro", "Pressioni
ed impegni del tempo libero".
Senza consultare il Disegno del
Campo Totale di Pressioni scrivere sui tre fogli il
più in fretta possibile, tutte le pressioni e gli impegni
che provengono dai rispettivi ambiti.
Completata l' opera, prendere il Disegno del
Campo Totale di Pressioni e confrontarlo con i tre elenchi.
Se sul disegno sono individuati pressioni ed impegni
che non compaiono sulle liste, aggiungerli. Viceversa,
aggiungere al disegno eventuali pressioni presenti soltanto
sulle liste.
Ora, usando come guida il Disegno del
Campo Totale di Pressioni, studiamo le frecce e gli
altri simboli che abbiamo tracciato. Quali esprimono
un' intensità o forza maggiore? Quali appaiono di scarsa
importanza? Esaminiamo con attenzione le tre liste,
e di ognuna scegliamo le tre voci che ci sembrano indicare
le pressioni più forti su di noi. Numeriamole in ogni
lista da uno a tre, indicando col numero uno l' intensità
maggiore. A questo punto, abbiamo identificato le nove
pressioni e impegni che maggiormente condizionano la
nostra esistenza.
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I C
Pressione e impegni casalinghi.
I C 1
Idea: Dividiamo con i familiari e le persone intime
le pressioni più forti che avvertiamo in casa. Chiediamo
il loro aiuto. Potrebbe essere difficile, ma continuare
a sopportare queste pressioni potrebbe consumare un'
energia superiore a quella che ci occorre per ottenere
l' aiuto degli altri.
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I C
2
Idea: In letteratura la casa è stata spesso descritta
come "il rifugio dove riposare", "il porto che ci protegge
dalle difficili tempeste della vita". Per molti di noi
, però, la casa è un posto pieno di problemi, che ci
sottopone a continui impegni e pressioni. Ma proprio
perchè la casa è descritta in termini così idealistici,
a volte esitiamo ad ammettere che non siamo riusciti
a creare all' interno della nostra famiglia tanta pace
e serenità. Come conseguenza, possono nascere sensi
di colpa ed il timore di essere incompetenti. Il timore
ed il senso di colpa potrebbero privarci di energie
e isolarci da risorse utili per aiutarci ad eliminare
le pressioni.
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I C
3
Idea: Se alcune pressioni vengono create da fattorie
impegni economici, possono esserci utili parecchie alternative.
Se il problema è quello di stendere un bilancio preventivo,
chiediamo l' aiuto di qualcuno che ne sia capace. Se
non siamo bravi nello stendere un bilancio può servirci
l' assistenza di un esperto:
Fiscalisti,commercialisti e affini, il cui mestiere
è proprio quello di risolvere problemi economici.
Molte compagnie di assicurazione dispongono
di tabelle che insegnano a stendere al meglio un
bilancio preventivo per la casa.
Dietro richiesta, anche alcune facoltà di scienze
economiche inviano informazioni del genere.
Si possono trovare ottimi aiuti tra amici e
conoscenti. Chiedendo, probabilmente scopriremo
qualcuno di fiducia disposto a dividere con noi
le proprie conoscenze
Per discutere di problemi economici, ecco alcune domande
essenziali in ordine d' importanza:
- In quanti e quali modi possiamo realizzare
nuovi introiti?
- Quali spese superflue possiamo ridurre?
- Come possiamo usare e investire i nostri
guadagni attuali?
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I C
4
Idea: Durante la settimana troviamoci qualche ora tutta
per noi. Queste sono le nostre ore per rigenerarci.
Usiamole per fare qualcosa che abbia un valore speciale
per noi. Fare qualcosa che ci piaccia è un compito essenziale,
perchè non riusciremo mai a soddisfare le esigenze altrui
se prima non abbiamo soddisfatte le nostre. Si resta
sorpresi nel vedere quanta energia scaturirà semplicemente
all' idea di poter fare qualcosa di nostro gusto.
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I C
5
Idea: Se la conduzione della casa è fonte di pressioni,
proviamo a:
Stabilire che certi compiti vengano
eseguiti da certi membri della famiglia in giorni
prefissati.
Lasciare che altri membri della famiglia
si assumano il compito di fare da supervisori
per alcune cose, anziché sentire sulle nostre
spalle la responsabilità di tutto quello che
succede in casa. Lasciar perdere certi compiti
non solo rende più liberi noi, ma offre ad altri
la possibilità di sentirsi coinvolti nell' andamento
della casa.
Fare un paio di lavoro in comune ogni
una o due settimane. In questa occasione tutti
devono lavorare. Dopodiché, si potrebbe celebrare
con un bel dolce o una pizza, in un' atmosfera
di festa. In questa maniera si può concludere
davvero molto!
Combattere la noia dei lavori casalinghi
stabilendo un sistema di rotazione per determinati
compiti. Tutti si sentirebbero liberi dalla
monotonia della ripetizione.
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I D
Pressione e impegni di lavoro.
I D 1
Idea: Il nostro modo di comunicare potrebbe essere
influenzato dalle pressioni che avvertiamo sul lavoro.
Molta energia viene sprecata nel risolvere incomprensioni
personali e problemi creati da una comunicazione sbagliata
o fraintesa. Quale la frequenza della nostra comunicazione;
è abbastanza frequente? E' troppo chiusa o troppo aperta?
Tendiamo a dire troppo o troppo poco quando scriviamo?
E verbalmente? Ascoltiamo l' opinione di qualcuno; se
necessario frequentiamo un corso specializzato.
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I D
2
Idea:Facciamo un inventario dei nostri talenti, capacità
e risorse. possediamo qualche dote che non usiamo sul
lavoro? In genere tendiamo a dividere in compartimenti
ben separati le nostre capacità, a ritenere che alcune
si possano usare solo sul lavoro, altre solo in attività
sociali, di scuola, di quartiere. Potremmo sfruttare
sul lavoro alcune di queste doti che teniamo per la
casa e per il tempo libero, o viceversa?
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I D
3
Idea: Uno dei modi migliori per affrontare le pressioni
e gli impegni del lavoro consiste nel creare nuova energia
e vitalità nella propria esistenza. Energia e vitalità
si generano partecipando ad attività e interessi che
siano soddisfacenti per noi. provengono da un cambiamento
di ritmo generale o da un buon periodo di riposo: un
lungo weekend di relax e divertimento, o, meglio, prendiamoci
una o due settimane per rigenerare le nostre energie.
Usiamo l' energia accumulata in questo periodo per affrontare
i problemi di lavoro. Un cambiamento di ritmo simile
non è un lusso. E' una necessità per tenere al massimo
i nostri livelli di energia.
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I E
Pressione e impegni del tempo libero.
I E 1
Gli impegni sociali rimandati creano pressioni. E si
possono dividere in tre categorie in base al tempo:
Impegni correnti: sentiamo la voglia
o il bisogno di vedere qualcuno, ma non avvertiamo
pressioni particolari.
Impegni rimandati: c' è una certa pressione
perchè avremmo dovuto fare questo o quello con
qualcuno.
Impegni rimandati da tempo: ci turbano
molto, perchè continuiamo a rinviarli e sentiamo
il bisogno di sistemare la cosa.
Facciamo un elenco di tutti i nostri impegni sociali
e annotiamo a fianco se sono correnti, rimandati o rimandati
da tempo.
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I E
2
Idea: Riflettiamo su come passiamo il tempo del divertimento
e dello svago. Quante delle cose che facciamo sono poco
o per nulla divertenti? Concentriamoci sulle attività
che ci procurano piacere e gioia considerevole. Lasciamo
perdere il resto.
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I E
3
Idea: Uno dei paradossi della nostra epoca è che le
feste, le riunioni mondane che dovrebbero essere fonte
di piacere, divertimento, rilassamento e ritempramento,
spessissimo non fanno che aumentare le pressioni, l'
artificiosità e il disagio dell' esistenza. Proponiamoci
di invertire questo processo. Oggi, molta gente organizza
feste in comune con amici e vicini. L' idea è quella
di dividersi i preparativi e le spese e di offrire agli
ospiti la possibilità di incontrare facce nuove. Discutiamo
tutti gli aspetti della festa in comune. In genere organizzare
assieme una festa significa più tempo per godersela
e meno lavoro per gli ospiti.
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I E
4
Idea: Se apparteniamo a troppe associazioni o gruppi
particolari che ci portano via tempo e ci fanno sprecare
energia, facciamo l 'analisi della situazione e poniamo
rimedio: Facciamo un elenco di parrocchie, associazioni,
gruppi professionali, gruppi sportivi eccetera cui apparteniamo.
Mettiamoli in ordine e chiediamoci:"quali sono più importanti
per me?". Se qualche associazione non ci interessa più,
ormai ci sembra inutile, prendiamone nota. Alla fine
riscriviamo l' elenco in base alle annotazioni fatte,
mettendo per prime le associazioni più importanti. Quindi
uscite dalla associazioni che stanno in fondo all' elenco.
Stacchiamoci poco per volta da un' associazione,
presentandoci sempre meno alle riunioni. Facciamo presente
le nostre intenzioni ai membri per informarli. Questo
distacco dolce impedisce che reagiscano male, e inoltre
ci offre la possibilità di mettere alla prova il valore
effettivo che l' associazione riveste all' interno della
nostra vita.
L' unico modo per liberarci da queste attività
che diluiscono e sprecano la nostra vita è allontanarcene.
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I F
Concludendo
Quando permettiamo che il nostro tempo venga assorbito
da attività materiali, non ci resta più nemmeno un minuto
per dare vita a relazioni significative. L' intimità
non può nascere nei ritagli di tempo.
Liberarsi dalle pressioni esterne può essere
uno dei modi meno difficili e più proficui di semplificarsi
la vita. Si guadagnano notevoli porzioni di tempo libero
e si crea una nuova sensazione di libertà.
Salvando ogni giorno ore preziose, possiamo aggiungere
anni alla vita!
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II
Liberarsi dalle relazioni logore
II A
Alcuni tipi di relazioni logore:
II A 1
- La relazione di controllo. La sua caratteristica
principale è la manipolazione di una persona da
parte di un' altra. Sia il manipolatore che il manipolato
molto spesso ignorano questo tema dominante che
condiziona le risposte reciproche. In genere, un
rapporto simile genera almeno un minimo di soddisfazione
reciproca, ed è incoraggiata dalle strutture della
nostra società autoritaria, che ci spinge sempre
a dipendere da qualcosa o da qualcuno. La relazione
di controllo è difficile da individuare e da terminare,
ma è una cosa che si può fare!
- La relazione possessiva è così diffusa
e universalmente accettata da costituire quasi una
norma. La incontriamo soprattutto all' interno dei
rapporti uomo/donna e genitore/figlio. Ci sono mariti
che pensano di "possedere" la moglie e si comportano
di conseguenza, e viceversa le mogli: "Mia moglie
sa che se vuole fare qualcosa di solito mi sta bene,
basta che prima me lo chieda", "mio marito mi ha
lasciato fare il viaggio, "Lui mi permette
sempre di fare quello che voglio", "Non sopporto
gli uomini che guardano le donne. Mi ci è voluto
un pò per far perdere l' abitudine a mio marito,
ma adesso è tutto mio".
Molti genitori sono convinti di essere proprietari
dei figli, e si comportano di conseguenza, ma in
genere, le due parti interessate si rendono conto
che il rapporto non è troppo salutare.
Il possessore ed il posseduto, per quanto ricavino
dal rapporto una certa soddisfazione, spesso intuiscono
che nuoce ad entrambi.
La relazione possessiva è una relazione logora.
liberarsene non solo semplifica l' esistenza, ma
aumenta l' autonomia, la fiducia e la stima di se;
insomma è il prologo a rapporti proficui.
