SISHILIA
Picchì si chiama accussì?




Si cunta comu l’origgini di stu nomi, ne seculi, scasau l’anticu nomi Trinacria.

L’isula è chiamata pi onurari ‘na principissa sishiliana purtatrishi ri vita. ‘Na beddha picciotta, cu nu distinu tristi, chi addiventa vita di spiranza e di rinascita.

Soccu si cunta nun veni di la Gresha antica. Sarà nmeshi chi ncuminciau o tempu di la dominazioni di l’isula da parti di li Sarasheni.


A Principissa


Sishilia, chistu è u nomi ra beddha e nobbili picciutteddha chi appi un distinu pocu filishi, u so regnu, pari u Libbanu, è ‘n facci o Mediterraneu orientali.
Iddha ancora picciriddha, un oraculu avia divinatu chi ssi vulia campari supra i quinnishi anni, avia a lassari u so paisi sula e supra na varca. Si nun lavissi fattu, saria agghiuttuta ron mostru affamatu, lu Grecu-Livanti.

Agghicata, Sishilia, a quinnishi anni, i soi patri e matri, dispirati e cull’armi all’occhi, a misiru supr’ a ‘na varca, e l’ammuttaru o largu.

La giuvini principissa, dopu tri misi chi stesi ‘n marca, finuti u manciari e l’acqua, era sempri chiù dispirata. S’abbituau all’idea di moriri, propriu mentri li ventura l’ammuttanu pagghiri a ‘na spiaggia. All’ occhi ra picciotta si prisenta na terra luminosa, china di shiuri e frutti chini di shiauru.

Ma nun c’ era nuddhu. Era diserta.

Ora la fami e la siti s’avianu carmatu, ma la sulituddini era terribbili. Sishilia ncumincia a chianciri, prima ‘n zilenziu, poi sempri chiù forti, finu a cuannu, stanca morta, l’occhi nun hannu chiù lacrimi.
Propriu nastamentri spunta nu bellissimu giuvini chi cci rishi u misteru di dha terra ricca, ma senza omini.

Avia assai chi tutti l’abbitanti origginari avianu mortu di pesti, ma li dei o lu distinu avianu dishisu di pigghiari ‘na razza chiù forti e sana. Pu motivu di stu ripopulamentu avianu statu azzicchiati propriu i rui juvini. L’isula pigghiau u nomi ra fimmina chi purtava na panza i primi, novi, futuri ginerazzioni.


* U nomi Sishilia putissi veniri di paroli antichi SIK e ELIA, A ficu e l’aliva, chi ponnu rapprisintari dui ricchizzi da terra sishiliana, simbuli di fertilità di l’isula.




 

 

<br> L&#39;Isola prende il nome Sicilia in onore di una Principessa portatrice di vita<br> Perchè Sicilia? Ecco come una favola-leggenda spiega la scelta di questo nome che, nel corso dei secoli, ha soppiantato l&#39;antica denominazione Trinacria<br> <br> La Principessa Sicilia<br> <br> Una fanciulla splendida, una Principessa con un triste destino che si trasforma in speranza di vita e rinascita. Non ci poteva essere nulla di meglio per spiegare in chiave leggendaria, da favola, la nascita del nome Sicilia. La simbologia della trasformazione e della rigenerazione c&#39;è tutta ma, da brava storia epica, non gli mancano anche altri riferimenti. Da sottolineare che il racconto non è frutto di una raccolta risalente alla Magna Grecia, o della Grecia Classica. È vero, a questa tradizione si richiama, ma è più recente, nato probabilmente durante la dominazione bizantina o Saracena dell&#39;Isola.<br> <br> Dunque, Sicilia, questo il nome della splendida e nobile giovane che aveva un destino non proprio felice. Il suo Regno, forse il Libano, si affacciava sul Mediterraneo orientale (non importa l&#39;esatta collocazione, basterà rispettare le ambientazioni misteriosamente fumose delle favole con una frase del tipo: &quot;Nelle lontane lande orientali, baciate dalle acque levantine del Mediterraneo&quot;). Un oracolo aveva predetto, quando essa era ancora bambina, che se avesse voluto sopravvivere al quindicesimo compleanno, avrebbe dovuto abbandonare il Paese da sola e in barca. Se non lo avesse fato, sarebbe stata divorata da un mostro famelico, il Greco-Levante.<br> <br> E qui siamo al primo riferimento. Greco-Levante è un vento da est-nordest. Come gli altri venti, assunse il suo nome quando anticamente si compilavano le cartine geografiche prendendo come punto di riferimento un&#39;area accanto all&#39;Isola di Creta. Lì si collocava il centro della Rosa dei Venti. A NE di tale punto sta, approssimativamente, la Grecia, da cui il nome Grecale per uno dei venti più conosciuti che spira proprio da NE verso SO. Così, sempre prendendo a riferimento la costa cretese, a SO vi è la Libia, da cui il nome Libeccio per la direzione SO-NE. Lo Scirocco che soffia in direzione SE-NO, sta per vento dalla Siria, mentre il Maestrale, direzione NO-SE, proviene dal termine Magister o via maestra proveniente da Roma e Venezia.<br> <br> Il riferimento Greco-Levante dovrebbe stare a figurare anche l&#39;Impero Bizantino, visto male dalla gente siciliana per il cattivo governo dell&#39;Isola e per l&#39;avidità rappresentata da furiose tassazioni. La caratterizzazione come mostro famelico ci stava tutta.<br> <br> Compiuti i quindici anni, Sicilia viene messa su una barca dai genitori disperati e piangenti, poi spinta a largo. Tre mesi in barca sono duri (ritorna sempre il numero 3), i viveri e l&#39;acqua sono finiti e la disperazione monta sempre di più. La giovane Principessa si abitua all&#39;idea della morte, proprio quando dei venti la spingono verso una spiaggia. Agli occhi della ragazza compare una terra luminosa, piena di fiori e frutti, abbondante e calda, colma di profumi.<br> <br> Ma non c&#39;è nessuno. È deserta.<br> <br> La fame e la sete sono spenti, ma la solitudine può essere terribile. Sicilia inizia a piangere, prima sommessamente, poi con forza, fino a quando la stanchezza ha il sopravvento e gli occhi non riescono più a far sgorgare una lacrima. Proprio in quell&#39;istante compare uno splendido giovane che le spiega il mistero di quella terra ricca ma senza uomini.<br> <br> Da tempo gli originari abitanti sono tutti morti di peste, ma gli dei o il destino hanno deciso di riportarvi una razza più forte, fiera, gentile. Per questo compito di ripopolamento sono stati scelti proprio i due ragazzi. Così l&#39;Isola è stata ribattezzata con il nome di colei che ha portato in grembo le prime, nuove, future generazioni.<br> <br> Questa leggenda ha comunque le sue radici nella grande Grecia. Il riferimento è all&#39;antica favola della troiana Egesta. Anche lei fu abbandonata dal padre Ippota su una barchetta: il genitore intendeva salvarla dall&#39;orribile mostro marino inviato da Nettuno. Spinta da venti favorevoli, anche Egesta approdò in Sicilia dove sposò il dio fluviale Crìmiso. Da quell&#39;unione nacquero Eolo e l&#39;eroe Egeste, fondatore di Segesta - secondo un&#39;altra versione della leggenda, quest&#39;ultimo fondò anche Erice ed Entella.<br> <br> La radice del nome Sicilia potrebbe arrivare da vocaboli antichi come Sik ed Elia, il fico e l&#39;ulivo, che rappresentano due ricchezze della terra siciliana, simboli della fertilità dell&#39;Isola.

25.12.2016