- Le relazioni devitalizzate offrono soddisfazioni
dubbie. I legami che tengono uniti i due soggetti
sono tenui, ed entrambi sanno di avere in comune
pochi interessi, se non addirittura nessuno. E'
presente una sensazione di noia o distacco. La relazione
si mantiene in vita soprattutto per la forza dell'
abitudine: "Non abbiamo altro da dirci. Non esiste
più l' interesse di un tempo. Abbiamo già detto
tutto. La mia impressione è che siamo diventati
un peso l' uno per l' altro. Parliamo sempre delle
stesse cose".
Una relazione devitalizzata è sfibrante. Assorbe
e consuma energia senza che ci se ne accorga. Dobbiamo
ammettere non solo che i rapporti umani hanno alti
e bassi, ma anche che ci si può allontanare l' uno
dall' altro, diventare sempre più estranei. La vita
cambia, ci fa crescere.
- Nella relazione vampiresca una delle
due persone, a volte entrambe, sembra assorbire
l' energia dell' altra. Spesso, dopo essere stati
assieme, uno dei due soggetti si sente devitalizzato,
scoraggiato, depresso, oppure scopre che l' immagine
che ha di sé è diminuita. Viceversa, dopo l' incontro
con l' altra persona si accorge che la propria vitalità
è aumentata. Stranamente, coloro che perdono energia
talora cercano in ogni modo di tenere in vita la
relazione, anche se ne conoscono le conseguenze.
- In una relazione nevrotica Spesso si
cerca qualcuno per "completare" se stessi, partendo
dall' ipotesi sbagliata che se si trova la "persona
giusta" non ci sarà più bisogno di sviluppare in
noi certe caratteristiche. Chi si sente debole,
inerme, privo di fiducia in se stesso, cercherà
persone forti, decise, e poi si affiderà alla loro
forza per tirare avanti. Il prezzo che si paga è
un' esistenza sbilanciata, che non permette il pieno
sviluppo delle proprie potenzialità.
Le relazioni nevrotiche sono caratterizzate
da schemi rigidi che devono essere mantenuti a ogni
costo, pena la perdita del loro precario equilibrio.
Ovviamente, se una delle due persone cresce o cambia,
il rapporto è in pericolo. L' alternativa, come
è chiaro, sta nel non crescere, nel non sviluppare
o utilizzare il proprio potenziale.
Stravolgerci e limitarci per tenere in vita
una relazione nevrotica è sfibrante e controproducente.
- Nella relazione tossica uno dei soggetti
sembra possedere la triste capacità di risvegliare
o stimolare processi patogeni, o zone di disfunzione
o malfunzione, all' interno della personalità dell'
altro. Spesso, dopo una relazione col partner, una
o entrambe le persone possono lasciarsi andare ad
un comportamento autodistruttivo oppure fare cose
che feriscono altri individui che stanno loro vicino,
senza capire il perchè di un tale comportamento.
Le relazioni tossiche complicano l' esistenza
e ne sminuiscono la qualità.
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II A
2 Liberarsi
dalle immagini di relazioni passate.
Troppo spesso le immagini di relazioni
passate diminuiscono la qualità della nostra esperienza
della vita presente. Nascondono l' effettivi realtà
dell' individuo che si cela dietro le immagini stesse.
Liberarsi dalle ombre di relazioni passate
può portarci una nuova comprensione di noi stessi e
degli altri, nuove prospettive, e una nuova vitalità
davvero inaspettata.
GUIDE: Messa una persona su di un
piedistallo, ci vuol tempo perché diventi una persona
vera con cui stabilire un' amicizia. Ci si deve
liberare dell' immagine d' autorità che da anni
ci portiamo dietro.
IDOLI E MODELLI: Idealizzare una
persona, vederla perfetta e renderla metro di paragone
per la propria vita sperando di emularla, è un errore
che si pagherà con molti anni di sudditanza psicologica,
fino al giorno del risveglio: anche questa persona
era un essere umano con i suoi pregi e i suoi difetti.
FIGLI: Una tradizione familiare da
seguire, un' aspirazione non appagata di cui incaricare
i figli, o addirittura sentirsi padroni dei loro
talenti, delle loro vocazioni e carriere. Si rischia
di farsi odiare a vita. Staccarsi è difficile, ma
il nuovo rapporto che si instaura è infinitamente
migliore.
PRIMI AMORI E VECCHI AMORI: In certi
momenti si ricordano con nostalgia volti, persone,
occasioni perse. E talvolta questi ricordi condizionano
il nostro vivere presente per anni. Ma se realmente
si ripresentasse quel volto, ora con un' espressione
sul volgare; quella persona, con tanti chili di
troppo che gli pendono addosso; quella situazione
in cui, a pensarci bene, eravamo succubi, svanirebbe
ogni idea romantica tanto sospirata.
PARTNER: Osserviamo chi ci sta a
fianco, rimuginiamo, paragoniamo, ricordiamo l'
ex . . . Smettiamola con tutti questi paragoni e
godiamoci l 'amicizia di chi ce la offre.
GENITORI E PARENTI: Grandi odi, profondi
sentimenti, forti legami di intesa crescono con
noi in seno alla famiglia. Ma resteranno con noi
ovunque andiamo, chiunque incontriamo, se non decidiamo
di crescere come individui e guardare come persone
reali, fratelli e sorelle, genitori,zii e zie, cugini
e cugine.
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II A
3
Rivitalizzare le relazioni.
A volte, anziché mettere fine ad una relazione logora
può essere utile rivitalizzarla, il ché implica la presenza
di almeno quattro fattori essenziali:
Considerazione, simpatia e rispetto
reciproci. Se una delle due parti ne è sprovvista,
l' esito è molto dubbio.
Una comunicazione aperta, con l' enfasi
sull' onestà e l' interesse per le cose dell'
altro. E' indispensabile inoltre il massimo
desiderio di non usare le parole come schermi
dietro cui nascondersi.
Voglia di correre il rischio d' investire
sforzi ed energie. Come minimo uno dei due deve
essere pronto a questo; meglio ancora tutti
e due.
Voglia di accettare, in se stessi e
negli altri, crescite e cambiamenti.
Se vogliamo rivitalizzare o comunque salvare una relazione
logora, possono essere utili l' aiuto e i consigli di
qualcuno in gamba. Nulla è più scoraggiante del rimettere
in gioco i propri sentimenti per poi ritrovarsi ancora
delusi. Situazioni del genere si possono evitare servendosi
di un amico obiettivo o di un esperto in problemi di
comunicazione, per guidare e mediare i nostri sforzi.
Se non adottiamo nuovi punti di vista, nuove prospettive,
è improbabile che i nostri tentativi riescano; invece,
è facile cambiare atteggiamento con l' aiuto di un esperto.
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II B
Analisi delle relazioni.
Forse non ci siamo mai preoccupati di esaminare a fondo
la portata e la natura dei nostri rapporti con gli altri.
Ciò che scopriamo ci potrebbe sorprendere.
La mappa Analitica delle Relazioni
contiene una serie di cerchi concentrici in cui dobbiamo
scrivere il nostro nome a centro, e nei diversi cerchi
concentrici il maggior numero possibile di nomi. Completata
la mappa, conserviamola e riprendiamola il giorno successivo
per aggiungere altri nomi che possiamo aver dimenticato.
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II B
1
Analisi qualitativa.
La seconda fase delle analisi delle relazioni, l'
analisi qualitativa, considera i nomi scritti
sulla mappa alla luce di queste tre domande:
Chi mi fa sentire bene; accresce la stima
che ho di me: mi stimola; scatena la mia creatività;
mi aiuta a essere più spontaneo o intelligente;
mi fa ridere, mi fa godere la vita e me stesso?
(Persone utili) Mettere segno +
Chi ha su di me un effetto dal neutro al
negativo; mi annoia; mi induce a chiedermi quanto
valgo; mi fa sentire triste, depresso, ansioso o
arrabbiato; si aspetta sempre qualcosa di preciso;
accetta di me solo certe parti; mi fa sentire frustrato,
svuotato? (Persone tossiche) Mettere segno
x
Chi non aggiunge e non toglie niente alla
mia vita? (Persone neutre) Mettere segno
0
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II B
2
Possiamo semplificarci la vita e acquistare un esilarante
senso di libertà rinunciando alle relazioni logore,
segnate con una x. A quante persone neutre possiamo
impedire di prosciugare la nostra energia vitale? Abbiamo
abbastanza persone utili per farlo?
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II B
3
Un altro tipo di analisi delle relazioni, che molta
gente è riluttante a intraprendere, consiste nell' esaminare
i fini e gli scopi di determinati rapporti sociali.
Questa analisi di solito si limita a poche persone selezionate
a priori. La domanda-chiave è questa: Cosa ricavo dal
determinato rapporto? Alcune risposte fra le molte possibili:
Più che altro, affari; mi piace, vorrei conoscerlo meglio;
ha idee provocatorie, stimolanti, controverse; una noia;
potrebbe essere un amico, l' ho trascurato, mi aiuta
a crescere; ho smesso di vederli perché mettevano in
discussione le mie idee, il loro modo di fare mi metteva
a disagio, ma ora li vedrò più spesso, la loro influenza
può essermi utile; il rapporto con il tale non ha niente
da offrirmi, e dopo questa analisi ho deciso di liberarmene.
Eccetera . . .
|
II C
Liberarsi delle relazioni logore non è sempre facile.
II C 1
Mettere fine ad un rapporto con una persona che si conosce
da tempo non significa sempre sentirsi sollevati o felici.
E' difficile interrompere persino rapporti negativi
e deludenti, se ormai vi siamo abituati. prepariamoci
a subire l' ansietà da separazione e persino un periodo
di malessere. Più affronteremo di petto la perdita,
più la vivremo intensamente, meno soffriremo. Non soffochiamo
i nostri sentimenti. E' solo accettandoli che possiamo
superarli. Nessun lavoro di ricostruzione avviene senza
dolore. E' necessario accettare un intenso dolore temporaneo
per evitare un dolore cronico.
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II C
2
- "Cos' è più doloroso: mettere fine ad una relazione
logora, oppure ingannarsi, costringersi a credere che
abbia ancora senso, che la lealtà, l' abitudine o la
paura valgano più dell' onestà e del coraggio di dirsi
addio?"
Molti di noi sanno che è difficile
chiudere una relazione logora, ma non capiscono il prezzo
altissimo che devono pagare per portarla avanti.
Chiunque si trovi a dover decidere
se interrompere o no una relazione troverà utile rispondere
alla domanda-chiave posta prima. Ogni risposta sarà
necessariamente unica, influenzata da sensazioni e altri
fattori numerosi, irripetibili. Di solito, queste decisioni
abbracciano due aree piuttosto ampie:
Abbiamo il dubbio se ci sia lecito porre
fine a un rapporto che sembra ancora valido
per il partner.
Abbiamo paura di quello che potrà succedere
durante il processo di separazione. In questo
caso, potrà esserci utile la serie di domande
che seguono:
Tenteremmo ancora di instaurare
un rapporto, se incontreremmo oggi per
la prima volta questa persona?
La relazione ci aumenta o ci
sminuisce?
Noi cosa ricaviamo da questa
relazione
Siamo onesti con noi stessi
nei confronti di questa relazione, oppure
imbrogliamo le carte?
Una lealtà fraintesa, l' abitudine
o il timore delle relazioni altrui ci
impediscono di chiudere questa relazione?
Abbiamo il coraggio di dire
addio?
Vale la pena di rivitalizzare
la relazione?
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II C
3 Come mettere fine
alle relazioni.
La soluzione più comune è scegliere
il tempo come elemento risolutore. In
pratica, ciò consiste nel rendere sempre più labile
il rapporto, diminuendo lungo un certo arco di tempo
i contatti verbali, e/o scritti, finché non cessano
del tutto. L' altra persona si accorge di quello
che sta succedendo e collabora a sua volta. Questa
soluzione evita una spiegazione diretta, e non è
necessario chiarire esplicitamente i motivi per
cui si interrompe la relazione. Molte volte, una
delle due persone coinvolte non sa perché il rapporto
finisce.
La separazione dolce è un'
altra tecnica molto popolare. In questo caso, abbiamo
un ultimo incontro o una conversazione telefonica.
Durante l' incontro in genere viene chiarito, o
comunque lasciato intendere, il motivo per cui la
relazione ha termine. Si evitano scontri diretti,
si cerca semplicemente di rendere le separazione
il meno dolorosa possibile.
L' addio epistolare è usato
meno spesso. Esso consiste nello spiegare con una
lettera i propri motivi, dopo di che si evita ogni
ulteriore contatto.
Il confronto diretto è la
tecnica meno diffusa per porre fine a una relazione.
Si tratta di un incontro faccia a faccia per discutere
le cause e per vivere assieme le sensazioni connesse
all' addio.
L' obiettivo è chiarire le cose
una volta per tutte. la pericolosità di questa tattica
sta nel fatto che potrebbe degenerare in una discussione
ostile e aggressiva. Capace di ferire una o entrambe
le persone. Sfortunatamente, saper condurre un confronto
leale è una dote che solo pochi posseggono. E' necessario
affrontare di petto la situazione e al tempo stesso
essere attenti e aperti alle reazioni dell' altro.
Nel confronto diretto è importante
essere coraggiosi, disposti a correre rischi, sensibili.
Se ben condotto il confronto diretto finale può
aiutare entrambi i soggetti a crescere e a sentirsi
più sicuri di sé.
Il confronto costruttivo è
un' ottimo modo per mantenere l' integrità personale
e rafforzare i lati più significativi del rapporto
interpersonale, arrivando a una chiarificazione.
Senza giungere all' ostilità o alla distruttività,
si può dare vita a una discussione onesta e realistica
di ciò che è accaduto.
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II C
4 Pianificare
il distacco.
Talora è necessario mettere fine a un rapporto con qualcuno
che ha un estremo bisogno di noi. in circostanze del
genere, pianificare il distacco, in modo
che non rappresenti un fatto spiacevole o traumatico
per nessuno dei due. Una pianificazione simile richiede
in genere dalle quattro alle cinque settimane, ed è
facile intuire che comprenderà diverse fasi: Rifiuto
della realtà; espressioni di bisogno, tristezza, senso
di vuoto; ostilità o depressione; accettazione della
realtà e decisione definitiva. La nostra disponibilità
nei confronti dell' altro e la capacità di padroneggiare
gli eventi hanno una grande importanza per far si che
l' amico si riprenda in fretta dopo essere stato abbandonato.
La pianificazione inizia . . .
- Dichiarando esplicitamente che abbiamo intenzione
di troncare il rapporto entro una certa data, diciamo
nel giro di tre o quattro settimane
- Nel frattempo ci si incontra diverse volte con
l' altro, ribadire la nostra intenzione, aiutarlo
ad affrontare le sensazioni che prova all' idea
di essere abbandonato.
- Mettere fine a una relazione in questo modo
può essere un' importantissima prova d' affetto,
visto che, agendo così, riusciamo a minimizzare
nel partner la sensazione di essere respinto.
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II C
5 Concludendo.
Tenere in vita una relazione logora solo perchè ci si
sente in obbligo significa pagare non solo in termini
di tempo, ma anche in termini di salute mentale e fisica.
Porre fine a relazioni logore ci regala il tempo di
incontrare persone nuove, interessanti. La decisione
cosciente di eliminare certe persone dal novero delle
nostre conoscenze o amicizie può portare una nuova vitalità
a noi e alla nostra vita sociale.
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III
Liberarsi del passato
Troppo spesso logoriamo le nostre energie pensando
al passato, perdendoci nel "come eravamo". Portiamo
con noi il peso morto di dubbi e rimpianti su esperienze
trascorse. Ma queste esperienze sono terminate;
è impossibile cambiarle. Dobbiamo metterle da parte,
dimenticarle. Servono solo a bloccare le nostre
la nostre migliori capacità cerebrali e a privarci
dell' energia che ci servirebbe ad affrontare le
esperienze del presente.
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III
A 1
La vita non è statica; è dinamica. Vivere
significa crescere. Crescere significa cambiare, lasciare
andare certe cose. Idee, comportamenti, fedi, amici
e altre sfaccettature della nostra esistenza che ci
sono state utili a un certo stadio potrebbero diventare
pesi inutili a un altro stadio. Molto spesso questa
crescita può solo essere frutto del dolore.
Certe persone non sentono la spinta del
futuro; le cose da bambini paiono soddisfarle per tutta
la vita. Altri, invece, avvertono la necessità di crescere,
di cambiare. Essi sostituiscono idee ed atteggiamenti
superati con nuovi elementi, più significativi e utili
per affrontare la complessità della vita adulta.
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III
A 2
Il primo passo per liberarsi dalle cose
dell' infanzia sta nel prendere coscienza che vorreste
cambiare qualcosa nelle vostra esistenza. La nostra
vita non è soddisfacente come dovrebbe; talora può essere
noiosa. Le nostre esistenze mancano di vitalità. La
routine continua ha finito col far diventare assai poco
eccitante l' esistenza. Finché non proveremo sensazioni
simili, probabilmente non tenteremo di cambiare. Continueremo
nel solito modo, chiedendoci cosa sia stato a toglierci
l' energia, finendo col credere che la vita sia noiosa
e difficile per tutti.
In genere, l' autocoscienza si espande
grazie ad un' esperienza particolare, o magari facendo
una nuova amicizia. Ci accorgiamo all' improvviso che
da tanto tempo non provavamo un piacere, un' eccitazione
simili. Incontrare una persona stimolante ci fa toccare
con mano la differenza che corre tra la nostra vita
e la vita della persona che abbiamo conosciuto.
Questa presa di coscienza può portare
a un nuovo inizio.
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III
A 3
Una volta consci dei cambiamenti che
vogliamo portare nella nostra vita, dobbiamo decidere
se proseguire o meno in quella direzione. Dev' essere
una decisione che ci dia l' energia necessaria ad effettuare
i cambiamenti di rotta che desideriamo.
Del passato ci trasciniamo dietro un
sovraccarico di pesi emotivi. L' accumulo è così lento
che non riusciamo ad accorgerci di quanto di quanto
sia pesante il fardello, di quanta energia, che potremmo
usare in altre attività, esso ci derubi. Se vogliamo
tornare padroni della nostra energia, dobbiamo scaricare
i pesi inutili, improduttivi, del passato.
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III
A 4
Esistono ricordi, lezioni e relazioni
positive che hanno dato radici alla nostra vita e che
alimentano di continuo la crescita ed il senso di benessere.
E' importante saper distinguere fra questi elementi
positivi del passato e quelli invece che hanno avuto
un effetto negativo sulla crescita emotiva. Troppo spesso,
errori o esperienze micidiali hanno forza nella nostra
vita presente solo perché perdiamo tempo a riviverli.
Riviviamo di continuo le sconfitte le delusioni, le
varie sensazioni di essere stati respinti.
Avremo pur commesso degli errori, avremo
fatto del male a noi stessi o ad altri; ma se non è
possibile fare qualcosa di costruttivo per le ombre
che infestano i nostri pensieri e rendono frustranti
le nostre giornate, dobbiamo mettere da parte i ricordi.
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III B Liberarsi
dei pesi del passato.
III B 1
Per iniziare in processo di scegliere
tra buono e cattivo potrà esserci utile la Mappa dei
Pesi del Passato. Scriviamo gli atteggiamenti e i comportamenti
di cui vogliamo disfarci. Individuati i problemi, ci
sarà più facile sradicare atteggiamenti e comportamenti
inutili che ci hanno rubato energia per tanto tempo.
All' elenco di pesi descritto
nella colonna a sinistra della mappa si possono aggiungere
molti altri esempi. Nella colonna di destra scriviamo
i pesi derivanti dal nostro passato.
MAPPA DEI PESI
DEL PASSATO
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Tipo di pesi |
Pesi da cui dobbiamo
liberarci
(descrivere) |
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1) Continuare a rivivere gli stessi errori. |
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2) Rimuginare sul male che gli altri ci hanno
fatto. |
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3) Rimuginare sul male che abbiamo fatto agli
altri. |
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4) Rammaricarci di eventi che non si possono
più cambiare. |
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5) Preoccuparci del nostro comportamento in
occasioni ormai trascorse. |
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6) Ripensare a cose che vorremmo aver fatto
e a cose che vorremmo non aver fatto. |
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7) Immaginare conversazioni che con ogni probabilità
non si verificheranno mai. |
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8) Studiare il modo di reagire a cose che con
ogni probabilità non si verificheranno mai. |
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9) Rivivere le nostre sconfitte. |
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10) Desiderare cose non realistiche. |
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11) Soffrire per rapporti che non fanno più
parte della nostra vita. |
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12) Recitare ruoli che non sono più possibili,
utili o adatti alle circostanze. |
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13) Continuare a desiderare che le cose siano
diverse. |
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14) Perderci in inutili ricerche di "perché". |
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15) chiederci perché siano successe certe cose. |
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16) Altri pesi. |
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III
B 2
Diamo inizio al processo di "liberazione".
Forse, mentre scriviamo, rendendoci conto dei pesi che
ci opprimono proveremo sensazioni di rabbia. Sfoghiamo
l' energia in eccesso e liberiamoci da sovraccarichi
emotivi grazie all' esercizio fisico.
Possiamo prendere a pugni un cuscino, lanciare oggetti,
urlare, eccetera. Proviamo a dirci: "Questa cosa deve
uscire dalla mia vita!" e continuiamo a ripeterlo finché
non uscirà davvero.
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III
B 3
Spesso, nell' ambiente che ci circonda
esistono "grilletti emotivi" che fanno scattare memorie,
sensazioni, idee associate ai pesi del passato. Può
trattarsi di aggetti-ricordo, quadri, fotografie, dischi,
mobili, o addirittura della disposizione di certi mobili.
Prendiamo un pezzo di carta e giriamo
di stanza in stanza, analizziamo l' ambiente in cerca
di questi "grilletti emotivi". C' è qualcosa che ci
priva di energia, che ci fa pensare troppo al passato?
Eliminiamo il maggior numero possibile di questi oggetti.
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III
C
Un modo per liberarsi del passato è anche
raccogliere tutte le informazioni e i suggerimenti possibili,
poi usiamo le idee migliori per aiutare noi stessi a
prendere decisioni. Teniamo a mente che questo processo
non è facile, per cui non lasciamoci scoraggiare se
non riusciamo sempre a prendere la decisione "perfetta".
Possiamo riuscirci solo se siamo disposti a correre
rischi, a imparare da ogni esperienza cosa funziona
e cosa non funziona. La voglia di rischiare, di voler
prendere possesso della propria vita, imparare ad avere
fiducia nel nostro senso di discernimento è spesso un
processo lungo e difficile.
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III
D
Tutti noi, inevitabilmente, abbiamo vissuto
esperienze dolorose o traumatiche. Sono esperienze di
vita che non è possibile evitare. Tuttavia, anche se
non abbiamo modo di prevenirle, sta in nostro potere
decidere se ci faranno male una volta sola o molte volte.
Se la nostra memoria torna di continuo su un dolore
passato, regaliamo alla persona o all' avvenimento che
ha scatenato il dolore la possibilità di colpirci all'
infinito.
A volte, certi ricordi dolorosi possono
essere simbolicamente rivissuti o sperimentati per
la seconda volta con una "Replica emotiva" che ci
aiuti a staccarcene, a farli diventare un' esperienza
positiva. Un caro amico può aiutarci a curare vecchie
ferite ascoltando il nostro racconto, guidandoci
a esplorarne cause ed effetti, offrendoci al tempo
stesso tutta la comprensione e l' affetto che mancavano
all' esperienza che ci ha traumatizzati.
Quando è troppo difficile condividere con
qualcun altro il nostro dolore, possiamo trovare
sollievo da soli in parecchi modi.
A qualcuno è utile stendere un resoconto
scritto dell' esperienza, scendere nei minimi
dettagli, finché la ferita emotiva non risulti
libera da ogni infezione psicologica.
Ad altri è utile disegnare certe scene
del passato e poi colpirle con freccette o altro;
colpire i simboli di una persona o di un avvenimento
che odiano con un giornale arrotolato, dando
libero sfogo verbale a tutta la rabbia e l'
ostilità accumulate; oppure ancora sfogarsi
tirando pugni o rompendo qualcosa.
Qualcuno riesce a sfogare i propri sentimenti
sul campo da tennis o da calcio, suonando uno
strumento, impegnandosi in un duro lavoro manuale
A volte però, esperienze sul momento traumatiche
possono diventare ricordi divertenti col passare del
tempo.
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III
E
Alcune delle tradizioni che ereditiamo
dal passato sono impagabili, aggiungono lustro alla
nostra vita. In certi casi, invece, si tratta semplicemente
di tradizioni che vengono rispettate, conservate e trasmesse
per semplice affetto, irrazionalmente, nell' ipotesi
che serviranno anche alla generazione successiva. Quest'
ipotesi non sempre è esatta. Le tradizioni, come tante
cose della nostra esistenza, devono essere studiate,
accettate o respinte.
Le tradizioni, come i comportamenti,
possono opprimerci con una serie di doveri imposti e
legarci a direttive che non hanno senso all' interno
del modo di vita che preferiamo. Se siamo portati a
osservarle e rispettarle anche se ci paiono inutili,
è facile che prima ci sentiamo legati a esse, e in seguito
proviamo ostilità.
A volte dobbiamo sottrarci alle tradizioni
e studiarle a fondo, tanto da permettere al lume della
ragione di far luce sulle possibilità che ci si presentano.
Aiutati da questo lume e dal senso della prospettiva,
ci riuscirà più facile scegliere quali siano le tradizioni
da seguire e quali quelle da abbandonare.
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III
F
Una volta che avremo iniziato a scaricare
i pesi superflui del passato, guadagneremo nuova energia
che potrà servire a dare vita a nuovi interessi e nuove
amicizie. Proviamo con nuovi modi di vita. Tentiamo
nuovi approcci a vecchi problemi. Siamo creativi nel
tempo libero. E' il momento di aprirci a nuove idee,
visitare nuovi posti, intraprendere progetti che ci
hanno sempre interessato ma per i quali non trovavamo
l' energia. Depositati i pesi che gravavano su di noi,
ci sentiremo più leggeri, saremo sorpresi di scoprire
con quanta facilità possiamo agire, con quanta libertà
e spontaneità faremo tutto. Non solo avremo il tempo
di godere di molte più cose: avremo anche il tempo di
assaporarle assai più a fondo. Riscopriremo persone
e attività che in passato erano importanti ma che abbiamo
trascurato perché non avevamo mai il tempo, o perché
richiedevano sforzi per noi eccessivi.
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III
G
Lasciarsi definire da certe etichette
può essere un ostacolo alla crescita: "L' ho dovuto
fare perché sono fatto così"; "Lo faccio sempre"; "Non
lo faccio mai"; "Non posso farci niente, sono fatto
così"; "Mi spiace è la mia natura". Se continuiamo ad
attribuirci certe etichette, finiremo col diventare
ciò che abbiamo predetto di essere.
Le etichette non sono facile da togliere.
Ci abituiamo, e in genere non perdiamo tempo a scoprire
da dove vengono o perchè qualcuno le usi per descriverci.
Semplicemente le accettiamo e, giorno dopo giorno,
obbediamo automaticamente alle descrizioni che ci
strutturano.
Se vogliamo cambiare le situazioni che
esse creano, dobbiamo cercare di capire in che modo
siano nate queste etichette. Siamo davvero fatti
così, oppure si tratta di descrizioni irrazionali
usate nei nostri confronti da qualcuno che voleva
divertirsi, da qualcuno che non capiva affatto cosa
siamo o cosa potremmo diventare?
Da dove provengono?
Chi le ha ideate?
Quante di queste etichette si addicono veramente
al nostro io di oggi?
Quali vorremmo scrollarci di dosso?
C' è qualcuna di queste etichette che ci impedisce
di fare qualcosa che vorremmo fare?
Pronunciamo ad alta voce, una per una, le etichette,
e cerchiamo dia analizzare le nostre reazioni nei
loro confronti.
Adesso, decidiamo quali sono le etichette da cui
vogliamo "liberarci".
Se crediamo di essere vittima delle nostre
esperienze passate, non crederemo mai di avere il
potere di lasciarcele alle spalle e di assumere
pieno controllo del nostro presente. Ci arrenderemo
al dolore, aspetteremo inerti la comprensione altrui
per sentirci sollevati da ogni responsabilità personale.
Ma non importa chi abbia creato i problemi: a soffrire
saremo sempre noi.
Nel riprendere il controllo del passato,
il fattore fondamentale sarà il nostro atteggiamento.
Quando cominceremo a credere di poter padroneggiare
il passato, così sarà. Allora potremo decidere cosa
conservare e cosa lasciar andare. ci metteremo all'
opera per eliminare atteggiamenti autodistruttivi
e per accrescere la nostra fiducia nella capacità
di far andare la vita secondo i nostri desideri.
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IV
Liberarsi
dalle coperture di sicurezza
IV A
Le coperture di sicurezza.
Una copertura di sicurezza può essere un
atteggiamento o una persona, un posto o una cosa
che sia diventata un bisogno assoluto, irrazionale,
al punto che una persona abbia la necessità di averla
sempre disponibile per sentirsi tranquilla, importante
e amata.
La caratteristica principale di una vera
copertura di sicurezza è la sua onnipresenza. Potete
sempre contarci. C' è sempre. in cambio, vi chiede
solo di non essere mai accantonata e vi chiede di
non cambiare, di non crescere, di non avere ripensamenti
su certe convinzioni infantili. Rinunciando alla
vostra libertà, ottenete sicurezza.
Un elenco sommario:
- Prestigio familiare.
- Possedimenti personali.
- Amici.
- Soldi.
- Successo
- La posizione del marito o della moglie.
- I vestiti.
- L' appartenenza a certe associazioni.
- La casa.
- Le doti personali.
- Le amicizie influenti.
- L' attrattiva fisica.
- Il sesso.
- I titoli di studio.
- La fama.
Così come si può rubare denaro, è possibile
rubare una posizione sociale o un senso di
sicurezza dalle glorie dei nostri antenati, dall'
appartenenza a certi gruppi privilegiati, da amici
influenti, da onorificenze, dalla macchina di lusso,
dai vestiti, dal potere, dal conto in banca. Anche
una chiesa, un cognome importante, una figura autoritaria
possono essere coperture di sicurezza.
Esse nascono all' esterno di noi stessi,
non vengono guadagnate grazie ad uno sforzo personale.
Chiunque tragga da queste fonti la propria sicurezza
è condannato a vivere una esistenza di seconda
mano. Sacrifica l' indipendenza personale.
- La dipendenza crea ostilità:
Dipendere da fonti esterne a noi per
le risposte più importanti conduce spesso all' ostilità
e alla depressione. Queste fonti esterne ci offrono
ciò che da esse ci aspettiamo, però non possono
soddisfare sempre le nostre necessità. Quando questo
accade, si crea un senso di frustrazione e di rabbia.
La nostra dipendenza scatena ostilità. Quando l'
ostilità, anziché trovare uno sfogo all' esterno,
viene introiettata, paghiamo il prezzo di sentirci
depressi. La depressione è spesso ostilità introiettata.
Costruirsi un' identità è difficile.
E' necessaria una crescita emotiva che può essere
dolorosa. E' difficile decidere cosa noi siamo realmente,
in contrapposizione a tutto ciò che ci è imposto
dall' esterno. Per opporsi alle risposte di persone
influenti occorre una dose non piccola di coraggio
ma si tratta di un passo necessario, anche se non
sufficiente, nel processo di crearsi un' identità.
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IV B
La copertura di sicurezza a cui ci aggrappiamo
per il bisogno di dare un equilibrio alla nostra
vita non costituisce un' ancora salda. Se le nostre
risorse principali si trovano all' esterno di noi,
siamo in pericolo. Tutte le fonti esterne di sicurezza
possono essere sottratte o distrutte dagli eventi
o da altre persone. La nostra forza interiore è
l' unica fonte su cui possiamo esercitare un controllo
sicuro e da cui possiamo ottenere la sicurezza di
un sostegno continuo.
Scriviamo su diversi fogli di carta tutte
le nostre coperture di sicurezza che ci vengono
in mente. Dividiamo i fogli in tre gruppi:
- Coperture che sono controllate da altri.
- Coperture che potrebbero andare perse, rubate
o distrutte.
- Coperture rubate o ereditate.
Ora studiamo i tre gruppi. Fra le coperture c' è
qualcosa di positivo? Provengono tutte da fonti
esterne?
Le voci che si salveranno dopo l' analisi
sono, probabilmente, fonti di sicurezza legittime,
non coperture di sicurezza provenienti dal passato
o da fonti esterne. Probabilmente si tratta di risorse
interiori sviluppate da noi, e di cui possiamo fidarci.
Dipendere da coperture di sicurezza esterne
offre solo un falso senso di sicurezza. Questo falso
senso potrebbe nascondere il bisogno di sviluppare
capacità interiori, per cui resteremo sempre insicuri.
Semplificarci la vita non è semplice,
dato che per essere sicuri non si può dipendere
da fonti esterne a sé. Le si può amare, ritenerle
importanti, prenderle in considerazione, godersele
e capirle, ma non si deve restarne controllati.
Essere sicuri è un atteggiamento interiore
di fiducia in se stessi. E' la fiducia, conquistata
duramente, nelle proprie capacità di affrontare
i problemi e sopravvivere. E' la fiducia di poter
restare soli qualora fosse necessario, avendo a
disposizione solo la forza e la saggezza interiore.
E' la sicurezza che proviene dal sapere che possediamo
risorse che nessuno può rubarci. E' la libertà dall'
asservimento alle coperture di sicurezza.
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IV C
Rinunciando alle coperture, come si fa
a trovare la forza, l' indipendenza psicologica? Non
esistono vie facili per arrivare a questo risultato;
ma è improbabile che iniziare il cammino ci sarà mai
più facile in futuro di adesso. Per cui, nonostante
il timore e le ansietà, possiamo cominciare subito.
Alcuni passi per liberarci dalle coperture
di sicurezza:
- Compiliamo un elenco delle cose che abbiamo
fatto bene e dei risultati importanti che abbiamo
ottenuto.
- Congratuliamoci con noi stessi e offriamoci
una ricompensa quando abbiamo preso una decisione
saggia, naturalmente da soli.
- Ascoltiamo di più la nostra voce interiore
e di meno le richieste conflittuali degli altri.
- Cominciamo a considerare gli aiuti esterni
come un di più, non come cose di cui abbiamo
bisogno.
- Rendiamoci conto che solo noi sappiamo cosa
è meglio per noi.
- Rendiamoci conto che se prenderemo coscienza
di noi stessi potremo sentirci soli, ma mai
abbandonati.
|
V
Liberarsi dei miti e fantasie
V A Il
danno di miti e fantasie:
Quando partiamo da ipotesi sbagliate, in
genere finiamo col sentirci frustrati e disillusi
perché le cose non vanno come pensavamo. Questo
è dovuto al fatto che vivendo in un certo ambiente,
assorbiamo tante idee e convinzioni inesatte. Si
tratta di miti e fantasie creati per dare una spiegazione
razionale al dolore, per distaccarci dalla realtà
quando le cose vanno male, oppure per aiutarci ad
affrontare altri tipi di ansietà e problemi che
si verificano di continuo. Noi accettiamo come 'verità'
questi miti e fantasie che verranno trasmessi di
generazione in generazione come descrizione realistiche
della natura del mondo.
Crescere è "il processo di distruggere un'
intera rete di ipotesi, regole, fantasie, atteggiamenti
irrazionali e rigidi". Dolo liberandoci da queste
false idee possiamo sfuggire alle illusioni che
ci impediscono di diventare esseri umani adulti.
Una certa dose di fantasie sul passato e di
ipotesi sul futuro può essere utile. Le fantasie
possono essere particolarmente utili quando ci troviamo
in una situazione disperatamente noiosa da cui per
il momento non possiamo fuggire. Ma possono essere
dannosissime, diventare uno spreco assurdo di energia
se si comincia a preferire la fantasia alla realtà
e la piacevolezza dei sogni a occhi aperti alla
spontaneità dei veri incontri con la gente. Possono
privarci della capacità di entrare in contatto con
noi stessi e delle risorse che la realtà offre.
Possono creare danni psicologici portandoci a credere
che i racconti immaginari siano realtà. Possono
smorzare la percezione di ciò che ci sta attorno
e quindi interferire con l' esistenza quotidiana.
Quanto tempo usiamo per il fantasticare
positivo e quanto per il fantasticare improduttivo
o distruttivo ?
Per diversi giorni cerchiamo di acquistare coscienza
del nostro flusso di fantasia e annotiamone
i contenuti.
Quando avremo accumulato appunti per parecchi giorni,
facciamoci queste domande:
- Quali sono le mie fantasie?
- Quando me ne servo?
- Sono meccanismi di fuga?
- Potrei affrontare le esperienze spiacevoli
in modo più produttivo?
- Potrei usare l' energia che investo
nelle fantasie per modificare esperienze
che ora non riesco ad affrontare?
- Posso eliminare alcuni dei motivi che
mi spingono a fuggire?
- Potrei far diventare vere alcune mie
fantasie?
- Se potessi, le renderei reali?
Per finire, studiamo gli appunti e identifichiamo
le fantasie improduttive o distruttive. Non possiamo
cullarci nelle illusioni, se vogliamo crescere e
scoprire quanto sia eccitante vivere. Dopo aver
provato quanto sia meraviglioso un vero viaggio,
sognarlo ad occhi aperti ci parrà un' esperienza
molto deludente. Un corpo caldo e un sorriso sono
molto meglio di ogni possibile fantasia!
V B Miti
comuni
I miti comuni, dato che sono universalmente diffusi
e sostenuti dalla fede di tanta gente, è difficile
identificarli e modificarli.
Ognuno di noi possiede una sua struttura
mitica. Di solito, essa ci è inculcata, quando eravamo
più soggetti a lasciarci impressionare, da persone
vicino a noi, ansiose di trasmetterci il bene della
loro visione del mondo e di farci condividere le
loro idee preconcette. Siccome si tratta di persone
importanti all' interno della nostra vita, spesso
non ci mettiamo a discutere sulla validità delle
loro tesi. Accettiamo semplicemente quei punti di
vista, li incorporiamo nelle nostre opinioni. Ci
chiediamo di rado da dove nascano, passiamo ben
poco tempo a esaminarle criticamente o a studiare
i risultati che hanno creato nell' esistenza di
coloro che ce le hanno trasmesse.
Il denaro risolve tutto.
Il rispetto di sé, l' amore, la fiducia, la
gioia, la creatività e altre caratteristiche
che sono fondamentali per condurre una vita
felice e produttiva non si possono acquistare,
a prescindere da quanto vogliamo o possiamo
pagare. La ricchezza superflua può acquistare
solo cose superflue.
L' idea di potersi costruire una vita a suon
di soldi e se abbiamo denaro possiamo procurarci
tante cose è molto diffuso nella nostra società.
L' amore vince tutto.
Se siamo convinti che l' amore debba risolvere
tutto, ci attendono parecchie ore di disperazione.
Canzoni, poesie e narrativa sostengono di continuo
questo mito, ci incoraggiano ad adottare un
atteggiamento del genere come soluzione alle
frustrazioni e ai problemi. Poche canzoni, pochi
film descrivono un amore maturo che rimane inalterato
nonostante i problemi, che sono inevitabili
quanto le onde del mare e i naturali alti e
bassi dell' amore stesso.
Certa gente è perfetta.
Nessuno è perfetto. Visto che sembra impossibile
raggiungere la perfezione, perchè mai tanta
gente non desiste dal raggiungerla? Se vogliamo
essere perfezionisti, la nostra vita non sarà
facile: per quanto ci sforziamo, non riusciremo
mai a fare tutto il possibile per soddisfare
noi stessi e gli altri. Accettiamo la nostra
umanità e la fragilità degli altri. Smettiamo
di fare sempre i giudici e scopriamo la gioia
di accettare la gente!
Il mondo deve prendersi cura di
me. Non siamo stati noi a chiedere di
nascere, ma dato che siamo qui, e che esistono
tante cose piacevoli, dovremmo avere la nostra
parte, senza compiere il minimo sforzo e senza
lavorare.
Uno dei doveri dell' età adulta è accettare
la responsabilità delle nostre vite, smettere
di aspettare che gli altri ci facciano da genitori
quando non siamo più bambini.
Non diventerò mai vecchio.
Molta gente crede di poter prolungare la loro
vita acquistando parrucche, sottoponendosi alla
chirurgia plastica, spostandosi all' infinito,
vestendosi da giovane. Nonostante questi sforzi
invecchiamo. Purtroppo, la nostra cultura centrata
sul mito della gioventù porta frustrazioni e
delusioni nelle vite di milioni di individui,
ritrasmettendo di continuo alle giovani generazioni
il falso messaggio che non si diventa mai vecchi.
La risposta definitiva al significato
della vita. Se vogliamo agire con creatività
e coraggio, dobbiamo accettare il fatto che
viviamo in un mondo imperfetto, finito, spesso
impraticabile. E' difficile conoscere la verità.
Quando ci accostiamo alla verità dobbiamo sempre
ammettere che le nostre percezioni potrebbero
essere errate. Un atteggiamento del genere non
esclude l' impegno. In ogni attimo della nostra
vita possiamo essere impegnati al meglio delle
nostre possibilità, ma essere sempre pronti
a rinunciare a questi impegni qualora dobbiamo
cambiare posizione e crescere,
Coloro che meglio si sono adattati alla vita
sembrano possedere una certa elasticità emotiva,
la capacità do cambiare e di adattarsi. Hanno
il potere di adattarsi spesso e continuamente.
Non cercano la verità o la risposta,
ma semmai una crescita continua e una percezione
dinamica della verità.
Troppa gente acquista la sicurezza di troppe
cose troppo presto. Questi individui non hanno
né la saggezza né il coraggio di esporre a dubbi
proficui le idee accettate così in fretta. Si
attaccano con passione cieca alle loro certezze,
e troppo spesso sono pronti a uccidere o a essere
uccisi per queste certezze. E' in questi assolutisti
immaturi che germoglia il germe della tragedia.
La terra è stanca di sopportarli.
Quando un uomo forte arriva a una conclusione,
è perchè ha percorso la difficile strada della
ragione. E anche allora sarà tollerante sulla
fede di un altro, sarà pronto a confrontarla
con le proprie idee. L' uomo che possieda una
mente civile non ha né la vergogna né il timore
di cambiare.
Da qualche parte la vita è perfetta.
Fin da bambini, quasi tutti abbiamo sentito
raccontare che in una certa terra lontana la
vita si svolge senza guai. Libri film, canzoni
e tradizioni popolari rafforzano la speranza
di trovare questo paradiso terrestre.
Il mito si estende anche alla famiglia. Secondo
noi, da qualche parte esiste una famiglia che
gode di un' esistenza perfetta e 'normale',
ed è facile paragonare questa visione di sogno
con la nostra esperienza quotidiana.
Il prezzo che paghiamo per esserci cullati in questo
mito creato da noi è il tempo prezioso che si
perde nell' insoddisfazione, nel disappunto
perché il nostro matrimonio e la nostra famiglia
non sono normali.
Qualcuno dovrebbe rendermi felice.
Nessun mito, forse, ha causato più infelicità
di quello che sostiene che qualcun altro è responsabile
della nostra felicità. Chi si aspetta che sia
un' altra persona a renderlo felice, in genere
aspetta tutta la vita. La felicità è una cosa
che bisogna conquistare da soli.
Posso fare tutto. E c
faremo a pezzi nel tentativo di fare tutto ciò
che gli altri vogliono farci fare. Finiremo
esausti e frustrati, perché ci sono sempre più
cose da fare e troveremo sempre persone che
ci sommergeranno con le loro richieste.
E una lezione difficile da imparare, ma prima o poi dobbiamo
affrontare tutti questa realtà se vogliamo dare
un taglio alle pressioni e vivere con un certo
grado di equanimità. Tutti dobbiamo riuscire
a distinguere fra le cose per cui siamo disposti
a consumare le nostre energie e le cose per
cui non siamo disposti; dopo di che, dovremo
cominciare a dire di no alle cose che non servono
ai nostri scopi. A meno di non imparare a rifiutare
con gentilezza e fermezza, non solo non riusciremo
a fare ciò che gli altri ci chiedono, ma non
concluderemo nemmeno ciò che più ci sta a cuore.
Se ci si preoccupa di non offendere gli altri, si finisce
col vivere in base alle priorità altrui, non
alle nostre.
V C Oltre
i miti
Uno dei modi migliori per sostituire i miti inutili è esporsi
a nuove idee, nuovi modi di pensare, nuove esperienze.
Prendiamo la decisione di frequentare
persone che non sempre condividono il nostro
punto di vista.
Impariamo a discutere idee diverse dalle
nostre, amabilmente, tenendo presente la possibilità
che siano gli altri ad avere ragione.
Esaminiamo attentamente tutte le nuove
idee e siamo pronti a ridiscutere ciò che abbiamo
sempre ritenuto vero.
Andiamo a vedere un film o uno spettacolo
di genere diverso dal solito.
rechiamoci in una chiesa di religione
diversa dalla nostra almeno una volta al mese.
Facciamo un viaggio in posti che non
abbiamo mai visto.
Troviamo nuovi amici.
In un mondo così vario come il nostro, ci sono tante cose da
fare e da imparare. Avviamoci su una strada che prometta
nuove esperienze e possibilità che prima non abbiamo mai
sfruttato. Scrolliamoci di dosso la rigidità. Siamo più
flessibili. Divertiamoci di più. |
VI
Liberarsi dei giochi e falsi atteggiamenti
VI A
GIOCHI
Essere autenticamente umani, a volte, può essere molto doloroso.
In genere, l' essere aperti e sinceri nei rapporti implica
un elemento di rischio. Le esperienze
negative possono costituire un ottimo incentivo per
spingerci a trovare il modo di evitare i dolori derivanti
dalla sincerità. Attraverso tentativi ed errori, ognuno
di noi scopre tattiche, abitudini, giochi ed atteggiamenti
falsi come possibili soluzioni di fronte alla difficoltà
dell' esperienza quotidiana.
I giochi sono interazioni simulate che ci
aiutano a tener vive le nostre fantasie e le nostre
speranze illogiche. Molti di essi sono inconsci,
e celano il desiderio di controllare e manipolare
gli altri. Richiedono risposte fasulle, per proteggere
il giocatore dalla necessità di stabilire rapporti
profondi. Favoriscono l' artificialità e e distruggono,
a livello di incontro umano, ogni discorso vero.
Giocare dei ruoli che sembrano utili può inibire la crescita emotiva
e lo sviluppo della persona. Chi prende l' abitudine
ai giochi può perdere ogni speranza di conoscere
se stesso, di comportarsi spontaneamente, di arrivare
a una vera intimità nei suoi rapporti, di un comportamento
vero, non artificiale.
Se siamo abituati ai giochi, stimiamo e
attiriamo le persone che giocano come noi, perchè
non ci costringono a ripensare o modificare il modo
di vivere, pensare e agire. Tra noi e i nostri compagni
di gioco si instaura il tacito patto di girare sempre
attorno all' essenza emotiva dell' esistenza. Grazie
ai giochi, assumiamo impegni vuoti, fasulli. L'
unica cosa su cui possiamo davvero contare è che
gli altri non infrangeranno le regole del gioco.
Di tipi di gioco ce n' è un' infinità: Giochi criminali,
giochi di lavoro, giochi di guerra, giochi di controllo,
giochi solitari, persino ... giochi di bontà.
Ecco alcuni livelli di gioco fra i due sessi:
- Primo livello:
'Stuzzicare'.
Si lascia intuire la possibilità di un rapporto
profondo. Quando la vittima abbocca, il giocatore
ritira le proprie offerte. Una volta ricevute
le attenzioni che si aspettava, non appena la
vittima propone un rapporto più serio lui reagirà
con stupore e indignazione. Poi magari va in
giro a raccontare le 'avances' che le donne
gli fanno, senza mai ammettere la propria responsabilità
in episodi del genere.
- Secondo livello
Il giocatore offre
un' intimità maggiore, usa come esca una parte
più grossa più succulenta di sé. chiunque sia
affamato di amore e di rapporti umani è facile
vittima di questo gioco. Quando la vittima abbocca
il giocatore comincia a tirarsi indietro; la
vittima resta confusa e ferita per l' improvviso
rifiuto. Se la vittima non nasconde il proprio
dolore, esponendo il giocatore alle sofferenze
che ha scatenato (telefonate improvvise e disperate
sul lavoro o a casa), può scatenare in lui rabbia
o sensi di colpa.
Chi intraprende un gioco a questo livello non si rende conto
dei danni psicologici che procura all' altro.
Si tratta di persone che conducono un' esistenza
egocentrica, che badano solo a ciò che succede
loro.
- terzo livello.
Questo livello
richiede un investimento emotivo di vasta portata.
Il giocatore offre alla vittima una prospettiva
di intimità e d' affetto totale. Sommerge la
vita della vittima di sogni, speranze e promesse
completamente false. Il giocatore riesce a creare
un' atmosfera onnipresente, capace di tenere
il cervello della vittima costantemente puntato
sul rapporto.
Quando l' altro ha abboccato, iniziano le grandi manovre. Si
fanno volontariamente un' infinità di
promesse, le si infrange subito. Crea un senso
di attesa per cose che non accadranno mai. Altre
'doti' impiegate spesso a questo livello di
gioco sono:
- la capacità di arrivare vicinissimi
al cuore della vittima, per poi ritirarsi
di colpo, deliberatamente;
- creare un equilibrio perfetto tra
le espressioni d' affetto e le espressioni
di indifferenza, di freddezza, che servono
a creare dubbi e incertezze.
- mescolare abilmente i doppi sensi
a momenti di sincerità, di estrema apertura,
finché l' altro non si trova avviluppato
in una rete di confusione totale.
E' difficile protrarre a lungo questo tipo di gioco, ma è difficilissimo
e spesso stressante mettervi fine. Questo accade,
in particolare, se il giocatore si accorge che ritirarsi
significa danneggiare in modo serio l' altro. A
volte la cosa si fa dolorosa anche per il giocatore,
specialmente se la vittima ha conservato forza (cioè
identità) a sufficienza per mettere duramente in
discussione l' abilità del giocatore stesso.
A volte, come per un soffio di giustizia
poetica, chi ha continuato a giocare e ad evitare
ogni coinvolgimento emotivo finisce col trovarsi
solo, o perché non ha più a disposizione gente con
cui giocare, o perché si è annoiato, è finalmente
sazio del potere esercitato sugli altri.
I rapporti veri, significativi, sono caratterizzati da: spontaneità,
apertura, abbandono alle sensazioni, aumento dell'
autocoscienza, disponibilità, fiducia, assoluta
sincerità emotiva, assenza di difese patologiche,
intenso senso di vicinanza, gioia alla semplice
presenza dell' altro. I giochi distruggono la libertà
di rapporti, creano sensi di colpa e frustrazioni,
e alla lunga portano alla noia nei contatti personali
che si verificano tra due persone.
VI B MASCHERE
Esistono molte maschere che indossiamo per nascondere ciò che di noi
riteniamo spiacevole. Così, le maschere che indossiamo
per nascondere 'la parte inutile di noi' possono estraniarci
da noi stessi. E' difficile misurare l' energia risucchiata
da questo tipo di auto-alienazione. Come posso dividere
me stesso con gli altri se non riesco ad accettarmi
sino in fondo? Se ritengo di dover nascondere a me stesso
ciò che è 'inaccettabile', è molto improbabile che qualcuno
riuscirà mai a conoscermi al di là di ciò che ho deciso
consciamente di rivelare. Naturalmente, un simile autocontrollo
ha il suo prezzo. Non lascia spazio a una partecipazione
emotiva spontanea o a un' espressione totalmente genuina
di sentimenti che nascono dal cuore.
Non possiamo dividere con gli altri ciò che non conosciamo. Come posso
spiegare chi sono, se nemmeno io ne sono sicuro? Più
accumuliamo difese per nascondere le nostre debolezze,
più ci comportiamo in modo falso.
Dato che la conoscenza di se stessi proviene dall' essere aperti, è
improbabile che riusciremo mai a conoscere noi stessi
se non accettiamo il rischio di condividere il nostro
essere con qualcun altro. Se ci manca la conoscenza
di noi, la sensazione di valere poco e i dubbi ci costringeranno
a non abbandonare i giochi e gli atteggiamenti falsi
che usiamo per calmare le nostre paure.
VI C SUPERFICIALITA'
Un altro modo per evitare di affrontare le complessità e le delusioni
dell' esistenza è rifugiarsi nella superficialità; possiamo
renderci impermeabili alle aperture altrui. Chiacchierando
del tempo, di fatti di cronaca o di sport, oppure di
altre persone, siamo sicuri in partenza che la conversazione
che la conversazione non rivelerà mai livelli profondi
di esistenza interiore: né nostri, né quelli delle persone
con cui parliamo. Possiamo trovarci 'coinvolti' a livello
superficiale nella vita di conoscenti per anni senza
mai conoscerli, oppure senza mai permettere loro di
conoscere veramente noi stessi (i nostri pensieri e
le nostre sensazioni).
Lo si chiami 'solitudine esistenziale', anomia o alienazione, il 'vuoto'
che al giorno d' oggi affligge tanti di noi è stesso
il risultato del non conoscere a fondo gli altri e del
non essere conosciuti.
La 'fame d' amore' è ormai un problema sociale, e c' è gente che letteralmente
muore di solitudine.
VI D CORREGGIAMOCI
Prendiamo carta e penna e segniamo nel quadro le risposte alle seguenti
domande:
- Pensiamo che la vita ci potrebbe offrire di
più, eppure continuiamo a tenere in vita giochi
ed atteggiamenti falsi che costituiscono una barriera
per un' esistenza piena?
- Abbiamo mai calcolato le perdite che un comportamento
del genere ci procura?
- Abbiamo paura che i cambiamenti che dovremmo
operare richiedano troppi sforzi?
- Ci sembra troppo rischioso smettere i giochi
che abbiamo deciso di condurre con noi stessi e
con gli altri?
- Ci spaventa ammettere che possiamo scegliere
tra l' essere e il non essere?
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I MIEI GIOCHI
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Giochi che conduco |
Con
chi |
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Accettare la responsabilità dei propri dolori e delle proprie
gioie richiede energia e coraggio. All' inizio non si tratterà
di un' esperienza piacevole; ma col tempo, grazie allo svilupparsi
di certe capacità e della fiducia in noi stessi, otterremo
benifici impagabili, sotto forma di rapporti più veri, più
utili, più insostituibili.
VI E ANALISI FINALE
- Sprechiamo enormi quantità di energia
a pensare come dovremmo ristrutturare la nostra
esistenza, solo che poi non ne facciamo niente.
Perché non cominciare oggi? Perché non abbandonare
comportamenti dannosi? Come si fa a rinunciare ai
giochi e agli atteggiamenti falsi?
Il primo passo per porre rimedio a queste situazioni è fermarsi un
attimo, capire che la vita così com' è non ci piace.
Abbiamo nausea di fare ciò che ci accorgiamo di
fare a noi stessi. Allora saremo pronti a cercare
idee costruttive e nuovi approcci all' esistenza.
- Prendiamo il quadro 'I miei
giochi' che abbiamo compilato:
Capiamo i motivi per cui conduciamo questi giochi?
Quali sono i nostri guadagni?
Ci sono giochi che facevamo anche da bambini? Chi
ce li ha insegnati?
-
- Usciamo da noi stessi. Immaginiamo di essere
uno spettatore esterno, magari qualcuno che
ci incontra per la prima volta. Come ci troviamo?
Siamo una persona vera? O falsa?
- Tra la gente che ci conosce c' è qualcuno
che ci accetta per quello che siamo? Chi?
- Quante volte ci succede di notare la differenza
tra ciò che 'dovremmo' pensare o sentire e ciò
che in realtà pensiamo o sentiamo? Come reagiamo
alla cosa?
Eseguendo questi esercizi, abbiamo capito meglio fino a che punto
giochi e atteggiamenti falsi ci hanno derubato dell'
intimità con gli altri e di un senso di partecipazione
alla realtà del mondo?
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VII
Liberarsi dalle
abitudini coercitive
VII A
Le abitudini dominano la nostra esperienza. Le sfruttiamo per
ripetere all' infinito la routine degli impegni quotidiani.
E' impossibile, addirittura indesiderabile, liberarsi di tutte le abitudini.
Le abitudini possono farci risparmiare tempo, evitare
fatiche inutili, offrirci la possibilità di qualche
sogno e fantasia costruttivi. Per contro, essere afflitti
da troppe abitudini diminuisce la capacità di correre
rischi, riduce notevolmente la possibilità di nuove
esperienze e impedisce l' esplorazione di nuove alternative.
Però queste esperienze ci sono necessarie per arricchirci,
per acquisire vitalità e prospettive diverse.
VII B Tipi di abitudini:
- Abitudini e routine quotidiane.
- Abitudini mattutine: Tutto al secondo
prima di correre al lavoro.
- Abitudini serali. Stesso orario, Stessa
poltrona. Stessi programmi TV. Tutte le
sere.
- Abitudini alimentari. Pasta, secondo,
bibita, frutta.
- Abitudini nel vestirsi. Un nuovo stile
o colori differenti? non mi ci vedo.
- Abitudini nel frequentare persone e
luoghi. Per settimane, mesi, anni, non frequento
altri o altro.
- Abitudini nello svago e tempo libero.
Pizzeria e calcio.
- Abitudini percettive. In genere,
il paesaggio che attraversiamo lo guardiamo con
scarso interesse, e notiamo solo i cambiamenti più
appariscenti, mentre un' attenzione maggiore ci
svelerebbe tante caratteristiche particolari che
non abbiamo mai visto. Le montagne, il mare cambiano
continuamente colore; notiamo cose che vivono e
crescono, come gli uccelli, il verde, le costruzioni.
- Modi abituali di pensare.
In genere ci opponiamo alle idee nuove. Permettiamo
ad altri di pensare per noi. Siamo troppo inclini
ad accettare le opinioni di chi presenta le proprie
idee nei mass-madia. Le loro idee dovrebbero far
nascere in noi altri pensieri, ma l' accettazione
supina, acritica e compiaciuta inibisce in noi sviluppi
originali. Sensazione di piacere per un' esplicazione
intelligente, ma l' idea viene presto dimenticata.
- Sensazioni abituali o emozioni
abitudinarie. Di fronte a critiche più o meno costruttive
reagiamo con la rabbia e la confusione. Spesso le
emozioni abitudinarie portano a risposte sbagliate
di fronte alle circostanze e restringono sempre
di più l' autonomia di funzionamento della propria
responsabilità.
L' individuo prigioniero delle abitudini non solo si preclude
la possibilità di scelta; cosa più importante, si
priva di nuove esperienze, e quindi, con l' andare
del tempo, anche di flessibilità e spontaneità.
Nel frattempo, le capacità immaginative e creative
vengono seriamente danneggiate, se non distrutte.
VII C Alcuni strumenti
basilari per cambiare abitudini:
Prendere appunti. Qui alcuni strumenti, metodi
e programmi che potremo usare per ristrutturare o modificare
le nostre abitudini. Decidiamo quale metodo, o quale
combinazione di metodi, possa funzionare meglio in rapporto
alle nostre abitudini.
Perseveranza e decisione sono di primaria importanza in
questo campo: Al mondo non c' è nulla che possa prendere
il posto della perseveranza. Non basta il talento: nulla
è più comune di uomini pieni di talento e privi di successo.
Non basta il genio: il genio misconosciuto rappresenta
una situazione tipica. Non basta una buona educazione:
Il mondo è pieno di derelitti che hanno studiato. Solo
la perseveranza e la decisione sono onnipotenti.
- Il metodo della decisione.
Si identifica un' abitudine che va modificata, si decide
di cambiarla, ci si mette all' opera. Sono indispensabili
un certo grado di autodisciplina, uno sforzo
cosciente di volontà, e un piano prestabilito
d' azione. Insomma basta prendere una decisione
e attuarla con la forza della volontà.
I risultati positivi sono estremamente gratificanti perché
indicano padronanza di sé e accrescono la stima
di noi stessi.
Esempio:
Passo serate davanti alla televisione. Ho deciso di cambiare.
Sulla guida TV segno i programmi di qualità
e che mi interessano veramente. Vedrò solo quelli.
Nel tempo libero guadagnato mi dedicherò alla
lettura o a trovare gli amici.
Il metodo della decisione è utile se la persona crede fortemente
di poter cambiare una certa abitudine con poca
o nessuna difficoltà. Può verificarsi un ritorno
improvviso alle 'cattive' abitudini. Ma ci si
corregge immediatamente, non si torna indietro.
- Il programma di riallenamento di base.
E' utile in particolare per abitudini cui sia difficile
rinunciare. Essenziali sono una decisione, un
programma d' azione, ,' uso dell' autodisciplina
e la forza della volontà. In genere, il piano
d' azione è piuttosto complesso, per cui è estremamente
utile scriverlo nei dettagli.
Con questo programma si deve stabilire un sistema
di premi positivi e negativi; un premio positivo
dopo un certo periodo di successo nell' eliminare
l' abitudine; negativo nel caso di ricadute.
PROGRAMMA
DI RIALLENAMENTO
Obiettivo: Fare ogni mattina venti
minuti di esercizio yoga, seguendo le istruzioni
di un manuale yoga.
| Premi |
Premi negativi |
| Dopo quattro giorni di successo
negli esercizi: comperarmi un libro
o un dvd o una compilation |
Alla prima mancanza agli esercizi
quotidiani di yoga: una corsa su un
percorso non tanto breve. |
| Altri quattro giorni di successo:
Biglietto per il Cinema. |
Altra mancanza: Percorso di corsa
doppio |
| Altri quattro giorni: Cena in un
buon ristorante. |
Terza mancanza: Lavare a mano la
macchina o riparare qualcosa che si
è trascurato a casa. |
I programmi di riallenamento sono caratterizzati
dalla combinazione di autodisciplina e di un
sistema di premi ben studiato. Ad esempio il
sistema di premi negativi consiste in cose che
il soggetto odia fare. Però, al tempo stesso,
le punizioni comportano sempre quell 'attività
che era lo scopo del programma. Inoltre i premi
sono dati a intervalli regolari, in modo che
servano di continuo sostegno alla volontà di
procedere.
- Lo stimolo positivo.
Questo programma si ricollega al precedente.Però
vengono eliminati i premi negativi. I successi
ottenuti vengono rafforzati grazie a un sistema
di ricchi premi che sono molto soddisfacenti.
Si tratta, quindi, di stabilire una serie di
premi da concedersi passo dopo passo, a ogni
progresso.
Due fattori sono importanti per il successo del programma
di stimolo positivo:
stabilire una serie di premi significativi
e attraenti a sufficienza,
non lasciarsi trascinare dalla fretta,
ma concedersi un tempo ragionevole per arrivare
al risultato di liberarsi dell' abitudine.
- Lo stimolo negativo.
Questo programma è l' esatto contrariodel precedente. Si
stabilisce una serie di premi decisamente negativi
per ogni volta che si ricade nella cattiva abitudine.
Questo metodo va adottato in particolare se
ci accorgiamo che la ricaduta non è solo momentanea.
Più i premi negativi ci ispirano una sensazione
di avversione e repulsione, più abbiamo possibilità
di successo.
Alla minima ricaduta nella cattiva abitudine, applicare
premi negativi di forte impatto emotivo, estremamente
disgustosi per chi tenta di cambiare abitudini.
- Il distacco graduale.
Il metodo consiste nel programmare e seguire una serie
di passi molto graduali, tendenti ad eliminare
l' abitudine.
Per esempio: Levarsi l' abitudine di dover dormire
con la luce accesa. Ridurre poco per volta la
potenza della lampadina dell' abat-jour, sino
ad arrivare al minimo possibile di watt. Poi
aggiungere un foglio di carta. E quindi un foglio
di giornale. In alcune settimane, ridotta a
zero la luce, si riesce a dormire tranquillamente
al buio.
Molti di coloro che sbagliano nel programma di distacco
graduale sbagliano per impazienza. Si tende
a voler accelerare eccessivamente i risultati,
il che in genere conduce alla catastrofe.
- Il programma di sostituzione.
La caratteristica principale del programma di sostituzione
sta nel sostituire, su base temporanea, la vecchia
abitudine con una risposta nuova.
Trovare un surrogato accettabile e piacevole per la vecchia
abitudine (cambiare i troppi caffé con succhi
di frutta, ecc. ) è un fattore essenziale per
il successo di questo programma.Poi eliminare
anche il surrogato.
- L' approccio totale o olistico.
Questo programma consiste nell' usare una dei programmi
precedenti, oppure una combimazione di programmi,
e al tempo stesso portare altri cambiamenti
nel nostro modo di vivere. In molti casi, questi
cambiamenti sono utili, favoriscono l' abbandono
delle cattive abitudini. Un atteggiamento nuovo
spesso facilita risposte nuove e diverse. Alcuni
dei cambiamenti possibili sono:
- un cambiamento di dieta o di abitudini
alimentari,
- cambiamenti nel campo degli svaghi,
- cercare nuovi amici o conoscenze,
- partecipare a un gruppo di volontariato,
- risistemare una o più stanze,
- concedersi una minivacanza o un
viaggio,
- cercare il maggior numero possibile
di nuove esperienze.
Portare ulteriori cambiamenti nella nostra vita mentre
stiamo cercando di liberarci da una o più abitudini
sembra facilitare le cose. Per questo, un programma
totale offre molti vantaggi.
- Il gruppo amici di sostegno.
Frequentare gruppo di amici di sostegno può essere utilissimo
quando si pratica uno dei programmi descritti
prima.
Confidare le proprie intenzioni e i progressi, lasciarsi
incoraggiare e complimentare. Il gruppo di amici
è utilissimo quando comincia a vacillare la
decisione di tener duro o si raggiunge un punto
critico. Il gruppo di amici di sostegno è uno
dei modi migliori per garantire il successo
di un programma di cambiamento di abitudini.
VII D Alcune abitudini
particolarmente nocive.
Le abitudini relative a quattro settori della nostra
esistenza sono di importanza estrema perché influenzano
la salute e il benessere generale e perché sono estremamente
difficili da abbandonare o cambiare. Le abitudini relative
all' alimentazione, alcool, al fumo, e al sesso hanno
una cosa in comune: rappresentano altrettanti piaceri
basilari dell' esistenza.
Gli pseudopiaceri sono esperienze relativamente smorzate
e devitalizzate che tuttavia passano per veri piaceri.
Uno dei motivi maggiori della proliferazione di pseudopiaceri
è l' affermarsi della routine, dell' abitudine. Il piacere
di quella che all' inizio era un' esperienza vivida
diventa sempre meno intenso, ma la forza dell' abitudine
ci induce a non smettere. Alla fine, la molteplicità
di attività di routine forma una rete molto robusta.
essa ci avvolge fino al punto che se anche ci accorgiamo
che qualcosa non va, non vediamo più soluzioni alternative.
non riusciamo a trovare la spontaneità per intraprendere
vie nuove. La continua esposizione agli pseudopiaceri
sembra produrre una riduzione graduale ma estremamente
seria della capacità di produrre veri piaceri. Arriviamo
a pensare che la vita abbia poco da offrire, perché
esistono pochissimi piaceri o perché i piaceri hanno
un grado minimo d' intensità.
- Abitudini alimentari.
Sicuramente, pochissimi di noi hanno patito la fame,
hanno mangiato dopo essere stati spinti dalla fame
a cercare il cibo; ma è l' abitudine che ci spinge
ogni giorno a mangiare e bere una certa quantità
di cibi e bevande che hanno effetti notevoli sulla
nostra salute. Molti problemi di salute sono causati
da iperalimentazione e mancanza di esercizio fisico.
Da un cambiamento di abitudini in questo campo,
ne può derivare un miglioramento della salute e
della vitalità, nonché un prolungamento dell' esistenza.
Ecco dei suggerimenti per cambiare le proprie abitudini
alimentari.
Prendiamo un libro che parla di alimentazione
e di diete. Scegliamo una dieta, dopo esserci
assicurati che ne sia autore un professionista
competente, e seguiamola con la massima fiducia.
Il gruppo di amici o familiari che ci
sostengano è utilissimo in questi casi
L' approccio totale o olistico garantisce
i risultati migliori.
Mangiamo solo quando abbiamo fame. Stare
attenti a questo, spesso consumiamo grandi quantità
di cibo senza nemmeno avere fame.
Offriamoci piaceri nuovi, diversi dai
soliti, per compensare la perdita di piaceri
che di solito deriva dall' intraprendere una
dieta.
Per acquisire abitudini alimentari più sane e per
iniziare un semplice programma di riduzione di peso,
facciamo così:
Acquistiamo una tabella delle calorie,
e usiamola!
Teniamo un "diario dei consumi"
e registriamo tutto il cibo e le
bevande che consumiamo quotidianamente,
diviso in tre gruppi:
Quando: l'ora in cui mangiamo o beviamo.
Dove: Il posto in cui mangiamo o
beviamo.
Quantità: quanto mangiamo o beviamo;
cioè: abbiamo veramente fame?
Usiamo questi stratagemmi:
Raddoppiamo il periodo di tempo
che impieghiamo a mangiare, mastichiamo
ogni boccone per il doppio di tempo
del solito. Così resteremo più soddisfatti
e il corpo potrà utilizzare meglio il
cibo. Sentiremo il bisogno di mangiare
meno.
Finito di mangiare, alziamoci
da tavola. Se restiamo a guardare gli
altri, ci verrà voglia di mangiare ancora.
Si tratta di una reazione automatica.
Riduciamo gradualmente ed eliminiamo
gli spuntini fra i pasti. In genere
soddisfano il bisogno di piaceri sensuali,
non è vera fame. Aver fame è diverso
dal voler mangiare un certo cibo. Impariamo
ad accorgerci della differenza. Mangiamo
solo quando abbiamo fame.
Per far sembrare più grande
la nostra porzione di cibo, mettiamola
in un piatto più piccolo. Nonostante
sappiamo benissimo che la porzione è
identica a quella servita in un piatto
più grande, avremo la gradita sorpresa
di rimanerne più soddisfatti.
Analizziamo i nostri consumi
usando il "diario del consumi e la tabella
delle calorie. Assicuriamoci di seguire
una dieta ben bilanciata. Se necessario,
aggiungiamo vitamine. Identificati i
cibi ad alto contenuto calorico, scriviamo
un elenco e sistemiamolo sullo sportello
del frigorifero o ben un vista in cucina.
Elenco: "Cibi pericolosi" o "Cibi che
minacciano la mia salute".
Coinvolgere altre persone nel seguire la
dieta, il cambiamento delle abitudini riesce
meglio.
- ALCOL
In genere fumare e bere sono attività che si svolgono
in un contesto sociale. Si pensa che diano un "tono",
che indichino un individuo sofisticato e a proprio
agio nell' ambiente, sono associate all' idea del
rilassamento, del piacere, della gioia, dello svago.
Questa combinazione di fattori è fondamentale per
capire la vasta diffusione degli eccessi nel campo
del bere e del fumare e la difficoltà che incontriamo
nel dominarne le abitudini.
I danni che che il corpo umano subisce per l' abuso
di alcol sono dimostrati. I tessuti cerebrali di
un alcolizzato sono così deteriorati che anche un
profano vede immediatamente la differenza. Basta
un bicchierino a uccidere milioni di cellule cerebrali.
L' uso continuo di alcol scatena un processo di condizionamento
profondo. L' idea di bere viene associata a quella
di rilassarsi, divertirsi, sentirsi liberi. Dopo
un pò, il soggetto trova difficoltà a raggiungere
questi stati di benessere senza ricorrere all' alcol.
Si è stabilita una dipendenza psicologica senza
che la persona interessata se ne sia resa conto.
Alla fine la cosa si ritorce contro la salute emotiva
del soggetto, che divenyta sempre meno capace di
sentirsi a proprio agio in presenza degli altri,
di stare bene, di godersi a pieno la vita se non
beve qualcosa. Questo insidioso stato di dipendenza
emotiva si riscontra anche nell' uso di tabacco
e droghe come la marijuana, la cocaina, e altre.
Beviamo pure ogni tanto qualcosa in compagnia, ma
chi usa abitualmente l' alcol durante la settimana
e invariabilmente nei giorni liberi ha stabilito
dipendenza dall' alcol. Per liberarci rileggiamo
i vari programmi illustrati in questo paragrafo
e scegliamo quello che secondo noi funzionerà meglio.
Comunque ecco alcuni consigli.
Cerchiamo libri che parlino di alcolismo
e dipendenza da droghe. Potremo trovare
u n' idea o un sistema adatti al nostro
caso.
Saltare i pasti fa aumentare la
voglia di bere.
Nei momenti di stanchezza cresce
il desiderio di bere. Se si è stanchi e
affamati, si sente il bisogno di riprendere
energie, e si tende a usare l' alcol come
corroborante.
Stendiamo un elenco delle cose che
ci piace fare, e facciamole. E' un fattore
molto importante se stiamo cercando di liberarci
dall' abitudine di bere.
Concediamoci tutti i veri
piaceri possibili.
Pensiamo a come evitare la tentazione
di ( o l' invito a) "bere un goccio". Gli
altri ci accettano anche se non beviamo.
Teniamo un diario quotidiano e scopriamo
in quali momenti o circostanze è più forte
il bisogno di bere.
Usiamo il metodo dell' "interruzione
di sequenza". Scriviamo nei minimi dettagli
le azioni che ci portano al bere. Esempio:
- mi siedo davanti al televisore.
- mi alzo, vado in cucina.
- prendo l' apribottiglia e apro la bottiglia.
- mi rimetto a sedere e bevo la prima sorsata.
Modificando una sola delle sequenze, si
possono ottenere risultati decisivi. Per
esempio diamo in custodia alla moglie l'
apribottiglie, e sarà facile smettere di
bere le quattro o cinque bottiglie per sera.
Se siamo in dubbio circa l 'esistenza di un serio
problema con l' alcol, è estremamente probabile
che il problema esista.
- FUMO
A prescindere dai danni alla salute[!], alcuni dei
processi psicologici legati a quest' abitudine hanno
ricevuto scarsa attenzione. Molti fumatori sono
prigionieri di un sistema di condizionamento. All'
interno di questo sistema, l' idea di fumare si
associa a uno scarico di tensione e a una bassa
soglia di piacere. Quest' ultima componente rafforza
e rimotiva l' abitudine. perché, come già detto,
in genere l' esistenza è scarsa di piaceri.
Il risvolto più insidioso e psicologicamente dannoso
è che il soggetto sa che fumare è dannoso alla salute.
E siccome l' organismo umano tende al benessere
e alla sopravvivenza, l' abitudine del fumo crea
conflitti profondi, a livello di emozioni inconsce.
Una parte della persona dice:" Voglio vivere e sopravvivere",
e l' altra parte ribatte:"Però io continuo a fumare,
il che mette in pericolo la mia salute e abbrevia
la durata della mia esistenza". E' molto probabile
che, col tempo, questa dicotomia corroda e danneggi
la "voglia di vivere".
Milioni di persone ogni anno cercano di smettere
di fumare, e Mark Twain diceva:"Smettere di fumare
è facilissimo. Io avrò smesso una cinquantina di
volte".
La dipendenza fisiologica nei confronti della nicotina,
può diventare forte come se si usassero droghe.
Per non perdere efficienza, diventa necessaria,
a intervalli più o meno regolari, una "iniezione
di nicotina". E' l' insieme di dipendenza psicologica
e fisiologica che rende così difficile smettere
di fumare.
Alcuni suggerimenti:
Ci sono libri che insegnano tecniche
per perdere il vizio di fumare. Scegliete
una tecnica e seguitela fino in fondo.
Rileggete qui la parte dedicata
ai programmi per cambiare abitudini. Sceglietene
uno. E se le persone che decidono di fumare
sono due le possibilità di riuscirci si
moltiplicano.
"Quali altri piaceri veri posso
offrirmi mentre cerco di smettere di fumare?".
Esempio: Mi piacciono le olive, verdi, nere,
appassite, al forno, ecc.
A causa del bisogno organico di
nicotina, è importante smettere di fumare
poco per volta. Esistono bocchini particolari
che permettono di ridurre, settimana per
settimana, le dosi di nicotina assorbite.
Così, il distacco può avvenire gradualmente,
senza traumi.
- ABITUDINI SESSUALI
L' abitudine è uno dei fattori che creano i problemi
sessuali che affliggono tante coppie. E, se anche
non esistono problemi sessuali, quasi tutte le coppie
sfruttano solo un minimo del proprio potenziale
sessuale.
In genere, le abitudini sessuali vengono tollerate
da entrambi i partner per un buon periodo di tempo
grazie al piacere collegato all' attività sessuale.
Ma quando entrambi i partners sanno già cosa aspettarsi,
l' effetto della routine e dell' abitudine sessuale
è la lenta erosione della qualità del piacere sessuale.
Alcuni tipi standard di abitudini sessuali:
Uno o entrambi i partner chiedono
o iniziano l' attività sessuale sempre allo
stesso modo.
Per giungere a una certa pratica
sessuale, l' uomo o la donna seguono una
serie di fasi prestabilite.
Le posizioni del rapporto tendono
a essere sempre le stesse.
Giochi e rapporti sessuali si svolgono
solo a letto o in camera da letto.
I rapporti si verificano in genere
in certi giorni e a certe ore.
La comunicazione, nel corso del
rapporto, è assente o stereotipata.
Prima o poi, uno o entrambi i partner si accorgono
che le abitudini hanno danneggiato in maniera estrema
la loro vita sessuale. Purtroppo è raro che la cosa
venga discussa francamente. Ma accorgersi di questo
stato di cose significa, riuscire a introdurre cambiamenti
e una maggiore spontaneità nella propria vita sessuale.
Alcuni utili suggerimenti:
Comprare un manuale sessuale e provare
alcune delle pratiche descritte.
Visto che si è in due il gruppo
di sostegno è già formato. Si discute assieme
di come ci si può aiutare a vicenda per
rendere più soddisfacente la propria vita
sessuale.
Provare nuove posizioni, nuovi posti,
nuovi orari per i rapporti sessuali.
Escogitare un modo per comunicare
prima e durante il rapporto sessuale. Proviamo
la comunicazione non verbale, oppure il
contrario.
Discutere queste domande:
- Come possiamo rendere il sesso più divertente?
Più spontaneo? più liberatorio?
- Come possiamo rendere più creativa e avventurosa
la nostra vita sessuale?
Ma il sesso non è tutto. Non è che una donna debba
fare cose strane, balorde, per non essere tradita
dal marito. non c' è bisogno di ricoprirsi di panna
o di provare dieci posizioni differenti.
Il piacere sessuale sembra essere più basato sulla
rispettiva capacità di dare, offrire, amare ed essere
totalmente disponibili con l' altro che non sulle
capacità sessuali. All' interno della nostra cultura,
l' esaltazione delle capacità sessuali ha un' importanza
esagerata. Siamo arrivati a far coincidere l' intimità
col sesso; non comprendiamo più che esistono molti
modi di esprimere l' interesse sessuale al di fuori
del coito, e molti tipi di intimità al di fuori
di quella sessuale.
Ecco dodici livelli di intimità che possono servire
a migliorare molti rapporti:
Intimità sessuale: - vicinanza erotica
o orgasmatica.
Intimità emotiva: - vivere sulla
stessa "lunghezza d' onda" dell' altro.
Intimità estetica, - condividere
la percezione del bello.
Intimità intellettuale: - condividere
il mondo delle idee.
Intimità creativa: - condividere
atti creativi.
Intimità ricreativa: - condividere
l' uso del tempo libero.
Intimità lavorativa: - condividere
gli stessi compiti.
Intimità di crisi: - sentirsi vicini
nell' affrontare problemi e dolori.
Intimità di conflitti: - combattere
e vincere assieme le battaglie col mondo
esterno.
Intimità di scopi: - condividere
gli stessi obiettivi nell' esistenza.
Intimità spirituale: - credere negli
stessi significati trascendenti dell' esistenza.
Intimità di comunicazione: - fonte
di ogni tipo di vera intimità.
Se manca la capacità di comunicare e di condividere
le emozioni, è improbabile che una relazione possa
sopravvivere. Ai nostri rapporti sessuali chiediamo
qualcosa di più che non la semplice liberazione
da una tensione; se la nostra vita sessuale si fa
noiosa, più che nuove tecniche e nuove posizioni,
abbiamo bisogno di favorire altri tipi di intimità
all' interno del nostro rapporto.
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VIII
Analisi delle abitudini
Cambiare abitudini è uno dei modi migliori e più significativi
per portare nella nostra vita una nuova spontaneità, nuovo
piacere, nuova vitalità. E' un' impresa che ci darà nuove
dimensioni di libertà e d' energia!
Le abitudini sono comportamenti o azioni che si ripetono
automaticamente, involontariamente o ritualmente di giorno
in giorno. Alcune abitudini servono a farci risparmiare
tempo. Ma troppe abitudini costringono e limitano la spontaneità
e la creatività.
Mappa analitica
delle Abitudini
| Abitudini mattutine: |
Come sviluppare
il mio potenziale |
| Abitudini lavorative: |
Come sviluppare
il mio potenziale |
Abitudini legate
all' alimentazione,
all' alcol e al fumo: |
Come sviluppare
il mio potenziale |
| Abitudini pomeridiane: |
Come sviluppare
il mio potenziale |
Abitudini ricreative
e del tempo libero: |
Come sviluppare
il mio potenziale |
| Abitudini serali: |
Come sviluppare
il mio potenziale |
| Altre abitudini: |
Come sviluppare
il mio potenziale |
Sotto ogni voce a sinistra della tabella scrivere
tutte le abitudini che vengono in mente, anche in più fogli
di carta, e non usare il lato destro della tabella.
Rileggere l' elenco, studiare ogni sezione e porsi
queste domande:
- Cambiare certe abitudini o routine ci sarebbe di
aiuto?
- Quali cambiamenti di abitudini ci farebbero sentire
più vivi, più spontanei? più vivi di energia?
- Quali cambiamenti di abitudini ci farebbero godere
più a fondo la vita
- Quali cambiamenti ci aiuterebbero a sfruttare a
fondo il nostro potenziale?
Ora nella colonna di destra, scriviamo le cose che
potrebbero aiutarci a sfruttare a fondo il nostro potenziale
alla luce delle domande precedenti. |
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